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isolapulita
comitato cittadino di isola delle femmine


DIBATTITO POLITICO


27 dicembre 2008

Autocertificazione per la richiesta del Bonus famiglia

 

 




Autocertificazione per la richiesta del "Bonus famiglia"


Il bonus, il cui ammontare può variare da 200 fino a 1.000 euro in considerazione sia del reddito sia dei componenti del nucleo familiare, può essere richiesto dai cittadini residenti, lavoratori e pensionati, incluse persone non autosufficienti, che facciano parte di una famiglia qualificata come a basso reddito.


Le scadenze per richiedere l'agevolazione dipendono dall'anno d'imposta che viene preso come riferimento per la verifica dei requisiti previsti dalla norma per il riconoscimento del bonus. A questo riguardo, ci sono due le alternative:



  • chi sceglie come anno di riferimento il 2007 deve presentare la richiesta al datore di lavoro o all'ente pensionistico entro il 31 gennaio 2009, utilizzando il modello "sostituto" predisposto per la richiesta del bonus al sostituto d'imposta o agli enti pensionistici. Nel caso in cui il beneficio non è erogato dai sostituti d'imposta, la domanda potrà essere invece inviata, in via telematica, all'Agenzia delle Entrate entro il 31 marzo 2009, utilizzando il modello denominato "agenzia".
  • coloro che , invece, scelgono il 2008, devono presentare la richiesta al datore di lavoro o all'ente pensionistico entro il 31 marzo 2009. In tutti casi in cui il beneficio non è erogato dai sostituti d'imposta, la richiesta può essere presentata, sempre in via telematica, all'Agenzia delle Entrate entro il 30 giugno 2009.


 




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Provvedimento del 5/12/2008 - pdf- Approvazione dei modelli per la richiesta del bonus straordinario per famiglie, lavoratori, pensionati e non autosufficienza, ai sensi dell’art. 1 del decreto legge 29 novembre 2008, n. 185. (Pubblicato il 05/12/08 ai sensi dell'art. 1, comma 361, della legge 24 dicembre 2007, n° 244)


PDF


 


 
http://www.agenziaentrate.it/ilwwcm/connect/Nsi/Strumenti/Modulistica/Comunicazioni+e+domande/Bonus+famiglia/?cache=none
http://www.isolapulita.it


27 dicembre 2008

CHI E' RAFFAELE LOMBARDO

 

Chi è Raffaele Lombardo e dove vuole arrivare?

Chi è Raffaele Lombardo e dove vuole arrivare? Una conversazione privata con il Presidente della Regione siciliana. Ecco che cosa ci ha detto


ieri, 20 dicembre 2008


E’ arrivato una settimana fa un signore da Rimini, la prima cosa che mi ha chiesto è stata: "com’è questo Presidente della Regione, Raffaele Lombardo?”.
“Un’altra cosa….”, ho chiarito.
“E che significa un’altra cosa?”
“E’ agli antipodi di Totò Cuffaro. Come persona, non come uomo politico”
“Sono distinzioni improbabili”, ha commentato.
“Cuffaro è quello dei cannoli?”, ha chiesto il signore di Rimini.
Ed io ho storto le labbra. “I cannoli? Voi non capite”, ho sbottato con disappunto.
“Che cosa dovremmo capire? Uno viene condannato a cinque anni e festeggia. Da noi questo non sarebbe accaduto”.
“E’ sicuro? Si faccia un esame…”
“Di coscienza?”
“Macché, un inventario dei fatti”, ho suggerito. “Umberto Bossi festeggia la Padania con l’ampolla. Quando vedo questa paggliacciata, quasi mi dico: meglio i cannoli”.
”Rimini non è la Padania”, precisa l’ospite. “Nemmeno a noi piace l’ampolla...Lei è reticente, sa?”, aggiunge inaspettatamente.
“No, non è vero, è che non ho capito”, ho confessato. “Il punto non è la diversità. Si può essere diversi e peggiori, non è detto che la diversità porti necessariamente buone cose. Tutto ciò che so, e non basta per fare un bilancio, è che Raffaele Lombardo vuole rimettere in sesto la barca, per fare questo deve cambiare un sacco di cose, e cambiare significa mettersi contro la gente che conta”.



“Materia del contendere?”
“La sanità e non solo…”.
“Problema insondabile”, ha sussurrato l’uomo di Rimini con aria saputa.
“La sanità ha tante implicazioni. La sanità ha fatto nascere i partiti, ha mandato in galera tante persone importanti, ha creato business, ha coinvolto le mafie, spaccato la politica. Mi sono fatto alcune opinioni sulla base di quello che ho ascoltato e letto. Non ho mai parlato con il Governatore”.
L’uomo di Rimini, a questo punto, ha riso. “Con i giornalisti non ci parla?"
“Ci parla, ci parla, ma non ha tempo per tutti. Diciamo che non l’ho inseguito…”
“Il verdetto? Si sbilanci”, mi ha incalzato.
“British, cauto, attento, post-moderno ed insieme siciliano fino al midollo”.


L’uomo di Rimini, a questo punto, si è fatta una risata ed ha cambiato discorso.
Questa conversazione mi ha costretto a riflettere. Mi sono detto: possibile che non mi sia fatta un’idea sul Governatore della Sicilia?
Sì, era possibile.


Venerdì scorso, perciò, ho cercato di colmare questa lacuna, approfittando degli auguri del Presidente della Regione ai giornalisti.
L’ho ascoltato mentre parlava a microfono alla folla, l’ho ascoltato mentre era assediato da un nugolo di giornalisti dopo la cerimonia ufficiale, l’ho ascoltato mentre mi ha parlato da solo. La prima sensazione, affatto sfavorevole, è che in tutte e tre le circostanze, non sono cambiati i toni, le espressioni, l’atteggiamento, i contenuti. La seconda? Lombardo è un uomo avvertito, che non si lascia prendere dagli entusiasmi e conserva un disincanto “protettivo”. Un riserbo quasi naturale. Dovuto alla proverbiale diffidenza siciliana? Probabile. Piuttosto alla necessità di sapere con chi sta parlando. Spende le parole con il contagocce anche quando ama l’argomento. E’ come se parlasse di "rimessa”. Ciò non significa affatto che sono gli altri a scegliere gli argomenti, tutt’altro.


“Hai scrito che mi ci vuole uno psichiatra”, ha esordito.
“No, non è così. Le hanno rifetito una cosa sbagliata”.
“Bene, eppure…”.
“Le geometrie variabili?”, ho chiesto.
Sapete di che si tratta, no? I disegni di legge del governo sono stati votati dall’opposizione e il Governatore ha spiegato che i voti favorevoli sono, appunto, il risultato di geometrie variabili. L’espressione ha fatto succedere il finimondo, al punto che i dirigenti dei due principali partiti della coalizione di centrodestra, PDL e UDC, si sono riuniti a Roma per decidere il da farsi con il Presidente che “si gioca” l’alleanza in Sicilia.
“Facciamo conto che io voglia cambiare il mondo”, ha cominciato. “Devo aspettarmi che ci sia gente che non voglia farmelo cambiare il mondo, si o no?”
Ho annuito, naturalmente.
“Mi devo attrezzare, dunque”.
Ho annuito ancora.
“Per il Presidente della Regione ed un governo che vuole misurarsi con la realtà, creare consenso attorno a temi importanti ed avere un rapporto corretto con il Parlamento, le riforme devono essere condivise. Ho il dovere morale di chiedere a tutto il Parlamento il consenso più largo”.
“Se i voti dell’opposizione arrivano insieme al dissenso di parti della maggioranza, che succede?”
“Succede che quelli che vogliono cambiare il mondo non ci stanno e arrivano i voti di chi ci sta”.
“Le geometrie variabili?”, ho osservato.
A questo punto, ha abbassato la testa, come fanno i siciliani, e si è concesso un lieve sorriso come fanno gli inglesi quando sprizzano entusiasmo da tutti i pori.
“L’opposizione ha fatto la sua parte, il governo pure, il Presidente ha ottenuto ciò che voleva”, ha spiegato. “Qualcuno è rimasto fuori, ma ciò non significa che ho tradito le alleanze, che ho concordato un programma di governo con l’opposizione. Tutto è avvenuto alla luce del sole, in modo trasparente. Quasi tutte le leggi del governo sono state approvate con largissimo consenso, e si tratta di buone leggi”.
“Le geometrie varibili sarebbero queste?”, ho domandato.
“Il nostro piano di rientro del deficit della Sanità è stato apprezzato dal Presidente del Consiglio. Ho ricevuto una sua lettera, scrive che il nostro piano è strategico ed innovativo. Accanto al giudizio positivo del Presidente, ho incassato quello dell’opposizione. Nessun ribaltone. Ci suono buone ragioni per compiacersi del lavoro fatto. Il resto è niente…”.


“Che c’è nel futuro?”
“Altre legittime reazioni di chi resiste ai cambiamenti, ma in concreto c’è da affrontare il problema dell’energia e quello ambientale, dovremo organizzare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti in modo efficiente e innovativo”.
Guardandomi attorno ho visto uomini con carpette pronte per la firma, signori in attesa a qualche passo.
“Se non amassi questo lavoro”, ha concluso, “come farei a sopportare l’insopportabile?”.
Giusto, come fa? E’ stato sulla graticola mesi e continua a starci come se invece dei carboni ardenti sotto i piedi avesse un tappeto di piume.
No, non sarà facile scaricarlo.



Salvatore Parlagreco

http://www.siciliainformazioni.com/giornale/politica/38400/raffaele-lombardo-dove-vuole-arrivare-conversazione-privata-presidente-della-regione-siciliana-ecco-cosa-detto.htm


27 dicembre 2008

DIFFIDA DEL COMUNE DI ISOLA ALLA ITALCEMENTI PER PET-COKE

 

 

COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE


PROVINCIA DI PALERMO




Protocollo n. 3975


Del 15/03/2006

II SINDACO


VISTA la nota dell'A.R.PA, introitata il 31/01/2006 - protocollo n. 1554, con cui viene trasmessa la relazione di sopralluogo effettuato presse il deposito di combustibile solido (pet-coke) sito in questo Comune, in località Raffo Rosso della ditta ITALCEMENTI s.p.a. - stabilimento sito in via Delle Cementerie n. 10;


VISTA la nota dell'AUSL 6, Dipartimento di Prevenzione del 10/03/2006 prot. 437/IP, introitata al nostro protocollo n. 3965 del 15/03/2006, con la quale si chiede di adottare i necessari provvedimenti al fine di salvaguardare l'ambiente dalle situazioni di pericolo;


PRESO ATTO dalla relazione sopra citata che in riferimento al sopralluogo effettuato dall'A.R.P.A. è risultato che:


1. il deposito di pet-coke viene effettuato in una parte di un'area allocata in una zona precedente oggetto di attività estrattiva, impermeabilizzata con cm. 50 circa di argilla;


2. L'area esterna confinante con l'area di stoccaggio non è stata impermeabilizzata in alcun modo e presenta un terreno di tipo calcareao;


3. complessivamente l'area non impermeabilizzata presenta alcune pozze d'acqua e varie quantità di pet-coke, sparse sul terreno;


4. le acque di percolamento dovrebbero essere convogliate all'interno della vasca esclusivamemente grazie alla pendenza del fondo del sito si stoccaggio. Un sistema di galleggiamenti dovrebbe garantire che il livello delle acque non superi i margini della vasca.


5. nella zona limitrofa alla vasca di raccolta acque si è osservato invece uno straripamento dell'acqua stessa sull'area circostante non impermeabilizzata. In particolare questa zona presenta evidenti segni di contaminazione, quali il colore del terreno molto scuro in maniera compatta ed estesa in tutto lo stato superficiale, oltre a diversi pezzi di pet-coke.


CONSIDERATO che è necessaria la messa in sicurezza del sito, come prescritto nella relazione a firma del dirigente chimico del Dr. Anna Abita e del Direttore Luigi Librici;


VISTA il D.M. del 25/10/1999 - n. 471;


VISTI gli atti;


per tutto quanto sopra


DIFFIDA


(Al SENSI DEL D.M. 25/10/1999- N. 471 -ART. 8)


La ditta ITALCEMENTI s.p.a. ad adottare i necessari interventi di messa in sicurezza d'emergenza, di bonifica e ripristino ambientale, ai sensi e per gli effetti dell'art. 8-9-10 e 11 di cui al DM 471/1999, come meglio indicato nella nota dell'ARPA del 30/01/2006, ovvero:


1. messa in sicurezza di emergenza per quanto concerne lo straripamento delle acque dalla vasca di raccolta, il materiale depositato sull'area non impermeabilizzata e la mancanza di una protezione di una scarpata confinante a nord con l'area di stoccaggio;


2. caratterizzazione di tutta la zona limitrofa al deposito ed interessata dalla contaminazione del pet-coke, sia per quanto concerne le acque sotterranee che il suolo e sottosuolo, al fine di valutare la necessità di un intervento di bonifica.


3. adeguata impermeabilizzazione di tutto il fondo della cava, a prescindere dall'esito della caratterizzazione, in modo da avere delle zone sicure, limitrofe al deposito, su cui effettuare le attività di manutenzione e di transito dei mezzi che compiono le operazioni di carico e scarico. A tale proposito andrebbe inoltre predisposta una zona di lavaggio dei mezzi, in modo da evitare la diffusione del pet-coke nelle aree circostanti.


4. realizzazione di una canalizzazione di drenaggio per le acque di percolazione.


5. predisposizione di un piano di monitoraggio sulle acque e sull'area per controllare rispettivamente l'efficacia del sistema di impermeabilizzazione ed il contenimento delle emissioni diffuse.


Si allega copia della nota dell'AUSL e copia del verbale dell'ARPA.

IL SINDACO Prof. Gaspare Portobello




27 dicembre 2008

ISOLA DELLE FEMMINE CAPACI COMITATO INTERCOMUNALE SALUTE PUBBLICA

 

 


Sognando Cernobyl
Caricato da Adriano_Celentano


GRAZIE ADRIANO






PARTE DA CAPACI L’INIZIATIVA DEL COMITATO INTERCOMUNALE DI SALUTE PUBBLICA

Comunicato Stampa

«Bisogna cominciare a lavorare insieme per tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini, quotidianamente compromessa da un elevato e continuo inquinamento acustico ed atmosferico causato anche dalla Italcementi di Isola delle Femmine.
Il degrado ambientale ed igienico sanitario da diversi anni, in maniera crescente e sempre più preoccupante coinvolge l’intera popolazione dei Comuni di Capaci e di Isola delle Femmine
»,
questo è quanto affermato dal Vice sindaco Assessore all’Ambiente del Comune di Capaci avvocato Bernardo Occhipinti nel suo intervento alla riunione di Lavoro con il Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine.
Un incontro positivo e soddisfacente - commentano i membri del Comitato Isola Pulita - quello avuto con l’Assessore Occhipinti esponente di spicco del movimento dell’M.P.A di Capaci, movimento che si è dimostrato sempre sensibile alle tematiche ambientali e che in un recente passato si è fatto promotore di battaglie, anche estreme, contro l’utilizzo di un combustibile come il pet-coke, sostanza altamente nociva e cancerogena.
L’incontro tra l’esponente dell’Amministrazione di Capaci e il Comitato Cittadino Isola Pulita, ha dato l’avvio ad un tavolo permanente di lavoro che ha tra i suoi obiettivi la sensibilizzazione dell’opinione pubblica rispetto al tema della tutela dell’ambiente, alla luce non solo della presenza dell’attività produttiva della Italcementi, ma di tutta una serie di scelte politiche che hanno visto le Pubbliche Amministrazioni, poco lungimiranti nelle convinzioni che non vi potrà mai esservi vero sviluppo turistico del nostro territorio senza alta qualità dell’ambiente.
L’istituzione di un tavolo di lavoro vuole rappresentare l’ennesimo tentativo di fermare un degrado ambientale, mai adeguatamente affrontato, a nostro parere, dalle amministrazioni che si sono susseguite negli anni.
Come da più parti e in più occasioni si è sottolineato, attraverso svariati documenti,denunce interrogazioni parlamentari, la Italcementi è ubicata ormai in pieno centro urbano e con strutture sportive e scolastiche a ridosso dello stabilimento.
Ciò ha reso ancora più grave e indiscutibile il rischio che essa rappresenta per la salute dei cittadini, perchè il danno non consiste soltanto nelle frequenti percezioni di cattivo odore che investe una larga fascia del paese bensì nelle conseguenze gravissime che derivano da un’attività produttiva, quella della Italcementi, che produce sostanze altamente inquinanti e che, in assenza di controlli adeguati, provoca il massimo degrado dell’ambiente.
Da recenti controlli effettuati dall’ ARPA (9.10.08) su richiesta di alcuni cittadini. Si rilevano presenza di elevate concentrazione di VANADIO e NICHEL in quantità eccessive, e quindi nocive per la salute umana e l’ambiente circostante. Inoltre sempre secondo il rapporto ARPA del 9.10.08 si è rilevato un elevato contenuto di CROMO, alluminio e Ferro.
Sulla tossicità di dette sostanze esiste una sterminata ed ampia documentazione scientifica.
Il Comitato di lavoro ritenendo che la tutela del territorio di Isola delle Femmine e di Capaci debba essere considerata una priorità impellente, ribadisce l’impegno in una battaglia civile e pacifica, per la difesa dei livelli occupazionali nel rispetto delle leggi in materia ambientale, al fine di garantire una migliore qualità della vita e della protezione delle nostre bellezze naturali e che finalmente si possano attivare le giuste attenzioni verso un territorio a vocazione essenzialmente turistica.
Assessore Ambiente Comune di Capaci dell’avv Bernardo Occhipinti
Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine Pino Ciampolillo

http://iltimone.blogspot.com


CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI_0001
Caricato da isolapulita






IL SINDACO DI ISOLA DELLE FEMMINE DECIDE DI NON DECIDERE SU :

* Sui rilevamenti della qualità dell’aria condotti dalla Provincia Regionale di Palermo, nei periodi da gennaio/2006 sino a gennaio/2007, rilevamenti effettuati in prossimità dell’impianto Italcementi nel comune di Isola delle Femmine. Sono stati utilizzati differenti laboratori per misurare sia parametri chimici (S02 CO, NO N02) NOx, 03, NMHC, CH4. P.MIO, IPA, Benzene, Toluene e o-Xylene) che meteorologici. Con riferimento al PM10, l’analisi dei dati registrati ed elaborati durante tali campagne di rilevamento ha evidenziato 5 superamenti del valore limite giornaliero per la protezione della salute umana nel periodo gennaio-maggio 2006 (71 giorni di rilevamento) e 12 superamenti nel periodo ottobre 2006-gennaio 2007 (75 giorni di rilevamento). Nel periodo agosto-ottobre 2006 non stati effettuate rilevazioni di tale inquinante. Anche per gli IPA, nel periodo ottobre 2006-gennaio 2007, sono stati osservati valori medi orari più elevati rispetto a quelli della campagna precedente. In particolare si rileva un incremento delle concentrazioni di benzo(a)pirene.
Ricorda Signor Sindaco? Ne ha parlato in un consesso dell'Unione dei Comuni!
IL SINDACO DI ISOLA DELLE FEMMINE DECIDE DI NON DECIDERE SU :

*Decreto 693 concessione alla Italcementi Autorizzazione Integrata Ambientale ove vegono fissati i limiti di emissione, secondo i flussi di massa abbiamo:
Diossine emesse = 1.042.320.000 pg/giorno equivalente alla dose di “tollerabilità” giornaliera (140 pg, secondo l’OMS) di 7.445.142 persone, ovvero una “razione” (si tratta sempre di un calcolo teorico) di 65145 pg/uomo e cioè 465 volte la dose di 140 pg (calcolo riferito a 16000 abitanti, cioè i comuni di Isola delle Femmine e Capaci);
Vanadio: 1.17 Kg/giorno;
Nichel: 292 gr/giorno;
Mercurio: 348 gr/giorno;
Altri metalli: 3.48 Kg/giorno;
Idrocarburi Policiclici Aromatici: 128 gr/giorno.
Il Signor Sindaco probabilmente può rendersi conto che il risultato del calcolo mensile ed annuale è disastroso per la SALUTE DEI CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE. Ai risultati di cui sopra il Signor Sindaco può aggiungere le notevoli quantità di emissioni pulverulenti diffuse (cioè non da punti fissi), generate dalla movimentazione dei materiali e di pet-coke,la cui rilevazione viene catturata facilmente dai nostri polmoni e molto meno dalle statistiche.

IL SINDACO DI ISOLA DELLE FEMMINE DECIDE DI NON DECIDERE SU :

•La nota 9973911 del 9 ottobre scorso da parte dell’ARPA n. prot.9973911 avente ad oggetto i rapporti di prova del campione di pet-coke prelevato il 19-8-08 e del campione di polvere prelevato il 25-8-08 in alcune civili abitazioni di Isola delle Femmine, in cui si rileva la presenza di vanadio, cromo e nichel in quantità eccessive, e quindi nocive per la salute umana e per l’ambiente circostante. La stessa nota suggerisce di effettuare delle verifiche e delle azioni di monitoraggio. Le analisi parlano di numeri che qualora risultassero veritieri significherebbe trovarsi di fronte ad una situazione “emergenziale” sotto il profilo igienico-sanitario.
INFATTI IL GIORNO 24 DEL MESE DI OTTOBRE IL SINDACO DI PALERMO CAMMARATA EMETTE ORDINANZA 322 CON LA QUALE:
“ si vieta il trasporto del pet-coke all’interno dell’agglomerato urbano, con autocarri a cassone aperto anche se da teloni”.

Mentre a Isola delle Femmine Sindaco, Consiglio Comunale e “politica” giocano a fare il gatto e la volpe mettendo così a repentaglio la salute di tutti i cittadini di Isola delle Femmine.
Ci rendiamo benissimo conto che non vale la pena rischiare di esporsi per la salute dei Cittadini, le elezioni sono troppo vicine.



A CAPACI INVECE:
La scorsa settimana al Comune di Capaci è stata presentata da due Consiglieri Comunali la mozione con la quale si impegna il SINDACO, nella qualità di UFFICIALE di GOVERNO e TUTORE della SANITA’ e della SICUREZZA PUBBLICA, ad emettere, apposita ordinanza che vieti, per il Comune di Capaci il transito ai mezzi che trasportano il pet-coke a cassone aperto ancorché coperto da telone e che, in ogni caso, non abbiano i requisiti per garantire la tenuta ermetica del carico.
Effetti del cromo esavalente sulla cellularità polmonare


Il cromo metallico ed i composti del cromo trivalente ed esavalente sono largamente impiegati in ambito industriale. L’esposizione professionale a cromo (Cr), anche a basse concentrazioni, può causare flogosi delle vie aeree e asma bronchiale. Evidenze sperimentali suggeriscono che l’espettorato indotto è una metodica valida per analizzare gli indici cellulari e biochimici di infiammazione polmonare. Allo scopo di ottenere informazioni sull’infiammazione polmonare causata dall’esposizione professionale a Cr sono stati valutati gli effetti su 11 lavoratori maschi addetti alla cromatura galvanica ed i risultati confrontati con quelli ottenuti in un gruppo di 9 soggetti non esposti. Tutti i partecipanti, non fumatori e non affetti da patologie polmonari in atto, sono stati sottoposti a spirometria e a valutazione dell’espettorato indotto. I parametri spirometrici sono risultati normali. Nei campioni di espettorato la concentrazione leucocitaria totale (82,98 ± 49,00 x104 cell/ml vs 68,89 ± 22,71 x104cell/ml) e la concentrazione assoluta dei neutrofili (53,08 ± 34,79 x104cell/ml vs 40,45 ± 12,52 x104 cell/ml) sono risultate maggiori negli esposti rispetto ai non esposti. I risultati ottenuti, anche se non statisticamente significativi, anche a causa del modesto numero di partecipanti allo studio, potrebbero indicare la presenza di iniziali alterazioni flogistiche.
Parole chiave: cromo esavalente, cellularità polmonare, flogosi delle vie aeree .


Il cromo metallico è largamente impiegato nell’industria.

I principali bersagli del Cr sono cute e mucose. L’esposizione a Cr, a concentrazioni anche inferiori agli attuali TLV, può provocare infiammazione delle mucose bronchiali e asma nei lavoratori esposti (1). Studi citologici di campioni ottenuti mediante BAL e biopsia bronchiale hanno evidenziato che i composti del Cr possono essere rilevati nei tessuti polmonari degli esposti e indurre modificazioni degli indici cellulari di flogosi (2). Numerosi studi hanno evidenziato che l’espettorato indotto è una metodica valida, già utilizzata per analizzare gli indici cellulari e biochimici di flogosi polmonare nello studio dell’asma bronchiale, della bronchite cronica, delle esposizioni a tossici ambientali e professionali e dell’effetto di alcuni farmaci sull’infiammazione delle vie aere.

Valutazione dell’esposizione professionale ad IPA in lavoratori

Valutazione dell’esposizione professionale ad idrocarburi policiclici aromatici (IPA) in lavoratori di cokeria mediante un programma di monitoraggio biologico che prevede la misurazione dei livelli urinari dell’1-idrossipirene (1-IP) quale indicatore di dose interna, verificando l’affidabilità di tale biomarcatore nel discriminare differenti situazioni operative comportanti diverse condizioni di esposizione (1). Si è proceduto inoltre alla valutazione dell’eventuale influenza di selezionati polimorfismi metabolici del citocromo P450 1A1, e della glutatione S-transferasi ì (GSTM1) e è (GSTT1) sui livelli del biomarcatore, in quanto la variabilità inter-individuale nella suscettibilità alle sostanze cancerogene sembra dipendere in larga misura da fattori che intervengono nella sequenza di metabolizzazione di tali composti (2, 8, 9, 10).
Gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) sono una famiglia di composti organici ad alto peso molecolare, la cui struttura contiene due o più anelli benzenici condensati. Gli IPA si formano durante processi di pirolisi o di combustione incompleta di materiali organici e sono perciò presenti nell’ambiente in modo ubiquitario, sia in fase vapore che adsorbiti sul particolato atmosferico. Nelle aree urbane la fonte principale di questi composti è rappresentata dagli scarichi autoveicolari, mentre altre fonti di esposizione a IPA, oltre quelle professionali, sono il fumo di tabacco e il consumo di cibi affumicati o cotti alla griglia (1). La IARC classifica alcuni IPA come probabili o possibili cancerogeni per l’uomo (2A o 2B) (2). Per il monitoraggio biologico dell’esposizione a IPA viene storicamente usato l’1-idrossipirene, il principale metabolica urinario del pirene, un composto sempre presente nelle miscele aerodisperse di IPA. La composizione delle diverse miscele di IPA varia però in funzione dei differenti processi di combustione, e l’1-idrossipirene può quindi fornire solo una stima indiretta della esposizione complessiva a IPA (3,4). Scopo di questo lavoro è stato indagare il possibile utilizzo dell’escrezione urinaria di IPA tal quali come indicatori specifici di esposizione a IPA.


Considerazioni sul ruolo dei coniugati mercuro-tiolici nella tossicità cardiovascolare del metallo


Il mercurio è un metallo la cui tossicità per l’uomo coinvolge organi bersaglio quali il sistema nervoso centrale e il rene. Sonostate inoltre espresse preoccupazioni nei confronti dell’eventuale coinvolgimento del mercurio quale agente tossico corresponsabile della comparsa di alterazioni patologiche a carico del sistema nervoso centrale e del sistema neuro-immunitario in soggetti portatori di otturazioni dentarie in amalgama di mercurio e in bambini sottoposti a vaccinazione con vaccini contenenti composti
Organo mercuriali quali agenti conservanti antibatterici. Recentemente inoltre è stato rivalutato il suo possibile ruolo nell’eziopatogenesi di alcune malattie cardiache. Lo studio delle formechimiche attraverso le quali il mercurio è distribuito nell’organismo ed esercita le azioni tossiche selettive su recettori cellulari specifici degli organi bersaglio rappresenta un attivo campo di ricerca (1,2). In particolare, le forme coniugate del mercurio con i composti appartenenti alla griglia metabolica del glutatione, costituiscono i metaboliti di trasporto epatobiliare sia della specie metilmercurio (MeHg+) che dello ione mercurico (Hg2+) e sono responsabili dell’accumulo irreversibile del metallo all’interno delle cellule del tubulo renale prossimale, causa prossima della nefrotossicità del mercurio.

http://www.fsm.it/gimle/26/4s/01.pdf
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com


27 dicembre 2008

UN GENITORE PREOCCUPATO MI HA INVIATO

 

Un genitore preoccupato mi ha inviato...


 






Un genitore preoccupato mi ha inviato le fotografie del tetto della scuola media Viola di Cirié, chiedendomi un parere sullo stato del tetto di eternit.
Le fotografie sono molto dettagliate e consentono una valutazione circostanziata.
Il tetto di eternit presenta vari punti di rottura e segni di sfaldamento.
I punti di rottura sono visibili in più punti ed è possibile notare anche la presenza, sul tetto, di pezzi di eternit, che si sono staccati.
 
Allegato: Viola Dettaglio 1.jpg
 
E’ evidente anche il maldestro tentativo di fare delle riparazioni di fortuna utilizzando un telo impermeabile e alcuni pezzi di recupero già rotti (sic!).
 
Allegato: Viola Dettaglio 2.jpg  
Allegato: Viola Dettaglio 3.jpg  
 
La cosa più preoccupante sono i segni di sfaldamento, ben evidenziabili con accumuli di materiale fibroso, che formano le caratteristiche stalattiti nei punti di gocciolamento.
 
Allegato: Viola Dettaglio 4.jpg  
 
Gli eventi atmosferici e, in particolare, le piogge acide corrodono la matrice cementizia dell'eternit liberando le fibre di amianto, che tendono a riaggregarsi nei punti di gocciolamento formando delle piccole stalattiti ben visibili nelle fotografie.
La presenza di queste formazioni dimostra in modo inequivocabile che il tetto di eternit si sta sfaldando e sta rilasciando nell'ambiente le fibre killer dell'amianto.
Visti i dettagli fotografati penso di poter affermare che quel tetto è una vera discarica incontrollata di amianto.
In casi come questo, anche se un monitoraggio estemporaneo non rilevasse nell’aria fibre di amianto, si può affermare con sufficiente ragionevolezza che il tetto va bonificato con urgenza, senza dimenticare che il monitoraggio, da solo, non è un criterio adatto per valutare la pericolosità del tetto.
 
Allego un breve riassunto della normativa.
 
Spesso i cittadini che protestano per il rischio amianto vengono tranquillizzati con le valutazioni ambientali delle polveri, il cosiddetto monitoraggio.
In realtà, in situazioni di degrado evidente dei manufatti di amianto, il monitoraggio può non rappresentare la realtà dei fatti.
Il legislatore è stato molto chiaro:
 
IL MONITORAGGIO AMBIENTALE NON PUÒ RAPPRESENTARE DA SOLO UN CRITERIO ADATTO PER VALUTARE IL RILASCIO DELLE FIBRE DI AMIANTO.
 
Decreto Ministeriale del 06/09/1994
Normative e metodologie tecniche di applicazione dell'art. 6, comma 3, e dell'art. 12, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n. 257, relativa alla cessazione dell'impiego dell'amianto.
 
Allegato - Normative e metodologie tecniche per la valutazione del rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica di materiali contenenti amianto presenti nelle strutture edilizie.
 
VALUTAZIONE DEL RISCHIO.
 
Se il materiale è in cattive condizioni, o se è altamente friabile, le vibrazioni dell'edificio, i movimenti di persone o macchine, le correnti d'aria possono causare il distacco di fibre legate debolmente al resto del materiale.
Per la valutazione della potenziale esposizione a fibre di amianto del personale presente nell'edificio sono utilizzabili due tipi di criteri:
- l'esame delle condizioni dell'installazione, al fine di stimare il pericolo di un rilascio di fibre dal materiale;
- la misura della concentrazione delle fibre di amianto aerodisperse all'interno dell'edificio (monitoraggio ambientale).
Il monitoraggio ambientale, tuttavia, non può rappresentare da solo un criterio adatto per valutare il rilascio, in quanto consente essenzialmente di misurare la concentrazione di fibre presente nell'aria al momento del campionamento, senza ottenere alcuna informazione sul pericolo che l'amianto possa deteriorarsi o essere danneggiato nel corso delle normali attività.
 
Cordiali saluti a tutti.
 
Dott. Roberto Topino
Specialista in Medicina del Lavoro


27 dicembre 2008

FORUM DELL'ACQUA

 

RELAZIONE ALL’ASSEMBLEA DI CHIUSURA ...


RELAZIONE  ALL’ASSEMBLEA DI CHIUSURA DEL FORUM
Domenica 23 novembre 2008
 
GRUPPO DI LAVORO QUALITA’ DELL’ACQUA E LOTTA AGLI INQUINAMENTI
 
LA RISPOSTA DEI LAVORATORI, DEI CITTADINI E DEI MOVIMENTI
 
Questa situazione di vero disastro ambientale di intere Regioni, dove tra il degrado degli altri Beni Comuni quello dell’inquinamento dell’acqua assume dimensione spaventose, non consente più rinvii, né mediazioni.
 
Istituzioni, Enti, partiti e sindacati devono assumersi le loro responsabilità.  Il ricatto posto di lavoro contro disoccupazione, a prezzo della salute e della vita dei lavoratori e dei cittadini, va denunciato con forza e respinto con altrettanta determinazione. La difesa della qualità dell’acqua come bene comune pubblico deve obbligare a una  rapida riconversione, condivisa con i lavoratori, di interi pezzi dell’apparato produttivo del Paese che ormai sono solo produttori di morte verso attività eco compatibili.
 
L’alleanza tra i cittadini utenti dell’acqua e i lavoratori delle fabbriche inquinanti, da ricordare sempre come prime vittime dei veleni prodotti, è quindi l’elemento fondante di questa nostra battaglia per la vita. Abbiamo piena coscienza che la nostra fabbrica ormai coincide con tutto il territorio e che questo territorio è la Terra: nostra madre.
 
In continuazione ideale con la Legge di Iniziativa popolare e il Manifesto della Rete dei Movimenti per l’Acqua di Malmo, nello stesso spirito di lotta per la difesa della salute di Medicina Democratica e dei medici dell’ISDE,  per garantire davvero il diritto all’acqua come bene comune salvaguardandone la qualità, base della nostra salute e della nostra vita, questo primo Seminario del Forum dei Movimenti auspica dunque l’apertura di un dibattito nazionale che sensibilizzi tutti i cittadini a questa vera emergenza ambientale e che li mobiliti invitandoli a reagire partecipando in prima persona alla difesa del loro diritto all’acqua, della sua qualità e della loro salute. 
Anche qui, in questo capitolo del diritto alla qualità, questo bene comune ancora una volta si scrive acqua e ancora una volta si legge come un problema di democrazia. Ma non solo. Si tratta molto più semplicemente e drammaticamente di sopravvivenza: è ormai in gioco il nostro diritto alla salute e alla vita.
Tenendo bene presente un dato. Solo la resistenza civile nelle fabbriche e sui territori ha permesso di smascherare gravissimi inquinamenti ignoti o ignorati dalle Istituzioni. Solo le lotte, le denunce e la resistenza dei cittadini hanno indicato con nettezza che la vera prima emergenza del Pianeta è quindi  l’inquinamento da sostanza tossiche. L’emergenza non è la CO2, ma la salute e la democrazia.
 
Le proposte del  Forum
 
Il Forum dei Movimenti per l’acqua,  in accordo con quanto già segnalato da Medicina Democratica al Congresso Nazionale di Brindisi,  si propone pertanto di continuare a discutere il percorso e le modalità di risposta, ma indicando già i seguenti obbiettivi:
 
-         ricordare a tutti con fermezza che l’acqua è un alimento e come tale elemento vitale la cui ottima qualità è essenziale per la vita; l’acqua è inoltre presente come “acqua invisibile” in tutti gli alimenti e pertanto se diventa inquinata altrettanto lo è tutto il ciclo del cibo; l’acqua pertanto non può assolutamente essere una merce da commerciare; l’acqua è un diritto da proteggere e  
        conservare;
-          denunciare come la realtà dell’inquinamento delle acque in Italia sia molto più grave ed estesa di quanto Autorità e Istituzioni vogliano ammettere: non è ammissibile che la “mappa dell’inquinamento reale” sofferto dai cittadini sia molto più estesa della “mappa istituzionale” ufficialmente riconosciuta e ammessa nei luoghi decisionali; le ARPA regionali devono inserire ufficialmente nelle loro mappe tutti i siti inquinati scoperti e denunciati dai cittadini; i siti inquinati segnalati dalle Regioni all’interno della Legge sui SIN (Siti da bonificare di Interesse Nazionale) devono essere immediatamente inseriti nella Legge con provvedimento urgente a stralcio, Legge che pertanto dovrà essere rifinanziata ulteriormente dalla fiscalità generale.
I finanziamenti anticipati dallo Stato dovranno essere restituiti in toto dalle aziende responsabili dell’inquinamento: chi inquina paghi! I lavori di disinquinamento dei SIN devono iniziare immediatamente e portare il più rapidamente possibile alla cessazione delle attività inquinanti con conversione dei siti industriali in aree di attività totalmente ecocompatibili utilizzando i lavoratori attualmente impiegati e installando centri universitari e di ricerca sull’ambiente e le energie rinnovabili.
Sollecitiamo pertanto il Governo ad adeguare la lista dei Siti di interesse nazionale da bonificare integrandola subito con le aree di interesse regionale e con tutte le aree inquinate emerse dal lavoro di denuncia dei cittadini; non è accettabile che la mappa dell’inquinamento sofferto dai cittadini sia diversa da quella ufficiale delle Isitituzioni preoposte alla salvaguardia della loro salute. Le bonifiche e le conversioni dei Siti devono iniziare subito: non c’è più tempo; i finanziamenti, anticipati dalla fiscalità generale, vanno recuperati a carico delle quote CO2 e restituiti dalle industrie inquinanti. Noi il vostro inquinamento già lo paghiamo con la salute e le tasse, pertanto oltre NON LO PAGHIAMO!
-          denunciare che la vera emergenza sono la malattia e la morte da intossicazione dentro e fuori le fabbriche, che avvengono anche per l’inquinamento gravissimo e sempre più esteso dell’acqua di superficie e di quella in falda: la corrispondenza generale tra zone inquinate per grandi aree e per siti industriali con le malattie tumorali e patologie croniche tra i lavoratori e tra la popolazione sono la prova; occorre costruire pertanto immediatamente una mappa epidemiologica delle malattie da inquinamento ambientale;
-          denunciare che l’emergenza dunque non è la CO2; fermo restando che le emissioni di tutti i gas vanno abbattute, bisogna smettere di dare incentivi per la CO2 tramite le “quote” e utilizzare invece queste risorse per il disinquinamento e la riconversione eco compatibile dei siti inquinati;
-          denunciare che lo stato delle Reti degli acquedotti nazionali con condotte in cemento-amianto, tubi in piombo e infiltrazioni di inquinanti non è assolutamente accettabile; il Forum ricorda con fermezza a Governo, Parlamento e Partiti i mancati investimenti di questi ultimi trent’anni e che esistono grandi opere pubbliche che non solo il Forum dei Movimenti per l’Acqua con la Legge di Iniziativa Popolare, ma anche Medicina Democratica auspicano, sostengono e ritengono urgentissime: il rifacimento e il completamento  degli acquedotti italiani che le attuali SpA evitano accuratamente di realizzare in nome della massimizzazione dei loro profitti (vedi, ad esempio, l’immediato blocco dei lavori di messa a norma degli impianti sulla riva sinistra dell’Arno non appena i privati sono arrivati con Publiacque); il finanziamento necessario dovrà essere ricavato dalla riduzione delle spese militari;
-          obbligare pertanto localmente le Regioni con le varie ARPA e a livello nazionale il Governo con i Ministeri coinvolti e l’ISPRA , tramite denunce e segnalazioni presso la Corte di Giustizia e la Commissione Ambientale UE, ad adeguare immediatamente il sistema idrico italiano a tutte le normative europee già approvate e operative, per la difesa dell’acqua di superficie e in falda (insieme a terra ed aria), ma non applicate;
-          obbligare il Ministero dell’Ambiente a raccogliere e comunicare immediatamente alla Commissione UE i dati sull’inquinamento delle acque di superficie e in falda;
-          obbligare tutte le industrie a mettersi immediatamente a norma secondo il PRTR Europeo e a comunicare immediatamente i dati dell’inquinamento al Register; allo stesso modo obbligare tutte le attività civili (non industriali) a comunicare i propri dati al proprio PRTR Europeo;
-          obbligare tutte le SpA ed Enti gestori come pure  i Comuni a rispettare rigorosamente la legislazione sulle deroghe e in omissione di questa avviare tutte le iniziative necessarie per far decadere immediatamente i contratti di affidamento; qualora questo non avvenisse invitiamo i cittadini  ad avviare denunce alla magistratura per valutare reati di  “omissioni di atti d’ufficio” , “disastro ambientale colposo” e “danni gravi alla salute pubblica”;
-          impugnare le bollette che tariffano un servizio di fognature e/o depuratori inesistenti, ma organizzando iniziative pressanti sulle SpA pretendendo che queste opere vengano immediatamente realizzate;
-          promuovere l’inserimento delle acque minerali nelle acque potabili eliminandole dalla lista delle “materie prime estraibili”, riclassificarle come alimento  sottomettendole alla stessa normativa delle acque in rete con tutti gli obblighi conseguenti sotto il controllo esclusivo del Ministero della Salute; fino alla loro progressiva esclusione dal mercato: l’acqua non è una merce;
-          chiedere alla Commissione Europea sull’Ambiente di uniformare in modo vincolante tutti i laboratori agli stessi esami e le stesse procedure standardizzate includendo obbligatoriamente i Bio-test.  Inoltre va resa obbligatoria la standardizzazione delle procedure non solo in Italia, ma a livello europeo.  Negli studi in campo ed in laboratorio, i diversi approcci sperimentali rendono la comparazione, sia nell’ambito della stessa specie che tra specie diverse, estremamente difficile e possono portare alla determinazione di dosi subletali (LC50) molto diverse. Da qui la necessità di un protocollo unificato che, a differenza delle microalghe, non è ancora standardizzato per le macro-alghe.
-          ricercare la condivisione di queste lotte con i lavoratori delle industrie inquinanti utilizzando gli strumenti della informazione e della controinformazione sui rischi a cui loro per primi sono esposti;
-          perseguire in questa battaglia per la qualità dell’acqua  l’unione di tutti i Movimenti che lottano per i Beni Comuni.  La lotta per i rifiuti zero come quella per l’aria che respiriamo sono intrinsecamente legate alla battaglia per la difesa della qualità dell’acqua perché tutte difendono lo stesso diritto vitale, quello alla salute.
 
Chiediamo venia per dimenticanze e imprecisioni. Fidiamo nella vostra comprensione e disponibilità ad integrare quanto omesso e correggere quanto di sbagliato. Questo è un percorso da costruire insieme. Ci resta solo da ripensare insieme con voi alla definizione iniziale di inquinamento dell’acqua.
 
 “L’inquinamento è una modificazione sfavorevole di un ambiente naturale dovuta completamente o parzialmente all’attività umana, con interventi diretti o indiretti, che alterano le caratteristiche fisico-chimiche dell’acqua, i flussi di energia e la struttura e abbondanza delle associazioni dei viventi”.
(definizione del C.A.E.: Comitato Ecologico Americano)
 
Ma se la realtà dell’inquinamento ambientale italiano è questa, se l’Arsenico dopo aver contaminato estese aree vulcaniche nel sud della Toscana, nel alto e basso Lazio ora appare anche nelle zone non vulcaniche come sulle Alpi per il grave abbassamento della falda e se l’UNICEF ci fa sapere che 1,5 milioni di bambini muoiono ogni anno nel mondo per l’inquinamento delle acque e se in Italia, primo tra i Paesi sviluppati in questa triste graduatoria, i tumori infantili non solo non sono in regresso, ma in aumento con un incremento del 2% all’anno…forse è più attuale una nuova versione…
 
 “L’inquinamento è una modificazione sfavorevole di un ambiente naturale ormai dovuta quasi esclusivamente  all’attività umana di privatizzazione di beni comuni, con interventi speculativi diretti o indiretti, legali o illegali,  di inquinamento biologico, chimico e fisico a cui l’uomo concorre  inoltre con l‘ omissione o lo scarso controllo delle fonti puntiformi e diffuse di polluzione che alterano sempre più irreversibilmente le caratteristiche fisico-chimiche dell’acqua, spengono i flussi di energia delle biomasse, distruggono  la struttura, l’abbondanza nonché la varietà delle associazioni dei viventi in tal modo distruggendo insieme alla loro salute la nostra libertà e la democrazia”.
 
 Il nostro gruppo di lavoro non termina qui. Continua nelle lotte di tutti i cittadini e i lavoratori che in tutta l’Italia si alzano in piedi per dire basta a questa follia iperconsumista del mercato liberista inquinante che sta uccidendo la Natura e l’Umanità. Ogni atto di resistenza contro questo degrado troverà il Forum dei Movimenti  pronto a sostenerlo.
 
Raccogliamo e rilanciamo pertanto il pressante appello che Piero Mottolese, ex-operaio dell’ILVA di Taranto, in memoria di altri operai deceduti per tumore contratti per l’inquinamento delle loro fabbriche ha portato al Congresso di MD di Brindisi e che ha inviato al Forum dei Movimenti di Aprilia.
 
"E' venuto il momento di esercitare tutto il nostro potere di cittadini, di dare forza e visibilità al nostro senso etico oltre che ai nostri diritti. E' il momento di esercitare la nostra responsabilità verso gli altri, verso i bambini in particolare e verso chi dovrà ancora nascere. E' in gioco il diritto alla salute, all'ambiente e alla vita stessa".
 
 
Buona acqua pubblica e di ottima qualità a tutte e tutti voi
 
Per il gruppo di lavoro: Antonio Valassina – Associazione Liblab /  antonio@liblab.it /  tl: 335 382172
Medicina Democratica – Roma


27 dicembre 2008

ITALCEMENTI E LA SUA CAPACITA' PRODUTTIVA

 

Italcementi e la sua capacità produttiva





Italcementi Group in sintesi


Italcementi Group, con una capacità produttiva di oltre 70 milioni di tonnellate di cemento annue, è il quinto produttore di cemento a livello mondiale.

Italcementi, fra le prime dieci società industriali italiane, è quotata alla Borsa Italiana e inserita nell’indice S&P/MIB. Inoltre la società figura nel Dow Jones Sustainability Index, l'indice mondiale per la responsabilità sociale d'impresa che raccoglie le società best performer.


Le società di Italcementi Group integrano l'esperienza, il know-how e le culture di 22 paesi in 4 continenti del mondo, attraverso un dispositivo industriale di 63 cementerie, 15 centri di macinazione, 5 terminali, 613 centrali di calcestruzzo e 134 cave di inerti.


Nel 2007 il Gruppo ha registrato un fatturato consolidato di oltre 6 miliardi di Euro e un risultato netto di 612,5 milioni di euro. Le vendite di cemento e clinker hanno raggiunto i 64,6 Mt, quelle di calcestruzzo sono state di 20,5 Mm3 e quelle di inerti pari a 56,3 Mt.


Italcementi, quale membro del WBCSD - World Business Council for Sustainable Development, è tra i sottoscrittori dell’Agenda for Action della Cement Sustainability Initiative, il primo impegno formale che vincola alcune tra le maggiori imprese cementiere al mondo ad un piano d’azione finalizzato al soddisfacimento dei bisogni presenti salvaguardando le esigenze delle future generazioni.
 
Ad ulteriore conferma del proprio impegno su questi temi, a Italcementi è stata assegnata la co-Presidenza della Cement Sustainability Initiative per il periodo 2006-2007.
http://www.italcementi.it/ITA/Italcementi/Italcementi+Group/
http://www.isolapulita.it


27 dicembre 2008

ITALCEMENTI CARRARA

 

ITALCEMENTI CARRARA



'PROGETTO CARRARA'


Comprata la cava 'Foce'
Sistemerà 5 operai di Italcementi


E’ stato stipulato a Bergamo l’atto di acquisto fra Italcementi e la 'Progetto Carrara' per il passaggio di proprietà della cava 'Foce', sito dismesso ai piedi di Bergiola. La Cava Italcementi consentirà lo smaltimento di tutte quelle terre di cui risulta in esubero finora stoccate in via Marchetti e alla galleria 'La macina'


 


 




Carrara, 22 novembre 2008 - E’ ufficiale: la cava Foce è della Progetto Carrara. E’ stato stipulato a Bergamo l’atto di acquisto fra Italcementi e spa apuana per il passaggio di proprietà del sito dismesso ai piedi di Bergiola. Con 900 mila euro il presidente Italo Vatteroni ha acquistato la cava "che finalmente risolve tutti i problemi della società".


 


La Cava Italcementi, nei progetti della 'Progetto', consentirà lo smaltimento di tutte quelle terre di cui risulta in esubero finora stoccate in via Marchetti e alla galleria 'La macina' che avrebbero comportato presto lo stop del cantiere. Inoltre l’acquisto della cava servirà anche per 'sistemare' definitivamente 5 lavoratori Italcementi, clausola nel contratto che è fruttata alla società uno sconto di 200 mila euro.


 


"Il costo della cava - ha spiegato Vatteroni - sarebbe stato molto più alto. Tuttavia abbiamo ottenuto uno sconto di 50 mila euro per ogni dipendente Itacalmenti: così ci siamo impegnati a sistemarne 5. Come avverrà l’assorbimento, è ancora tutto da stabilire, dal momento che le società pubbliche non possono procedere all’assunzione diretta. Così saranno necessari passaggi legali, con l’amministrazione comunale e con i sindacati per capire la formula corretta con cui verranno assunti i lavoratori che potrebbero finire a libro paga delle società private che lavorano con noi. Ci sono paletti giuridici ben precisi per cui valuteremo come muoverci".


 


L’acquisto della cava, oltre all’assunzione di parte del personale Italcementi, servirà anche per lo smaltimento delle terre in esubero... "Il sito sarà usato per il conferimento di quelle terre che sono di nostro appannaggio, perché non conformi al progetto, per il cui smaltimento in discarica adesso dovremmo pagare un milione e 200 mila euro. Invece con l’acquisto della cava risolveremo il problema. Inoltre anche la Adanti potrà conferire in discarica le terre di risulta gratis".


 


E’ discutibile che con i soldi pubblici si consenta a una ditta privata di smaltire gratis terre per le quali altrove avrebbe pagato fior di quattrini... "Questa è una vicenda molto delicata regolata nel contratto da una serie di clausole. Tuttavia la Adanti paga per le terre non buone, ma vende e mette sul mercato quelle buone. La questione è stata posta a livello politico, anche il Pd ha voluto chiarimenti che sono stati dati dai nostri tecnici.


 


"Comunque noi siamo riusciti con 900 mila euro a risolvere in maniera definitiva un problema che avrebbe previsto la spesa di 1 milione e 200 mila euro. E non corriamo più il rischio di bloccare il cantiere per le terre in esubero: centinaia di migliaia di metri cubi alla Macina e in via Marchetti che adesso andranno in discarica. In più abbiamo la proprietà della cava. Per quanto riguarda il pagamento delle terre che conferirà Adanti non è così semplice stabilire una retribuzione".


Cristina Lorenzi


http://lanazione.ilsole24ore.com/massa_carrara/2008/11/22/134484-comprata_cava_foce.shtml


http://www.isolapulita.it


27 dicembre 2008

PROPOSTA DI LEGGE ANTIBLOG

 

PROPOSTA DI LEGGE ANTI BLOG



 

Alessia Cangini mercoledì 12 novembre 2008

 

Legge anti-blog e anti-siti web sull'editoria: il testo della proposta
In questi giorni sta facendo molto discutere la proposta di legge che è stata definita "ammazza blog" e che troverebbe applicazione anche per i siti web. Molte le opposizioni a questa proposta di legge, fra cui quella di Antonio Di Pietro e la creazione di un gruppo su Facebook. Vediamo il testo della proposta.

  A breve provvederemo a pubblicare un approfondimento sulla proposta di legge "anti-blog" e "anti-siti web". Già ora, però, vi presentiamo il testo della proposta di legge (Nuova disciplina del settore dell'editoria e delega al Governo per l'emanazione di un testo unico delle disposizioni legislative in materia di editoria), presentata il 9 giugno 2008 e assegnata alla VII Commissione Cultura il 6 novembre 2008.


 


Capo I


PRINCÌPI

 

Art. 1.

(Finalità generali).

      1. La presente legge disciplina il settore dell'editoria quotidiana, periodica e libraria e ha per finalità la tutela e la promozione del principio del pluralismo dell'informazione stabilito dall'articolo 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e come diritto ad essere informati.
      2. La presente legge è altresì finalizzata all'arricchimento della produzione e della circolazione dei prodotti editoriali, allo sviluppo delle imprese e del settore editoriale in conformità ai princìpi della concorrenza e del pluralismo, al sostegno all'innovazione e all'occupazione, nonché alla razionalizzazione e alla trasparenza delle provvidenze pubbliche, nel rispetto dei princìpi affermati dallo stesso articolo 21 della Costituzione, delle competenze assegnate alle regioni dall'articolo 117 della Costituzione, delle norme comunitarie e della giurisprudenza costituzionale.


Capo II

PRODOTTO E ATTIVITÀ EDITORIALI

 

Art. 2.

(Definizione di prodotto editoriale).

      1. Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
      2. Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico.

      3. La presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi, fatti salvi i casi in cui tale applicazione sia espressamente prevista.
 

Art. 3.

(Tutela del prodotto editoriale).

      1. L'originalità del prodotto editoriale è riconosciuta e tutelata come espressione dell'intelligenza e del lavoro della persona. La protezione della proprietà intellettuale del prodotto editoriale tiene conto dell'interesse generale alla circolazione delle informazioni e alla diffusione della conoscenza.


Art. 4.

(Rassegne stampa).

      1. I soggetti che attraverso la sola riproduzione di articoli quotidiani o periodici realizzano rassegne stampa, ivi comprese quelle ad uso interno, sono tenuti a riconoscere i diritti degli autori degli articoli riprodotti e degli editori delle testate da cui gli articoli sono tratti.


 

Art. 5.

(Prodotti editoriali integrativi o collaterali).

      1. Ai fini della presente legge, per prodotti editoriali integrativi o collaterali si intendono i prodotti editoriali, compresi i prodotti discografici e audiovisivi, diffusi unitamente al prodotto editoriale principale.
      2. I prodotti editoriali integrativi o collaterali seguono il regime giuridico applicato al prodotto principale al quale sono uniti. Le disposizioni del presente comma non hanno effetti ai fini fiscali.
      3. All'articolo 74, comma 1, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, le parole: «; se il costo del bene ceduto, anche gratuitamente, congiuntamente alla pubblicazione è superiore al dieci per cento del prezzo o dell'intera confezione» sono sostituite dalle seguenti: «; in tale caso».


 


Art. 6.

(Esercizio dell'attività editoriale).

      1. Ai fini della presente legge, per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e alla distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L'esercizio dell'attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative.


 


Art. 7.

(Registro degli operatori di comunicazione).

      1. Ai fini della tutela della trasparenza, della concorrenza e del pluralismo nel settore editoriale, tutti i soggetti che esercitano l'attività editoriale sono tenuti all'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione, di cui all'articolo 1, comma 6, lettera a), numero 5), della legge 31 luglio 1997, n. 249. Sono esclusi dall'obbligo della registrazione i soggetti che operano come punti finali di vendita dei prodotti editoriali.
      2. L'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione è condizione per l'inizio delle pubblicazioni dei giornali quotidiani e dei periodici, e sostituisce a tutti gli effetti la registrazione presso il tribunale, di cui all'articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47. Sono fatti salvi i diritti già acquisiti da parte dei soggetti tenuti a tale registrazione in base al citato articolo 5 della legge n. 47 del 1948.
      3. La tenuta del Registro degli operatori di comunicazione è curata dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ai sensi dell'articolo 1, comma 6, lettera a), numero 5), della legge 31 luglio 1997, n. 249.
      4. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni adotta un regolamento per l'organizzazione e la tenuta del Registro degli operatori di comunicazione nonché per la definizione dei criteri di individuazione dei soggetti e delle imprese tenuti all'iscrizione ai sensi della presente legge mediante modalità analoghe a quelle già adottate in attuazione dell'articolo 1, comma 6, della legge 31 luglio 1997, n. 249, e nel rispetto delle disposizioni stabilite nell'articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47.


 


Art. 8.

(Attività editoriale sulla rete internet).

      1. L'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet rileva anche ai fini dell'applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
      2. Per le attività editoriali svolte sulla rete internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni.
      3. Sono esclusi dall'obbligo dell'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un'organizzazione imprenditoriale del lavoro.


 


Capo III

SETTORE EDITORIALE

 

Art. 9.

(Divieto di posizioni dominanti o comunque lesive dei pluralismo).

      1. Il settore editoriale si conforma ai princìpi della concorrenza e del pluralismo.
      2. L'individuazione e la definizione dei mercati rilevanti che compongono il settore editoriale sono effettuate dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, sentita l'Autorità garante della concorrenza e del mercato.

      3. I mercati rilevanti del settore editoriale hanno, di norma, dimensione nazionale; tuttavia, qualora l'analisi evidenzi l'esistenza di mercati omogenei su base regionale o interregionale, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni può definirne diversamente l'ambito geografico.
      4. Nel settore editoriale e in ciascuno dei mercati rilevanti che lo compongono sono vietati la costituzione o il mantenimento, anche attraverso società controllate, controllanti o collegate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile, di posizioni dominanti o comunque lesive del pluralismo.
      5. Fermi restando i limiti relativi alla tiratura e alla raccolta pubblicitaria di cui all'articolo 3, comma 1, della legge 25 febbraio 1987, n. 67, e successive modificazioni, e all'articolo 12 della legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni accerta l'esistenza di posizioni dominanti o comunque lesive del pluralismo nel settore editoriale e in ciascuno dei mercati rilevanti che lo compongono. Nel formulare il proprio giudizio, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni tiene conto del livello di concorrenza all'interno del mercato rilevante, delle barriere all'ingresso nello stesso, dei ricavi delle imprese in rapporto ai ricavi del mercato rilevante e dei mercati connessi, dell'efficienza economica delle imprese, della diffusione dei prodotti editoriali nonché di ulteriori elementi di valutazione definiti dalla medesima Autorità.
      6. Gli atti giuridici, le operazioni di concentrazione e le intese che contrastano con i divieti e con i limiti di cui al presente articolo sono nulli.
 

Art. 10.

(Rimozione delle posizioni dominanti o comunque lesive del pluralismo).

      1. I soggetti che operano nel settore editoriale sono tenuti a comunicare preventivamente all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni le acquisizioni, le intese e le operazioni di concentrazione alle quali partecipino.

      2. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, a seguito delle comunicazioni di cui al comma 1, su segnalazione di chi vi abbia interesse o d'ufficio, verifica che non si costituiscano o si mantengano posizioni dominanti o comunque lesive del pluralismo. Qualora accerti che un soggetto si trovi nella condizione di poter violare i divieti e i limiti di cui all'articolo 9, adotta un atto di pubblico richiamo, segnalando agli interessati la situazione di rischio.
      3. Ferma restando la nullità di cui all'articolo 9, comma 6, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, a seguito di un'istruttoria svolta nel rispetto del principio del contraddittorio, adotta i provvedimenti necessari per eliminare o per impedire la costituzione o il mantenimento delle situazioni vietate. Ove accerti il compimento di atti o di operazioni idonei a determinare una posizione dominante o comunque lesiva del pluralismo, ne inibisce la prosecuzione e ne ordina la rimozione. Ove risulti indispensabile la dismissione di aziende o di rami di azienda, fissa un termine, che non può essere inferiore a sei mesi e superiore a diciotto mesi, entro il quale gli interessati devono provvedere alla dismissione.
      4. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, con proprio regolamento adottato nel rispetto dei criteri di partecipazione e di trasparenza di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241, disciplina i provvedimenti di cui al comma 3, i relativi procedimenti e le modalità di comunicazione. In particolare, ai soggetti interessati sono assicurati la notifica dell'apertura dell'istruttoria e la possibilità di presentare proprie deduzioni in ogni fase dell'istruttoria. All'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è assicurato il potere di richiedere ai soggetti interessati e a terzi che ne siano in possesso di fornire informazioni e di esibire documenti utili all'istruttoria stessa. L'Autorità è tenuta a rispettare gli obblighi di riservatezza inerenti la tutela delle persone o delle imprese su notizie, informazioni e dati in conformità alla normativa vigente in materia di tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento di dati personali.
      5. Le imprese editrici perdono il diritto alle provvidenze e alle agevolazioni previste dalla legge a decorrere dal momento in cui si è determinata la posizione dominante o comunque lesiva del pluralismo, accertata dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, e per tutto il periodo in cui tale posizione viene mantenuta.
      6. In caso di inottemperanza ai provvedimenti adottati dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ai sensi del presente articolo, si applica ai soggetti interessati una sanzione amministrativa pecuniaria non inferiore al 2 per cento e non superiore al 5 per cento del fatturato realizzato nell'ultimo esercizio chiuso anteriormente alla notificazione del pubblico richiamo o dell'apertura dell'istruttoria.
 

Art. 11.

(Mercato della pubblicità destinata ai prodotti editoriali).

      1. Al fine di garantire i princìpi di concorrenza e di pluralismo, gli operatori del mercato della pubblicità destinata ai prodotti editoriali organizzano la propria attività nel rispetto della trasparenza delle politiche commerciali, della correttezza e dell'attendibilità delle indagini di rilevazione e dei dati relativi alla lettura e alla diffusione dei prodotti editoriali.


Art. 12.

(Attività di intermediazione sulla pubblicità).

      1. Ai fini della presente legge, per attività di intermediazione sulla pubblicità si intendono:


          a) la ricerca e l'acquisto, per conto di terzi, di spazi sui mezzi di informazione e di comunicazione, comprese le reti elettroniche, per la pubblicazione e per la diffusione di messaggi pubblicitari;


          b) la valutazione, la pianificazione, la gestione e il controllo degli investimenti nonché ogni altra prestazione connessa all'acquisto degli spazi di cui alla lettera a).


      2. I soggetti che esercitano l'attività di intermediazione sulla pubblicità possono acquistare spazi pubblicitari sui mezzi di informazione e di comunicazione, comprese le reti elettroniche, esclusivamente per conto di un committente e sulla base di un mandato scritto.
      3. Il contratto tra il committente e l'intermediario fissa le condizioni della remunerazione del mandatario, le diverse prestazioni che saranno offerte e il loro singolo costo.
      4. Gli esercenti attività di intermediazione sulla pubblicità non possono ricevere alcuna remunerazione o vantaggio da parte di soggetti diversi dai committenti.
      5. Le disposizioni di cui ai commi 2, 3 e 4 entrano in vigore a decorrere dal 1o gennaio 2010.
      6. Sono nulli i contratti stipulati in violazione delle disposizioni del presente articolo.


 


Art. 13.

(Distribuzione dell'editoria quotidiana e periodica).

      1. Gli operatori della distribuzione dell'editoria quotidiana e periodica nelle concrete pratiche commerciali, nei diversi passaggi e ad ogni stadio, nazionale o locale, della filiera distributiva, rispettano i princìpi della concorrenza e del pluralismo e garantiscono la parità di trattamento tra le testate giornalistiche.
      2. Al fine di favorire una maggiore diffusione della stampa, gli operatori della distribuzione si conformano ai princìpi della concorrenza e del pluralismo secondo condizioni di pari opportunità sul territorio nazionale e locale, nonché di migliore accessibilità all'acquisto dei prodotti editoriali per i consumatori finali. 


 


Art. 14.

(Sanzioni e vigilanza).

      1. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque effettua indagini di rilevazione sulla lettura e la diffusione dei prodotti editoriali in violazione degli obblighi di correttezza e di attendibilità indicati all'articolo 11, ovvero effettua tali indagini con modalità non trasparenti o discriminatorie, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 euro a 300.000 euro.
      2. La disposizione del comma 1 si applica anche nel caso di intenzionale pubblicazione e divulgazione di dati non veritieri, incompleti o inesatti relativi alla lettura e alla diffusione dei prodotti editoriali.
      3. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque effettua operazioni di distribuzione di prodotti dell'editoria quotidiana e periodica con modalità che non rispettano i princìpi di concorrenza, di pluralismo o di parità di trattamento tra le testate giornalistiche di cui all'articolo 13, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 euro a 300.000 euro.
      4. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni vigila sull'osservanza delle disposizioni contenute negli articoli 11, 12 e 13, dichiara la nullità dei contratti ai sensi di quanto previsto dal comma 6 dell'articolo 12 e applica le sanzioni amministrative previste dai commi 1, 2 e 3 del presente articolo.


 


Art. 15.

(Interventi sulla disciplina del prezzo dei libri).

      1. Il prezzo dei libri venduti sul territorio nazionale praticato al consumatore finale è liberamente fissato dall'editore o dall'importatore ed è da questi apposto, comprensivo dell'imposta sul valore aggiunto,su ciascun esemplare o su un apposito allegato.

      2. È consentita la vendita dei libri ai consumatori finali, da chiunque e con qualsiasi modalità effettuata, con sconti fino ad una percentuale massima del 15 per cento sul prezzo fissato.
      3. Agli editori è comunque consentito di realizzare campagne promozionali, per un periodo non superiore a un mese, con sconti sul prezzo fissato che eccedono il limite fissato al comma 2. È fatta salva la facoltà dei venditori al dettaglio di non aderire a tali campagne promozionali.
      4. È altresì consentita la vendita di libri con sconti fino ad una percentuale massima del 20 per cento sul prezzo fissato:

          a) in occasione di manifestazioni di particolare rilevanza internazionale, nazionale, regionale e locale, ai sensi degli articoli 40 e 41 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;


          b) in favore di organizzazioni non lucrative di utilità sociale, di centri di formazione legalmente riconosciuti, di istituzioni o di centri con finalità scientifiche o di ricerca, di biblioteche, di archivi e di musei pubblici, di istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, di istituzioni educative e di università, i quali siano consumatori finali;


          c) quando i libri sono venduti per corrispondenza.


      5. I commi 1 e 2 non si applicano ai seguenti prodotti:


          a) libri per bibliofili, intesi come quelli pubblicati a tiratura limitata per un ambito ristretto e di elevata qualità formale e tipografica;


          b) libri d'arte, intesi come quelli stampati, anche parzialmente, con metodi artigianali per la riproduzione delle opere artistiche, quelli con illustrazioni eseguite direttamente a mano e quelli che sono rilegati in forma artigianale;


          c) libri antichi e di edizioni esaurite;


          d) libri usati;


          e) libri posti fuori catalogo dall'editore;


          f) libri pubblicati da almeno venti mesi e dopo che sono trascorsi almeno sei mesi dall'ultimo acquisto effettuato dalla libreria o da altro venditore al dettaglio;


          g) edizioni destinate a essere cedute nell'ambito di rapporti associativi;


          h) libri venduti nell'ambito di attività di commercio elettronico.


      6. Il prezzo complessivo di collane, di collezioni complete e di grandi opere, fissato ai sensi del comma 1 in via preventiva, può essere diverso dalla somma dei prezzi dei singoli volumi che le compongono.
      7. Alla vendita dei libri non si applicano le norme in materia di vendite promozionali, di saldi di fine stagione e di disciplina del settore della distribuzione commerciale, di cui all'articolo 3, commi 1, lettere e) e f), 3 e 4, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248.
      8. La vendita di libri al consumatore finale, effettuata in difformità dalle disposizioni del presente articolo, comporta l'applicazione delle sanzioni di cui agli articoli 22, comma 3, e 29, commi 2 e 3, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114.
      9. Il comune vigila sul rispetto delle disposizioni del presente articolo e provvede all'accertamento e all'irrogazione delle sanzioni previste al comma 8; i relativi proventi sono attribuiti al comune nel quale le violazioni hanno avuto luogo.


 

Art. 16.

(Competenze dell'Autorità garante

della concorrenza e del mercato).

      1. Nelle materie di cui al presente capo restano ferme le competenze dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato previste dalla legge 10 ottobre 1990, n. 287.


 

Capo IV

SOSTEGNO ALLE IMPRESE, ALLA DIFFUSIONE DEI PRODOTTI EDITORIALI, AGLI INVESTIMENTI PER L'INNOVAZIONE E ALL'OCCUPAZIONE

 

Art. 17.

(Finalità).

      1. Al fine di promuovere il pluralismo dell'informazione, la cultura e la lingua italiana e la tutela delle minoranze linguistiche sono previsti gli interventi di sostegno delle imprese, della diffusione dei prodotti editoriali, dell'innovazione tecnologica e dell'ingresso di nuovi operatori sul mercato, della qualificazione professionale e dell'occupazione di cui al presente capo.
      2. Gli interventi di sostegno di cui al comma 1 non possono concorrere a determinare in favore delle imprese beneficiarie ingiuste posizioni di vantaggio nel mercato.


Art. 18.

(Contributi diretti all'editoria quotidiana e periodica. Categorie e requisiti).

      1. Sono concessi contributi diretti a favore di:


          a) cooperative giornalistiche editrici di giornali quotidiani e di periodici costituite da almeno cinque anni, ai sensi degli articoli 2511 e seguenti del codice civile, composte esclusivamente da giornalisti professionisti, pubblicisti, poligrafici o grafici editoriali, e che associano almeno il 50 per cento dei giornalisti dipendenti. Gli statuti devono inoltre consentire che siano ammessi come soci tutti i giornalisti dipendenti che ne facciano richiesta. Tali cooperative devono pubblicare da almeno cinque anni la testata per la quale richiedono i contributi. In caso di cambiamento della periodicità della testata da periodico a giornale quotidiano, anche durante il quinquennio di maturazione dei contributi, il requisito di anzianità deve essere considerato con riferimento alla nuova periodicità;


          b) imprese editrici di giornali quotidiani e di periodici, anche sulla rete internet, che sono riconosciuti come propria espressione, limitatamente ad una sola testata e per esplicita menzione riportata nella testata stessa, da forze politiche che, nell'anno di riferimento dei contributi, hanno costruito il proprio gruppo parlamentare in una delle Camere o hanno almeno due membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia eletti nelle proprie liste;


          c) imprese editrici di giornali quotidiani costituite in forma societaria, la cui maggioranza delle azioni o quote è detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali senza finalità di lucro, a condizione che alla data del 31 dicembre 2005 abbiano già maturato il diritto ai contributi previsti dall'articolo 3, comma 2-bis, della legge 7 agosto 1990, n. 250;


          d) imprese editrici di giornali quotidiani interamente o parzialmente realizzati in lingua francese, tedesca, ladina o slovena ed editi e diffusi nelle regioni autonome Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia;


          e) imprese editrici che editano da almeno cinque anni giornali quotidiani italiani pubblicati e diffusi all'estero, limitatamente ad una sola testata e a condizione che siano in possesso dei requisiti di cui alle lettere a), c) e f) del comma 1 dell'articolo 19.


 


Art. 19.

(Contributi diretti all'editoria quotidiana e periodica. Condizioni per l'accesso).

      1. Le imprese editrici indicate all'articolo 18, ad eccezione delle imprese di cui alla lettera e) del comma 1 del medesimo articolo, accedono ai contributi diretti ivi previsti limitatamente a una sola testata e a condizione che:


          a) abbiano adottato con norma statutaria il divieto di distribuzione degli utilinell'esercizio di riscossione dei contributi e nei cinque esercizi successivi; 


          b) abbiano alle proprie dipendenze, nell'anno di riferimento dei contributi, almeno cinque giornalisti, se testate quotidiane, o almeno tre giornalisti, se testate periodiche, a tempo pieno e a norma del contratto collettivo nazionale di lavoro;


          c) la testata per la quale sono richiesti i contributi sia posta in vendita e abbia un numero di uscite almeno pari a 240 numeri all'anno per i quotidiani, a 45 numeri all'anno per i plurisettimanali e per i settimanali, a 18 numeri all'anno per i quindicinali, a 9 numeri all'anno per i mensili e a 5 numeri all'anno per i bimestrali;


          d) la testata per la quale sono richiesti i contributi non sia posta in vendita congiuntamente con altre testate nazionali o locali nell'anno di riferimento dei contributi medesimi o in periodi parziali di esso;


          e) la testata abbia una diffusione pari ad almeno il 30 per cento della tiratura complessiva se testata a diffusione nazionale e ad almeno il 60 per cento se testata a diffusione locale. Tale condizione non si applica alle imprese di cui all'articolo 18, comma 1, lettera b);


          f) abbiano acquisito, nell'anno di riferimento dei contributi, ricavi pubblicitari non superiori al 40 per cento dei costi complessivi dell'impresa, compresi gli ammortamenti risultanti dal bilancio di esercizio dell'anno medesimo. Nell'ipotesi in cui i ricavi pubblicitari risultino superiori al 20 per cento dei costi complessivi dell'impresa, il contributo finale calcolato, compresa l'eventuale applicazione dei limiti di cui al comma 2 dell'articolo 20, è ridotto della percentuale pari alla differenza tra la percentuale dei ricavi pubblicitari, individuati ai sensi della presente lettera, e il predetto limite del 20 per cento;


          g) abbiano sottoposto l'intero bilancio dell'esercizio cui si riferiscono i contributi, i costi relativi all'edizione della testata per la quale richiedono i contributi nonché i dati relativi alla tiratura e alla diffusione, compresi i dettagli relativi alle vendite in blocco, a revisione contabile effettuata da parte di una società scelta tra quelle di cui all'apposito elenco previsto dalla Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB). Le imprese di cui alla lettera e) del comma 1 dell'articolo 18 devono allegare alla domanda i bilanci corredati da una relazione di revisione da parte di società abilitate secondo la normativa dello Stato in cui ha sede l'impresa.


      2. Ai fini dell'ammissione ai contributi diretti, si intende per diffusione l'insieme delle vendite e degli abbonamenti effettuati a titolo oneroso, con sconti in nessun caso superiori al 50 per cento del prezzo di copertina. Ai medesimi fini, le vendite in blocco, regolarmente fatturate e con sconti non superiori al 50 per cento del prezzo di copertina, concorrono a determinare la diffusione della testata in misura non superiore a un quinto della percentuale di diffusione minima prevista.
      3. Ai fini dell'ammissione ai contributi diretti, si intende per testata locale quella la cui diffusione è concentrata per almeno il 70 per cento in non più di quattro regioni italiane.
      4. Le cooperative editrici costituite ai sensi e per gli effetti dell'articolo 153, comma 4, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, nonché le imprese editrici di giornali quotidiani o di periodici che perdono la qualifica di organo di forze politiche definita ai sensi dell'articolo 18, comma 1, lettera b), della presente legge continuano a percepire i contributi, a condizione che, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, si trasformino in cooperative giornalistiche ai sensi del medesimo articolo 18, comma 1, lettera a), ad esclusione dell'applicazione dei requisiti di anzianità di costituzione e di pubblicazione e siano, nell'anno di riferimento dei contributi, in possesso dei requisiti di cui al comma 1 del presente articolo.



Art. 20.

(Contributi diretti all'editoria quotidiana e periodica. Quantificazione e limiti).

      1. Al fine di collegare il sostegno pubblico all'apporto fornito da ciascuna testata al pluralismo dell'informazione, le modalità di calcolo dei contributi alle imprese editrici di cui all'articolo 18 tengono conto della diffusione effettiva, della tiratura e dei costi sostenuti per l'edizione e per la distribuzione delle testate stesse e sono determinati nelle seguenti misure:


          a) un contributo annuo d'importo pari al 40 per cento dei costi, inclusi gli ammortamenti, relativi all'edizione della testata per la quale sono richiesti i contributi e comunque non superiore a 2,2 milioni di euro per ciascuna impresa;


          b) un contributo annuo pari a:


              1) 200.000 euro nell'ipotesi di tiratura netta media compresa tra le 10.001 e le 50.000 copie;


              2) 400.000 euro per ogni scaglione di 10.000 copie di tiratura netta media compresa tra le 50.001 e le 150.000 copie.


      2. Al fine di limitare la dipendenza dal sostegno pubblico e di assicurare parità di trattamento tra le diverse tipologie di soggetti beneficiari l'ammontare dei contributi erogabili ai sensi del presente articolo non può in nessun caso superare il 50 per cento dei costi, compresi gli ammortamenti, relativi all'edizione della testata per la quale è richiesto il contributo per le imprese editrici di giornali quotidiani. Per le cooperative di giornalisti editrici di periodici il contributo complessivo non può in nessun caso superare 320.000 euro per tirature nette medie inferiori alle 10.000 copie e 500.000 euro per tirature nette medie eccedenti le 10.000 copie.
      3. Il contributo complessivo per le imprese di cui all'articolo 18, comma 1, lettera d), non può comunque superare la somma di 1,5 milioni di euro per le testate totalmente pubblicate nelle lingue e nelle regioni di cui alla medesima lettera d) del comma 1 e 750.000 euro per le testate parzialmente pubblicate nelle lingue e nelle regioni di cui alla medesima lettera d) del comma 1.

      4. Il contributo per le testate pubblicate sulla rete internet previsto per le imprese di cui all'articolo 18, comma 1, lettera b), è corrisposto in alternativa a quello per la testata su supporto cartaceo ed è pari al 40 per cento dei costi sostenuti per l'edizione della testata.
      5. Nell'ipotesi di accertamento di situazioni di collegamento o di controllo, ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile, anche attraverso altre società direttamente o indirettamente controllate, tra imprese richiedenti i contributi previsti dal presente articolo, le stesse decadono automaticamente dal diritto ai contributi per l'anno di riferimento e fino all'esercizio successivo a quello di eliminazione del rapporto di collegamento o di controllo.
      6. Con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, in attuazione di quanto previsto dall'articolo 2, comma 117, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono determinate le procedure istruttorie, con riferimento particolare ai termini di presentazione delle domande per l'accesso ai contributi e a quelli di presentazione della documentazione, a pena di decadenza dai contributi stessi. Lo schema di regolamento di cui al presente comma è trasmesso alle Camere per l'acquisizione dei pareri delle competenti Commissioni parlamentari, le quali si esprimono entro trenta giorni dall'assegnazione. Decorso il predetto termine senza che le Commissioni abbiano espresso i pareri di rispettiva competenza, il regolamento può essere comunque emanato.
      7. Con il regolamento di cui al comma 6 sono stabiliti adempimenti, termini e modalità riguardanti i casi in cui nei cinque anni dalla riscossione dell'ultimo contributo le società procedano ad operazioni di riduzione del capitale per esuberanza, deliberino la fusione o comunque operino il conferimento di azienda in società il cui statuto non contempli l'esclusione della distribuzione di utili ovvero siano poste in liquidazione.
      8. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è rideterminata la composizione della commissione tecnica consultiva per l'editoria, di cui all'articolo 54 della legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni, che ha il compito di esprimere un parere sull'esistenza dei requisiti per l'ammissione ai contributi previsti dal presene articolo.
      9. I contributi di cui al presente articolo sono erogati in un'unica soluzione entro l'anno successivo a quello di riferimento.
 

Art. 21.

(Fondo per l'editoria periodica).

      1. A decorrere dall'anno 2010 è istituito, presso il Ministero per i beni e le attività culturali, un fondo di 10 milioni di euro annui per le imprese editrici di periodici costituite in forma di cooperative, fondazioni o enti morali senza finalità di lucro, ovvero di società nelle quali la maggioranza del capitale sociale è detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali senza finalità di lucro.
      2. Alle imprese che accedono al fondo sono corrisposti annualmente 0,2 euro per copia stampata fino a 30.000 copie di tiratura media, indipendentemente dal numero delle testate. I contributi di cui al presente comma sono corrisposti a condizione che le imprese editrici:


          a) siano costituite da almeno cinque anni ed editino da almeno cinque anni la testata per la quale richiedono i contributi;


          b) non abbiano acquisito, nell'anno di riferimento dei contributi, ricavi pubblicitari superiori complessivamente al 20 per cento dei costi, compresi gli ammortamenti, dell'impresa per l'anno medesimo, risultanti dal bilancio d'esercizio;


          c) abbiano pubblicato negli anni di maturazione del diritto al contributo e nell'anno di riferimento dello stesso, almeno 45 numeri ogni anno per ciascuna testata per i plurisettimanali e per i settimanali, 18 numeri ogni anno per i quindicinali e 9 numeri ogni anno per i mensili;


          d) abbiano adottato con norma statutaria il divieto di distribuzione degli utili nell'esercizio di riscossione dei contributi e nei cinque esercizi successivi.


      3. Al fondo non possono accedere le imprese editrici che richiedono i contributi diretti ai sensi della presente legge.
      4. Con il regolamento di cui al comma 6 dell'articolo 20 sono determinate le procedure istruttorie, con riferimento particolare ai termini di presentazione delle domande per l'accesso al fondo e a quelli di presentazione della documentazione, a pena di decadenza dal contributo stesso.


 


Art. 22.

(Agevolazioni per la spedizione di giornali quotidiani, periodici e libri).

      1. Al fine di tutelare la concorrenza e il pluralismo dell'informazione anche attraverso una migliore distribuzione dei prodotti editoriali e nel rispetto dei princìpi del processo di liberalizzazione dei servizi postali nell'Unione europea, alle imprese editrici è concesso annualmente un credito di imposta per le spese sostenute per la spedizione in abbonamento, nominativo e a titolo oneroso, di testate quotidiane o periodiche e per la spedizione di libri, al netto di eventuali rimborsi ottenuti dai soggetti destinatari delle pubblicazioni. Il credito di imposta è concesso quali che siano l'operatore e il sistema di recapito prescelti, ivi compresa la struttura distributiva delle edicole.
      2. Il credito di imposta concesso per le spedizioni di testate quotidiane, periodiche e di libri è fissato nella misura del 50 per cento dei costi effettivamente sostenuti complessivamente per ciascun periodo di imposta, a prescindere dall'operatore e dal sistema di recapito utilizzati. L'importo complessivo delle spese ammissibili all'agevolazionenon può eccedere, in ogni caso, l'importo corrispondente ai costi determinati in applicazione delle tariffe postali ordinarie.

      3. Il credito di imposta è concesso nei limiti di spesa complessivi pari a 180 milioni di euro per l'anno 2009, a 170 milioni di euro per l'anno 2010 e a 160 milioni di euro a decorrere dall'anno 2011, ed è indicato nella relativa dichiarazione dei redditi. Esso non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile ai fini dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), non rileva ai fini del rapporto previsto dagli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, ed è utilizzabile in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni.
      4. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità di attuazione del presente articolo, ed in particolare le modalità di calcolo basate su scaglioni, di concessione e di fruizione del credito di imposta, anche al fine di garantire il rispetto dei limiti di spesa fissati dal comma 3, nonché specifiche cause di revoca totale o parziale dei benefìci e di applicazione delle sanzioni.
      5. Per le spese sostenute per la spedizione e per la distribuzione in abbonamento delle pubblicazioni da parte di soggetti che svolgono attività editoriale per finalità non lucrative di cui all'articolo 1, commi 2 e 3, del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 353, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 46, e successive modificazioni, si applicano le tariffe postali agevolate, determinate con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Presidenza del Consiglio dei ministri, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, nelle forme previste dall'articolo 3, comma 1, del medesimo decreto-legge n. 353 del 2003. Le compensazioni dovute a fronte dell'applicazione delle tariffe agevolate di cui al presente articolo spettano a tutti gli operatori postali titolari di licenze individuali di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, che assicurano la prestazione del servizio universale di recapito. Fino alla determinazione di nuove tariffe agevolate, continuano ad applicarsi le tariffe agevolate vigenti. L'importo complessivo delle agevolazioni concesse ai sensi del presente comma non può eccedere un limite di spesa complessivo annuo pari a 100 milioni di euro.
      6. L'efficacia delle disposizioni del presente articolo è subordinata, ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3, del Trattato istitutivo della Comunità europea, e successive modificazioni, all'autorizzazione della Commissione europea.
 

Art. 23.

(Delega al Governo per l'estensione del credito di imposta per investimenti finalizzati all'innovazione).

      1. Al fine di promuovere gli investimenti finalizzati allo sviluppo dell'innovazione, con particolare riferimento alle nuove tecnologie dell'informazione e alla multimedialità, nonchè di favorire l'ingresso di nuovi operatori nel mercato editoriale, il Governo è delegato ad adottare, entro il termine di dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi di riordino degli incentivi alle imprese del settore editoriale, secondo i seguenti princìpi e criteri direttivi:


          a) prevedere una disciplina in materia di credito di imposta in misura non superiore al 15 per cento del costo sostenuto per le imprese che svolgono attività editoriale ai sensi dell'articolo 6, che sono iscritte nel Registro degli operatori di comunicazione di cui all'articolo 7 e che effettuano, entro il periodo di imposta di riferimento, gli investimenti di innovazione previsti dai decreti legislativi di cui all'alinea;


          b) garantire la parità di trattamento tra tutte le imprese editoriali, nel rispetto della normativa comunitaria vigente in materia di aiuti di Stato.


      2. I decreti legislativi di cui al comma 1 la cui attuazione determina nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica sono emanati solo successivamente all'entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanziano le occorrenti risorse finanziarie.


 

Art. 24.

(Fondo per la mobilità e la riqualificazione professionale dei giornalisti).

      1. Al fine di favorire la qualificazione professionale dei giornalisti negli stati di crisi aziendali, il Fondo per la mobilità e la riqualificazione professionale dei giornalisti, di cui all'articolo 15 della legge 7 marzo 2001, n. 62, è rifinanziato per un periodo di cinque anni, a decorrere dall'anno 2009, per un importo annuo di 5 milioni di euro.


 

Art. 25.

(Armonizzazione dei regimi previdenziali).

      1. Al fine di promuovere l'armonizzazione dei regimi previdenziali e la stabilizzazione dei rapporti di lavoro nel settore dell'editoria, con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono definite le modalità di applicazione, in riferimento ai giornalisti dipendenti, degli esoneri contributivi di cui all'articolo 8, comma 1, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, e all'articolo 1, commi 361 e 362, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, in modo tale da assicurare, per le aziende editrici, il livello complessivo di esonero ivi previsto e ferma restando l'assenza di oneri a carico dell'Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani.


      2. Gli esoneri contributivi di cui al comma 1 decorrono dalla data di entrata in vigore della presente legge e comunque da data non anteriore al 1o gennaio 2009.


 


Art. 26.

(Osservatorio per l'occupazione nell'editoria).

      1. Presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali è istituito, con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato, l'Osservatorio per l'occupazione nell'editoria, con il compito di monitorare l'evoluzione del settore editoriale con particolare attenzione ai livelli di occupazione e allo sviluppo delle professionalità, anche alla luce della diffusione dell'uso delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione e della progressione verso la multimedialità.
      2. L'Osservatorio di cui al comma 1 è composto da rappresentanti del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, da rappresentanti del Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri nonché, secondo criteri di pariteticità, da rappresentanti delle confederazioni delle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e delle organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale. Ai componenti dell'Osservatorio non compete alcun compenso né rimborso spese per l'attività espletata.


 


Art. 27.

(Dichiarazioni obbligatorie).

      1. I destinatari delle agevolazioni di cui alla presente legge possono avvalersi di tali misure agevolative solo se dichiarano, ai sensi dell'articolo 16-bis, comma 11, della legge 4 febbraio 2005, n. 11, introdotto dall'articolo 6 della legge 25 febbraio 2008, n. 34, di non rientrare tra coloro che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, aiuti ritenuti illegittimi o incompatibili dalla Commissione europea.


 

Capo V

PROMOZIONE DELLA LETTURA

 

Art. 28.

(Distribuzione di giornali quotidiani nelle scuole).

      1. Le imprese editrici che percepiscono contributi diretti ai sensi della presente legge sono tenute a fornire alle scuole di ogni ordine e grado copie di giornali quotidiani da utilizzare nelle classi quale materiale didattico e di diffusione dell'informazione e della cultura. Quantità, condizioni e modalità delle consegne sono definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, previo parere della commissione tecnica consultiva per l'editoria.
      2. La Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della gioventù e Dipartimento per l'informazione e l'editoria promuove accordi e opportune iniziative con le associazioni di categoria per incentivare la lettura dei giornali quotidiani da parte dei giovani.


 

Capo VI

COMPETENZE REGIONALI

 

Art. 29.

(Competenze regionali).

      1. Salva la competenza legislativa esclusiva dello Stato in tema di tutela della concorrenza, di ordinamento e di organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali, di ordinamento civile e penale, i princìpi desumibili dai capi IV e V della presente legge costituiscono princìpi fondamentali ai sensi dell'articolo 117, terzo comma, della Costituzione


 

Capo VII

DELEGA AL GOVERNO PER LA REDAZIONE DEL TESTO UNICO IN MATERIA DI EDITORIA

 

Art. 30.

(Delega al Governo).

      1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri interessati, un decreto legislativo avente ad oggetto la raccolta in un testo unico delle norme primarie in materia di editoria, con riferimento particolare alla disciplina del prodotto e dell'impresa editoriali, del mercato editoriale e delle provvidenze dirette e indirette all'editoria, anche modificando e integrando le norme vigenti ai fini del loro coordinamento formale e sostanziale, nonché del loro adeguamento ai princìpi e alle norme del diritto comunitario e costituzionale. Ai fini dell'adozione del predetto decreto legislativo il Governo è tenuto al rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:


          a) attuazione delle norme costituzionali in tema di libertà di manifestazione del pensiero, anche attraverso il rafforzamento della trasparenza e della tutela della concorrenza del mercato;


          b) coordinamento e adeguamento della disciplina del diritto d'autore in relazione all'evoluzione del prodotto editoriale, anche con riferimento alle possibilità di uso differenziato dello stesso prodotto;


          c) coordinamento e adeguamento della disciplina in tema di responsabilità degli operatori dell'informazione; 

          d) ampia delegificazione delle materie non coperte da riserva di legge;

          e) indicazione esplicita delle norme abrogate.


      2. Il decreto legislativo di cui al comma 1 è emanato previo parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 28, successive modificazioni, e delle competenti Commissioni parlamentari, le quali si esprimono entro trenta giorni dall'assegnazione dello schema di decreto legislativo. Decorso tale termine senza che la Conferenza unificata e le Commissioni parlamentari abbiano espresso il parere di rispettiva competenza, il decreto legislativo può essere comunque adottato.
      3. Il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi recanti disposizioni correttive e integrative del decreto legislativo di cui al comma 1, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi determinati dal medesimo comma 1, entro dodici mesi decorrenti dalla data di scadenza del termine di cui al citato comma 1.
      4. Il Governo completa il processo di riordino della materia dell'editoria emanando una raccolta organica delle norme regolamentari relative alla medesima materia, anche sulla base degli obiettivi indicati nel comma 117 dell'articolo 2 del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, e tenendo conto, in particolare, di quanto previsto dal comma 1, lettera d), del presente articolo.


 


Capo VIII

COPERTURA FINANZIARIA, ABROGAZIONI E DISPOSIZIONI FINALI

 

Art. 31.

(Copertura finanziaria).

      1. All'onere derivante dalle disposizioni di cui all'articolo 21, pari a 10 milioni di euro annui a decorrere dal 2009, all'articolo 24, pari a 5 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2009-2013, e all'articolo 25, valutati in 4,7 milioni di euro per il 2009, in 4,8 milioni di euro per il 2010 e in 4,9 milioni di euro a decorrere dal 2011, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui alla legge 25 febbraio 1987, n. 67, come determinata dalla tabella C della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

      2. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali provvede al monitoraggio degli oneri di cui all'articolo 25, informando tempestivamente il Ministero dell'economia e delle finanze, anche ai fini dell'adozione dei provvedimenti correttivi di cui all'articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. Gli eventuali decreti emanati ai sensi dell'articolo 7, secondo comma, numero 2), della citata legge n. 468 del 1978, prima dell'entrata in vigore dei provvedimenti o delle misure di cui al periodo precedente, sono tempestivamente trasmessi alle Camere, corredati da apposite relazioni illustrative.
      3. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
 

Art. 32.

(Abrogazioni).

      1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono abrogate le seguenti norme:


          a) articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47;


          b) articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 250, e successive modificazioni;


          c) articoli 1 e 11 della legge 7 marzo 2001, n. 62, e successive modificazioni.


      2. All'articolo 2, comma 1, della legge 14 agosto 1991, n. 278, le parole: «dall'articolo 3, comma 11, e» sono soppresse.
      3. A decorrere dall'anno successivo a quello della data di entrata in vigore della presente legge l'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 353, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 46, è abrogato.


 

Art. 33.

(Disposizioni finali).

      1. Restano ferme le disposizioni relative ai contributi in conto interessi e in conto canoni in favore delle imprese editoriali concessi dallo Stato per il sostegno dei programmi di investimento nel settore editoriale previsti dagli articoli 4, 5, 6 e 7 della legge 7 marzo 2001, n. 62, ai contributi per la stampa italiana all'estero previsti dall'articolo 26 della legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni, ai contributi per i quotidiani italiani teletrasmessi all'estero previsti dall'articolo 3, comma 2, della citata legge n. 62 del 2001, ai contributi per l'editoria speciale periodica per non vedenti previsti dall'articolo 28, comma 5, della legge 25 febbraio 1987, n. 67, ai contributi per i periodici delle associazioni dei consumatori e degli utenti previsti dagli articoli 137 e 138 del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni, e ai contributi per le agenzie di stampa quotidiane previsti dall'articolo 2, comma 30, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, e dall'articolo 4, comma 187, della legge 24 dicembre 2003, n. 350. Restano altresì ferme le disposizioni relative alle riduzioni tariffarie telefoniche per la stampa previste dall'articolo 28 della citata legge n. 416 del 1981, e successive modificazioni




27 dicembre 2008

CHE FURBETTO QUEL BRUNETTA

 

Che furbetto quel Brunetta

Che furbetto quel Brunetta
di Emiliano Fittipaldi e Marco Lillo



La trasferta a Teramo per diventare professore. La casa con sconto dall'ente. Il rudere che si muta in villa. Le assenze in Europa e al Comune. Ecco la vera storia del ministro anti-fannulloni 

La prima immagine di Renato Brunetta impressa nella memoria di un suo collega è quella di un giovane docente inginocchiato tra i cespugli del giardino dell'università a fare razzia di lumache. Lì per lì i professori non ci fecero caso, ma quella sera, invitati a cena a casa sua, quando Brunetta servì la zuppa, saltarono sulla sedia riconoscendo i molluschi a bagnomaria. Che serata. La vera sorpresa doveva ancora arrivare. Sul più bello lo chef si alzò in piedi e, senza un minimo di ironia, annunciò solennemente: "Entro dieci anni vinco il Nobel. Male che vada, sarò ministro". Eravamo a metà dei ruggenti anni '80, Brunetta era solo un professore associato e un consulente del ministro Gianni De Michelis.


Ci ha messo 13 anni in più, ma alla fine l'ex venditore ambulante di gondolette di plastica è stato di parola. In soli sette mesi di governo è diventato la star più splendente dell'esecutivo Berlusconi. La guerra ai fannulloni conquista da mesi i titoli dei telegiornali. I sondaggi lo incoronano - parole sue - 'Lorella Cuccarini' del governo, il più amato dagli italiani. Brunetta nella caccia alle streghe contro i dipendenti pubblici non conosce pietà. Ha ristretto il regime dei permessi per i parenti dei disabili, sogna i tornelli per controllare i magistrati nullafacenti e ha falciato i contratti a termine. Dagli altri pretende rigore, meritocrazia e stakanovismo, odia i furbi e gli sprechi di denaro pubblico, ma il suo curriculum non sempre brilla per coerenza. A 'L'espresso' risulta che i dati sulle presenze e le sue attività al Parlamento europeo non ne fanno un deputato modello. Anche la carriera accademica non è certo all'altezza di un Nobel. Ma c'è un settore nel quale l'ex consigliere di Bettino Craxi e Giuliano Amato ha dimostrato di essere davvero un guru dell'economia: la ricerca di immobili a basso costo, dove ha messo a segno affari impossibili per i comuni mortali.



Chi l'ha visto Appena venticinquenne, Brunetta entra nel dorato mondo dei consulenti (di cui oggi critica l'abuso). Viene nominato dall'allora ministro Gianni De Michelis coordinatore della commissione sul lavoro e stende un piano di riforma basato sulla flessibilità che gli costa l'odio delle Brigate rosse e lo costringe a una vita sotto scorta. Poi diventa consigliere del Cnel, in area socialista. Nel 1993, durante Mani Pulite firma la proposta di rinnovamento del Psi di Gino Giugni. Nel 1995 entra nella squadra che scrive il programma di Forza Italia e nel 1999 entra nel Parlamento europeo.


Proprio a Strasburgo, se avessero applicato la 'legge dei tornelli' invocata dal ministro, il professore non avrebbe fatto certo una bella figura. Secondo i calcoli fatti da 'L'espresso', in dieci anni è andato in seduta plenaria poco più di una volta su due. Per la precisione la frequenza tocca il 57,9 per cento. Con questi standard un impiegato (che non guadagna 12 mila euro al mese) potrebbe restare a casa 150 giorni l'anno. Ferie escluse. Lo stesso ministro ha ammesso in due lettere le sue performance: nella legislatura 1999-2004 ha varcato i cancelli solo 166 volte, pari al 53,7 per cento delle sedute totali. "Quasi nessun parlamentare va sotto il 50, perché in tal caso l'indennità per le spese generali viene dimezzata", spiegano i funzionari di Strasburgo. Nello stesso periodo il collega Giacomo Santini, Pdl, sfiorava il 98 per cento delle presenze, il leghista Mario Borghezio viaggiava sopra l'80 per cento. Il trend di Brunetta migliora nella seconda legislatura, quando prima di lasciare l'incarico per fare il ministro firma l'elenco (parole sue) 148 volte su 221. Molto meno comunque di altri colleghi di Forza Italia: nello stesso periodo Gabriele Albertini è presente 171 volte, Alfredo Antoniozzi e Francesco Musotto 164, Tajani, in veste di capogruppo, 203.


La produttività degli europarlamentari si misura dalle attività. In aula e in commissione. Anche in questo caso Brunetta non sembra primeggiare: in dieci anni ha compilato solo due relazioni, i cosiddetti rapporti di indirizzo, uno dei termometri principali per valutare l'efficienza degli eletti a Strasburgo. L'ultima è del 2000: nei successivi otto anni il carnet del ministro è desolatamente vuoto, fatta eccezione per le interrogazioni scritte, che sono - a detta di tutti - prassi assai poco impegnativa. Lui ne ha fatte 78. Un confronto? Il deputato Gianni Pittella, Pd, ne ha presentate 126. Non solo. Su 530 sedute totali, Brunetta si è alzato dalla sedia per illustrare interrogazioni orali solo 12 volte, mentre gli interventi in plenaria (dal 2004 al 2008) si contano su due mani. L'ultimo è del dicembre 2006, in cui prende la parola per "denunciare l'atteggiamento scortese e francamente anche violento" degli agenti di sicurezza: pare non lo volessero far entrare. Persino gli odiati politici comunisti, che secondo Brunetta "non hanno mai lavorato in vita loro", a Bruxelles faticano molto più di lui: nell'ultima legislatura il no global Vittorio Agnoletto e il rifondarolo Francesco Musacchio hanno percentuali di presenza record, tra il 90 e il 100 per cento.


Se la partecipazione ai lavori d'aula non è da seguace di Stakanov, neanche in commissione Brunetta appare troppo indaffarato. L'economista sul suo sito personale ci fa sapere che, da vicepresidente della commissione Industria, tra il 1999 e il 2001 ha partecipato alle riunioni solo la metà delle volte, mentre nel biennio 2002-2003, da membro titolare della delicata commissione per i Problemi economici e monetari, si è fatto vedere una volta su tre. Strasburgo è lontana dall'amata Venezia, ma non si tratta di un problema di distanza. A Ca' Loredan, nel municipio dove è stato consigliere comunale e capo dell'opposizione dal 2000 al 2005, il nemico dei fannulloni detiene il record. Su 208 sedute si è fatto vedere solo in 87 occasioni: quattro presenze su dieci, il peggiore fra tutti i 47 consiglieri veneziani.


Il bello del mattone



LA MAPPA DELLE PROPRIETA' DI BRUNETTA
Brunetta spendeva invece molto tempo libero per mettere a segno gli affari immobiliari della sua vita. Oggi il ministro possiede un patrimonio composto da sei immobili (due ereditati a metà con il fratello) sparsi tra Venezia, Roma, Ravello e l'Umbria, per un valore di svariati milioni di euro. "Mi piacciono le case e le ho pagate con i mutui", ha sempre detto. Effettivamente per comprare e ristrutturare la magione di 420 metri quadrati con terreno e piscina in Umbria, a Monte Castello di Vibio, vicino a Todi, Brunetta ha contratto un mutuo di 600 milioni di vecchie lire del 1993. Ma per acquistare la casa di Roma e quella di Ravello, visti i prezzi ribassati, non ne ha avuto bisogno. Cominciamo da quella di Roma. Alla fine degli anni Ottanta il rampante professore aveva bisogno di un alloggio nella capitale, dove soggiornava sempre più spesso per la sua attività politica. Un comune mortale sarebbe stato costretto a rivolgersi a un'agenzia immobiliare pagando le stratosferiche pigioni di mercato. Brunetta no.
Come tanti privilegiati, riesce a ottenere un appartamento dall'Inpdai, l'ente pubblico che dovrebbe sfruttare al meglio il suo patrimonio immobiliare per garantire le pensioni ai dirigenti delle aziende. Invece, in quel tempo, come 'L'espresso' ha raccontato nell'inchiesta 'Casa nostra' del 2007, gli appartamenti più belli finivano ai soliti noti. Brunetta incluso. Un affitto che in quegli anni era un sogno per tutti i romani, persino per i dirigenti iscritti all'Inpdai ai quali sarebbe spettato. Lo racconta Tommaso Pomponi, un ex dirigente della Rai ora in pensione, che ha presentato domanda alla fine degli anni Ottanta: "Nonostante fossi stato sfrattato, non ottenni nessuna risposta. Contattai presidente e direttore generale, scrissi lettere di protesta, inutilmente". Pomponi ha pagato per anni due milioni di lire di affitto e poi ha comprato a prezzi di mercato, come tutti. Il ministro, invece, dopo essere stato inquilino per più di 15 anni con canone che non ha mai superato i 350 euro al mese, ha consolidato il suo privilegio rendendolo perpetuo: nel novembre 2005 il patrimonio degli enti infatti è stato ceduto. Brunetta compra insieme agli altri inquilini ottenendo uno sconto superiore al 40 per cento sul valore di stima. Alla fine il prezzo spuntato dal grande moralizzatore del pubblico impiego è di 113 mila euro, per una casa di 4 vani catastali, situata in uno dei punti più belli di Roma. Si tratta di un quarto piano con due graziosi balconcini e una veranda in legno. Brunetta vede le rovine di Roma e il parco dell'Appia antica. Un appartamento simile a quello del ministro vale circa mezzo milione di euro: con i suoi 113 mila euro l'economista avrebbe potuto acquistare un box.
GUARDA LO SFOGLIO: I documenti dell'acquisto della casa Inpdai

Un tuffo in Costiera Anche il buen retiro di Ravello è stato un affare immobiliare da Guinness. Brunetta, che si autodefinisce "un genio", diventa improvvisamente modesto quando passa in rassegna i suoi possedimenti campani. "Una proprietà scoscesa", ha definito questa splendida villa di 210 metri quadrati catastali immersa in 600 metri di giardino e frutteto. Seduto nel suo patio il ministro abbraccia con lo sguardo il blu e il verde, Ravello e Minori.


Per comprare i ruderi che ha poi ristrutturato ha speso 65 mila euro tra il 2003 e il 2005. "Quanto?", dice incredula Erminia Sammarco, titolare dell'agenzia immobiliare Tecnocasa di Amalfi: "Mi sembra impossibile: a quel prezzo un mio cliente ha venduto una stalla con un porcile". Oggi un rudere di 50 metri quadri costa circa 350 mila euro, e una villa simile a quella dell'economista supera di gran lunga il milione di euro. Il ministro ha certamente speso molto per la pregevole ristrutturazione, tanto che ha preso un mutuo da 300 mila euro poco dopo l'acquisto del 2003 che finirà di pagare nel 2018, ma ha indubbiamente moltiplicato l'investimento iniziale.


 


Ma come si fa a trasformare una catapecchia senza valore in una villa di pregio? 'L'espresso' ha consultato il catasto e gli atti pubblici scoprendo così che Brunetta ha comprato due proprietà distinte per complessivi sette vani catastali, affidando i lavori di restauro alla migliore ditta del luogo. Dopo la cura Brunetta, al posto dei ruderi si materializza una villetta su tre livelli su 172 metri quadrati più dépendance, rifiniture in pietra e sauna in costruzione. Per il catasto, invece, l'alloggio passa da civile a popolare. In compenso, i sette vani sono diventati 12 e mezzo. Come è stata possibile questa lievitazione? "Diversa distribuzione degli spazi interni", dicono le carte. La signora Lidia Carotenuto, che fino al 2002 era proprietaria del piano inferiore, ricorda con un po' di malinconia: "La mia casa era composta di due stanzette, al massimo saranno stati 40 metri quadrati e sopra c'era un altro appartamento (che misurava 80 metri catastali, ndr) in rovina. So che ora il Comune di Ravello sta costruendo una strada che passerà vicino all'abitazione del ministro. Io non avrei venduto nulla se l'avessero fatta prima...". A rappresentare Brunetta nell'atto di acquisto della dépendance nel 2005 è stato il geometra Nicola Fiore, che aveva seguito in precedenza anche le pratiche urbanistiche. Fiore era all'epoca assessore al Bilancio del comune, guidato dal sindaco Secondo Amalfitano, del Partito democratico. I rapporti con il primo cittadino è ottimo: Brunetta entra nella Fondazione Ravello. E quest'anno, dopo le elezioni, Amalfitano fa il salto della barricata, entra nel Pdl e lascia la Costiera per Roma dove viene nominato suo consigliere ministeriale.


Il Nobel mancato "Io sono un professore di economia del lavoro, l'ho guadagnato con le unghie e con i denti. Sono uno dei più bravi d'Italia, forse d'Europa", ha spiegato Brunetta ad Alain Elkann, che di rimbalzo lo ha definito "un maestro della pasta e fagioli" prima di chiedergli la ricetta del piatto. L'economista Ada Becchi Collidà, che ha lavorato nello stesso dipartimento per otto anni, dice senza giri di parole che "Renato non è uno studioso. È prevalentemente un organizzatore, che sa dare il meglio di sé quando deve mettere insieme risorse". Alla facoltà di Architettura di Venezia entra nel 1982, dopo aver guadagnato l'idoneità a professore associato in economia l'anno precedente. Come ha ricordato in Parlamento il deputato democratico Giovanni Bachelet, Brunetta non diventa professore con un vero concorso, ma approfitta di una "grande sanatoria" per i precari che gravitavano nell'università. Una definizione contestata dal ministro, che replica: avevo già tutti i titoli.


In cattedra Secondo il curriculum pubblicato sul sito dell'ateneo di Tor Vergata (dove insegna dal 1991), al tempo il giovane Brunetta poteva vantare poche pubblicazioni: una monografia di 500 pagine e due saggi. Il primo era composto di dieci pagine ed era scritto a sei mani, il secondo era un pezzo sulla riduzione dell'orario edito da 'Economia&Lavoro', la rivista della Fondazione Brodolini, di area socialista, che Brunetta stesso andrà a dirigere nel 1980. Tutto qui? Nel mondo della ricerca esistono diverse banche dati per valutare il lavoro di uno studioso. Oggi Brunetta si trova in buona posizione su quella Econlit, che misura il numero delle pubblicazioni rilevanti: 30, più della media dei suoi colleghi. La musica cambia se si guarda l'indice Isi-Thompson, quello che calcola le citazioni che un autore ha ottenuto in lavori successivi: una misura indiretta e certo non infallibile della qualità di una pubblicazione, ma che permette di farsi un'idea sull'importanza di un docente. L'indice di citazioni di Brunetta è fermo sullo zero.


Le valutazioni degli indicatori sono discutibili, ma di sicuro il mondo accademico non lo ha mai amato: "L'università ha sempre visto in lui il politico, non lo scienziato", ricorda l'ex rettore dello Iuav di Venezia, Marino Folin. Nel 1991, da professore associato, riesce a trasferirsi all'Università di Tor Vergata. In attesa del Nobel, tenta almeno di diventare professore ordinario partecipando al concorso nazionale del 1992. In un primo momento viene inserito tra i 17 vincitori. Ma un commissario, Bruno Sitzia, rimette tutto in discussione. Scrive una lettera e, senza riferirsi a Brunetta, denuncia la lottizzazione e la poca trasparenza dei criteri di selezione. "Si discusse anche di Brunetta, e ci furono delle obiezioni", ricorda un commissario che chiede l'anonimato: "La situazione era curiosa: la maggioranza del collegio era favorevole a includere l'attuale ministro, ma non per i suoi meriti, bensì perché era stato trovato l'accordo che faceva contenti tutti. Comunque c'erano candidati peggiori di lui". Il braccio di ferro durò mesi, poi il presidente si dimise. E la nuova commissione escluse Brunetta. Il professore 'migliore d'Europa' viene bocciato. Un'umiliazione insopportabile. Così fa ricorso al Tar, che gli dà torto. Poi si appella al Consiglio di Stato, ma poco prima della decisione si ritira in buon ordine. Nel 1999 era riuscito infatti a trovare una strada per salire sulla cattedra. Un lungo giro che valica l'Appennino e si arrampica alle pendici del Gran Sasso, ma che si rivela proficuo. È a Teramo che ottiene infine il riconoscimento: l'alfiere della meritocrazia, bocciato al concorso nazionale, riesce a conquistare il titolo di ordinario grazie all'introduzione dei più facili concorsi locali. Nel 1999 partecipa al bando di Teramo, la terza università d'Abruzzo. Il posto è uno solo ma vengono designati tre vincitori. La cattedra va al candidato del luogo ma anche gli altri due ottengono 'l'idoneità'. Brunetta è uno dei due e torna a Tor Vergata con la promozione. Un'ultima nota. A leggere le carte del concorso, fino al 2000 Brunetta "è professore associato a Tor Vergata". La stranezza è che il curriculum ufficiale - pubblicato sul sito della facoltà del ministro - lo definisce "professore ordinario dal 1996". Quattro anni prima: errore materiale o un nuovo eccesso di ego del Nobel mancato?


Hanno collaborato Michele Cinque e Alberto Vitucci
(13 novembre 2008)


 


27 dicembre 2008

CHE FINE HANNO FATTO LE PROMESSE DEL SINDACO?

 

ITALCEMENTI CARRARA "Che fine hanno fatto le promesse del sindaco






Mercoledì 12 Novembre 2008


"Che fine hanno fatto le promesse del sindaco?"


 


"Progetto Carrara non assume più, Italcementi se ne va col portafoglio pieno e noi operai col cerino in mano"
operai_comune.jpg"Come sarà possibile far rispettare gli accordi a chi dovrà reindustrializzare le aree dismesse, se anche il comune di Carrara si sottrae a quest'impegno?". E' questa la domanda che si pongono gli operai dello stabilimento Italcementi di via Aurelia.


"Progetto Carrara acquistando Cava Foce (area dismessa Italcementi) doveva garantire la buona occupazione di 5 lavoratori in carico alla società in chiusura, come da protocollo discusso e caldeggiato da tutte le istituzioni presenti alla trattativa e dalle organizzazioni sindacali di categoria".


"Una sorta di protocollo - prosegue la missiva - che lega le aree ai lavoratori, valevole in linea di principio per tutte le aree industriali colpite nella nostra provincia da crisi; che siano Italcementi, Ica di Pallerone o Eaton di Massa. Questo, a tutela delle speculazioni e per il rilancio della nostra zona industriale. Ma è e sarà veramente così? ".


"Se la manovra di Progetto Carrara di garantire un solo posto diretto e non gli altri quattro passerà, farà calare un ombra nera su tutte le vertenze in atto. Il vincolo di acquisto che legava i cinque lavoratori ad uno sconto sull'area di 250mila euro era ben più che economico. Era ed è un vincolo politico l'idea che su questo territorio non mostreremo più il fianco a chi vuole speculare sulle aree dismesse, l'idea che il territorio lega a sé i destini della sua gente, l'idea che l'economia si fa con il lavoro e non con la 'finanza', non si compra a dieci per rivendere a cento aspettando bonifiche pagate da denaro pubblico o varianti urbanistiche che moltiplicano i 'pani e i pesci' con delibere magari poco oculate".


Intanto Progetto Carrara sta acquistando un'area spiazzando, a dire dell'associazione industriali, una cordata di imprenditori che lì e nello stabilimento di via Frassina avrebbe impiantato un'attività che reimpiegava la totalità delle maestranze a breve in mobilità (Il Tirreno, 2 agosto 2008). Manovra legittima crediamo in un regime di concorrenza tra soggetti privati, in cui la mediazione istituzionale per quanto detto, avrebbe dovuto creare le condizioni per una ricaduta occupazionale".


"Viene da sé che essendo il soggetto che acquista una Società per Azioni di totale proprietà pubblica la ricaduta occupazionale dovrebbe essere, diciamo così, garantita direttamente. Allora perché questo non accade? Fino a due settimane fa ciò non accadeva perché a voce dei rappresentanti di Progetto Carrara, non c'era posto in organico, ma oggi, visto il bando pubblico presentato per l'assunzione diretta di tre unità, da impiegare nello sportello al cittadino tutto diventa incomprensibile".


Perché avendo tre posti in organico, Progetto Carrara non assume dal bacino dei lavoratori Italcementi? Oppure accettiamo l'idea che l'impegno possa essere evaso facendo l'affare e scaricando i lavoratori ad altre realtà compiacenti scaricando le responsabilità su queste ultime, magari, in cambio di possibili appalti più o meno remunerativi".


"La funzione di ufficio di collocamento non è prerogativa di altri, come del resto la funzione di procacciatore di affari? Facendo le dovute proporzioni, accetteremmo che, sull'area Eaton, arrivasse un privato che compra in modo conveniente e assume solo settanta ex dipendenti avendo una capacità occupazionale di trecentocinquanta  lavoratori?".


E concludono: "No! Non ci siamo proprio. Dopo lunga ed estenuante trattativa in cui il sindaco Zubbani in persona ha svolto un ruolo di primo piano rischiamo che Italcementi se ne vada lasciando un “buco” di quaranta (40) posti di lavoro persi 1.050.000 euro in più nel portafoglio (prezzo di acquisto di Cava Foce), insieme a molte promesse di cui è garante un'istituzione che già non ha mantenuto le proprie. E noi, lì con il cerino in mano".
http://www.muckrakers.it/index.php?option=com_content&task=view&id=530&Itemid=2



27 dicembre 2008

UN IMPEGNO DI LOTTA E DI RIFLESSIONE

 

Un impegno di lotta e di riflessione


Ciao Franco, Ciao a tutti,


Grazie Franco per la lettera che hai inviato.


Condivido in pieno tutte le tue parole.


Io credo che siamo davvero tutti indignati, il problema non è questo, l’indignazione nei destinatari della tua mail la trovi di certo.


La questione è che siamo essere umani e per portare le battaglie vere in campo, perché di vera battaglia si tratta, dobbiamo fare i conti con le nostre singole vite e capacità di lottare in prima linea.
Capacità organizzativa, combattiva e anche credo capacità di sfrontatezza.


La “lotta rifiuti” è una lotta contro il sistema, contro il potere e la “cosa loro”, contro chi alla fine e anche all’inizio gestisce le sorti della nostra terra.
Parlo della mafia, parlo del potere dei soldi, parlo dell’ irresponsabilità di certi esseri umani.


“Il popolo delle mail”, cito Ino che saluto, non ce la fa a creare una forte, unica, attiva REAZIONE E CONCRETEZZA D’AZIONE e dare risposta a questa situazione stagnante e riluttante che esiste su questa terra di SICILIA.


Dimostriamo volontà d’agire ognuno nel nostro piccolo e nelle nostre realtà ma c’è sempre qualcosa che poi alla fine non fa andare dritto verso l’ obiettivo.


La difficoltà è oggettivamente immensa.


Allora smantelliamo il potere, smantelliamo il pensiero intossicato di certi individui, ognuno ogni giorno nel nostro piccolo nelle nostre azioni quotidiane, nelle nostre realtà di città siciliane stuprate dal
potere di pochi individui lo può fare. Smontiamo le fondamenta di questo potere con un lavoro meticoloso e assiduo, anche se non si vede e non da risultati subito.


Ammiro Franco, Ino, perché sono nelle istituzioni e pagano in prima persona le conseguenze del loro impegno, ammiro e do la mia solidarietà a Pino Ciampolillo per pagare prezzi troppo alti per smantellare certi “muri” troppo sporchi.


La lotta è quasi impossibile perché c’è tutto un sistema che sembra giungere fino al Dna delle persone.


Indignarci sì certo lo facciamo, ma dobbiamo essere, lo dico con molta modestia, molto consapevoli, che non è una lotta solo per Rifiuti Zero, No inceneritori, No illegalità, No mafia, no ecc. no ecc.


E’ una lotta contro un intero sistema.
(Scopro la carta vetrata...)


E’ questa per me, con la minima esperienza che ho nel campo dell’ attivismo, una difficoltà enorme e disarmante.


Certo arriverà la giustizia divina, ne sono certa, e sarà sicuramente la fine di ogni lotta.


Ma noi che pochi siamo e rappresentiamo molti restiamo uniti.


Un caro saluto


Patrizia Lo Sciuto


PS. Non potrò essere presente al Convegno Nazionale di Palermo, se qualcuno potrà raccontare cosa si è detto, ne sono grata.


 



RETE NAZIONALE RIFIUTI ZERO
Delegazione della Provincia di Trapani
http://rifiutizerotrapani.blogspot.com/
Email rifiuti.zerotp@libero.it

http://www.isolapulita.it


27 dicembre 2008

BILANCIO PREVISIONE 2007

 

IL BILANCIO COMUNALE DI ISOLA DELLE FEMMINE


 




                                                                              miseria e nobiltà



IL BILANCIO COMUNALE DI ISOLA DELLE FEMMINE




Qualche giorno addietro c’è stata una notizia che ci ha colpiti particolarmente.



“ I consulenti lavoreranno gratis per alcuni mesi. Motivo? Non è stato ancora approvato il bilancio”


Naturalmente si parlava di un Ente Pubblico: Il Comune di Palermo.

Infatti il Testo Unico sulle Autonomie locali il comma 2 dell’articolo 163 ci dice:



.. Ove non sia stato deliberato il bilancio di previsione, è consentita esclusivamente una gestione provvisoria, nei limiti dei corrispondenti stanziamenti di spesa dell'ultimo bilancio approvato, ove esistenti. La gestione provvisoria è limitata all'assolvimento delle obbligazioni già assunte, delle obbligazioni derivanti da provvedimenti giurisdizionali esecutivi e di obblighi speciali tassativamente regolati dalla legge, al pagamento delle spese di personale, di residui passivi, di rate di mutuo, di canoni, imposte e tasse, ed, in generale, limitata alle sole operazioni necessarie per evitare che siano arrecati danni patrimoniali certi e gravi all'ente.


NO  non   vogliamo parlare  delle tante ma tante  ma tante consulenze, ne parleremo prossimamente per chiederne i risultati prodotti per l'intera Comunità di Isola delle Femmine. Ciò che sembra alquanto strano è che con una dotazione organica di 62 dipendenti non siamo in grado di essere autosufficienti.

Si preferisce le consulenze alle risorse e capacità che si ha nella dotazione organica.

Così facendo si arreca un danno economico all’amministrazione oltre a creare un clima di sfiducia e demotivazione nel personale.



NO non vogliamo parlare di impegni di spesa presi in base ad entrate che per motivazioni diverse forse non vedranno mai la luce del sole.



NO non vogliamo parlare delle strade di Isola che percorrerle sta diventando alquanto pericoloso a causa del manto stradale che non esiste più e delle  buche che aumentano giornalmente. NOI sappiamo che una parte delle entrate delle entrate per infrazioni stradali, così come prevede la legge non viene impegnata per tale servizio, come anche al miglioramento del SERVIZIO del corpo dei vigili. Tanto importante anche per il controllo del territorio. (vedasi l’abusivismo edilizio denunciato dallo stesso UTC)



NO non vogliamo parlare di un servizio (che non è servizio) rifiuti che ha raggiunto la ragguardevole spesa di euri 1.220.244. E con un’estate ormai alle porte.


NO non vogliamo parlare della spoliazionme da Voi operata a danno del Consiglio Comunale che PUO' INTERVENIRE SULL'IMPEGNO DI SPESA SU UN MISERO 6-7%.
ALLA FACCIA DELLA PARTECIPAZIONE, SIETE RIUSCITI AD IMPEGNARE IL 94-95%.



NO non vogliamo parlare della Relazione previsionale che accompagna il Bilancio e che nel riportare freddamente i puri dati economici non riesce a trovare un bricciolo di entusiasmo nel delineare una prospettiva di crescita o una qualche opera infrastrutturale. LA RELAZIONE E’ TRISTE. (per non dire moscia)



NO non vogliamo parlare di questo continuo ricorrere all’anticipo di cassa, su cui siamo costretti a pagare degli interessi.


SE il bilancio doveva dare l’impressione del buon padre di famiglia in grado di mandare avanti degnamente la sua famiglia e dar loro una prospettiva di crescita economica e sociale.  NON  CI SIETE RIUSCITI.

Introdotto l’argomento cerchiamo di calarlo nella nostra realtà di Isola delle Femmine.


Da qualche settimana che il Consiglio Comunale sta cercando affannosamente di discutere il BILANCIO DI PREVISIONE. Vi è stata una prima adunata del Consiglio Comunale con all’ordine del giorno BILANCIO DI PREVISIONE.


Il presidente del Consiglio comunica ai convenuti che la proposta di delibera per cui ha convocato il Consiglio Comunale è stata reiterata dall’esecutivo, in quanto il BILANCIO mancava del parere favorevole dei Revisori dei Conti, e quindi propone la chiusura dell’assemblea.
Prima della chiusura il gruppo INSIEME ha dato lettura di una dichiarazione di voto col quale DIFFIDAVA il Sindaco sul protarsi dellla discussione sul P.R.G.



ALL’ADUNATA ERANO ASSENTI IL SINDACO L’INTERO ESECUTIVO ED I REVISORI DEI CONTI. (strano! Il presidente del Consiglio ha dichiarato "che vi è stato un deliberato impegno dei revisori dei conti nel ritardare l'approvazione del bilancio. Si è tentato di mettere in atto un atto di ostruzionismo nei nostri confronti. Probabilemte il Presidente del Consiglio forse non si è reso conto della sua dichiarazione ha messo in dubbio la professionalità dei Revisori, di conseguenza il rapporto di fiducia del Consiglio Comunale nei loro confronti. L'istituto dei revisori dei conti è un organo di garanzia per il Consiglio Comunale.


ADESSO cosa FARE?


Chiedere forse che si facciano da parte?


Era questo l'intento del Presidente del Consiglio?


E' strano cosa possa succedere quando si chiede di rispettare le regole. )



Dopo vari contatti aggiustamenti e riunioni di capigruppo finalmente arriviamo alla seduta odierna del Consiglio Comunale per discutere?

Di BILANCIO!

PROVIAMO

Entrate extratributarie in particolare la voce riguardante ENTRATA DERIVANTI DA MULTE E VIOLAZIONI DEL CODICE DELLA STRADA 2002/2005 euro 650.000 ACCERTATI di cui ne sono stati RISCOSSI euro 384.416 il cui 50% così come previsto da leggi deve essere destinata al potenziamento del corpo del corpo dei vigili e a tutto ciò che è connesso alla viabilità.
ESERCIZIO 2007 euro 180.000

RACCOLTA RIFIUTI euro 930.000 IN ENTRATA
RACCOLTA RIFIUTI EURO 1.220.244 USCITA ?

TRIBUTI non riscossi euro 2.164.962,74 (la storia infinita) e su cui non vi è certezza di riscossione e con il rischio di una loro prescrizione. Ciò è tanto più importante in quanto sono IPOTETICHE ENTRATE che vengono impegnate. (stiamo parlando di utenti che non pagano ACQUA ICI RIFIUTI ONERI URBANIZZ…………….).

Continuo ricorso alle anticipazioni di cassa su cui gravano INTERESSI PASSIVI ELEVATI.

La riorganizzazione del personale e il piano triennale di assunzione (proposta dalla giunta) non ha la necessaria copertura finanziaria.

Da diversi anni ormai nei nostri bilanci non vediamo nessun impegno per opere infrastrutturale.

FORSE E’ ORA CHE TUTTI NOI CITTADINI INIZIAMO A PARLARNE?



FORSE E’ ORA CHE TUTTI NOI CITTADINI INIZIAMO A PARLARNE?


GRUPPO CONSILIARE “INSIEME – Isola delle Femmine”

Con la presente il gruppo consiliare “INSIEME – Isola Delle Femmine” formula quanto segue:
-considerato il breve termine prefissato da questo consiglio comunale affinché si adotti il piano regolatore generale,
-considerati gli emendamenti presentati da questo gruppo consiliare e di quelli che saranno formulati nell’iter di adozione del P.R.G.;
-in considerazione dei pareri resi dal responsabile del II° settore U.T.C., arch. Sandro D’Arpa, sui suddetti emendamenti;
-considerato che potrebbe evincersi una incompatibilità del responsabile del II° settore per aver lo stesso formulato dei pareri agli emendamenti consiliari;
-considerata la relazione tecnica redatta dal responsabile del II° settore U.T.C., arch. Sandro D’Arpa, sulle modifiche che questo consenso dovrebbe adottare nel P.R.G.;
-considerata la necessità che sugli emendamenti formulati dai consiglieri comunali si esprima il progettista del P.R.G., arch. Angelo Aliquò;
-in considerazione del contratto di incarico professionale stipulato dall’Ente con l’arch. Aliquò;
-considerate le opportune insistenze di questo gruppo consiliare sulla necessaria presenza del progettista Aliquò nel corso dell’iter di adozione del P.R.G.;
-considerate non soddisfacenti le risposte formulate dal sig. Sindaco per l’assenza dell’arch. Aliquò, “lo invitato, ma lui non viene”;
per quanto suddetto, si diffida formalmente il sig. Sindaco, prof. Gaspare Portobello, a garantire la regolarità del procedimento di adozione del P.R.G..
Se a causa della mancata presenza del progettista, arch. Aliquò, o causa della mancanza di pareri di quest’ ultimo agli emendamenti di questo consiglio comunale dovesse derivare la nullità dell’attività consiliare, ovvero la nullità degli emendamenti al P.R.G., presentati dai gruppi consiliari, che non abbiano rispettato i parametri ed i vincoli imposti dalla normativa vigente, ovvero vi sia un ritardo all’adozione del P.R.G., il, si riterrà unico responsabile il sig. Sindaco.


Gruppo consiliare “INSIEME – Isola delle Femmine”





DECRETO LEGISLATIVO 18 agosto 2000, n. 267

Art. 163. Esercizio provvisorio e gestione provvisoria
2. Ove non sia stato deliberato il bilancio di previsione, è consentita esclusivamente una gestione provvisoria, nei limiti dei corrispondenti stanziamenti di spesa dell'ultimo bilancio approvato, ove esistenti. La gestione provvisoria è limitata all'assolvimento delle obbligazioni già assunte, delle obbligazioni derivanti da provvedimenti giurisdizionali esecutivi e di obblighi speciali tassativamente regolati dalla legge, al pagamento delle spese di personale, di residui passivi, di rate di mutuo, di canoni, imposte e tasse, ed, in generale, limitata alle sole operazioni necessarie per evitare che siano arrecati danni patrimoniali certi e gravi all'ente.

Art. 141. Scioglimento e sospensione dei consigli comunali e provinciali
c) quando non sia approvato nei termini il bilancio;
c-bis) nelle ipotesi in cui gli enti territoriali al di sopra dei mille abitanti siano sprovvisti dei relativi strumenti urbanistici generali e non adottino tali strumenti entro diciotto mesi dalla data di elezione degli organi. In questo caso, il decreto di scioglimento del consiglio è adottato su proposta del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
(lettera aggiunta dall'articolo 32, comma 7, legge n. 326 del 2003)

2. Nella ipotesi di cui alla lettera c) del comma 1, trascorso il termine entro il quale il bilancio deve essere approvato senza che sia stato predisposto dalla giunta il relativo schema, l'organo regionale di controllo nomina un commissario affinché lo predisponga d'ufficio per sottoporlo al consiglio. In tal caso e comunque quando il consiglio non abbia approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla giunta, l'organo regionale di controllo assegna al consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a 20 giorni per la sua approvazione, decorso il quale si sostituisce, mediante apposito commissario, all'amministrazione inadempiente. Del provvedimento sostitutivo è data comunicazione al prefetto che inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio.
2-bis. Nell’ipotesi di cui alla lettera c-bis) del comma 1, trascorso il termine entro il quale gli strumenti urbanistici devono essere adottati, la regione segnala al Prefetto gli enti inadempienti. Il prefetto invita gli enti che non abbiano provveduto ad adempiere all’obbligo nel termine di quattro mesi. A tal fine gli enti locali possono attivare gli interventi, anche sostitutivi, previsti dallo Statuto secondo criteri di neutralità, di sussidiarietà e di adeguatezza. Decorso infruttuosamente il termine di quattro mesi, il prefetto inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio.
(comma aggiunto dall'articolo 32, comma 8, legge n. 326 del 2003)

Art. 149. Principi generali in materia di finanza propria e derivata
4. La finanza dei comuni e delle province è costituita da:
a) imposte proprie;
b) addizionali e compartecipazioni ad imposte erariali o regionali;
c) tasse e diritti per servizi pubblici;
d) trasferimenti erariali;
e) trasferimenti regionali;
f) altre entrate proprie, anche di natura patrimoniale;
g) risorse per investimenti;
h) altre entrate.

Art. 151 - Principi in materia di contabilità
1. Gli enti locali deliberano entro il 31 dicembre il bilancio di previsione per l'anno successivo, osservando i principi di unità, annualità, universalità ed integrità, veridicità, pareggio finanziario e pubblicità. Il termine può essere differito con decreto del Ministro dell'interno, d'intesa con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, in presenza di motivate esigenze.
6. Al rendiconto è allegata una relazione illustrativa della giunta che esprime le valutazioni di efficacia dell'azione condotta sulla base dei risultati conseguiti in rapporto ai programmi ed ai costi sostenuti.
4. Il responsabile del servizio finanziario, di ragioneria o qualificazione corrispondente, è preposto alla verifica di veridicità delle previsioni di entrata e di compatibilità delle previsioni di spesa, avanzate dai vari servizi, da iscriversi nel bilancio annuale o pluriennale ed alla verifica periodica dello stato di accertamento delle entrate e di impegno delle spese.
5. Il regolamento di contabilità disciplina le modalità con le quali vengono resi i pareri di regolarità contabile sulle proposte di deliberazione ed apposto il visto di regolarità contabile sulle determinazioni dei soggetti abilitati. Il responsabile del servizio finanziario effettua le attestazioni di copertura della spesa in relazione alle disponibilità effettive esistenti negli stanziamenti di spesa e, quando occorre, in relazione allo stato di realizzazione degli accertamenti di entrata vincolata secondo quanto previsto dal regolamento di contabilità.

Art. 162. Principi del bilancio
2. Il totale delle entrate finanzia indistintamente il totale delle spese, salvo le eccezioni di legge.
3. L'unità temporale della gestione è l'anno finanziario, che inizia il 1° gennaio e termina il 31 dicembre dello stesso anno; dopo tale termine non possono più effettuarsi accertamenti di entrate e impegni di spesa in conto dell'esercizio scaduto.
5. Il bilancio di previsione è redatto nel rispetto dei principi di veridicità ed attendibilità, sostenuti da analisi riferite ad un adeguato arco di tempo o, in mancanza, da altri idonei parametri di riferimento.
Art. 170. Relazione previsionale e programmatica
1. Gli enti locali allegano al bilancio annuale di previsione una relazione previsionale e programmatica che copra un periodo pari a quello del bilancio pluriennale.
2. La relazione previsionale e programmatica ha carattere generale. Illustra anzitutto le caratteristiche generali della popolazione, del territorio, dell'economia insediata e dei servizi dell'ente, precisandone risorse umane, strumentali e tecnologiche. Comprende, per la parte entrata, una valutazione generale sui mezzi finanziari, individuando le fonti di finanziamento ed evidenziando l'andamento storico degli stessi ed i relativi vincoli.
3. Per la parte spesa la relazione è redatta per programmi e per eventuali progetti, con espresso riferimento ai programmi indicati nel bilancio annuale e nel bilancio pluriennale, rilevando l'entità e l'incidenza percentuale della previsione con riferimento alla spesa corrente consolidata, a quella di sviluppo ed a quella di investimento.
4. Per ciascun programma è data specificazione della finalità che si intende conseguire e delle risorse umane e strumentali ad esso destinate, distintamente per ciascuno degli esercizi in cui si articola il programma stesso ed è data specifica motivazione delle scelte adottate.
5. La relazione previsionale e programmatica fornisce la motivata dimostrazione delle variazioni intervenute rispetto all'esercizio precedente.
6. Per gli organismi gestionali dell'ente locale la relazione indica anche gli obiettivi che si intendono raggiungere, sia in termini di bilancio che in termini di efficacia, efficienza ed economicità del servizio.
7. La relazione fornisce adeguati elementi che dimostrino la coerenza delle previsioni annuali e pluriennali con gli strumenti urbanistici, con particolare riferimento alla delibera di cui all'articolo 172, comma 1, lettera c), e relativi piani di attuazione e con i piani economico-finanziari di cui all'articolo 201.


http://www.bosettiegatti.com/info/norme/statali/2000_0267.htm

mAGGIO 2008
IL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA

http://isolapulita.wordpress.com/


27 dicembre 2008

ITALCEMENTI CALCESTRUZZI MAFIA PUBBLICA AMMINSITRAZIONE

 0) Oggi in diretta da Palermo IO SONO SAVIANO da Palermo Napoli Milano Roma Cagliari Messina 20 dicembre la diretta
http://ciampolillopinoisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/io-sono-saviano-da-palermo-napoli.html#links
1)L'AFFAIR DELLA CALLIOPE: Ex Amministratori locali coinvolti in una storia di appartamenti?
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/blog-post_12.html
2)Delocalizzare le AZIENDE INSALUBRI Funzioni del Sindaco
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/la-bertolino-chiede-la-delocalizzazione.html
3)Amianto a Isola delle Femmine! Che fare? di Fabio Solina
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/amianto-isola-delle-femmine-che-fare.html
4)ITALCEMENTI Monselice Nuova ALLARMANTE fumata da....
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/monselice-nuova-allarmante-fumata-da.html
5)Risposta del Ministro Prestigiacomo all'interrogazione dell'on Siragusa
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/l-ha-approvato-la-riforma-dei-dip.html
6) La storia di una ranocchia
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/11/blog-post_21.html
7)La scomparsa dei Maiorana: gli imprenditori di Palermo rintracciati in Spagna
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/avvistati-in-spagna-i-maiorana.html
8)Italcementi, proclamato lo stato d'agitazione
http://isolapulita.blogspot.com/2008/12/italcementi-proclamato-lo-stato.html#links
9) Neoplasie infantili in aumento
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/aumento-delle-neoplasie-infantili.html
10) Amministratori accusati di tentata concussione sul caso Oikothen
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/amministratori-accusati-di-tentata.html
11) NO AL PET-COKE SI ALLA RICONVERSIONE
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/no-al-pet-coke-si-alla-riconversione.html
12) CROMO ESAVALENTE 6692 mg/kg A ISOLA DELLE FEMMINE e il SINDACO NICCHIA
http://isolapulita.blogspot.com/2008/11/cementifici-petcoke-rifiuti-diossine.html#links
13) Statistica Malattie e Forme Tumorali manifestatesi negli ultimi 25 anni a Isola delle Femmine
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/statistica-malattie-e-forme-tumorali.html
14) IL DIRITTO ALLA MIGLIOR CURA DISPONIBILE
http://isoladellefemminelibera.blogspot.com/2008/12/il-diritto-alla-miglior-cura.html



Italcementi Calcestruzzi Mafia Pubblica Amministrazione
Caricato da isolapulita

Riceviamo e pubblichiamo
Da Redazione Mercoledì 3 dicembre 2008 18:14
L’assemblea dei lavoratori dell'Italcementi ha proclamato lo stato di agitazione, con la sospensione delle prestazioni supplementari e straordinarie e ha dato mandato alla Camera del Lavoro e alla Fillea di richiedere alla Associazione degli Industriali di Roma di convocare urgentemente le parti (Sindacati, Comune e Azienda) per entrare nel merito dei percorsi atti a garantire il personale, non escludendo altre azioni e interventi. Leggi la nota. Nell'assemblea dei lavoratori dell'Italcementi di Civitavecchia, tenutasi lunedì 1 dicembre, si è esaminata la situazione circa la dismissione imminente delle attività e dello stabilimento, rimarcando la superficialità con cui da parte dell'azienda e anche della Amministrazione Comunale si è affrontata la vicenda e la sorte dei 27 lavoratori ancora in organico.
Infatti a fronte della richiesta d'incontro avanzata, congiuntamente dalla Camera del Lavoro Territoriale e dalla categoria, l' 8 ottobre, ai solleciti del 28 ottobre e 10 novembre nessuna risposta è giunta, e oggi si è capito il perché di tanto silenzio.
Come poteva l'Amministrazione convocare il Sindacato, la RSU , mentre erano in corso serrati contatti e trattative con l'Azienda, per stilare l'accordo per il recesso del comune di Civitavecchia dal protocollo d'intesa del 2004 e immediatamente recepito con la delibera di Giunta n. 366 del 27 novembre scorso.
Anche Giano sarebbe sicuramente impallidito, a fronte di tanto.
L'assemblea, ha rilevato la gravità della situazione, derivante dalla scarsa attenzione posta verso di essa e ancora di più aggravata dall'accordo raggiunto per il recesso, che al punto 5 che recita: ""....Tenuto conto dell'interesse pubblico e sociale che ciò riveste per la città, ( ndr. Piano di riqualificazione urbanistica , di iniziativa privata o pubblica; vedi p.4 accordo) Italcementi spa si impegna, tramite il soggetto acquirente, alla salvaguardia della continuità occupazionale degli attuali addetti allo stabilimento e conferma la disponibilità a salvaguardare le esigenze abitative degli occupanti aventi titolo ( titolari dei contratti in essere) ""....." con soluzioni alternative, da concordare tra L'Amm/ne Comunale ed il nuovo soggetto acquirente ..."".
A fronte di una tale situazione in cui tutto è rimandato "all'impegno verso il nuovo soggetto acquirente", come Organizzazione sindacale e lavoratori riteniamo, invece, che risposte certe e i destini di 27 famiglie, oltre che degli abitanti le case di proprietà, debbano essere meglio definiti e specificati, anche e soprattutto perché una Azienda che chiude non può non farsi carico di discutere con il sindacato i percorsi per i lavoratori.
Al termine dell'Assemblea si sono pertanto assunte iniziative atte a far si che ognuno si faccia carico delle proprie responsabilità, decidendo da subito lo stato di agitazione, con la sospensione delle prestazioni supplementari e straordinarie, di dare mandato alla CdLT e alla FILLEA di richiedere alla Associazione degli Industriali di Roma di convocare urgentemente le parti, O.S., Amm/ne, Azienda, per entrare nel merito dei percorsi atti a garantire il personale, non escludendo altre azioni e interventi.
Il Segretario Generale CdLT CGIL Il Segretario Generale FILLEA CGIL
Franco Boriello Vincenzo Cariddi

http://www.trcgiornale.it/news/content/view/26498/1/
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com


27 dicembre 2008

TARALLUCCI E VINO

 
















La proposta di legge regionale, sui costi della politica, ha chiaramente messo in crisi TUTTI i “politicanti” locali affaccendati nella preparazione delle candidature per le prossime elezioni amministrative.
Tutti sappiamo a Isola delle Femmine, che la disponibilità a cariche da ricoprire e stipendi da percepire, condiziona la candidatura in una Qualsiasi lista elettorale.

Se per un attimo ci soffermiamo sulla proposta di legge approvata dalla giunta Lombardo scorgiamo che:
-La riduzione del numero degli assessori da 7 a 4;
-Il taglio alle indennità aggiuntive per sindaco e presidente del Consiglio;
-Il Gettone presenza così come i consiglieri comunali, per il VICE PRESIDENTE del Consiglio;
-L’addio all'aspettativa retribuita per gli eletti nei consigli;
-Lo stop ai permessi per i consiglieri-dipendenti che non potranno più andare in aspettativa con contributi a carico dell'ente.


Sicuramente creerà una situazione di SCOMPIGLIO in un ravvicinato futuro della vita politica amministrativa di Isola delle Femmine.

La politica è la vita della comunità sociale ed economica, e chi la gestisce e la usa esclusivamente per un proprio interesse personale e di potere dovrebbe essere buttato fuori da chi lo ha eletto.
Difficile pensarlo sapendo che chi lo ha eletto aspetta o il "favore personale" o.......
Bisognerebbe soltanto che ci accorgessimo quanto fondamentale in questo momento è il sacrificio di tutti perchè del finto benessere che alcuni si arrogano di dovere vivere, se ne può fare a meno.


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Nome: Pino Ciampolillo Comitato Cittadino Isola Pulita Aderente alla Sezione di Palermo di Legambiente e referente Coordinamento Comitati Cittadini Siciliani Registrato il 19.01.07 presso l'Agenzia delle Entrate Ufficio di Augusta (SR) al n° 60 Serie 3° Atti Privati Protocollo 2007001030, n° progressivo 2007000376. L’Associazione costituita esclusivamente per fini di solidarietà, ai sensi dell’art. 2 della legge 11/7/91 n 266 e della legge regionale 7/6/1994 n 22. Informazioni specifiche ex L. 62/01 L'informazione pubblicata su questo sito è no profit. L'aggiornamento avviene secondo la disponibilità dei testi. Questo sito web non contiene informazioni aggiornate con cadenza periodica regolare, e non può pertanto essere pertanto considerato "giornale" o "periodico" o comunque “prodotto editoriale” ai sensi della legge 62/01. Inoltre secondo l'art. 28 della legge 69/63, il direttore responsabile delle riviste a carattere tecnico, professionale o scientifico non deve essere necessariamente iscritto all'albo dei giornalisti.

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