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comitato cittadino di isola delle femmine


Diario


9 luglio 2009

PRENDI I SOLDI E SCAPPA

 


PRENDI I SOLDI E SCAPPA


IL PROFESSORE GASPARE PORTOBELLO SINDACO DI ISOLA DELLE FEMMINE PENSA CHE LA DETERMINA DI CUI ALL'OGGETTO NON NECESSITI DI ALCUN COMMENTO E SCONSIGLIA VIVAMENTE QUALCHE MALE INTENZIONATO A COLLEGARE LA CITATA DETERMINAZIONE CON LE CRITICHE E LE ACCUSE CHE EGLI IL SUO FIDO DR. MARCELLO CUTINO E IL GRUPPO TUTTO DI PROGETTO ISOLA HANNO VIVACEMENTE E PREPOTENTEMENTE RIVOLTO IN MANIERA OFFENSIVA ALL'INDIRIZZO DEL CONSIGLIERE AVVOCATO GIUSEPPE PAGANO
"...APPROPRIATOSI INDEBITAMENTE DI UNA INDENNITA' DI CARICA DI VICE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO...."
IL SINDACO COMUNICA CHE PUR ESSENDO STATE EMESSE DAL COMUNE DUE INDENNITA' (RIFERENTESI ALLO STESSO PERIODO) PER LA CARICA DI VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO (AVV. PAGANO E CAPITANO LUCIDO) LA ATTIVITA' E' STATA ESPLETATA DAL SOLO AVVOCATO GIUSEPPE PAGANO.
IL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE HA PAGATO DUE INDENNITA' A FRONTE DI UNA SOLA PRESTAZIONE?

COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE


DETERMINAZIONE DEL CAPO SETTORE


N° 174 del 29.05.2009

Oggetto: Liquidazione a saldo indennità di fine mandato, ai sensi dell'art 12 del decreto presidenziale 19/2001.

IL CAPO SETTORE


Premessso che in data 28.05.2009 è stata acquisita al protocollo 710/int la nota del SINDACO con la quale viene richiesta l'erogazione del saldo dell'indennità di fine mandato.


Visto l'art 12 del D. Pres. N 19/2001, che pervede che al Sindaco spetta un indennità di fine mandato pari ad una mensilità per ogni anno di mandato, commisurata all'indennità media percepita nel periodo del mandato;


Preso atto che il di questo Comune ha percepito un'indennità mensile di Euri 1.718,51 per il periodo giugno 2004 – maggio 2005 e un indennità mensile di Euri 1.422,73 per il periodo giugno2005 – maggio 2009;


Rilevato pertanto che l'indennità di fine mandato complessiva, calcolata secondo quanto previsto dal citato art 12 del D.P. n. 19/2001 (un'indennità mensile per ogni anno di mandato, commisurata all'indennità media percepita negli anni del periodo del mandato) ammonta ad Euri 7.489,43;


Considerato che con determinazione del Vice Sindaco n 26 del 20.7.2009, si è provveduto ad erogare al Sindaco Professore Gaspare Portobello l'indennità di fine mandato maturata nel periodo giugno 2004- giugno 2007, per un importo pari a Euri 4.603,97;


Ritenuto pertanto, dover erogare al Sindaco Professore Gaspare Portobello la somma di Euri 2.885,46 a saldo e conguaglio dell'indennità di fine mandato spettantegli per il periodo giugno 2004 maggio 2009;

DETERMINA

  1. Erogare, per i motivi espressi in narrativa, al Sindaco di questo Comune, professore Gaspare Portobello, l'indennità di fine mandato ai sensi dell'art 12 del D.Pres n 19/2001, calcolata come sopra, pari a Euri 2.885,46, a saldo e conguaglio di quanto sopra dovuto per il periodo giugno 2004 maggio 2009, tenuto conto di quanto già liquidato giusta determinazione n 26/2007

  2. Impegnare la somma suddetta di Euri 2.885,46 sul cap 14 dell'intervento 1.01.01.03 “Sindaco, Assessori, Presidente e Vice Presidente del Consiglio” del c.B. Che presenta la necessaria disponibilità.

  3. Dare mandato all'Ufficio ragioneria di emettere il conseguente mandato di pagamento in favore del Sindaco Professore Gaspare Portobello.


    Imp. n. 653/2009

    Si attesta la regolarità contabile e la relativa copertura finanziaria







Il Sindaco Portobelllo Gaspare puntando il dito verso il balcone ove generalmente pronuncia il suo discorso elettorale urla:


“ Stefano Bologna devi dire alla cittadinanza di Isola delle Femmine chi ti ha sostenuto finanziariamente nella campagna per le elezioni regionali del 2001?”


“ Stefano Bologna confessa alla cittadinanza i nomi dei “finanziatori” della tua candidatura alle elezioni provinciali del 2003”.


“ Stefano Bologna e poi vieni a dirci che proprio tu hai sventato un tentativo di estorsione a proposito della storia dell'Ufficio del genio civile di Trapani. Ma a chi vuoi farla bere questa favola


Stefano Bologna?”


I tantissimi cittadini ancora estasiati dai meravigliosi racconti delle avventure dell' Indiana Jones (al secolo VicePresidente del Consiglio nonché Capitano Lucido Lucido Lucido il vero l'originale) restano increduli dalle pesantissime domande che il Sindaco Portobello poneva al Suo ex amico nonché suo vicesindaco Stefano Bologna.


I cittadini attoniti attendono invano la risposta da un balcone che non dà alcun segno di vita, ed in assenza di risposte cominciano le riflessioni dei Cittadini da cui sorgono spontanee delle domande.




Il Professore Portobello ammette di aver amministrato con un Sindaco che aveva alle spalle moltissimo prima del 2001 un “FINANZIATORE” elettorale.




Una piccola parentesi Signor Sindaco Gaspare Portobello a proposito del 2001 anno di concessione della licenza edilizia illegittima (vedasi interrogazione Presidente Commissione Ambiente Senatore Sodano) concessa alla Italcementi per la costruzione, quale ruolo svolgeva Lei Professore Portobello all'interno della giunta Bologna?


Parlando di anni anni anni mi sorge spontanea una domanda “Avevate i calzoncini corti quando avete inziato a precepire le indennità di carica?”


Scusi dell'interruzione, dicevamo.




Immaginando l'arguzia e la perspicacia del Nostro Sindaco Gaspare Portobello, mi chiedo se eventalmente si è posto delle semplici domande durante tutti questi anni che ha amministrato con Stefano Bologna:


Perchè il “finanziatore”ci ha finanziato? Quali vantaggi ne ha ricavato?


In caso di risposta affermativa, il nostro Sindaco Portobello che ha amministrato con il suo ex amico Stefano Bologna in tutti questi anni si è forse chiesto:


Chi è il NOSTRO “finanziatore”?




In caso di risposta affermativa, il nostro Sindaco Portobello che ha amministrato con il suo ex amico Stefano Bologna in tutti questi anni si è putacaso chiesto:


Nelle elezioni amministrative del 2004, ove sono stato eletto Sindaco quale ruolo avevano i Nostri “finanziatori”? Oppure si sono dissolti come neve al sole?




In caso di risposta affermativa, il nostro Sindaco Portobello che ha amministrato con il suo ex amico Stefano Bologna in tutti questi anni e che ha deciso di candidarsi a capo di una “nuova” lista Progetto Isola si è semplicemente chiesto:


In questa tornata elettorale con chi si sono posizionati i NOSTRI finanziatori?




Inutilemnte i Cittadini hanno atteso sino a notte fonda, dal Sindaco Professore Gaspare Portobello risposte che non son giunte:


Conoscendo la Sua propensione alla riflessione ed alla meditazione su una qualsiasi risposta siamo certi che il Nostro Sindaco Gaspare Portobello sarà in grado di fornircele ed in maniera esaudiente


alla nostra voglia di trasparenza, di democrazia ma soprattutto di non illegalità e con il convincimento che anche a isola delle Femmine non esistono ZII



6 commenti:

Anonimo ha detto...

portobello una informazione su cosa fatto bene
ma sapete se bologna l'ha presa l'indennità di fine mandato
e tutte le somme pagare assense dalla banca per il lavoro non fatto manco al comune e in banca si parla di circa 40 euri

Anonimo ha detto...

Il Professore Portobello ammette di aver amministrato con un Sindaco che aveva alle spalle moltissimo prima del 2001 un “FINANZIATORE” elettorale.

Una piccola parentesi Signor Sindaco Gaspare Portobello a proposito del 2001 anno di concessione della licenza edilizia illegittima (vedasi interrogazione Presidente Commissione Ambiente Senatore Sodano) concessa alla Italcementi per la costruzione, quale ruolo svolgeva Lei Professore Portobello all'interno della giunta Bologna? il ruolo del fesso.
molti cOMPLIMENTI PER QUANTO SCRITTO

Libertario ha detto...

A questo punto e per quanto detto e scritto sul blog e urgente fare una verifica storica del posizionamento dei soggetti che hanno partecipato nelle campagne elettorali da esterni disinteressati(!) dagli anni 60 in poi e spostamenti di candidati che hanno sempre vinto le lezioni.
Almeno la decantata democrazia riscoperta nel 2009 ha un senso compiuto.

Chiara Oliva su facebook ha detto...

CIAMPOLILLO COERENZA VENDESI:
L'uomo dalle mille denunce, dalle mille minacce ricevute, dai mille "non votiamoli" dalle mille battaglie contro la cementeria VOTA Antonino Rubino, meglio noto come "il candidato DELLA CEMENTERIA".

Per visionare solo ALCUNE prove documentali:

http://www.youtube.com/watch?v=KWaWYn_UQdI

http://www.youtube.com/watch?v=6hmWkKBH2Y4&videos=TKAb29PhH70&playnext_from=TL&playnext=1

http://www.youtube.com/watch?v=Oo2TQwUZE3U

http://www.youtube.com/watch?v=h8thdtJ9Lis
Segnala

Comitato Cittadino Isola Pulita ha detto...

Carissima Chiara OLIVA vedo che Ti scomodi addirittura riportando i post che hai messo su facebook.Tranquilla da buon democratico Te li lascio non sono come i Toui amici che amano la CENSURA.
Una domanda mi viene da rivolgerTi:Come avete sempre sostenuto sono il solo ed unico componente di Isola Pulita, concessoVi questo per buono mi chiedo anzi Ti Chiedo anzi Vi chiedo Perchè rivolgete tutta questa attenzione nei miei confronti? Visto che sono solo come Vostro avversario (o meglio come dite voi nemico) ma che centro io con Voi. Piuttosto non avete altri nemici a cui rompere i cogl....? A proposito di minace non te deve fregare niente. Ciò che invece deve interessare TE e i TOUI AMICI sono le MIE le denunce politiche affaristiche malavitose di personaggi che osano definirsi politici. A questi SIGNORI farò sentire il fiato sul collo della DEMOCRAZIA e della LEGALITA' Ciao Pino Ciampolillo

Comitato Cittadino Isola Pulita ha detto...

n.b. per CHIARA OLIVA Un consiglio consiglia ai Toui amici di dare le risposte alle domande che le liste Bologna e Rubino vi hanno posto. C'è forse voluto il sacrificio di una giovane vita mettere tutto a tacere?
Lo so Domandare è lecito
Rispondere è cortesia


27 dicembre 2008

AUTORIZZAZIONI AMBIENTALI MALAGROTTA

 

Autorizzazioni ambientali Malagrotta ora la procura indaga sui pe




Lun 24/11/2008   la Repubblica Roma  estratto da pagina 3

Autorizzazioni ambientali Malagrotta ora la procura indaga sui permessi

Nel mirino dei pm la " Valutazione di impatto ambientale" e gli atti della Regione

MARINO BISSO CECILIA GENTILE

A UTORIZZAZIONI mancanti o incomplete. L'inchiesta della magistratura intorno al gassificatore e alla gestione dei rifiuti a Malagrotta punta adesso sulla regolarità delle procedure rilasciate dalla Regione sotto la giunta Storace prima e quella Marrazzo poi. Nel mirino dei pm finiscono atti commissariali e funzionari che hanno firmato le pratiche amministrative. Non ci sono solo le violazioni alla legge Seveso 2, che vieta di concentrare nella stessa area più impianti industriali ad alto rischio.

I possibili reati vanno dall'abuso all'omissione al falso.

In questa seconda fase dell'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Achille Toro e dal pm Simona Maisto, non ci sono ancora indagati, ma l'attenzione degli investigatori si sta concentrando su una decina di pubblici ufficiali e sul loro operato.

Oltre alle indagini dei carabinieri  del Noe, che due settimane fa hanno messo sotto sequestro il gassificatore, c'è anche un esposto depositato in Procura lo scorso 10 novembre a firma di tre associazioni, quattro consiglieri municipali e da cittadini dei municipi XV, XVI,XVIII e del comune di Fiumicino.

I firmatari dell'esposto denunciano l'illegittimità della Via, valutazione d1fmPatto ambientale, rilasciata dalla Regione per la costruzione dell'impianto.                                                                                                            

«La Via – dichiara Massimo Piras portavoce del comitato - non è accompagnata dagli studi di settore e dai monitoraggi  che dovevano fare l'Arpa o l'Apat. Non solo.

L'Aia, autorizzazione integrata ambientale, è arrivata il 9 settembre scorso, mentre il gassificatore è in pre-esercizio da agosto. Infine manca la Vas, valutazione strategica di area vasta, necessaria perché su quel  territorio ci sono altri cinque impianti ad alto rischio ambientale.

L'esposto contesta anche la mancanza di informazione ai cittadini dovuta per legge dopo il rilascio della VIA. «Un atto così importante continua Piras- è stato pubblicato solo sul Giornale d'Italia, e infatti non sono arrivate osservazioni da parte dei cittadini.

Per quanto riguarda la discarica, l'esposto contesta la mancanza di una VIA sull'intero invaso.

«Di volta involta le compatibilità ambientali sono state verificate solo lotto per lotto, come se si trattasse di tante piccole discariche, sostiene Piras. Altra questione sono gli atti commissariali che hanno autorizzato le varie proroghe e autorizzazioni su Malagrotta. Una vicenda complessa dal punto di vista giudiziario, anche perché i commissari straordinari per l'emergenza rifiuti hanno il potere di disporre atti amministrativi in deroga alle nome vigenti.


27 dicembre 2008

ACQUA PUBBLICA RIPRENDIAMOCI IL FUTURO

 






ACQUA PUBBLICA, RIPRENDIAMOCI IL FUTURO!
(documento conclusivo del Secondo Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua)
Aprilia, 22-23 novembre 2008


 



Sono stati due anni e mezzo importanti quelli che il movimento per l'acqua ha trascorso dal primo Forum del marzo 2006 ad oggi.
Abbiamo messo in comune le nostre esperienze di lotta e di mobilitazione nei territori per l'affermazione dell'acqua come bene comune e diritto umano universale e contro la sua privatizzazione.
Abbiamo collettivamente scritto una legge d'iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua e la sua gestione pubblica e partecipativa.
Abbiamo costruito una campagna di raccolta firme che per sei mesi ha visto iniziative in ogni angolo del paese e ci ha permesso di raccogliere oltre 400.000 firme.
Abbiamo realizzato la prima manifestazione nazionale per la ripubblicizzazione dell'acqua e per la difesa dei beni comuni, con 40.000 persone che hanno sfilato per le strade della capitale.
Abbiamo intensificato, diffuso, approfondito le mobilitazioni territoriali contribuendo a costruire il nuovo alfabeto dei beni comuni e della partecipazione dal basso.
Abbiamo costruito un movimento unito e articolato, radicale nella volontà di cambiamento e inclusivo delle differenze e delle culture d'appartenenza, partecipato e democratico.
Abbiamo messo a disposizione la nostra esperienza per costruire la Rete Europea per l'acqua pubblica, che ha visto il suo atto di nascita nel recente Forum Sociale Europeo di Malmoe.
Nel frattempo molte cose sono cambiate, dando ancora più forza alle nostre ragioni.
Il mondo è oggi attraversato dalla più importante crisi economica e finanziaria che la storia ricordi, mentre si è approfondita la crisi alimentare globale e si è definitivamente appalesata la crisi ecologica e resi evidenti i primi effetti permanenti dei cambiamenti climatici planetari.
Un modello di ordine mondiale, fondato sul pensiero unico del mercato, sull'accaparramento predatorio delle risorse naturali, sulla mercificazione dei beni comuni e la loro consegna ai grandi capitali finanziari, sullo svuotamento della democrazia e della partecipazione popolare sta dimostrando il proprio completo fallimento.
Il "crack" globale dell'economia finanziaria rappresenta l'esito di trenta anni di politiche liberiste, basate sull'assioma "privato è bello", sulla deregolamentazione del lavoro, sulla privatizzazione dei servizi pubblici, sulla espropriazione dei diritti sociali.
Oggi sono i grandi poteri bancari e finanziari ad invocare l'intervento pubblico e il sostegno statale.
Oggi sono i più sfrontati liberisti a dichiarare il fallimento del mercato.
Lo scopo è chiaro : ottenere un nuovo travaso di risorse dalle collettività ai poteri forti per rilanciare i flussi finanziari mondiali e riprendere l'espropriazione di risorse.
Così si chiedono sostegni pubblici alle banche, mentre si approvano normative –come l'art. 23 bis della Legge n. 133/2008- che perseguono la definitiva messa sul mercato dei servizi pubblici locali, a partire dall'acqua e dal servizio idrico integrato.
Così si approvano normative per il drastico taglio dei fondi alle scuole di ogni ordine e grado, si inasprisce la precarietà e ci si appresta ad eliminare il contratto collettivo nazionale per il mondo del lavoro.
"Noi la vostra crisi non la paghiamo" dichiara uno straordinario movimento per la scuola pubblica, una "Onda anomala" di studenti, universitari, maestre, genitori, insegnanti, precari, che ha aperto una nuova fase della mobilitazione sociale, con al centro la lotta contro la privatizzazione del sapere e la riappropriazione di uno spazio pubblico, come luogo dei beni comuni, dei diritti sociali e della democrazia.
"Noi la vostra crisi non la paghiamo" risponde un mondo del lavoro che rifiuta la socializzazione degli oneri della crisi finanziaria e chiede un nuovo intervento pubblico a sostegno delle fasce deboli della popolazione e per la definizione di un nuovo modello di produzione basato sugli interessi collettivi e la sostenibilità ambientale e sociale.
"Noi la vostra crisi non la paghiamo" rilanciano i movimenti per i beni comuni e le loro lotte territorialmente diffuse, ponendo al centro della propria iniziativa la riappropriazione sociale dell'acqua e dei beni comuni, la loro cura e conservazione per le generazioni future, la loro gestione partecipata dai cittadini, dai lavoratori e dalle comunità locali, come motore di una ricostruzione dei legami sociali, di una riaffermazione dei diritti collettivi, della riproduzione di un'appartenenza sociale aperta e condivisa.
In una parola, di una nuova democrazia e di un altro mondo possibile.
Lo sciopero generale del 12 dicembre, in questo quadro, diventa un punto di unificazione sociale fondamentale e può costituire un momento a partire dal quale porre il tema di un diverso modello produttivo e sociale, alternativo a quello avanzato dal pensiero unico neoliberista. Per questo saremo presenti, con la nostra specificità, a tale appuntamento.
In questo contesto, il movimento per l'acqua è chiamato ad un ancora più forte rilancio della propria iniziativa, per mettere in campo una mobilitazione ampia, diffusa e determinata contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali, per il ritiro dell'art. 23-bis della Legge n. 133/200, per l'approvazione della legge d'iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua e per la difesa e la riappropriazione sociale dei beni comuni.
Abbiamo voluto realizzare questo secondo Forum italiano dei movimenti per l'acqua ad Aprilia, la cui mobilitazione popolare è stata in tutti questi anni uno dei cuori del nostro movimento, per la diffusione capillare della protesta, per la tenacia della lotta contro la privatizzazione, per la capacità di autorganizzazione dal basso.
Vogliamo qui ribadire la nostra totale solidarietà alla lotta di Aprilia e il nostro reciproco impegno affinché sia proprio da questo territorio martoriato che parta la necessaria inversione di rotta e fiorisca una delle prime esperienze di ripubblicizzazione dell'acqua.
Con Aprilia salutiamo tutte le altre decine di lotte e di vertenze aperte nel paese.
Siamo idealmente e concretamente al fianco di ognuna di esse, consapevoli che ogni passo avanti conquistato in ciascun territorio renderà più forte la nostra battaglia comune.
Ai comitati di Nola e dei comuni limitrofi auguriamo il successo nel referendum del prossimo dicembre, ottenuto con costanti e importanti mobilitazioni popolari.
E salutiamo con grande calore e solidarietà le lotte e le conquiste ottenute dai movimenti sociali a livello internazionale : dall'America Latina, dove paesi come l' Uruguay, la Bolivia, il Venezuela e l'Ecuador, hanno cacciato le grandi multinazionali e inserito nelle proprie Costituzioni l'acqua come diritto umano universale e la gestione partecipativa e comunitaria del servizio idrico, fino alla città di Parigi, che proprio in questi giorni approva la ripubblicizzazione dell'acqua e la sua gestione partecipativa, liquidando mezzo secolo di gestione in mano a Suez e Veolia, le due più grandi multinazionali dell'acqua, sconfitte nel cuore del loro impero.
Salutiamo la nascita del Coordinamento nazionale degli enti locali per la ripubblicizzazione dell'acqua, come un altro importante passo per la ricostruzione di una diversa democrazia locale, basata sulla riappropriazione sociale dell'acqua e dei beni comuni.
Agli amministratori locali che ne fanno parte chiediamo un forte impegno per la diffusione e l'estensione della partecipazione di più enti locali possibili, ma anche il coraggio di osare il cambiamento nei propri territori, favorendo la partecipazione dal basso e costruendo le condizioni, qui ed ora, per la ripubblicizzazione dell'acqua.
Riaffermiamo come elemento centrale per la lotta del movimento per l'acqua il coinvolgimento diretto dei lavoratori del servizio idrico, la cui partecipazione ci impegnamo a costruire in ogni luogo di lavoro, costruendo la più ampia collaborazione con la lotta dei comitati.
Un Forum da cui usciamo con la conferma di alcuni elementi e impegni strategici :
a) la centralità delle lotte territoriali, che ci impegnamo a diffondere ed estendere in tutto il paese, attraverso la costruzione di una vertenzialità diffusa, per interrompere dovunque gli ingranaggi della privatizzazione e aprire in tutti i luoghi possibili la strada della ripubblicizzazione.
In questa direzione ci impegnamo a costruire campagne e vertenze a partire dai seguenti punti :
1) verifica puntuale dei contratti di affidamento in corso e, laddove ne sussistano le condizioni, richiesta di risoluzione degli stessi per nullità, colpa e violazione;
2) vertenza generalizzata contro il sistema tariffario, dal contrasto ai continui aumenti delle tariffe alla rimessa in discussione della quota fissa, dalla restituzione degli importi devoluti in seguito all'illegittima retroattività degli aumenti alla sperimentazione di forme di autoriduzione tariffaria per il 7%, previsto come remunerazione del capitale investito;
3) vertenza sulle quote tariffarie relative a fognatura e depurazione, per la restituzione ai cittadini, nei territori sprovvisti, delle somme indebitamente riscosse in tutti questi anni e dichiarate illegittime dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 335 del 10/10/2008;
4) vertenza sulla lotta agli sprechi e alla corruzione.
b) il rilancio di una forte vertenza nazionale, dalla richiesta di ritiro dell'art. 23 bis della Legge n. 133/08, in merito al quale valuteremo anche la possibilità di un ricorso per incostituzionalità, alla moltiplicazione degli enti locali che deliberino nei propri statuti la dichiarazione del servizio idrico integrato come "servizio privo di rilevanza economica", a iniziative di mobilitazione che conquistino alla battaglia per l'acqua pubblica una nuova centralità dentro l'agenda politica nazionale, aprendo la strada alla legge d'iniziativa popolare.
Su questo specifico punto demandiamo al prossimo coordinamento nazionale –luogo aperto alla partecipazione di tutte/i- il compito di formulare proposte concrete da sottoporre alla consultazione di tutto il movimento per l'acqua.
Nell'incrocio tra rilancio delle vertenze territoriali e di quella nazionale, particolare attenzione va dedicata al tema delle multiutilities e dei loro processi di aggregazione, che si configurano sempre più come la più compiuta mercificazione e finanziarizzazione dell'acqua e dei beni comuni, l'espropriazione dei territori e lo svuotamento della partecipazione democratica. Su questo terreno, oltre alla messa in campo di più precisi elementi di conoscenza ed osservazione del fenomeno, dando gambe alla costruzione di un vero e proprio "Osservatorio sulle multiutilities", occorre iniziare a praticare, attraverso la connessione delle varie realtà territoriali interessate, vere e proprie vertenze che si diano l'obiettivo di mettere in discussione i cardini su cui poggiano le scelte di finanziarizzazione e deterritorializzazione che vedono protagoniste le multiutilities.
Ma da questo Forum usciamo anche con alcune importanti innovazioni di strategia, dettate come sempre dalle esperienze concrete, sperimentate nelle mobilitazioni territoriali e nella vertenza nazionale:
c) l'allargamento del nostro raggio d'azione, attraverso la costruzione, attorno alla nostra lotta contro la privatizzazione dell'acqua, di una piattaforma generale di mobilitazione sull'intero ciclo dell'acqua : dalla lotta per il diritto ad un'acqua di qualità e contro gli inquinamenti e le nocività, a quella contro l'imbottigliamento commerciale della stessa; dalla lotta per la conservazione della risorsa a quella contro gli usi dissennati della stessa in campo agricolo, industriale, energetico e urbanistico.
d) l'impegno europeo ed internazionale per rafforzare le lotte che in tutti i paesi del mondo si stanno diffondendo per la riappropriazione sociale dell'acqua, contro le multinazionali e le grandi istituzioni finanziarie dell'economia liberista; in questa direzione, oltre a riaffermare il nostro impegno nella Rete Europea per l'acqua pubblica, saremo direttamente presenti al Forum Sociale Mondiale di Belem nel gennaio 2009 e parteciperemo alla costruzione del Forum alternativo che, nel marzo 2009, a Istanbul vedrà tutti i movimenti internazionali per l'acqua contestare il forum mondiale dell'acqua, gestito dalle multinazionali e dai governi.
e) l'apertura e il confronto con altre esperienze di movimento e di mobilitazione in difesa dei beni comuni, a partire dai beni comuni naturali, dall'energia ai rifiuti, la cui connessione con la lotta per l'acqua pubblica si è resa concretamente evidente e consentirà, nella specificità di ogni percorso, la costruzione di nuove sinergie e di comuni percorsi di mobilitazione.
Mentre, a proposito di beni comuni, riteniamo che la mutata fase sociale, dovuta al crollo del liberismo fondato sulla finanziarizzazione dell'economia e della società e alla grande reattività sociale apertasi contro le privatizzazioni e per la costruzione di un nuovo spazio pubblico, apra le porte a nuove connessioni in difesa dei beni comuni sociali, dalla casa alla sanità, dai trasporti alla scuola, dall'istruzione alla conoscenza.
In questo senso, salutiamo tutte le mobilitazioni in corso nel paese per la difesa della scuola pubblica, per il diritto all'istruzione, alla formazione e alla conoscenza, e contro la mercificazione dei saperi.
Esprimiamo loro la più completa solidarietà, mentre ci impegnamo a produrre fra le nostre reciproche esperienze di mobilitazione le più ampie sinergie e connessioni possibili.
La loro lotta è la nostra, la nostra lotta è la loro.
In questi giorni ad Aprilia ci siamo di nuovo incontrati, abbiamo confrontato le nostre esperienze, abbiamo socializzato i saperi e le pratiche.
Torniamo nei territori con nuova fiducia e altrettanta determinazione.
Perché il futuro ci appartiene.
Insieme sapremo riprendercelo.


 



FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA


 


 


 


 


--
Paolo Carsetti


Segreteria Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel./Fax. 06/68136225 Lun.-Ven. 15:00-19:00
e-mail: segreteria@acquabenecomune.org
Sito web: www.acquabenecomune.org

 


27 dicembre 2008

ITALCEMENTI E LA SUA CAPACITA' PRODUTTIVA

 

Italcementi e la sua capacità produttiva





Italcementi Group in sintesi


Italcementi Group, con una capacità produttiva di oltre 70 milioni di tonnellate di cemento annue, è il quinto produttore di cemento a livello mondiale.

Italcementi, fra le prime dieci società industriali italiane, è quotata alla Borsa Italiana e inserita nell’indice S&P/MIB. Inoltre la società figura nel Dow Jones Sustainability Index, l'indice mondiale per la responsabilità sociale d'impresa che raccoglie le società best performer.


Le società di Italcementi Group integrano l'esperienza, il know-how e le culture di 22 paesi in 4 continenti del mondo, attraverso un dispositivo industriale di 63 cementerie, 15 centri di macinazione, 5 terminali, 613 centrali di calcestruzzo e 134 cave di inerti.


Nel 2007 il Gruppo ha registrato un fatturato consolidato di oltre 6 miliardi di Euro e un risultato netto di 612,5 milioni di euro. Le vendite di cemento e clinker hanno raggiunto i 64,6 Mt, quelle di calcestruzzo sono state di 20,5 Mm3 e quelle di inerti pari a 56,3 Mt.


Italcementi, quale membro del WBCSD - World Business Council for Sustainable Development, è tra i sottoscrittori dell’Agenda for Action della Cement Sustainability Initiative, il primo impegno formale che vincola alcune tra le maggiori imprese cementiere al mondo ad un piano d’azione finalizzato al soddisfacimento dei bisogni presenti salvaguardando le esigenze delle future generazioni.
 
Ad ulteriore conferma del proprio impegno su questi temi, a Italcementi è stata assegnata la co-Presidenza della Cement Sustainability Initiative per il periodo 2006-2007.
http://www.italcementi.it/ITA/Italcementi/Italcementi+Group/
http://www.isolapulita.it


27 dicembre 2008

ITALCEMENTI CARRARA

 

ITALCEMENTI CARRARA



'PROGETTO CARRARA'


Comprata la cava 'Foce'
Sistemerà 5 operai di Italcementi


E’ stato stipulato a Bergamo l’atto di acquisto fra Italcementi e la 'Progetto Carrara' per il passaggio di proprietà della cava 'Foce', sito dismesso ai piedi di Bergiola. La Cava Italcementi consentirà lo smaltimento di tutte quelle terre di cui risulta in esubero finora stoccate in via Marchetti e alla galleria 'La macina'


 


 




Carrara, 22 novembre 2008 - E’ ufficiale: la cava Foce è della Progetto Carrara. E’ stato stipulato a Bergamo l’atto di acquisto fra Italcementi e spa apuana per il passaggio di proprietà del sito dismesso ai piedi di Bergiola. Con 900 mila euro il presidente Italo Vatteroni ha acquistato la cava "che finalmente risolve tutti i problemi della società".


 


La Cava Italcementi, nei progetti della 'Progetto', consentirà lo smaltimento di tutte quelle terre di cui risulta in esubero finora stoccate in via Marchetti e alla galleria 'La macina' che avrebbero comportato presto lo stop del cantiere. Inoltre l’acquisto della cava servirà anche per 'sistemare' definitivamente 5 lavoratori Italcementi, clausola nel contratto che è fruttata alla società uno sconto di 200 mila euro.


 


"Il costo della cava - ha spiegato Vatteroni - sarebbe stato molto più alto. Tuttavia abbiamo ottenuto uno sconto di 50 mila euro per ogni dipendente Itacalmenti: così ci siamo impegnati a sistemarne 5. Come avverrà l’assorbimento, è ancora tutto da stabilire, dal momento che le società pubbliche non possono procedere all’assunzione diretta. Così saranno necessari passaggi legali, con l’amministrazione comunale e con i sindacati per capire la formula corretta con cui verranno assunti i lavoratori che potrebbero finire a libro paga delle società private che lavorano con noi. Ci sono paletti giuridici ben precisi per cui valuteremo come muoverci".


 


L’acquisto della cava, oltre all’assunzione di parte del personale Italcementi, servirà anche per lo smaltimento delle terre in esubero... "Il sito sarà usato per il conferimento di quelle terre che sono di nostro appannaggio, perché non conformi al progetto, per il cui smaltimento in discarica adesso dovremmo pagare un milione e 200 mila euro. Invece con l’acquisto della cava risolveremo il problema. Inoltre anche la Adanti potrà conferire in discarica le terre di risulta gratis".


 


E’ discutibile che con i soldi pubblici si consenta a una ditta privata di smaltire gratis terre per le quali altrove avrebbe pagato fior di quattrini... "Questa è una vicenda molto delicata regolata nel contratto da una serie di clausole. Tuttavia la Adanti paga per le terre non buone, ma vende e mette sul mercato quelle buone. La questione è stata posta a livello politico, anche il Pd ha voluto chiarimenti che sono stati dati dai nostri tecnici.


 


"Comunque noi siamo riusciti con 900 mila euro a risolvere in maniera definitiva un problema che avrebbe previsto la spesa di 1 milione e 200 mila euro. E non corriamo più il rischio di bloccare il cantiere per le terre in esubero: centinaia di migliaia di metri cubi alla Macina e in via Marchetti che adesso andranno in discarica. In più abbiamo la proprietà della cava. Per quanto riguarda il pagamento delle terre che conferirà Adanti non è così semplice stabilire una retribuzione".


Cristina Lorenzi


http://lanazione.ilsole24ore.com/massa_carrara/2008/11/22/134484-comprata_cava_foce.shtml


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27 dicembre 2008

RELAZIONE SCIENTIFICA SULLA TOSSICITA’ DI CROMO, NICHEL E VANADIO

 

 



RELAZIONE SCIENTIFICA SULLA TOSSICITA’ DI CROMO, NICHEL E VANADIO


Si riporta qui a seguire una relazione sulla tossicità di alcuni metalli (cromo, nichel, vanadio) e relativa bibliografia. Fonte principale di queste informazioni sono gli EHC.


Gli EHC, Environmental Health Criteria sono documenti internazionali che forniscono un riassunto critico e scientificamente documentato sugli effetti di sostanze chimiche o di combinazioni di sostanze biologiche,chimiche e fisiche sulla salute dell’uomo e dell’ ambiente.1



Sebbene molti metalli sottoforma di ioni siano cofattori essenziali delle attività biologiche (ad es.funzioni enzimatiche, potenziali di membrana,etc), tuttavia l’incremento della loro concentrazione in seguito a fenomeni naturali ma , in particolare, ad attività produttiva umana, determinano il manifestarsi di fenomeni di tossicità acuta e cronica a danno dell’uomo e di tutti i componenti l’ambiente.


E’ noto che le emissioni e le polveri entrano nel ciclo della biosfera e quindi anche nei sistemi acquatici; è altresì noto che i fattori di accumulo nei diversi livelli trofici della catena alimentare possono condurre a ‘’biomagnification’’ dei metalli nella catena alimentare (bioaccumulo e amplificazione).2-3


Ad esempio il cromo rende i pesci più suscettibili alle infezioni e ad alte concentrazioni danneggia tessuti di pesci e invertebrati e si accumula nella catena alimentare.4


Tralasciando i fenomeni di tossicità a carico di animali,piante e di flora e fauna marine che pur riteniamo di fondamentale importanza in un territorio come quello di Isola delle Femmine e zone limitrofe, facenti parte per…………………………dell’Area Riserva Marina Protetta…………..e con prospettive di sviluppo economico basate essenzialmente sul turismo e sulla fruizione del territorio, ci limiteremo ad esporre i fenomeni tossici a carico dell’uomo.


CROMO (cfr. World Health Organization, Geneva 1988, EHC 61)



Il cromo è presente naturalmente nell’ambiente. Tuttavia le attività produttive dell’uomo determinano l’incremento della sua concentrazione e la presenza di stati di ossidazione del cromo molto pericolosi per la salute pubblica. Quasi tutto il cromo esavalente, il più dannoso per l’uomo , deriva da attività produttive.


La tossicologia dei composti del cromo è stata riassunta dalla US National Academy of Science 5,da Langard 6-8, dalla International Agency for Research on Cancer 9, e da Burrows 10.


Nonostante i problemi tossicologici del cromo dipendano dal suo stato di ossidazione, è difficile discriminare tra gli effetti biologici causati da cromo esavalente e cromo trivalente, poiché dopo la permeazione delle membrane dei tessuti, il cromo esavalente viene immediatamente ridotto a cromo trivalente.11


La tossicità del cromo è fortemente condizionata dalla via di contatto con l’organismo. Tralasciando le altre vie di contatto, seppur non è da escludere la via orale per via di possibili contaminazioni di acqua o alimenti da parte di polvere o emissioni, ci limiteremo ad evidenziare la tossicità da inalazione o da contatto dermico.


La quantità di cromo che viene assorbita attraverso inalazione dipende dalle dimensioni delle particelle e dalla loro solubilità nei fluidi corporei. E’ noto già da dati di biodistribuzione degli anni ’50 che il cromo si accumula preferenzialmente nei polmoni, nel fegato e nei reni.12-14


Gli effetti tossici acuti si manifestano con vomito, diarrea,diatesi emorragica e perdita di sangue con conseguente shock cardiovascolare 15. In pazienti sopravvissuti per circa 8 giorni gli effetti più evidenti sono necrosi epatica 16 e necrosi tubulare renale 7.


Gli effetti cronici si manifestano con cambiamenti delle membrane del derma e delle mucose, allergia da contatto ma soprattutto effetti broncopolmonari. Importanti effetti sistemici si manifestano a carico dei reni , del fegato , del tratto gastrointestinale e del sistema circolatorio.


Mancuso 12 ha studiato gli effetti della tossicità occupazionale del cromo riscontrando leucocitosi o leucopenia, monocitosi, eosinofilia e riduzione della concentrazione di emoglobina nei soggetti esaminati.


Gli effetti sulla pelle e sulle mucose sono maggiori nel caso di via di contatto dermica; si manifestano:


a) irritazione primaria: ulcere ( reazione corrosiva) e dermatite da contatto


b) dermatiti allergiche da contatto: eczematose e non eczematose.


Questi effetti sono imputabili sia a cromo (III) che a cromo (VI).17-21


Gli effetti a carico del rene si manifestano con nefrosi e nefriti.22-24


A carico dell’apparato respiratorio, uno dei distretti corporei più colpiti, viene descritta perforazione del setto nasale in operai di industrie che utilizzano cromati e acido cromico 6 ma anche in seguito ad inalazione di emissioni. 25-27


Il triossido di cromo contenuto nelle emissioni come ’’aereosol’’ viene rapidamente assorbito nel tratto broncopolmonare causando reazioni corrosive 28 che si manifestano con tosse, riniti, irritazione bronchiale ed attacchi d’asma , ulcerazioni, polmoniti 5,6


Sono state descritte forme di cancro del tratto respiratorio e della regione orale a carico di cavità buccale, della faringe, dell’esofago e del setto nasale. 22-23,29-30


Inoltre molti studi evidenziano l’aumento dell’incidenza di cancro ai polmoni per esposizione a composti del cromo31-34


Viene descritta teratogenicità e mutagenicità con un aumento dell’8% nelle aberrazioni cromosomiche in leucociti di lavoratori a contatto con il cromo.35,36


Il cromo esavalente causa danno genetico attraverso danni al DNA e misincorporazione di nucleotidi durante la trascrizione genetica.


Il cromo (VI) induce stress ossidativo, morte cellulare per apoptosi e alterazione dell’espressione genica. Cromo (VI) e cromo (III) aumentano le specie reattive dell’ossigeno (ROS) e la perossidazione lipidica.37,38


NICHEL (cfr. World Health Organization, Geneva 1991, EHC 108)



Nell’aria inquinata i composti predominanti del nichel sono i solfati, gli ossidi, i solfuri e il nichel metallico.


Si considera che il nichel atmosferico esista come aerosol di articolato che contiene diverse concentrazioni di nichel , in dipendenza dalle fonti di inquinamento.


Gli effetti acuti della tossicità da nichel si manifestano con mal di testa, vertigine, nausea, vomito, insonnia, irritabilità e sintomi polmonari che includono edema ed emorragie. Anche fegato, reni, ghiandole adrenergiche, milza ed encefalo vengono colpiti.39


Gli effetti cronici includono dolori al petto, tosse cianosi, tachicardia, debolezza, degenerazione dell’epitelio bronchiale, riniti, sinusiti, asma, perforazione del setto nasale. Viene descritta fibrosi polmonare in seguito ad inalazione di polveri contenenti nichel. Inoltre viene descritto un incremento dell’incidenza di cancro ai polmoni.40-43


La via dermica è una fondamentale via d’esposizione al nichel 39, 44,45 anche se la principale via d’assorbimento resta quella respiratoria per inalazione di polveri contenenti composti di nichel relativamente insolubili o aerosol derivanti da soluzioni contenenti nichel (nichel solubile) e gas contenenti nichel ( generalmente nichel carbonile).


Il Task Group on Lung Dynamics (1966) considera che l’assorbimento per via respiratoria dei composti del nichel nel particolato è influenzato da tre processi nei polmoni: deposizione, clearance mucociliare e clearance alveolare. Il nichel tende ad accumularsi nel tessuto polmonare e nelle regioni dei linfonodi. Poi viene ridistribuito nel sangue in seguito alla solubilità dei composti contenenti nichel.


Vengono descritti effetti tossici a carico dell’apparato respiratorio, quali asma e infiltrazioni polmonari46-49, sinusiti, erosioni del setto nasale 50-52 , fibrosi polmonari, bronchiti53-58 , disfunzioni renali 59-61, effetti cardiovascolari 54,62, irritazione della pelle ed ipersensibilità da contatto.39, 63.


Sono stati descritti elevati livelli di aberrazioni cromosomiche64-66 in soggetti esposti a nichel ed è stata dimostrata carcinogenicità dei composti del nichel .51,52,54,67-71


VANADIO (cfr. World Health Organization, Geneva 1990, EHC 42)



Il vanadio è ampiamente diffuso nella crosta terrestre ma concentrazioni dannose di vanadio posono essere presenti nell’aria e nei suoli a causa di inquinamento ad opera dell’uomo.72


I composti del vanadio sono tossici in modo acuto per la maggior parte delle vie di contatto, nella maggior parte delle specie animali. In generale, la tossicità dei composti di vanadio aumenta con il numero di ossidazione.


Esposizione per inalazione a pentossido di vanadio causa tosse e irritazione bronchiale, febbre, congiuntiviti ed aumento della motilità intestinale. Si può manifestare broncospasmo, vomito e diarrea. Un rash cutaneo eczematoso viene altresì descritto.73


Nei casi più gravi si manifesta bronchite, broncopolmonite e segni di tossicità sistemica, inclusi tremori e danno tubulare renale irreversibile.74


Esposizioni a lungo termine (croniche) causano cambiamenti nel ritmo cardiaco, cambiamenti nell’onda P nell’elettrocardiogramma.


E’ presente qualche studio di correlazione tra livelli di vanadio nell’aria e polmoniti e cancro ai polmoni e malattie cardiovascolari.75-78


Esistono alcune evidenze di carcinogenicità dovute ad esposizioni a composti del vanadio e tossicità a carico dell’apparato riproduttivo e dello sviluppo embrionale.79,80,81


Tuttavia pochi dati epidemiologici sono stati raccolti ed è per questo che la WHO (World Health Organization) raccomanda il rispetto dei valori soglia delle linee guida per l’esposizione a vanadio e il monitoraggio di effetti tossici a carico dell’ambiente e dell’uomo.81


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27 dicembre 2008

PROPOSTA DI LEGGE ANTIBLOG

 

PROPOSTA DI LEGGE ANTI BLOG



 

Alessia Cangini mercoledì 12 novembre 2008

 

Legge anti-blog e anti-siti web sull'editoria: il testo della proposta
In questi giorni sta facendo molto discutere la proposta di legge che è stata definita "ammazza blog" e che troverebbe applicazione anche per i siti web. Molte le opposizioni a questa proposta di legge, fra cui quella di Antonio Di Pietro e la creazione di un gruppo su Facebook. Vediamo il testo della proposta.

  A breve provvederemo a pubblicare un approfondimento sulla proposta di legge "anti-blog" e "anti-siti web". Già ora, però, vi presentiamo il testo della proposta di legge (Nuova disciplina del settore dell'editoria e delega al Governo per l'emanazione di un testo unico delle disposizioni legislative in materia di editoria), presentata il 9 giugno 2008 e assegnata alla VII Commissione Cultura il 6 novembre 2008.


 


Capo I


PRINCÌPI

 

Art. 1.

(Finalità generali).

      1. La presente legge disciplina il settore dell'editoria quotidiana, periodica e libraria e ha per finalità la tutela e la promozione del principio del pluralismo dell'informazione stabilito dall'articolo 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e come diritto ad essere informati.
      2. La presente legge è altresì finalizzata all'arricchimento della produzione e della circolazione dei prodotti editoriali, allo sviluppo delle imprese e del settore editoriale in conformità ai princìpi della concorrenza e del pluralismo, al sostegno all'innovazione e all'occupazione, nonché alla razionalizzazione e alla trasparenza delle provvidenze pubbliche, nel rispetto dei princìpi affermati dallo stesso articolo 21 della Costituzione, delle competenze assegnate alle regioni dall'articolo 117 della Costituzione, delle norme comunitarie e della giurisprudenza costituzionale.


Capo II

PRODOTTO E ATTIVITÀ EDITORIALI

 

Art. 2.

(Definizione di prodotto editoriale).

      1. Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
      2. Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico.

      3. La presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi, fatti salvi i casi in cui tale applicazione sia espressamente prevista.
 

Art. 3.

(Tutela del prodotto editoriale).

      1. L'originalità del prodotto editoriale è riconosciuta e tutelata come espressione dell'intelligenza e del lavoro della persona. La protezione della proprietà intellettuale del prodotto editoriale tiene conto dell'interesse generale alla circolazione delle informazioni e alla diffusione della conoscenza.


Art. 4.

(Rassegne stampa).

      1. I soggetti che attraverso la sola riproduzione di articoli quotidiani o periodici realizzano rassegne stampa, ivi comprese quelle ad uso interno, sono tenuti a riconoscere i diritti degli autori degli articoli riprodotti e degli editori delle testate da cui gli articoli sono tratti.


 

Art. 5.

(Prodotti editoriali integrativi o collaterali).

      1. Ai fini della presente legge, per prodotti editoriali integrativi o collaterali si intendono i prodotti editoriali, compresi i prodotti discografici e audiovisivi, diffusi unitamente al prodotto editoriale principale.
      2. I prodotti editoriali integrativi o collaterali seguono il regime giuridico applicato al prodotto principale al quale sono uniti. Le disposizioni del presente comma non hanno effetti ai fini fiscali.
      3. All'articolo 74, comma 1, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, le parole: «; se il costo del bene ceduto, anche gratuitamente, congiuntamente alla pubblicazione è superiore al dieci per cento del prezzo o dell'intera confezione» sono sostituite dalle seguenti: «; in tale caso».


 


Art. 6.

(Esercizio dell'attività editoriale).

      1. Ai fini della presente legge, per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e alla distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L'esercizio dell'attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative.


 


Art. 7.

(Registro degli operatori di comunicazione).

      1. Ai fini della tutela della trasparenza, della concorrenza e del pluralismo nel settore editoriale, tutti i soggetti che esercitano l'attività editoriale sono tenuti all'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione, di cui all'articolo 1, comma 6, lettera a), numero 5), della legge 31 luglio 1997, n. 249. Sono esclusi dall'obbligo della registrazione i soggetti che operano come punti finali di vendita dei prodotti editoriali.
      2. L'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione è condizione per l'inizio delle pubblicazioni dei giornali quotidiani e dei periodici, e sostituisce a tutti gli effetti la registrazione presso il tribunale, di cui all'articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47. Sono fatti salvi i diritti già acquisiti da parte dei soggetti tenuti a tale registrazione in base al citato articolo 5 della legge n. 47 del 1948.
      3. La tenuta del Registro degli operatori di comunicazione è curata dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ai sensi dell'articolo 1, comma 6, lettera a), numero 5), della legge 31 luglio 1997, n. 249.
      4. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni adotta un regolamento per l'organizzazione e la tenuta del Registro degli operatori di comunicazione nonché per la definizione dei criteri di individuazione dei soggetti e delle imprese tenuti all'iscrizione ai sensi della presente legge mediante modalità analoghe a quelle già adottate in attuazione dell'articolo 1, comma 6, della legge 31 luglio 1997, n. 249, e nel rispetto delle disposizioni stabilite nell'articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47.


 


Art. 8.

(Attività editoriale sulla rete internet).

      1. L'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet rileva anche ai fini dell'applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
      2. Per le attività editoriali svolte sulla rete internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni.
      3. Sono esclusi dall'obbligo dell'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un'organizzazione imprenditoriale del lavoro.


 


Capo III

SETTORE EDITORIALE

 

Art. 9.

(Divieto di posizioni dominanti o comunque lesive dei pluralismo).

      1. Il settore editoriale si conforma ai princìpi della concorrenza e del pluralismo.
      2. L'individuazione e la definizione dei mercati rilevanti che compongono il settore editoriale sono effettuate dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, sentita l'Autorità garante della concorrenza e del mercato.

      3. I mercati rilevanti del settore editoriale hanno, di norma, dimensione nazionale; tuttavia, qualora l'analisi evidenzi l'esistenza di mercati omogenei su base regionale o interregionale, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni può definirne diversamente l'ambito geografico.
      4. Nel settore editoriale e in ciascuno dei mercati rilevanti che lo compongono sono vietati la costituzione o il mantenimento, anche attraverso società controllate, controllanti o collegate ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile, di posizioni dominanti o comunque lesive del pluralismo.
      5. Fermi restando i limiti relativi alla tiratura e alla raccolta pubblicitaria di cui all'articolo 3, comma 1, della legge 25 febbraio 1987, n. 67, e successive modificazioni, e all'articolo 12 della legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni accerta l'esistenza di posizioni dominanti o comunque lesive del pluralismo nel settore editoriale e in ciascuno dei mercati rilevanti che lo compongono. Nel formulare il proprio giudizio, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni tiene conto del livello di concorrenza all'interno del mercato rilevante, delle barriere all'ingresso nello stesso, dei ricavi delle imprese in rapporto ai ricavi del mercato rilevante e dei mercati connessi, dell'efficienza economica delle imprese, della diffusione dei prodotti editoriali nonché di ulteriori elementi di valutazione definiti dalla medesima Autorità.
      6. Gli atti giuridici, le operazioni di concentrazione e le intese che contrastano con i divieti e con i limiti di cui al presente articolo sono nulli.
 

Art. 10.

(Rimozione delle posizioni dominanti o comunque lesive del pluralismo).

      1. I soggetti che operano nel settore editoriale sono tenuti a comunicare preventivamente all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni le acquisizioni, le intese e le operazioni di concentrazione alle quali partecipino.

      2. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, a seguito delle comunicazioni di cui al comma 1, su segnalazione di chi vi abbia interesse o d'ufficio, verifica che non si costituiscano o si mantengano posizioni dominanti o comunque lesive del pluralismo. Qualora accerti che un soggetto si trovi nella condizione di poter violare i divieti e i limiti di cui all'articolo 9, adotta un atto di pubblico richiamo, segnalando agli interessati la situazione di rischio.
      3. Ferma restando la nullità di cui all'articolo 9, comma 6, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, a seguito di un'istruttoria svolta nel rispetto del principio del contraddittorio, adotta i provvedimenti necessari per eliminare o per impedire la costituzione o il mantenimento delle situazioni vietate. Ove accerti il compimento di atti o di operazioni idonei a determinare una posizione dominante o comunque lesiva del pluralismo, ne inibisce la prosecuzione e ne ordina la rimozione. Ove risulti indispensabile la dismissione di aziende o di rami di azienda, fissa un termine, che non può essere inferiore a sei mesi e superiore a diciotto mesi, entro il quale gli interessati devono provvedere alla dismissione.
      4. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, con proprio regolamento adottato nel rispetto dei criteri di partecipazione e di trasparenza di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241, disciplina i provvedimenti di cui al comma 3, i relativi procedimenti e le modalità di comunicazione. In particolare, ai soggetti interessati sono assicurati la notifica dell'apertura dell'istruttoria e la possibilità di presentare proprie deduzioni in ogni fase dell'istruttoria. All'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è assicurato il potere di richiedere ai soggetti interessati e a terzi che ne siano in possesso di fornire informazioni e di esibire documenti utili all'istruttoria stessa. L'Autorità è tenuta a rispettare gli obblighi di riservatezza inerenti la tutela delle persone o delle imprese su notizie, informazioni e dati in conformità alla normativa vigente in materia di tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento di dati personali.
      5. Le imprese editrici perdono il diritto alle provvidenze e alle agevolazioni previste dalla legge a decorrere dal momento in cui si è determinata la posizione dominante o comunque lesiva del pluralismo, accertata dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, e per tutto il periodo in cui tale posizione viene mantenuta.
      6. In caso di inottemperanza ai provvedimenti adottati dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ai sensi del presente articolo, si applica ai soggetti interessati una sanzione amministrativa pecuniaria non inferiore al 2 per cento e non superiore al 5 per cento del fatturato realizzato nell'ultimo esercizio chiuso anteriormente alla notificazione del pubblico richiamo o dell'apertura dell'istruttoria.
 

Art. 11.

(Mercato della pubblicità destinata ai prodotti editoriali).

      1. Al fine di garantire i princìpi di concorrenza e di pluralismo, gli operatori del mercato della pubblicità destinata ai prodotti editoriali organizzano la propria attività nel rispetto della trasparenza delle politiche commerciali, della correttezza e dell'attendibilità delle indagini di rilevazione e dei dati relativi alla lettura e alla diffusione dei prodotti editoriali.


Art. 12.

(Attività di intermediazione sulla pubblicità).

      1. Ai fini della presente legge, per attività di intermediazione sulla pubblicità si intendono:


          a) la ricerca e l'acquisto, per conto di terzi, di spazi sui mezzi di informazione e di comunicazione, comprese le reti elettroniche, per la pubblicazione e per la diffusione di messaggi pubblicitari;


          b) la valutazione, la pianificazione, la gestione e il controllo degli investimenti nonché ogni altra prestazione connessa all'acquisto degli spazi di cui alla lettera a).


      2. I soggetti che esercitano l'attività di intermediazione sulla pubblicità possono acquistare spazi pubblicitari sui mezzi di informazione e di comunicazione, comprese le reti elettroniche, esclusivamente per conto di un committente e sulla base di un mandato scritto.
      3. Il contratto tra il committente e l'intermediario fissa le condizioni della remunerazione del mandatario, le diverse prestazioni che saranno offerte e il loro singolo costo.
      4. Gli esercenti attività di intermediazione sulla pubblicità non possono ricevere alcuna remunerazione o vantaggio da parte di soggetti diversi dai committenti.
      5. Le disposizioni di cui ai commi 2, 3 e 4 entrano in vigore a decorrere dal 1o gennaio 2010.
      6. Sono nulli i contratti stipulati in violazione delle disposizioni del presente articolo.


 


Art. 13.

(Distribuzione dell'editoria quotidiana e periodica).

      1. Gli operatori della distribuzione dell'editoria quotidiana e periodica nelle concrete pratiche commerciali, nei diversi passaggi e ad ogni stadio, nazionale o locale, della filiera distributiva, rispettano i princìpi della concorrenza e del pluralismo e garantiscono la parità di trattamento tra le testate giornalistiche.
      2. Al fine di favorire una maggiore diffusione della stampa, gli operatori della distribuzione si conformano ai princìpi della concorrenza e del pluralismo secondo condizioni di pari opportunità sul territorio nazionale e locale, nonché di migliore accessibilità all'acquisto dei prodotti editoriali per i consumatori finali. 


 


Art. 14.

(Sanzioni e vigilanza).

      1. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque effettua indagini di rilevazione sulla lettura e la diffusione dei prodotti editoriali in violazione degli obblighi di correttezza e di attendibilità indicati all'articolo 11, ovvero effettua tali indagini con modalità non trasparenti o discriminatorie, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 euro a 300.000 euro.
      2. La disposizione del comma 1 si applica anche nel caso di intenzionale pubblicazione e divulgazione di dati non veritieri, incompleti o inesatti relativi alla lettura e alla diffusione dei prodotti editoriali.
      3. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque effettua operazioni di distribuzione di prodotti dell'editoria quotidiana e periodica con modalità che non rispettano i princìpi di concorrenza, di pluralismo o di parità di trattamento tra le testate giornalistiche di cui all'articolo 13, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 euro a 300.000 euro.
      4. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni vigila sull'osservanza delle disposizioni contenute negli articoli 11, 12 e 13, dichiara la nullità dei contratti ai sensi di quanto previsto dal comma 6 dell'articolo 12 e applica le sanzioni amministrative previste dai commi 1, 2 e 3 del presente articolo.


 


Art. 15.

(Interventi sulla disciplina del prezzo dei libri).

      1. Il prezzo dei libri venduti sul territorio nazionale praticato al consumatore finale è liberamente fissato dall'editore o dall'importatore ed è da questi apposto, comprensivo dell'imposta sul valore aggiunto,su ciascun esemplare o su un apposito allegato.

      2. È consentita la vendita dei libri ai consumatori finali, da chiunque e con qualsiasi modalità effettuata, con sconti fino ad una percentuale massima del 15 per cento sul prezzo fissato.
      3. Agli editori è comunque consentito di realizzare campagne promozionali, per un periodo non superiore a un mese, con sconti sul prezzo fissato che eccedono il limite fissato al comma 2. È fatta salva la facoltà dei venditori al dettaglio di non aderire a tali campagne promozionali.
      4. È altresì consentita la vendita di libri con sconti fino ad una percentuale massima del 20 per cento sul prezzo fissato:

          a) in occasione di manifestazioni di particolare rilevanza internazionale, nazionale, regionale e locale, ai sensi degli articoli 40 e 41 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112;


          b) in favore di organizzazioni non lucrative di utilità sociale, di centri di formazione legalmente riconosciuti, di istituzioni o di centri con finalità scientifiche o di ricerca, di biblioteche, di archivi e di musei pubblici, di istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, di istituzioni educative e di università, i quali siano consumatori finali;


          c) quando i libri sono venduti per corrispondenza.


      5. I commi 1 e 2 non si applicano ai seguenti prodotti:


          a) libri per bibliofili, intesi come quelli pubblicati a tiratura limitata per un ambito ristretto e di elevata qualità formale e tipografica;


          b) libri d'arte, intesi come quelli stampati, anche parzialmente, con metodi artigianali per la riproduzione delle opere artistiche, quelli con illustrazioni eseguite direttamente a mano e quelli che sono rilegati in forma artigianale;


          c) libri antichi e di edizioni esaurite;


          d) libri usati;


          e) libri posti fuori catalogo dall'editore;


          f) libri pubblicati da almeno venti mesi e dopo che sono trascorsi almeno sei mesi dall'ultimo acquisto effettuato dalla libreria o da altro venditore al dettaglio;


          g) edizioni destinate a essere cedute nell'ambito di rapporti associativi;


          h) libri venduti nell'ambito di attività di commercio elettronico.


      6. Il prezzo complessivo di collane, di collezioni complete e di grandi opere, fissato ai sensi del comma 1 in via preventiva, può essere diverso dalla somma dei prezzi dei singoli volumi che le compongono.
      7. Alla vendita dei libri non si applicano le norme in materia di vendite promozionali, di saldi di fine stagione e di disciplina del settore della distribuzione commerciale, di cui all'articolo 3, commi 1, lettere e) e f), 3 e 4, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248.
      8. La vendita di libri al consumatore finale, effettuata in difformità dalle disposizioni del presente articolo, comporta l'applicazione delle sanzioni di cui agli articoli 22, comma 3, e 29, commi 2 e 3, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114.
      9. Il comune vigila sul rispetto delle disposizioni del presente articolo e provvede all'accertamento e all'irrogazione delle sanzioni previste al comma 8; i relativi proventi sono attribuiti al comune nel quale le violazioni hanno avuto luogo.


 

Art. 16.

(Competenze dell'Autorità garante

della concorrenza e del mercato).

      1. Nelle materie di cui al presente capo restano ferme le competenze dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato previste dalla legge 10 ottobre 1990, n. 287.


 

Capo IV

SOSTEGNO ALLE IMPRESE, ALLA DIFFUSIONE DEI PRODOTTI EDITORIALI, AGLI INVESTIMENTI PER L'INNOVAZIONE E ALL'OCCUPAZIONE

 

Art. 17.

(Finalità).

      1. Al fine di promuovere il pluralismo dell'informazione, la cultura e la lingua italiana e la tutela delle minoranze linguistiche sono previsti gli interventi di sostegno delle imprese, della diffusione dei prodotti editoriali, dell'innovazione tecnologica e dell'ingresso di nuovi operatori sul mercato, della qualificazione professionale e dell'occupazione di cui al presente capo.
      2. Gli interventi di sostegno di cui al comma 1 non possono concorrere a determinare in favore delle imprese beneficiarie ingiuste posizioni di vantaggio nel mercato.


Art. 18.

(Contributi diretti all'editoria quotidiana e periodica. Categorie e requisiti).

      1. Sono concessi contributi diretti a favore di:


          a) cooperative giornalistiche editrici di giornali quotidiani e di periodici costituite da almeno cinque anni, ai sensi degli articoli 2511 e seguenti del codice civile, composte esclusivamente da giornalisti professionisti, pubblicisti, poligrafici o grafici editoriali, e che associano almeno il 50 per cento dei giornalisti dipendenti. Gli statuti devono inoltre consentire che siano ammessi come soci tutti i giornalisti dipendenti che ne facciano richiesta. Tali cooperative devono pubblicare da almeno cinque anni la testata per la quale richiedono i contributi. In caso di cambiamento della periodicità della testata da periodico a giornale quotidiano, anche durante il quinquennio di maturazione dei contributi, il requisito di anzianità deve essere considerato con riferimento alla nuova periodicità;


          b) imprese editrici di giornali quotidiani e di periodici, anche sulla rete internet, che sono riconosciuti come propria espressione, limitatamente ad una sola testata e per esplicita menzione riportata nella testata stessa, da forze politiche che, nell'anno di riferimento dei contributi, hanno costruito il proprio gruppo parlamentare in una delle Camere o hanno almeno due membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia eletti nelle proprie liste;


          c) imprese editrici di giornali quotidiani costituite in forma societaria, la cui maggioranza delle azioni o quote è detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali senza finalità di lucro, a condizione che alla data del 31 dicembre 2005 abbiano già maturato il diritto ai contributi previsti dall'articolo 3, comma 2-bis, della legge 7 agosto 1990, n. 250;


          d) imprese editrici di giornali quotidiani interamente o parzialmente realizzati in lingua francese, tedesca, ladina o slovena ed editi e diffusi nelle regioni autonome Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia;


          e) imprese editrici che editano da almeno cinque anni giornali quotidiani italiani pubblicati e diffusi all'estero, limitatamente ad una sola testata e a condizione che siano in possesso dei requisiti di cui alle lettere a), c) e f) del comma 1 dell'articolo 19.


 


Art. 19.

(Contributi diretti all'editoria quotidiana e periodica. Condizioni per l'accesso).

      1. Le imprese editrici indicate all'articolo 18, ad eccezione delle imprese di cui alla lettera e) del comma 1 del medesimo articolo, accedono ai contributi diretti ivi previsti limitatamente a una sola testata e a condizione che:


          a) abbiano adottato con norma statutaria il divieto di distribuzione degli utilinell'esercizio di riscossione dei contributi e nei cinque esercizi successivi; 


          b) abbiano alle proprie dipendenze, nell'anno di riferimento dei contributi, almeno cinque giornalisti, se testate quotidiane, o almeno tre giornalisti, se testate periodiche, a tempo pieno e a norma del contratto collettivo nazionale di lavoro;


          c) la testata per la quale sono richiesti i contributi sia posta in vendita e abbia un numero di uscite almeno pari a 240 numeri all'anno per i quotidiani, a 45 numeri all'anno per i plurisettimanali e per i settimanali, a 18 numeri all'anno per i quindicinali, a 9 numeri all'anno per i mensili e a 5 numeri all'anno per i bimestrali;


          d) la testata per la quale sono richiesti i contributi non sia posta in vendita congiuntamente con altre testate nazionali o locali nell'anno di riferimento dei contributi medesimi o in periodi parziali di esso;


          e) la testata abbia una diffusione pari ad almeno il 30 per cento della tiratura complessiva se testata a diffusione nazionale e ad almeno il 60 per cento se testata a diffusione locale. Tale condizione non si applica alle imprese di cui all'articolo 18, comma 1, lettera b);


          f) abbiano acquisito, nell'anno di riferimento dei contributi, ricavi pubblicitari non superiori al 40 per cento dei costi complessivi dell'impresa, compresi gli ammortamenti risultanti dal bilancio di esercizio dell'anno medesimo. Nell'ipotesi in cui i ricavi pubblicitari risultino superiori al 20 per cento dei costi complessivi dell'impresa, il contributo finale calcolato, compresa l'eventuale applicazione dei limiti di cui al comma 2 dell'articolo 20, è ridotto della percentuale pari alla differenza tra la percentuale dei ricavi pubblicitari, individuati ai sensi della presente lettera, e il predetto limite del 20 per cento;


          g) abbiano sottoposto l'intero bilancio dell'esercizio cui si riferiscono i contributi, i costi relativi all'edizione della testata per la quale richiedono i contributi nonché i dati relativi alla tiratura e alla diffusione, compresi i dettagli relativi alle vendite in blocco, a revisione contabile effettuata da parte di una società scelta tra quelle di cui all'apposito elenco previsto dalla Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB). Le imprese di cui alla lettera e) del comma 1 dell'articolo 18 devono allegare alla domanda i bilanci corredati da una relazione di revisione da parte di società abilitate secondo la normativa dello Stato in cui ha sede l'impresa.


      2. Ai fini dell'ammissione ai contributi diretti, si intende per diffusione l'insieme delle vendite e degli abbonamenti effettuati a titolo oneroso, con sconti in nessun caso superiori al 50 per cento del prezzo di copertina. Ai medesimi fini, le vendite in blocco, regolarmente fatturate e con sconti non superiori al 50 per cento del prezzo di copertina, concorrono a determinare la diffusione della testata in misura non superiore a un quinto della percentuale di diffusione minima prevista.
      3. Ai fini dell'ammissione ai contributi diretti, si intende per testata locale quella la cui diffusione è concentrata per almeno il 70 per cento in non più di quattro regioni italiane.
      4. Le cooperative editrici costituite ai sensi e per gli effetti dell'articolo 153, comma 4, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, nonché le imprese editrici di giornali quotidiani o di periodici che perdono la qualifica di organo di forze politiche definita ai sensi dell'articolo 18, comma 1, lettera b), della presente legge continuano a percepire i contributi, a condizione che, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, si trasformino in cooperative giornalistiche ai sensi del medesimo articolo 18, comma 1, lettera a), ad esclusione dell'applicazione dei requisiti di anzianità di costituzione e di pubblicazione e siano, nell'anno di riferimento dei contributi, in possesso dei requisiti di cui al comma 1 del presente articolo.



Art. 20.

(Contributi diretti all'editoria quotidiana e periodica. Quantificazione e limiti).

      1. Al fine di collegare il sostegno pubblico all'apporto fornito da ciascuna testata al pluralismo dell'informazione, le modalità di calcolo dei contributi alle imprese editrici di cui all'articolo 18 tengono conto della diffusione effettiva, della tiratura e dei costi sostenuti per l'edizione e per la distribuzione delle testate stesse e sono determinati nelle seguenti misure:


          a) un contributo annuo d'importo pari al 40 per cento dei costi, inclusi gli ammortamenti, relativi all'edizione della testata per la quale sono richiesti i contributi e comunque non superiore a 2,2 milioni di euro per ciascuna impresa;


          b) un contributo annuo pari a:


              1) 200.000 euro nell'ipotesi di tiratura netta media compresa tra le 10.001 e le 50.000 copie;


              2) 400.000 euro per ogni scaglione di 10.000 copie di tiratura netta media compresa tra le 50.001 e le 150.000 copie.


      2. Al fine di limitare la dipendenza dal sostegno pubblico e di assicurare parità di trattamento tra le diverse tipologie di soggetti beneficiari l'ammontare dei contributi erogabili ai sensi del presente articolo non può in nessun caso superare il 50 per cento dei costi, compresi gli ammortamenti, relativi all'edizione della testata per la quale è richiesto il contributo per le imprese editrici di giornali quotidiani. Per le cooperative di giornalisti editrici di periodici il contributo complessivo non può in nessun caso superare 320.000 euro per tirature nette medie inferiori alle 10.000 copie e 500.000 euro per tirature nette medie eccedenti le 10.000 copie.
      3. Il contributo complessivo per le imprese di cui all'articolo 18, comma 1, lettera d), non può comunque superare la somma di 1,5 milioni di euro per le testate totalmente pubblicate nelle lingue e nelle regioni di cui alla medesima lettera d) del comma 1 e 750.000 euro per le testate parzialmente pubblicate nelle lingue e nelle regioni di cui alla medesima lettera d) del comma 1.

      4. Il contributo per le testate pubblicate sulla rete internet previsto per le imprese di cui all'articolo 18, comma 1, lettera b), è corrisposto in alternativa a quello per la testata su supporto cartaceo ed è pari al 40 per cento dei costi sostenuti per l'edizione della testata.
      5. Nell'ipotesi di accertamento di situazioni di collegamento o di controllo, ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile, anche attraverso altre società direttamente o indirettamente controllate, tra imprese richiedenti i contributi previsti dal presente articolo, le stesse decadono automaticamente dal diritto ai contributi per l'anno di riferimento e fino all'esercizio successivo a quello di eliminazione del rapporto di collegamento o di controllo.
      6. Con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, in attuazione di quanto previsto dall'articolo 2, comma 117, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono determinate le procedure istruttorie, con riferimento particolare ai termini di presentazione delle domande per l'accesso ai contributi e a quelli di presentazione della documentazione, a pena di decadenza dai contributi stessi. Lo schema di regolamento di cui al presente comma è trasmesso alle Camere per l'acquisizione dei pareri delle competenti Commissioni parlamentari, le quali si esprimono entro trenta giorni dall'assegnazione. Decorso il predetto termine senza che le Commissioni abbiano espresso i pareri di rispettiva competenza, il regolamento può essere comunque emanato.
      7. Con il regolamento di cui al comma 6 sono stabiliti adempimenti, termini e modalità riguardanti i casi in cui nei cinque anni dalla riscossione dell'ultimo contributo le società procedano ad operazioni di riduzione del capitale per esuberanza, deliberino la fusione o comunque operino il conferimento di azienda in società il cui statuto non contempli l'esclusione della distribuzione di utili ovvero siano poste in liquidazione.
      8. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è rideterminata la composizione della commissione tecnica consultiva per l'editoria, di cui all'articolo 54 della legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni, che ha il compito di esprimere un parere sull'esistenza dei requisiti per l'ammissione ai contributi previsti dal presene articolo.
      9. I contributi di cui al presente articolo sono erogati in un'unica soluzione entro l'anno successivo a quello di riferimento.
 

Art. 21.

(Fondo per l'editoria periodica).

      1. A decorrere dall'anno 2010 è istituito, presso il Ministero per i beni e le attività culturali, un fondo di 10 milioni di euro annui per le imprese editrici di periodici costituite in forma di cooperative, fondazioni o enti morali senza finalità di lucro, ovvero di società nelle quali la maggioranza del capitale sociale è detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali senza finalità di lucro.
      2. Alle imprese che accedono al fondo sono corrisposti annualmente 0,2 euro per copia stampata fino a 30.000 copie di tiratura media, indipendentemente dal numero delle testate. I contributi di cui al presente comma sono corrisposti a condizione che le imprese editrici:


          a) siano costituite da almeno cinque anni ed editino da almeno cinque anni la testata per la quale richiedono i contributi;


          b) non abbiano acquisito, nell'anno di riferimento dei contributi, ricavi pubblicitari superiori complessivamente al 20 per cento dei costi, compresi gli ammortamenti, dell'impresa per l'anno medesimo, risultanti dal bilancio d'esercizio;


          c) abbiano pubblicato negli anni di maturazione del diritto al contributo e nell'anno di riferimento dello stesso, almeno 45 numeri ogni anno per ciascuna testata per i plurisettimanali e per i settimanali, 18 numeri ogni anno per i quindicinali e 9 numeri ogni anno per i mensili;


          d) abbiano adottato con norma statutaria il divieto di distribuzione degli utili nell'esercizio di riscossione dei contributi e nei cinque esercizi successivi.


      3. Al fondo non possono accedere le imprese editrici che richiedono i contributi diretti ai sensi della presente legge.
      4. Con il regolamento di cui al comma 6 dell'articolo 20 sono determinate le procedure istruttorie, con riferimento particolare ai termini di presentazione delle domande per l'accesso al fondo e a quelli di presentazione della documentazione, a pena di decadenza dal contributo stesso.


 


Art. 22.

(Agevolazioni per la spedizione di giornali quotidiani, periodici e libri).

      1. Al fine di tutelare la concorrenza e il pluralismo dell'informazione anche attraverso una migliore distribuzione dei prodotti editoriali e nel rispetto dei princìpi del processo di liberalizzazione dei servizi postali nell'Unione europea, alle imprese editrici è concesso annualmente un credito di imposta per le spese sostenute per la spedizione in abbonamento, nominativo e a titolo oneroso, di testate quotidiane o periodiche e per la spedizione di libri, al netto di eventuali rimborsi ottenuti dai soggetti destinatari delle pubblicazioni. Il credito di imposta è concesso quali che siano l'operatore e il sistema di recapito prescelti, ivi compresa la struttura distributiva delle edicole.
      2. Il credito di imposta concesso per le spedizioni di testate quotidiane, periodiche e di libri è fissato nella misura del 50 per cento dei costi effettivamente sostenuti complessivamente per ciascun periodo di imposta, a prescindere dall'operatore e dal sistema di recapito utilizzati. L'importo complessivo delle spese ammissibili all'agevolazionenon può eccedere, in ogni caso, l'importo corrispondente ai costi determinati in applicazione delle tariffe postali ordinarie.

      3. Il credito di imposta è concesso nei limiti di spesa complessivi pari a 180 milioni di euro per l'anno 2009, a 170 milioni di euro per l'anno 2010 e a 160 milioni di euro a decorrere dall'anno 2011, ed è indicato nella relativa dichiarazione dei redditi. Esso non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile ai fini dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), non rileva ai fini del rapporto previsto dagli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, ed è utilizzabile in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni.
      4. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità di attuazione del presente articolo, ed in particolare le modalità di calcolo basate su scaglioni, di concessione e di fruizione del credito di imposta, anche al fine di garantire il rispetto dei limiti di spesa fissati dal comma 3, nonché specifiche cause di revoca totale o parziale dei benefìci e di applicazione delle sanzioni.
      5. Per le spese sostenute per la spedizione e per la distribuzione in abbonamento delle pubblicazioni da parte di soggetti che svolgono attività editoriale per finalità non lucrative di cui all'articolo 1, commi 2 e 3, del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 353, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 46, e successive modificazioni, si applicano le tariffe postali agevolate, determinate con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Presidenza del Consiglio dei ministri, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, nelle forme previste dall'articolo 3, comma 1, del medesimo decreto-legge n. 353 del 2003. Le compensazioni dovute a fronte dell'applicazione delle tariffe agevolate di cui al presente articolo spettano a tutti gli operatori postali titolari di licenze individuali di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, che assicurano la prestazione del servizio universale di recapito. Fino alla determinazione di nuove tariffe agevolate, continuano ad applicarsi le tariffe agevolate vigenti. L'importo complessivo delle agevolazioni concesse ai sensi del presente comma non può eccedere un limite di spesa complessivo annuo pari a 100 milioni di euro.
      6. L'efficacia delle disposizioni del presente articolo è subordinata, ai sensi dell'articolo 88, paragrafo 3, del Trattato istitutivo della Comunità europea, e successive modificazioni, all'autorizzazione della Commissione europea.
 

Art. 23.

(Delega al Governo per l'estensione del credito di imposta per investimenti finalizzati all'innovazione).

      1. Al fine di promuovere gli investimenti finalizzati allo sviluppo dell'innovazione, con particolare riferimento alle nuove tecnologie dell'informazione e alla multimedialità, nonchè di favorire l'ingresso di nuovi operatori nel mercato editoriale, il Governo è delegato ad adottare, entro il termine di dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi di riordino degli incentivi alle imprese del settore editoriale, secondo i seguenti princìpi e criteri direttivi:


          a) prevedere una disciplina in materia di credito di imposta in misura non superiore al 15 per cento del costo sostenuto per le imprese che svolgono attività editoriale ai sensi dell'articolo 6, che sono iscritte nel Registro degli operatori di comunicazione di cui all'articolo 7 e che effettuano, entro il periodo di imposta di riferimento, gli investimenti di innovazione previsti dai decreti legislativi di cui all'alinea;


          b) garantire la parità di trattamento tra tutte le imprese editoriali, nel rispetto della normativa comunitaria vigente in materia di aiuti di Stato.


      2. I decreti legislativi di cui al comma 1 la cui attuazione determina nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica sono emanati solo successivamente all'entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanziano le occorrenti risorse finanziarie.


 

Art. 24.

(Fondo per la mobilità e la riqualificazione professionale dei giornalisti).

      1. Al fine di favorire la qualificazione professionale dei giornalisti negli stati di crisi aziendali, il Fondo per la mobilità e la riqualificazione professionale dei giornalisti, di cui all'articolo 15 della legge 7 marzo 2001, n. 62, è rifinanziato per un periodo di cinque anni, a decorrere dall'anno 2009, per un importo annuo di 5 milioni di euro.


 

Art. 25.

(Armonizzazione dei regimi previdenziali).

      1. Al fine di promuovere l'armonizzazione dei regimi previdenziali e la stabilizzazione dei rapporti di lavoro nel settore dell'editoria, con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono definite le modalità di applicazione, in riferimento ai giornalisti dipendenti, degli esoneri contributivi di cui all'articolo 8, comma 1, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, e all'articolo 1, commi 361 e 362, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, in modo tale da assicurare, per le aziende editrici, il livello complessivo di esonero ivi previsto e ferma restando l'assenza di oneri a carico dell'Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani.


      2. Gli esoneri contributivi di cui al comma 1 decorrono dalla data di entrata in vigore della presente legge e comunque da data non anteriore al 1o gennaio 2009.


 


Art. 26.

(Osservatorio per l'occupazione nell'editoria).

      1. Presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali è istituito, con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato, l'Osservatorio per l'occupazione nell'editoria, con il compito di monitorare l'evoluzione del settore editoriale con particolare attenzione ai livelli di occupazione e allo sviluppo delle professionalità, anche alla luce della diffusione dell'uso delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione e della progressione verso la multimedialità.
      2. L'Osservatorio di cui al comma 1 è composto da rappresentanti del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, da rappresentanti del Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri nonché, secondo criteri di pariteticità, da rappresentanti delle confederazioni delle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e delle organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale. Ai componenti dell'Osservatorio non compete alcun compenso né rimborso spese per l'attività espletata.


 


Art. 27.

(Dichiarazioni obbligatorie).

      1. I destinatari delle agevolazioni di cui alla presente legge possono avvalersi di tali misure agevolative solo se dichiarano, ai sensi dell'articolo 16-bis, comma 11, della legge 4 febbraio 2005, n. 11, introdotto dall'articolo 6 della legge 25 febbraio 2008, n. 34, di non rientrare tra coloro che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, aiuti ritenuti illegittimi o incompatibili dalla Commissione europea.


 

Capo V

PROMOZIONE DELLA LETTURA

 

Art. 28.

(Distribuzione di giornali quotidiani nelle scuole).

      1. Le imprese editrici che percepiscono contributi diretti ai sensi della presente legge sono tenute a fornire alle scuole di ogni ordine e grado copie di giornali quotidiani da utilizzare nelle classi quale materiale didattico e di diffusione dell'informazione e della cultura. Quantità, condizioni e modalità delle consegne sono definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, previo parere della commissione tecnica consultiva per l'editoria.
      2. La Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della gioventù e Dipartimento per l'informazione e l'editoria promuove accordi e opportune iniziative con le associazioni di categoria per incentivare la lettura dei giornali quotidiani da parte dei giovani.


 

Capo VI

COMPETENZE REGIONALI

 

Art. 29.

(Competenze regionali).

      1. Salva la competenza legislativa esclusiva dello Stato in tema di tutela della concorrenza, di ordinamento e di organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali, di ordinamento civile e penale, i princìpi desumibili dai capi IV e V della presente legge costituiscono princìpi fondamentali ai sensi dell'articolo 117, terzo comma, della Costituzione


 

Capo VII

DELEGA AL GOVERNO PER LA REDAZIONE DEL TESTO UNICO IN MATERIA DI EDITORIA

 

Art. 30.

(Delega al Governo).

      1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri interessati, un decreto legislativo avente ad oggetto la raccolta in un testo unico delle norme primarie in materia di editoria, con riferimento particolare alla disciplina del prodotto e dell'impresa editoriali, del mercato editoriale e delle provvidenze dirette e indirette all'editoria, anche modificando e integrando le norme vigenti ai fini del loro coordinamento formale e sostanziale, nonché del loro adeguamento ai princìpi e alle norme del diritto comunitario e costituzionale. Ai fini dell'adozione del predetto decreto legislativo il Governo è tenuto al rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:


          a) attuazione delle norme costituzionali in tema di libertà di manifestazione del pensiero, anche attraverso il rafforzamento della trasparenza e della tutela della concorrenza del mercato;


          b) coordinamento e adeguamento della disciplina del diritto d'autore in relazione all'evoluzione del prodotto editoriale, anche con riferimento alle possibilità di uso differenziato dello stesso prodotto;


          c) coordinamento e adeguamento della disciplina in tema di responsabilità degli operatori dell'informazione; 

          d) ampia delegificazione delle materie non coperte da riserva di legge;

          e) indicazione esplicita delle norme abrogate.


      2. Il decreto legislativo di cui al comma 1 è emanato previo parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 28, successive modificazioni, e delle competenti Commissioni parlamentari, le quali si esprimono entro trenta giorni dall'assegnazione dello schema di decreto legislativo. Decorso tale termine senza che la Conferenza unificata e le Commissioni parlamentari abbiano espresso il parere di rispettiva competenza, il decreto legislativo può essere comunque adottato.
      3. Il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi recanti disposizioni correttive e integrative del decreto legislativo di cui al comma 1, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi determinati dal medesimo comma 1, entro dodici mesi decorrenti dalla data di scadenza del termine di cui al citato comma 1.
      4. Il Governo completa il processo di riordino della materia dell'editoria emanando una raccolta organica delle norme regolamentari relative alla medesima materia, anche sulla base degli obiettivi indicati nel comma 117 dell'articolo 2 del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, e tenendo conto, in particolare, di quanto previsto dal comma 1, lettera d), del presente articolo.


 


Capo VIII

COPERTURA FINANZIARIA, ABROGAZIONI E DISPOSIZIONI FINALI

 

Art. 31.

(Copertura finanziaria).

      1. All'onere derivante dalle disposizioni di cui all'articolo 21, pari a 10 milioni di euro annui a decorrere dal 2009, all'articolo 24, pari a 5 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2009-2013, e all'articolo 25, valutati in 4,7 milioni di euro per il 2009, in 4,8 milioni di euro per il 2010 e in 4,9 milioni di euro a decorrere dal 2011, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui alla legge 25 febbraio 1987, n. 67, come determinata dalla tabella C della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

      2. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali provvede al monitoraggio degli oneri di cui all'articolo 25, informando tempestivamente il Ministero dell'economia e delle finanze, anche ai fini dell'adozione dei provvedimenti correttivi di cui all'articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. Gli eventuali decreti emanati ai sensi dell'articolo 7, secondo comma, numero 2), della citata legge n. 468 del 1978, prima dell'entrata in vigore dei provvedimenti o delle misure di cui al periodo precedente, sono tempestivamente trasmessi alle Camere, corredati da apposite relazioni illustrative.
      3. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
 

Art. 32.

(Abrogazioni).

      1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono abrogate le seguenti norme:


          a) articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47;


          b) articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 250, e successive modificazioni;


          c) articoli 1 e 11 della legge 7 marzo 2001, n. 62, e successive modificazioni.


      2. All'articolo 2, comma 1, della legge 14 agosto 1991, n. 278, le parole: «dall'articolo 3, comma 11, e» sono soppresse.
      3. A decorrere dall'anno successivo a quello della data di entrata in vigore della presente legge l'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 353, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 46, è abrogato.


 

Art. 33.

(Disposizioni finali).

      1. Restano ferme le disposizioni relative ai contributi in conto interessi e in conto canoni in favore delle imprese editoriali concessi dallo Stato per il sostegno dei programmi di investimento nel settore editoriale previsti dagli articoli 4, 5, 6 e 7 della legge 7 marzo 2001, n. 62, ai contributi per la stampa italiana all'estero previsti dall'articolo 26 della legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni, ai contributi per i quotidiani italiani teletrasmessi all'estero previsti dall'articolo 3, comma 2, della citata legge n. 62 del 2001, ai contributi per l'editoria speciale periodica per non vedenti previsti dall'articolo 28, comma 5, della legge 25 febbraio 1987, n. 67, ai contributi per i periodici delle associazioni dei consumatori e degli utenti previsti dagli articoli 137 e 138 del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni, e ai contributi per le agenzie di stampa quotidiane previsti dall'articolo 2, comma 30, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, e dall'articolo 4, comma 187, della legge 24 dicembre 2003, n. 350. Restano altresì ferme le disposizioni relative alle riduzioni tariffarie telefoniche per la stampa previste dall'articolo 28 della citata legge n. 416 del 1981, e successive modificazioni




27 dicembre 2008

CHE FURBETTO QUEL BRUNETTA

 

Che furbetto quel Brunetta

Che furbetto quel Brunetta
di Emiliano Fittipaldi e Marco Lillo



La trasferta a Teramo per diventare professore. La casa con sconto dall'ente. Il rudere che si muta in villa. Le assenze in Europa e al Comune. Ecco la vera storia del ministro anti-fannulloni 

La prima immagine di Renato Brunetta impressa nella memoria di un suo collega è quella di un giovane docente inginocchiato tra i cespugli del giardino dell'università a fare razzia di lumache. Lì per lì i professori non ci fecero caso, ma quella sera, invitati a cena a casa sua, quando Brunetta servì la zuppa, saltarono sulla sedia riconoscendo i molluschi a bagnomaria. Che serata. La vera sorpresa doveva ancora arrivare. Sul più bello lo chef si alzò in piedi e, senza un minimo di ironia, annunciò solennemente: "Entro dieci anni vinco il Nobel. Male che vada, sarò ministro". Eravamo a metà dei ruggenti anni '80, Brunetta era solo un professore associato e un consulente del ministro Gianni De Michelis.


Ci ha messo 13 anni in più, ma alla fine l'ex venditore ambulante di gondolette di plastica è stato di parola. In soli sette mesi di governo è diventato la star più splendente dell'esecutivo Berlusconi. La guerra ai fannulloni conquista da mesi i titoli dei telegiornali. I sondaggi lo incoronano - parole sue - 'Lorella Cuccarini' del governo, il più amato dagli italiani. Brunetta nella caccia alle streghe contro i dipendenti pubblici non conosce pietà. Ha ristretto il regime dei permessi per i parenti dei disabili, sogna i tornelli per controllare i magistrati nullafacenti e ha falciato i contratti a termine. Dagli altri pretende rigore, meritocrazia e stakanovismo, odia i furbi e gli sprechi di denaro pubblico, ma il suo curriculum non sempre brilla per coerenza. A 'L'espresso' risulta che i dati sulle presenze e le sue attività al Parlamento europeo non ne fanno un deputato modello. Anche la carriera accademica non è certo all'altezza di un Nobel. Ma c'è un settore nel quale l'ex consigliere di Bettino Craxi e Giuliano Amato ha dimostrato di essere davvero un guru dell'economia: la ricerca di immobili a basso costo, dove ha messo a segno affari impossibili per i comuni mortali.



Chi l'ha visto Appena venticinquenne, Brunetta entra nel dorato mondo dei consulenti (di cui oggi critica l'abuso). Viene nominato dall'allora ministro Gianni De Michelis coordinatore della commissione sul lavoro e stende un piano di riforma basato sulla flessibilità che gli costa l'odio delle Brigate rosse e lo costringe a una vita sotto scorta. Poi diventa consigliere del Cnel, in area socialista. Nel 1993, durante Mani Pulite firma la proposta di rinnovamento del Psi di Gino Giugni. Nel 1995 entra nella squadra che scrive il programma di Forza Italia e nel 1999 entra nel Parlamento europeo.


Proprio a Strasburgo, se avessero applicato la 'legge dei tornelli' invocata dal ministro, il professore non avrebbe fatto certo una bella figura. Secondo i calcoli fatti da 'L'espresso', in dieci anni è andato in seduta plenaria poco più di una volta su due. Per la precisione la frequenza tocca il 57,9 per cento. Con questi standard un impiegato (che non guadagna 12 mila euro al mese) potrebbe restare a casa 150 giorni l'anno. Ferie escluse. Lo stesso ministro ha ammesso in due lettere le sue performance: nella legislatura 1999-2004 ha varcato i cancelli solo 166 volte, pari al 53,7 per cento delle sedute totali. "Quasi nessun parlamentare va sotto il 50, perché in tal caso l'indennità per le spese generali viene dimezzata", spiegano i funzionari di Strasburgo. Nello stesso periodo il collega Giacomo Santini, Pdl, sfiorava il 98 per cento delle presenze, il leghista Mario Borghezio viaggiava sopra l'80 per cento. Il trend di Brunetta migliora nella seconda legislatura, quando prima di lasciare l'incarico per fare il ministro firma l'elenco (parole sue) 148 volte su 221. Molto meno comunque di altri colleghi di Forza Italia: nello stesso periodo Gabriele Albertini è presente 171 volte, Alfredo Antoniozzi e Francesco Musotto 164, Tajani, in veste di capogruppo, 203.


La produttività degli europarlamentari si misura dalle attività. In aula e in commissione. Anche in questo caso Brunetta non sembra primeggiare: in dieci anni ha compilato solo due relazioni, i cosiddetti rapporti di indirizzo, uno dei termometri principali per valutare l'efficienza degli eletti a Strasburgo. L'ultima è del 2000: nei successivi otto anni il carnet del ministro è desolatamente vuoto, fatta eccezione per le interrogazioni scritte, che sono - a detta di tutti - prassi assai poco impegnativa. Lui ne ha fatte 78. Un confronto? Il deputato Gianni Pittella, Pd, ne ha presentate 126. Non solo. Su 530 sedute totali, Brunetta si è alzato dalla sedia per illustrare interrogazioni orali solo 12 volte, mentre gli interventi in plenaria (dal 2004 al 2008) si contano su due mani. L'ultimo è del dicembre 2006, in cui prende la parola per "denunciare l'atteggiamento scortese e francamente anche violento" degli agenti di sicurezza: pare non lo volessero far entrare. Persino gli odiati politici comunisti, che secondo Brunetta "non hanno mai lavorato in vita loro", a Bruxelles faticano molto più di lui: nell'ultima legislatura il no global Vittorio Agnoletto e il rifondarolo Francesco Musacchio hanno percentuali di presenza record, tra il 90 e il 100 per cento.


Se la partecipazione ai lavori d'aula non è da seguace di Stakanov, neanche in commissione Brunetta appare troppo indaffarato. L'economista sul suo sito personale ci fa sapere che, da vicepresidente della commissione Industria, tra il 1999 e il 2001 ha partecipato alle riunioni solo la metà delle volte, mentre nel biennio 2002-2003, da membro titolare della delicata commissione per i Problemi economici e monetari, si è fatto vedere una volta su tre. Strasburgo è lontana dall'amata Venezia, ma non si tratta di un problema di distanza. A Ca' Loredan, nel municipio dove è stato consigliere comunale e capo dell'opposizione dal 2000 al 2005, il nemico dei fannulloni detiene il record. Su 208 sedute si è fatto vedere solo in 87 occasioni: quattro presenze su dieci, il peggiore fra tutti i 47 consiglieri veneziani.


Il bello del mattone



LA MAPPA DELLE PROPRIETA' DI BRUNETTA
Brunetta spendeva invece molto tempo libero per mettere a segno gli affari immobiliari della sua vita. Oggi il ministro possiede un patrimonio composto da sei immobili (due ereditati a metà con il fratello) sparsi tra Venezia, Roma, Ravello e l'Umbria, per un valore di svariati milioni di euro. "Mi piacciono le case e le ho pagate con i mutui", ha sempre detto. Effettivamente per comprare e ristrutturare la magione di 420 metri quadrati con terreno e piscina in Umbria, a Monte Castello di Vibio, vicino a Todi, Brunetta ha contratto un mutuo di 600 milioni di vecchie lire del 1993. Ma per acquistare la casa di Roma e quella di Ravello, visti i prezzi ribassati, non ne ha avuto bisogno. Cominciamo da quella di Roma. Alla fine degli anni Ottanta il rampante professore aveva bisogno di un alloggio nella capitale, dove soggiornava sempre più spesso per la sua attività politica. Un comune mortale sarebbe stato costretto a rivolgersi a un'agenzia immobiliare pagando le stratosferiche pigioni di mercato. Brunetta no.
Come tanti privilegiati, riesce a ottenere un appartamento dall'Inpdai, l'ente pubblico che dovrebbe sfruttare al meglio il suo patrimonio immobiliare per garantire le pensioni ai dirigenti delle aziende. Invece, in quel tempo, come 'L'espresso' ha raccontato nell'inchiesta 'Casa nostra' del 2007, gli appartamenti più belli finivano ai soliti noti. Brunetta incluso. Un affitto che in quegli anni era un sogno per tutti i romani, persino per i dirigenti iscritti all'Inpdai ai quali sarebbe spettato. Lo racconta Tommaso Pomponi, un ex dirigente della Rai ora in pensione, che ha presentato domanda alla fine degli anni Ottanta: "Nonostante fossi stato sfrattato, non ottenni nessuna risposta. Contattai presidente e direttore generale, scrissi lettere di protesta, inutilmente". Pomponi ha pagato per anni due milioni di lire di affitto e poi ha comprato a prezzi di mercato, come tutti. Il ministro, invece, dopo essere stato inquilino per più di 15 anni con canone che non ha mai superato i 350 euro al mese, ha consolidato il suo privilegio rendendolo perpetuo: nel novembre 2005 il patrimonio degli enti infatti è stato ceduto. Brunetta compra insieme agli altri inquilini ottenendo uno sconto superiore al 40 per cento sul valore di stima. Alla fine il prezzo spuntato dal grande moralizzatore del pubblico impiego è di 113 mila euro, per una casa di 4 vani catastali, situata in uno dei punti più belli di Roma. Si tratta di un quarto piano con due graziosi balconcini e una veranda in legno. Brunetta vede le rovine di Roma e il parco dell'Appia antica. Un appartamento simile a quello del ministro vale circa mezzo milione di euro: con i suoi 113 mila euro l'economista avrebbe potuto acquistare un box.
GUARDA LO SFOGLIO: I documenti dell'acquisto della casa Inpdai

Un tuffo in Costiera Anche il buen retiro di Ravello è stato un affare immobiliare da Guinness. Brunetta, che si autodefinisce "un genio", diventa improvvisamente modesto quando passa in rassegna i suoi possedimenti campani. "Una proprietà scoscesa", ha definito questa splendida villa di 210 metri quadrati catastali immersa in 600 metri di giardino e frutteto. Seduto nel suo patio il ministro abbraccia con lo sguardo il blu e il verde, Ravello e Minori.


Per comprare i ruderi che ha poi ristrutturato ha speso 65 mila euro tra il 2003 e il 2005. "Quanto?", dice incredula Erminia Sammarco, titolare dell'agenzia immobiliare Tecnocasa di Amalfi: "Mi sembra impossibile: a quel prezzo un mio cliente ha venduto una stalla con un porcile". Oggi un rudere di 50 metri quadri costa circa 350 mila euro, e una villa simile a quella dell'economista supera di gran lunga il milione di euro. Il ministro ha certamente speso molto per la pregevole ristrutturazione, tanto che ha preso un mutuo da 300 mila euro poco dopo l'acquisto del 2003 che finirà di pagare nel 2018, ma ha indubbiamente moltiplicato l'investimento iniziale.


 


Ma come si fa a trasformare una catapecchia senza valore in una villa di pregio? 'L'espresso' ha consultato il catasto e gli atti pubblici scoprendo così che Brunetta ha comprato due proprietà distinte per complessivi sette vani catastali, affidando i lavori di restauro alla migliore ditta del luogo. Dopo la cura Brunetta, al posto dei ruderi si materializza una villetta su tre livelli su 172 metri quadrati più dépendance, rifiniture in pietra e sauna in costruzione. Per il catasto, invece, l'alloggio passa da civile a popolare. In compenso, i sette vani sono diventati 12 e mezzo. Come è stata possibile questa lievitazione? "Diversa distribuzione degli spazi interni", dicono le carte. La signora Lidia Carotenuto, che fino al 2002 era proprietaria del piano inferiore, ricorda con un po' di malinconia: "La mia casa era composta di due stanzette, al massimo saranno stati 40 metri quadrati e sopra c'era un altro appartamento (che misurava 80 metri catastali, ndr) in rovina. So che ora il Comune di Ravello sta costruendo una strada che passerà vicino all'abitazione del ministro. Io non avrei venduto nulla se l'avessero fatta prima...". A rappresentare Brunetta nell'atto di acquisto della dépendance nel 2005 è stato il geometra Nicola Fiore, che aveva seguito in precedenza anche le pratiche urbanistiche. Fiore era all'epoca assessore al Bilancio del comune, guidato dal sindaco Secondo Amalfitano, del Partito democratico. I rapporti con il primo cittadino è ottimo: Brunetta entra nella Fondazione Ravello. E quest'anno, dopo le elezioni, Amalfitano fa il salto della barricata, entra nel Pdl e lascia la Costiera per Roma dove viene nominato suo consigliere ministeriale.


Il Nobel mancato "Io sono un professore di economia del lavoro, l'ho guadagnato con le unghie e con i denti. Sono uno dei più bravi d'Italia, forse d'Europa", ha spiegato Brunetta ad Alain Elkann, che di rimbalzo lo ha definito "un maestro della pasta e fagioli" prima di chiedergli la ricetta del piatto. L'economista Ada Becchi Collidà, che ha lavorato nello stesso dipartimento per otto anni, dice senza giri di parole che "Renato non è uno studioso. È prevalentemente un organizzatore, che sa dare il meglio di sé quando deve mettere insieme risorse". Alla facoltà di Architettura di Venezia entra nel 1982, dopo aver guadagnato l'idoneità a professore associato in economia l'anno precedente. Come ha ricordato in Parlamento il deputato democratico Giovanni Bachelet, Brunetta non diventa professore con un vero concorso, ma approfitta di una "grande sanatoria" per i precari che gravitavano nell'università. Una definizione contestata dal ministro, che replica: avevo già tutti i titoli.


In cattedra Secondo il curriculum pubblicato sul sito dell'ateneo di Tor Vergata (dove insegna dal 1991), al tempo il giovane Brunetta poteva vantare poche pubblicazioni: una monografia di 500 pagine e due saggi. Il primo era composto di dieci pagine ed era scritto a sei mani, il secondo era un pezzo sulla riduzione dell'orario edito da 'Economia&Lavoro', la rivista della Fondazione Brodolini, di area socialista, che Brunetta stesso andrà a dirigere nel 1980. Tutto qui? Nel mondo della ricerca esistono diverse banche dati per valutare il lavoro di uno studioso. Oggi Brunetta si trova in buona posizione su quella Econlit, che misura il numero delle pubblicazioni rilevanti: 30, più della media dei suoi colleghi. La musica cambia se si guarda l'indice Isi-Thompson, quello che calcola le citazioni che un autore ha ottenuto in lavori successivi: una misura indiretta e certo non infallibile della qualità di una pubblicazione, ma che permette di farsi un'idea sull'importanza di un docente. L'indice di citazioni di Brunetta è fermo sullo zero.


Le valutazioni degli indicatori sono discutibili, ma di sicuro il mondo accademico non lo ha mai amato: "L'università ha sempre visto in lui il politico, non lo scienziato", ricorda l'ex rettore dello Iuav di Venezia, Marino Folin. Nel 1991, da professore associato, riesce a trasferirsi all'Università di Tor Vergata. In attesa del Nobel, tenta almeno di diventare professore ordinario partecipando al concorso nazionale del 1992. In un primo momento viene inserito tra i 17 vincitori. Ma un commissario, Bruno Sitzia, rimette tutto in discussione. Scrive una lettera e, senza riferirsi a Brunetta, denuncia la lottizzazione e la poca trasparenza dei criteri di selezione. "Si discusse anche di Brunetta, e ci furono delle obiezioni", ricorda un commissario che chiede l'anonimato: "La situazione era curiosa: la maggioranza del collegio era favorevole a includere l'attuale ministro, ma non per i suoi meriti, bensì perché era stato trovato l'accordo che faceva contenti tutti. Comunque c'erano candidati peggiori di lui". Il braccio di ferro durò mesi, poi il presidente si dimise. E la nuova commissione escluse Brunetta. Il professore 'migliore d'Europa' viene bocciato. Un'umiliazione insopportabile. Così fa ricorso al Tar, che gli dà torto. Poi si appella al Consiglio di Stato, ma poco prima della decisione si ritira in buon ordine. Nel 1999 era riuscito infatti a trovare una strada per salire sulla cattedra. Un lungo giro che valica l'Appennino e si arrampica alle pendici del Gran Sasso, ma che si rivela proficuo. È a Teramo che ottiene infine il riconoscimento: l'alfiere della meritocrazia, bocciato al concorso nazionale, riesce a conquistare il titolo di ordinario grazie all'introduzione dei più facili concorsi locali. Nel 1999 partecipa al bando di Teramo, la terza università d'Abruzzo. Il posto è uno solo ma vengono designati tre vincitori. La cattedra va al candidato del luogo ma anche gli altri due ottengono 'l'idoneità'. Brunetta è uno dei due e torna a Tor Vergata con la promozione. Un'ultima nota. A leggere le carte del concorso, fino al 2000 Brunetta "è professore associato a Tor Vergata". La stranezza è che il curriculum ufficiale - pubblicato sul sito della facoltà del ministro - lo definisce "professore ordinario dal 1996". Quattro anni prima: errore materiale o un nuovo eccesso di ego del Nobel mancato?


Hanno collaborato Michele Cinque e Alberto Vitucci
(13 novembre 2008)


 


27 dicembre 2008

AMIANTO

 

AMIANTO: IL GOVERNO ITALIANO E L'INAIL DENUNCIATI ALLA CORTE EURO










 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ROMA / 14-11-2008

AMIANTO: IL GOVERNO ITALIANO E L'INAIL DENUNCIATI ALLA CORTE EUROPEA PER I DIRITTI DELL'UOMO A STRASBURGO




L'Associazione Italiana Esposti Amianto, l'Associazione Esposti Amianto - Friuli Venezia Giulia - e il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni (Mi), hanno presentato ricorso alla Corte Europea per i diritti dell'Uomo contro il governo Italiano e l'Inail per violazione delle norme costituzionali e comunitarie. In questi anni migliaia di lavoratori italiani, i loro familiari e intere famiglie sono state sterminate dal pericoloso e silenzioso killer e molti aspettano invano da anni giustizia. In molti casi le cause si trascinano per anni, e per i processi penali questo significa prescrizione e impunità per i datori di lavoro e i dirigenti responsabili della morte di centinaia di lavoratori.
In particolare, con il decreto del 12-3-2008 del Ministro del Lavoro in concerto con il Ministro dell'Economia e il Ministro delle Finanze e successivamente con l'atto dell'Inail (direzione centrale) del 19-5-2008, l'ingiustizia aumenta e vengono lesi i diritti di migliaia di lavoratori esposti all'amianto.
 
La legge 257 del 1992 concedeva a questi lavoratori, a causa della minore aspettativa di vita (in media 7 anni), di andare in pensione anticipata come risarcimento per allontanarli dalla fonte di esposizione.
Le polveri di amianto, come dimostrato dalla scienza medica, sono cancerogene indipendentemente dalla quantità (anche una sola fibra può produrre il mesotelioma ovvero quel tumore che non ha altre cause se non l'esposizione ad amianto) e con gli atti di indirizzo e i successivi atti dell'Inail il governo, riconoscendo i periodi di esposizione all'amianto fino all'inizio della bonifica e non oltre il 2-10-2003 solo in alcuni siti, discrimina i lavoratori riconoscendo solo ad alcuni la possibilità di usufruire del risarcimento del danno subito, escludendo e limitando il diritto della maggioranza dei lavoratori interessati che hanno lavorato a contatto con l'amianto in altri siti industriali non oggetto degli atti di indirizzo.
Le nostre associazioni, tramite il nostro legale avv. Ezio Bonanni del foro di Roma, ritenendo tutto questo lesivo degli interessi dei loro associati e di tutti i lavoratori italiani, hanno inoltrato il ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo in tema di lesione dei diritti e delle libertà fondamentali.


In particolare, tra gli altri riteniamo che siano stati violati l'art. 1 della Costituzione Repubblicana e l'art. 32 che tutelano la salute come fondamentale diritto dell'individuo.
Inoltre questi provvedimenti sono in contrasto e violano anche l'art. 1 della Convenzione Europea per i Diritti dell'Uomo che tutela il diritto alla vita e l'art. 2 che afferma il principio secondo cui " il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge". Inoltre vengono violati l'art. 6 che stabilisce che" ogni persona ha diritto ad un'equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole" e l'art.14 che stabilisce il principio di non discriminazione, riconoscendo che "Il godimento dei diritti delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione, deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o di altro genere, l'origine nazionale o sociale, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita o ogni altra condizione"


Associazione Italiana Esposti Amianto
Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Associazione Esposti Amianto Regione Friuli Venezia Giulia

http://www.isolapulita.it


27 dicembre 2008

ILVA E DIOSSINE

 

Comunicato Stampa ILVA e DIOSSINE

Partito della Rifondazione Comunista



Federazione Provinciale di Taranto





Comunicato stampa





Un altro modo di governare è possibile: senza essere succubi dei poteri forti, ma sempre dalla parte dei lavoratori e della gente, come ha dimostrato e continua a dimostrare in questi giorni la Giunta Regionale guidata dal compagno Nichi Vendola. Questa, infatti, ci sembra la prima considerazione politica generale che va fatta a riguardo della proposta di legge presentata e che imporrà all’ILVA ed alle altre grandi industrie nient’altro che… il rispetto delle normative europee e la dignità e la vita dei lavoratori e degli abitanti di questo martoriato territorio! Perché di questo, innanzitutto, si tratta; lo stabilimento siderurgico dovrà ridurre le emissioni di diossine e furani fino a un massimo di 2,5 nanogrammi a partire dal primo aprile 2009. per scendere fino a 0,4 nanogrammi dal 31 dicembre 2010: cioè, quel tetto massimo di 0,4 nanogrammi consentito dal protocollo di Arhus, approvato dall'Unione Europea a febbraio 2004, recepito in tanta parte d’Europa, ma non in Italia dove, con i limiti oggi ammissibili (10 nanogrammi a metro cubo!). permane una sorta di “licenza di uccidere”. Sarebbe sin troppo semplice ricordare i dati drammatici e i tristi primati di morti “da inquinamento” di Taranto e provincia o quell'8,8 per cento di tutta la diossina prodotta in Europa che esce dai camini dell’ILVA! La cosa oggi importante è che si dice finalmente basta, vi è una proposta di legge seria e fondata su dati scientifici incontrovertibili, grazie a quell’altro provvedimento “rivoluzionario” realizzato dalla Giunta Vendola: aver finalmente dotato la Puglia di una ARPA, guidata con grande professionalità ed indiscussa competenza. A fronte di questo importante lavoro, sostenuto da un movimento sempre più vasto di presa di coscienza e sensibilizzazione rispetto alla tutela della salute dei cittadini e della salvaguardia dell’ambiente (di cui Rifondazione Comunista si sente pienamente partecipe), si devono ancora una volta registrare le scomposte prese di posizioni di rappresentanti del centro-destra che, nel risibile tentativo di far dimenticare i colpevoli ed atavici ritardi dei governi regionali da loro guidati, pretendono (udite,udite!) di denunciare i “ritardi della Giunta Vendola”. Rigettiamo con forza tali ipocrisie e attendiamo con interesse che il centro-destra nostrano e regionale dica con chiarezza, per es,. cosa pensa dell’attacco della Prestigiacomo al serio lavoro dell’ARPA e all’assoluta affidabilità dei dati di inquinamento rilevati; come giudica la nuova Commissione IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) recentemente nominata dalla Ministra Prestigiacomo con la presenza di “esperti” in “..ricettazione, falso in bilancio, falso ideologico, evasione fiscale…”.ed affidata alla presidenza di un illustre sconosciuto ricercatore siciliano. Commissione che, com’è noto, ha il compito di preparare l'istruttoria tecnica relativa al rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale e che – anche a nostro avviso – dovrebbe essere affidata a competenze e professionalità di altissimo e riconosciuto prestigio scientifico internazionale. Così come staremo a vedere quale contributo daranno i rappresentanti del centro-destra alla rapida approvazione della legge in Consiglio e da che parte staranno nel caso in cui il Governo Berlusconi decidesse di contrastarla.



Infine, ma non ultimo, riteniamo che sia giunto anche il momento di superare quella falsa contrapposizione tra sacrosanto diritto al lavoro ed altrettanto sacrosanto diritto alla salute e alla tutela dell’ambiente e che, specie in periodo di recessione economica, viene esasperata. Come ha ricordato il Presidente Vendola, ci troviamo di fronte a cambiamenti climatici senza tregua, la temperatura è di 4-5 gradi superiore alla media stagionale, in Puglia non piove e negli invasi non c’è acqua, avanza il deserto nel Mediterraneo, …Bisogna accelerare sulla riconversione ambientale. Ecco, questa è la frontiera più avanzata della lotta per il lavoro, per un lavoro sicuro e dignitoso, per un lavoro qualificato: per riconvertire, ammodernare e rendere sicuri e non inquinanti gli impianti, ci vuole più lavoro, non meno lavoro! Bisogna solo costringere Riva e gli altri “padroni delle ferriere” (come vorrebbero ancora essere) a reinvestire e subito una parte consistente degli enormi profitti che continuano a fare, per lo più considerando i lavoratori, le risorse ambientali e la salute dei cittadini come variabili indipendenti. Altrimenti, lo Stato si riprenda quello che in passato gli ha regalato!



In questa battaglia decisiva per la nostra provincia Rifondazione Comunista sarà in prima fila, mobilitando tutte le proprie risorse.




DIOSSINA: PUGLIA APPROVA DDL, GUERRA CON MINISTERO
di Luisa Amenduni 2008-11-11 19:37
BARI - Ci sono "anomalie", "lacune" e anche "paradossi" nella legislazione statale sulle emissioni degli inquinanti in atmosfera: parte da questa considerazione l'iniziativa della giunta regionale pugliese guidata da Nichi Vendola che oggi, prima in Italia, ha approvato uno schema di disegno di legge che riduce il tetto previsto a livello nazionale per le emissioni di diossina.

E a stretto giro di comunicati il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, lo bacchetta: "in questo modo l'Ilva chiude in quattro mesi" e che "c'é tempo fino al 2012 per l'applicazione dei valori limite di diossine e furanni". In Puglia sono in esercizio numerosi impianti industriali alla cui attività è connessa l'emissione di importanti quantitativi di sostanze nocive, tra questi c'é sicuramente l'Ilva di Taranto che contribuisce in maniera significativa alle emissioni nazionali di furani, diossine ed altre sostanze. Da tempo la popolazione si è mobilitata. In campo sono scesi anche i bambini di Taranto che a centinaia hanno sfilato per le vie della città. Quella di oggi - ha detto in conferenza stampa Vendola, presentando i contenuti del Ddl - "é una prima risposta".

Il disegno di legge adotta in pratica i criteri contenuti nel 'Protocollo di Aarhus', approvato dal consiglio dell'Ue nel 2004 e recepito da 16 paesi dell'Unione ma non dall'Italia. I nuovi limiti in Puglia per gli impianti in esercizio sono 2,5 nanogrammi a metro cubo di policlorodibenzodiossina e policlorodibenzofurani dal prossimo mese di aprile fino ad arrivare a 0,4 dal 31 dicembre del 2010. I limiti previsti dalla legge nazionale sono attualmente di 10 nanogrammi a metro cubo. A febbraio del 2008 l'Ilva emetteva dai 4,4 agli 8,1 nanogrammi. L'Arpa della Puglia diretta dal prof.Giorgio Assennato avrà il compito di controllare i limiti di emissione: se non saranno rispettati, il gestore avrà 60 giorni di tempo per adeguarsi; in caso contrario la Regione potrà decidere di sospendere l'attività dell'impianto.

Vendola si dice pronto a difendere il provvedimento adottato oggi davanti a qualsiasi giudice e in qualsiasi sede, chiede al governo collaborazione, di stringere un 'patto' per il futuro ambientale di Taranto e invita il ministro all'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, a partecipare, a dicembre, a Taranto, agli Stati generali dell'Arpa. Per tutta risposta il ministro si dichiara "esterrefatta" dall'iniziativa della giunta pugliese. "Il disegno di legge proposto da Vendola sull'Ilva di Taranto, se approvato dal Consiglio regionale - dice il ministro - implicherebbe la chiusura dello stabilimento entro 4 mesi: un dato - aggiunge - che il presidente della Regione Puglia ben conosce e che rischia di innescare un problema sociale di enorme portata per Taranto e per la Puglia".

"I limiti di emissione per diossine e furanni (0,4 ng a metro cubo) - aggiunge anche il ministro - sono previsti dal Protocollo di Arhus oggetto della Decisione del Consiglio dell'Unione Europea 2004/259/CE del 19 febbraio 2004. Nell'annesso VI del Protocollo si prevede che i termini per l'applicazione dei valori limite per le fonti fisse sono fissati in 8 anni dall'entrata in vigore della Decisione, cioé nel 2012". Alle critiche la Regione Puglia risponde tramite l'assessore all'Ambiente, Michele Losappio: c'é uno "zelo confindustriale" - afferma - nella risposta che il ministro ha dato al presidente Vendola". Il ministro - rileva Losappio - "risponde subito, come se fosse il proprietario dell'Ilva, negando la praticabilità dei tempi e delle modalità indicate dalla Regione, senza peraltro fornire le motivazioni". Plauso all'iniziativa, invece, da parte di Legambiente che condivide "pienamente" gli obiettivi indicati nella bozza di legge.

http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_816766447.html

p. La Segreteria Provinciale



Preneste Anzolin – Resp. Settore Ambiente

http://isoladellefemminedaliberare.blogspot.com/2007/11/inquinamento-acustico-alla-italcementi.html


27 dicembre 2008

LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA

 

La Privatizzazione dell'acqua 14 Novembre 2008


La Repubblica 14 novembre 2008

Questo articolo 23 bis della Legge 133/ 2008 firmata Tremonti, lo faranno passare quanto prima e soprattutto in silenzio. E' la stessa legge che privatizza mezza Italia e ha provocato la rivolta della scuola.


La storia parte da lontano,  nel 2002, con una legge che obbliga i carrozzoni delle municipalizzate a snellirsi, diventare S.p.a. e lavorare con rigore. L'Italia viene divisa in bacini idrici, i Comuni sono obbligati a consorziarsi e le bollette a includere tutti i costi, che non possono più scaricarsi sul resto delle tasse. Anche se i Comuni hanno mantenuto la maggioranza azionaria, nelle ex municipalizzate son potute entrare banche, industrie e società multinazionali. Ma quella che doveva essere una rivoluzione verso il meglio si è rilevata una delusione . Nessuno rifà gli acquedotti, le reti restano un colabrodo. Il privato funziona peggio del pubblico, parola di Mediobanca, che con una indagine recente dimostra che le due aziende pubbliche milanesi, Cap  ed Mn hanno le  reti migliori d' Italia e tariffe tra le più basse d' Europa.
Col voto del 6 Agosto 2008 si rompe l' ultima diga. L'acqua cessa di essere diritto collettivo e diventa bisogno individuale, merce che ciascuno deve pagarsi.
Questo spalanca scenari tutti Italiani: per esempio i contatori regalati ai privati (banca, industria o chicchessia che incassano le bolllette), e le reti idriche che restano in mano pubblica, con i costi del rifacimento a carico dei contribuenti . Insomma la polpa ai primi e l' osso ai secondi!
 Dal Piemonte alla Sicilia, nell'Italia bastonata dalla crisi occorre  muoversi contro la privatizzazione dei servizi idrici.
Una resistenza che parte dal basso e deve contestare non solo il governo, ma soprattutto il Parlamento che il 6 Agosto 2008, mentre il Paese  era in vacanza, ha approvato una norma-bomba (unica in Europa) con il "Si'" dell'opposizione.
Non se ne accorto quasi nessuno: quel pezzo di carta obbliga i Comuni a mettere le loro reti sul mercato entro il 2010 e questo  anche quando i servizi funzionano perfettamente e i conti tornano. Ora i sindaci hanno detto:<< CI AVETE  GIA' TOLTO  L' ICI . Se ci togliete anche questo - dicono- che ci rimane?>>  La partita è chiara: non è solo una guerra per l'acqua , ma per la democrazia!
                                                                                                                                          
Già 104 comuni milanesi si sono mossi contro la Giunta Formigoni.
http://www.isolapulita.it


27 dicembre 2008

INQUINAMENTO ACUSTICO SENTENZA TAR

 

Inquinamento Acustico ESPOSTO TAR SENTENZA RISARCIMENTO


Ferriera è una piccola frazione che sorge nel comune di Torgiano, distante neanche una decina di chilometri da Perugia. Un paese come tanti ce ne sono in Italia, senza grandi attrazioni ma senza neanche grossi problemi apparenti; un centro dove molte famiglie hanno deciso di stabilirsi con l’ambizione di potersi costruire un’esistenza dignitosa e tranquilla…Eppure anche in queste località minori, si possono nascondere problematiche impreviste e preoccupanti. Qualche giorno fa, Michele Baldoni, un amico del nostro blog, ci aveva segnalato una vicenda piuttosto seria riguardante il paese. Michele è un giovane giornalista che collabora con il Corriere dell’Umbria e che per questo giornale scrive articoli di cronaca sui fatti di Torgiano. È quindi sicuramente una persona informata sugli eventi di questo comune e una fonte attendibile sulla vicenda di cui andremo ora a parlare. Con Michele, abbiamo realizzato un’intervista in cui cerchiamo di spiegare brevemente che cosa non va nella piccola frazione torgianese…

Allora Michele, che cosa sta succedendo a Ferriera?
A Ferriera i problemi sono molti ultimamente, anche se non è un caso recentissimo. Però è tornato di attualità negli ultimi tempi perché l’azienda Calcestruzzi Magione, di proprietà del signor Mario Gradassi, purtroppo sta causando molti problemi ai cittadini di Ferriera che si sono riuniti infatti in un Comitato…

Che tipo di problemi ci segnali?
Fondamentalmente l’azienda Calcestruzzi Magione – con il suo lavoro di lavatura delle botti e di produzione di calcestruzzo – produce un eccessivo inquinamento che si traduce in un’aria irrespirabile per i cittadini e soprattutto produce un rumore oltre la soglia consentita dalla legge. Ciò ha causato la presa di posizione dei cittadini che si sono riuniti in un Comitato per protestare contro il lavoro di questa azienda.

Ci dicevi poi che questa azienda è stata coinvolta in azioni giudiziarie ed è stata condannata; leggevo ad esempio che nel Maggio del 2007 c’è stata una sentenza del giudice Massimo Ricciarelli che ha condannato la Calcestruzzi Magione a pagare dei risarcimento alle famiglie residente della zona. Quali sono state le motivazioni che sono state accolte dal giudice? E poi volevo sapere se, dopo questa sentenza, le cose sono cambiate o sono rimaste tali e quali…
Allora, la prima sentenza del giudice Ricciarelli ha visto la condanna della Calcestruzzi Magione. Il proprietario Gradassi ha dovuto corrispondere alle famiglie del Comitato di Ferriera il corrispettivo previsto per il superamento della soglia di rumore, dei decibel consentiti dalla legge. Poi il giudice Ricciarelli ha condannato la Calcestruzzi Magione ad installare delle barriere antirumore e anche delle barriere antinquinamento. Il fatto è che Gradassi non ha installato né l’una né l’altra cosa. Quindi i cittadini continuano a protestare. C’è da dire che i cittadini non vogliono comunque la chiusura dell’industria, perché è dietro a questa scusa che si trincera l’azienda. I cittadini non vogliono mandare a casa e rendere disoccupati i cinquanta dipendenti, ma vogliono solamente che il proprietario installi queste barriere, come previsto dalla sentenza.

Sono peraltro – almeno penso - richieste legittime! Ma nessuno sta facendo nulla per imporre alla Calcestruzzi Magione di installare questi dispositivi?
Alcune forze politiche si stanno facendo sentire. Io personalmente sto facendo molti articoli. Però non basta, perché ci vorrebbe solamente che il Sindaco e la maggioranza prendessero una posizione chiara e facessero rispettare questa sentenza all’azienda di calcestruzzi; cosa che purtroppo per ora non avviene. C’è da dire che – oltre alla prima sentenza del giudice Ricciarelli – c’è stata anche la Cassazione che si è espressa: ed ha confermato la condanna alle suddette cose che abbiamo elencato.

La famiglia Gradassi, proprietaria della Calcestruzzi Magione, non è peraltro nuova a vertenze di tipo giudiziario. Nel maggio del 2007 Carlo Gradassi - che è il figlio di Mario, titolare dell’azienda di Ferriera - è stato coinvolto in un’ inchiesta piuttosto famosa nella nostra regione, per intenderci quella che ha coinvolto il costruttore Giombini. In pratica, questa inchiesta ha fatto emergere pesantissime concussioni tra il settore dei costruttori locali e le principali istituzioni dell’Umbria (alcuni magistrati, ad esempio, sono stati arrestati). Quello che ti volevo chiedere è se tu hai degli elementi per sostenere se questi intrecci di affari hanno avuto il loro peso anche nella vicenda di Ferriera?
Beh, non ho elementi certi per affermare una commistione di cause che determinano questi eventi. Però personaggi come Mario Gradassi sono certamente persone che incutono un certo timore nei piccoli comuni come Torgiano. Quindi sicuramente assessori e sindaci ci pensano bene prima di prendere provvedimenti che possano ledere l’immagine o condannare questi personaggi a sborsare denaro e a rispettare le richieste dei cittadini.

E infine l’ultima domanda che ti volevo fare. Hai parlato nelle precedenti domande della presenza di un Comitato e volevo chiederti appunto quale è stata la reazione della popolazione locale a questa vicenda. Quali sono le rivendicazioni che il Comitato di cittadini pone e quali sono le iniziative intraprese per raggiungere gli obiettivi?
Diciamo che il Comitato, in questi ultimi due anni, ha sempre voluto rimanere senza una propria connotazione politica. Ultimamente c’è da dire che il gruppo di minoranza de “La Bilancia” di Torgiano si è impegnato nel sostenere questo Comitato e nel portare avanti questa campagna per tutelare i cittadini e tutelare la loro salute (c’è da ricordare che nella sentenza, sono stati riconosciuti ai cittadini molti elementi come lo stress causato dal rumore, l’inquinamento, l’aria irrespirabile). Il Comitato ha ottenuto di far venire un organo come l’Arpa, che è la società che fa le rilevazioni nel rumore nei decibel prodotto dalle industrie e che ha certificato l’illegalità delle lavorazioni dell’industria di Gradassi. Quindi, dopo due condanne, si aspetta che le forze politiche facciano il loro dovere.

http://socialmentegiovani.blogspot.com/2008/10/i-calcestruzzi-di-ferriera.html

30 ottobre 2008

I residenti di Ferriera di Torgiano tornano a chiedere le barriere antirumore
Dopo la diffusione delle rilevazioni dell'Arpa, il Comitato di cittadini che protesta per i disagi prodotti dalla presenza di un impianto di calcestruzzi sollecitano provvedimenti

Michele Baldoni

La diffusione da parte dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale delle rilevazioni effettuate a Ferriera di Torgiano ha spinto il Comitato di cittadini costituitosi per protestare contro il mancato rispetto dei provvedimenti a carico dell’azienda ‘Calcestruzzi Magione’ ad annunciare nuove azioni da intraprendere in periodi brevi.
“I risultati arrivati recentemente danno ancora una volta ragione alle persone che devono subire il disagio dell'inquinamento acustico. L’Arpa segnala il superamento dei limiti di rumore consentiti dalla norma – esordiscono alcuni componenti del Comitato – inoltre c’è da segnalare il fatto nuovo: il cambio di ‘classe acustica’ che la nostra zona abitativa ha subìto e che ovviamente riteniamo inaccettabile”.

Il Comitato si riferisce al provvedimento comunale in virtù del quale la zona territoriale abitata da numerosi residenti di Ferriera è ora passata dalla ‘classe 2’ alla ‘classe 5’. “Ora i decibel di rumore consentiti non sono più sessanta ma settanta. Ben dieci in più – continuano Claudio Binucci ed altri del Comitato – e nonostante ciò, l’azienda supera anche tale nuovo limite di 2 punti e mezzo”.
I difensori legali del Comitato di Ferriera ritengono che “non si possono cambiare le classi acustiche nelle zone interessate da una causa legale in corso. Chiediamo il rispetto semplice e chiaro della norma, come recitava la sentenza a suo tempo emessa. E non chiederemo mai la chiusura dell’azienda: vogliamo l’installazione di barriere antirumore”, concludono dal Comitato.


http://www.iltamtam.it/ArticleDetail.aspx?articleId=9842
domenica 7 settembre 2008
Polveri e rumore: azienda di cementi a Ferriera

TORGIANO – Polvere nell’aria, rumore, annosi disagi. Problemi di ardua soluzione,questioni che riguardano molte famiglie e che si trascinano da lungo tempo. E’ il caso dell’azienda di Ferriera, costituita da impianti produttori di conglomerato cementizio.
“Il 15 maggio 2007 c’è stata la sentenza del giudice Massimo Ricciarelli. L’azienda ‘Calcestruzzi Magione’ ha dovuto corrispondere risarcimenti di poche migliaia di euro ad alcune famiglie – spiegano alcuni residenti di Ferriera – va ricordato che il titolare dell’azienda ‘Calcestruzzi Magione’, Mario Gradassi, era imputato per ‘non osservanza delle prescrizioni imposte dall’autorità competente’. Abbiamo ottenuto qualcosa? Quasi niente, purtroppo”. I cittadini di Ferriera, alcuni riunitisi in un ‘comitato’, aggiungono che negli anni scorsi era stato prescritto alla ditta torgianese di adottare idonee barriere frangivento e di installare manichette e spruzzatori per l’umidificazione dei cumuli dei piazzali. Era stato inoltre imposto alla ditta di arretrare la propria recinzione, in modo da ‘consentire un allargamento della sede stradale’, e l’abbattimento di una siepe costituita da cipressi, che fino ad allora ‘aveva svolto la funzione di barriera’ – recita la sentenza del maggio scorso. In conseguenza, però, di una ‘più intensa utilizzazione dell’impianto e della mancanza di quella barriera’, prosegue la sentenza, i proprietari delle abitazioni poste in prossimità della strada provinciale avevano cominciato ad avvertire notevoli disagi dipendenti dalla ‘sempre più massiccia diffusione di polveri – continua il testo della sentenza - Insorgenza di allergie, difficoltà a stare all’aperto nel proprio giardino’. “Abbiamo perciò presentato un esposto. L’Arpa venne a fare dei sopralluoghi già nel luglio e nell’agosto 2004 – aggiungono i membri del ‘comitato’ di Ferriera – In tali occasioni fu rilevato che la ditta aveva omesso di installare sia la barriera frangivento sia l’impianto di umidificazione”. La sentenza sottolinea il fatto che un impianto del genere esisteva, ma ‘si trovava inutilizzato ed inutilizzabile sotto il manto che ricopriva il piazzale’.
La ‘Calcestruzzi Magione’ si sarebbe messa in regola alla fine del 2004, secondo alcuni testi. La sentenza del giudice Ricciarelli si conclude però rimarcando che la colpa dell’imputato “fino al novembre-dicembre 2004 è di omissione all’ottemperanza nel senso richiesto” – recita la sentenza. “Noi non abbiamo però riscontrato miglioramenti nella qualità dell’aria. Inoltre il rumore prodotto dall’impresa continua a superare i 60 decibel previsti per legge, arrivando perfino a 70 – aggiungono i residenti del borgo– senza togliere che il 6 agosto 2003 l’allora sindaco di Torgiano Stefano Fodra firmò un’ordinanza che prevedeva l’installazione di pannelli fono-assorbenti entro 60 giorni. Pannelli ‘utili a ridurre il livello di rumorosità prodotto dalle lavorazioni dell’azienda locale’ – recitava l’ordinanza. Ora i cittadini della frazione torgianese chiedono “agli assessori competenti ed al sindaco torgianesi cosa intendono affermare in merito” all’ordinanza sopra citata ed al ‘caso-calcestruzzi’ in generale.

Michele Baldoni


Sulla vicenda, guarda sul blog il video I calcestruzzi di Ferriera.
http://www.ambientediritto.it/Giurisprudenza/RUMORE.htm

DELOCALIZZARE TUTTI I SITI INDUSTRIALI E ARTIGIANALI SITUATI NELLE ZONE ABITATE E CHE A CAUSA DELLA LORO ATTIVITA' LAVORATIVA ARRECANO DANNO ALL'AMBIENTE E ALLA SALUTE UMANA INDUSTRIE DI PRIMA CLASSE: B) Prodotti e materiali: 33. Cementi – produzione; (art.216 testo unico delle leggi sanitarie e allegato D.M. 5 settembre 1994 di cui all'art. 216). La disciplina delle industrie insalubri secondo un'ampia accezione, si riferisce, in ugual modo, a qualsiasi attività che possa dar luogo ad occasioni di pericolo. Una recente decisione del T.A.R. Toscana può, da sola, riassumere tutta la questione, andando dettagliatamente a specificare che: «Il concetto di industria utilizzato dal Legislatore nell'art. 216 T.U. 27 luglio 1934 n. 1265, a norma del quale vengono effettuate le classificazioni delle industrie insalubri di prima e seconda classe, non attiene esclusivamente all'attività umana diretta alla produzione di beni mediante procedimenti di carattere artificiale, ma si riferisce sostanzialmente a tutte quelle attività che, modificando la situazione socio-ambientale del territorio, possono dar luogo ad occasioni di pericolo per l'igiene e la salute pubblica." Sul punto della localizzazione delle industrie insalubri di 1^ classe, la giurisprudenza amministrativa ha affermato che il giudizio valutativo del Comune su dette industrie, che debbono essere isolate nelle campagne e tenute lontano dalle abitazioni, presenta ampi margini di insindacabilità, censurabile solo quando le valutazioni di lontananza e vicinanza siano manifestamente illogiche (Cons. di Stato, V, n.240/90). L’art. 216 del t.u. delle leggi sanitarie n. 1265/1934, al quinto comma, prevede una deroga per la “industria o manifattura” insalubre di prima classe, che può essere “permessa nell’abitato” se l’interessato dimostri che per l’introduzione di metodi o cautele il suo esercizio non reca nocumento alla salute del vicinato; il Comune, proprio ai sensi dell’art. 216 ricordato, è tenuto a verificare la nocività dell’impianto in concreto, con la specifica valutazione dei metodi e delle cautele offerte dall’interessato. Art. 5 Disciplina comunale del procedimento. 6. Nei casi in cui non si ravvisi la presenza di tutte le condizioni necessarie a garantire la tutela della salute pubblica, l'amministrazione comunale può vietare l'attivazione dell'industria o subordinarla all'adozione di particolari cautele e misure atte ad assicurare le condizioni richieste. In quest'ultimo caso, il titolare dell'impianto dovrà fornire, nei termini assegnatigli, opportuna prova dell'adozione delle misure richieste. Le aziende insalubri sono definite nel Testo Unico delle Leggi Sanitarie (RD n 1265/34) come "le manifatture che producono vapori, gas o altre esalazioni insalubri o che possono riuscire in altro modo pericolose alla salute degli abitanti". Le categorie di aziende che devono essere considerate insalubri sono incluse in un elenco diviso in due classi sulla base delle sostanze chimiche utilizzate, dei processi produttivi e dei materiali prodotti. La prima classe comprende quelle che devono essere isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni, la seconda comprende quelle che esigono speciali cautele per la incolumità del vicinato. Un'industria che sia iscritta nella prima classe, può essere ammessa nell'abitato qualora l'industriale provi che il suo esercizio non reca nocumento alla salute del vicinato. I dati sono ricavati dalle richieste alle emissioni in atmosfera presentate presso le province - Assessorato Ecologia ed Ambiente, Servizio Ecologia e Ambiente ai sensi del D.P.R. 20/88. In base a tale decreto tutti gli impianti che possono dar luogo ad emissioni in atmosfera sono tenuti a presentare all'autorità competente, domanda di autorizzazione corredata da una relazione tecnica contenente la descrizione del ciclo produttivo, le tecnologie adottate per prevenire l'inquinamento, la quantità e la qualità delle emissioni[9]. Rischi ambientali e rischi sanitari si legano in quanto la salvaguardia della salute, in primo luogo quella dei lavoratori. Le aziende produttrici di cemento sono classificate tra le aziende insalubri di prima classe ai sensi dell'articolo 216 del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e del decreto del Ministro della sanità 5 settembre 1994, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 220 del 20 settembre 1994. Per tali aziende la norma prevede l'isolamento nelle campagne (oggi nelle zone industriali) o la lontananza dalle abitazioni, a meno che il titolare non provi che, per le speciali cautele messe in atto, l'esercizio dell'attività non crea nocumento alla salute del vicinato. In tale ambito, i problemi da risolvere attengono pertanto alla DELOCALIZZAZIONE delle aziende stesse dai centri abitati, favorendo uno sviluppo delle attività dove può essere migliore il livello di protezione ambientale e l'adeguamento agli standard richiesti dalla normativa in vigore.
Pino Ciampolillo
Comitato Cittadino Isola Pulita

Il Comitato Cittadino Isola Pulita chiede all’Amministrazione e al Consiglio Comunale:
- la individuazione e la classificazione, di tutte le aziende, presenti nel nostro Comune, considerate per legge “Aziende Insalubri”;
- la messa a punto di un programma di lavoro atto a limitare l’azione inquinante delle “aziende insalubri” e non solo;
- la individuazione delle aree da destinare alle aziende insalubri;- la messa a punto di un programma di delocalizzazione delle aziende insalubri dal conglomerato urbano;
- i progetti per un'azione di bonifica delle zone contaminate, recupero riqualificazione e pubblica fruibilità.














TRIBUNALE DI PALERMO
Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari
ATTO DI OPPOSIZIONE ALLA RICHIESTA
DI ARCHIVIAZIONE E RICHIESTA DI PROSECUZIONE
DELLE INDAGINI
Ill. mo Sig. Giudice per le Indagini Preliminari,
l'Avv. Antonio Canto del Foro di Palermo, con studio in Palermo, via Croce Rossa, n. 113, difensore delle persona offese dal reato, nel procedimento penale n. 12864/06, a carico di La Maestra Giovanni,
PREMESSO
- che con atto in data 24/10/07, il Pubblico Ministero ha effettuato richiesta di archiviazione della notizia di reato;
- che tale richiesta è stata notificata all'esponente in data 07/11/07;
- che la notizia di reato è stata considerata infondata, in quanto dagli elementi di indagine raccolti, il P.M. ha ritenuto che gli stessi non fossero idonei per sostenere l’accusa in giudizio;
ciò premesso,
assume questa difesa, che le indagini eseguite sono prive del necessario approfondimento ed evidenziano una carente analisi della problematica sottostante alla richiesta di tutela avanzata da 23 persone offese dal reato, per due sostanziali ragioni:
a)il documento, unico elemento d’indagine sul quale è stata ritenuta infondata la notizia di reato, non è stato correttamente interpretato;
b)il medesimo organo che ha rilevato i dati contenuti nel suddetto documento, l’Agenzia Regionale di Protezione Ambientale (A.R.P.A.) ha eseguito di recente, dal 17/08/07 al 19/09/07, un ulteriore accertamento tecnico a seguito del quale i limiti consentiti dalla normativa vigente sono stati inequivocabilmente superati.
In riferimento al suddetto si espone quanto segue:
gli accertamenti compiuti dall’A.R.P.A. risalgono ad un periodo precedente alla presentazione della denuncia-querela: quest’ultima, difatti, è stata sporta presso la Stazione dei Carabinieri di Isola delle Femmine dal sig. Solina Fabio nel Settembre del 2006, mentre i rilevamenti tecnici sono stati effettuati più di sei mesi prima, nel Febbraio 06;
è evidente che sarebbe stata maggiormente efficace e pertinente un’ indagine tecnica susseguente alla presentazione della querela, almeno nell’ottica di una efficiente valutazione di causa ed effetto;
ciò nonostante non è questo l’elemento ( temporale) costituente la ragione principe dell’odierno argomentare;
l’attenzione, difatti, deve spostarsi verso le dichiarazione ed osservazioni che palesemente emergono dal citato documento di natura tecnica;
scrivono i tecnici:
- ” … è stato rilevato un rumore sordo e persistente…”, dunque non esistono 23 soggetti affetti da virus collettivo, ma vi è una concreta realtà, ovvero un rumore sordo e persistente che li disturba “;
-“…è stata scelta l’abitazione … pur non particolarmente vicina…”, si immagini cosa subiscono quelle più vicine;
-per quanto attiene alle vibrazioni, le stesse nonostante percepite, non vengono rilevate per assenza di normativa specifica, quindi, per una lacuna legislativa, il cittadino rimane privo di tutela…sig!
Ma proseguiamo,
viene espressamente precisato che i valori rilevati sono considerati come “rumore ambientale” e quindi come la somma di tutte le sorgenti ivi compresi i macchinari della Italcementi,
pertanto, specificano al successivo punto, con indubbia chiarezza che “ dai rilevamenti effettuati non è stato possibile valutare il rumore residuo, con i macchinari dell’Italcementi non attivi, in quanto la stessa Ditta non ha partecipato agli accertamenti/monitoraggi”, prima di commentare tale affermazione di incontrovertibile rilevanza, per onor di completezza la rapportiamo all’altra affermazione sempre contenuta nel documento in esame e cioè “ la valutazione della tollerabilità del rumore immesso dall’Italcementi nell’ambiente abitativo oggetto di misura richiede necessariamente la valutazione della differenza tra il rumore ambientale ed il rumore residuo, per verificare il rispetto del limite –differenziale- di 3dB indicato in giurisprudenza come limite di tollerabilità”;
queste sono le dichiarazioni dei tecnici dell’A.R.P.A. i quali sostanzialmente dicono che per delineare l’effettivo quadro della situazione occorre eliminare i rumori dei macchinari e valutare se il residuo supera i limiti tollerabili;
orbene, nonostante questa univoca e chiara precisazione, risultante dall’unico elemento d’indagine raccolto, il P.M., pilatescamente, probabilmente pensando alla salvaguardia dei posti di lavoro, decide, con una palese insufficiente motivazione, che la notizia criminis è infondata e richiede l’archiviazione del caso.
Afferma questo legale, a contrario, che l’unica attività da ritenere insufficiente è rappresentata proprio dalle indagini svolte, le quali dovevano, a nostro avviso, approfondire, innanzi tutto la questione appena descritta, e cioè verificare i limiti differenziali a macchine spente, quindi andava approfondita la disciplina giuridica in materia, tanto le norme, quanto la giurisprudenza, ed in ultimo, siccome già informati, anche se solo verbalmente (come di seguito preciseremo) acquisire i nuovi accertamenti tecnici compiuti sempre dall’A.R.P.A., nel periodo compreso tra il 17/08/07 ed il 10/09/07, nell’abitazione dei querelanti Solina Fabio e Scaffia Flavio.
Nell’ Agosto del c.a., difatti, il maresciallo Curaro della stazione dei Carabinieri di Isola delle Femmine, delegato alle indagini sin dall’inizio del procedimento, era stato avvisato che si stavano rilevando nuovi dati e che all’esito, previa acquisizione, gli sarebbero stati forniti;
egli in quella occasione rispose ai due soggetti presenti, sig. Solina Fabio e Davide Canto che avrebbe atteso tale nuova documentazione, per poi trasmetterla al P.M. competente;
purtroppo (poiché ad un semplice cittadino non sempre i termini decorrono a suo favore), nonostante la formale richiesta effettuata dal sig. Solina, ad oggi, l’intera documentazione non gli è stata consegnata, confidiamo pertanto, e per onor di verità, che Vostra Signoria ordini al magistrato titolare delle indagini di acquisire d’ufficio, tale recente relazione, pretendendo una consegna immediata, dalla quale è dato ricavare il superamento dei limiti di legge consentiti per le ipotesi di specie.
Essa costituirà nuovo elemento di indagine che certamente convincerà il P.M. sulla fondatezza della notizia criminis.
Sarebbe opportuno inoltre ascoltare a sommarie informazioni il dott. Antonio Sansone Santamaria, Dirigente Fisico dell’A.R.P.A., egli sarà in grado di confortare e correttamente interpretare i dati tecnici sia quelli sui quali in appresso molto succintamente questo legale argomenterà, sia quelli nuovi (di cui si è appena detto) dei quali abbiamo richiesto l’acquisizione, a mezzo Codesto Giudice.
In tale direzione, poiché informalmente un parere tecnico è stato da questo legale, per il tramite dei propri assistiti, già acquisito, in riferimento sempre al solo documento di indagine raccolto (e agli atti), si osserva quanto segue:
dichiarano i tecnici che, non sussistendo nel periodo di riferimento tanto i criteri per effettuare la zonizzazione (di competenza regionale la loro emanazione) ai sensi della legge 447/95, quanto una specifica zonizzazione effettuata dal comune di Isola (ne ai sensi della legge suddetta ne ai sensi della normativa precedente DPCM 01/03/91), gli stessi altro non hanno fatto che applicare “ al rumore ambientale immesso nell’ambiente abitativo esclusivamente il limite notturno assoluto di zona B, di 50 dBA e, siccome il valore max è risultato di 45,7 dBA, concludono che, in assenza di cooperazione della Italcementi e per la concorrenza delle suddette carenze legislative, la situazione denunciata non oltrepassa i limiti di tollerabilità.
E proprio per le predette carenze normative, nonostante abbiano applicato il limite assoluto, non hanno potuto completare gli accertamenti, applicando il limite differenziale, di cui all’art. 4 del DPCM 14/11/1997.
In altri termini concludono, per come già precisato sopra, confermando la loro disponibilità a supportare il Sindaco ed i Carabinieri per effettuare gli indispensabili accertamenti tecnici, basati sul valore differenziale che, ovviamente, necessitano dell’assistenza della presenza del personale tecnico della Italcementi;
a tale palese sollecito, ne il Sindaco ne i Carabinieri danno un seguito;
ci si chiede come possano essere disattese, a piè pari, eventi di siffatta gravità, visto che l’ambito in cui si muove l’inquinamento acustico è quello coincidente con l’interesse tutelato dalla fattispecie di cui all’art. 659 c.p., che è il turbamento della tranquillità e della quiete pubblica e privata che, a sua volta, rientra nel più ampio concetto della tutela della salute di cui all’art. 32 Cost. .
Ad ogni modo, poiché il citato art. 4 del DPCM del 14/11/1997 non è stato correttamente applicato, in riferimento agli accertamenti tecnici in esame, vogliamo sottoporre all’attenzione l’attuale orientamento amministrativo in materia di inquinamento acustico che, siccome espresso nel Dicembre 06, con sent. N°5639 dal TAR Puglia, Lecce, sez I, ovvero ben 10 mesi dopo la relazione tecnica di cui si sta discutendo, non poteva far parte del patrimonio culturale di quei tecnici che stilarono il documento agli atti;
così “testualmente” i Giudici Amministrativi: ” il criterio dei valori limite differenziali di immissione è pienamente operativo anche nei Comuni privi della “zonizzazione acustica”, in perfetta rispondenza allo spirito della vigente normativa in tema di inquinamento acustico, oltre che ai principi costituzionali ed alla ragionevolezza. Infatti, considerato che i valori limite differenziali, facendo specifico riferimento al rumore percepito dall’essere umano, mirano precipuamente alla salvaguardia della salute pubblica e che (già prima dell’entrata in vigore della Legge 26/10/1995 n°447 e del conseguente DPCM 14/11/1997) l’art. 6 del DPCM 1/3/91 prevedeva l’applicazione sia di limiti massimi in assoluto (primo comma) sia di valori limite differenziali per le zone non esclusivamente industriali (secondo comma), si deve necessariamente concludere che la disposizione transitoria dettata dall’art. 8 del citato DPCM del 14/11/1997 (che testualmente si limita soltanto a preveder l’applicazione- sino all’avvenuta zonizzazione di cui all’art. 6 lettera “a” della legge 447/1995 dei limiti assoluti di accettabilità di immissione sonora previsti dal primo comma dell’art. 6 del predetto DPCM 1/3/1991) non può essere correttamente interpretata nel significato di escludere del tutto l’operatività del criterio dei valori limite differenziali d’immissione (contemplato dall’art. 4 del DPCM 14/11/1997 e, come detto, già fissato dal secondo comma dell’art. 6 del DPCM 1/3/1991), nel territorio di quei Comuni che non abbiano già provveduto all’approvazione del c.d. piano di zonizzazione acustica.”
Dal suddetto orientamento ne discende come obbligata conclusione che, non avendo ancora il Comune di Isola delle Femmine o non avendo voluto avere, per tutelare i posti di lavoro, un piano di zonizzazione, non deve ugualmente escludersi l’applicazione dei limiti differenziali che, per la mancata collaborazione sia del Sindaco sia Dei Carabinieri sia della Italcementi, non sono stati mai accertati.
Alla luce delle considerazioni di fatto e di diritto che precedono appare evidente che l’indagine preliminare svolta per il caso de quo sia carente e del tutto insufficiente, di conseguenza le persone offese che rappresento, il cui diritto alla salute deve essere tutelato almeno al pari del posto di lavoro, intendono chiedere la prosecuzione delle indagini preliminari sul seguente oggetto:
1)accertare i valori differenziali e quindi il rumore residuo derivante dallo spegnimento dei macchinari della Italcementi, con il necessario intervento, al momento dei rilievi che eseguirà l’A.R.P.A., delle Autorità competenti: Sindaco e Carabinieri delegati, oltre che, chiaramente ,dei tecnici della stessa azienda e permettere, in tale occasione, l’intervento di questo difensore con una rappresentanza delle persone offese e con un eventuale tecnico di parte.
Si indicano il seguente elemento di prova da acquisire d’ufficio:
relazione A.R.P.A. relativa al periodo 17/08/07-10/09/07, per analisi eseguite presso le abitazione dei querelanti: Solina Fabio e Scaffia Flavio, site in via Libertà 62-Isola delle Femmine.
Per tutto quanto sopra
CHIEDE
che la S.V. Ill. ma voglia, ai sensi dell'art. 410 c.p.p., fissare l’udienza di comparizione delle parti in camera di consiglio per la discussione.
Palermo 15/11/2007
Avv. Antonio Canto



COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA

http://liberaisoladellefemmine.blogspot.com/


27 dicembre 2008

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO

 

ONOREVOLE TRIBUNALE AMMINISTRATIVO


Industrie Inquinamento Diossine Cromo Vanadio Mercurio Metalli Pesanti Polveri sottili Inquinamento acustico e...............................
Caricato da isolapulita


ON.LE TRIBUNALE AMMINISTRATIVO PER LA REGIONE SICILIA- PALERMO

RICORSO

Per i sigg.................................................................................................,

tutti elettivamente domiciliati presso lo studio dell’ Avv. Cristiano Bevilacqua, in Palermo via Campolo n.92 che li rappresenta, unitamente e disgiuntamente con l'Avv. Davide Canto, in forza di procura a margine del presente atto

CONTRO

- la Presidenza della Regione Siciliana, in persona del Presidente pro-tempore rapp.to e difeso per legge dall'Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo ;

- L’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana, in persona dell’Assessore pro-tempore, rapp.to e difeso per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo;

- L'azienda AUSL 6 Palermo in persona del legale rapp.te pro tempore ;

- La Provincia regionale di Palermo, in persona del legale rapp.te pro-tempore;

- Il Dipartimento ARPA Provinciale di Palermo, in persona del legale rappresentante pro-tempore;

- Il Comune di Isola delle Femmine in persona del rapp.te legale pro tempore

E NEI CONFRONTI

? Della Italcementi spa in persona del legale rapp.te p.t. con sede in Bergamo

PER L’ANNULLAMENTO PREVIA SOSPENSIONE

- Del provvedimento n. 693 pubblicato in G.U.R.S. in data 29-08-08 di Autorizzazione Integrata Ambientale

- Del provvedimento del Sevizio 3 dell'Assessorato Regionale Territorio e Ambiente n. 172 del 17-4-08;

- Di tutti i verbali delle Conferenze di servizi tenutesi in data 31-1-07, 21-11-07, 31-1-08, 20-2-08 e 19-3-08;

- Dei provvedimenti ARPA provinciale di Palermo n.9968419 del 19-3-08 ;

- Del provvedimento della Commissione Provinciale Tutela Ambientale n.prot. 436 del 6-3-08;

- Del Parere espresso dalla Provincia regionale di Palermo n.20145 del 19-2-08;

- Del parere espresso dalla AUSL 6 Palermo, Dipartimento di Prevenzione- Unità operativa n.8 di Carini, n.502 del 19-3-08;

- Di ogni altro atto comunque connesso, prodromico o consequenziale a quelli sopra indicati

FATTO

La Ditta Italcementi S.p.A., iscritta presso il Registro della Provincia di Palermo delle imprese che recuperano rifiuti, svolge attività di produzione di cementi presso l’impianto sito nel Comune Isola delle Femmine e attività di frantumazione nella cava denominata Piani Dell’Aia per le quali è titolare di apposite autorizzazioni alle emissioni in atmosfera rilasciate dall’ Assessorato Regionale Territorio e Ambiente della Regione Siciliana ai sensi dell’articolo 12, del DPR n. 203/88, per 82 camini e dell’articolo 6, del DPR n. 203/88, per 4 camini.

Con il decreto di autorizzazione (D.A.) n. 292/17 del 17.3.94 l'Assessorato, ai sensi dell’articolo 12 del D.P.R. 203/88 ha concesso alla predetta ditta l’autorizzazione per il proseguimento delle emissioni derivanti dalla produzione di cementi. In seguito, con i DD.AA. n 871/17 del 6.10.94, n. 141/17 del 15.3.95 e n. 187/17 del 4.4,97, l'autorizzazione originaria è stata parzialmente modificata e rettificata, senza apportare alcuna modifica al ciclo produttivo descritto nel progetto approvato con la prima autorizzazione del 1994.

Gli odierni ricorrenti sono proprietari e residenti nelle immediate vicinanze dell'area in cui opera la ditta Italcementi spa, e da molto tempo sono continuamente sottoposti ad un elevato inquinamento acustico ed atmosferico proveniente dal cementificio della Italcementi spa che rischia di compromettere molto seriamente la loro salute e quella dei propri cari. Le condizioni di vita in cui si trovano i ricorrenti sono assolutamente inaccetabili posto che, quotidianamente, si trovano costretti a dover respirare un 'aria mefitica e ad eliminare continuamente polvere nera dalle proprie abitazioni, proveniente dal vicino cementificio il cui impianto risale addirittura agli anni '60. Tale situazione oltre ad arrecare un grave rischio per l'ambiente e la salute degli stessi, sta provocando un serio pregiudizio patrimoniale poiché l'impianto della Italcementi spa è troppo vecchio ed utilizza un processo produttivo che, oltre a causare il degrado ambientale ed igienico sanitario del territorio , è causa anche del deprezzamento delle abitazioni di proprietà degli stessi .

In data 02-9-2004 n. prot. 56853 la Italcementi S.p.A. ha presentato una domanda di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA.) per la cementeria sita nel Comune di Isola delle Femmine previsto tra le tipologie di cui al punto 3.1 dell'Allegato 1 del d.lgs 372/99. Secondo le previsioni dell'allora vigente d.lgs 372/99 in data 15-9-04, la ditta provvedeva anche a pubblicare sul quotidiano "Giornale di Sicilia" l'avviso di avvenuto deposito degli atti progettuali presso l'Assessorato Territorio Ambiente della regione Sicilia, per sottoporlo alle eventuali osservazioni – opposizioni secondo le previsioni dell'art. 5, comma 7, d.lgs 372/99.

Già dal 2005 l’ARPA Sicilia, il Dipartimento Provinciale A.R.P.A. di Palermo (DAP) e la Provincia Regionale di Palermo, al fine di effettuare verifiche sull’impianto e sui relativi punti dì emissione, hanno realizzato alcuni sopralluoghi presso il cementificio ed il deposito di petcoke della ditta sito in località Raffo Rosso.

A seguito del sopralluogo effettuato presso l’impianto il 6 dicembre 2005, dall’analisi dei documenti prodotti dalla Italcementi in merito all’attività di produzione cemento e recupero rifiuti, e dalla riunione tenutasi in data 12 giugno 2006 tra la Regione Siciliana, l'ARPA Sicilia, il DAP e la Provincia Regionale di Palermo e l’Italcementi, emergeva che la Italcementi non era titolare di alcuna autorizzazione per l’utilizzo di petcoke come combustibile, sia che la Ditta ha eseguito variazioni del ciclo produttivo e modifiche dell’impianto senza avere ottenuto le necessarie autorizzazioni.

A seguito di ciò la Regione Sicilia provvedeva a diffidare l'Italcementi dall'utilizzare il coke di petrolio in assenza dell'apposita autorizzazione. Averso tale diffida la ditta ha presentato ricorso al TAR Sicilia Palermo che, con sentenza n. 1156 del 19 aprile 2007, lo respingeva.

In data 3-11-2006 la controinteressata presentava una nuova istanza contenente un progetto di modifica sostanziale dell'impianto esistente con cui si prevedeva un ammodernamento tecnologico dell’impianto produttivo tramite l'introduzione di un nuovo processo di produzione del clinker . Tale istanza ed il relativo progetto, però, non venivano pubblicati sui quotidiani per essere sottoposte alle eventuali osservazioni dei soggetti interessati secondo le previsioni del d.lgs 59/05.

Si precisa che la Provincia Regionale di Palermo ha condotto, nei periodi gennaio-maggio 2006, agosto-ottobre 2006 e ottobre 2006-gennaio 2007, alcune campagne di rilevamento della qualità dell’aria in prossimità dell’impianto Italcementi nel comune di Isola delle Femmine. Sono stati utilizzati differenti laboratori per misurare sia parametri chimici (S02 CO, NO N02) NOx, 03, NMHC, CH4. P.MIO, IPA, Benzene, Toluene e o-Xylene) che meteorologici.

Con riferimento al PM10, l’analisi dei dati registrati ed elaborati durante tali campagne di rilevamento ha evidenziato 5 superamenti del valore limite giornaliero per la protezione della salute umana nel periodo gennaio-maggio 2006 (71 giorni di rilevamento) e 12 superamenti nel periodo ottobre 2006-gennaio 2007 (75 giorni di rilevamento). Nel periodo agosto-ottobre 2006 non stati effettuate rilevazioni di tale inquinante.

Anche per gli IPA, nel periodo ottobre 2006-gennaio 2007, sono stati osservati valori medi orari più elevati rispetto a quelli della campagna precedente. In particolare si rileva un incremento delle concentrazioni di benzo(a)pirene.

Tra il 31-01-2007 ed il 19-03-08 si sono tenute ben 5 conferenze di servizi relative all'istanza presentata in data 3-11-2006, in particolare nella seduta della Conferenza di servizi del 31-01-08 la ditta Italcementi spa richiedeva di ottenere l'autorizzazione integrata ambientale solamente per l'utilizzo del coke di petrolio, escludendo il progetto di modifica presentato nel 2006 relativo all'ammodernamento dell'impianto tramite una conversione tecnologica (cd revamping). In tal modo quindi l'Italcementi spa presentava in via assolutamente atipica, una nuova istanza assolutamente diversa dalle precedenti con cui, in buona sostanza, richiedeva di utilizzare il coke di petrolio come combustibile all'interno del vecchio impianto.

Si precisa che anche tale istanza non veniva assolutamente pubblicata all'interno dei quotidiani per le opposizioni- osservazioni da parte dei cittadini interessati secondo le previsioni della d.lgs .59/05. In data 29-08-08 veniva pubblicata nella G.U.R.S. il decreto n.693 del 18 luglio 2008 con cui il dirigente del servizio 2/VAS rilasciava l'autorizzazione integrata ambientale alla ditta Italcementi spa.

Le previsioni dei provvedimenti impugnati sono inidonee a salvaguardare la salute dei ricorrenti ed a tutelare l'ambiente, conseguentemente rendono gli atti oggi impugnati illegittimi e vanno annullati per i seguenti motivi in

DIRITTO

I VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ART.2 d.lgs 59/05 CON RIFERIMENTOALL'OMESSACONSIDERAZIONE ELL'IMPIANTO COME SITO (CIRC. MIN. AMB. E TUTELA DEL TERRITORIO DEL 13-7-2004)

L'art. 2 d.lgs 59/05 prevede che:" ai fini del presente decreto si intende per : c) impianto: l'unità tecnica permanente in cui sono svolte una o più attività elencate nell'allegato I e qualsiasi altra attività accessoria, che siano tecnicamente connesse con le attività svolte nel luogo suddetto e possano influire sulle emissioni e sull'inquinamento.. l) autorizzazione integrata ambientale: il provvedimento che autorizza l'esercizio di un impianto o di parte di esso a determinate condizioni che devono garantire che l'impianto sia conforme ai requisiti del presente decreto. Un'autorizzazione integrata ambientale può valere per uno o più impianti o parti di essi, che siano localizzati sullo stesso sito e gestiti dal medesimo gestore".

Nello stesso senso la Circolare Min. Ambiente e tutela del territorio prevede che : "… per attività accessoria, tecnicamente connessa ad una attività principale rientrante in una delle categorie di cui all'allegato I del decreto legislativo n. 372/1999, si intende una attività:

a) svolta dallo stesso gestore;

b) svolta nello stesso sito dell'attività principale o in un sito contiguo e direttamente connesso al sito dell'attività principale per mezzo di infrastrutture tecnologiche funzionali alla conduzione dell'attività principale;

c) le cui modalità di svolgimento hanno qualche implicazione tecnica con le modalità di svolgimento dell'attività principale."

Inoltre per la definizione di "Sito" si fa riferimento :"… alla normativa ambientale vigente, in particolare alla definizione indicata all'art. 2, punto t) del regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio n.761/2001 del 19 marzo 2001….., che definisce sito: «tutto il terreno, in una zona geografica precisa, sotto il controllo gestionale di un'organizzazione che comprende attività, prodotti e servizi. Esso include qualsiasi infrastruttura, impianto e materiali»".

La procedura di AIA relativa all'impianto di cui si controverte, doveva essere estesa a tutte le attività comunque connesse o accessorie all'impianto medesimo e dunque doveva coinvolgere l'esame dei materiali e le ulteriori attività tecnicamente connesse alla produzione del cemento svolte sempre nello stesso sito ed idonee ad influire a produrre inquinamento.

La esclusione dell'esame dei materiali utilizzati nel ciclo produttivo e delle attività dalla procedura di AIA conclusasi con il provvedimento impugnato, non possono che determinare l'illegittimità dell'iter procedimentale seguito e dell’AIA rilasciata poiché essa avrebbe dovuto riguardare l'impianto medesimo nella sua complessità ed unitarietà, e non riferirsi ai singoli punti di emissione.

La riduttiva scelta operata dall'Amministrazione competente di non includere nell'istruttoria un esame dei materiali utilizzati e delle attività connesse alla produzione del cemento, contrasta dunque con la disciplina vigente in tema di prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento,, né a tale carenza si può efficacemente opporre che, ai fini della valutazione degli effetti cumulativi degli impianti in questione, sia stato prevista l'adozione di un piano di monitoraggio complessivo, perché ciò si tradurrebbe (contraddittoriamente) in una considerazione unitaria del sito operata ex post (in fase di monitoraggio) e non ex ante ( in fase istruttoria), come doveva essere. Anche questo determina l'illegittimità del procedimento in questione e, conse-guentemente, del provvedimento finale di rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale.

II. VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONEART. 5, commi 10 e 12. VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ART.5 commi 7 ed 8, D.LGS 59/05 ; VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ART. 3 sexies E 9 D.LGS 152/06. ART.10 D.LGS 59/05; ART. 7 L.241/90.

L’Autorizzazione Integrata Ambientale non è l’applicazione asettica di un insieme di tecniche e di relative “prestazioni ambientali” ma piuttosto il risultato di un percorso di analisi volto ad individuare l’assetto impiantistico e produttivo che combina assieme i tre elementi cardine dell’IPPC: controllo combinato delle emissioni aria-acqua-suolo, riferimento a standard tecnologici e gestionali di settore, valutazione delle condizioni locali.

Attori principali sono fondamentalmente le amministrazioni che avranno il compito di rilasciare le autorizzazioni, i gestori che le richiedono e la comunità locale destinataria indiretta delle scelte della pubblica amministrazione che dovrà provvedere al contemperamento degli interessi di cui tali attori si fanno portatori all'interno del procedimento complesso.

a ) Un primo profilo di illegittimità del provvedimento impugnato riguarda la partecipazione della Soprintendenza BB.CC.AA. al procedimento ed in particolare alle conferenze di servizi .

L'art.5, comma 10, d.lgs 59/05 prevede che :" L'autorità competente, ai fini del rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, può convocare apposita conferenza dei servizi ai sensi degli articoli 14, 14-ter, commi da 1 a 3 e da 6 a 9, e 14-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, alla quale invita le amministrazioni competenti in materia ambientale". Il successivo comma 12 prevede che :" Acquisite le determinazioni delle amministrazioni coinvolte nel procedimento e considerate le osservazioni di cui al comma 8, l'autorità competente rilascia, entro centocinquanta giorni dalla presentazione della domanda, un'autorizzazione contenente le condizioni che garantiscono la conformità dell'impianto ai requisiti previsti nel presente decreto, oppure nega l'autorizzazione in caso di non conformità ai requisiti di cui al presente decreto".

Quindi dal combinato disposto delle disposizioni sopra indicate l'amministrazione preposta alla tutela del vincolo paesistico deve partecipare al procedimento in seno alla conferenza di servizi che deve acquisire il suo atto.

Orbene, nel procedimento che ha portato al rilascio dell'AIA all'Italcementi spa, si sono tenute 5 conferenze di servizi senza che sia mai stata convocata la Soprintendenza, che avrebbe dovuto esprimere il proprio parere vincolante (nulla osta paesisitico) in sede di conferenza così come previsto dal D.lgs 490/99 per i progetti da realizzare all'interno di aree protette . (cfr. T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 22 settembre 2006, n. 9192). A riprova di ciò si pone quanto affermato proprio in seno alla seduta di conferenza di servizi del 31-1-07 (ALL 1 pag.2 ), laddove si rilevava l'assenza della convocazione della Soprintendenza e la necessaria partecipazione della stessa alla Conferenza di servizi per i necessari rilievi in ordine alla compatibilità ambientale di quanto richiesto dalla controinteressata.

Il mancato invito della soprintendenza dei Beni Culturali ed Ambientali alle Conferenze di Servizi ha pregiudicato la legittimità stessa di tutte le Conferenze del procedimento e del provvedimento A.I.A., ciò in considerazione del fatto che l'intero paese di Isola delle Femmine è sotto tutela paesaggistica.

b) Partecipazione dei ricorrenti e degli altri soggetti interessati al procedimento .

L'art. 5, comma 7, d.lgs 59/05 prevede che :"…il gestore provvede a sua cura e sue spese alla pubblicazione su un quotidiano a diffusione provinciale o regionale, ovvero a diffusione nazionale nel caso di progetti che ricadono nell'ambito della competenza dello Stato, di un annuncio contenente l'indicazione della localizzazione dell'impianto e del nominativo del gestore, nonché il luogo individuato ai sensi del comma 6 ove è possibile prendere visione degli atti e trasmettere le osservazioni. Tali forme di pubblicità tengono luogo delle comunicazioni di cui agli articoli 7 e 8 della legge 7 agosto 1990, n. 241.". Si collega a tale disposizione il successivo comma che prevede la possibilità per i soggetti interessati (ex art. 2 , comma 2, lett.r d.lgs 59/05) di presentare le proprie opposizioni o osservazioni che l'amministrazione dovrà tenere in considerazione.

Come indicato nell'esposizione in fatto la ditta Italcementi spa ha presentato tre differenti istanze: una nel 2004, una nel 2006 ed infine una presentata in seno alla Conferenza di servizi nel 2008.

La prima di tali istanze ha rispettato quanto sopra previsto posto che è stata pubblicata su un quotidiano in data 15-9-04 così come indicato espressamente nel provvedimento AIA impugnato; la seconda istanza è stata presentata all'A.R.T.A. n. prot. 75686 in data 3-11-2006, allegando alla stessa un progetto di modifica sostanziale dell'impianto esistente, tramite l'introduzione di un nuovo processo di produzione del clinker.

Tale istanza non è stata mai pubblicata violando così le precitate disposizioni e precludendo illegittimamente ai ricorrenti il diritto di presentare le proprie osservazioni.

Anche per l'ultima istanza, presentata illegittimamente in data 31-1-08 in seno alla Conferenza di Serivizi, non è stata mai pubblicata per cui i ricorrenti ( pubblico interessato secondo la lettera r dell'art.2 d.lgs 59/05) non sono venuti a conoscenza delle intenzioni della Italcementi spa di utilizzare il petcoke all'interno di un impianto assolutamente inadatto ad un uso "sostenibile" di tale combustibile, e non hanno potuto presentare alcuna opposizione o osservazione essendo altresì costretto a subire un provvedimento di autorizzazione alle emissioni ed all'utilizzo del coke da petrolio, adottato senza rispettare le previsioni legislative che disciplinano il procedimento di rilascio dello stesso.

Tra l'altro occorre precisare che l'istanza presentata dalla Italcementi spa in seno alla Conferenza di servizi del 31-1-08 (ALL. 4), non contiene nessuno degli elementi richiesti dall'art 5, ,commi 1e 2 , dlgs 59/05 secondo cui la domanda volta all'ottenimento dell'AIA deve contenere una serie di elementi volti a garantire il rispetto dei principi posti a fondamento dell'AIA secondo le previsioni di cui all'art. 3 e 4 dlgs 59/05.

Anche se gli stessi fossero stati integrati in una successiva istanza, il procedimento sarebbe comunque viziato posto che nessuna pubblicazione di tale istanza ed eventuali integrazioni è stata fatta . Infatti l'art. 5 , comma 2, ult periodo prevede "l'accessibilità" del pubblico alla domanda per poter partecipare al procedimento attraverso la presentazione di osservazioni.

III. VIOLAZIONE ART.5 commi 11, 12 E 14 L.59/05. VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ART. 14 TER E QUATER, 16 L.241/90 .

L'art. 5, comma 11, d.lgs 59/05 prevede che :" L'autorita' competente, ai fini del rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, acquisisce, entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione dell'annuncio di cui al comma 7, trascorsi i quali l'autorita' competente rilascia l'autorizzazione anche in assenza di tali espressioni, ovvero nell'ambito della conferenza di servizi di cui al comma 10, le prescrizioni del sindaco di cui agli articoli 216 e 217 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, …. Omissis….. In presenza di circostanze intervenute successivamente al rilascio dell'autorizzazione di cui al presente decreto, il sindaco, qualora lo ritenga necessario nell'interesse della salute pubblica, chiede all'autorità competente di verificare la necessità di riesaminare l'autorizzazione rilasciata, ai sensi dell'articolo 9, comma 4".

Orbene le autorizzazioni eventualmente possedute dalla controinteressata, non possono affatto riguardare l'utilizzo del petcoke poiché antecedenti all'istanza volta all'ottenimento dell'autorizzazione al suo utilizzo . Conseguentemente, l'amministrazione comunale avrebbe dovuto partecipare correttamente al procedimento volto al rilascio dell'AIA per verificare la sussistenza delle condizioni per il rilascio (o modifica) delle autorizzazioni di propria competenza, sulla base di un concreto accertamento in ordine all'esistenza di effettive situazioni di pericolo e di danno per la salute pubblica che tenesse conto anche delle particolari condizioni di luogo e delle eventuali cautele adottabili. Tale accertamento non è mai stato fatto dal Comune che, in tale ambito avrebbe potuto ( e dovuto nell'interesse della collettività stanziata al suo interno ) anche autonomamente provvedere .(cfr in proposito T.A.R. Lazio Latina, 20 luglio 2005, n. 621; T.A.R. Lombardia Milano, sez. III, 05 novembre 2003, n. 4914, ed anche Consiglio Stato , sez. V, 19 aprile 2005, n. 1794 secondo cui:" Gli art. 216 e 217 r.d. 27 luglio 1934 n. 1265, conferiscono al comune ampi poteri in materia di industrie insalubri, anche prescindendo da situazioni di emergenza e dall'autorizzazione a suo tempo rilasciata, a condizione però che siano dimostrati, da congrua e seria istruttoria, gli inconvenienti igienici e che si sia vanamente tentato di eliminarli").

L'amministrazione procedente, ed il Sindaco del comune di Isola delle Femmine:che " non solo è l'autorità istituzionalmente competente in materia di provvedimenti volti a rimuovere danni o pericoli per la salute pubblica derivanti dall'esercizio di lavorazioni insalubri, ma è anche titolare di un'ampia potestà di valutazione della tolleranza o meno delle dette lavorazioni, esercitabile in qualsiasi tempo, sia al momento in cui venga richiesta l'attivazione dell'impianto sia in epoca successiva" (cfr. Consiglio Stato , sez. V, 15 febbraio 2001, n. 766,T.A.R. Valle d'Aosta Aosta, 14 aprile 2003, n. 52), avrebbero dovuto porre in essere un'adeguata istruttoria volta alla verifica delle condizioni di pericolo per la salute pubblica che sarebbero derivate dall'utilizzo del petcoke . Nulla di tutto ciò è stato fatto, l'amministrazione locale si è limitata a partecipare alla conferenza di servizi decisoria del 20-2-08 esprimendo parere favorevole relativamente allo scarico (quale ?) senza che risulti effettuata alcuna attività istruttoria in materia(ALL 8) Con l'AIA, quindi, sono state rinnovate implicitamente le precedenti autorizzazioni sanitarie senza aver consultato in alcuna sede l'amministrazione locale e senza aver svolto una corretta istruttoria volta a verificare la possibilità di rinnovo delle stesse , violando apertamente la previsione di cui al comma 11 dell'art.5 d.lgs 59/05. (cfr. nello stesso senso Consiglio Stato , sez. VI, 09 aprile 2002, n. 1917)

IV.VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ARTT. 28, 29 ,31 E 34 D.LGS 152/06 ante riforma. VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ARTT. 24, 25 E 26, D.lgs 152/06 COME INTRODOTTO DAL D.LGS 4/08 .

L'impianto della Italcementi spa non è mai stato sottoposto a valutazione d'impatto ambientale, ciò risulta da quanto affermato dall’ARTA con provvedimento n.10741 del 09/02/2007 (ALL 5 ), laddove si rilevava che “…. o che l'impianto, realizzato negli anni 60, non è mai stato sottoposto a procedura di valutazione di impatto ambientale” .

La stessa controinteressato in data 3-11-06 secondo le previsioni del D.lgs 152/06 ante riforma intervenuta con il d.lgs 4/08, aveva prodotto uno studio d'impatto ambientale previsto nella procedura di V.I.A.

Orbene nessun seguito è stato dato a tale studio e la stessa procedura VIA non risulta essersi mai conclusa, infatti nella Conferenza di servizi tenutasi in data 21-11-2007 (ALL 2) la stessa amministrazione rilevava che il procedimento non poteva essere concluso dato che la procedura VIA non era ancora terminata .

Ciò viola le norme che disciplinavano tale procedimento prima della riforma posta in esser con il D.lgs4/08, ma viola anche le nuove norme introdotte dal predetto decreto legislativo e disciplinanti la valutazione d'impatto ambientale. Infatti, nell'uno e nell'altro caso, è previsto il coinvolgimento del pubblico tramite la pubblicazione dell'istanza e del progetto ai fini della sua partecipazione al procedimento (artt.28 e 29 d.lgs 152/06 ante riforma ed artt. 24 post riforma introdotta dal d.lgs 4/08), ed in tal caso l'istanza ed i relativi progetti presentati il 3-11-2006 non sono mai stati portati a conoscenza del pubblico.

Inoltre, nessun provvedimento espresso in ordine alla VIA è stato ancora adottato, o comunque comunicato ai soggetti interessati, così come previsto dall'art. 31 d.lgs 152/06 ante riforma e 25 e 26 post riforma.

In conclusione il provvedimento oggi impugnato è palesemente illegittimo sia alla luce del d.lgs 152/06 ante riforma che post riforma. E' contrario all'art.34 del d.lgs 152/06 ante riforma che prevedeva la possibilità che il procedimento per l'AIA integrasse quello per ottenere anche la VIA, poiché il procedimento VIA non si è mai concluso; E' altresì contrario alla previsione di cui all'art.26.4 del novellato d.lgs 152/06, secondo cui la Valutazione d'impatto ambientale incorpori/sostituisca anche l'Autorizzazione integrata Ambientale, poiché nessun esplicito provvedimento di valutazione d'impatto ambientale è stato mai emesso.

Nonostante ciò, l'amministrazione procedente ha comunque rilasciato l'Autorizzazione integrata Ambientale che, come è stato anche affermato dalla giurisprudenza (cfr. TAR, Emilia-Romagna3365/2007) , ha come suo presupposto ed antecedente logico il provvedimento positivo di valutazione d'impatto ambientale. E nel caso di una struttura mai sottoposta a valutazione d'impatto ambientale, qual è quella della Italcementi spa, tale procedimento è ancor più necessario posto che attualmente la compatibilità ambientale di tale impianto non è mai stata correttamente verificata neanche nel caso di presentazione di un'istanza volta ad utilizzare un combustibile in un ciclo produttivo, idoneo ad incidere pesantemente sull'ambiente ( cfr Consiglio Stato , sez. V, 17 maggio 2005, n. 2454; T.A.R. Calabria Catanzaro, sez. I, 06 aprile 2005, n. 548; T.A.R. Liguria Genova, sez. I, 15 giugno 2006, n. 563)

V.VIOLAZIONE DELLA DIRETTIVA 92/43/CEE. VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ART. 5, COMMI 3, 4 e 5, DPR 357/1997 COSI' COME MODIFICATO DAL DPR 120/2003.

L’articolo 6, paragrafo 2, della Direttiva 92/43/CEE, stabilisce che gli Stati membri adottano le opportune misure per evitare, nelle zone speciali di conservazione, il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie nonché la perturbazione delle specie per cui le zone sono state designate.

Al paragrafo 3 dello stesso articolo, inoltre, la direttiva prevede che qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione di un sito Natura 2000 ma che possa avere incidenze significative su tale sito forma oggetto di una opportuna valutazione dell’incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo.

Come è noto all'Autorità adita, l’ Alta Protezione Ambientale comporta salvaguardia e conservazione dei siti S.I.C., che certamente viene messa in discussione dall' attività svolta dalla Italcementi spa che si trova nelle adiacenze dei S.I.C.(ITA020023 Raffo Rosso, M. Cuccio e Vallone Sagana - Torretta, Isola delle Femmine,Palermo, Capaci, Carini, Monreale,Giardinello, Montelepre) si trova un deposito per lo stoccaggio di pet-coke della Italcementi.

A tal proposito l'art. 5 del Dpr 357/97 prevede che:" I proponenti di interventi non direttamente connessi e necessari al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti nel sito, ma che possono avere incidenze significative sul sito stesso, singolarmente o congiuntamente ad altri interventi, presentano, ai fini della valutazione di incidenza, uno studio volto ad individuare e valutare, secondo gli indirizzi espressi nell' allegato G , i principali effetti che detti interventi possono avere sul proposto sito di importanza comunitaria, sul sito di importanza comunitaria o sulla zona speciale di conservazione, tenuto conto degli obiettivi di conservazione dei medesimi.". Inoltre il comma 4 del predetto articolo prevede che nel caso in cui il progetto sia sottoposto a valutazione d'impatto ambientale, in tale procedimento venga ricompresa anche la valutazione d'incidenza che deve considerare :"… anche gli effetti diretti ed indiretti dei progetti sugli habitat e sulle specie per i quali detti siti e zone sono stati individuati".

Conseguentemente si possono verificare due ipotesi: la prima che vede VIA e valutazione d'incidenza (VINCI) all'interno di un unico procedimento nel caso di opere da sottoporre a VIA; la seconda che vede l'obbligatorietà della valutazione d'incidenza nel caso di opere che esulano dalla valutazione d'impatto ambientale.

Orbene, il procedimento che ha condotto all'emanazione dell'Autorizzazione integrata ambientale oggi impugnata, non contiene alcuna valida valutazione d'incidenza, in particolare non è stata affatto valutata la presenza di un rischio di compromissione degli obiettivi di conservazione dei siti . Sia nel caso in cui il progetto volto all'utilizzazione del coke da petrolio fosse da sottoporre a VIA, sia nell'altra ipotesi, nessuna valutazione d'incidenza è stata fatta.

Ciò significa che nel procedimento de quo, non è stata posta in essere alcuna considerazione sui possibili effetti che l'intervento autorizzato avrebbe potuto produrre nei sopraccitati S.I.C. e Z.P.S., da ciò non può che derivare l'illegittimità dell'atto adottato nei confronti dell'Italcementi spa. (cfr. Consiglio Stato , sez. IV, 22 luglio 2005, n. 3917; Tar Lazio, Roma, sez. I, 31 maggio 2004 n. 5118).

Quanto affermato è validamente corroborato dal fatto che, con nota prot. 10741 del 9-2-07, il Dipartimento territorio e ambiente - servizio 2 VAS-VIA, (ALL 5) comunicava la necessità di sottoporre le istanze della Italcementi spa alla procedura di Valutazione d'impatto ambientale nonché a quella d'incidenza prevista dall'art.5 comma 7, DPR 357/97.

VI. VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DELL'ART. 3 ter DLGS 152/06 - VIOLAZIONE E FALSA VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ART.1 E 3 D.lgs 59/05. ECCESSO DI POTERE PER DIFETTO DI ISTRUTTORIA. ECCESSO DI POTERE PER MANIFESTA CONTRADDITORIETA'. ECCESSO DI POTERE PER ILLOGICITA’. ECCESSO DI POTERE PER TRAVISAMENTO DEI FATTI ED ERRORE NEI PRESUPPOSTI

L'emanazione dell'Autorizazione Integrata Ambientale è frutto di un procedimento complesso in cui viene effettuato un contemperamento degli interessi, anche per rendere più accettabili le scelte. Questo, ovviamente non deve escludere il perseguimento del massimo rigore metodologico e del massimo equilibrio con la quale le procedure valutative vanno impostate e condotte, perché l’efficacia della “proposizione delle soluzioni” e la correttezza della “valutazione delle soluzioni” dipenderanno strettamente da questo modus operandi.

La valutazione per il rilascio dell’AIA, quindi, deve essere caratterizzata da un tipico approccio scientifico, basato sull’analisi chimico-fisica completa e non dogmatico.

Esistono due approcci alle decisioni sia individuali che organizzative: l’approccio delle decisioni razionali e l’approccio della razionalità limitata.

L’approccio delle decisioni razionali non pone limiti alle capacità cognitive e di ottimizzazione della mente umana. Esso ha un carattere normativo in quanto stabilisce, in linea teorica, come dovrebbero essere prese tutte le decisioni per massimizzare gli obiettivi del decisore.

L’approccio ideale alle decisioni è proprio quello razionale, in cui viene seguita una sequenza di passi pre-determinata e strutturata per identificare e risolvere il problema in modo ottimale. Opportunamente traslato nel mondo dell’AIA l’approccio “razionale” vuol dire, ad esempio, scegliere la MTD da applicare all’impianto valutando tutte le possibili alternative (tutte quelle estratte dalle citate linee guida nazionali o dai documenti che ha redatto l’ufficio IPPC della UE o individuate dal gestore o dal decisore, sulla base della propria esperienza), scegliendo criteri di ottimizzazione e confrontando tutte le soluzioni tra di loro per arrivare a quella “ottimizzante”.

Con l’approccio della razionalità limitata, si capovolge la precedente concezione ideale della mente umana sostenendo che “la razionalità è la principale delle risorse scarse” e come anche vincoli di tempo e di risorse limitino pesantemente, come abbiamo già visto, la capacità ottimizzante del decisore.

La teoria della razionalità limitata ,invece, sottolinea il fatto che il comportamento decisionale è influenzato dalla percezione, dal ragionamento e dalle dinamiche di apprendimento del decisore. La conseguenza è che il decisore si accontenta delle soluzioni di buona qualità o soddisfacenti, piuttosto che di soluzioni ottimizzanti. Una conseguenza della razionalità limitata è che gli individui non ottimizzano le proprie decisioni, ma adottano soluzioni soddisfacenti.

Traslando il concetto di “razionalità limitata” al mondo dell’AIA si giunge a pensare che il gestore sceglie una soluzione che, sulla base di criteri e livelli di soddisfazioni predefiniti o concordati con il valutatore, si possa ritenere “proposta soddisfacente” ed il valutatore verifica che il processo decisionale e l’applicazione dei criteri sia corretto per giungere a condividere la “soluzione soddisfacente” che andrà poi opportunamente analizzata in termini di impatti ambientali.

Nel caso de quo l'amministrazione non ha adottato né una soluzione ottimale , né una soddisfacente nei termini sopra indicati infatti è stato concesso l'utilizzo di un combustibile (di per sé pericoloso per la salute pubblica), senza verificare la pericolosità derivante dall'uso del petcoke all'interno di un ciclo produttivo svolto da un impianto obsoleto . In verità l'autorizzazione all'utilizzo del petcoke maschera un provvedimento ampliativo con cui si autorizza l'utilizzo di un combustibile: a) senza valutare correttamente la presenza di inquinanti connessi all'utilizzo del petcoke , b) ed all'interno di un impianto vecchio e pericoloso per a salute pubblica e per l'ambiente circostante, senza il necessario ammodernamento.c) senza verificare la presenza di emissioni pericolose per la salute pubblica e per l'ambiente all'interno dell'attuale ciclo produttivo comprendente l'uso del petcoke.

Ciò è dimostrabile sotto vari profili:

a) L'istanza presentata dalla Italcementi spa nel 2004 riguardava l'ammodernamento del preistorico impianto situato nel Comune di Isola delle femmine . Successivamente, nel 2006, è stata presentata una nuova istanza contenente un nuovo progetto di ammodernamento con modifiche sostanziali (mai pubblicato ) e nel 31-1-2008 si presenta in sede di conferenza di servizi una nuova istanza con cui in sostanza si chiedeva l'utilizzo del petcoke ma con il vecchio impianto dato che la ditta ritirava l'istanza relativa all'ammodernamento dell'impianto, necessario per rendere l'utilizzo del petcoke meno pericoloso.

In tale atto, si precisava che l'istante avrebbe rinunziato a richiedere l'AIA per l'ammodernamento dell'impianto (cd progetto di revamping) limitandosi solamente a richiedere l'utilizzo del petcoke.

A seguito di tale modifica l'amministrazione ha comunque portato avanti il procedimento in modo del tutto anomalo ed illegittimo, decidendo di adottare l'AIA per l'uso del petcoke, senza tenere assolutamente in considerazione che una nuova istanza avrebbe comportatato l'avvio di un nuovo procedimento con il necessario coinvolgimento del pubblico interessato, e senza porre in essere l'esame delle emissioni di polveri e dei metalli causate dall'introduzione del petcoke in un impianto risalente nel tempo .

L'amministrazione, quindi, ha portato avanti un procedimento sulla base di un'istanza con cui si chiedeva l'AIA per la modifica (ammodernamento) di un impianto finalizzato anche all'utilizzo del petcoke, e lo ha concluso autorizzando la ditta ad utilizzare il petcoke omettendo, però, di porre in essere ogni verifica sulla pericolosità di utilizzazione del petcoke da parte di un impianto troppo vecchio. A riprova di ciò si pongono le prescrizioni contenute nell'AIA che appaiono un tentativo raffazzonato di attualizzare in tutti i modi possibile l'impianto per renderlo compatibile con l'utilizzo del petcoke.

Tale scelta è illogica, contraddittoria ed altamente pericolosa poiché frutto di un'istruttoria assolutamente carente che non ha assolutamente tenuto conto del fatto che l'adeguamento dell'impianto, (rectius l'ammodernamento dell'impianto) era condizione necessaria ed imprescindibile per autorizzare l'utilizzo del petcoke in modo tale da renderlo meno nocivo possibile. Conseguentemente sarebbe stata necessaria un'istruttoria volta a verificare la sussistenza delle condizioni per l'ammondernamento dell'impianto e, successivamente, un'istruttoria volta all'utilizzo del petcoke.

Nulla di tutto ciò è stato fatto poiché l'amministrazione ha semplicemente autorizzato l'utilizzo del petcoke prescindendo da ogni valida e necessaria considerazione in merito all'impianto ed al ciclo produttivo

Ricordiamo che Il petcoke è uno scarto di lavorazione molto nocivo. La sua pericolosità è legata non solo alle emissioni, ma anche alle operazioni di manipolazione, stoccaggio, trasporto, carico e scarico. Sarebbe stato necessario, quindi che l’utilizzo nel processo produttivo fosse consentito solo dopo aver posto in essere un'istruttoria completa, che tenesse conto della localizzazione, delle tecnologie applicate e delle vocazioni del luogo, mentre, in modo del tutto illegittimo, è stato posto in essere un semplice confronto sull'eventuale rispetto dei limiti di legge. La contraddittorietà dell'operato dell'amministrazione è di solare evidenza e contrasta con i più principi di logica , ragionevolezza .

Ricordiamo che l'AIA è un atto riguardante la gestione dell'impianto (cfr. TAR Emilia Romagna n.3365/2007), per cui sarebbe stata necessaria un'istruttoria volta non solo a verificare le condizioni relative ai singoli punti di emissione ed al mero utilizzo del petcoke, ma anche quelle relative alla movimentazione dello stesso all'interno ed all'esterno dell'impianto, al ciclo produttivo, alle emissioni ed alla presenza di metalli inquinanti derivanti dal suo utilizzo, poiché la dispersione di polvere di tale materiale è altamente cancerogena . A riprova di ciò si pone l'operato dell'amministrazione comunale di Palermo che con Ordinanza n.322/08 (ALL 6) ha impedito la movimentazione del petcoke poiché avveniva tramite camion coperti da semplici teli.

b) Nessuna valutazione in ordine ai metalli ed altri inquinanti connessi all'utilizzo del petcoke è stata posta in essere in sede procedimentale .

L'art.5, comma 14 del d.lgs 59/05 prevede che l'A.I.A. sostituisce ogni autorizzazione, parere, nulla osta etc.. in materia ambientale ( quindi anche in relazione alle emissioni in atmosfera così come previsto dall'All 2 d.lgs 59/05) , ciò implica una necessaria valutazione all'interno del procedimento delle emissioni prodotte dall'impianto nell'atmosfera, specialmente delle polveri cd “nere” contenenti metalli nocivi, l'assenza di tali forme di valutazione inficia la validità del procedimento e, conseguentemente, dell'atto adottato in assenza di tale attività istruttoria.

Secondo i limiti dell'autorizzazione integrata , secondo i flussi di massa abbiamo: Diossine emesse = 1.042.320.000 pg/giorno equivalente alla dose di "tollerabilità" giornaliera (140 pg, secondo l'OMS) di 7.445.142 persone, ovvero una "razione" (si tratta sempre di un calcolo teorico) di 65145 pg/uomo e cioè 465 volte la dose di 140 pg (calcolo riferito a 16000 abitanti, cioè i comuni di Isola delle Femmine e Capaci); Vanadio: 1.17 Kg/giorno; Nichel: 292 gr/giorno; Mercurio: 348 gr/giorno; Altri metalli: 3.48 Kg/giorno;

Idrocarburi Policiclici Aromatici: 128 gr/giorno. Non sfuggirà al collegio giudicante che il risultato del calcolo mensile ed annuale è disastroso .

L'Autorizzazione integrata non ha neanche tenuto in debito conto le notevoli quantità di emissioni pulverulenti diffuse (cioè non da punti fissi), generate dalla movimentazione dei materiali e ciò dimostra come l'istruttoria sia stata condotta in modo assolutamente carente.

Come è certamente noto all'On.le Giudice , il pet-coke e’ l’ultimo prodotto delle attività di trasformazione del petrolio e viene considerato lo scarto dello scarto dell’oro nero tanto da guadagnarsi il nome di "feccia del petrolio".

Per la sua composizione, comprendente oltre ad IPA (in particolare benzopirene), ossidi di zolfo e metalli pesanti come nichel, cromo e vanadio, per cui va movimentato con cura per evitare di sollevare polveri respirabili.

Il vanadio in polvere è infiammabile e tutti i suoi composti sono considerati altamente tossici, causa di cancro alle vie respiratorie quando vengono inalati. Orbene non e' stata svolta alcuna istruttoria,né e' stato previsto come impedire la dispersione di pentossido di vanadio, di cromo , e degli altri metalli (nichel, alluminio, ferro) .

A riprova di ciò si pone proprio l'ultimo provvedimento posto in essere dall'ARPA n. prot.9973911 del 9-10-08, avente ad oggetto i rapporti di prova del campione di petcoke prelevato il 19-8-08 e del campione di polvere prelevato il 25-8-08 presso l'abitazione del Sig. Farina Antonio (ALL 7 ), che ha rilevato la presenza di vanadio, cromo e nichel in quantità eccessive, e quindi nocive per la salute umana e per l'ambiente circostante. La stessa amministrazione, ha dichiarato in tale sede che :"sarebbe opportuno verificare complessivamente la concentrazione di questi metalli sia nelle materie prime usate nella cementeria che nei prodotti finali. Inoltre andrebbe previsto a tutti i camini di emissione il monitoraggio oltre che delle polveri totali anche del contenuto nelle stesse di cromo totale, cromo esavalente, nichel, ferro, alluminio e vanadio, in modo da individuare, nel caso in cui effettivamente fosse sostanziale il contributo della cementeria alla produzione di queste polveri, la fase di processo più critica per l'emissione di tali sostanze". Affermando ciò l'amministrazione stessa che ha contribuito al rilascio dell'AIA oggi impugnata, tacitamente ammette di non aver posto in essere un'istruttoria completa. In buona sostanza non basta autorizzare l'uso del petcoke, ma sarebbe stato necessario verificare se la produzione di cemento tramite il predetto combustibile avesse potuto arrecare danni alla salute ed all'ambiente.

Da una semplice ricerca sull'argomento ( corroborata anche da una consulenza tecnica di parte allegata agli atti) emergono dati sconfortanti che si sottopongono all'attenzione dell'on le TAR e nell'attesa dell'espletamento della pretenda consulenza tecnica d'ufficio.

La fonte principale di queste informazioni sono gli EHC, Enviromental Healt Crieria , sono documenti internazionali che forniscono un riassunto critico e scientificamente documentato sugli effetti di sostanze chimiche o di combinazioni di sostanze biologiche,chimiche e fisiche sulla salute dell’uomo e dell’ ambiente. (Sulla tossicità di cromo, nichel, vanadio esiste una sterminata bibliografia, ma ai fini del presente ricorso si allega un elenco molto sintetico della stessa).

Sebbene molti metalli sottoforma di ioni siano cofattori essenziali delle attività biologiche (ad es.funzioni enzimatiche, potenziali di membrana,etc), tuttavia l’incremento della loro concentrazione in seguito a fenomeni naturali ma , in particolare, ad attività produttiva umana, determinano il manifestarsi di fenomeni di tossicità acuta e cronica a danno dell’uomo e di tutti i componenti l’ambiente.

Le emissioni e le polveri entrano nel ciclo della biosfera e quindi anche nei sistemi acquatici; è altresì noto che i fattori di accumulo nei diversi livelli trofici della catena alimentare possono condurre a ‘’biomagnification’’ dei metalli nella catena alimentare (bioaccumulo e amplificazione).

Ad esempio il cromo rende i pesci più suscettibili alle infezioni e ad alte concentrazioni danneggia tessuti di pesci e invertebrati e si accumula nella catena alimentare.

Tralasciando i fenomeni di tossicità a carico di animali,piante e di flora e fauna marine, fondamentale per un territorio come quello di Isola delle Femmine facente parte dell’Area Riserva Marina Protetta e con prospettive di sviluppo economico turistico, ci si limita ad esporre i fenomeni tossici a carico dell’uomo.

A)CROMO (cfr. World Health Organization, Geneva 1988, EHC 61)

Il cromo è presente naturalmente nell’ambiente. Tuttavia le attività produttive dell’uomo determinano l’incremento della sua concentrazione e la presenza di stati di ossidazione del cromo molto pericolosi per la salute pubblica. Quasi tutto il cromo esavalente, il più dannoso per l’uomo , deriva da attività produttive.

La tossicologia dei composti del cromo è stata riassunta dalla US National Academy of Science ,da Langard , dalla International Agency for Research on Cancer, e da Burrows .

Nonostante i problemi tossicologici del cromo dipendano dal suo stato di ossidazione, è difficile discriminare tra gli effetti biologici causati da cromo esavalente e cromo trivalente, poiché dopo la permeazione delle membrane dei tessuti, il cromo esavalente viene immediatamente ridotto a cromo trivalente. La tossicità del cromo è fortemente condizionata dalla via di contatto con l’organismo. Tralasciando le altre vie di contatto, seppur non è da escludere la via orale per via di possibili contaminazioni di acqua o alimenti da parte di polvere o emissioni, ci limiteremo ad evidenziare la tossicità da inalazione o da contatto dermico.

La quantità di cromo che viene assorbita attraverso inalazione dipende dalle dimensioni delle particelle e dalla loro solubilità nei fluidi corporei. E’ noto già da dati di biodistribuzione degli anni ’50 che il cromo si accumula preferenzialmente nei polmoni, nel fegato e nei reni.

Gli effetti tossici acuti si manifestano con vomito, diarrea,diatesi emorragica e perdita di sangue con conseguente shock cardiovascolare . In pazienti sopravvissuti per circa 8 giorni gli effetti più evidenti sono necrosi epatica e necrosi tubulare renale .

Gli effetti cronici si manifestano con cambiamenti delle membrane del derma e delle mucose, allergia da contatto ma soprattutto effetti broncopolmonari. Importanti effetti sistemici si manifestano a carico dei reni , del fegato , del tratto gastrointestinale e del sistema circolatorio.

Mancuso ha studiato gli effetti della tossicità occupazionale del cromo riscontrando leucocitosi o leucopenia, monocitosi, eosinofilia e riduzione della concentrazione di emoglobina nei soggetti esaminati.

Gli effetti sulla pelle e sulle mucose sono maggiori nel caso di via di contatto dermica; si manifestano: a) irritazione primaria: ulcere ( reazione corrosiva) e dermatite da contatto; b) dermatiti allergiche da contatto: eczematose e non eczematose. Questi effetti sono imputabili sia a cromo (III) che a cromo (VI).

Gli effetti a carico del rene si manifestano con nefrosi e nefriti. A carico dell’apparato respiratorio, uno dei distretti corporei più colpiti, viene descritta perforazione del setto nasale in operai di industrie che utilizzano cromati e acido cromico 6 ma anche in seguito ad inalazione di emissioni.

Il triossido di cromo contenuto nelle emissioni come ’’aereosol’’ viene rapidamente assorbito nel tratto broncopolmonare causando reazioni corrosive che si manifestano con tosse, riniti, irritazione bronchiale ed attacchi d’asma , ulcerazioni, polmoniti . Sono state descritte forme di cancro del tratto respiratorio e della regione orale a carico di cavità buccale, della faringe, dell’esofago e del setto nasale.

Inoltre molti studi evidenziano l’aumento dell’incidenza di cancro ai polmoni per esposizione a composti del cromo.Viene descritta teratogenicità e mutagenicità con un aumento dell’8% nelle aberrazioni cromosomiche in leucociti di lavoratori a contatto con il cromo.

Il cromo esavalente causa danno genetico attraverso danni al DNA e misincorporazione di nucleotidi durante la trascrizione genetica.

Il cromo (VI) induce stress ossidativo, morte cellulare per apoptosi e alterazione dell’espressione genica. Cromo (VI) e cromo (III) aumentano le specie reattive dell’ossigeno (ROS) e la perossidazione lipidica.

B) NICHEL (cfr. World Health Organization, Geneva 1991, EHC 108)

Nell’aria inquinata i composti predominanti del nichel sono i solfati, gli ossidi, i solfuri e il nichel metallico.

Si considera che il nichel atmosferico esista come aerosol di articolato che contiene diverse concentrazioni di nichel , in dipendenza dalle fonti di inquinamento.

Gli effetti acuti della tossicità da nichel si manifestano con mal di testa, vertigine, nausea, vomito, insonnia, irritabilità e sintomi polmonari che includono edema ed emorragie. Anche fegato, reni, ghiandole adrenergiche, milza ed encefalo vengono colpiti. Gli effetti cronici includono dolori al petto, tosse cianosi, tachicardia, debolezza, degenerazione dell’epitelio bronchiale, riniti, sinusiti, asma, perforazione del setto nasale. Viene descritta fibrosi polmonare in seguito ad inalazione di polveri contenenti nichel. Inoltre viene descritto un incremento dell’incidenza di cancro ai polmoni

La via dermica è una fondamentale via d’esposizione al nichel, anche se la principale via d’assorbimento resta quella respiratoria per inalazione di polveri contenenti composti di nichel relativamente insolubili o aerosol derivanti da soluzioni contenenti nichel (nichel solubile) e gas contenenti nichel ( generalmente nichel carbonile).

Il Task Group on Lung Dynamics (1966) considera che l’assorbimento per via respiratoria dei composti del nichel nel particolato è influenzato da tre processi nei polmoni: deposizione, clearance mucociliare e clearance alveolare. Il nichel tende ad accumularsi nel tessuto polmonare e nelle regioni dei linfonodi. Poi viene ridistribuito nel sangue in seguito alla solubilità dei composti contenenti nichel. Vengono descritti effetti tossici a carico dell’apparato respiratorio, quali asma e infiltrazioni polmonari, sinusiti, erosioni del setto nasale , fibrosi polmonari, bronchiti , disfunzioni renali , effetti cardiovascolari , irritazione della pelle ed ipersensibilità da contatto.

Sono stati descritti elevati livelli di aberrazioni cromosomiche in soggetti esposti a nichel ed è stata dimostrata carcinogenicità dei composti del nichel .

c) VANADIO (cfr. World Health Organization, Geneva 1998, EHC 42)

Il vanadio è ampiamente diffuso nella crosta terrestre ma concentrazioni dannose di vanadio posono essere presenti nell’aria e nei suoli a causa di inquinamento ad opera dell’uomo.

I composti del vanadio sono tossici in modo acuto per la maggior parte delle vie di contatto, nella maggior parte delle specie animali. In generale, la tossicità dei composti di vanadio aumenta con il numero di ossidazione.

Nei casi più gravi si manifesta bronchite, broncopolmonite e segni di tossicità sistemica, inclusi tremori e danno tubulare renale irreversibile.

E’ presente qualche studio di correlazione tra livelli di vanadio nell’aria e polmoniti e cancro ai polmoni e malattie cardiovascolari.

Esistono alcune evidenze di carcinogenicità dovute ad esposizioni a composti del vanadio e tossicità a carico dell’apparato riproduttivo e dello sviluppo embrionale. Tuttavia pochi dati epidemiologici sono stati raccolti ed è per questo che la WHO (World Health Organization) raccomanda il monitoraggio continuo di effetti tossici a carico dell’ambiente e dell’uomo.

Conseguentemente è stato autorizzato l'esercizio di un impianto senza aver realmente verificato i limiti ed indicato i metodi di controllo per i metalli pesanti (Nichel e Vanadio), IPA e Diossine nella produzione tramite utilizzo del petcoke, ciò dimostra l'incompletezza e la carenza tecnica dell'attività istruttoria posta in essere, dato che tali metalli costituiscono degli agenti assolutamente nocivi per la salute e per l'ambiente circostante. Ricordiamo che la tutela della salute e dell’ambiente diviene effettiva solo laddove essa sia supportata da idonea istruttoria ed adeguata ponderazione degli interventi necessari, sotto il profilo scientifico.

Quindi il provvedimento impugnato in verità è illegittimo in quanto non ha affatto dato prevalenza all'interesse pubblico posto a fondamento dello stesso (la tutela della salute e dell'ambiente), bensì ha garantito esclusivamente l'interesse (economico) della Italcementi spa che non può certo ritenersi coincidente con quello pubblico sopra indicato, né prevalente sullo stesso.

VII IN ORDINE ALLA SOSPENSIVA.

Il fumus boni iuris emerge dalle argomentazioni svolte in precedenza, nonché dall’illegittimità dei provvedimenti impugnati e dalla documentazione prodotta.

Il periculum in mora è altrettanto sussistente in quanto supportato dalle considerazioni che seguono. Con il provvedimento impugnato, si autorizza l'utilizzo del petcoke all'interno di un impianto vecchio di oltre 50 anni, che come risulta dagli atti, non è mai sottoposto a Valutazione d'impatto ambientale , ossia non è mai stato sottoposto al procedimento la cui natura è quella di consentire la realizzazione e la localizzazione di opere nel rispetto dei principi di precauzione e di prevenzione , onde evitare il verificarsi di pericoli per la salute e per l'ambiente circostante . Tale provvedimento, invece, pone in serio pericolo la salute dei ricorrenti ( e non solo) e dell'ambiente in quanto autorizza l'utilizzo di un combustibile di per sé palesemente nocivo per la salute umana, all'interno di un impianto che allo stato attuale non garantisce affatto la tutela della salute dei ricorrenti e dell'ambiente. Ciò è dimostrato dal fatto che appena pochi giorni dopo la comunicazione alla ditta dell'autorizzazione integrata ambientale (25-7-08), il Dipartimento Arpa Provinciale ha esaminato i campioni di petcoke prelevato in data 19-80-08 dal Deposito dei combustibili ubicato in "Raffo Rosso" e di campioni polvere (polvere nera) prelevato presso l'abitazione del SIg, Farina Antonio da parte dell'Ufficio tecnico del Comune di Isola delle Femmine. Da tali esami (cfr. nota ARPA n. prot. 9973911 del 9-10-08 ALL 7) è emersa un'elevata concentrazione di vanadio, un'altrettanto elevata concentrazione di Nichel che, usando le parole del provvedimento citato, " risulta superiore di un ordine di grandezza" (2753 mg/kg) ed un elevato contenuto di Cromo , Allumio e Ferro . L'ARPA ha avuto cura di precisare che tali evidenze potrebbero non essere ricondotte al petcoke, però ha anche precisato che(pag. 2) :"l'elevato contenuto di nichel nella polvere…dovrebbe risentire di altri contributi. Per verificare se ciò è causato dalla cementeria sarebbe opportuno conoscere la concentrazione di questo metallo nelle materie prime usate nell'impianto (calcare argilla, sabbia, gesso, desolfogesso, perlitem additivo t9 e additivo Aercem) nonché nei prodotti finali". Infine (pag 2 in fondo) si precisa anche che :"l'elevato contenuto di ferro e alluminio nella polvere potrebbe derivare dal cemento e/o dalle materie prime utilizzate nell'impianto" . Infine a completamento dell'indagine si precisa che è necessario adottare un :"..opportuno ed adeguato piano di monitoraggio della qualità dell'aria". A fronte di tali allarmanti affermazioni, nessun intervento a tutela della salute pubblica e dell'ambiente, è stato mai posto in essere né dell'amministrazione stessa che ha effettuato i rilievi, né dal Comune di Isola delle Femmine in via d'urgenza né infine dalla stessa controinteressato che, forte di un provvedimento autorizzativi che per sei anni consente di utilizzare il petcoke e dall'interno di un impianto risalente ad oltre 50 anni fa, non ha ancora ritenuto di adottare nessuna misura precauzionale.

Come sopra indicato l'ARPA ha precisato che la presenza di quantità elevate di metalli nelle polveri, la cui pericolosità è acclarata sia da quanto dimostrato in seno al ricorso, che dalla consulenza tecnica di parte, può non essere derivante direttamente dal petcoke , bensì dal cemento oppure da altri materiali impiegati . Allora, non mancherà di certo all'On.le TAR rilevare che con l'AIA non si è solamente autorizzata la controinteressato all'utilizzo di un combustibile, ma si è sostanzialmente concesso di mantenere in esercizio, per ben 6 anni un impianto che produce emissioni e polveri contenenti metalli altamente nocivi per la salute , con o senza petcoke. Quindi il provvedimento impugnato in verità non ha affatto realizzato l'interesse pubblico posto a fondamento dello stesso (la tutela della salute e dell'ambiente), bensì ha garantito esclusivamente l'interesse (economico) della Italcementi spa .

Alla luce di ciò il danno grave ed irreparabile è palese poiché in attesa della decisione nel merito del ricorso, le condizioni di salute dei ricorrenti e di altri cittadini potrebbero seriamente compromettersi a causa delle condizioni dell'aria (e forse dell'acqua) dell' ambiente circostante. Un elementare bilanciamento degli interessi porta alla prevalenza di quello di tutela della salute e dell'ambiente dei ricorrenti a fronte di quello economico della controinteressata .

Dalle predette affermazioni poste in essere dalla stessa amministrazione procedente , emerge che il ciclo produttivo dell'impianto (anche senza l'utilizzo del petcoke) non è sicuro e non garantisce affatto la salute dei ricorrenti. D'altronde l'ARPA sembra rimettere in discussione l'Autorizzazione Integrata Ambientale , infatti nonostante l'indicazione contenuta in tale provvedimento di un Piano di Monitoragio della qualità dell'aria e le modalità per effettuarlo (pag. 9), l'ARPA afferma la necessità di adottare un opportuno e adeguato Piano di Monitoraggio, così tacitamente ritenendo quello prescritto in precedenza come inadatto .

Si chiede, pertanto, che l’on.le T.A.R. adito voglia adottare le misure cautelari ritenute più idonee ai sensi dell’art. 3 della legge 205/2000 per tutelare la posizione dei ricorrenti, con le opportune garanzie procedurali.

VOGLIA L’ON.LE T.A.R.

1. preliminarmente accogliere l'istanza cautelare adottando le misure cautelari ritenute più idonee a garantire la tutela della salute dei ricorrenti ;

2. Nel merito accogliere in rito il presente ricorso;3. Ritenere e dichiarare illegittimi i provvedimenti impugnati e per l’effetto annullarli;

4. In via istruttoria si chiede che venga disposta consulenza tecnica d’ufficio al fine di:

a) Verificare e misurare la presenza giornaliera nelle polveri (anche totali) di metalli pericolosi – IPA, cromo e cromo esavalente, vanadio, nichel, ferro e alluminio- per la salute pubblica e i loro limiti derivanti dall'utilizzo del carbone di petrolio (petcoke) nell'attuale ciclo produttivo sia nelle materie prime usate nella cementeria, che nel prodotto finale, per comparare i risultati con i rilievi ed esami posti in essere all'interno della Consulenza tecnica di parte allegata agli atti ed redatta dal Dipartimento di Chimica Inorganica ed Analitica ''S.Cannizzaro'', Università Degli studi di Palermo;b) verificare la quantità giornaliera di zolfo fissato nel prodotto e quello emesso in atmosfera ;c) verificare e misurare analiticamente la presenza giornaliera di polveri sottili, emissioni inquinanti e metalli nocivi presenti nelle polveri medesime in ogni fase del ciclo produttivo svolto mediante l'uso del petcoke con l'attuale impianto; d) verificare e misurare analiticamente la presenza di emissioni diffuse tecnicamente convogliabili dalle lavorazioni autorizzatee) verificare e misurare le condizioni della vasca di sedimentazione –disoleazione e la presenza di agenti inquinanti pericolosi nelle acque reflue scaricate .f) verificare la presenza di opportune cautele per i periodi di apertura e chiusura dei portoni al fine di evitare che le polveri degli altri materiali movimentati all'interno dell'impianto possano arrivare nella zona di scarico dell'argilla e diffondersi nell'ambiente;g) verificare comunque la presenza di fenomeni di inquinamento, di degrado ambientale e di pericolo per la salute pubblica (e dei ricorrenti) che possano peggiorare l'attuale situazione .

5. Con vittoria di spese, competenze ed onorari del presente giudizio.

Ai fini del Testo unico delle spese di giustizia si dichiara che il valore della presente controversia è indeterminato

Palermo lì

Avv. Davide Canto Avv. Cristiano Bevilacqua

RELATA DI NOTIFICA

L’anno 2008, il giorno del mese di Ad istanza dei ricorrenti Bella Roberta Stefania ,Solina Fabio ,Di Quattro Giovanni, Oliva Chiara,Scaffia Filippa Maria, Morabito Sergio,Giordano Donatella, Scaffia Flavio Giovanni Maria, Marchese Filippo, Pellerito Claudia, Fanara Rosalia,Salerno Gaetano,Di Giorgio Massimo, Celani Gertrude, Zangara Francesco Paolo,Russello Vincenza,Fiore Carmelo, Fiore Tiziana,Fiore Laura,Ceraulo Salvatore,Torregrossa Nadia,Randazzo Francesco Paolo,Rubino Francesco,Vullo Patriziaut supra identificati Io sottoscritto Assistente U.N.E.P. presso l’Ufficio Unico Notifiche della Corte di Appello di Palermo ho notificato e dato copia del su esteso a

- La Presidenza della Regione Siciliana, in persona del Presidente pro-tempore dom.to per la carica presso l’Avvocatura distrettuale dello Stato in Palermo Via Alcide de Gasperi n.81, 90146 Palermo;

- L’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana, in persona dell’Assessore pro-tempore. Dom.to per la carica presso l’Avvocatura distrettuale dello Stato in Palermo Via Alcide de Gasperi n.81, 90146 Palermo;

- Il Dipartimento ARPA Provinciale di Palermo, in persona del legale rappresentante pro-tempore domiciliato per la carica in via Nairobi n.4, 90129 Palermo;

- L'AUSL 6 di PALERMO in persona del legale rapp.te pro termpore dom.to per la carica in via Giacomo Cusmano n.24, 90141 Palermo;- La Provincia regionale di Palermo, in persona del Presidente pro-tempore dom.to per la carica in via Maqueda 100, Palazzo Comitini,90133 Palermo ; - Il Comune di Isola delle Femmine in persona del rapp.te legale pro tempore dom.to per la carica in Via Cristoforo Colombo n°1, 90040 Isola delle Femmine (PA)- Italcementi spa in persona del legale rapp.te pro tempore avente sede in via G. CAmozzi n .124, CAP 24121 Bergamo

http://isoladellefemminedaliberare.blogspot.com/2007/11/inquinamento-acustico-alla-italcementi.html


27 dicembre 2008

INQUINAMENTO ACUSTICO E NON SOLO

 

INQUINAMENTO ACUSTICO E NON SOLO.......................

Testo del video
Ferriera è una piccola frazione che sorge nel comune di Torgiano, distante neanche una decina di chilometri da Perugia. Un paese come tanti ce ne sono in Italia, senza grandi attrazioni ma senza neanche grossi problemi apparenti; un centro dove molte famiglie hanno deciso di stabilirsi con l’ambizione di potersi costruire un’esistenza dignitosa e tranquilla…Eppure anche in queste località minori, si possono nascondere problematiche impreviste e preoccupanti. Qualche giorno fa, Michele Baldoni, un amico del nostro blog, ci aveva segnalato una vicenda piuttosto seria riguardante il paese. Michele è un giovane giornalista che collabora con il Corriere dell’Umbria e che per questo giornale scrive articoli di cronaca sui fatti di Torgiano. È quindi sicuramente una persona informata sugli eventi di questo comune e una fonte attendibile sulla vicenda di cui andremo ora a parlare. Con Michele, abbiamo realizzato un’intervista in cui cerchiamo di spiegare brevemente che cosa non va nella piccola frazione torgianese…

Allora Michele, che cosa sta succedendo a Ferriera?
A Ferriera i problemi sono molti ultimamente, anche se non è un caso recentissimo. Però è tornato di attualità negli ultimi tempi perché l’azienda Calcestruzzi Magione, di proprietà del signor Mario Gradassi, purtroppo sta causando molti problemi ai cittadini di Ferriera che si sono riuniti infatti in un Comitato…

Che tipo di problemi ci segnali?
Fondamentalmente l’azienda Calcestruzzi Magione – con il suo lavoro di lavatura delle botti e di produzione di calcestruzzo – produce un eccessivo inquinamento che si traduce in un’aria irrespirabile per i cittadini e soprattutto produce un rumore oltre la soglia consentita dalla legge. Ciò ha causato la presa di posizione dei cittadini che si sono riuniti in un Comitato per protestare contro il lavoro di questa azienda.

Ci dicevi poi che questa azienda è stata coinvolta in azioni giudiziarie ed è stata condannata; leggevo ad esempio che nel Maggio del 2007 c’è stata una sentenza del giudice Massimo Ricciarelli che ha condannato la Calcestruzzi Magione a pagare dei risarcimento alle famiglie residente della zona. Quali sono state le motivazioni che sono state accolte dal giudice? E poi volevo sapere se, dopo questa sentenza, le cose sono cambiate o sono rimaste tali e quali…
Allora, la prima sentenza del giudice Ricciarelli ha visto la condanna della Calcestruzzi Magione. Il proprietario Gradassi ha dovuto corrispondere alle famiglie del Comitato di Ferriera il corrispettivo previsto per il superamento della soglia di rumore, dei decibel consentiti dalla legge. Poi il giudice Ricciarelli ha condannato la Calcestruzzi Magione ad installare delle barriere antirumore e anche delle barriere antinquinamento. Il fatto è che Gradassi non ha installato né l’una né l’altra cosa. Quindi i cittadini continuano a protestare. C’è da dire che i cittadini non vogliono comunque la chiusura dell’industria, perché è dietro a questa scusa che si trincera l’azienda. I cittadini non vogliono mandare a casa e rendere disoccupati i cinquanta dipendenti, ma vogliono solamente che il proprietario installi queste barriere, come previsto dalla sentenza.

Sono peraltro – almeno penso - richieste legittime! Ma nessuno sta facendo nulla per imporre alla Calcestruzzi Magione di installare questi dispositivi?
Alcune forze politiche si stanno facendo sentire. Io personalmente sto facendo molti articoli. Però non basta, perché ci vorrebbe solamente che il Sindaco e la maggioranza prendessero una posizione chiara e facessero rispettare questa sentenza all’azienda di calcestruzzi; cosa che purtroppo per ora non avviene. C’è da dire che – oltre alla prima sentenza del giudice Ricciarelli – c’è stata anche la Cassazione che si è espressa: ed ha confermato la condanna alle suddette cose che abbiamo elencato.

La famiglia Gradassi, proprietaria della Calcestruzzi Magione, non è peraltro nuova a vertenze di tipo giudiziario. Nel maggio del 2007 Carlo Gradassi - che è il figlio di Mario, titolare dell’azienda di Ferriera - è stato coinvolto in un’ inchiesta piuttosto famosa nella nostra regione, per intenderci quella che ha coinvolto il costruttore Giombini. In pratica, questa inchiesta ha fatto emergere pesantissime concussioni tra il settore dei costruttori locali e le principali istituzioni dell’Umbria (alcuni magistrati, ad esempio, sono stati arrestati). Quello che ti volevo chiedere è se tu hai degli elementi per sostenere se questi intrecci di affari hanno avuto il loro peso anche nella vicenda di Ferriera?
Beh, non ho elementi certi per affermare una commistione di cause che determinano questi eventi. Però personaggi come Mario Gradassi sono certamente persone che incutono un certo timore nei piccoli comuni come Torgiano. Quindi sicuramente assessori e sindaci ci pensano bene prima di prendere provvedimenti che possano ledere l’immagine o condannare questi personaggi a sborsare denaro e a rispettare le richieste dei cittadini.

E infine l’ultima domanda che ti volevo fare. Hai parlato nelle precedenti domande della presenza di un Comitato e volevo chiederti appunto quale è stata la reazione della popolazione locale a questa vicenda. Quali sono le rivendicazioni che il Comitato di cittadini pone e quali sono le iniziative intraprese per raggiungere gli obiettivi?
Diciamo che il Comitato, in questi ultimi due anni, ha sempre voluto rimanere senza una propria connotazione politica. Ultimamente c’è da dire che il gruppo di minoranza de “La Bilancia” di Torgiano si è impegnato nel sostenere questo Comitato e nel portare avanti questa campagna per tutelare i cittadini e tutelare la loro salute (c’è da ricordare che nella sentenza, sono stati riconosciuti ai cittadini molti elementi come lo stress causato dal rumore, l’inquinamento, l’aria irrespirabile). Il Comitato ha ottenuto di far venire un organo come l’Arpa, che è la società che fa le rilevazioni nel rumore nei decibel prodotto dalle industrie e che ha certificato l’illegalità delle lavorazioni dell’industria di Gradassi. Quindi, dopo due condanne, si aspetta che le forze politiche facciano il loro dovere.



http://socialmentegiovani.blogspot.com/2008/10/i-calcestruzzi-di-ferriera.html



30 ottobre 2008



I residenti di Ferriera di Torgiano tornano a chiedere le barriere antirumore


Dopo la diffusione delle rilevazioni dell'Arpa, il Comitato di cittadini che protesta per i disagi prodotti dalla presenza di un impianto di calcestruzzi sollecitano provvedimenti



Michele Baldoni



La diffusione da parte dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale delle rilevazioni effettuate a Ferriera di Torgiano ha spinto il Comitato di cittadini costituitosi per protestare contro il mancato rispetto dei provvedimenti a carico dell’azienda ‘Calcestruzzi Magione’ ad annunciare nuove azioni da intraprendere in periodi brevi.
“I risultati arrivati recentemente danno ancora una volta ragione alle persone che devono subire il disagio dell'inquinamento acustico. L’Arpa segnala il superamento dei limiti di rumore consentiti dalla norma – esordiscono alcuni componenti del Comitato – inoltre c’è da segnalare il fatto nuovo: il cambio di ‘classe acustica’ che la nostra zona abitativa ha subìto e che ovviamente riteniamo inaccettabile”.

Il Comitato si riferisce al provvedimento comunale in virtù del quale la zona territoriale abitata da numerosi residenti di Ferriera è ora passata dalla ‘classe 2’ alla ‘classe 5’. “Ora i decibel di rumore consentiti non sono più sessanta ma settanta. Ben dieci in più – continuano Claudio Binucci ed altri del Comitato – e nonostante ciò, l’azienda supera anche tale nuovo limite di 2 punti e mezzo”.

I difensori legali del Comitato di Ferriera ritengono che “non si possono cambiare le classi acustiche nelle zone interessate da una causa legale in corso. Chiediamo il rispetto semplice e chiaro della norma, come recitava la sentenza a suo tempo emessa. E non chiederemo mai la chiusura dell’azienda: vogliamo l’installazione di barriere antirumore”, concludono dal Comitato.




http://www.iltamtam.it/ArticleDetail.aspx?articleId=9842


domenica 7 settembre 2008


Polveri e rumore: azienda di cementi a Ferriera



TORGIANO – Polvere nell’aria, rumore, annosi disagi. Problemi di ardua soluzione,questioni che riguardano molte famiglie e che si trascinano da lungo tempo. E’ il caso dell’azienda di Ferriera, costituita da impianti produttori di conglomerato cementizio.
“Il 15 maggio 2007 c’è stata la sentenza del giudice Massimo Ricciarelli. L’azienda ‘Calcestruzzi Magione’ ha dovuto corrispondere risarcimenti di poche migliaia di euro ad alcune famiglie – spiegano alcuni residenti di Ferriera – va ricordato che il titolare dell’azienda ‘Calcestruzzi Magione’, Mario Gradassi, era imputato per ‘non osservanza delle prescrizioni imposte dall’autorità competente’. Abbiamo ottenuto qualcosa? Quasi niente, purtroppo”. I cittadini di Ferriera, alcuni riunitisi in un ‘comitato’, aggiungono che negli anni scorsi era stato prescritto alla ditta torgianese di adottare idonee barriere frangivento e di installare manichette e spruzzatori per l’umidificazione dei cumuli dei piazzali. Era stato inoltre imposto alla ditta di arretrare la propria recinzione, in modo da ‘consentire un allargamento della sede stradale’, e l’abbattimento di una siepe costituita da cipressi, che fino ad allora ‘aveva svolto la funzione di barriera’ – recita la sentenza del maggio scorso. In conseguenza, però, di una ‘più intensa utilizzazione dell’impianto e della mancanza di quella barriera’, prosegue la sentenza, i proprietari delle abitazioni poste in prossimità della strada provinciale avevano cominciato ad avvertire notevoli disagi dipendenti dalla ‘sempre più massiccia diffusione di polveri – continua il testo della sentenza - Insorgenza di allergie, difficoltà a stare all’aperto nel proprio giardino’. “Abbiamo perciò presentato un esposto. L’Arpa venne a fare dei sopralluoghi già nel luglio e nell’agosto 2004 – aggiungono i membri del ‘comitato’ di Ferriera – In tali occasioni fu rilevato che la ditta aveva omesso di installare sia la barriera frangivento sia l’impianto di umidificazione”. La sentenza sottolinea il fatto che un impianto del genere esisteva, ma ‘si trovava inutilizzato ed inutilizzabile sotto il manto che ricopriva il piazzale’.
La ‘Calcestruzzi Magione’ si sarebbe messa in regola alla fine del 2004, secondo alcuni testi. La sentenza del giudice Ricciarelli si conclude però rimarcando che la colpa dell’imputato “fino al novembre-dicembre 2004 è di omissione all’ottemperanza nel senso richiesto” – recita la sentenza. “Noi non abbiamo però riscontrato miglioramenti nella qualità dell’aria. Inoltre il rumore prodotto dall’impresa continua a superare i 60 decibel previsti per legge, arrivando perfino a 70 – aggiungono i residenti del borgo– senza togliere che il 6 agosto 2003 l’allora sindaco di Torgiano Stefano Fodra firmò un’ordinanza che prevedeva l’installazione di pannelli fono-assorbenti entro 60 giorni. Pannelli ‘utili a ridurre il livello di rumorosità prodotto dalle lavorazioni dell’azienda locale’ – recitava l’ordinanza. Ora i cittadini della frazione torgianese chiedono “agli assessori competenti ed al sindaco torgianesi cosa intendono affermare in merito” all’ordinanza sopra citata ed al ‘caso-calcestruzzi’ in generale.



Michele Baldoni




Sulla vicenda, guarda sul blog il video I calcestruzzi di Ferriera.



Proposta di LEGGE di Modifica all'articolo 844 del codice civile in materia di inquinamento acustico.
C. 5951 Airaghi.
(pdf 129 Kb)


Tutti gli atti dal sito della Camera dei Deputati


Codice civile, oggi recita - Art. 844 - Immissioni:
1. Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi.
2. Nell'applicare questa norma l'autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà. Può tener conto della priorità di un determinato uso.


La proposta in titolo tende a specificare che devono ritenersi di normale tollerabilità i rumori rientranti nei limiti indicati nell'articolo 4, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 novembre 1997, emanato in attuazione della legge n. 447 del 1995, che è la legge-quadro sull'inquinamento acustico;
cioè che debba ritenersi trascurabile il rumore inferiore a 50 dB(A) di giorno e a 40 dB(A) di notte misurato a finestre aperte; nonché il rumore ambientale inferiore a 35 dB(A) di giorno e 25 dB(A) di notte misurato a finestre chiuse.


In particolare la proposta di legge in esame mira a definire in modo più preciso i poteri dell'autorità giudiziaria disciplinati dall'articolo in questione attraverso un rinvio a una disposizione normativa, che prevede limiti quantitativi ben precisi al fine di classificare un rumore come trascurabile o meno.
Tali limiti quantitativi vengono richiamati dalla proposta di legge in questione al fine di specificare la portata del concetto di «normale tollerabilità».


In pratica, se il livello di rumore di fondo è inferiore ai limiti previsti dal DPCM del 14 novembre 1997, il rumore viene ritenuto, per legge, trascurabile e quindi non superiore alla normale tollerabilità!


L’inquinamento acustico è causa di contenzioso per la valutazione del superamento della “normale tollerabilità” ai sensi dell’art. 844 del c.c. secondo il criterio detto “comparativo” in contrapposizione con le norme amministrative della legge 26 ottobre 1995, n. 447, "Legge quadro sull'inquinamento acustico", e dei relativi decreti applicativi che definiscono i limiti di “accettabilità” del rumore secondo il criterio detto “differenziale”.


Analoga problematica si riscontra con l’immissione di vibrazioni.


Le immissioni superiori alla “normale tollerabilità” ledono il diritto alla vita, all’incolumità psicofisica ed alla salubrità dell’ambiente.


Le immissioni (di rumore, vibrazioni, ecc.) eccedenti la normale tollerabilità implicano di per sé, anche in mancanza della prova di una vera e propria menomazione patologica, una lesione al diritto alla salute inteso nel senso più ampio del diritto all’equilibrio ed al benessere psicofisico.


La normativa sull’inquinamento acustico, (D.P.C.M. 1 marzo 1991 e LEGGE QUADRO sull'inquinamento acustico 26 ottobre 1995, n. 447) persegue finalità d’interesse pubblico mirando ad assicurare alla collettività il rispetto di livelli minimi di quiete, con fissazione di livelli di accettabilità.
La norma contenuta nell’art. 844 c.c. attiene alla tutela della proprietà privata immobiliare dalle immissioni.


La Giurisprudenza (vedi Trib. Milano 1997/6627), tra l’altro, ha osservato l’inadeguatezza nei rapporti tra privati, nel riferimento contenuto nei decreti al “rumore residuo”, che è sempre superiore al “rumore di fondo” dato che include, mediandoli e, quindi, distribuendoli su tutto l’orizzonte cronologico, anche intrusioni anomale, escluse nella rilevazione del rumore di fondo.


Il livello di “rumore di fondo” è un valore rappresentativo del livello presente per il 95 % del tempo (valore statistico) mente il livello del “rumore residuo” è un valore rappresentativo della media energetica (livello equivalente = valore energetico) del livello medio di rumore in assenza della sorgente sonora in esame.


Il superamento dei limiti di “accettabilità” della norma pubblicistica antinquinamento porta ad una presunzione di “non tollerabilità”.


In altri termini, stante il riferimento al rumore residuo –valore ben più permissivo di quello che fa riferimento al rumore di fondo- l’accertamento di immissioni che superino i limiti di accettabilità fissati nei decreti sarebbe, secondo certa giurisprudenza, sintomatico della violazione dell’art. 844.


“Accettabilità”: limiti di livello di pressione sonora assoluti a seconda delle classi acustiche di zona e differenziali fra il livello equivalente “ambientale” ed il livello equivalente “residuo” immesso nella proprietà limitrofa inquinata. (criterio differenziale).


“Tollerabilità”: limiti di incremento del livello di rumore “di fondo” con il livello di “rumore immesso” nella proprietà limitrofa disturbata dall’inquinamento acustico. (criterio comparativo)


La proposta di legge tende ad unificare il criterio differenziale al criterio comparativo ed intrudurre l'applicazione delle norme metrologiche "amministrative" in campo civilistico.




27 dicembre 2008

CHE FINE HANNO FATTO LE PROMESSE DEL SINDACO?

 

ITALCEMENTI CARRARA "Che fine hanno fatto le promesse del sindaco






Mercoledì 12 Novembre 2008


"Che fine hanno fatto le promesse del sindaco?"


 


"Progetto Carrara non assume più, Italcementi se ne va col portafoglio pieno e noi operai col cerino in mano"
operai_comune.jpg"Come sarà possibile far rispettare gli accordi a chi dovrà reindustrializzare le aree dismesse, se anche il comune di Carrara si sottrae a quest'impegno?". E' questa la domanda che si pongono gli operai dello stabilimento Italcementi di via Aurelia.


"Progetto Carrara acquistando Cava Foce (area dismessa Italcementi) doveva garantire la buona occupazione di 5 lavoratori in carico alla società in chiusura, come da protocollo discusso e caldeggiato da tutte le istituzioni presenti alla trattativa e dalle organizzazioni sindacali di categoria".


"Una sorta di protocollo - prosegue la missiva - che lega le aree ai lavoratori, valevole in linea di principio per tutte le aree industriali colpite nella nostra provincia da crisi; che siano Italcementi, Ica di Pallerone o Eaton di Massa. Questo, a tutela delle speculazioni e per il rilancio della nostra zona industriale. Ma è e sarà veramente così? ".


"Se la manovra di Progetto Carrara di garantire un solo posto diretto e non gli altri quattro passerà, farà calare un ombra nera su tutte le vertenze in atto. Il vincolo di acquisto che legava i cinque lavoratori ad uno sconto sull'area di 250mila euro era ben più che economico. Era ed è un vincolo politico l'idea che su questo territorio non mostreremo più il fianco a chi vuole speculare sulle aree dismesse, l'idea che il territorio lega a sé i destini della sua gente, l'idea che l'economia si fa con il lavoro e non con la 'finanza', non si compra a dieci per rivendere a cento aspettando bonifiche pagate da denaro pubblico o varianti urbanistiche che moltiplicano i 'pani e i pesci' con delibere magari poco oculate".


Intanto Progetto Carrara sta acquistando un'area spiazzando, a dire dell'associazione industriali, una cordata di imprenditori che lì e nello stabilimento di via Frassina avrebbe impiantato un'attività che reimpiegava la totalità delle maestranze a breve in mobilità (Il Tirreno, 2 agosto 2008). Manovra legittima crediamo in un regime di concorrenza tra soggetti privati, in cui la mediazione istituzionale per quanto detto, avrebbe dovuto creare le condizioni per una ricaduta occupazionale".


"Viene da sé che essendo il soggetto che acquista una Società per Azioni di totale proprietà pubblica la ricaduta occupazionale dovrebbe essere, diciamo così, garantita direttamente. Allora perché questo non accade? Fino a due settimane fa ciò non accadeva perché a voce dei rappresentanti di Progetto Carrara, non c'era posto in organico, ma oggi, visto il bando pubblico presentato per l'assunzione diretta di tre unità, da impiegare nello sportello al cittadino tutto diventa incomprensibile".


Perché avendo tre posti in organico, Progetto Carrara non assume dal bacino dei lavoratori Italcementi? Oppure accettiamo l'idea che l'impegno possa essere evaso facendo l'affare e scaricando i lavoratori ad altre realtà compiacenti scaricando le responsabilità su queste ultime, magari, in cambio di possibili appalti più o meno remunerativi".


"La funzione di ufficio di collocamento non è prerogativa di altri, come del resto la funzione di procacciatore di affari? Facendo le dovute proporzioni, accetteremmo che, sull'area Eaton, arrivasse un privato che compra in modo conveniente e assume solo settanta ex dipendenti avendo una capacità occupazionale di trecentocinquanta  lavoratori?".


E concludono: "No! Non ci siamo proprio. Dopo lunga ed estenuante trattativa in cui il sindaco Zubbani in persona ha svolto un ruolo di primo piano rischiamo che Italcementi se ne vada lasciando un “buco” di quaranta (40) posti di lavoro persi 1.050.000 euro in più nel portafoglio (prezzo di acquisto di Cava Foce), insieme a molte promesse di cui è garante un'istituzione che già non ha mantenuto le proprie. E noi, lì con il cerino in mano".
http://www.muckrakers.it/index.php?option=com_content&task=view&id=530&Itemid=2



27 dicembre 2008

ITALCEMENTI CHIUDE E LICENZIA

 

ITALCEMENTI CARRARA Chiude e Licenzia





Mercoledì 12 Novembre 2008


"Che fine hanno fatto le promesse del sindaco?"


 


"Progetto Carrara non assume più, Italcementi se ne va col portafoglio pieno e noi operai col cerino in mano"
operai_comune.jpg"Come sarà possibile far rispettare gli accordi a chi dovrà reindustrializzare le aree dismesse, se anche il comune di Carrara si sottrae a quest'impegno?". E' questa la domanda che si pongono gli operai dello stabilimento Italcementi di via Aurelia.


"Progetto Carrara acquistando Cava Foce (area dismessa Italcementi) doveva garantire la buona occupazione di 5 lavoratori in carico alla società in chiusura, come da protocollo discusso e caldeggiato da tutte le istituzioni presenti alla trattativa e dalle organizzazioni sindacali di categoria".


"Una sorta di protocollo - prosegue la missiva - che lega le aree ai lavoratori, valevole in linea di principio per tutte le aree industriali colpite nella nostra provincia da crisi; che siano Italcementi, Ica di Pallerone o Eaton di Massa. Questo, a tutela delle speculazioni e per il rilancio della nostra zona industriale. Ma è e sarà veramente così? ".


"Se la manovra di Progetto Carrara di garantire un solo posto diretto e non gli altri quattro passerà, farà calare un ombra nera su tutte le vertenze in atto. Il vincolo di acquisto che legava i cinque lavoratori ad uno sconto sull'area di 250mila euro era ben più che economico. Era ed è un vincolo politico l'idea che su questo territorio non mostreremo più il fianco a chi vuole speculare sulle aree dismesse, l'idea che il territorio lega a sé i destini della sua gente, l'idea che l'economia si fa con il lavoro e non con la 'finanza', non si compra a dieci per rivendere a cento aspettando bonifiche pagate da denaro pubblico o varianti urbanistiche che moltiplicano i 'pani e i pesci' con delibere magari poco oculate".


Intanto Progetto Carrara sta acquistando un'area spiazzando, a dire dell'associazione industriali, una cordata di imprenditori che lì e nello stabilimento di via Frassina avrebbe impiantato un'attività che reimpiegava la totalità delle maestranze a breve in mobilità (Il Tirreno, 2 agosto 2008). Manovra legittima crediamo in un regime di concorrenza tra soggetti privati, in cui la mediazione istituzionale per quanto detto, avrebbe dovuto creare le condizioni per una ricaduta occupazionale".


"Viene da sé che essendo il soggetto che acquista una Società per Azioni di totale proprietà pubblica la ricaduta occupazionale dovrebbe essere, diciamo così, garantita direttamente. Allora perché questo non accade? Fino a due settimane fa ciò non accadeva perché a voce dei rappresentanti di Progetto Carrara, non c'era posto in organico, ma oggi, visto il bando pubblico presentato per l'assunzione diretta di tre unità, da impiegare nello sportello al cittadino tutto diventa incomprensibile".


Perché avendo tre posti in organico, Progetto Carrara non assume dal bacino dei lavoratori Italcementi? Oppure accettiamo l'idea che l'impegno possa essere evaso facendo l'affare e scaricando i lavoratori ad altre realtà compiacenti scaricando le responsabilità su queste ultime, magari, in cambio di possibili appalti più o meno remunerativi".


"La funzione di ufficio di collocamento non è prerogativa di altri, come del resto la funzione di procacciatore di affari? Facendo le dovute proporzioni, accetteremmo che, sull'area Eaton, arrivasse un privato che compra in modo conveniente e assume solo settanta ex dipendenti avendo una capacità occupazionale di trecentocinquanta  lavoratori?".


E concludono: "No! Non ci siamo proprio. Dopo lunga ed estenuante trattativa in cui il sindaco Zubbani in persona ha svolto un ruolo di primo piano rischiamo che Italcementi se ne vada lasciando un “buco” di quaranta (40) posti di lavoro persi 1.050.000 euro in più nel portafoglio (prezzo di acquisto di Cava Foce), insieme a molte promesse di cui è garante un'istituzione che già non ha mantenuto le proprie. E noi, lì con il cerino in mano".
http://www.muckrakers.it/index.php?option=com_content&task=view&id=530&Itemid=2



27 dicembre 2008

UN IMPEGNO DI LOTTA E DI RIFLESSIONE

 

Un impegno di lotta e di riflessione


Ciao Franco, Ciao a tutti,


Grazie Franco per la lettera che hai inviato.


Condivido in pieno tutte le tue parole.


Io credo che siamo davvero tutti indignati, il problema non è questo, l’indignazione nei destinatari della tua mail la trovi di certo.


La questione è che siamo essere umani e per portare le battaglie vere in campo, perché di vera battaglia si tratta, dobbiamo fare i conti con le nostre singole vite e capacità di lottare in prima linea.
Capacità organizzativa, combattiva e anche credo capacità di sfrontatezza.


La “lotta rifiuti” è una lotta contro il sistema, contro il potere e la “cosa loro”, contro chi alla fine e anche all’inizio gestisce le sorti della nostra terra.
Parlo della mafia, parlo del potere dei soldi, parlo dell’ irresponsabilità di certi esseri umani.


“Il popolo delle mail”, cito Ino che saluto, non ce la fa a creare una forte, unica, attiva REAZIONE E CONCRETEZZA D’AZIONE e dare risposta a questa situazione stagnante e riluttante che esiste su questa terra di SICILIA.


Dimostriamo volontà d’agire ognuno nel nostro piccolo e nelle nostre realtà ma c’è sempre qualcosa che poi alla fine non fa andare dritto verso l’ obiettivo.


La difficoltà è oggettivamente immensa.


Allora smantelliamo il potere, smantelliamo il pensiero intossicato di certi individui, ognuno ogni giorno nel nostro piccolo nelle nostre azioni quotidiane, nelle nostre realtà di città siciliane stuprate dal
potere di pochi individui lo può fare. Smontiamo le fondamenta di questo potere con un lavoro meticoloso e assiduo, anche se non si vede e non da risultati subito.


Ammiro Franco, Ino, perché sono nelle istituzioni e pagano in prima persona le conseguenze del loro impegno, ammiro e do la mia solidarietà a Pino Ciampolillo per pagare prezzi troppo alti per smantellare certi “muri” troppo sporchi.


La lotta è quasi impossibile perché c’è tutto un sistema che sembra giungere fino al Dna delle persone.


Indignarci sì certo lo facciamo, ma dobbiamo essere, lo dico con molta modestia, molto consapevoli, che non è una lotta solo per Rifiuti Zero, No inceneritori, No illegalità, No mafia, no ecc. no ecc.


E’ una lotta contro un intero sistema.
(Scopro la carta vetrata...)


E’ questa per me, con la minima esperienza che ho nel campo dell’ attivismo, una difficoltà enorme e disarmante.


Certo arriverà la giustizia divina, ne sono certa, e sarà sicuramente la fine di ogni lotta.


Ma noi che pochi siamo e rappresentiamo molti restiamo uniti.


Un caro saluto


Patrizia Lo Sciuto


PS. Non potrò essere presente al Convegno Nazionale di Palermo, se qualcuno potrà raccontare cosa si è detto, ne sono grata.


 



RETE NAZIONALE RIFIUTI ZERO
Delegazione della Provincia di Trapani
http://rifiutizerotrapani.blogspot.com/
Email rifiuti.zerotp@libero.it

http://www.isolapulita.it


27 dicembre 2008

ORDINANZE SINDACALI

 

Ordinanza 22 marzo 2002 n. 3190


Ordinanza 22 marzo 2002


http://www.ambientediritto.it/Legislazione/ACQUA/2002/ordinanza%202002%20n.3190.htm


Presidenza
del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Protezione Civile - Ulteriori disposizioni per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti urbani, speciali e speciali pericolosi, in materia di bonifica e risanamento ambientale dei suoli, delle falde e dei sedimenti inquinati, nonche' in materia di tutela delle acque superficiali e sotterranee e dei cicli di depurazione nella Regione siciliana. (Ordinanza n. 3190).



(Pubblicata su
GU n. 80 del 5-4-2002)

Il Ministro
dell'Interno delegato per il coordinamento della Protezione civile

Visto
l'art. 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225;

Visto il
decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300;


Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 21 settembre 2001, con il quale vengono delegate le funzioni del coordinamento della Protezione civile di cui alla legge 24 febbraio 1992, n. 225, al Ministro dell'interno;

Viste le precedenti ordinanze n. 2983 del 31 maggio 1999, n. 3048 del 31 marzo 2000, n. 3072 del 21 luglio 2000 e n. 3136 del 25 maggio 2001, con le quali sono state emanate disposizioni per fronteggiare lo stato di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, speciali e speciali pericolosi, in materia di bonifica e risanamento ambientale dei suoli, delle falde e dei sedimenti inquinati, nonche' in materia di tutela delle acque superficiali e sotterranee e dei cicli di depurazione nel territorio della Regione siciliana;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell'11 gennaio 2002 con il quale e' stato prorogato, fino al 31 dicembre 2004, lo stato di emergenza in materia di gestione dei rifiuti urbani, speciali, speciali pericolosi, in materia di bonifiche e di risanamento ambientale dei suoli, delle falde e dei sedimenti inquinati, nonche' in materia di tutela delle acque superficiali e sotterranee e dei cicli di depurazione nella Regione siciliana;

Considerato che il sistema di gestione dei rifiuti nel territorio della Regione siciliana risulta tutt'ora in gran parte ancora incentrato sullo smaltimento in discarica;

Considerato che per limitare lo smaltimento in discarica dei rifiuti urbani e' necessario conseguire in tempi brevi, sia pure progressivamente, almeno gli obiettivi minimi di raccolta differenziata e riciclaggio stabiliti dall'art. 24 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, ed avviare la produzione e l'utilizzo della frazione residuale dei rifiuti a valle della raccolta differenziata;

Considerato che il recupero dai rifiuti di materiali e di energia costituisce la fase piu' significativa nella gestione integrata dei rifiuti per il superamento della situazione di emergenza nel settore rifiuti nella Regione siciliana;

Rilevato che le ordinanze con le quali, a partire dall'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1989, non hanno ancora prodotto significativi e risolutivi interventi atti a promuovere la fase piu' significativa nella gestione integrata dei rifiuti, costituita dal recupero di materiali e di energie dai rifiuti e comunque dalla riduzione del conferimento nelle discariche;


Considerato che la situazione di emergenza potra' essere avviata a risoluzione solo se andra' impostata, realizzata ed avviata a gestione la fase trattamento, valorizzazione e recupero di materiali e di energie dai rifiuti, in particolare attraverso il recupero dei materiali con la raccolta differenziata e quello contestuale dell'energia con la termovalorizzazione;

Tenuto conto che per conseguire l'obiettivo di gestione integrata di rifiuti urbani risulta indispensabile attribuire specifici poteri al commissario delegato per attuare, a livello di ambito territoriale, una gestione unitaria di rifiuti urbani e il contestuale recupero di materiali e di energie;


Considerato che per ridurre il flusso dei rifiuti speciali avviati in discarica risulta necessario promuovere iniziative che favoriscano il recupero e l'ammodernamento tecnologico del sistema di gestione dei rifiuti speciali nel territorio regionale, nonche' l'autosmaltimento dei propri rifiuti da parte del produttore iniziale dei rifiuti stessi in impianti a tecnologia avanzata;

Atteso che continuano a sussistere nella Regione siciliana i presupposti che hanno portato alla dichiarazione dello stato di emergenza ambientale;

Ritenuto, quindi, necessario integrare le precedenti ordinanze per consentire il superamento dell'emergenza nella Regione siciliana;

Acquisita l'intesa del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio;


Acquisita l'intesa del presidente della Regione siciliana;

Dispone: Art. 1. 1. Sono confermati, fino alla cessazione dello stato di emergenza, i poteri gia' conferiti al commissario delegato - presidente della Regione siciliana con l'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, cosi' come specificati nell'ordinanza n. 3048 del 31 marzo 2000, nonche' con l'ordinanza n. 3072 del 21 luglio 2000 e con l'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001, in materia di gestione dei rifiuti urbani, speciali, speciali pericolosi, in materia di bonifiche e di risanamento ambientale dei suoli, delle falde e dei sedimenti inquinati, nonche' in materia di tutela delle acque superficiali e sotterranee e dei cicli di depurazione nell'intero territorio della Regione siciliana.

Art. 2.

1. Il
comma 3 dell'art. 1 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, cosi' come modificato dall'art. 2, comma 1, lettera b) dell'ordinanza n. 3048 del 31 maggio 2000, e' soppresso e cosi' sostituito: "3. Il commissario delegato - presidente della Regione siciliana puo' avvalersi di un vice commissario per le attivita' di cui alla presente ordinanza e successive e per la gestione delle risorse finanziarie. Puo' avvalersi, inoltre, di sub commissari nominati di intesa con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. Per l'attuazione degli interventi previsti dal piano di bonifica e risanamento del comune di Biancavilla si avvale, altresi', del sindaco quale sub-commissario".


Art. 3.

1. Il comma 1, lettera b) dell'art. 2 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, cosi' come modificato dall'art. 4, comma 4, dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001, e' soppresso e sostituito dal seguente: "1. Identifica in ciascun ambito gli obiettivi specifici minimi della raccolta differenziata, nel rispetto dei tempi e di quanto fissato dall'art. 24 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22".


2. Al comma 1, lettera d) dell'art. 2 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, le parole "della frazione dei rifiuti urbani residuali" sono soppresse e sostituite dalle seguenti "energetica della frazione residuale dei rifiuti".


3. Al comma 1, lettera e) dell'art. 2 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, cosi' come modificato dall'art. 2, comma 1, lettera c) dell'ordinanza n. 3048 del 31 marzo 2000 e dall'art. 4, comma 5 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001, le parole "il numero, che in riferimento al territorio regionale non deve essere superiore a nove, e" sono soppresse e le parole "non superiore al 50 per cento del quantitativo di rifiuti attualmente conferiti in discarica" sono soppresse.


4. Il comma 1, lettera f) dell'art. 2 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, cosi' come modificato dall'art. 4, comma 5, dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001, e' soppresso e sostituito dal seguente: "f) identifica il numero ed i criteri per la localizzazione degli impianti per il trattamento della frazione residuale e di quelli di termovalorizzazione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati, tenuto conto, in via prioritaria, dell'offerta di utilizzo dei rifiuti da parte di operatori industriali, preferibilmente se in sostituzione totale o parziale di combustibili tradizionali";


5. Al comma 1, lettera h) dell'art. 2 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, cosi' come modificato dall'art. 2, comma 1, lettera e) dell'ordinanza n. 3048 del 31 marzo 2000, dopo la parola "avvenga" e' aggiunta la seguente "preferibilmente" e le parole "del combustibile derivato dalla frazione residuale dei rifiuti urbani e dai rifiuti assimilati" sono soppresse e sostituite dalle
seguenti "dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati".

6. All'art. 2-bis dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, cosi' come aggiunto dall'art. 4, comma 6 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001, le parole "di norma" sono soppresse e sostituite con la parola: "preferibilmente"; le parole "cooperazione tra i comuni in ciascun ambito territoriale ottimale" sono soppresse e sostituite con le parole "cooperazione tra la provincia ed i comuni in ciascun ambito o sub-ambito territoriale ottimale per la gestione integrata dei rifiuti urbani e".



7. All'art. 2-bis dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, cosi' come aggiunto dall'art. 4, comma 6 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001, e' aggiunto il seguente comma:



"2. Nel caso in cui la provincia ed i comuni appartenenti all'ambito non giungano alla relativa aggregazione il commissario delegato - presidente della Regione siciliana, previa diffida, provvede, in nome, per conto e nell'interesse dei predetti enti, a porre in essere gli atti necessari alla costituzione della societa' di ambito per la gestione integrata del servizio, cui potra' affidare, tra l'altro, la proprieta' e la gestione degli impianti pubblici comprensoriali, associando la provincia ed i comuni dell'ambito o del sub-ambito, anche in deroga alle disposizioni di cui agli articoli 113 e 116 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e al decreto del Presidente della Repubblica 16 settembre 1996, n. 533, e successive modifiche ed integrazioni".

Art. 4.

1. Al comma 1, punto 1.1 dell'art. 3 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, cosi' come sostituito dall'art. 2, comma 1, dell'ordinanza n. 3072 del 21 luglio 2000, gia' integrato dall'art. 2, comma 1, lettera d) dell'ordinanza n. 3048 del 31 marzo 2000, le parole "della carta, plastica, vetro, metalli ferrosi e non ferrosi, legno e della frazione umida, al fine di conseguire, entro il 31 dicembre 2001, l'obiettivo del 25 per cento di raccolta differenziata" sono soppresse e sostituite dalle parole "al fine di conseguire, entro il 31 dicembre 2003, l'obiettivo del 15 per cento di raccolta differenziata ed entro il 31 dicembre 2005, l'obiettivo del 25 per cento di raccolta differenziata".



2. Al comma 1, punto 1.8 dell'art. 3 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, dopo la parola "urbani" vanno aggiunte le parole "sempre che tale frazione sia disponibile e sia verificata la sua compatibilita' con una possibile destinazione agricola del compost prodotto o di impiego dello stesso per fini di risanamento e/o di recupero ambientale".



3. Il punto 1.14, comma 1, dell'art. 3 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, cosi' come sostituito dall'art. 2, comma 1, lettera h) dell'ordinanza n. 3048 del 31 marzo 2000, e' soppresso.



4. Al comma 1, punto 1.15 dell'art. 3 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, le parole "di produzione del combustibile derivato dai rifiuti" sono soppresse e sostituite dalle parole "di termoutilizzazione".



5. Al comma 1 dell'art. 3 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, e' aggiunto il punto "1.19 La realizzazione, a livello anche interprovinciale, di impianti di termovalorizzazione con produzione di energia e/o calore per l'utilizzazione della frazione residuale dei rifiuti".


6. Al comma 1 dell'art. 3 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999 e' aggiunto il punto "1.20 La realizzazione degli interventi di protezione ambientale che dovessero rendersi necessari per la costruzione degli impianti previsti dalla presente ordinanza".


7. Al comma 3 dell'art. 3 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, cosi' come sostituito dall'art. 4, comma 8 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001, gia' modificato dall'art. 2, comma 3 dell'ordinanza n. 3072 del 31 luglio 2000, le parole: "31 dicembre 2001" sono soppresse e sostituite dalle parole: "31 dicembre 2002" e le parole: "31 luglio 2001" sono soppresse e sostituite dalle parole: "31 luglio 2002".


8. A comma 4 dell'art. 3 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, cosi' come sostituito dall'art. 4, comma 8 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001, gia' modificato dall'art. 2, comma 3 dell'ordinanza n. 3072 del 21 luglio 2000, le parole: "31 luglio 2001" sono soppresse e sostituite dalle parole: "31 luglio 2002".


9. Al comma 5 dell'art. 3 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, aggiunto dall'art. 4, comma 8 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001, le parole: "31 luglio 2001" sono soppresse e sostituite con le parole: "31 luglio 2002".



Art. 5. 1. L'art. 4 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, cosi' come modificato dall'art. 2, comma 1, lettera k) e l), dell'ordinanza n. 3048 del 31 marzo 2000, dall'art. 2, commi 4, 5, 6 e 15 dell'ordinanza n. 3072 del 21 luglio 2000 e dall'art. 4, punto 9 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001 e' soppresso e cosi' sostituito:


"1. Il commissario delegato - presidente della Regione siciliana sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio stipula convenzioni per la durata massima di venti anni per l'utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani, al netto della raccolta differenziata, prodotta nei comuni della Regione siciliana, con operatori industriali che si impegnino, a far tempo dal 31 marzo 2004, a trattare in appositi impianti la frazione residuale dei rifiuti e a utilizzarla in impianti di termovalorizzazione con recupero di energia da realizzarsi in siti idonei ovvero in propri impianti industriali, o di cui abbiano la disponibilita' gestionale, esistenti nel territorio della regione, ivi compresi quelli per la produzione di energia elettrica, in sostituzione totale o parziale di combustibili ora impiegati. A tal fine il commissario delegato - presidente della Regione siciliana individua gli operatori industriali in base a procedure di evidenza pubblica, in deroga alle procedure di gara comunitaria, selezionandoli tra quanti si impegnano ad utilizzare i rifiuti residuali, in funzione delle migliori condizioni economiche e di protezione ambientale. Per l'eventuale quota residua di rifiuti, il commissario delegato - presidente della Regione siciliana stipula, mediante procedure di gara comunitarie, il cui bando e' definito dal commissario delegato stesso sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, convenzioni per la durata massima di venti anni, per il conferimento di detta quota di rifiuti, con operatori industriali che si impegnino a realizzare, con l'impiego di tecnologie atte a garantire una idonea protezione dell'ambiente, impianti dedicati di termovalorizzazione, da porre in esercizio entro il 31 dicembre 2005. Per consentire l'attuazione di entrambi i cicli sopra descritti, le medesime convenzioni dispongono, per un periodo massimo di venti anni, il conferimento, agli operatori convenzionati, dei rifiuti urbani residuali, al netto della raccolta differenziata, prodotti nei comuni della Regione siciliana da essa identificati.



2. L'ENEL o il Gestore della rete di trasmissione nazionale S.p.a. e' autorizzato a stipulare e stipula, entro sessanta giorni dalla sottoscrizione delle convenzioni di conferimento dei rifiuti urbani ad impianti industriali esistenti o ad impianti dedicati, di cui al precedente comma 1, convenzioni per la cessione di energia elettrica, alle condizioni di cui al provvedimento CIP 6/1992, e secondo le modalita' di aggiornamento ivi previste e comunque vigenti alla data di avvio delle procedure di individuazione dei soggetti cui conferire i rifiuti. Le nuove convenzioni dovranno essere stipulate in luogo di iniziative, ammesse fino al 30 giugno 1995, che non abbiano trovato concretezza. Tali incentivi si applicano alla produzione di energia elettrica mediante utilizzo dei rifiuti urbani e assimilati prodotti nei comuni della Regione siciliana al netto della raccolta differenziata.


3. Il commissario delegato - presidente della Regione siciliana dispone l'obbligo a carico dei comuni di conferimento dei rifiuti urbani raccolti nel territorio comunale al netto della raccolta differenziata, fermo restando l'onere del conferimento agli impianti, determinato in base alla tariffa definita nelle convenzioni di cui al precedente comma 1 e del trasporto, a carico dei comuni stessi, entro l'ambito territoriale di appartenenza.

4. Nelle more dell'attivazione degli impianti di cui al comma 1, il commissario delegato - presidente della Regione siciliana onde ridurre il quantitativo di rifiuti da smaltire in discarica nonche' di favorire i processi di recupero e riutilizzo degli stessi, dispone il conferimento dei rifiuti solidi urbani ed assimilabili prodotti dai comuni siciliani negli impianti e nelle strutture esistenti. A tal fine il commissario delegato - presidente della Regione siciliana, d'intesa con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, entro novanta giorni dalla data di pubblicazione della presente ordinanza individua, a mezzo di procedure di evidenza pubblica, gli impianti esistenti realizzati con contributi finanziari comunitari, statali e/o regionali, anche nell'ambito degli strumenti previsti dalla programmazione negoziata, nonche', sentite le province interessate, i comuni che in essi dovranno conferire i propri rifiuti risultando conseguenzialmente vietato lo smaltimento in discarica dei rifiuti anzidetti; detti impianti godono del medesimo regime di agevolazioni di cui al precedente comma 2. I titolari degli impianti dovranno garantire la destinazione finale dei rifiuti trattati e dei sovvalli. Il commissario delegato dispone altresi' le migliorie e/o gli adeguamenti, senza che ne sia a suo carico onere alcuno, per gli impianti in questione e stipula con i titolari degli stessi apposite convenzioni, d'intesa con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. Fino alla data di stipula delle convenzioni di cui al precedente comma 1, l'onere del conferimento a carico dei comuni e' da intendersi accettato in forma provvisoria con l'esplicita riserva di un suo allineamento a quello risultante dalle procedure di cui sopra nell'ambito territoriale di appartenenza, ove detto onere risultasse inferiore. Il commissario delegato potra' altresi' requisire o espropriare gli impianti e le strutture esistenti allo scopo di raggiungere gli obiettivi di cui prima utilizzando allo scopo le risorse di cui all'art. 12 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999 e seguenti".

Art. 6.

1. All'art. 6 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, aggiunto dall'art. 4, comma 11 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001, e' aggiunto il comma: "5. Il commissario delegato - presidente della Regione siciliana e' autorizzato a rinnovare per un massimo di ventiquattro mesi i contratti gia' stipulati ai sensi del precedente comma. In caso di rinuncia e/o di cessazione dell'incarico potranno essere utilizzate le graduatorie approvate per la stipula di contratti per il periodo rimanente".



2. All'art. 6, comma 1-bis dell'ordinanza ministeriale n. 2983/1999, aggiunto dall'art. 4, comma 12, dell'ordinanza ministeriale n. 3136/2001 le parole "in deroga al regime delle competenze disciplinate dall'art. 17 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e dal decreto ministeriale 25 ottobre 1999, n. 471" sono sostituite con le parole "in caso di inadempimenti degli uffici competenti".



Art. 7. 1. Al comma 5 dell'art. 7 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, aggiunto dall'art. 2, comma 11 dell'ordinanza n. 3072 del 21 luglio 2000 e' aggiunto il seguente periodo: "Nelle more della determinazione della tariffa, la aliquota di essa occorrente per far fronte agli oneri per la gestione successiva alla chiusura per almeno un trentennio e' fissata in 1,5 centesimi di euro per ogni chilogrammo conferito, salvo eventuale conguaglio, tranne nei casi in cui i predetti oneri finanziari per la gestione delle discariche dopo la loro chiusura siano gia' previsti e messi in atto nella tariffa applicata dai gestori delle discariche.".

2. I comuni titolari di discariche pubbliche, al fine di assicurare l'unicita' della responsabilita' nella loro conduzione, garantiscono che, dopo la chiusura delle stesse, i loro gestori ne siano responsabili per la manutenzione, sorveglianza e controllo per un congruo periodo temporale.



Art. 8. 1. Il comma 1, dell'art. 8 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, cosi' come sostituito dall'art. 4, comma 15 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001, gia' sostituito dall'art. 2, comma 12 dell'ordinanza n. 3072 del 21 luglio 2000 e precedentemente modificato dall'art. 2, comma 1, lettera u) dell'ordinanza n. 3048 del 31 marzo 2000, e' soppresso e sostituito con il seguente: "1. A partire dal 1 gennaio 2001 e' applicato, al tributo speciale per il deposito e smaltimento in discarica di rifiuti urbani ed assimilabili, un coefficiente di maggiorazione pari all'uno per cento per ogni punto percentuale di raccolta differenziata non realizzato rispetto agli obiettivi minimi previsti dalla normativa vigente".



2. Al comma 3 dell'art. 8 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, aggiunto dall'art. 4, comma 15 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001, dopo le parole: "di cui al comma 1" sono aggiunte le parole: "previo conguaglio a cura ed onere dei comuni proprietari delle discariche".


3. Il comma 2 dell'art. 8 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, aggiunto dall'art. 4, comma 15 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001, e' soppresso.



Art. 9. 1. All'art. 10 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, cosi' come modificato dall'art. 4, comma 17 e comma 18 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001, e dall'art. 2, comma 14 dell'ordinanza n. 3072 del 21 luglio 2000, cosi' come aggiunto dall'art. 2, comma 1, lettera w) dell'ordinanza n. 3048 del 31 marzo 2000, sono aggiunti i seguenti commi: "9. L'ufficio del commissario delegato - presidente della Regione siciliana si articola in strutture operative in analogia a quanto previsto per la Regione siciliana dalla vigente normativa. A detto ufficio e' preposto un dirigente che assume anche le funzioni di "Datore di lavoro" di cui al decreto legislativo 19 settembre 1994,n. 626, e successive modifiche ed integrazioni.



10. Al personale utilizzato dall'ufficio del commissario delegato - presidente della Regione siciliana si applicano gli istituti contrattuali vigenti nell'amministrazione di provenienza. Restano a carico della gestione commissariale le indennita' accessorie e variabili, nella misura prevista dal C.C.R.L. per i dipendenti dell'amministrazione regionale siciliana.


11. Il trattamento economico complessivo dei dipendenti della Regione siciliana resta a carico dei singoli rami di amministrazione di provenienza del personale stesso, fermo restando l'obbligo del commissario delegato - presidente della Regione siciliana di rimborsare, per il personale con qualifica dirigenziale, la retribuzione di posizione e la retribuzione di risultato, determinate in sede di stipula del contratto individuale con il commissario stesso e comunicate al competente ramo di amministrazione.".



Art. 10. 1. L'art.11 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999, cosi' come modificato dall'art. 4, comma 19 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001 e aggiunto dall'art. 4, comma 19, ultimo periodo dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001 e' soppresso e sostituito dal seguente: "1. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio nomina una commissione tecnico-scientifica composta, oltre che dal presidente, da otto esperti, di cui tre designati dallo stesso Ministro, uno designato dal Ministro dell'interno, delegato per il coordinamento della protezione civile, e quattro designati dal commissario delegato - presidente dellaRegione siciliana. Il presidente di detta commissione e' nominato dal Ministro dell'ambiente e tutela del territorio sentito il presidente della Regione siciliana. La commissione coadiuva il commissario delegato - presidente della Regione siciliana e il vice commissario, nell'attuazione dei loro incombenti, su richiesta degli stessi".



2. La commissione scientifica di cui all'art. 11 dell'ordinanza del
Presidente del Consiglio dei Ministri n. 2983 del 31 maggio 1999, e
successive modifiche ed integrazioni cessa la propria attivita' dalla
data di emanazione della presente ordinanza.



3. I compensi ed i rimborsi spese da corrispondere al presidente ed ai
componenti della commissione di cui al precedente comma 1, sono
determinati nel provvedimento di nomina e gravano sui fondi assegnati
al commissario delegato - presidente della Regione siciliana.



Art. 11. 1. Il comma 4 dell'art. 13 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999,
aggiunto dall'art. 4, comma 22 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio
2001 e' soppresso e sostituito dal seguente: "4. Il commissario
delegato - presidente della Regione siciliana provvede a curare
direttamente l'esecuzione e la gestione economico finanziaria dei
progetti numeri 37, 82, 84, 85, 86, 89 e 94, ammessi a finanziamento
con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio
21 novembre 1996, n. 062/PERS/III, nonche' dei progetti n. 60 e 64,
ammessi a finanziamento con decreto del Ministro dell'ambiente 2
ottobre 1990, n. 1150/ GAB, in attuazione dell'art. 18 della legge n.
67/1988. Le relative risorse sono versate nella contabilita' speciale
intestata al commissario delegato – presidente della Regione
siciliana, che potra' utilizzare le somme che dovessero residuare
dopo il pagamento delle obbligazioni assunte per la realizzazione di
interventi analoghi o di altri interventi di competenza della
gestione commissariale.".



Art. 12. 1. All'art. 15 della ordinanza n. 2893 del 31 maggio 1999 sono aggiunte: "legge
della Regione siciliana 15 maggio 2000, n. 10, articoli 12 e 13; legge della Regione siciliana 27 dicembre 1978, n. 71, art. 55; legge 11 febbraio 1994, n. 109, art. 14."



Art. 13. 1. L'art. 4 dell'ordinanza n. 3048 del 31 marzo 2000, cosi' come modificato e
integrato dall'art. 4, comma 25 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001 e' soppresso e sostituito con il seguente:
"Art.
4. - 1. Il commissario delegato - presidente della Regione siciliana, dispone un contributo a carico dei comuni che conferiscono i rifiuti, da erogare ai comuni nel cui territorio sono ubicati gli impianti di termoutilizzazione della frazione residuali dei rifiuti e dispone la realizzazione di opere di risanamento ambientale ed infrastrutturali nei siti ove i suddetti impianti sono ubicati. Detto contributo e' stabilito nella misura di 1.0 centesimi di euro per chilogrammo di rifiuto conferito agli impianti per la termoutilizzazione dei rifiuti.



2. Il commissario delegato - presidente della Regione siciliana, realizza, avvalendosi delle risorse ad esso assegnate, nonche' dei poteri e delle deroghe previste dall'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999 e dalle successive ordinanze a questa collegate, le infrastrutture di collegamento e di mitigazione ambientale degli impianti di trattamento della frazione residuale e di termoutilizzazione dei rifiuti".



3. All'art. 5, commi 1, 2 e 4 dell'ordinanza n. 3048 del 31 marzo 2000, cosi' come integrati dai commi 1 e 2 dell'art. 6 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001 le parole "Ministero dell'ambiente" sono soppresse e sono sostituite dalle parole "Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio".



Art. 14. 1. Il punto 4 dell'art. 4 dell'ordinanza n. 3072 del 21 luglio 2000, aggiunto dall'art. 4, comma 26, dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001, e' soppresso e sostituito dai seguenti:



"4.
Le autorizzazioni concernenti la costruzione e la gestione delle
discariche per rifiuti speciali sono rilasciate, a soggetti pubblici
o privati, dai prefetti, anche in assenza del piano di cui all'art.
22 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, sulla base di
comprovate esigenze ambientali.



4-bis. Al
fine di garantire continuita' nel servizio pubblico di smaltimento
dei rifiuti urbani ed assimilati, nonche' al fine di prevenire
interruzioni del servizio pubblico, i comuni titolari di discariche
gia' autorizzate, previo intesa con i prefetti competenti per
territorio, adottano tutti i necessari provvedimenti straordinari
atti a garantire comunque la continuita' del servizio in favore dei
comuni cosi' come identificati dai prefetti stessi. La chiusura
anticipata delle discariche attive e' di competenza esclusiva dei
prefetti che la dispongono solo dopo che sia assicurata la
continuita' del servizio in favore dei comuni che in esse conferivano
i rifiuti.

4-ter. Rimane nella esclusiva competenza del commissario delegato - presidente della Regione siciliana, l'autorizzazione allo smaltimento finale delle scorie della termoutilizzazione, ivi compreso quello in discariche per rifiuti speciali, nonche', ove necessario, alla loro costruzione e/o gestione.".

2. I commi 1 e 2 dell'art. 6 dell'ordinanza n. 3072 del 21 luglio 2000, cosi' come modificata dall'art. 4, comma 30, dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001, sono soppressi.

3. L'art. 8 dell'ordinanza n. 3072 del 21 luglio 2000, e soppresso. 4. Il comma 2 dell'art. 13 dell'ordinanza n. 3072 del 21 luglio 2000 e' soppresso e sostituito dal seguente: "Ai sub commissari nominati dal commissario delegato - presidente della Regione siciliana compete il compenso forfettario lordo e il trattamento di missione stabilito dal decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio n. 0334/TAI/IM/DM/UDE dell'8 marzo 2001. Per il vice commissario di cui alla presente ordinanza, gia' nominato con ordinanza commissariale n. 641 del 23 luglio 2001, detto compenso e' pari al doppio della misura stabilita dal predetto decreto ministeriale n. 334/2001, fermo restando l'identico trattamento di missione".

Art. 15.

1. Il comma 2 dell'art. 2 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001 e' soppresso e sostituito con il seguente: "2. Il commissario delegato - presidente della Regione siciliana realizza le attivita' di monitoraggio previste dalla vigente normativa per gli interventi di propria competenza".

2. All'art. 2, comma 4, dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001 le parole "Ministero dell'ambiente" sono soppresse e sostituite dalle parole "Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio".

3. All'art. 2, comma 5, dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001 dopo le parole: "non ancora progettate," sono aggiunte le parole: "gia' coperte da finanziamento.".

4. All'art. 2, comma 6, dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001 le parole "previa intesa del Ministro dell'Ambiente e della Tutela del territorio" sono sostituite dalle parole "previa intesa del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio" e sono soppresse le parole "Gli interventi sono realizzati d'intesa con il commissario delegato di cui all'ordinanza n. 3108/2001".

5. All'art. 2 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001 sono aggiunti i seguenti commi 10 e 11:

"10. Il commissario delegato - presidente della Regione siciliana si avvale anche dell'osservatorio per l'accelerazione e qualificazione della spesa pubblica di cui all'art. 22 della legge regionale 7 marzo 1997, n. 6, al fine di individuare tutte le opere di fognatura, collettamento, depurazione e riutilizzo, anche ai fini irrigui, delle acque reflue, esistenti sull'intero territorio regionale, o per le quali sia comunque gia' avvenuto l'inserimento nei documenti di programmazione delle amministrazioni pubbliche, nonche' al fine di
individuare lo stato di tutte le opere relative agli interventi di cui all'ordinanza n. 2983/1999 e successive
modifiche ed integrazioni.

11. Per le finalita' di cui al precedente comma 10, il commissario delegato - presidente della Regione siciliana puo' assegnare all'osservatorio per l'accelerazione e la qualificazione della spesa pubblica fino ad un massimo di dieci unita' di personale appartenente alla pubblica amministrazione alle medesime condizioni previste dall'art. 10 dell'ordinanza n. 2983 del 31 maggio 1999".

6. All'art. 4, comma 33, dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001, le parole: "non oltre il termine del 31 marzo 2002" sono soppresse e sostituite dalle parole: "non oltre il termine del 31 dicembre 2002".

7. All'art. 5 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001 i commi 2 e 3 sono soppressi e sostituiti dai seguenti:

"2. L'approvazione dei progetti da parte del commissario delegato sostituisce ad ogni effetto, visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali e costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico comunale ed al P.A.R.F. e comporta la dichiarazione di pubblica utilita', urgenza ed indifferibiita' dei lavori.

3. Il commissario delegato per l'espletamento delle indagini e delle ricerche necessarie all'attivita' di progettazione, dispone l'accesso alle aree interessate in deroga all'art. 16, comma 9, della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modifiche ed integrazioni, per le
occupazioni d'urgenza e per le eventuali
espropriazioni delle aree occorrenti per l'esecuzione delle opere e degli interventi; emette il decreto di occupazione e provvede alla redazione dello stato di consistenza e del verbale di immissione in possesso dei suoli, anche con la sola presenza di due testimoni.".

8. All'art. 5, comma 5 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001 le parole: "venti unita'" sono soppresse e sostituite dalle parole:"quaranta unita'".

9. All'art. 5, comma 6 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001 le parole: "venti unita' di personale estraneo alla pubblica amministrazione, con contratto a tempo determinato, da retribuire nel limite massimo della retribuzione spettante al personale della Regione siciliana corrispondente al livello ottavo, anzianita' pari a 0, e di tre esperti" sono soppresse e sostituite dalle parole: "cinque esperti"; dopo le parole: "3 agosto 1998, n. 267" sono aggiunte le parole: "ovvero, per professori, e ricercatori universitari, se piu' favorevole, l'indennita' prevista dall'art. 10, comma 3-bis dell'ordinanza n. 2983/1999 come modificato dall'art. 4, comma 18, dell'ordinanza n. 3136/2001".

10. L'art. 7, comma 1, dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001 e' soppresso.

11. All'art. 7, comma 4, dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001 le parole: "con i competenti direttori generali del Ministero dell'ambiente" sono sostituite con le parole: "con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio".

12. All'art. 9, comma 5 dell'ordinanza n. 3136 del 25 maggio 2001, dopo le parole: "tutela delle acque" sono aggiunte le parole: "eccetto quelle previste dalla misura 1.1.2 sottomisura 1.1.2 b del POR Sicilia 2000-2006,".

Art. 16.

1. Il commissario delegato - presidente della regione siciliana provvede, ove necessario, e sentito con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, all'aggiornamento del piano di priorita' degli interventi per l'emergenza rifiuti (P.I.E.R.), di cui al decreto commissariale 25 luglio 2000, al fine di corredarlo, completarlo e aggiornarlo anche in vista della definizione, in termini di unita',
ubicazione, capacita' e caratteristiche, dei
termoutilizzatori della frazione residuale dei rifiuti.

Art. 17.

1. Alla cessazione dello stato di emergenza, i beni e le attrezzature acquisiti per l'attuazione delle finalita' previste dall'ordinanza n. 2983/ 1999 e successive sono trasferiti alla regione siciliana, cui si intesteranno anche i rapporti attivi e passivi in essere.

Art. 18.

1. Sono fatti salvi gli effetti prodotti dai provvedimenti assunti dai commissari delegati e dai prefetti delle province fino alla data di pubblicazione della presente ordinanza, con l'eccezione di quelli incisi da provvedimenti giurisdizionali. Sono fatte salve le disposizioni contenute nelle precedenti citate ordinanze che non risultano in contrasto con la presente ordinanza

Art. 19.

1. Per l'esecuzione del mandato affidatogli il commissario delegato puo' derogare, ove necessario, nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento giuridico, alle seguenti norme e successive modifiche ed integrazioni:



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27 dicembre 2008

VINCOLI URBANISTICI 150 MT DAL MARE

 

VINCOLI URBANISTICI 150 DAL MARE





 

 

Isola delle Femmine?

L'art 15 della L.R.n.78 del 12 giugno1976 è ancora in vigore,solo per
pochi ..." che le costruzione debbono arretrarsi di metri 150,dalla battigia a
entro detta fascia sono  solo consentite opere ed impianti destinati alla
diretta fruizione del mare...,


27 dicembre 2008

CEMENTIFICI E INQUINAMENTO

 

CEMENTIFICI E INQUINAMENTO

















I cementifici accettano rifiuti non perché “risparmiano” combustibili fossili ma per i guadagni connessi allo smaltimento dei rifiuti. Il vero risparmio energetico sta nel riciclaggio dei rifiuti (anche dei solventi, cosa tecnicamente possibile e applicata da anni). A livello europeo la recente direttiva (del dicembre 2000) sugli inceneritori ricomprende anche i cementifici tra gli impianti di coincernerimento e li tratta – sotto il profilo autorizzativo – come impianti di smaltimento dei rifiuti (ovvero soggetti ad autorizzazioni “normali” e, ove occorrente, all’obbligo di Valutazione di impatto ambientale). Le polveri di cemento sono molto dannose e producono problemi alle vie respiratore e di tipo allergico ai lavoratori dei cementifici provocate in particolare dai cromati solubili presenti nel cemento. L’arricchimento di tali polveri in altri contaminanti è tale che le polveri sono da considerarsi rifiuti tossico-nocivi. Studi su lavoratori del cemento esposti a polveri con metalli pesanti e diossine dovuti alla combustione di rifiuti in cementifici hanno evidenziato incrementi in patologie asmatiche e in patologie tumorali alla pelle e del polmone (Germania); uno studio svedese ha evidenziato un incremento del 60 % di rischio per cancro al retto dei lavoratori in cementifici con combustione di rifiuti rispetto a quelli senza. L’EPA ha, in ogni caso, rilevato nel 1995 incrementi significativi delle emissioni di mercurio che è uno dei maggiori composti tossici per l’uomo. Inoltre l’arricchimento delle polveri emesse in diossine e metalli pesanti incrementa il rischio connesso all’esposizione a tali polveri da parte della popolazione esposta. I cementieri si sono sempre opposti a limiti più restrittivi per la definizione di limiti di emissione per piombo, arsenico, cadmio, per la definizione di misure di efficienza della combustione (es.rapporto tra monossido e biossido di carbonio). Da un’indagine svolta nel nostro comprensorio ci risulta che siano state rilevate insufficienze respiratorie e sviluppo di patologie anche gravi superiori alla media.
Negli anni dei “Seveso” dei “Vajont” o dell’”Eternit” piemontese, non c’erano i mezzi di informazione e la coscienza di oggi. Non ci sono scuse e quindi
NON VOGLIAMO ESSERE "CATASTROFISTI" MA CHE ALMENO SI SAPPIA IL RISCHIO CHE POTREMMO CORRERE E NON ESSERE PRESI IN GIRO.



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27 dicembre 2008

LE SOSTANZE INQUINANTI A ISOLA DELLE FEMMINE

 

ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE A.I.A. RIFIUTI PETCOKE DIOSSINE



ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE A.I.A. PETCOKE RIFIUTI INCENERITORE DIOSSINE e...............

DALLE PAROLE AI FATTI :

le minacce contro i componenti del Comitato Cittadino Isola Pulita stanno diventando realtà.
Purtroppo sarà una realtà che colpirà nella salute tutti i cittadini di Isola delle Femmine oltre che di Capaci.

Il giorno 18 luglio c.a. il servizio 2 V.I.A/V.A.S. della Regione Sicilia a firma del suo dirigente Ing Vincenzo Sansone è stato emesso decreto 693 corcenente l’Autorizzazione Integrata Ambientale alla ditta Italcementi di Isola delle Femmine.
Mentre tutti guardano la montagna (di Bellolampo), non ci si accorge di quello che già esiste a Isola delle Femmine e Capaci.

A.I.A. provvisoria" (???), 6 anni, per il cementificio Italcementi di Isola delle Femmine che consente la combustione di pet coke ed altro:

Portata giornaliera dei
fumi = 10.423.200 m3 (un pò più dell'inceneritore di Bellolampo)

Se vengono rispettati i limiti dell'autorizzazione, secondo i flussi di massa abbiamo:

Diossine emesse =
1.042.320.000 pg/giorno
equivalente alla dose di "tollerabilità" giornaliera (140 pg, secondo l'OMS) di 7.445.142 persone,
ovvero una
"razione" (si tratta sempre di un calcolo teorico) di 65145 pg/uomo e cioè 465 volte la dose di 140 pg (calcolo riferito a 16000 abitanti, cioè Isola + Capaci)

Diossine in ricaduta al suolo: per rispettare il limite di 3.4 pg/m2 (legislazione Belga) è necessaria una superficie di
306.6 Km2
Superfice Isola delle Femmine km2 3,54
Superfice Capaci km2 6,12

Vanadio: 1.17 Kg/giorno; Nichel: 292 gr/giorno; Mercurio: 348 gr/giorno;

Altri metalli: 3.48 Kg/giorno

Idrocarburi Policiclici Aromatici: 128 gr/giorno

Lascio a voi il calcolo mensile ed annuale.

Altri parametri (calcolati già da prima dall'ARPA nel 2006):

Polveri (totali, non PM10): 686 Kg/giorno
S02: 5343 Kg/giorno
N02: 16023 Kg/giorno

L'ARPA sottolinea che bisogna tenere in conto anche le notevoli quantità di emissioni pulverulenti diffuse (cioè non da punti fissi), generate dalla movimentazione dei materiali.
Quando ci si basa solo sulle concentrazioni degli inquinanti e non si tiene conto nè della dislocazione di questi grandi impianti (vedi vicinanza con i centri abitati), nè, soprattutto, con le quantità emesse dei composti a lunga persistenza ambientale e bioaccumulabili, questi sono i risultati.
"Ovviamente" i controlli per i composti più pericolosi sono previsti...annuali.
Ognuno tragga le proprie considerazioni!

Isola delle Femmine 4 agosto 2008
Comitato Cittadino Isola Pulita


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27 dicembre 2008

NON SUCCEDE SOLO A ISOLA DELLE FEMMINE CON L'ARCHITETTO ALBERT ma

 

 

Da La Repubblica 7 novembre 2008



Alemanno rimuove Miglio, lo sceriffo degli abusi edilizi



Aveva detto: “Niente spostamenti, ho fiducia in lui”



di Giovanna Vitale



Aveva detto che non lo avrebbe toccato. Aveva detto che Massimo Miglio, capo dell’ufficio comunale contro gli abusi edilizi, godeva della sua piena fiducia. Aveva detto, quando il 10 ottobre Repubblica anticipò l’intenzione del Campidoglio di rimuoverlo, che «la notizia era destituita di ogni fondamento». Ebbene, un mese dopo, il sindaco Alemanno ha cambiato idea. Ieri l’incarico all’u omo che da un decennio incarna il peggiore degli incubi per i furbetti del mattone è stato revocato. Con un fax.



“Cessazione anticipata del distacco presso il Comune di Roma”, recita la scarna disposizione del Dipartimento al Personale. Miglio dovrà tornare all’Ama, di cui è formalmente dirigente, sempre che l’ azienda trovi qualcosa da fargli fare visto che delle quattro “ unità operative” di cui è stato responsabile sino al 16 ottobre gliene hanno lasciata soltanto una. Due sono state assegnate a un altro dirigente, mentre le funzioni di contrasto all’abusivismo edilizio (ma non l’ufficio, che era nel gabinetto del sindaco ed è stato soppresso) sono state trasferite in capo all’assessore all’U rbanistica Marco Corsini. Che si affretta a spiegare: «Si tratta di una precisa scelta di potenziamento della lotta all’illegalità». Peccato non la pensino così neppure le associazioni ritenute assai vicine all’attuale amministrazione.



Parla di «cattivo segnale », quella degli Abitanti centro storico: «Miglio in questi anni ha svolto un compito a difesa del patrimonio Roma, pestando anche piedi importanti». Ne chiede la riconferma Italia Nostra, definendo «grave e ingiustificabile» l’accaduto e augurandosi «vivamente che il sindaco non ne sia stato messo al corrente». Dovranno ricredersi. Alemanno sapeva tutto: «Non c’è alcun atto censorio nei confronti del geometra Massimo Miglio e la lotta all’abusivismo edilizio continuerà con più determinazione di quanto è stato finora fatto» replica in serata. «Purtroppo però una verifica giuridica impedisce a norma di legge di mantenere in vita lo specifico ufficio costruito sulla figura del geometra Miglio » insiste. «È anomalo mantenere presso il gabinetto una funzione che è propria di un Dipartimento.



È illegale mantenere in distacco il dipendente dell’Ama, come il geometra Miglio, presso gli uffici comunali, tripicandogli oltretutto lo stipendio. La nostra stima nei confronti di Miglio non può essere una motivazione per sottoscrivere azioni non corrette ereditate dalla precedente giunta». La spiegazione ufficiale è dunque tecnicamente ineccepibile: «Il 22 ottobre è stata approvata la delibera di giunta n.330 che vieta i distacchi e i comandi dalle Spa alla pubblica amministrazione, come vuole la legge Basanini», precisa l’assessore Cavallari, bollando come «strumentale» l’insurrezione a difesa di Miglio. «Era un abusivo che si occupava di abusivismo», va giù pesante il responsabile del Personale, suscitando l’immediata reazione del centrosinistra. Pd e Sd compatti nel lanciare l’allarme.



«Cavallari passa agli insulti» stigmatizza il consigliere democratico Zambelli; «dichiarazioni indecenti» le definisce il capogruppo Marroni; mentre Miglio annuncia querela. E anche il Parlamento si mobilita. Sei deputati del Pd (Verini, Gasbarra, Gentiloni, Meta e Pompili) hanno presentato un’interrogazione urgente al ministro dei Beni Culturali per sapere se fosse a conoscenza sia dei risultati ottenuti da Miglio e dal suo ufficio — 320 demolizioni, 550mila metri cubi abusivi abbattuti e intensificazione dei controlli che soltanto da luglio a settembre hanno portato al sequestro di 803 manufatti illegali — sia quali azioni intenda intraprendere perché questo «prezioso lavoro» non venga «interrotto da provvedimenti che rischiano di impedire ogni forma di controllo».



(07 novembre 2008)


27 dicembre 2008

BILANCIO PREVISIONE 2007

 

IL BILANCIO COMUNALE DI ISOLA DELLE FEMMINE


 




                                                                              miseria e nobiltà



IL BILANCIO COMUNALE DI ISOLA DELLE FEMMINE




Qualche giorno addietro c’è stata una notizia che ci ha colpiti particolarmente.



“ I consulenti lavoreranno gratis per alcuni mesi. Motivo? Non è stato ancora approvato il bilancio”


Naturalmente si parlava di un Ente Pubblico: Il Comune di Palermo.

Infatti il Testo Unico sulle Autonomie locali il comma 2 dell’articolo 163 ci dice:



.. Ove non sia stato deliberato il bilancio di previsione, è consentita esclusivamente una gestione provvisoria, nei limiti dei corrispondenti stanziamenti di spesa dell'ultimo bilancio approvato, ove esistenti. La gestione provvisoria è limitata all'assolvimento delle obbligazioni già assunte, delle obbligazioni derivanti da provvedimenti giurisdizionali esecutivi e di obblighi speciali tassativamente regolati dalla legge, al pagamento delle spese di personale, di residui passivi, di rate di mutuo, di canoni, imposte e tasse, ed, in generale, limitata alle sole operazioni necessarie per evitare che siano arrecati danni patrimoniali certi e gravi all'ente.


NO  non   vogliamo parlare  delle tante ma tante  ma tante consulenze, ne parleremo prossimamente per chiederne i risultati prodotti per l'intera Comunità di Isola delle Femmine. Ciò che sembra alquanto strano è che con una dotazione organica di 62 dipendenti non siamo in grado di essere autosufficienti.

Si preferisce le consulenze alle risorse e capacità che si ha nella dotazione organica.

Così facendo si arreca un danno economico all’amministrazione oltre a creare un clima di sfiducia e demotivazione nel personale.



NO non vogliamo parlare di impegni di spesa presi in base ad entrate che per motivazioni diverse forse non vedranno mai la luce del sole.



NO non vogliamo parlare delle strade di Isola che percorrerle sta diventando alquanto pericoloso a causa del manto stradale che non esiste più e delle  buche che aumentano giornalmente. NOI sappiamo che una parte delle entrate delle entrate per infrazioni stradali, così come prevede la legge non viene impegnata per tale servizio, come anche al miglioramento del SERVIZIO del corpo dei vigili. Tanto importante anche per il controllo del territorio. (vedasi l’abusivismo edilizio denunciato dallo stesso UTC)



NO non vogliamo parlare di un servizio (che non è servizio) rifiuti che ha raggiunto la ragguardevole spesa di euri 1.220.244. E con un’estate ormai alle porte.


NO non vogliamo parlare della spoliazionme da Voi operata a danno del Consiglio Comunale che PUO' INTERVENIRE SULL'IMPEGNO DI SPESA SU UN MISERO 6-7%.
ALLA FACCIA DELLA PARTECIPAZIONE, SIETE RIUSCITI AD IMPEGNARE IL 94-95%.



NO non vogliamo parlare della Relazione previsionale che accompagna il Bilancio e che nel riportare freddamente i puri dati economici non riesce a trovare un bricciolo di entusiasmo nel delineare una prospettiva di crescita o una qualche opera infrastrutturale. LA RELAZIONE E’ TRISTE. (per non dire moscia)



NO non vogliamo parlare di questo continuo ricorrere all’anticipo di cassa, su cui siamo costretti a pagare degli interessi.


SE il bilancio doveva dare l’impressione del buon padre di famiglia in grado di mandare avanti degnamente la sua famiglia e dar loro una prospettiva di crescita economica e sociale.  NON  CI SIETE RIUSCITI.

Introdotto l’argomento cerchiamo di calarlo nella nostra realtà di Isola delle Femmine.


Da qualche settimana che il Consiglio Comunale sta cercando affannosamente di discutere il BILANCIO DI PREVISIONE. Vi è stata una prima adunata del Consiglio Comunale con all’ordine del giorno BILANCIO DI PREVISIONE.


Il presidente del Consiglio comunica ai convenuti che la proposta di delibera per cui ha convocato il Consiglio Comunale è stata reiterata dall’esecutivo, in quanto il BILANCIO mancava del parere favorevole dei Revisori dei Conti, e quindi propone la chiusura dell’assemblea.
Prima della chiusura il gruppo INSIEME ha dato lettura di una dichiarazione di voto col quale DIFFIDAVA il Sindaco sul protarsi dellla discussione sul P.R.G.



ALL’ADUNATA ERANO ASSENTI IL SINDACO L’INTERO ESECUTIVO ED I REVISORI DEI CONTI. (strano! Il presidente del Consiglio ha dichiarato "che vi è stato un deliberato impegno dei revisori dei conti nel ritardare l'approvazione del bilancio. Si è tentato di mettere in atto un atto di ostruzionismo nei nostri confronti. Probabilemte il Presidente del Consiglio forse non si è reso conto della sua dichiarazione ha messo in dubbio la professionalità dei Revisori, di conseguenza il rapporto di fiducia del Consiglio Comunale nei loro confronti. L'istituto dei revisori dei conti è un organo di garanzia per il Consiglio Comunale.


ADESSO cosa FARE?


Chiedere forse che si facciano da parte?


Era questo l'intento del Presidente del Consiglio?


E' strano cosa possa succedere quando si chiede di rispettare le regole. )



Dopo vari contatti aggiustamenti e riunioni di capigruppo finalmente arriviamo alla seduta odierna del Consiglio Comunale per discutere?

Di BILANCIO!

PROVIAMO

Entrate extratributarie in particolare la voce riguardante ENTRATA DERIVANTI DA MULTE E VIOLAZIONI DEL CODICE DELLA STRADA 2002/2005 euro 650.000 ACCERTATI di cui ne sono stati RISCOSSI euro 384.416 il cui 50% così come previsto da leggi deve essere destinata al potenziamento del corpo del corpo dei vigili e a tutto ciò che è connesso alla viabilità.
ESERCIZIO 2007 euro 180.000

RACCOLTA RIFIUTI euro 930.000 IN ENTRATA
RACCOLTA RIFIUTI EURO 1.220.244 USCITA ?

TRIBUTI non riscossi euro 2.164.962,74 (la storia infinita) e su cui non vi è certezza di riscossione e con il rischio di una loro prescrizione. Ciò è tanto più importante in quanto sono IPOTETICHE ENTRATE che vengono impegnate. (stiamo parlando di utenti che non pagano ACQUA ICI RIFIUTI ONERI URBANIZZ…………….).

Continuo ricorso alle anticipazioni di cassa su cui gravano INTERESSI PASSIVI ELEVATI.

La riorganizzazione del personale e il piano triennale di assunzione (proposta dalla giunta) non ha la necessaria copertura finanziaria.

Da diversi anni ormai nei nostri bilanci non vediamo nessun impegno per opere infrastrutturale.

FORSE E’ ORA CHE TUTTI NOI CITTADINI INIZIAMO A PARLARNE?



FORSE E’ ORA CHE TUTTI NOI CITTADINI INIZIAMO A PARLARNE?


GRUPPO CONSILIARE “INSIEME – Isola delle Femmine”

Con la presente il gruppo consiliare “INSIEME – Isola Delle Femmine” formula quanto segue:
-considerato il breve termine prefissato da questo consiglio comunale affinché si adotti il piano regolatore generale,
-considerati gli emendamenti presentati da questo gruppo consiliare e di quelli che saranno formulati nell’iter di adozione del P.R.G.;
-in considerazione dei pareri resi dal responsabile del II° settore U.T.C., arch. Sandro D’Arpa, sui suddetti emendamenti;
-considerato che potrebbe evincersi una incompatibilità del responsabile del II° settore per aver lo stesso formulato dei pareri agli emendamenti consiliari;
-considerata la relazione tecnica redatta dal responsabile del II° settore U.T.C., arch. Sandro D’Arpa, sulle modifiche che questo consenso dovrebbe adottare nel P.R.G.;
-considerata la necessità che sugli emendamenti formulati dai consiglieri comunali si esprima il progettista del P.R.G., arch. Angelo Aliquò;
-in considerazione del contratto di incarico professionale stipulato dall’Ente con l’arch. Aliquò;
-considerate le opportune insistenze di questo gruppo consiliare sulla necessaria presenza del progettista Aliquò nel corso dell’iter di adozione del P.R.G.;
-considerate non soddisfacenti le risposte formulate dal sig. Sindaco per l’assenza dell’arch. Aliquò, “lo invitato, ma lui non viene”;
per quanto suddetto, si diffida formalmente il sig. Sindaco, prof. Gaspare Portobello, a garantire la regolarità del procedimento di adozione del P.R.G..
Se a causa della mancata presenza del progettista, arch. Aliquò, o causa della mancanza di pareri di quest’ ultimo agli emendamenti di questo consiglio comunale dovesse derivare la nullità dell’attività consiliare, ovvero la nullità degli emendamenti al P.R.G., presentati dai gruppi consiliari, che non abbiano rispettato i parametri ed i vincoli imposti dalla normativa vigente, ovvero vi sia un ritardo all’adozione del P.R.G., il, si riterrà unico responsabile il sig. Sindaco.


Gruppo consiliare “INSIEME – Isola delle Femmine”





DECRETO LEGISLATIVO 18 agosto 2000, n. 267

Art. 163. Esercizio provvisorio e gestione provvisoria
2. Ove non sia stato deliberato il bilancio di previsione, è consentita esclusivamente una gestione provvisoria, nei limiti dei corrispondenti stanziamenti di spesa dell'ultimo bilancio approvato, ove esistenti. La gestione provvisoria è limitata all'assolvimento delle obbligazioni già assunte, delle obbligazioni derivanti da provvedimenti giurisdizionali esecutivi e di obblighi speciali tassativamente regolati dalla legge, al pagamento delle spese di personale, di residui passivi, di rate di mutuo, di canoni, imposte e tasse, ed, in generale, limitata alle sole operazioni necessarie per evitare che siano arrecati danni patrimoniali certi e gravi all'ente.

Art. 141. Scioglimento e sospensione dei consigli comunali e provinciali
c) quando non sia approvato nei termini il bilancio;
c-bis) nelle ipotesi in cui gli enti territoriali al di sopra dei mille abitanti siano sprovvisti dei relativi strumenti urbanistici generali e non adottino tali strumenti entro diciotto mesi dalla data di elezione degli organi. In questo caso, il decreto di scioglimento del consiglio è adottato su proposta del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
(lettera aggiunta dall'articolo 32, comma 7, legge n. 326 del 2003)

2. Nella ipotesi di cui alla lettera c) del comma 1, trascorso il termine entro il quale il bilancio deve essere approvato senza che sia stato predisposto dalla giunta il relativo schema, l'organo regionale di controllo nomina un commissario affinché lo predisponga d'ufficio per sottoporlo al consiglio. In tal caso e comunque quando il consiglio non abbia approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla giunta, l'organo regionale di controllo assegna al consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a 20 giorni per la sua approvazione, decorso il quale si sostituisce, mediante apposito commissario, all'amministrazione inadempiente. Del provvedimento sostitutivo è data comunicazione al prefetto che inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio.
2-bis. Nell’ipotesi di cui alla lettera c-bis) del comma 1, trascorso il termine entro il quale gli strumenti urbanistici devono essere adottati, la regione segnala al Prefetto gli enti inadempienti. Il prefetto invita gli enti che non abbiano provveduto ad adempiere all’obbligo nel termine di quattro mesi. A tal fine gli enti locali possono attivare gli interventi, anche sostitutivi, previsti dallo Statuto secondo criteri di neutralità, di sussidiarietà e di adeguatezza. Decorso infruttuosamente il termine di quattro mesi, il prefetto inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio.
(comma aggiunto dall'articolo 32, comma 8, legge n. 326 del 2003)

Art. 149. Principi generali in materia di finanza propria e derivata
4. La finanza dei comuni e delle province è costituita da:
a) imposte proprie;
b) addizionali e compartecipazioni ad imposte erariali o regionali;
c) tasse e diritti per servizi pubblici;
d) trasferimenti erariali;
e) trasferimenti regionali;
f) altre entrate proprie, anche di natura patrimoniale;
g) risorse per investimenti;
h) altre entrate.

Art. 151 - Principi in materia di contabilità
1. Gli enti locali deliberano entro il 31 dicembre il bilancio di previsione per l'anno successivo, osservando i principi di unità, annualità, universalità ed integrità, veridicità, pareggio finanziario e pubblicità. Il termine può essere differito con decreto del Ministro dell'interno, d'intesa con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, in presenza di motivate esigenze.
6. Al rendiconto è allegata una relazione illustrativa della giunta che esprime le valutazioni di efficacia dell'azione condotta sulla base dei risultati conseguiti in rapporto ai programmi ed ai costi sostenuti.
4. Il responsabile del servizio finanziario, di ragioneria o qualificazione corrispondente, è preposto alla verifica di veridicità delle previsioni di entrata e di compatibilità delle previsioni di spesa, avanzate dai vari servizi, da iscriversi nel bilancio annuale o pluriennale ed alla verifica periodica dello stato di accertamento delle entrate e di impegno delle spese.
5. Il regolamento di contabilità disciplina le modalità con le quali vengono resi i pareri di regolarità contabile sulle proposte di deliberazione ed apposto il visto di regolarità contabile sulle determinazioni dei soggetti abilitati. Il responsabile del servizio finanziario effettua le attestazioni di copertura della spesa in relazione alle disponibilità effettive esistenti negli stanziamenti di spesa e, quando occorre, in relazione allo stato di realizzazione degli accertamenti di entrata vincolata secondo quanto previsto dal regolamento di contabilità.

Art. 162. Principi del bilancio
2. Il totale delle entrate finanzia indistintamente il totale delle spese, salvo le eccezioni di legge.
3. L'unità temporale della gestione è l'anno finanziario, che inizia il 1° gennaio e termina il 31 dicembre dello stesso anno; dopo tale termine non possono più effettuarsi accertamenti di entrate e impegni di spesa in conto dell'esercizio scaduto.
5. Il bilancio di previsione è redatto nel rispetto dei principi di veridicità ed attendibilità, sostenuti da analisi riferite ad un adeguato arco di tempo o, in mancanza, da altri idonei parametri di riferimento.
Art. 170. Relazione previsionale e programmatica
1. Gli enti locali allegano al bilancio annuale di previsione una relazione previsionale e programmatica che copra un periodo pari a quello del bilancio pluriennale.
2. La relazione previsionale e programmatica ha carattere generale. Illustra anzitutto le caratteristiche generali della popolazione, del territorio, dell'economia insediata e dei servizi dell'ente, precisandone risorse umane, strumentali e tecnologiche. Comprende, per la parte entrata, una valutazione generale sui mezzi finanziari, individuando le fonti di finanziamento ed evidenziando l'andamento storico degli stessi ed i relativi vincoli.
3. Per la parte spesa la relazione è redatta per programmi e per eventuali progetti, con espresso riferimento ai programmi indicati nel bilancio annuale e nel bilancio pluriennale, rilevando l'entità e l'incidenza percentuale della previsione con riferimento alla spesa corrente consolidata, a quella di sviluppo ed a quella di investimento.
4. Per ciascun programma è data specificazione della finalità che si intende conseguire e delle risorse umane e strumentali ad esso destinate, distintamente per ciascuno degli esercizi in cui si articola il programma stesso ed è data specifica motivazione delle scelte adottate.
5. La relazione previsionale e programmatica fornisce la motivata dimostrazione delle variazioni intervenute rispetto all'esercizio precedente.
6. Per gli organismi gestionali dell'ente locale la relazione indica anche gli obiettivi che si intendono raggiungere, sia in termini di bilancio che in termini di efficacia, efficienza ed economicità del servizio.
7. La relazione fornisce adeguati elementi che dimostrino la coerenza delle previsioni annuali e pluriennali con gli strumenti urbanistici, con particolare riferimento alla delibera di cui all'articolo 172, comma 1, lettera c), e relativi piani di attuazione e con i piani economico-finanziari di cui all'articolo 201.


http://www.bosettiegatti.com/info/norme/statali/2000_0267.htm

mAGGIO 2008
IL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA

http://isolapulita.wordpress.com/


27 dicembre 2008

CHIESTA ARCHIVIAZIONE PER PROCEDIMENTO CONTRO CIAMPOLILLO

 

mercoledì 5 novembre 2008

LIBERTA' DI STAMPA A ISOLA DELLE FEMMINE




PINO CIAMPOLILLO COORDINATORE DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA HA CRITICATO NON HA DIFFAMATO ARCHIVIATO IL PROCEDIMENTO.


Si è celebrata ieri l’udienza in camera di Consiglio, innanzi al Giudice per le Indagini Preliminari di Palermo la dottoressa Pasqua Seminara, la quale doveva decidere sulla opposizione all’archiviazione avanzata dalla difesa del querelante Architetto Angelo Aliquò, che aveva presentato formale querela contro Pino Ciampolillo coordinatore del Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine, per il reato di DIFFAMAZIONE (art 595 C.P.).
Nello specifico i fatti oggetto della querela possono riassumersi nella seguente affermazione comunicata, da Pino Ciampolillo sul Blog “Isola Pulita:
”L’ architetto Angelo Aliquò, dopo ben 16 mesi dall’incarico e quindi in difformità a quanto previsto nell’art 3 del disciplinare d’incarico, trasmette al Comune lo schema di massima del PRG” ……..”
“Forse si era in attesa di completare l’acquisto di tutte le aree agricole al fine di farle diventare edificabili, con qualche artifizio degno della migliore scuola di ingegneria urbanistica?”.

Tale affermazione era stata ancor più sintetizzata dal PM dr. Carlo Martella nell’espressione “PAPOCCHIO del PRG”, termine anch’esso utilizzato dal GIP.
Nella sua richiesta di archiviazione il PM aveva ritenuto, sostanzialmente le suddette affermazioni scriminate dall’art 21 della Costituzione che recita testualmente:
” Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”
ed aveva concluso chiedendo l’archiviazione degli atti perché a suo dire la limitazione del diritto fondamentale contenuto nella norma costituzionale poteva essere giustificata soltanto dalla necessità di tutelare altri valori di pari dignità costituzionale.
In questo bilanciamento di interessi in gioco la critica mossa di Pino Ciampolillo, che da anni si è sempre adoperato ad evidenziare le presunte o vere disfunzioni che si verificavano nel Comune di Isola delle Femmine, le critiche mosse da Pino Ciampolillo non hanno superato i limiti consentiti per aversi valenza scriminante perché non hanno arrecato alcuna offesa al decoro e all’onore dell’architetto Angelo Aliquò.

Quest’ultimo era stato incaricato nel 1999 dalla giunta guidata dall’allora Sindaco Stefano Bologna, a redigere lo schema di massima del PRG di Isola delle Femmine e non aveva rispettato i tempi di consegna previsti dal disciplinare di incarico.
Il difensore di fiducia di Pino Ciampolillo, avvocato Davide Canto ha precisato che Pino Ciampolillo ha raccontato la verità senza distorcere la realtà dei fatti e che occorre considerare l’architetto Aliquò, dalla data di assunzione dell’incarico nell’esercizio della FUNZIONE PUBBLICA e quindi il suo operato può benissimo per consolidata giurisprudenza di legittimità essere oggetto di critica anche dai toni aspri senza che venga meno la causa di giustificazione del reato.
Il Giudice Seminara ha totalmente recepito le determinazioni del Pubblico Ministero Martella e della difesa dell’avv. Canto ed ha rigettato l’opposizione all’architetto Angelo Aliquò, ha ritenuto scriminato il reato di diffamazione ed ha emesso in udienza ordinanza motivata di ARCHIVIAZIONE restituendo gli atti al Pubblico Ministero.

http://www.isolapulita.it

















http://www.isolapulita.it

COMMENTI COMMENTI COMMENTI COMMENTI COMMENTI COMMENTI
Da L. Solarino lsolarino@unict.it
A Pino Ciampolillo
data 5 novembre 2008 20.16
Caro Pino,
gioisco con Te per quanto Ti è stato riconosciuto. Solo con la costanza e con il credere in quello che si fa, si possono ottenere certi risultati.
E' forse finito il tempo di intimidire e vessare il prossimo a fini esclusivamente personali.
Sarebbe opportuno agire contro l'architetto aliquò per procurato stress, danno, mi pare, previsto dalla Legge.
Un forte abbraccio, Luigi

Caro Pino,
sono veramnte e sinceramnte contento pe l'archiviaizone del procedimeno a Tuo carico per quanto affermata sul PRG di Isola.
Qualcuno che farnetica di RINASCITA a sproposito dovrebbe avere il coraggio di toglersi dai piedi, chiedento scusa a tutti gli Isolani dei danni procurati al Paese e che intende ancora procurare.
La perfidia è dura da estirpare in questa nostra Isola massacrata nelle sue bellezze naturali e i nemici ssono quelli che la vogliono proteggere come TE col Tuo tenace impegno e con molte amarezze.
Ma oggi Ti ha dato ragione un Giudice, smentendo tutti i falsi compagni di merende e politicanti di Isolana,
Auguri e congratulazioni perchè le Tue intuizioni e battaglie per la legalità sono state oggetto di pubblico riconoscimento,
Tuo Pino.
Dean Buletti
A Pino Ciampolillo

data 7 novembre 2008 18.24
oggetto Re: ISOLA DELLE FEMMINE
Buone notizie! Sempre in bocca al lupo e mai arrendersi ai fascisti, ai mafiosi, ai prevaricatori di qualunque colore!
Dean.

At 7:30 AM, Percorsi di autonomia amministrativa e mentale
Non possiamo che esprimerti tutta la nostra gioia per gli esiti della vicenda, che ribadiscono la tua correttezza!
Continua così e seppur lontani geograficamente ti siamo vicini col cuore e col blog!


da gianrelli
rispondi abenicomuni_no_inc@googlegroups.com

a benicomuni_no_inc@googlegroups.com

data9 novembre 2008 11.49
oggetto[benicomuni_no_inc:1781] Re: PINO CIAMPOLILLO COORDINATORE DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA HA CRITICATO NON HA DIFFAMATO ARCHIVIATO IL PROCEDIMENTO.





Bene Pino, auguri e complimenti, non bisogna mai mollare e a volte è
utile servirsi degli strumenti, anche se pochi e difettosi che il
sistema permette, come quelli legali. La tua vicenda è un importante
precedente positivo per i comitati e i cittadini onesti che si battono
contro il Gotha del malaffare.

costa_donatella
rispondi a benicomuni_no_inc@googlegroups.com

abenicomuni_no_inc

data10 novembre 2008 10.22
oggetto [benicomuni_no_inc:1787] Re: PINO CIAMPOLILLO COORDINATORE DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA HA CRITICATO NON HA DIFFAMATO ARCHIVIATO IL PROCEDIMENTO.
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Complimenti Pino! ---------- Initial Header -----------


27 dicembre 2008

MANIFESTAZIONE 9 NOVEMBRE 2008

 

COMUNICATO STAMPA



TUTTI ALLA MANIFESTAZIONE


DOMENICA 9 NOVEMBRE 2008


SAN MARZANO DI SAN GIUSEPPE


CORTEO CONTRO PIATTAFORME DISCARICHE ED INCENERITORI


PARTENZA H 09.00 DA PIAZZA MILITE IGNOTO

Pranzo sociale ORE 13.30

Pomeriggio di intrattenimento per grandi e bambini

Serata di musica

Pizzica e mozzica

San Marzano di San Giuseppe, provincia di Taranto.

NOI SIAMO QUI.

Sulla strada per Sava, alla periferia del paese, ecco in arrivo l'ennesimo crimine contro questa terra.


FA BENE ALLE DISCARICHE, FA BENE AGLI INCENERITORI

FA MALE ALLA SALUTE, DISTRUGGE IL TERRITORIO

Si tratta di una Piattaforma per l'imballaggio di rifiuti, gestita dalla Universal Service dell'imprenditore Lonoce, assai noto nei dintorni per i suoi precedenti. E' un capannone, tra l'altro abusivo, capace di accogliere, stoccare e imballare sino a più di

200 TONNELLATE AL GIORNO DI RIFIUTI SPECIALI.

Scorie ospedaliere; brodi di fermentazione delle industrie farmaceutiche; scarti della lavorazione di industrie siderurgiche; ma soprattutto rifiuti, guarda caso, uguali a quelli smaltiti nella vicina discarica Ecolevante di contrada La Torre-Caprarica.

DISCARICA ECOLEVANTE – BREVE PRO MEMORIA

Oltre tre milioni di metri cubi di capienza, circa trentacinque ettari di cave dismesse, divise dalla strada provinciale Carosino-Francavilla Fontana. Vincoli paesaggistici, archeologici, idrogeologici: questa discarica li ha violati tutti. Sorge su una condotta di acqua potabile, tra insediamenti rupestri pressoché distrutti, in una zona di macchia mediterranea. Gli agricoltori cominciano ad abbandonare i vigneti e gli uliveti vicini. Da circa dieci anni, da quando cioè è attiva questa discarica, i capi di bestiame allevati in zona vengono spesso abbattuti perché affetti da brucellosi. Dell'antica Via Appia costruita dai romani, qui ne rimangono pochissime tracce. Secoli di storia sepolti sotto una quantità incredibile di rifiuti industriali. Resta ancora aperto un centro di terapia per diversamente abili, una sorta di casa famiglia per disabili orfani finanziata dalla Regione, proprio a ridosso del più grande polo d'attrazione di rifiuti d'Europa.

Sui primi due lotti, ormai strapieni, di questa discarica, la Corte di Cassazione ha confermato i motivi del sequestro di un anno fa. Gravi violazioni delle norme ambientali.

Il terzo lotto è stato invece autorizzato grazie ad un progetto a dir poco discutibile, con atti pubblici omissivi (o falsificati) sui quali sta adesso indagando la magistratura. Imputati, la Provincia di Taranto e, ovviamente, la stessa società Ecolevante. Malgrado la ferma opposizione dei cittadini e le vicissitudini giudiziarie, questo terzo lotto di discarica, spalleggiato dai potentati politici di Grottaglie e del resto della provincia, ora è aperto. Non può però entrare a regime senza una piattaforma come quella progettata dalla Universal Service.

LA PIATTAFORMA

Oltre a smistare rifiuti alla Ecolevante ed alle altre 72 discariche della zona, grazie ad una delibera del Comune di San Marzano e grazie ad una consequenziale Valutazione di Impatto ambientale, questa nuova struttura è autorizzata a impacchettare ecoballe. Si candida al ruolo di fonte inesauribile di Cdr, combustibile da rifiuti.

ALTRI INCENERITORI IN ARRIVO. DIOSSINA SU DIOSSINA.

NOI SIAMO QUI

Siamo nella provincia di Taranto che, proprio di diossina, da sola, ne emette il 93 per cento di tutta quella prodotta sull'intero territorio nazionale. Siamo a pochi chilometri da Taranto, città saccheggiata e ridotta al dissesto economico dalla peggiore classe politica che si potrebbe immaginare. Senza più soldi neppure per comperare le divise ai Vigili Urbani (che ormai lavorano regolarmente in borghese), Taranto vive di stenti, coperta giorno e notte dalle nubi nere e rossastre dell'Ilva, ex Italsider, il polo siderurgico della famiglia Riva, in cui le cosiddette morti bianche, negli impianti, le mutilazioni e le invalidità permanenti non si contano più, come non si contano più i casi di tumore in tutto il territorio circostante: c'è un tasso di incidenza del 30 5 superiore alla media. Interi quartieri restano sepolti sotto cumuli di micropolveri di acciaio, le macerie di un sistema ormai insostenibile in cui il grande mostro dell'ecologia arriva addirittura ad appropriarsi delle risorse idriche dell'Acquedotto pugliese lasciando a secco la città, per lunghi periodi. A completare l'opera, cementifici, raffinerie ed un progetto di rigassificatore vicino ad 11 impianti a rischio. Un disastro ecologico annunciato. Riguardo ai rifiuti, senza uno straccio di programmazione per lo smaltimento, questa provincia è agli ultimi posti nelle classifiche nazionali per raccolta differenziata. Il clima da pre-emergenza ricorda molto Napoli di qualche anno fa. Di raccolta porta a porta, di riutilizzo, di trattamento biologico a freddo, cioè delle nostre proposte per la chiusura del ciclo dei rifiuti non se ne parla nemmeno.

In assenza di questa programmazione, fortemente richiesta dai cittadini ma sempre bloccata da cavilli burocratici inventati dalle istituzioni locali, si continuano ad elargire autorizzazioni facili a strutture inquinanti. In questo contesto, fiancheggiati attivamente da esponenti politici di destra e sinistra, i cosiddetti "imprenditori" dell'immondizia continuano ad ampliare il proprio giro di affari, al riparo dai controlli e senza grossi intoppi.

E NON FINISCE QUI.

C'è il caso Sava. E' un Comune di 20 mila abitanti dove non c'è neppure la fogna. I politici della zona hanno fiutato l'affare dei finanziamenti pubblici, erogati ogni volta per l'avvio di lavori che restano incompiuti dal lontano 1970. In tutto questo, da quasi 40 anni a questa parte, ci guadagnano le aziende appaltatrici gradite al Palazzo e ditte addette all'auto spurgo. Nel frattempo, sottosuolo e falde acquifere si intasano di merda, liquami ed acido solforico, abbondantemente usato per la pulizia dei pozzi neri.

I NOSTRI AVVERSARI HANNO LE MANI IN PASTA IN TUTTO, SOPRATTUTTO NELLA POLITICA, NEI RIFIUTI E NELLE CLOACHE

La gente impegnata in prima persona sul fronte ambientale si ritrova nel bel mezzo di questo intreccio affaristico e riceve minacce, anche in pubblico, anche durante i Consigli comunali, da parte degli amministratori della monnezza, sotto lo sguardo impassibile delle Forze dell'Ordine. Chi è parte integrante di questo sistema di distruzione ambientale cerca di annichilire le ragioni collettive con le intimidazioni personali, con le ritorsioni, con i ricatti. Parlare di stato, di leggi, di Istituzioni, in questo contesto è soltanto ridicolo.

E' SEVERAMENTE VIETATO PARLARE

Chi sono i più grossi finanziatori dei partiti politici nelle campagne elettorali? Classico segreto di Pulcinella. E' severamente vietato parlare di gruppi bancari differenti o di Lonoce, vita ed opere dell'ex carabiniere trasformatosi in imprenditore del ramo fogne e auto spurgo, passato al settore rifiuti e percolato con la sua Universal Service, a cui è stata appena posta sotto sequestro una discarica a Tortora, in Calabria, sempre per ragioni legate ad inquinamento e malaffare. Un imprenditore a cui è stato tolto coattivamente un appalto, ottenuto con un altro socio (l'ex proprietario della discarica di Tortora di cui sopra), proprio per la gestione dei rifiuti stavolta in Salento. Motivo: infiltrazioni mafiose.

CONTRO LE RAGIONI DELLA GENTE, LA REPRESSIONE DEL POTERE

Qui a San Marzano, come altrove, del resto, anche alcuni esponenti delle Forze dell'Ordine non fanno mistero delle loro amicizie con gli eco imprenditori dei rifiuti. D'altro canto, con zelo a dir poco eccessivo, seguono ogni spostamento del movimento ambientalista. Così, alle future generazioni si insegna che, per qualche imprenditore intoccabile, è lecito smaltire rifiuti di ogni tipo in pieno centro abitato, in strutture abusive che nessuno si permette a far abbattere, mentre, per il resto della Comunità, è da fuorilegge incontrarsi in piazza e discutere del problema, a maggior ragione se si utilizza un microfono o un megafono. Delle intimidazioni porta a porta, delle denigrazioni di piazza o a mezzo stampa, delle truffe dei politici ai danni della cittadinanza, meglio non parlarne. C'è sempre qualcuno con sguardo torvo, pronto a mettere in atto chissà quali azioni contro chi disturba gli onnipotenti di provincia. Il caso San Marzano è solo una piccola parte di ciò che sta accadendo in Italia

SOLO EFFETTI COLLATERALI PER QUESTO SISTEMA

La costituzione di aree di interesse strategico nazionale, ovvero la militarizzazione di parti del territorio, a presidio degli impianti di termodistruzione e dei siti indicati come discariche si pone in evidente contrasto con principi e valori costituzionalmente garantiti, quali la libertà di circolazione. Denunce per manifestazioni non autorizzate per i "No Fly" di Ciampino, e denunce per manifestazioni non autorizzate ai No Tav-No Inceneritore di Trento. Sfratti per Lo stesso Presidio "No Discariche" di Grottaglie-San Marzano e sfratto per il Presidio "No Dal Molin" di Vicenza; querele e minacce, cortei scortati da centinaia di uomini delle Forze dell'Ordine. Indagini e processi. E lo scenario è ancora più inquietante con la "Grosse Koalition" tra maggioranza e opposizione. Le Grandi Opere si devono fare. Chi si pone contro è definita come una sparuta minoranza che deve adeguarsi per il "bene nazionale". Tav, Ponte sullo Stretto, Rigassificatori, Inceneritori, Discariche, Centrali Turbogas, Centrali a Carbone e come se non bastasse il ritorno in grande stile del Nucleare, anche a due passi da qui, ad Avetrana. Tutto contro le popolazioni che pagano in modo diretto le cosiddette Grandi Opere attraverso i CIP 6, l'8 per cento delle bollette destinato alla costruzione di Mega Impianti di incenerimento.

LA DITTATURA NEW STYLE

Utilizza i mezzi di comunicazione per appiattire il dissenso e per rendere la violenza di Stato uno slogan utile a dissuadere la gente all'impegno civile. Mette le mani sull'istruzione per creare un impoverimento culturale nel quale far proliferare affari privati e prevaricazione. Introduce regole e sanzioni penali estremamente dure che di fatto negano il diritto di riunione, così come tutelato dall'art. 17 della Costituzione, e in senso più ampio le istanze partecipative

Questo momento difficile ci trova uniti a tutte le popolazioni in lotta per la difesa dei propri diritti e della propria terra sull'intero territorio nazionale. Chiediamo perciò sostegno ed aiuto da parte di tutti per una grande giornata di mobilitazione, domenica 9 novembre a San Marzano di San Giuseppe.

P.S. A tutti i presidi, a tutti i comitati, a tutti i movimenti in lotta per la difesa dei territori, a tutti coloro che sono geograficamente lontani da qui e non potranno raggiungerci domenica 9 a San Marzano, chiediamo un aiuto fattivo attraverso iniziative di qualsiasi genere che siano utili a portare anche lontano da qui la voce di questa Comunità in stato di mobilitazione permanente da oltre un anno.

A tutte le altre associazioni e a tutti gli altri cittadini, invece, vicini, ricordiamo che il solo modo per opporsi davvero è partecipare.

Continuiamo il nostro cammino collettivo in difesa di questa terra

INVITIAMO TUTTI ALLA GIORNATA DI MOBILITAZIONE DEL 9 NOVEMBRE Contro la :

piattaforma Contro il terzo lotto Contro gli inceneritori

Costruiamo solidarietà, ribellione e libertà

Difendiamo la nostra terra con ogni mezzo necessario

Invitiamo tutte le associazioni e i comitati a prendere parte giovedì 6.11.2008 alle ore 20:00 ad un'assemblea pubblica in piazza Milite Ignoto.



Il Comitato Citttadino Isola Pulita, di Isola delle Femmine (piccolo borgo marinaro alle porte di Palermo), che da anni si batte contro lo scempio ambientale causato dalla presenza della fabbrica di cemento di proprietà della Italcementi, esprime viva SOLIDARIETA' e PARTECIPAZIONE alla lotta in difesa della salute e della legalità di tutti i cittadini di San Marzano, Sava Grottaglie e l'intero comprensorio del tarantino.
Pino Ciampolillo (coordinatore)


http://www.isolapulita.it/


27 dicembre 2008

P.R.G. DI ISOLA DELLE FEMMINE

 

P.R.G. RELAZIONE ALIQUO'


http://docs.google.com/fileview?id=F.81ff32b3-08cf-41f1-90f6-6312034b3d27&hl=en



P.R.G. NORME ATTUATIVE


http://docs.google.com/fileview?id=F.20f7c9ea-4b2a-46a9-939b-13d3a0dbe0f3&hl=en



P.R.G. IPOTESI INCREMENTO DEMOGRAFICO ISOLA DELLE FEMMINE


http://docs.google.com/fileview?id=F.b4058c06-7b5d-4c05-82db-391429f4780c&hl=en




P.R.G. DATI STATISTICI DI ISOLA DELLE FEMMINE


http://docs.google.com/fileview?id=F.505e9ca3-ddd6-45e7-b8bf-fec62c0c79e7&hl=en




P.R.G. REGOLAMENTO EDILIZIO


http://docs.google.com/fileview?id=F.bffdf929-a3ca-4585-a991-77e46126807a&hl=en




P.R.G. PATRIMONIO EDILIZIO ESISTENTE ZONA A


http://docs.google.com/fileview?id=F.b526a242-c05a-490a-a5c8-db7fcb2ca08a&hl=en




P.R.G. PATRIMONIO EDILIZIO ZONA B


http://docs.google.com/fileview?id=F.a72ad6d7-5c58-4a2d-b8aa-c0b537e5d236&hl=en




P.R.G. STATO DI FATTO E VINCOLI


http://docs.google.com/fileview?id=F.f229a430-bba4-4a30-af40-09a4a54ca170&hl=en




P.R.G. TAV 1 Inquadramento territoriale


http://docs.google.com/fileview?id=F.53c6ce7f-484a-4614-a61b-dfa14a18c9dd&hl=en




P.R.G. TAV 2 EVOLUZIONE DEL TESSUTO URBANO


http://docs.google.com/fileview?id=F.2debc23f-b39e-407f-9a81-a73ab8fc7f3c&hl=en





P.R.G. TAVOLA N. 2,1 CONFRONTO AEREOFOTOGRAMMETRICO 59/2001


http://docs.google.com/fileview?id=F.2a4bd8b9-1b86-408a-bd76-8d1118d78f3f&hl=en





P.R.G. TAV 2.2 ANALISI DEL PATRIMONIO EDILIZIO ESISTENTE ZONA A


http://docs.google.com/fileview?id=F.2debc23f-b39e-407f-9a81-a73ab8fc7f3c&hl=en




P.R.G. TAV 2.3 ANALISI DEL PATRIMONIO EDILIZIO ESISTENTE ZONA B


http://docs.google.com/fileview?id=F.2debc23f-b39e-407f-9a81-a73ab8fc7f3c&hl=en






P.R.G. TAV 2.4 INDIVIDUAZIONE DEGLI ISOLATI E DELLE ZONE LIBERE ZONA B1


http://docs.google.com/fileview?id=F.2debc23f-b39e-407f-9a81-a73ab8fc7f3c&hl=en




P.R.G. TAV 2.6 CONSISTENZA AREE LIBERE E INDICAZIONE DELLE LOTTIZZAZIONI


http://docs.google.com/fileview?id=F.2debc23f-b39e-407f-9a81-a73ab8fc7f3c&hl=en





P.R.G. TAV 3 Stato di fatto e vincoli


http://docs.google.com/fileview?id=F.2debc23f-b39e-407f-9a81-a73ab8fc7f3c&hl=en





P.R.G. TAV 4 ZONIZZAZIONE


http://docs.google.com/fileview?id=F.e4c1344b-063c-4c69-9f3a-1d856188d8fb&hl=en





P.R.G. TAV 5 SERVIZI VIABILITA'


http://docs.google.com/fileview?id=F.b715dd04-f774-460c-ace9-a0b4a427b4f2&hl=en




P.R.G. TAV 5/2 RIEPILOGATIVA DELLE TAVOLE 4 E 5 ZONIZZAZIONE CON INDIVIDUAZIONE DELLA NUOVA VIABILITA' E DEI SERVIZI


http://docs.google.com/fileview?id=F.e19c599a-fb5a-4088-9870-d3de4f532f01&hl=en



P.R.G. TAV. 5 ZONIZZAZIONE


http://docs.google.com/fileview?id=F.fc993e9e-5877-4fb5-a7e2-b7dc8cc1828d&hl=en



VERANDE E TETTOIE ARTICOLO 20 L.R. 4/2003




27 dicembre 2008

VERANDE E TETTOIE ARTICOLO 20 L.R. 4/2003

 


CAMMARATA: stop al petcoke per le strade di palermo provoca il cancro alle vie respiratorie
Caricato da isolapulita







CIRCOLARI ASSESSORATO DEL TERRITORIO E DELL'AMBIENTEPALERMO - VENERDÌ 12 MARZO 2004 - N. 11

CIRCOLARE 5 marzo 2004, n. 2.
Legge regionale n. 4/2003, articolo 20. Circolare a chiarimento.

ALLE PROVINCE REGIONALI
AI COMUNI DELLA REGIONE SICILIANA
Sono stati chiesti da amministrazioni comunali chiarimenti in ordine all'applicazione dell'art. 20 della legge regionale n. 4/2003 in relazione alle tipologie edilizie ammissibili al regime semplificato.
Al riguardo si osserva:
Con riferimento all'art. 20 della legge calendata è stata rilevata una supposta contraddizione laddove da un canto il comma 1, in deroga ad ogni altra disposizione di legge, esclude dall'assoggettamento alla concessione ed autorizzazione, anche nella ipotesi in cui importino aumento della superficie utile e di volume, i manufatti descritti nel medesimo comma e in quelli indicati ai successivi commi 3 e 4; da un altro, al comma 2, è richiesta una relazione a firma di professionista abilitato che asseveri tra l'altro il rispetto delle norme urbanistiche.
Al riguardo questo Assessorato esprime l'avviso che il contrasto sia solo apparente e che il riferimento al rispetto delle norme urbanistiche si riferisce, sul piano logico, alle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e sovracomunali non riguardanti i parametri edilizi oggetto della deroga.
Con riferimento poi ai detti parametri sono intervenute richieste di chiarimento circa l'esatta individuazione delle tipologie edilizie alle quali è applicabile la procedura agevolata atteso che la norma è intitolata alle "opere interne" e che il riferimento al termine "chiusura" farebbe supporre che le opere possono solo interessare strutture preesistenti, coperte e già assentite.
In proposito occorre premettere che con l'espressione "opere interne" si intendono definire gli interventi edilizi minori non incidenti sul prospetto, sulla sagoma, sulla superficie e non comportanti un aumento di unità immobiliari (ex art. 26, legge n. 47/85).
Il legislatore siciliano, già con l'art. 9 della legge regionale n. 37/85, aveva ampliato rispetto alla normativa nazionale, le tipologie di tali interventi minori includendo la chiusura di verande e balconi con strutture precarie; successivamente con l'art. 20 della legge n. 4/2003, in sintonia con l'evoluzione legislativa (vedi testo unico D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380), tendente a ridurre a 2 i titoli abilitativi, la concessione edilizia e la denuncia di inizio di attività (riservando il primo agli interventi rilevanti che importano un controllo preventivo e il secondo agli interventi minori per i quali tale controllo non è necessario) sono state ulteriormente ampliata le tipologie assoggettate a semplice denuncia di attività.
Tra le nuove tipologie sono compresi tutti gli interventi su superfici sia interne che esterne che presentino come comune denominatore la precarietà delle strutture consistente nella facile rimozione.
Recita inoltre l'ultima parte del comma 4, che, ai fini dell'applicazione del regime semplificato, sono considerate verande sia le chiusure che le "strutture precarie suscettibili di facile rimozione" e che sono assimilabili alle verande numerose altre strutture, purché aperte almeno da un solo lato su aree private che si devono intendere di natura pertinenziale.
D'altra parte se così non fosse non si comprenderebbe per quale ragione logica la semplice costruzione di una tettoia o di una copertura con struttura precaria e aperta da uno o più lati, debba scontare un regime più rigoroso comportante il titolo abilitativo della concessione, rispetto alla chiusura di spazi già coperti che danno luogo ad un intervento di maggiore rilievo e consistenza.
(2004.11.728)

http://www.isolapulita.it/

SENTENZA:
http://www.dbi.it/new/NEWS/news/32.htm

ARTICOLO 9 legge 37/85



…I… sottoscritt… ……………………………………………………………………......................……………… cod. fisc. ………………………………………….., residente in …………………..…………………. Via ………………………………………………... n. …………………, tel. ………………..………, in qualità di proprietari… - /legale rappresentante della società……………..……….……...……… proprietari… dell'unità immobiliare / delle unità immobiliari / dell'intero edificio o delegato dal proprietario (in tal caso allegare delega) sit… in Via …………………………..… ………………. ed identificata catastalmente nel N.C.E.U. al foglio n. ……… part. ……., sub …….…, cat. …..….. ...…;



COMUNICA


ai sensi e per gli effetti dell'art.9 della L.R. n.37/85 e successive modificazioni ed integrazioni:


a) di dare inizio contestualmente alla presente comunicazione, alla esecuzione di opere interne al suddetto immobile;


b) che le opere da realizzare e riportate nell'allegato grafico ed illustrate dalla relazione tecnica, rispondono pienamente alle caratteristiche ed alla casistica del citato art.9 della L.R. n.37/85, nonché in quelle individuate con le Deliberazioni di Giunta Municipale n. 887 del 27.07.2000, e n.759 del 09.10.2001, esecutive;

c) che l'immobile oggetto dell'intervento non è vincolato ai sensi delle leggi 1/6/1939 n.1089 e 29/6/1939 n.1497 e 8/8/1985 n.431 e D.Leg.vo 29/10/1999 n.490;
DICHIARA
ai fini amministrativi,fiscali e penali:
da contrassegnare con una ( X ) sul lato sinistro , se ricorre uno di tali casi, e con un ( NO ) i casi che non interessano :
( ) Che relativamente all'unità immobiliare / alle unità immobiliari / all'edificio sopra indicato,oggetto della presente comunicazione, non e’ stata inoltrata domanda di condono edilizio ai sensi della legge 28/2/1985 n.47, L.R. 10/08/1985 n.37, L. n.724/94
( ) Che relativamente all'unità immobiliare / alle unità immobiliari / all'edificio sopra indicato, oggetto della presente comunicazione, è stata inoltrata domanda di condono edilizio ai sensi della legge 28/2/1985 n.47,L.R. 10/08/1985 n.37,L. n.724/94 , debitamente integrata con quanto richiesto dall’Ufficio Condono Edilizio in data …………………………, prot. n. ………….. e sulla quale si è formato il silenzio-assenso, essendo trascorsi oltre 24 mesi dalla integrazione,come risulta dall’allegato certificato rilasciato dal competente “ufficio condono”
( ) Che relativamente all'edificio, riportato nell’elaborato grafico allegato alla presente comunicazione, e’ stata inoltrata domanda di condono edilizio prot. n. …..…….. del………………….., ai sensi della legge 28/2/1985 n.47, L.R. 10/08/1985 n.37, L. n.724/94, non ancora definita; che i lavori oggetto della presente denuncia non attengono alla parte di costruzione oggetto di condono, ma riguardano lavori non direttamente connessi alla parte oggetto di richiesta di condono
§ che le opere interne vengono eseguite in via autonoma e non contestualmente ad altri tipi di interventi edilizi sul medesimo immobile e parti limitrofe o pertinenziali;
§ che le opere interne da realizzare non sono finalizzate a cambio di destinazione d’uso dell’immobile (nel qual caso occorre presentare progetto di cambio di destinazione d’uso ai sensi dell’art.10 L.R. n. 37/85 ( o D.I.A.) i cui lavori dovranno essere quantificati con apposito computo metrico estimativo su cui applicare il contributo sul costo di costruzione).

Si allega alla presente:

1) elaborato grafico contenente le piante dell'immobile allo stato attuale e quelle riportanti le modifiche da apportare;


2) relazione prevista dalla disposizione di legge in oggetto, redatta da professionista abilitato alla progettazione che assevera le opere da compiersi ed il rispetto delle norme urbanistiche e dei regolamenti comunali, nonché delle norme di sicurezza ed igienico- sanitarie vigenti.

RELAZIONE TECNICA DI ASSEVERAZIONE

OPERE INTERNE (ART.9 L.R. 10/08/1985 N.37 E SUCCESSIVE MODIFICAZIONI ED INTEGRAZIONI)



Opere interne all'unità immobiliare / alle unità immobiliari / all'intero edificio di proprietà della ditta ……………………………………………………………………………………………………… sit… in Via ……………………………….………………… n. …………………………ad uso …………………………………………………… ed identificata catastalmente nel N.C.E.U.al foglio ……………… part…………………………… sub ……………….…………. cat. ………… ………..


…I… sottoscritt… …………………………………………………….………………………………. codice fiscale …………………………………………….., iscritto all'Albo/Ordine…………………. al n. ……………………. della provincia di ………………………………………., con studio in Via …………………………………………………………………. n. …………, tel. ……………………, su incarico del Sig…………………………………………………………………………...… residente in …………………………………………………….. Via ………….…………………………………. n. ……………………………., esperiti i necessari accertamenti;


Vista la Deliberazione di Giunta Municipale n. 887 del 27.07.2000, con la quale è stata individuata la casistica e gli indirizzi procedimentali delle opere interne di cui all'art.9 della L.R. n.37/85;


Vista la Deliberazione di Giunta Municipale n. 759 del 09.10.2001, con la quale è stata integrata la Deliberazione n.887;


DICHIARA
che le opere da eseguirsi consistono in (descrizione dettagliata dell'intervento): ……………………… ...……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
Si allega elaborato grafico contenente le piante dell'immobile allo stato attuale e quelle riportanti le modifiche da apportare.

DICHIARA ALTRESÌ
ai fini amministrativi,fiscali e penali:
? Che le opere da realizzare sono interne ad un edificio che insiste su area classificata dal P.R.G. vigente in zona omogenea …………………………………………. e nel relativo Piano Esecutivo in zona………………;

? Che le suddette opere interne:

1) sono conformi agli strumenti urbanistici e regolamenti comunali vigenti e/o adottati;
2) non comportano modifiche della sagoma della costruzione, dei prospetti, né aumento delle superfici utili e del numero delle unità immobiliari;
3) non modificano la destinazione d'uso della costruzione e delle singole unità immobiliari;
4) non recano pregiudizio alla statica dell'immobile;
5) non contrastano con le vigenti norme di sicurezza ed igienico- sanitarie;
6) non interessano immobili vincolati ai sensi della Legge 1.6.1939 n.1089 e 29.6 1939 n.1497 e successive modificazioni ed integrazioni, nonché le leggi n.431/85 e D. Leg.vo n.490 del 29.10.1999;
7) che per quanto riguarda gli immobili compresi nelle zone indicate dalla lettera a) dell'art.2 del D.M. 2.4.1968,gli interventi rispettano le originarie caratteristiche costruttive;
8) che le opere interne da realizzare non sono finalizzate a cambio di destinazione d’uso dell’immobile.
Tutto ciò premesso, il sottoscritto Tecnico

ASSEVERA ai sensi dell'art.9 della L.R. 10/08/1985 n.37 e successive modificazioni ed integrazioni, le sopra citate opere da compiersi e che le stesse rispettano le norme urbanistiche, il regolamento edilizio, le norme igienico-sanitarie e di sicurezza vigenti e che le stesse rientrano fra le opere interne contemplate nella casistica contenuta nella Deliberazione di Giunta Municipale n. 887 del 27.07.2000 e n. 759 del 09.10.2001

Elenco allegati:

( ) nulla-osta della Soprintendenza ai BB.CC.AA. (nota prot. ..……….. del………………….…….);


( ) ricevuta del versamento di €. ….……….……….… effettuato in data ………………………...… n. ………………… per costo di costruzione sul c/c n° 14063986 intestato al Comune di Messina – Servizi di Tesoreria Comunale (causale: Cap. 671/2);


IL TECNICO ASSEVERANTE ………………………….………….



Casistica opere di cui all’art. 9 L.R. n° 37/85 :


edifici civili:


qampliamenti delle unità immobiliari all’interno della costruzione, mediante accorpamento totale o parziale di unità contigue, anche nei casi in cui, per ottenere l’accorpamento tra due unità, occorre realizzare un collegamento verticale tra due livelli, previa eliminazione della parte di solaio necessaria per l’inserimento della scala interna;

qrealizzazione e consolidamento di scale interne;

qrealizzazione di una finestra o porta/finestra che sporga su cortile interno o su terreno privato, e che comunque non interessi direttamente fronti prospicienti pubbliche strade o piazze e che rispetti le distanze di legge dai confini e dai fabbricati . Se la stessa interessa edifici oggetto di vincoli imposti dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. o di Piano, si dovra’ preliminarmente acquisire il relativo parere.

qeliminazione o spostamento (demolizione e ricostruzione) di pareti divisorie o parti di esse al fine di ottenere una diversa distribuzione degli spazi interni dell’unità immobiliare;

qrealizzazione ex novo e/o integrazione di servizi igienici all’interno dell’unità immobiliare ed anche nel caso limite in cui la stessa sia sprovvista;

qrealizzazione ex novo e/o integrazione degli impianti tecnologici e dei macchinari esterni necessari al loro funzionamento, a condizione che la collocazione di tali macchinari (caldaie a gas e/o metano, serbatoi prefabbricati per la riserva idrica, etc.) non riguardi i fronti dell’edificio prospicienti su pubbliche vie e piazze;

qrampe ed opere di limitata entità per l’eliminazione di barriere architettoniche in edifici esistenti o aree di loro pertinenza;

qspostamento di cancelli in recinzioni gia’ esistenti (previo parere dell’ANAS o del Dipartimento Viabilita’ del Comune o della Provincia Regionale)

qchiusura, con strutture precarie, di balconi e verande non prospicienti pubbliche vie o piazze e ciò anche nel caso limite della chiusura di un balcone privo della copertura;

qcollocazione, negli spazi liberi degli edifici (anche sui lastrici solari) non prospicienti su pubbliche vie o piazze, di piccoli elementi di arredo prefabbricati a cielo aperto, quali pergolati e fioriere;

qmera installazione di ascensori e relativo vano corsa, da realizzare all’interno di corpi scala esistenti, anche con la realizzazione del locale strettamente necessario all’ultimo piano per lo sbarco della cabina; previo parere del Genio Civile e sempre che non comportino modifiche all’ampiezza utile del vano scala e delle rampe esistenti ;

qrealizzazione servo-scala o piattaforme elevatrici all’interno delle unita’ immobiliari e nell’ipotesi di cui alla L.13/89,al servizio di portatori di handicap o di sofferenti di patologie tali da non consentire loro l’uso delle scale;

qrealizzazione di terrazzini incassati nei sottotetti (della superficie massima di mq. 6,00), con aperture per l’accesso della larghezza massima di metri 2,00 e profondità massima di metri 3,00-Il numero di tali aperture e dei relativi terrazzini è determinato in dipendenza dell’ampiezza della falda e cioè : un’apertura con terrazzino ogni 100 mq. di superficie complessiva delle falde;

qrifacimento del manto e della orditura dei tetti anche con materiali di diversa tipologia (occorre allegare le fotografie del tetto esistente ed una sezione quotata dell’esistente, entrambi sottoscritte da un tecnico, oltre alla pianta);

qtende da sole in strutture amovibili, in tinte che rispettino la cromaticità dell’insieme edilizio, e che non aggettino su suolo pubblico;

qrealizzazione di soppalchi non abitabili (in materiali amovibili: struttura in ferro e tavolato; superficie massima : 20% di quella della unita’ immobiliare, nel rispetto delle altezze minime di legge)

qpiccoli interventi strutturali (sostituzione di un solaio interno, di una scala interna, sostituzione di architravi, di vani porta interni nella muratura portante, purchè gli stessi non siano tali da costituire un insieme sistematico di opere rapportabili ad un intervento edilizio più complesso e previo il parere del Genio Civile);

qvariazione dell’ubicazione delle aree esterne a parcheggio (nel rispetto della superficie minima richiesta dalla legge per parcheggio, ferma la trascrizione presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari della modifica, previo frazionamento);

qdiversa sistemazione degli spazi privati esterni all’edificio che non comportino variazioni altimetriche del suolo superiori a m. 1,00 ; Realizzazione di impianti a rete

qcanne fumarie (nel caso di installazione su edificio costituito da più unità immobiliari, occorre allegare il nulla-osta del Condominio, o atto equipollente – Resta ferma l’autorizzazione della competente AUSL);

qmuri “di gelosia” sulla terrazza (da realizzare con altezza massima di m.2,00 e nel pieno rispetto di eventuali diritti di terzi e di eventuali servitu’ esistenti, e purche’ il muro da realizzare non crei danni e/o servitu’ a terzi - Nelle zone soggette al parere della Soprintendenza ai BB.CC.AA., va allegata copia del relativo nulla-osta);

qrealizzazione di aperture nelle falde dei sottotetti , del tipo finestre complanari con dimensioni massime di m. 1,00 X 1,00;

qrealizzazione di tramezzature per la divisione di sottotetti (destinati a depositi occasionali) e di cantinati (con esclusione della realizzazione di vani bagno e cucine ; e’ ammessa la realizzazione di un locale munito solo di un punto acqua con tazza o buttatoio);

qinterventi previsti dalla L.R. n. 4/2003 art.20, comma 1 (chiusura di terrazze di collegamento e/o copertura di spazi interni con strutture precarie, ferma restando l’acquisizione preventiva del nulla-osta da parte della Soprintendenza dei Beni Culturali ed Ambientali nel caso di immobili soggetti a vincolo ed il versamento di 50 euro per ogni metro quadrato di superficie sottoposta a chiusura con struttura precaria);

qinterventi previsti dalla L.R. n. 4/2003 art.20, comma 3 (chiusura di verande o balconi con strutture precarie come previsto dall’art. 9 L.R. 37/85) ; (occorre effettuare il versamento di 25 euro per ogni metro quadrato di superficie chiusa); ( per gli immobili soggetti a vincolo occorre acquisire preventivamente il nulla-osta della Soprintendenza dei Beni Culturali ed Ambientali).


Avvertenze per la compilazione


1) La presente comunicazione, con il relativo elaborato grafico e relazione, deve essere presentata in triplice copia

2) I simboli ( ) vanno contrassegnati con una ( X ) , se ricorre il caso interessato; le parti che non interessano vanno segnate con un ( NO )

3) I punti neri “ . non vanno contrassegnati e si intendono asseverati

4) Verificare che il modello di comunicazione sia l’ultima versione predisposta dal Dipartimento (aggiornamento a Maggio 2003)

ARTICOLO 9 LEGGE 37/85

Opere interne


L' art. 26 è così sostituito:


Non sono soggette a concessioni nè ad autorizzazioni le opere interne alle costruzioni che non comportino modifiche della sagoma della costruzione, dei fronti prospicienti pubbliche strade o piazze, nè aumento delle superfici utili e del numero delle unità immobiliari, non modifichino la destinazione d' uso delle costruzioni e delle singole unità immobiliari, non rechino pregiudizio alla statica dell' immobile e, per quanto riguarda gli immobili compresi nelle zone indicate alla lett. a dell' art. 2 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 97 del 16 aprile 1968, rispettino le originarie caratteristiche costruttive. Ai fini dell' applicazione del presente articolo non è considerato aumento delle superfici utili l' eliminazione o lo spostamento di pareti interne o di parte di esse. Non è altresì considerato aumento di superficie utile o di volume nè modificazione della sagoma della costruzione la chiusura di verande o balconi con strutture precarie. Nei casi di cui al comma precedente, contestualmente all' inizio dei lavori, il proprietario dell' unità immobiliare deve presentare al sindaco una relazione a firma di un professionista abilitato alla progettazione, che asservi le opere da compiersi e il rispetto delle norme di sicurezza e delle norme igienico - sanitarie vigenti. Le sanzioni di cui all' art. 10, ridotte di un terzo, si applicano anche nel caso di mancata presentazione della relazione di cui al precedente comma. Le disposizioni di cui ai commi precedenti non si applicano nel caso di immobili vincolati ai sensi delle leggi 1 giugno 1939, n. 1089 e 29 giugno 1939, n. 1497 e successive modificazioni ed integrazioni. Gli spazi di cui all' art. 18 della legge 6 agosto 1967, n. 765, così come integrato e modificato con l' art. 13


L.R. 37/85

Dott. Ing. Carmelo Bonadonna

della legge regionale 26 maggio 1973, n. 21, costituiscono pertinenze delle costruzioni, ai sensi e per gli effetti degli articoli 817, 818 e 819 del codice civile >>.

PER LA COMUNICAZIONE DI OPERE INTERNE

(Art.9 L.R. 37/85)

(in carta libera)


AL SIGNOR SINDACO DEL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE


Oggetto: Comunicazione opere interne (art.9 L.R.37/85) – Immobile sito in via ________________ n°_______ piano ______ interno ______

scala ______


Il sottoscritto __________________________________ nato a __________________________ il _____________ e domiciliato in

______________________________ via ___________________________________ n°________


Cod. Fiscale ______________________________________ , proprietario dell’immobile di cui all’oggetto,


COMUNICA

ai sensi del succitato articolo di legge, che in data odierna darà inizio ai lavori interni consistenti in:


A tal fine dichiara che:


• Le opere da eseguire (descritte nella relazione tecnica allegata) rispondono pienamente alle caratteristiche ed alla casistica del citato art.9 L.R.37/85;


l’immobile oggetto dell’intervento non è vincolato ai sensi delle leggi 1497/39 e 1089/39 e successive modifiche ed integrazioni.


Si allega relazione tecnica descrittiva.


Distinti saluti


Isola delle Femmine, ___________


firma

http://www.comune.termini-imerese.pa.it/secondosettore/documenti/urbanistica/modulistica/L_art_9/L1.pdf

http://www.comune.messina.it/edilizia/allegati/delibera_887%5B1%5D.pdf

http://www.isolapulita.it/


27 dicembre 2008

EMISSIONI SOSTANZE ODORIGINE NELLA LOTTA ALL'INQUINAMENTO DECRETO SICILIA

 

EMISSIONI SOSTANZE ODORIGENE NELLA LOTTA ALL'INQUINAMENTO DECRETO

























DECRETI ASSESSORIALI




ASSESSORATO DEL TERRITORIO E DELL'AMBIENTE GAZZETTA 50 31 OTTOBRE 2008


DECRETO 24 settembre 2008.
Approvazione delle linee guida per il contrasto del fenomeno delle emissioni di sostanze odorigene nell'ambito della lotta all'inquinamento atmosferico.


L'ASSESSORE PER IL TERRITORIO E L'AMBIENTE

Visto lo Statuto della Regione;
Visto il testo unico delle leggi sull'ordinamento del governo e dell'amministrazione della Regione siciliana approvato con D.P.R.S. n. 70 del 28 febbraio 1979;
Visto il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modifiche e integrazioni;
Considerato che il fenomeno delle emissioni di sostanze odorigene provenienti da impianti e attività produttive non è regolamentato dalle norme vigenti in materia di inquinamento atmosferico;
Considerato che tale fenomeno crea allarme nella popolazione e ne altera in ogni caso la qualità della vita;
Ravvisata, pertanto, la necessità di fornire agli enti preposti al controllo dell'inquinamento atmosferico uno strumento che possa indurre i soggetti titolari degli impianti all'adozione di provvedimenti atti al miglioramento della salute umana e al rispetto dell'ambiente;


Decreta:



Articolo unico

E' approvato, per le motivazioni di cui in premessa, il testo contenente le linee guida per il contrasto del fenomeno delle emissioni di sostanze odorigene nell'ambito della lotta all'inquinamento atmosferico, allegato al presente decreto.
Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana.
Palermo, 24 settembre 2008. SORBELLO
Allegato

LINEE GUIDA PER IL CONTRASTO DEL FENOMENO DELLE EMISSIONI DI SOSTANZE ODORIGENE NELL'AMBITO DELLA LOTTA ALL'INQUINAMENTO ATMOSFERICO

Premessa
La presenza di sostanze maleodoranti nell'area ambiente causa fastidi tra la popolazione e in alcuni casi genera preoccupazione per eventuali conseguenti effetti nocivi sulla salute, non solamente in aree particolarmente industrializzate come quelle riconosciute ad elevato rischio di crisi ambientale.
Si tratta di un fenomeno diffuso, che in linea di principio rientra nell'ambito più generale dell'inquinamento atmosferico, ma che non viene esplicitamente e direttamente regolamentato dalle norme vigenti in materia.
Esso si configura piuttosto nelle fattispecie generiche previste dall'art. 674 del codice penale, il quale stabilisce che "Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda fino a euro 206".
In considerazione del fatto che:
a)  le sostanze più diffuse che possono generare odori sono diverse centinaia con concentrazioni corrispondenti alle soglie olfattive variabili in un intervallo di circa sei ordini di grandezza, da nanogrammi/m3 a decine di grammi/m3, per cui per alcune è sufficiente un modesto rilascio pressoché istantaneo per essere avvertito anche a distanza, mentre per altre un fenomeno analogo necessita di rilasci significativi specie se "istantanei" o di breve durata;
b)  sono numerosissime le attività commerciali che utilizzano o producono sostanze che emanano odore (ad esempio friggitorie, copisterie, lavanderie, ecc.) come pure le attività produttive primarie (allevamenti zootecnici, produzione di farine di pesce, mattatoi, trattamento di grassi e oli, torrefazioni, caseifici, cantine vinicole, ecc.), secondarie (industria chimica, petrolifera, tessile, della carta, metallurgica, ecc.) e terziarie (impianti di trattamento e smaltimento rifiuti urbani, di compostaggio, di depurazione delle acque, nonché inceneritori e discariche);
c)  la percezione dell'odore, il giudizio di gradevolezza o meno e la tollerabilità dipendono da ragioni soggettive fisiologiche e psicologiche;
d)  il fenomeno degli odori è spesso legato anche a circostanze meteorologiche sfavorevoli che non ne consentono una sufficiente e tempestiva dispersione e diluizione;
e)  è difficile individuare, per quanto sopra evidenziato, una normativa generale, rigorosa e non ridondante che sia applicabile ed efficace per tutte le specie chimiche e/o le diverse fattispecie che si presentano in pratica;
f)  la mancanza di norme o linee guida porta ad ignorare o sottovalutare il problema degli odori che invece è particolarmente avvertito dalla popolazione;
g)  il fenomeno degli odori, anche se non sempre si associa ad effetti di tossicità, procura tuttavia nella popolazione condizioni psico-fisiche di disagio e di preoccupazione che è doveroso prevenire,
l'ufficio speciale A.E.R.C.A dell'Assessorato del territorio e dell'ambiente ha elaborato alcune raccomandazioni per facilitare la ricerca di interventi di prevenzione di rilasci di sostanze che generano odori da attuare, nelle forme opportune, su impianti o processi o attraverso procedure e norme di comportamento.
Le raccomandazioni sono indirizzate a tutte le attività e/o impianti produttivi che potenzialmente possono essere causa di odori nell'ambiente e non solamente a quelle di maggiori dimensioni o ubicate nelle aree industriali o soggette a norme specifiche vigenti in materia ambientale.
Gli enti preposti al controllo, nell'ambito delle proprie competenze, sono invitati a vigilare affinché dette raccomandazioni vengano adeguatamente adottate e, se del caso, ad intervenire con provvedimenti che si dovessero ritenere più opportuni ed efficaci per il rispetto dell'ambiente e della salute umana.
I piani e i programmi soggetti a VAS, i progetti soggetti a VIA, le relazioni tecniche che accompagnano le domande di autorizzazione in campo ambientale (autorizzazione integrata ambientale di competenza nazionale o regionale, autorizzazioni ambientali diverse ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modifiche ed integrazioni) dovranno includere anche l'esame dell'eventuale presenza e rilascio di odori, nonché specificare le misure preventive adottate.
Raccomandazioni
L'attenzione al fenomeno degli odori va condotto su quattro distinti livelli:
A.  con riferimento alla qualità delle sostanze che generano odore;
B.  con riferimento agli interventi precauzionali previsti sugli impianti;
C.  attraverso una rete di monitoraggio della presenza di odori nell'aria;
D.  con sistemi di comunicazione e informazione alla popolazione.
A. Con riferimento alla qualità delle sostanze capaci di generare odore va data priorità a quelle tossiche, maleodoranti e con bassa soglia olfattiva. Non esiste un legame diretto tra odore e tossicità delle sostanze né dal punto di vista chimico-biologico né dal punto di vista fisiologico. Sono pure poche le sostanze che casualmente ad una bassa soglia olfattiva associano un'elevata tossicità. Tuttavia, in presenza di sostanze commerciali che generano odori, si raccomanda di procurarsi sempre e prendere visione della scheda di sicurezza prodotto (D.M. sanità 7 settembre 2002) per essere consapevoli delle proprietà tossiche e/o olfattive, nonché per adottare tutti i criteri precauzionali del caso onde evitare rilasci sistematici o accidentali.
B.  Con riferimento agli impianti le situazioni da tenere sotto controllo per prevenire fenomeni di odori anche a distanza dalla sorgente sono diverse e in linea generale riconducibili a:
1)  Emissioni continue da camini - Il pennacchio degli effluenti di un camino subisce una ricaduta repentina (downwash) quando la velocità di emissione viene ad essere relativamente bassa in presenza di venti particolarmente intensi che possono riscontrarsi anche in condizione di inversione termica e dunque di assenza di turbolenza termica. Per prevenire questo fenomeno la velocità di emissione deve essere non inferiore a 1,5 volte di quella del vento più intenso e più probabile riscontrabile nella zona, valutato all'altezza del camino. Si raccomanda di effettuare una ricognizione su tutti i camini i cui effluenti contengano sostanze in concentrazione ragionevolmente superiore alla soglia olfattiva per verificare che non si verifichino fenomeni di downwash in condizioni meteorologiche particolarmente sfavorevoli.
2) Sfiati diretti nell'atmosfera anche da sistemi di sicurezza messi a protezione delle apparecchiature - Sfiati di sostanze tossiche e/o infiammabili o comunque pericolose in linea di principio devono essere sempre convogliati ad opportuni impianti di abbattimento e non rilasciati direttamente nell'atmosfera. E' possibile tuttavia che il convogliamento non sia previsto nel caso di sostanze che generano odore e che non rientrano nelle categorie predette o non sia tecnicamente possibile. Si raccomanda, in ogni caso, una ricognizione di queste situazioni e, se necessario, un'analisi delle possibili misure di intercettazione, di abbattimento o di migliore diluizione delle emissioni nell'atmosfera.
3)  Serbatoi di stoccaggio - Alcuni serbatoi di stoccaggio di prodotti che possono generare odori, con scarico convogliato direttamente nell'atmosfera, come ad esempio quelli a tetto fisso, nella fase di riempimento liberano i gas e i vapori preesistenti all'interno. Per questo tipo di serbatoi, se ragioni tecnico-economiche non permettono il convogliamento degli scarichi in fase di riempimento a impianti di abbattimento, devono essere almeno previste misure di gestione delle operazioni di carico per evitare che vengano effettuate in concomitanza con condizioni meteorologiche sfavorevoli ai fini della dispersione in atmosfera.
4)  Impianti e/o apparecchiature particolari - Nell'ambito di processi industriali vi sono a volte impianti o apparecchiature nelle quali fluiscono sostanze decisamente maleodoranti o acque con gas disciolti maleodoranti e che nonostante le precauzioni adottate possono essere comunque fonte di odori (reti di drenaggio, impianti di trattamento acque e/o oli, sistemi di blowdown, processi di odorizzazione, produzione bitumi, impianti di flottazione, incenerimento, ecc.). E' utile pertanto una ricognizione di tali possibili fonti di odori e, ove presenti, la verifica dell'efficacia dei sistemi di prevenzione adottati anche nelle situazioni più sfavorevoli di processo e/o meteorologiche, al fine dell'eliminazione del fenomeno.
5)  Impianti di depurazione effluenti gassosi - Gli impianti di depurazione adottati per l'abbattimento di effluenti gassosi si deve ritenere siano sempre ben funzionanti dovendo conseguire una efficienza di abbattimento tale da rispettare gli standard di emissione previsti dalle norme vigenti, che peraltro sono oggetto di controllo periodico. Se tuttavia i fluidi soggetti a depurazione convogliano sostanze maleodoranti per le quali non è previsto alcun limite o i cui limiti sono superiori alle soglie olfattive, gli impianti, pur nel rispetto delle norme vigenti, possono causare fenomeni di odore anche a distanza dalla sorgente. Si raccomanda, pertanto, una verifica di tutti gli impianti di depurazione degli effluenti gassosi che scaricano direttamente in atmosfera e, ove siano accertate emissioni di sostanze che generano odore con portate tali da creare una ricaduta percepibile anche a distanza, una revisione della possibilità di estendere l'efficacia dell'abbattimento a tali emissioni.
6)  Impianti di depurazione effluenti liquidi - Le acque reflue che contengono liquidi o gas disciolti maleodoranti, se destinate ad impianti di depurazione ubicati a grandi distanze dal punto di produzione, devono essere trasferite in maniera da non rilasciare odori lungo il tragitto. Le vasche di trattamento biologico e quelle di trattamento oli devono essere possibilmente coperte e poste in leggera depressione convogliando l'aria ad apposito impianto di depurazione. Particolari precauzioni dovranno essere adottate per le vasche di accumulo delle acque reflue e per le sezioni di trattamento e smaltimento fanghi.
7)  Combustori/postcombustori - In alcuni processi industriali i rilasci di prodotti volatili organici sono convogliati a sistemi di combustione che hanno una funzione di sicurezza e/o di abbattimento delle emissioni. Si raccomanda di verificare che proprio il processo di combustione, se condotto in maniera non efficace, sia la causa prima di rilasci di odori. Rientrano in questa categoria di impianti le fiaccole (che in genere sono presenti solo in grandi stabilimenti chimici, petroliferi e petrolchimici), che devono essere di tipo smokeless per assicurare una buona combustione e una bassa visibilità della fiamma.
8)  Emissioni diffuse e/o fuggitive - Per emissioni diffuse e/o fuggitive si intendono rilasci dai sistemi di tenuta di pompe, compressori, giunti flangiati, agitatori, valvole, ecc., ma anche da stoccaggio di materiale polverulento all'aperto. In genere si tratta di modesti quantitativi che per sostanze maleodoranti ben difficilmente sono tali da poter esser percepiti a grandi distanze dalla sorgente e tuttavia per esse si raccomanda di adottare sistemi di contenimento ove tecnicamente fattibile e di effettuare verifiche periodiche anche a fini di sicurezza.
9)  Manutenzione/fermata impianti/manipolazione prodotti - Nelle fasi di fermata degli impianti per operazioni di inertizzazione, bonifica, pulizia, manutenzione ordinaria, ecc. o nelle operazioni di carico e scarico o nei controlli periodici che comportano aperture temporanee degli impianti è possibile che si verifichino rilasci di sostanze maleodoranti nell'atmosfera. Per scongiurare questo tipo di rilasci si raccomanda di rivedere ed eventualmente adattare le procedure previste per queste operazioni. E' dunque necessaria una analisi di queste attività e ove non sia possibile l'adozione di misure preventive per scongiurare possibili rilasci nell'atmosfera si raccomanda di evitare di metterle in atto in concomitanza con situazioni meteorologiche sfavorevoli. In tal caso l'obbligo del preventivo controllo delle condizioni meteo deve essere previsto nelle specifiche procedure operative.
C.  Per quanto riguarda il controllo della presenza di odori nell'aria occorre tenere presente che le forme in cui il fenomeno può manifestarsi non consentono di progettare una rete capace di registrare tutte le sostanze che generano odore, né tanto meno tutti gli scenari ipotizzabili. Il fenomeno degli odori è in genere temporaneo e molto variabile localmente e nel tempo per cui una rete di monitoraggio non può essere concepita come strumento di preallarme per scongiurare episodi di criticità, così come avviene per gli inquinanti convenzionali. E' ragionevole invece dotarsi di una rete o usufruire di una rete già esistente con l'obiettivo di meglio individuare le sorgenti di emissioni e le condizioni meteorologiche sfavorevoli al fine di adottare gli interventi di prevenzione specifici più idonei. In ogni caso si raccomanda:
-  ai gestori degli stabilimenti industriali che potrebbero generare fenomeni di odori a distanza, di realizzare una rete di rilevamento interna per sostanze odorigene più significative presenti nella propria attività produttiva (ad esempio H2S nelle raffinerie);
-  ai gestori delle reti esterne ai perimetri industriali per il controllo della qualità dell'aria di dotare alcune delle postazioni esistenti con strumentazione di campionamento di sostanze odorigene importanti e/o di "traccianti", ovvero di sostanze non necessariamente a bassa soglia olfattiva, ma che aiutino ad individuare le sorgenti di emissione e le situazioni meteorologiche più sfavorevoli.
D. E' opportuno che i gestori delle reti esterne organizzino un sistema di comunicazione diretta e tempestiva alla popolazione non solamente delle concentrazioni delle sostanze inquinanti, che ai sensi delle normative vigenti caratterizzano la qualità dell'aria, ma anche della eventuale presenza e qualità di sostanze a bassa soglia olfattiva, a seguito di eventi acuti rilevati in aree urbane.
(2008.41.2847)119
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27 dicembre 2008

DALLA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE BRUON NATALE

 Un Buon NATALE arriva dallo stabilimento della ITALCEMENTI di Isola delle Femmine a tutti i CITTADINI di Isola delle Femmine, Capaci,e a Tutti i Comuni che si affacciano sul Golfo di Carini



Non Conosciamo la composizione degli inquinanti contenuti nei "vapori" che anche oggi si stagliano in maniera cupo e minaccioso nel cielo di Isola delle Femmine, per adesso ci affidiamo nostro malgrado ai dati allarmanti comunicatoci dall'A.R.P.A.
Si sono i "vapori" emessi dalla Italcementi proprio quell'azienda che pensate un pò trova il coraggio di sponsorizzare la bellezzza naturale della Riserva marina Isola delle Femmine-Capo Gallo.
DALLE PAROLE AI FATTI :







E' una realtà, che ha iniziato a colpire nella salute tutti i cittadini di Isola delle Femmine oltre che di Capaci e dei Comuni che si affacciano sul Golfo di Carini, le cui conseguenze sanitarie le verificheremo purtroppo nei prossimi anni.
Qualora ci fosse bisogno di ricordarlo: nelle immediate vicinanze dello stabilimento Italcementi di Isola delle Femmine insistono civili abitazioni, scuola media, una palestra, un'asilo nido e una ferrovia ove si è iniziato a lavorare per il raddoppio della linea ferrata al fine di attivare un servizio di metropolitana tra Palermo e Punta Raisi.
Davanti ad una siffatta situazione di degrado ambientale che, se non fosse gravissima, potrebbe essere definita quasi comica, con personaggi di tutti i colori politici, di famiglie e di clan, che dicono il contrario di quello che per ruolo, per mandato e per logica dovrebbero dire, di fronte ad una ASSENZA TOTALE della classe “politica” di Isola delle Femmine tutta impegnata a stipulare accordi elettorali, promesse di future poltrone, assessorati, presidenze, vicepresidenze posti di lavoro e tutto ciò che può risultare contrattabile, in previsione delle elezioni amministrative della prossima primavera,
I Cittadini Tutti devono AGIRE, comprendere che l’agire non può assolutamente essere limitato al momento del voto.
Le amministrazioni avvicendatosi nel tempo a Isola delle Femmine, si son rese responsabili, di aver ignorato le normative, riguardanti la tutela ambientale e della salute, che avrebbero impedito la caotica e dissennata cementificazione del nostro paese.
Esaudire i favori personali, di casta e di famiglia, da un lato e dall’altro l’esigenza di far cassa, ha reso RESPONSABILI, TUTTI i personaggi che ancora OGGI hanno l’arroganza di CANDIDARSI alla prossima tornata elettorale, di aver VOLUTAMENTE ignorati i vincoli paesaggistici e ambientali imposti dalle norme comunitarie, nazionali e regionali, oltre che della logica e di ogni principio di buona amministrazione.
TUTTI i Sindaci, passati e -FUTURI- di Isola delle Femmine, in qualità di autorità sanitarie, non si sono fatti scrupolo di consentire insediamenti di civili abitazioni di attività sportive e scolastiche in prossimità di insediamenti industriali e artigianali di attività nocive di cui al D.M. 05.09.1994, tutto ciò in spregio alle norme vigenti e al principio di prevenzione e precauzione.
Stiamo parlando della lottizzazione Lo Bianco, della Calliope e……………….

Questi SIGNORI che a Isola delle Femmine, hanno imperato e si propongono di dover continuare ad imperare a Isola delle Femmine, per interessi prettamente speculativi, non hanno avuto la capacità e la volontà di impedire che si perpetrasse il “CONSUMO” indiscriminato del territorio.
Questi SIGNORI hanno VOLUTAMENTE OMESSO di promuovere e favorire lo sviluppo di tutta una serie di attività legate alla risorsa mare,i borghi marinari ed i luoghi di interesse paesaggistico e culturale,lo sviluppo del turismo.

I Cittadini Tutti devono AGIRE, comprendere che l’agire non può assolutamente essere limitato al momento del voto, ma soprattutto che l’AGIRE ormai non più procrastinabile nel tempo richiede l’esigenza di guardare con una maggiore attenzione ai segnali e alle iniziative spontanee che partendo dal basso reclamano richieste di partecipazione di tutela e di diritti per le proprie scelte di vita economica sociale di ambiente e di salute.
IL Comitato Cittadino Isola Pulita, riafferma la propria volontà e determinazione di contribuire all’ampliamento e al consolidamento di ciò che di positivo, si muove ed avanza nel nostro TERRITORIO.
Lo facciamo con il sito, e lo facciamo con iniziative che da esso, e dalla collaborazione con altri, nascono.
L’intento di razionalizzare e valorizzare le caratteristiche, i tratti storici e culturali propri del nostro territorio ( pensiamo per esempio: all’intero territorio del Golfo di Carini) devi indurci ad una visione INTERCOMUNALE della nostra azione.




Il giorno 18 luglio c.a. il servizio 2 V.I.A/V.A.S. della Regione Sicilia a firma del suo dirigente Ing Vincenzo Sansone è stato emesso decreto 693 corcenente l’Autorizzazione Integrata Ambientale alla ditta Italcementi di Isola delle Femmine.



Mentre tutti guardano la montagna (di Bellolampo), non ci si accorge di quello che già esiste a Isola delle Femmine e Capaci.



A.I.A. "provvisoria" (???), 6 anni, per il cementificio Italcementi di Isola delle Femmine che consente la combustione di pet coke ed altro:



Portata giornaliera dei fumi = 10.423.200 m3 (un pò più dell'inceneritore di Bellolampo)



Se vengono rispettati i limiti dell'autorizzazione, secondo i flussi di massa abbiamo:



Diossine emesse = 1.042.320.000 pg/giorno

equivalente alla dose di "tollerabilità" giornaliera (140 pg, secondo l'OMS) di 7.445.142 persone,

ovvero una "razione" (si tratta sempre di un calcolo teorico) di 65145 pg/uomo e cioè 465 volte la dose di 140 pg (calcolo riferito a 16000 abitanti, cioè Isola + Capaci)



Diossine in ricaduta al suolo: per rispettare il limite di 3.4 pg/m2 (legislazione Belga) è necessaria una superficie di 306.6 Km2

Superfice Isola delle Femmine km2 3,54

Superfice Capaci km2 6,12



Vanadio: 1.17 Kg/giorno; Nichel: 292 gr/giorno; Mercurio: 348 gr/giorno;



Altri metalli: 3.48 Kg/giorno



Idrocarburi Policiclici Aromatici: 128 gr/giorno



Lascio a voi il calcolo mensile ed annuale.



Altri parametri (calcolati già da prima dall'ARPA nel 2006):



Polveri (totali, non PM10):
686 Kg/giorno



S02: 5343 Kg/giorno



N02: 16023 Kg/giorno



L'ARPA sottolinea che bisogna tenere in conto anche le notevoli quantità di emissioni pulverulenti diffuse (cioè non da punti fissi), generate dalla movimentazione dei materiali.



Quando ci si basa solo sulle concentrazioni degli inquinanti e non si tiene conto nè della dislocazione di questi grandi impianti (vedi vicinanza con i centri abitati), nè, soprattutto, con le quantità emesse dei composti a lunga persistenza ambientale e bioaccumulabili, questi sono i risultati.

"Ovviamente" i controlli per i composti più pericolosi sono previsti...annuali.

Ognuno tragga le proprie considerazioni!
Tutto ciò anche alla luce di quanto comunicato dall'ARPA nella nota 9973911 del 9 ottobre scorso avente ad oggetto i rapporti di prova del campione di pet-coke prelevato il 19-8-08 e del campione di polvere prelevato il 25-8-08 in alcune civili abitazioni di Isola delle Femmine, in cui si rileva la presenza di vanadio, cromo e nichel in quantità eccessive, e quindi nocive per la salute umana e per l’ambiente circostante. La stessa nota suggerisce di effettuare delle verifiche e delle azioni di monitoraggio. Le analisi parlano di numeri che qualora risultassero veritieri significherebbe trovarsi di fronte ad una situazione “emergenziale” sotto il profilo igienico-sanitario.

Dalla Italcementi di Isola delle Femmine ci giungono gli auguri di Buon Natale
http://isolapulita.blogspot.com/2008/12/un-buon-natale-ci-arriva-dallo.html#links
0) Oggi in diretta da Palermo IO SONO SAVIANO da Palermo Napoli Milano Roma Cagliari Messina 20 dicembre la diretta
http://ciampolillopinoisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/io-sono-saviano-da-palermo-napoli.html#links
1)L'AFFAIR DELLA CALLIOPE: Ex Amministratori locali coinvolti in una storia di appartamenti?
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/blog-post_12.html
2)Delocalizzare le AZIENDE INSALUBRI Funzioni del Sindaco
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/la-bertolino-chiede-la-delocalizzazione.html
3)Amianto a Isola delle Femmine! Che fare? di Fabio Solina
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/amianto-isola-delle-femmine-che-fare.html
4)ITALCEMENTI Monselice Nuova ALLARMANTE fumata da....
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/monselice-nuova-allarmante-fumata-da.html
5)Risposta del Ministro Prestigiacomo all'interrogazione dell'on Siragusa
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/l-ha-approvato-la-riforma-dei-dip.html
6) La storia di una ranocchia
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/11/blog-post_21.html
7)La scomparsa dei Maiorana: gli imprenditori di Palermo rintracciati in Spagna
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/avvistati-in-spagna-i-maiorana.html
8)Italcementi, proclamato lo stato d'agitazione
http://isolapulita.blogspot.com/2008/12/italcementi-proclamato-lo-stato.html#links
9) Neoplasie infantili in aumento
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/aumento-delle-neoplasie-infantili.html
10) Amministratori accusati di tentata concussione sul caso Oikothen
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/amministratori-accusati-di-tentata.html
11) NO AL PET-COKE SI ALLA RICONVERSIONE
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/no-al-pet-coke-si-alla-riconversione.html
12) CROMO ESAVALENTE 6692 mg/kg A ISOLA DELLE FEMMINE e il SINDACO NICCHIA
http://isolapulita.blogspot.com/2008/11/cementifici-petcoke-rifiuti-diossine.html#links
13) Statistica Malattie e Forme Tumorali manifestatesi negli ultimi 25 anni a Isola delle Femmine
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/statistica-malattie-e-forme-tumorali.html
14) IL DIRITTO ALLA MIGLIOR CURA DISPONIBILE
http://isoladellefemminelibera.blogspot.com/2008/12/il-diritto-alla-miglior-cura.html
15) LE ACQUE D'ORO DI ISOLA DELLE FEMMINE Il controllo controlla il controllore?
http://ciampolillopinoisoladellefemmine.blogspot.com/2007/08/blog-post.html
16)Autocertificazione per la richiesta del Bonus famiglia
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/autocertificazione-per-la-richiesta-del.html


27 dicembre 2008

ITALCEMENTI CALCESTRUZZI MAFIA PUBBLICA AMMINSITRAZIONE

 0) Oggi in diretta da Palermo IO SONO SAVIANO da Palermo Napoli Milano Roma Cagliari Messina 20 dicembre la diretta
http://ciampolillopinoisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/io-sono-saviano-da-palermo-napoli.html#links
1)L'AFFAIR DELLA CALLIOPE: Ex Amministratori locali coinvolti in una storia di appartamenti?
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/blog-post_12.html
2)Delocalizzare le AZIENDE INSALUBRI Funzioni del Sindaco
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/la-bertolino-chiede-la-delocalizzazione.html
3)Amianto a Isola delle Femmine! Che fare? di Fabio Solina
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/amianto-isola-delle-femmine-che-fare.html
4)ITALCEMENTI Monselice Nuova ALLARMANTE fumata da....
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/monselice-nuova-allarmante-fumata-da.html
5)Risposta del Ministro Prestigiacomo all'interrogazione dell'on Siragusa
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/l-ha-approvato-la-riforma-dei-dip.html
6) La storia di una ranocchia
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/11/blog-post_21.html
7)La scomparsa dei Maiorana: gli imprenditori di Palermo rintracciati in Spagna
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/avvistati-in-spagna-i-maiorana.html
8)Italcementi, proclamato lo stato d'agitazione
http://isolapulita.blogspot.com/2008/12/italcementi-proclamato-lo-stato.html#links
9) Neoplasie infantili in aumento
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/aumento-delle-neoplasie-infantili.html
10) Amministratori accusati di tentata concussione sul caso Oikothen
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/amministratori-accusati-di-tentata.html
11) NO AL PET-COKE SI ALLA RICONVERSIONE
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/no-al-pet-coke-si-alla-riconversione.html
12) CROMO ESAVALENTE 6692 mg/kg A ISOLA DELLE FEMMINE e il SINDACO NICCHIA
http://isolapulita.blogspot.com/2008/11/cementifici-petcoke-rifiuti-diossine.html#links
13) Statistica Malattie e Forme Tumorali manifestatesi negli ultimi 25 anni a Isola delle Femmine
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/statistica-malattie-e-forme-tumorali.html
14) IL DIRITTO ALLA MIGLIOR CURA DISPONIBILE
http://isoladellefemminelibera.blogspot.com/2008/12/il-diritto-alla-miglior-cura.html



Italcementi Calcestruzzi Mafia Pubblica Amministrazione
Caricato da isolapulita

Riceviamo e pubblichiamo
Da Redazione Mercoledì 3 dicembre 2008 18:14
L’assemblea dei lavoratori dell'Italcementi ha proclamato lo stato di agitazione, con la sospensione delle prestazioni supplementari e straordinarie e ha dato mandato alla Camera del Lavoro e alla Fillea di richiedere alla Associazione degli Industriali di Roma di convocare urgentemente le parti (Sindacati, Comune e Azienda) per entrare nel merito dei percorsi atti a garantire il personale, non escludendo altre azioni e interventi. Leggi la nota. Nell'assemblea dei lavoratori dell'Italcementi di Civitavecchia, tenutasi lunedì 1 dicembre, si è esaminata la situazione circa la dismissione imminente delle attività e dello stabilimento, rimarcando la superficialità con cui da parte dell'azienda e anche della Amministrazione Comunale si è affrontata la vicenda e la sorte dei 27 lavoratori ancora in organico.
Infatti a fronte della richiesta d'incontro avanzata, congiuntamente dalla Camera del Lavoro Territoriale e dalla categoria, l' 8 ottobre, ai solleciti del 28 ottobre e 10 novembre nessuna risposta è giunta, e oggi si è capito il perché di tanto silenzio.
Come poteva l'Amministrazione convocare il Sindacato, la RSU , mentre erano in corso serrati contatti e trattative con l'Azienda, per stilare l'accordo per il recesso del comune di Civitavecchia dal protocollo d'intesa del 2004 e immediatamente recepito con la delibera di Giunta n. 366 del 27 novembre scorso.
Anche Giano sarebbe sicuramente impallidito, a fronte di tanto.
L'assemblea, ha rilevato la gravità della situazione, derivante dalla scarsa attenzione posta verso di essa e ancora di più aggravata dall'accordo raggiunto per il recesso, che al punto 5 che recita: ""....Tenuto conto dell'interesse pubblico e sociale che ciò riveste per la città, ( ndr. Piano di riqualificazione urbanistica , di iniziativa privata o pubblica; vedi p.4 accordo) Italcementi spa si impegna, tramite il soggetto acquirente, alla salvaguardia della continuità occupazionale degli attuali addetti allo stabilimento e conferma la disponibilità a salvaguardare le esigenze abitative degli occupanti aventi titolo ( titolari dei contratti in essere) ""....." con soluzioni alternative, da concordare tra L'Amm/ne Comunale ed il nuovo soggetto acquirente ..."".
A fronte di una tale situazione in cui tutto è rimandato "all'impegno verso il nuovo soggetto acquirente", come Organizzazione sindacale e lavoratori riteniamo, invece, che risposte certe e i destini di 27 famiglie, oltre che degli abitanti le case di proprietà, debbano essere meglio definiti e specificati, anche e soprattutto perché una Azienda che chiude non può non farsi carico di discutere con il sindacato i percorsi per i lavoratori.
Al termine dell'Assemblea si sono pertanto assunte iniziative atte a far si che ognuno si faccia carico delle proprie responsabilità, decidendo da subito lo stato di agitazione, con la sospensione delle prestazioni supplementari e straordinarie, di dare mandato alla CdLT e alla FILLEA di richiedere alla Associazione degli Industriali di Roma di convocare urgentemente le parti, O.S., Amm/ne, Azienda, per entrare nel merito dei percorsi atti a garantire il personale, non escludendo altre azioni e interventi.
Il Segretario Generale CdLT CGIL Il Segretario Generale FILLEA CGIL
Franco Boriello Vincenzo Cariddi

http://www.trcgiornale.it/news/content/view/26498/1/
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com

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Nome: Pino Ciampolillo Comitato Cittadino Isola Pulita Aderente alla Sezione di Palermo di Legambiente e referente Coordinamento Comitati Cittadini Siciliani Registrato il 19.01.07 presso l'Agenzia delle Entrate Ufficio di Augusta (SR) al n° 60 Serie 3° Atti Privati Protocollo 2007001030, n° progressivo 2007000376. L’Associazione costituita esclusivamente per fini di solidarietà, ai sensi dell’art. 2 della legge 11/7/91 n 266 e della legge regionale 7/6/1994 n 22. Informazioni specifiche ex L. 62/01 L'informazione pubblicata su questo sito è no profit. L'aggiornamento avviene secondo la disponibilità dei testi. Questo sito web non contiene informazioni aggiornate con cadenza periodica regolare, e non può pertanto essere pertanto considerato "giornale" o "periodico" o comunque “prodotto editoriale” ai sensi della legge 62/01. Inoltre secondo l'art. 28 della legge 69/63, il direttore responsabile delle riviste a carattere tecnico, professionale o scientifico non deve essere necessariamente iscritto all'albo dei giornalisti.

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