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isolapulita
comitato cittadino di isola delle femmine


Diario


27 dicembre 2008

DALLA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE BUON NATALE

 

 

Un Buon NATALE arriva dallo stabilimento della ITALCEMENTI di Isola delle Femmine a tutti i CITTADINI di Isola delle Femmine, Capaci,e a Tutti i Comuni che si affacciano sul Golfo di Carini



Non Conosciamo la composizione degli inquinanti contenuti nei "vapori" che anche oggi si stagliano in maniera cupo e minaccioso nel cielo di Isola delle Femmine, per adesso ci affidiamo nostro malgrado ai dati allarmanti comunicatoci dall'A.R.P.A.
Si sono i "vapori" emessi dalla Italcementi proprio quell'azienda che pensate un pò trova il coraggio di sponsorizzare la bellezzza naturale della Riserva marina Isola delle Femmine-Capo Gallo.
DALLE PAROLE AI FATTI :







E' una realtà, che ha iniziato a colpire nella salute tutti i cittadini di Isola delle Femmine oltre che di Capaci e dei Comuni che si affacciano sul Golfo di Carini, le cui conseguenze sanitarie le verificheremo purtroppo nei prossimi anni.
Qualora ci fosse bisogno di ricordarlo: nelle immediate vicinanze dello stabilimento Italcementi di Isola delle Femmine insistono civili abitazioni, scuola media, una palestra, un'asilo nido e una ferrovia ove si è iniziato a lavorare per il raddoppio della linea ferrata al fine di attivare un servizio di metropolitana tra Palermo e Punta Raisi.
Davanti ad una siffatta situazione di degrado ambientale che, se non fosse gravissima, potrebbe essere definita quasi comica, con personaggi di tutti i colori politici, di famiglie e di clan, che dicono il contrario di quello che per ruolo, per mandato e per logica dovrebbero dire, di fronte ad una ASSENZA TOTALE della classe “politica” di Isola delle Femmine tutta impegnata a stipulare accordi elettorali, promesse di future poltrone, assessorati, presidenze, vicepresidenze posti di lavoro e tutto ciò che può risultare contrattabile, in previsione delle elezioni amministrative della prossima primavera,
I Cittadini Tutti devono AGIRE, comprendere che l’agire non può assolutamente essere limitato al momento del voto.
Le amministrazioni avvicendatosi nel tempo a Isola delle Femmine, si son rese responsabili, di aver ignorato le normative, riguardanti la tutela ambientale e della salute, che avrebbero impedito la caotica e dissennata cementificazione del nostro paese.
Esaudire i favori personali, di casta e di famiglia, da un lato e dall’altro l’esigenza di far cassa, ha reso RESPONSABILI, TUTTI i personaggi che ancora OGGI hanno l’arroganza di CANDIDARSI alla prossima tornata elettorale, di aver VOLUTAMENTE ignorati i vincoli paesaggistici e ambientali imposti dalle norme comunitarie, nazionali e regionali, oltre che della logica e di ogni principio di buona amministrazione.
TUTTI i Sindaci, passati e -FUTURI- di Isola delle Femmine, in qualità di autorità sanitarie, non si sono fatti scrupolo di consentire insediamenti di civili abitazioni di attività sportive e scolastiche in prossimità di insediamenti industriali e artigianali di attività nocive di cui al D.M. 05.09.1994, tutto ciò in spregio alle norme vigenti e al principio di prevenzione e precauzione.
Stiamo parlando della lottizzazione Lo Bianco, della Calliope e……………….

Questi SIGNORI che a Isola delle Femmine, hanno imperato e si propongono di dover continuare ad imperare a Isola delle Femmine, per interessi prettamente speculativi, non hanno avuto la capacità e la volontà di impedire che si perpetrasse il “CONSUMO” indiscriminato del territorio.
Questi SIGNORI hanno VOLUTAMENTE OMESSO di promuovere e favorire lo sviluppo di tutta una serie di attività legate alla risorsa mare,i borghi marinari ed i luoghi di interesse paesaggistico e culturale,lo sviluppo del turismo.

I Cittadini Tutti devono AGIRE, comprendere che l’agire non può assolutamente essere limitato al momento del voto, ma soprattutto che l’AGIRE ormai non più procrastinabile nel tempo richiede l’esigenza di guardare con una maggiore attenzione ai segnali e alle iniziative spontanee che partendo dal basso reclamano richieste di partecipazione di tutela e di diritti per le proprie scelte di vita economica sociale di ambiente e di salute.
IL Comitato Cittadino Isola Pulita, riafferma la propria volontà e determinazione di contribuire all’ampliamento e al consolidamento di ciò che di positivo, si muove ed avanza nel nostro TERRITORIO.
Lo facciamo con il sito, e lo facciamo con iniziative che da esso, e dalla collaborazione con altri, nascono.
L’intento di razionalizzare e valorizzare le caratteristiche, i tratti storici e culturali propri del nostro territorio ( pensiamo per esempio: all’intero territorio del Golfo di Carini) devi indurci ad una visione INTERCOMUNALE della nostra azione.




Il giorno 18 luglio c.a. il servizio 2 V.I.A/V.A.S. della Regione Sicilia a firma del suo dirigente Ing Vincenzo Sansone è stato emesso decreto 693 corcenente l’Autorizzazione Integrata Ambientale alla ditta Italcementi di Isola delle Femmine.



Mentre tutti guardano la montagna (di Bellolampo), non ci si accorge di quello che già esiste a Isola delle Femmine e Capaci.



A.I.A. "provvisoria" (???), 6 anni, per il cementificio Italcementi di Isola delle Femmine che consente la combustione di pet coke ed altro:



Portata giornaliera dei fumi = 10.423.200 m3 (un pò più dell'inceneritore di Bellolampo)



Se vengono rispettati i limiti dell'autorizzazione, secondo i flussi di massa abbiamo:



Diossine emesse = 1.042.320.000 pg/giorno

equivalente alla dose di "tollerabilità" giornaliera (140 pg, secondo l'OMS) di 7.445.142 persone,

ovvero una "razione" (si tratta sempre di un calcolo teorico) di 65145 pg/uomo e cioè 465 volte la dose di 140 pg (calcolo riferito a 16000 abitanti, cioè Isola + Capaci)



Diossine in ricaduta al suolo: per rispettare il limite di 3.4 pg/m2 (legislazione Belga) è necessaria una superficie di 306.6 Km2

Superfice Isola delle Femmine km2 3,54

Superfice Capaci km2 6,12



Vanadio: 1.17 Kg/giorno; Nichel: 292 gr/giorno; Mercurio: 348 gr/giorno;



Altri metalli: 3.48 Kg/giorno



Idrocarburi Policiclici Aromatici: 128 gr/giorno



Lascio a voi il calcolo mensile ed annuale.



Altri parametri (calcolati già da prima dall'ARPA nel 2006):



Polveri (totali, non PM10):
686 Kg/giorno



S02: 5343 Kg/giorno



N02: 16023 Kg/giorno



L'ARPA sottolinea che bisogna tenere in conto anche le notevoli quantità di emissioni pulverulenti diffuse (cioè non da punti fissi), generate dalla movimentazione dei materiali.



Quando ci si basa solo sulle concentrazioni degli inquinanti e non si tiene conto nè della dislocazione di questi grandi impianti (vedi vicinanza con i centri abitati), nè, soprattutto, con le quantità emesse dei composti a lunga persistenza ambientale e bioaccumulabili, questi sono i risultati.

"Ovviamente" i controlli per i composti più pericolosi sono previsti...annuali.

Ognuno tragga le proprie considerazioni!
Tutto ciò anche alla luce di quanto comunicato dall'ARPA nella nota 9973911 del 9 ottobre scorso avente ad oggetto i rapporti di prova del campione di pet-coke prelevato il 19-8-08 e del campione di polvere prelevato il 25-8-08 in alcune civili abitazioni di Isola delle Femmine, in cui si rileva la presenza di vanadio, cromo e nichel in quantità eccessive, e quindi nocive per la salute umana e per l’ambiente circostante. La stessa nota suggerisce di effettuare delle verifiche e delle azioni di monitoraggio. Le analisi parlano di numeri che qualora risultassero veritieri significherebbe trovarsi di fronte ad una situazione “emergenziale” sotto il profilo igienico-sanitario.

Dalla Italcementi di Isola delle Femmine ci giungono gli auguri di Buon Natale
http://isolapulita.blogspot.com/2008/12/un-buon-natale-ci-arriva-dallo.html#links
0) Oggi in diretta da Palermo IO SONO SAVIANO da Palermo Napoli Milano Roma Cagliari Messina 20 dicembre la diretta
http://ciampolillopinoisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/io-sono-saviano-da-palermo-napoli.html#links
1)L'AFFAIR DELLA CALLIOPE: Ex Amministratori locali coinvolti in una storia di appartamenti?
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/blog-post_12.html
2)Delocalizzare le AZIENDE INSALUBRI Funzioni del Sindaco
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/la-bertolino-chiede-la-delocalizzazione.html
3)Amianto a Isola delle Femmine! Che fare? di Fabio Solina
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/amianto-isola-delle-femmine-che-fare.html
4)ITALCEMENTI Monselice Nuova ALLARMANTE fumata da....
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/monselice-nuova-allarmante-fumata-da.html
5)Risposta del Ministro Prestigiacomo all'interrogazione dell'on Siragusa
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/l-ha-approvato-la-riforma-dei-dip.html
6) La storia di una ranocchia
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/11/blog-post_21.html
7)La scomparsa dei Maiorana: gli imprenditori di Palermo rintracciati in Spagna
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/avvistati-in-spagna-i-maiorana.html
8)Italcementi, proclamato lo stato d'agitazione
http://isolapulita.blogspot.com/2008/12/italcementi-proclamato-lo-stato.html#links
9) Neoplasie infantili in aumento
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/aumento-delle-neoplasie-infantili.html
10) Amministratori accusati di tentata concussione sul caso Oikothen
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/amministratori-accusati-di-tentata.html
11) NO AL PET-COKE SI ALLA RICONVERSIONE
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/no-al-pet-coke-si-alla-riconversione.html
12) CROMO ESAVALENTE 6692 mg/kg A ISOLA DELLE FEMMINE e il SINDACO NICCHIA
http://isolapulita.blogspot.com/2008/11/cementifici-petcoke-rifiuti-diossine.html#links
13) Statistica Malattie e Forme Tumorali manifestatesi negli ultimi 25 anni a Isola delle Femmine
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/statistica-malattie-e-forme-tumorali.html
14) IL DIRITTO ALLA MIGLIOR CURA DISPONIBILE
http://isoladellefemminelibera.blogspot.com/2008/12/il-diritto-alla-miglior-cura.html
15) LE ACQUE D'ORO DI ISOLA DELLE FEMMINE Il controllo controlla il controllore?
http://ciampolillopinoisoladellefemmine.blogspot.com/2007/08/blog-post.html
16)Autocertificazione per la richiesta del Bonus famiglia
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/12/autocertificazione-per-la-richiesta-del.html


27 dicembre 2008

LO SCOOP SULLA LOBBY DEL PONTE: IL PROGETTO DEL PONTE? DISEGNATO

 

 


LO SCOOP SULLA LOBBY DEL PONTE: IL PROGETTO DEL PONTE? DISEGNATO SUL QUADERNO…!
Postato da Enrico Di Giacomo
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ANTONELLO CAPORALE - la Repubblica

ROMA - Che ponte miracoloso! E che progetto! Il sogno di unire Scilla e Cariddi è ricco di fatica e di ingegno. Calcoli e ricalcoli, vent’anni di indagini, e sonde e foto e studi fino a quando finalmente la luce si è vista. Impregilo ha vinto la ciclopica gara producendo carte e ancora altre idee per qualificare meglio il piano dell’attraversamento carrabile dello Stretto. Impregilo, capofila di un gruppo di aziende specializzate nelle grandi opere (Condotte, Cmc, coop ravennate, la giapponese Ishikawajima) ha chiesto a un colosso della progettazione, la danese Cowi, di offrire alla società appaltante, lo Stretto di Messina, il progetto di gara, la cartolina finale della grande opera. Colossi, dunque. Che però nella stesura degli elaborati hanno voluto mantenere un basso profilo. Molto molto basso. Non hanno attivato i fuochi pirotecnici che i software ingegneristici sono in grado di esibire, e neanche hanno pensato di farsi aiutare dal sistema elettronico di scrittura word in uso pure al più decrepito dei computer. Si sono negati anche e perfino la vecchia ma leggendaria Olivetti. A penna, su un foglio a quadretti, come amanuensi venuti dall’antichità, hanno scritto numeri e comparti, proposte e idee. Almeno nella parte (2R-codice Bo-001 n° 1) che Repubblica ha potuto visionare, nell’ambito più complessivo della illustrazione dell’opera (”L’opera di attraversamento - Relazione specialistica - sistema di sospensione”) i progettisti si sono serviti della biro e hanno scritto. Come fosse un compitino di matematica del liceo: scrittura però chiara, e disegni intellegibili. Mano disciplinata e senza salti di linea. Grandioso. Il ricorso a questa inedita sfida polemica alla modernità, nel cuore di un progetto che all’opposto testimonia l’avanzare impetuoso dei tempi moderni, racconta forse quale forza evocativa i progettisti abbiano voluto mostrare. E la commissione che ha affidato la gara ha raccolto questa testimonianza giudicandola meritevole del successo. Intendiamoci e scriviamolo subito. I regolamenti che disciplinano la trasmissione di tali atti possono contemplare, e a volte effettivamente contemplano, la stesura dei documenti anche attraverso manoscritti. Cosa rara e bizzarra ma possibile. Dunque lecita, perciò non sindacabile. La società Stretto di Messina ha poi convocato i massimi esperti della scienza e della tecnica a comporre il tavolo esaminatore. Tra i chiamati al compito di valutare congruità ed efficacia dell’elaborato, un grande ingegnere inglese, Ian Firth, consulente e specialista di strutture e ponti di grande luce, e un cattedratico danese, il professor Niels Gimsing, del dipartimento di ingegneria strutturale dell’Università tecnica della Danimarca. Gimsing è molto noto anche per gli studi dedicati al ponte dello Storebelt (si veda per tutti East Bridge, Storebelt Pubblications, 1998) opera ideata proprio dal colosso danese Cowi chiamato poi in Italia da Impregilo. E l’ingegner Firth è chief operating officer di Flint & Neill, società di consulenza, specialista nella progettazione di ponti. Poche settimane fa questa società è andata a nozze con la Cowi. Un dispaccio del 3 dicembre comunica infatti: “Flint & Neill merges with Danish giant, Cowi”. Certo, il progetto di gara che la commissione ha dovuto esaminare è datato 16 maggio 2005, l’approvazione risale a circa un anno dopo, e l’alleanza societaria è fatto di questi giorni. Ma l’evento irrobustisce anziché diradare la sequela di contestazioni di conflitti di interesse di cui sarebbero vittima i maggiori protagonisti del mondo imprenditoriale coinvolto nell’intrapresa. Elementi che si sommano alle critiche, ancora più serrate, sulla qualità del progetto e la sua congruità economica. Solo pochi giorni fa il professor Remo Calzona, che ha vissuto come valutatore scientifico la progettazione dell’opera, ha dichiarato proprio a Repubblica la sua contrarietà all’idea del ponte a campata unica: “E’ troppo costoso e anche pericoloso”. Calzona documenta il rischio che anche tra Scilla e Cariddi possa verificarsi, nel caso si segua l’idea approvata, il rischio che il ponte subisca il cosiddetto effetto galopping, un ingobbimento sinuoso della carreggiata dovuto alla dinamica dei venti. Effetto che proprio in Danimarca, e proprio sullo Storebelt, si è verificato imponendo ulteriori costi derivanti dalla apposizione di “alettoni” che hanno il compito di non far ondulare il manto stradale. Il progetto contestato ma in attesa di finanziamento comporta anche immense attività di scavo. Solo in Calabria si movimenteranno, con gli scavi, oltre quattro milioni di metri cubi di terra e di roccia. Tutto in un luogo in cui le “imprese” in odore di mafia sono specializzate proprio nel movimento terra. Però ‘u ponti vulimu. E’ divenuto un bisogno impellente, un punto d’onore per calabresi e siciliani, un’opera-totem, raffigurazione icastica dello Stato chiamato a narrarne l’efficienza e a trasmetterne il genio. A prescindere, direbbe Totò.

ANTONELLO CAPORALE - la Repubblica

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27 dicembre 2008

Autocertificazione per la richiesta del Bonus famiglia

 

 




Autocertificazione per la richiesta del "Bonus famiglia"


Il bonus, il cui ammontare può variare da 200 fino a 1.000 euro in considerazione sia del reddito sia dei componenti del nucleo familiare, può essere richiesto dai cittadini residenti, lavoratori e pensionati, incluse persone non autosufficienti, che facciano parte di una famiglia qualificata come a basso reddito.


Le scadenze per richiedere l'agevolazione dipendono dall'anno d'imposta che viene preso come riferimento per la verifica dei requisiti previsti dalla norma per il riconoscimento del bonus. A questo riguardo, ci sono due le alternative:



  • chi sceglie come anno di riferimento il 2007 deve presentare la richiesta al datore di lavoro o all'ente pensionistico entro il 31 gennaio 2009, utilizzando il modello "sostituto" predisposto per la richiesta del bonus al sostituto d'imposta o agli enti pensionistici. Nel caso in cui il beneficio non è erogato dai sostituti d'imposta, la domanda potrà essere invece inviata, in via telematica, all'Agenzia delle Entrate entro il 31 marzo 2009, utilizzando il modello denominato "agenzia".
  • coloro che , invece, scelgono il 2008, devono presentare la richiesta al datore di lavoro o all'ente pensionistico entro il 31 marzo 2009. In tutti casi in cui il beneficio non è erogato dai sostituti d'imposta, la richiesta può essere presentata, sempre in via telematica, all'Agenzia delle Entrate entro il 30 giugno 2009.


 




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PDF

Provvedimento del 5/12/2008 - pdf- Approvazione dei modelli per la richiesta del bonus straordinario per famiglie, lavoratori, pensionati e non autosufficienza, ai sensi dell’art. 1 del decreto legge 29 novembre 2008, n. 185. (Pubblicato il 05/12/08 ai sensi dell'art. 1, comma 361, della legge 24 dicembre 2007, n° 244)


PDF


 


 
http://www.agenziaentrate.it/ilwwcm/connect/Nsi/Strumenti/Modulistica/Comunicazioni+e+domande/Bonus+famiglia/?cache=none
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27 dicembre 2008

CHI E' RAFFAELE LOMBARDO

 

Chi è Raffaele Lombardo e dove vuole arrivare?

Chi è Raffaele Lombardo e dove vuole arrivare? Una conversazione privata con il Presidente della Regione siciliana. Ecco che cosa ci ha detto


ieri, 20 dicembre 2008


E’ arrivato una settimana fa un signore da Rimini, la prima cosa che mi ha chiesto è stata: "com’è questo Presidente della Regione, Raffaele Lombardo?”.
“Un’altra cosa….”, ho chiarito.
“E che significa un’altra cosa?”
“E’ agli antipodi di Totò Cuffaro. Come persona, non come uomo politico”
“Sono distinzioni improbabili”, ha commentato.
“Cuffaro è quello dei cannoli?”, ha chiesto il signore di Rimini.
Ed io ho storto le labbra. “I cannoli? Voi non capite”, ho sbottato con disappunto.
“Che cosa dovremmo capire? Uno viene condannato a cinque anni e festeggia. Da noi questo non sarebbe accaduto”.
“E’ sicuro? Si faccia un esame…”
“Di coscienza?”
“Macché, un inventario dei fatti”, ho suggerito. “Umberto Bossi festeggia la Padania con l’ampolla. Quando vedo questa paggliacciata, quasi mi dico: meglio i cannoli”.
”Rimini non è la Padania”, precisa l’ospite. “Nemmeno a noi piace l’ampolla...Lei è reticente, sa?”, aggiunge inaspettatamente.
“No, non è vero, è che non ho capito”, ho confessato. “Il punto non è la diversità. Si può essere diversi e peggiori, non è detto che la diversità porti necessariamente buone cose. Tutto ciò che so, e non basta per fare un bilancio, è che Raffaele Lombardo vuole rimettere in sesto la barca, per fare questo deve cambiare un sacco di cose, e cambiare significa mettersi contro la gente che conta”.



“Materia del contendere?”
“La sanità e non solo…”.
“Problema insondabile”, ha sussurrato l’uomo di Rimini con aria saputa.
“La sanità ha tante implicazioni. La sanità ha fatto nascere i partiti, ha mandato in galera tante persone importanti, ha creato business, ha coinvolto le mafie, spaccato la politica. Mi sono fatto alcune opinioni sulla base di quello che ho ascoltato e letto. Non ho mai parlato con il Governatore”.
L’uomo di Rimini, a questo punto, ha riso. “Con i giornalisti non ci parla?"
“Ci parla, ci parla, ma non ha tempo per tutti. Diciamo che non l’ho inseguito…”
“Il verdetto? Si sbilanci”, mi ha incalzato.
“British, cauto, attento, post-moderno ed insieme siciliano fino al midollo”.


L’uomo di Rimini, a questo punto, si è fatta una risata ed ha cambiato discorso.
Questa conversazione mi ha costretto a riflettere. Mi sono detto: possibile che non mi sia fatta un’idea sul Governatore della Sicilia?
Sì, era possibile.


Venerdì scorso, perciò, ho cercato di colmare questa lacuna, approfittando degli auguri del Presidente della Regione ai giornalisti.
L’ho ascoltato mentre parlava a microfono alla folla, l’ho ascoltato mentre era assediato da un nugolo di giornalisti dopo la cerimonia ufficiale, l’ho ascoltato mentre mi ha parlato da solo. La prima sensazione, affatto sfavorevole, è che in tutte e tre le circostanze, non sono cambiati i toni, le espressioni, l’atteggiamento, i contenuti. La seconda? Lombardo è un uomo avvertito, che non si lascia prendere dagli entusiasmi e conserva un disincanto “protettivo”. Un riserbo quasi naturale. Dovuto alla proverbiale diffidenza siciliana? Probabile. Piuttosto alla necessità di sapere con chi sta parlando. Spende le parole con il contagocce anche quando ama l’argomento. E’ come se parlasse di "rimessa”. Ciò non significa affatto che sono gli altri a scegliere gli argomenti, tutt’altro.


“Hai scrito che mi ci vuole uno psichiatra”, ha esordito.
“No, non è così. Le hanno rifetito una cosa sbagliata”.
“Bene, eppure…”.
“Le geometrie variabili?”, ho chiesto.
Sapete di che si tratta, no? I disegni di legge del governo sono stati votati dall’opposizione e il Governatore ha spiegato che i voti favorevoli sono, appunto, il risultato di geometrie variabili. L’espressione ha fatto succedere il finimondo, al punto che i dirigenti dei due principali partiti della coalizione di centrodestra, PDL e UDC, si sono riuniti a Roma per decidere il da farsi con il Presidente che “si gioca” l’alleanza in Sicilia.
“Facciamo conto che io voglia cambiare il mondo”, ha cominciato. “Devo aspettarmi che ci sia gente che non voglia farmelo cambiare il mondo, si o no?”
Ho annuito, naturalmente.
“Mi devo attrezzare, dunque”.
Ho annuito ancora.
“Per il Presidente della Regione ed un governo che vuole misurarsi con la realtà, creare consenso attorno a temi importanti ed avere un rapporto corretto con il Parlamento, le riforme devono essere condivise. Ho il dovere morale di chiedere a tutto il Parlamento il consenso più largo”.
“Se i voti dell’opposizione arrivano insieme al dissenso di parti della maggioranza, che succede?”
“Succede che quelli che vogliono cambiare il mondo non ci stanno e arrivano i voti di chi ci sta”.
“Le geometrie variabili?”, ho osservato.
A questo punto, ha abbassato la testa, come fanno i siciliani, e si è concesso un lieve sorriso come fanno gli inglesi quando sprizzano entusiasmo da tutti i pori.
“L’opposizione ha fatto la sua parte, il governo pure, il Presidente ha ottenuto ciò che voleva”, ha spiegato. “Qualcuno è rimasto fuori, ma ciò non significa che ho tradito le alleanze, che ho concordato un programma di governo con l’opposizione. Tutto è avvenuto alla luce del sole, in modo trasparente. Quasi tutte le leggi del governo sono state approvate con largissimo consenso, e si tratta di buone leggi”.
“Le geometrie varibili sarebbero queste?”, ho domandato.
“Il nostro piano di rientro del deficit della Sanità è stato apprezzato dal Presidente del Consiglio. Ho ricevuto una sua lettera, scrive che il nostro piano è strategico ed innovativo. Accanto al giudizio positivo del Presidente, ho incassato quello dell’opposizione. Nessun ribaltone. Ci suono buone ragioni per compiacersi del lavoro fatto. Il resto è niente…”.


“Che c’è nel futuro?”
“Altre legittime reazioni di chi resiste ai cambiamenti, ma in concreto c’è da affrontare il problema dell’energia e quello ambientale, dovremo organizzare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti in modo efficiente e innovativo”.
Guardandomi attorno ho visto uomini con carpette pronte per la firma, signori in attesa a qualche passo.
“Se non amassi questo lavoro”, ha concluso, “come farei a sopportare l’insopportabile?”.
Giusto, come fa? E’ stato sulla graticola mesi e continua a starci come se invece dei carboni ardenti sotto i piedi avesse un tappeto di piume.
No, non sarà facile scaricarlo.



Salvatore Parlagreco

http://www.siciliainformazioni.com/giornale/politica/38400/raffaele-lombardo-dove-vuole-arrivare-conversazione-privata-presidente-della-regione-siciliana-ecco-cosa-detto.htm


27 dicembre 2008

IO SONO SAVIANO

 

IO SONO SAVIANO da Palermo Napoli Milano Roma Cagliari Messina 20 dicembre la diretta

Dalla Italcementi di Isola delle Femmine ci giungono gli auguri di Buon Natale
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0) Oggi in diretta da Palermo IO SONO SAVIANO da Palermo Napoli Milano Roma Cagliari Messina 20 dicembre la diretta
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1)L'AFFAIR DELLA CALLIOPE: Ex Amministratori locali coinvolti in una storia di appartamenti?
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2)Delocalizzare le AZIENDE INSALUBRI Funzioni del Sindaco
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3)Amianto a Isola delle Femmine! Che fare? di Fabio Solina
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4)ITALCEMENTI Monselice Nuova ALLARMANTE fumata da....
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5)Risposta del Ministro Prestigiacomo all'interrogazione dell'on Siragusa
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6) La storia di una ranocchia
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7)La scomparsa dei Maiorana: gli imprenditori di Palermo rintracciati in Spagna
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8)Italcementi, proclamato lo stato d'agitazione
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9) Neoplasie infantili in aumento
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10) Amministratori accusati di tentata concussione sul caso Oikothen
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11) NO AL PET-COKE SI ALLA RICONVERSIONE
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12) CROMO ESAVALENTE 6692 mg/kg A ISOLA DELLE FEMMINE e il SINDACO NICCHIA
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13) Statistica Malattie e Forme Tumorali manifestatesi negli ultimi 25 anni a Isola delle Femmine
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14) IL DIRITTO ALLA MIGLIOR CURA DISPONIBILE
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15) LE ACQUE D'ORO DI ISOLA DELLE FEMMINE Il controllo controlla il controllore?
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27 dicembre 2008

RELAZIONE TECNICA ITALCEMENTI 23 MAGGIO 2006

 

 


ITALCEMENTI A.I.A. SINDACO ISOLA REGIONE CITTADINI
Caricato da isolapulita

PROVINCIA REGIONALE DI PALERMO

DIREZIONE CONTROLLO E PREVENZIONE AMBIENTALE


RELAZIONE TECNICA



In data 23/05/06, presso gli uffici del Dipartimento Provinciale dell'ARPA, viene redatta la presente relazione. Sono presenti la Dott.ssa M.R. Pecoraro, l'ADT L. Mammana per la Provincia Regionale di Palermo e il Dott. V. Ruvolo e il Dott. A. Macaluso del Dipartimento ARPA Provinciale di Palermo.

La Ditta Italcementi s.p.a. è titolare delle seguenti autorizzazioni alle emissioni in atmosfera con provvedimenti rilasciati dall'Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente ed iscrizione presso il Registro della Provincia di Palermo:

1. D. A. n. 292/17 del 17.03.1994, ai sensi dell'ari. 12 del DPR 203/88, per le emissioni derivanti dalla produzione di cementi presso l'impianto sito in Vie delle Cementerie n. 10 a Isola delle Femmine ( n. 82 camini denominati da E1 a E81);


2. D.A. n. 871/17 del 06.10.1994 e D.A. n. 141/17 del 15.03.1995 che modificano le prescrizioni dell'autorizzazione di cui al punto 1;


3. D.A. n. 187/17 del 04.04.1997 che prescrive la misurazione in continuo delle emissioni relative ai camini denominati E14, E35, E38 ed E50;


4. D.A. n. 1051/17 del 21.12.199, ai sensi dell'art. 6 del D.P.R. 203/88, per le emissioni in atmosfera derivanti dall'attività di frantumazione svolta nella cava denominata Pian dell'Aia (n. 4 camini denominati E82, E83, E84, E85);


5. Iscrizione al n. 231 del registro delle imprese che effettuano attività di recupero, ai sensi degli articoli 31 e 33 del D.L.vo 22/97, per il recupero delle tipologie di rifiuti 7.8 rifiuti di refrattari, refrattari da forno e tipologia 13.6 gessi chimici utilizzati per la produzione di cemento. La prima comunicazione è stata prodotta in data 20.05.1998 ed è stata rinnovata il 20.05.2003.


A seguito del sopralluogo del 6 dicembre 2005, effettuato congiuntamente da tecnici del Dipartimento Provinciale dell'ARPA e della Provincia Regionale di Palermo, è stato chiesto alla Ditta di produrre documenti e relazioni inerenti l'attività di produzione cemento ed il recupero di rifiuti.


La Italcementi, con nota del 19.12.2005, ha prodotto le relazioni e le notizie sull'impianto. La lettura degli atti acquisiti unitamente alle verifiche durante il sopralluogo e le analisi effettuate dal Dipartimento ARPA Provinciale hanno permesso di verificare:


a. La modifica di alcuni punti di emissione, come è stato dichiarato dalla Ditta (verbale di sopralluogo del 20.09.2000), in particolare:


• E1 è stato dismesso;


• E10 è inattivo, cioè non è collegato all'estrazione sili;


E13 convoglia anche le emissioni precedentemente convogliate al camino E10.


Pertanto non sarebbero attivi E1 ed E10. Tali variazioni dell'impianto non sono state preventivamente comunicate e/o autorizzate, inoltre non risulta sia stato dato seguito alla richiesta della CPTA (nota protocollo n. 439/CPTA del 03.03.2003) di produrre relativa documentazione in conformità alla normativa;


b. L'inattività da svariati anni degli impianti a monte di 21 punti di emissione. Risultano momentaneamente inattivi i seguenti punti di emissione:


• E4 (dal 1995) essiccazione correttiva;


• E20 (dal 1995) canaletto F1 e F2;


• E25 e E26 (dal 1995) alimentazione F1 e F2;


• E33 ed E34 (dal 1995) forno n.1 e n.2;


• E36 (dal 1995) raffreddatore F1 ;


• E37(dal 1995) raffreddatore F2;


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E40, E41 e E44 (dal 1998) catene Peters trasporto e spedizione clinker;


E46 e E47 (dal 1997) mulino cotto 1 e separatore cotto 1;


E51 (dal 1999) mulino cotto 3;


E52 e E53 (dal 1995) alimentazione mulino pozzolana e mulino pozzolana;


E54 (dal 1995) silo polveri;


E57 (dal 1997) insaccatrice 1 ;


E79(daM 995) caldaia 1;


E80 (dal 1995) caldaia 2.


Inoltre il Mulino Cotto n. 3, corrispondente al punto di emissione E50, è autorizzato con processo a caldo, ma è utilizzato con processo a freddo e la Ditta effettua le misurazioni in continuo solo delle polveri, anche se non ha prodotto preventiva comunicazione di variazione.


c. L'utilizzo di petcoke quale combustibile di alimentazione del Mulino Crudo 3 (E14) e del Forno 3 (E35). La ditta ha fornito documentazione tecnica, allegata alla richiesta di autorizzazione (rilasciata il 17.03.1994), che riporta un semplice accenno all'utilizzo di combustibile solido, non ha prodotto la relativa scheda dei combustibili e successivamente ha fornito la potenzialità del Forno 3 pari a 80 MW ma non ha prodotto la potenzialità del Mulino Crudo collegato al camino E14.


Con il rapporto di prova, prodotto dalla Italcementi e redatto dalla Stazione Sperimentale per i Combustibili in data 02.11.2005, sul campione di petcoke è stata verificata una percentuale di zolfo maggiore del 3%. Le caratteristiche analitiche sono rispondenti a quelle individuate nel rigo 8, Sezione 2, Parte II dell'Allegato X alla Parte Quinta al D.L.vo 152 del 3 aprile 2006 per i combustibili con contenuto di zolfo non superiore al 6% in massa da utilizzare in impianti in cui durante il processo produttivo i composti dello zolfo siano fissati o combinati in percentuali non inferiore al 60% con il prodotto ottenuto.


d. Le modalità di stoccaggio presso Pian dell'Aia e di trasporto del combustibile solido costituito dal petcoke non sono idonee, si rimanda al verbale redatto il 24.01.2006 dal Dipartimento Provinciale dell'ARPA ed alla successiva nota protocollo n. 9945432 del 30.01.2006. Inoltre, l'analisi effettuata dal Dipartimento ARRA di un campione di petcoke, prelevato presso il Porto di Palermo il 13.01.2006 dalla stiva della M/N Amber K e destinato alla Italcementi s.p.a., evidenzia nel rapporto di prova n. 20060113-378 la presenza di idrocarburi policiclici aromatici (14,8 mg/Kg), e di metalli: Vanadio (1092 mg/Kg) e Nichel (211,1 mg/Kg). Tali sostanze sono elencate rispettivamente nella tabella A1 e B della Parte II dell'allegato I alla Parte Quinta del D.L.vo 152/06 ed i metalli sono presenti in concentrazione superiore ai 50 mg/Kg riportati nella tabella del Punto 5.1 della Parte I dell'Allegato V alla Parte Quinta del D.L.vo 152/06 pertanto è prevista l'applicazione delle prescrizioni più severe per l'emissione di polveri proveniente dalla manipolazione e stoccaggio.


e. La presenza di inquinanti (IPA, Vanadio, Nichel) ai punti di emissione connessi all'utilizzo di petcoke rilevata dalle analisi condotte dal Dipartimento ARPA e riportate nella tabella in Allegato n°1.


Tali parametri erano comunque prescritti dall'autorizzazione all'emissioni D.A. n. 871/17 del 6/10/1994 in modo non specifico con valori limiti fissati dal DM 12/07/90. Di tali inquinanti la Ditta non ha mai effettuato analisi periodiche ai camini di emissioni né ha comunicato le motivazioni del mancato adempimento.


Si osserva che nei rapporti analitici la Ditta dichiara tra le materie prime utilizzate il carbone e non il petcoke, e non cita il combustibile petcoke utilizzato nel forno 3 e nel mulino crudo 3.


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Si precisa che le caratteristiche chimiche e le condizioni di utilizzo del carbone sono ben diverse da quelle del petcoke.


f. La relazione tecnica sull'attività di recupero rifiuti speciali non pericolosi, descritti al precedente punto 5, non evidenzia la variazione dei limiti di emissioni dovute all'uso dei rifiuti così come prescritto dall'allegato 1, suballegato 2 al D.M. 5 febbraio 1998. Per la tipologia 7.8 è prevista l'attività di recupero R5 nei cementifici come aggiunta al clinker con ottenimento di cemento nelle forme usualmente commercializzate. Non è prevista attività di recupero per ottenimento materia prima secondaria. Nel ciclo produttivo della Italcementi il rifiuto è lavorato nell'impianto di frantumazione del calcare posto in Cava Raffo Rosso (E85), macinato a caldo nel mulino del crudo (E14) e sottoposto a cottura nel forno 3 (E35).


Per la tipologia 13.6 è prevista l'attività di recupero R5 nei cementifici come aggiunta al clinker con ottenimento di cemento nelle forme usualmente commercializzate. Nel ciclo produttivo della Italcementi il rifiuto è lavorato negli impianti di Macinazione cemento cotto 2 (E 48) e 3 (E 50).


Nelle relazioni tecniche allegate alle comunicazioni di inizio attività la Italcementi ha prodotto il quadro delle emissioni per l'attività di recupero dei gessi desolfonati e dei rifiuti da refrattari indicando i limiti di emissione ai sensi del punto 1 dell'all. 1, suballegato 2 del D.M. 05.02.98 per il recupero di materia da rifiuti non pericolosi in processi a freddo.


Si sottolinea che il recupero dei rifiuti da refrattari è effettuato in un ciclo che prevede trattamento termico, pertanto i limiti di emissione sono calcolati come previsto dal punto 2 dell'allegato 1, suballegato 2 al DM del 5 febbraio 1998.


g. Le relazioni analitiche relative ai controlli delle emissioni prescritti dai decreti autorizzativi e prodotte dalla Italcementi non hanno evidenziato l'uso dei rifiuti nel processo produttivo, inoltre non è stato verificato il rispetto dei valore limite secondo il D.M. 5 febbraio 1998 nel recupero dei rifiuti.


h. Lo stoccaggio e la movimentazione del petcoke e delle materie prime (clinker argilla, perlite, gesso, sabbia, calcare) avvengono all'interno di un capannone a mezzo di gru a ponte. Tali operazioni, che producono consistenti emissioni diffuse all'interno del capannone ed all'esterno di esso poiché la parte superiore del lato ovest è priva di chiusura, non sono descritte nella documentazione tecnica, allegata alla richiesta di autorizzazione (rilasciata il 17.03.1994). Dette circostanze sono state evidenziate anche durante il sopralluogo effettuato dal Dipartimento ARPA di Palermo del 13.10.05 e del 06.12.05. Gli accorgimenti tecnici adottati non sono sufficienti al contenimento delle emissioni e non sono conformi a quanto prescritto dalla Parte I dell'Allegato V alla Parte Quinta del D.L.vo 152 del 3 aprile 2006. La Ditta non ha prodotto la documentazione inerente al contenimento delle emissioni diffuse in riscontro alla richiesta formulata durante il sopralluogo del 6 dicembre 2005.


i. La Ditta non ha prodotto ad oggi le relazioni sulle verifiche in campo preavvisate a partire dal 31/01/06.



Alla luce delle osservazioni riportate è opportuno che la Ditta produca agli Enti in intestazione ed all'Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente:


Scheda con potenzialità del mulino crudo (camino E14);


Relazione sul processo produttivo che preveda la fissazione o la combinazione di composti dello zolfo in percentuali non inferiori al 60%;


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Relazione con calcolo dei valori limite degli inquinanti conseguenti al recupero di materia dai rifiuti non pericolosi in processi termici secondo l'allegato 1, sub allegato 2, punto 2 al D. M. 5 febbraio 1998 per il recupero di rifiuti di refrattari (camini E14 ed E35);


Relazioni del ciclo produttivo attuale con esclusione degli impianti non utilizzati, sulla manutenzione attuata e sulla capacità funzionale nel caso di riattivazione degli stessi.


Richiesta di aggiornamento dell'autorizzazione in relazione alla variazione dell'assetto impiantistico, ovvero sui camini dismessi o inattivi, sulla variazione sul ciclo produttivo (E50), sulla natura del combustibile solido (petcoke), sul convogliamento e l'abbattimento delle emissioni prodotte dalla movimentazione delle materie prime e petcoke nel capannone e sul contenimento delle emissioni diffuse prodotte dallo stoccaggio e movimentazione del petcoke presso Pian dell'Aia. Le medesime modifiche dovranno essere apportate nella richiesta di Autorizzazione Integrata Ambientale.


Relazione sulle modalità di esecuzione e trasmissione dei dati rilevati in continuo (D.A. 187/17 del 04.04.1997) e delle verifiche in campo di cui all'Allegato VI alla Parte Quinta al D. L vo 152 del 3 aprile 2006 al fine di concordare con gli Enti preposti al controllo una specifica procedura.


OSSERVAZIONI:

Dalle analisi periodiche eseguite dall'Italcementi per i parametri esaminati, risulta il rispetto dei limiti di emissione imposti dalle autorizzazioni; utilizzando i dati delle analisi periodiche effettuate dal 15/03/05 al 23/03/05 è stata elaborata una tabella per la valutazione complessiva, relativa ai camini attivi ed al tempo di utilizzo degli impianti dichiarato, delle emissioni convogliate prodotte dallo stabilimento nei tre periodi temporali, orario, giornaliero e mensile.



Flusso massa N. Umida


(Kg/ora) (Kg/giorno) (kg/mese (30gg))



Polveri (Kg)


11 230 6.890


S02 (Kg)


114 2.706 81.172


N02 (Kg)


183 4.374 131.219



Come si evince dalla tabella precedente, la quantità totale degli inquinanti emessi in atmosfera, in considerazione delle portate e del numero dei camini di emissione, risulta notevolmente elevata.


Ancora più elevata risulterebbe la sommatoria delle concentrazioni totali degli inquinanti sommando i valori coincidenti con i valori limite prescritti come illustrato nella successiva tabella.



Flusso massa N. Umida


(Kg/ora) (Kg/giorno) (kg/mese (30gg))



Polveri (Kg)


33 686 20.582


S02 (Kg)


241 5.343 160.294


N02 (Kg)


719 16.023 480.679



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Inoltre risulta necessario tenere conto delle emissioni diffuse generate dalla movimentazione dei materiali polverulenti all'interno del capannone ed emesse all'esterno attraverso la parte superiore del lato ovest dello stesso priva di chiusura.


In prossimità di tale punto (camminamento capannone lato Capaci) e sulla terrazza esterna (lato Palermo), il Dipartimento ARPA ha effettuato alcuni campionamenti di polveri totali.



Campione Polveri (mg/Nm3)



1 (Lato chiuso) 0,189



2 (Lato chiuso) 0,328



3 (Lato chiuso) 0,128



4 (Lato aperto) 1,734



5 (Lato aperto) 1,446




I dati riferiti al lato aperto evidenziano che la concentrazioni delle polveri diffuse sono circa 10 volte maggiori rispetto ai valori rilevati sul lato chiuso.


Si allegano:


Allegato n°l Tabella riassuntiva Campionamenti eseguiti dal Dipartimento Provinciale


dell'ARPA all'Italcementi;


Allegato n°2 Verbale redatto il 13/10/05 dal Dipartimento Provinciale dell'ARPA;


Allegato n°7 Verbale redatto il 06/12/05, dal Dipartimento Provinciale dell'ARPA, ARPA Servizio ST IV, Provincia Regionale di Palermo;


Allegato n°3 Verbale redatto il 24/01/06 dal Dipartimento Provinciale dell'ARPA; Allegato n°5 Nota del Dipartimento Provinciale dell'ARPA protocollo n. 9945432 del 30.01.2006;


Allegato n°4 Verbale redatto il 17/03/05 dal Dipartimento Provinciale dell'ARPA; Allegato n°6 Rapporto di prova n. 20060113-378 del 19 gennaio 2006;


Dott.ssa M.R. Pecoraro (Provincia Regionale di Palermo)


ADT L. Mammana (Provincia Regionale di Palermo)


Dott. V. Ruvolo (Dipartimento ARPA Provinciale di Palermo)


Dott. A. Macaluso (Dipartimento ARPA Provinciale di Palermo)



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(Regione Siciliana)


ASSESSORATO TERRITORIO ED AMBIENTE
DIPARTIMENTO REGIONALE TERRITORIO ED AMBIENTE


Servizio 3 - Prevenzione dan'inquinamento Atmosferico


Unica Operativa 3. i. Autorizzazione alle emissioni in atmosfera


Prot.

del

Oggetto: Ditta Italcementi - Isola delle Femmine - Ricorso n. 1667/06.

Al T.A.R. Sicilia Sede di Palermo

In riscontro all'Ordinanza collegiale istruttoria n. 286/06, emessa sul ricorso n. 1667/06, trasmessa con nota n. 1395/06 dell'11.09.06 ed acquisita al protocollo di questo Assessorato con n. 60339 del 15.09.06, si rappresenta quanto segue.


A seguito di quanto richiesto nel corso della riunione tenutasi in data 12.06.06 presso gii Uffici di questo Servizio, la Ditta in oggetto, con nota deli'08.08.06, acquisita al protocollo di questo Assessorato con n. 52932 del 21.08.06, ha fornito una descrizione del ciclo produttivo e trasmesso elaborati grafici. Detta nota ha lo scopo di chiarire univocamente lo stato reale dell'impianto, in considerazione del fatto che, negli anni, sono stati apportati alcuni cambiamenti tali da renderlo non corrispondente con le autorizzazioni rilasciate e con i progetti approvati. Tali cambiamenti sono stati via via comunicati dalla Ditta, ma mai oggetto di opportuna autorizzazione e/o presa d'atto né di qualsiasi altro provvedimento di competenza di questa Amministrazione. Per questo motivo, a distanza di anni dalle comunicazioni comunque effettuate, dette modifiche saranno oggetto di una presa d'atto, mediante uno specifico decreto di ''aggiornamento", da parte di questo Servizio


Al contrario, non è mai stato comunicato l'uso del pet-coke come combustibile; da nessuno degli atti forniti dalla Ditta, né al momento della richiesta di autorizzazione, né nei certificati analitici sulle emissioni in atmosfera, né in comunicazioni di altro genere, risulta che il combustibile utilizzato fosse pet-coke. Infatti, laddove non si parla di generico combustibile solido, si indica il carbone o il polverino di carbone.


E' opportuno evidenziare che il carbone naturale ha caratteristiche chimico-fisiche e contenuto dì inquinanti (qualitativamente e quantitativamente) diverse dal pet-coke; pertanto non si tratta di un problema esclusivamente formale, bensì dell'impossibilità di prescrivere tutti gli accorgimenti atti a tutelare l'ambiente dall'impatto causato da una sostanza (pet-coke) avente un carico inquinante diverso rispetto a quella segnalata (carbone o polverino di carbone).


Pertanto questo Servizio non ha potuto né potrà limitarsi a "prendere atto': di quanto emerso nel corso di sopralluoghi degli Organi di controllo, ma deve impedire il protrarsi di un'attività non autorizzata né comunicata, ovvero l'uso di pet-coke come combustibile.

Detta combustione, e le fasi ad essa funzionali (stoccaggio, movimentazione, ecc...). potranno avvenire soltanto a seguito dell'eventuale ottenimento dell'autorizzazione prevista dall'ari. 269 del D. Lgs. 152/06, le cui procedure potranno essere attivate solo a seguito dì specifica istanza da parte della Ditta.
Pertanto, si confermano i contenuti della nota n. 48283 del 25.07.06, impugnata dalla Ditta in oggetto.

Si trasmette, in triplice copia, la documentazione sotto elencata:


1) D.A. n. 292/17 del 17.03.94,


2) Stralcio della Relazione tecnica (Ali. 1 al D.A. n. 292),


3) Tabella delle emissioni (Al!. 6 ai D.A. n. 292),


4) Stralcio delle schede tecniche dei punti di emissione (Ali. 12 al D.A. n. 292),


5) D.A. n. 871/17 del 06.10.94,


6) D.A. n. 141/17 del 15.03.95,


7) D.A. n. 187/17 del 04.04.97,


8) Verbale n. 9942393 del 14.10.05 del D.A.P. di Palermo,


9) Verbale n. 9944173 del 12.12.05 del D.A.P. di Palermo,


10)Verbale n. 9945311 dei 25.01.06 del D.A.P. di Palermo.

11)Relazione tecnica del 23.05.06 del D.A.P. e della Provincia Regionale di Palermo,


12)Verbale di riunione del 12.06.06,


13)Nota n. 48283 del 25.07.06 di questo Servizio


14)Nota dell'08.08.06 della Italcementi,


15) Nota n. 60837 del 18.09.06 di questo Servizio

IL RESPONSABILE/DEL SERVIZIO 3 (Dr. Chini. Gioacchino Genchi

(Regione Siciliana)

ASSESSORATO TERRITORIO ED AMBIENTE
DIPARTIMENTO REGIONALE TERRITORIO ED AMBIENTE


Servizio 3 - Prevenzione dan'inquinamento Atmosferico


Unica Operativa 3. i. Autorizzazione alle emissioni in atmosfera


Prot.

del

Oggetto: Ditta Italcementi - Isola delle Femmine - Ricorso n. 1667/06.

Al T.A.R. Sicilia Sede di Palermo
Oggetto: Ditta Italcementì - isola delle Femmine - Ricorso n. 1667/06.



Italcementi ViaG. Camozzì, 124 BERGAMO

p.c. Alla Provincia Regionale


Servizio Inquinamento Atmosferico Via San Lorenzo, 312 g/h PALERMO


Al "'DAR. di Palermo ,

Via Nairobi, 4 PALERMO

A! Comune di ISOLA DELLE FEMMINE (PA)

Questo Servizio, alla luce della documentazione prodotta dalla Italcementi con nota DCTI/SECO deH'08.08.06, acquisita ai protocollo di questo Assessorato con n. 52932 del 21.08.06, provvedere ad aggiornare le autorizzazioni alle emissioni in atmosfera concesse, con esclusione dell'uso del pet-coke.


L'uso di tale sostanza, infatti, per i motivi ampiamente illustrati nella citata nota n. 48283 e nef corso della riunione del 12.06.06, deve essere oggetto di apposita istanza che la Ditta dovrà produrre ai sensi dell'ari. 269 del D. Lgs. 152/06 e che questo Servizio dovrà valutare attivando le relative procedure tecnico-amministrative.


Si confermano, ovviamente, i contenuti e le disposizioni di cui alla citata nota n. 482S3 del 25.07.06.'


Si invita ad indicare quali sono i punti di emissioni interessati dalia movimentazione, stoccaggio e combustione de! pet-coke.


IL RESPONSABILE/DEL SERVIZIO 3 (Dr. Chini. Gioacchino Genchi)



27 dicembre 2008

Statistica Malattie e Forme Tumorali manifestatesi negli ultimi 25 anni a Isola delle Femmine

 

 

Statistica Malattie e Forme Tumorali manifestatesi negli ultimi 25 anni a Isola delle Femmine



http://www.isolapulita.it


27 dicembre 2008

PIANO DI CARATTERIZZAZIONE DI RAFFO ROSSO ITALCEMENTI

 

ITALCEMENTI PIANO CARATTERIZZAZIONE RAFFO ROSSO


1 Introduzione

In ottemperanza a quanto stabilito dalla Diffida del Sindaco di Isola delle Femmine prot.n.3975 del 15 marzo 2006, Italcementi S.p.A. con la presente intende formulare una proposta di piano di caratterizzazione ai sensi del D.M. 471/99 relativo alla area di deposito di combustibile solido (coke di petrolio) in località "Raffo Rosso".


Il piano, elaborato nel presente documento, è stato redatto con riferimento alle linee guida dell'Allegato 4 del D.M. n. 471/99 "Regolamento recante alteri, procedure e modalità per la messa in sicurezza, la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati, ai sensi dell'art. 17 del Decreto Legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni e integrazioni".


Come disposto dal D.M. 471/99, il piano di caratterizzazione in oggetto è articolato nelle seguenti sezioni:


• Raccolta e sistematizzazione dei dati esistenti: in questa sezione sono compendiati tutti i dati funzionali ad una dettagliata descrizione del sito in esame.


• Caratterizzazione del sito: sono sintetizzate le caratteristiche specifiche del sito in termini di natura del sottosuolo.


• Formulazione preliminare del Modello Concettuale: sono presi in esame i principali percorsi di migrazione delle potenziali sorgenti di contaminazione ed i potenziali recettori.


• Piano di investigazione iniziale: è descritto il piano di investigazione previsto al fine di approfondire e meglio comprendere la struttura del sottosuolo ed i fenomeni di contaminazione dello stesso.

2 Normativa per la tutela del suolo e del sottosuolo

II riferimento normativo per la valutazione dello stato di contaminazione di un sito è l'articolo 17 del Decreto Legislativo 5 Febbraio 1997, n. 22 dal titolo "Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CEE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio", pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio 1997. In tale articolo è indicato come compito del Ministero dell'Ambiente predisporre i criteri, le procedure e le modalità per la messa in sicurezza, la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati.


In ottemperanza a tale articolo è stato emanato il Decreto Ministeriale n° 471 del 25 ottobre 1999, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 15 dicembre 1999, che rappresenta il decreto di attuazione di quanto preliminarmente predisposto dall'art. 17 del D.Lgs.22/97.


In particolare, in tale Decreto Ministeriale, sono definiti:


• i limiti di accettabilità della contaminazione dei suoli, delle acque superficiali e delle acque sotterranee in relazione alla specifica destinazione d'uso dei siti;


• le procedure di riferimento per il prelievo e l'analisi dei campioni;


• gli elementi e le informazioni che debbono essere inserite nella redazione del Piano di Caratterizzazione;


• i criteri generali per la messa in sicurezza, per la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati e per la redazione dei relativi progetti.


Sono inoltre esplicitati, anche se già delineanti nel precedente art. 17 del D.Lgs.22/97, i tempi e le modalità di notifica di pericolo di inquinamento e gli interventi di messa in sicurezza d'emergenza da predisporre da parte di chi cagiona un inquinamento. Sono inoltre esplicitate le modalità di comportamento per interventi ad iniziativa degli interessati, i criteri di bonifica e i protocolli per lo sviluppo e l'applicazione dei piani di bonifica stessi.

3 Raccolta e sistematizzazione dei dati esistenti


3.1 Inquadramento territoriale


II sito si trova nel Comune di Isola delle Femmine (PA) a circa 12 Km da Palermo lungo l'autostrada Palermo - Mazara del Vallo, è delimitato a Sud dai rilievi dei Monti di Palermo e a Nord dal Mar Tirreno.


Gli altri centri urbani circostanti sono quelli di Capaci a 2 km e il quartiere di Sferracavallo a 4 Km. Nella zona vi sono piccoli insediamenti industriali e artigianali. Oltre alla ferrovia, l'altra importante infrastruttura viaria è costituita dall'autostrada A29 il cui tracciato lambisce la cementeria.


L'area di deposito di combustibile solido (pet-coke), a servizio della cementeria di Isola delle Femmine, si trova tra l'autostrada e il versante roccioso che si raccorda alla fascia litoranea pianeggiante.


3.2 Evoluzione storica del Sito


A partire dal 1958 presso il sito ha avuto luogo la coltivazione della cava di calcare, denominata "Raffo Rosso", per la produzione di materia prima per la cementeria di Isola delle Femmine. L'attività di cava è proseguita fino al 2000.


A partire dal 2001, presso la località Raffo Rosso si è effettuata l'attività di deposito del combustibile solido (pet-coke) e tale attività, descritta in seguito, è tuttora in essere.


3.3 Descrizione delle attività in essere


Presso l'area di "Raffo Rosso" è realizzato uno stoccaggio di combustibile solido (pet-coke), tale da garantire l'autonomia funzionale degli impianti della cementeria di Isola delle Femmine e da consentire la ricezione del prodotto scaricato da navi delle dimensioni utilizzate per il trasporto marittimo di combustibili solidi.


Il suddetto carbonile è realizzato ed esercito in virtù dell'Autorizzazione Edilizia n. 10/2001, rilasciata dal Comune di Isola delle Femmine il 5/4/2001.


Il deposito è costituito da un cumulo a cielo aperto di dimensioni massime pari a:


• larghezza 40 m

• lunghezza 150 m

• altezza 5 m


per un volume stimato di 24000 m3 (pari a circa 20000 t).


Il combustibile è trasportato dal porto di Palermo al deposito tramite automezzi. Le varie fasi di movimentazione sono effettuate tramite apposite pale gommate, che provvedono, oltre alla formazione del cumulo, alla ripresa del combustibile ed al carico degli automezzi impiegati per il trasporto al capannone di stoccaggio presso la cementeria.


Il deposito si trova in una zona non visibile dall'esterno, in quanto delimitata da scarpate su tre lati e dal fianco della collina sul quarto. In particolare il piano di fondo è a quota pari a circa 7 m s.l.m., mentre la sommità delle scarpate si trova a quote variabili tra i 30 e 40 m s.l.m.


Il fondo del deposito è impermeabilizzato tramite la stesura di uno strato di circa 50 cm di argilla rullata e compattata. La pendenza del fondo è stata rimodellata in modo da far confluire l'acqua piovana in una fossa di raccolta anch'essa impermeabilizzata, da cui le acque sono recuperate in ricircolo ed inviate tramite una stazione di pompaggio al serbatoio di alimentazione dell'impianto di spruzzamento del cumulo stesso, costituito da quattro irrigatori posti ai lati maggiori del cumulo di pet-coke allo scopo di garantire alla superficie del cumulo un'idonea umidità, funzionale sia ad evitare la dispersione di polveri che come misura antincendio.


Si rimanda agli Allegati 1 e 2 per un inquadramento planimetrico e per le sezioni dell'area di cava adibita a stoccaggio di pet-coke.


3.4 Messa in sicurezza dì emergenza


Con riferimento al punto 1 della Diffida del Sindaco di Isola delle Femmine del 15 marzo 2006 (messa in sicurezza di emergenza), si precisa che per far fronte ad eventi di natura meteorica eccezionali (quali quelli registrati negli scorsi mesi) è stata portata a termine una serie di operazioni mirate alla riduzione del rischio di "straripamento" della fossa di contenimento delle acque meteoriche, consistenti nella realizzazione di argini atti a migliorare la regimazione delle acque piovane nell'area del carbonile ed il loro drenaggio verso la vasca di raccolta.


È inoltre in corso di realizzazione una vasca per il lavaggio delle ruote dei mezzi di movimentazione del combustibile, al fine di evitare il trascinamento di residui di pet-coke all'esterno dell'area di stoccaggio.



4 Caratterizzazione del sito


4.1 Area di studio


L'area di deposito di combustibile solido in località "Raffo Rosso", a servizio della cementeria della Italcementi S.p.A. di Isola delle Femmine, si colloca nell'area di un'antica falesia.


Infatti percorrendo la zona dal mare verso l'interno si nota una prima fascia, localmente poco estesa, con andamento subpianeggiante in cui ritroviamo l'insediamento urbano di Isola delle Femmine e alcune importanti strutture viarie.


Questa fascia costiera è chiusa verso Est da un'alta parete con andamento subverticale, il Raffo Rosso, che localmente si spinge fino ad una quota massima di circa 560 m slm.


Ai piedi della ripida parete del Raffo ritroviamo una zona di transizione in cui il detrito di falda, originato dalla caduta di materiali rilasciati dalla parete subverticale sotto l'azione degli agenti atmosferici, raccorda la fascia costiera con l'area a monte, con andamento variabile da punto a punto, con inclinazione media intomo ai 30-35° sull'orizzontale.


Per una visione d'insieme della cava e delle aree circostanti si vedano le figure 1 e 2 alle pagine seguenti.


L'evoluzione geologica dell'area ha creato geometrie particolari che nel tempo si sono arricchite di materiale organico in modo diversificato a seconda della posizione e della morfologia; il risultato è un territorio estremamente vario da un punto di vista delle potenzialità pedologiche e quindi della vegetazione che vi si è insediata.


La morfologia particolare dei luoghi con le associazioni naturali proporzionate alle diverse acclività ed alle differenti peculiarità dei suoli portano in conclusione ad un paesaggio molto caratteristico.


La fascia costiera ad andamento pianeggiante ha una modestissima estensione ed è completamente urbanizzata con la presenza dell'abitato di Isola delle Femmine e, per la parte più orientale, con insediamenti produttivi tra cui la cementeria della Italcementi S.p.A..


Quest'area è chiusa verso monte dall'autostrada Palermo - Punta Raisi, oltre la quale si ritrova una zona con modesti insediamenti artigianali e di piccola industria distribuiti lungo l'asse autostradale.



Risalendo ancora verso monte l'inclinazione dei terreni aumenta progressivamente e diminuisce la fertilità del suolo a causa del substrato arido che vi si ritrova (detrito di falda). Di conseguenza ritroviamo una fascia molto prossima alle pareti subverticali del Raffo Rosso caratterizzata da modesta o nulla vegetazione e quindi sostanzialmente esente da utilizzazioni di tipo agricolo ed abitativo.


Per tale fascia l'unica utilizzazione del passato è stata una pastorizia modesta per le caratteristiche vegetazionali della zona e per la limitata estensione dell'area disponibile.


Infatti il territorio di cui si tratta, pur così vario per morfologia e caratteristiche naturali, è assai ridotto in estensione dal momento che nella zona della cementeria la distanza tra il mare e i punti più elevati del detrito di falda alla base del Raffo Rosso è di circa 1400 m.


Nella fascia tra l'autostrada e la base delle pareti subverticali è stata in passato coltivata la cava di calcare denominata "Raffo Rosso", il cui nome richiama il versante omonimo.


4.2 Geologia dell'area


L'area oggetto del presente piano di caratterizzazione fa parte delle unità calcaree mesozoico - terziarie dei Monti di Palermo.


Questo complesso sottoposto ai regimi tettonici compressivi alpini è stato scomposto in una serie di falde che sono impilate le une sulle altre a partire dal Miocene.


In particolare la zona in esame appartiene all'unità carbonatica di piattaforma che dall'alto verso il basso è organizzata con :


• calcari grigi o grigio nocciola ben stratificati da compatti a mediamente fratturati, calcareniti e brecce del Paleocene- Cretacico medio superiore che ritroviamo nella parte alta del Raffo Rosso;


• calcari grigi o grigio nocciola, calcareniti oolitiche e brecce da compatti a mediamente compatti del Cretacico inferiore - Giurassico superiore che emergono nella parte bassa della cava.


Per una visione d'insieme della distribuzione delle diverse formazione si può fare riferimento alla planimetria geologica di cui alla seguente fig. 3.


Il rilievo del Raffo Rosso è rappresentato da una dorsale allungata in direzione N-S il cui versante occidentale, alle cui pendici si collocave la cava, costituiva un'antica falesia con alte pareti rocciose strapiombanti con inclinazioni di 60-70°.


Per una visione d'insieme della particolare altimetria della zona si può fare riferimento ad una vista fotografica "di profilo" della zona del deposito di combustibile solido di cui alla fig.4.


Alla base della parete sub-verticale si ritrova un detrito di falda derivato dalla degradazione della parete stessa sotto l'azione degli agenti atmosferici che si dispone alle pendici delle pareti del Raffo Rosso con inclinazioni variabili intorno ai 300-350.


All'interno di detto detrito di falda (ghiaione) si notano variazioni granulometriche che denunciano irregolarità di alimentazione e ricementazioni secondarie che originano crostoni e ammassi distribuiti senza ordine.


Nel tempo si è avuto un costipamento del materiale brecciato con trasporto dei fini negli interstizi e ricementazioni tanto che di massima all'interno si possono distinguere due livelli.


Un primo livello superficiale è in genere rappresentato da materiale relativamente sciolto con blocchi e ghiaie grossolane a scarsa matrice ghiaiosa e forma i coni di detrito attuali immediatamente a ridosso delle scarpate rocciose sovrastanti.


Un secondo livello invece presenta granulometria assai variabile con cementazione mediamente più spinta fino ad arrivare a zone con forte cementazione. In tale livello si distinguono fasce a colorazioni diverse (grigio, giallastro e rossiccio) e si ritrovano lenti sabbiose poco cementate e talora livelli di terra rossa derivante dal disfacimento del calcare.


Si veda a tale proposito la planimetria geologica di fig. 3 prima citata e anche due sezioni verticali indicative delle fìgg. 5 e 6 alle pagine seguenti.


La roccia madre è caratterizzata da un alto contenuto in CaCO3. Pertanto la parte bassa della cava (zona della cava a fossa), in cui si sfruttava tale formazione, produceva un materiale ad alto titolo calcimetrico e assai costante per caratteristiche chimiche e chimico-fisiche.


Per contro nella zona del detrito di falda si ha in media un tenore in CaCO3 inferiore a causa delle alterazioni subite e della presenza di granulometrie fini in cui si concentrano i residui insolubili. Tra l'altro il materiale prodotto in questa fascia presenta una discreta variabilità di caratteristiche chimiche e chimico-fisiche.


Da un punto di vista idrogeologico si nota che la formazione originaria presenta una permeabilità variabile in funzione della fratturazione delle litologie carbonatiche tanto che le acque meteoriche possono penetrare in profondità fino al contatto con il Flysch Numidico sottostante. Lungo tale contatto il drenaggio avviene direttamente verso il mare oppure verso zone costiere particolarmente disturbate per faglie e piegamenti.


Il detrito di falda è altrettanto permeabile a causa della elevata porosità del materiale..


Nella ex zona estrattiva non sono rilevate interferenze degli scavi con le falde che restano confinate circa al livello del mare al di sotto della quota finale di scavo; il piazzale di fondo scavo si colloca infatti mediamente a 7 m s.I.m..


Per quanto concerne la stabilità dei versanti naturali e artificiali in essere e futuri si può fare riferimento alla relazione geotecnica di verifica allegata.


Da dette verifiche emerge che sia nella parte di scavo in calcare compatto (scavo a fossa) che nelle zone in cui i fronti di cava sono aperti nel detrito di falda si hanno buone condizioni di stabilità.



5 Formulazione preliminare del modello concettuale


II modello è sviluppato sulla base delle attuali conoscenze del sito e pertanto passibile di modifiche ed affinamenti dipendenti dall'acquisizione di ulteriori dati specifici, a seguito di indagini dirette.


5.1 Modello idrogeologico identificato


Sulla base delle informazioni raccolte, dall'analisi dati esistenti nonché attraverso i dati emersi dal rilevo di campagna è stato possibile identificare un modello idrogeologico schematizzato graficamente nella figura 7.


Questo modello prevede un acquifero a pelo libero sovrapposto ad una zona di saturazione ad acqua salata/salmastra con direziono prevalente del flusso freatico in direzione E-W (da monte verso mare).


Sulla base delle informazioni fin qui raccolte, è stato possibile verificare che possono esistere, nell'area in studio, significative variabilità laterali nella distribuzione della falda acquifera presumibilmente legate a:


• asimmetrie laterali nella permeabilità dei complessi d'imposta dell'acquifero;


• riduzione areale della freatica causa sovrasfruttamento dell'acquifero di falda;


Nel sito oggetto del presente studio, qualora dovesse essere accertata a mezzo indagini la presenza di falda idrica, questa, sulla base del modello idrogeologico ipotizzato, dovrebbe collocarsi a breve profondità dal p.d.c. (2-5 m) considerato che in passato la coltivazione in fossa della cava Raffo Rosso ha prodotto un abbassamento del piano originario di campagna di circa 30 m.


5.2 Le fonti di inquinamento


II sito in oggetto è sede di un deposito di Pet-Coke (combustibile solido) destinato all'utilizzo nel forno per la produzione di clinker della vicina cementeria dì Isola delle Femmine.


Sono pertanto sono da tenere in considerazione, nel processo di formulazione del modello concettuale le probabilità di formazione:


di un percolato contaminato da IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e/o metalli pesanti quali vanadio e nichel;


di polveri sottili che possano contaminare i suoli vicini al deposito.


Gli ambienti naturali particolarmente vulnerabili a possibili fonti inquinanti possono essere identificati:


nell'ambiente suolo;


• nell'ambiente sottosuolo ed in particolare le acque di falda freatica se presenti.

L'ambiente suolo


L'ambiente suolo può ricevere contaminazione non solo attraverso la dispersione di polveri veicolate dai venti ma principalmente attraverso le polveri veicolate all'operatività dei mezzi meccanici addetti al movimento e trasporto dello stesso coke. Deve pertanto essere valutato se questo tipo di contaminazione esterna al sito può essere considerata dannosa o potenzialmente trascurabile.


L'ambiente sottosuolo


Considerata l'unicità tipologica del materiale depositato nel sito, nonché l'assetto morfologico e litologico dei terreni d'imposta descritti in precedenza, si può ragionevolmente ipotizzare che i maggiori impatti potenziali siano imputabili ad eventuali infiltrazioni nel sottosuolo di percolato contaminato proveniente dal dilavamento del materiale del combustibile solido quali idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti (Nichel, Vanadio).


Tuttavia è stata però accertata la presenza di una impermeabilizzazione del fondo dell'area di stoccaggio di combustibile solido con materiali argillosi rullati e costipati meccanicamente oltre ad un sistema di raccolta delle acque di prima pioggia che vengono raccolte e fatte convogliare in una vasca di drenaggio, impermeabilizzata.


Le acque così raccolte sono recuperate e inviate ad un sistema di ricircolo utilizzato per lo spruzzamento, attraverso irrigatori, del deposito stesso allo scopo di garantire un grado di umidità tale da evitare la dispersione di polveri nell'ambiente circostante.


Nella porzione di territorio interessata da suolo-sottosuolo devono pertanto essere verificati, per scongiurare fenomeni di contaminazione, la presenza di valori di concentrazione limite accettabili così come previsto dalla Tabella 1 dell' Allegato 1 del D.M. 471/99 per i siti destinati ad uso commerciale o industriale.


5.3 Percorsi potenziali di inquinamento


Considerate le potenziali caratteristiche di permeabilità dei terreni d'imposta del deposito (roccia nuda) il percolato, prodotto dalle azioni di dilavamento delle acque meteoriche sul combustibile solido di Pet-Coke, potrebbe:


• infiltrarsi sotto il substrato impermeabile di natura argillosa, posto alla base del deposito, con la possibilità di inquinare aree esterne al deposito;


• infiltrarsi, attraverso i punti di debolezza strutturale e/o granulometrica dell'impermeabilizzazione di fondo direttamente nel bedrock sottostante con inquinamento diretto dei relativi corpi idrogeologici sotterranei.


In entrambi i casi, vista la natura morfologica e geologica del sito, gli eventuali apporti inquinanti prevalenti possono essere considerati come localizzati all'interno della cava a fossa. Pertanto, qualora necessario, possono essere ipotizzati eventuali progetti di recupero e messa in sicurezza circoscritta alla superficie occupata dal deposito.


5.4 Bersagli dell'inquinamento


Vista la particolare configurazione geologica e geomorfologica del sito i principali bersagli di contaminazione possono essere individuati:


• nei suoli prossimi all'area di deposito a causa della contaminazione da polveri sottili di Pet-Coke per trasporto del vento e per veicolazione di polveri ad opera dei mezzi meccanici;


• nelle falde freatiche sotterranee, se presenti, per contaminazione diretta dalle acque di falda ad opera di soluzioni percolanti contaminate da IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e/o metalli.


6 Piano di investigazione iniziale


Nella presente sezione si descrive, sinteticamente, il programma delle indagini geognostiche in sito e in laboratorio finalizzate alla caratterizzazione del suolo e del sottosuolo dell'area oggetto della caratterizzazione.


In particolare, il programma redatto sulla base delle indicazioni contenute nel D.M. 25/10/1999 n. 471 All. 2 prevede l'esecuzione di n. 6 sondaggi geognostici meccanici, a rotazione a carotaggio continuo, prelievo di campioni sia di rocce che di acque, prove di permeabilità in foro, installazione di tubi piezometrici. (All. 3 - Stralcio planimetrico scala 1:2.000).


Il programma di investigazione iniziale prevede, infatti, l'esecuzione di cinque sondaggi denominati S1, S2, S3, S4, e S5, ubicati all'interno dell'area di stoccaggio, di profondità mediamente pari a circa m 10 p.c., mentre il sesto sondaggio S6 sarà eseguito esternamente all'area da indagare , e raggiungerà la profondità di circa 30/35 m dal p.c


Dal sondaggio S6 verranno prelevati "campioni del fondo naturale”.


Il carotaggio sarà effettuato con metodi di perforazione idonei utilizzando carotieri adatti a prelevare campioni di roccia indisturbati evitando fenomeni di surriscaldamento; nel corso delle perforazioni saranno inoltre adottati accorgimenti necessari allo scopo di evitare immissioni nel sottosuolo di sostanze estranee (rimozione dei lubrificanti dalle filettature, uso di corone o scarpe non verniciate etc.).


Nel corso dei sondaggi geognostici si prevede di prelevare, secondo le modalità di prelievo, conservazione e trasporto previste dalla vigente normativa n. 12 campioni di roccia (mediamente 2 per sondaggio) da sottoporre a prove ed analisi di laboratorio per il controllo e la verifica di eventuali sostanze inquinanti presenti richiamati nella nota A.R.P.A. del 30/01/2006 ossia gli IRA (idrocarburi policiclici aromatici) il vanadio e il nichel ed in aggiunta a questi Cromo (VI) e Cromo Totale.


Verranno inoltre istallati nei fori di sondaggio n. 4 piezometri di cui tre all'interno dell'area di stoccaggio (S2, S3, S5) e uno a monte di essa (S6), per la verifica e il controllo della circolazione idrica sotterranea (in "ingresso" e in "uscita") considerando che la direzione di flusso delle acque sotterranee si muove da monte verso valle.


In questa fase si prevede infine il prelievo, secondo le modalità previste dalla normativa (campionatore pneumatico o elettropompa sommersa), di n. 8 campioni di acqua che saranno sottoposti ad analisi chimiche in laboratorio per la determinazione di eventuali inquinanti presenti richiamati nella già citata nota A.R.P.A..


In particolare, le metodologie analitiche di laboratorio per quanto riguarda gli IPA verranno effettuate mediante gas-massa previa estrazione con solvente organico (cloroformio); la metodologia è la stessa sia su solido che su liquido.


Per quanto attiene, infine, la determinazione del nichel, del vanadio e del cromo su campioni di roccia e di acqua, quest'ultima sarà effettuata mediante spettrofotometria di assorbimento atomico (AAS). Sul campione di roccia, in particolare, l'analisi verrà svolta previa solubilizzazione in acido dello stesso.


7 Allegati

Allegato 1: Deposito carbone in località Raffo Rosso - Pianta (Dis. 870203042PE)

Allegato 2: Deposito carbone in località Raffo Rosso - Sezioni (Dis.870203043PE)Allegato 3: Stralcio planimetrico scala 1:2.000


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27 dicembre 2008

DIFFIDA DEL COMUNE DI ISOLA ALLA ITALCEMENTI PER PET-COKE

 

 

COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE


PROVINCIA DI PALERMO




Protocollo n. 3975


Del 15/03/2006

II SINDACO


VISTA la nota dell'A.R.PA, introitata il 31/01/2006 - protocollo n. 1554, con cui viene trasmessa la relazione di sopralluogo effettuato presse il deposito di combustibile solido (pet-coke) sito in questo Comune, in località Raffo Rosso della ditta ITALCEMENTI s.p.a. - stabilimento sito in via Delle Cementerie n. 10;


VISTA la nota dell'AUSL 6, Dipartimento di Prevenzione del 10/03/2006 prot. 437/IP, introitata al nostro protocollo n. 3965 del 15/03/2006, con la quale si chiede di adottare i necessari provvedimenti al fine di salvaguardare l'ambiente dalle situazioni di pericolo;


PRESO ATTO dalla relazione sopra citata che in riferimento al sopralluogo effettuato dall'A.R.P.A. è risultato che:


1. il deposito di pet-coke viene effettuato in una parte di un'area allocata in una zona precedente oggetto di attività estrattiva, impermeabilizzata con cm. 50 circa di argilla;


2. L'area esterna confinante con l'area di stoccaggio non è stata impermeabilizzata in alcun modo e presenta un terreno di tipo calcareao;


3. complessivamente l'area non impermeabilizzata presenta alcune pozze d'acqua e varie quantità di pet-coke, sparse sul terreno;


4. le acque di percolamento dovrebbero essere convogliate all'interno della vasca esclusivamemente grazie alla pendenza del fondo del sito si stoccaggio. Un sistema di galleggiamenti dovrebbe garantire che il livello delle acque non superi i margini della vasca.


5. nella zona limitrofa alla vasca di raccolta acque si è osservato invece uno straripamento dell'acqua stessa sull'area circostante non impermeabilizzata. In particolare questa zona presenta evidenti segni di contaminazione, quali il colore del terreno molto scuro in maniera compatta ed estesa in tutto lo stato superficiale, oltre a diversi pezzi di pet-coke.


CONSIDERATO che è necessaria la messa in sicurezza del sito, come prescritto nella relazione a firma del dirigente chimico del Dr. Anna Abita e del Direttore Luigi Librici;


VISTA il D.M. del 25/10/1999 - n. 471;


VISTI gli atti;


per tutto quanto sopra


DIFFIDA


(Al SENSI DEL D.M. 25/10/1999- N. 471 -ART. 8)


La ditta ITALCEMENTI s.p.a. ad adottare i necessari interventi di messa in sicurezza d'emergenza, di bonifica e ripristino ambientale, ai sensi e per gli effetti dell'art. 8-9-10 e 11 di cui al DM 471/1999, come meglio indicato nella nota dell'ARPA del 30/01/2006, ovvero:


1. messa in sicurezza di emergenza per quanto concerne lo straripamento delle acque dalla vasca di raccolta, il materiale depositato sull'area non impermeabilizzata e la mancanza di una protezione di una scarpata confinante a nord con l'area di stoccaggio;


2. caratterizzazione di tutta la zona limitrofa al deposito ed interessata dalla contaminazione del pet-coke, sia per quanto concerne le acque sotterranee che il suolo e sottosuolo, al fine di valutare la necessità di un intervento di bonifica.


3. adeguata impermeabilizzazione di tutto il fondo della cava, a prescindere dall'esito della caratterizzazione, in modo da avere delle zone sicure, limitrofe al deposito, su cui effettuare le attività di manutenzione e di transito dei mezzi che compiono le operazioni di carico e scarico. A tale proposito andrebbe inoltre predisposta una zona di lavaggio dei mezzi, in modo da evitare la diffusione del pet-coke nelle aree circostanti.


4. realizzazione di una canalizzazione di drenaggio per le acque di percolazione.


5. predisposizione di un piano di monitoraggio sulle acque e sull'area per controllare rispettivamente l'efficacia del sistema di impermeabilizzazione ed il contenimento delle emissioni diffuse.


Si allega copia della nota dell'AUSL e copia del verbale dell'ARPA.

IL SINDACO Prof. Gaspare Portobello




27 dicembre 2008

FORUM NAZIONALE DELL'ACQUA

 

MANIFESTO DEL FORUM SOCIALE “ACQUA” della Provincia di Palermo



MANIFESTO DEL FORUM SOCIALE “ACQUA” della Provincia di Palermo



L’acqua è un bene comune ed un diritto di tutti.





Il Forum Sociale “Acqua” della Provincia di Palermo,




aderendo alle quattro idee chiave espresse dal "Manifesto italiano del Contratto Mondiale dell'Acqua":




- fonte insostituibile di vita, l'acqua deve essere considerata un bene comune patrimonio dell'umanità e degli altri organismi viventi



- l'accesso all'acqua, potabile in particolare, é un diritto umano e sociale imprescrittibile che deve essere garantito a tutti gli esseri umani indipendentemente dalla razza, l'età, il sesso, la classe, il reddito, la nazionalità, la religione, la disponibilità locale d'acqua dolce



- la copertura finanziaria dei costi necessari per garantire l'accesso effettivo di tutti gli essere umani all'acqua, nella quantità e qualità sufficienti alla vita, deve essere a carico della collettività, secondo le regole da essa fissate, normalmente via la fiscalità ed altre fonti di reddito pubblico. Lo stesso vale per la gestione dei servizi d'acqua (pompaggio, distribuzione e trattamento)



- la gestione della proprietà e dei servizi é una questione di democrazia. Essa é fondamentalmente un bene primario dei cittadini e non merce dei distributori e dei consumatori




si costituisce con le seguenti finalità:




- promuovere la conoscenza pubblica, collettiva sui problemi dell'acqua per favorire una partecipazione effettiva dei cittadini alla gestione democratica dell'acqua a livello locale/regionale e nazionale/internazionale



- costruire una piattaforma generale sull’intero ciclo dell’acqua, che comprenda tutte le possibili vertenzialità sulla tutela del diritto e la conservazione della risorsa



- promuovere mobilitazioni territoriali a favore di una maggiore consapevolezza dei cittadini, per far conoscere i temi riguardanti la gestione delle acque e promuovere l’introduzione di buone prassi



- agire al fine di inserire la politica dell’acqua nell’agenda delle istituzioni territoriali al fine di contrastare la privatizzazione, porre fine al "mal-governo" delle risorse idriche, focalizzare le conseguenze degli inquinanti agricoli ed industriali



- confrontarsi ed interloquire con le istituzioni sui temi relativi alle politiche relative all’acqua



- proporre l’istituzione di Consulte Cittadine per l’Acqua, da interpellare per la gestione delle risorse e nell’ambito della definizione delle strategie, dell’attuazione e del monitoraggio del Piano di Tutela delle Acque



- sensibilizzare l'opinione pubblica al fine di assicurare entro il 2020 l’accesso all’acqua a tutti gli abitanti della Terra


- favorire la connessione con altre esperienze di lotta e di mobilitazione sui beni comuni


- redigere studi di settore, documenti e rapporti sull’Acqua in Sicilia


- sensibilizzare le nuove generazioni attraverso iniziative di educazione allo sviluppo e alla sostenibilità


- promuovere iniziative a sostegno della gestione responsabile delle acque per la tutela ed il mantenimento degli ecosistemi e degli ambienti seminaturali e rurali



- proporre:


il piano di accesso/diritto, ossia del principio della presa a carico da parte della collettività del finanziamento dei costi relativi al diritto d'accesso per tutti i cittadini a 50 litri d'acqua di qualità sufficiente, al giorno per persona, per usi domestici tramite meccanismi fiscali giusti, equi e solidali;


il piano dell'uso al di là dell'accesso/diritto: ogni cittadino dovrà pagare l'acqua utilizzata al di là dei 40 litri su basi progressive in funzione della quantità e secondo regole precise tenenti conto della finalità dei diversi usi, dei contesti territoriali e di altri parametri significativi;


il piano contro l'abuso : a partire da un livello d'uso definito, entra in azione il divieto e la corrispondente penalizzazione. Il principio "chi inquina paga" non può, infatti, essere il principio guida generale per una gestione integrata, sostenibile e solidale dell'acqua.


Acqua, un diritto universale
di Emilio Molinari, Rosario Lembo

Il 10 dicembre 2008 è stato il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani. Quale diritto umano è più universale, più naturale, più vitale, del diritto all'acqua? Eppure L'Onu, L'Ue, i G8, la stragrande maggioranza dei governi del mondo compreso il nostro, si rifiutano di dichiarare l'acqua come Diritto umano e si rifiutano di definire 50 litri di acqua di buona qualità per persona al giorno, come la quantità minima per vivere dignitosamente, così come afferma l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). L'Onu non si pronuncia e il suo Consiglio dei diritto umani nel marzo scorso ha rinviato di tre anni il rapporto sui diritti umani.
Ma nel nostro paese nessuno sembra indignarsi per questo. L'acqua è un Bene comune? Lo afferma il Compendio alla dottrina sociale della Chiesa, il Cnel sostiene che non è un prodotto commerciale e persino il ministro Tremonti dichiara che non può essere regolato dal mercato. Ma il 6 agosto il parlamento italiano ha votato la legge 133 dove all'articolo 23 bis, si fa obbligo ai comuni di privatizzare tutti i servizi pubblici locali, compresi i servizi idrici, dichiarandoli servizi di «rilevanza economica», in una parola l'acqua potabile diventa un bene economico la cui gestione è affidata al mercato. Inoltre, cosa vuol dire privatizzare tutti i servizi pubblici locali? E' lo svuotamento più clamoroso della funzione dei comuni e della democrazia. Cosa resta ai comuni? Gestire le paure dei cittadini? Vendere territorio, parchi e coste agli speculatori di sempre per fare cassa? Mettersi a giocare in borsa con i derivati?
Succede in Italia. E alla Lega vorremmo dire: che senso ha parlare di federalismo quando i beni comuni fondamentali dei territori, vengono consegnati a multinazionali? Privatizzare tutta l'acqua potabile del nostro paese è un terribile salto nel buio, è privatizzare la vita stessa dei cittadini italiani, giocarla in borsa, consegnarla al profitto privato, nelle mani di un cartello monopolistico di 4 multiutility (Acea- Iride- Hera-A2A) , di 2 multinazionali francesi Suez-Lyonnais des eaux e Veolia, di alcune banche come il Monte dei Paschi e a imprenditori come Caltagirone e Pisante. E' inutile girare attorno alle parole: le privatizzazioni, la legge 133, l'art. 23 bis sono una nuova tangentopoli italiana, la conferma che nel nostro paese la questione morale è completamente trasversale.
Succede in Italia, mentre il comune di Parigi toglie a Suez e Veolia il servizio idrico e lo riprende nelle proprie mani pubbliche, mentre paesi dell'America latina dichiarano nelle Costituzioni che l'acqua è un diritto umano e un bene comune pubblico. Mentre nella stessa Europa il Belgio dichiara con leggi che l'acqua è un bene comune da gestire come servizio pubblico, in Italia la politica nel suo insieme partorisce la legge 133 art. 23 bis. Eppure pochi sembrano indignarsi col governo che mette ai voti una simile legge e con l'opposizione che lo attacca perché non ha privatizzato con più decisione. Nessuno si ribella né scende nelle piazze o sommerge con una valanga di mail i propri partiti. Qualche sindaco ha un moto di dignità, protesta, oppone resistenza, qualche coraggioso giornalista denuncia con forza la gravità di quanto sta accadendo, ma l'indifferenza della società civile sconcerta. Per l'acqua potabile, nelle mani delle multinazionali o della criminalità organizzata, per l'aria di cui si vendono le quote di inquinamento, per le morti sul lavoro, il cibo, la privatizzazione delle Università e della conoscenza, per i grandi diritti universali, sociali e collettivi, non c'è indignazione, né mobilitazione, nemmeno tra i lavoratori, chiusi di fatto in una dimensione corporativa. Solo gli studenti, con la loro lotta si collocano in questo passaggio epocale che è la mercificazione dei beni comuni di cui la 133 è la concretizzazione.
L'acqua che pure è donna e madre, è fertilità, non suscita reazioni nei movimenti femminili e femministi, e come nei movimenti per i diritti degli omosessuali. Eppure il diritto negato all'acqua, discrimina chi non ha i mezzi per pagarla e è la negazione d'ogni civiltà. Il bene comune chiede a tutti di cogliere l'interesse generale, il contenuto che unifica l'intera comunità e la chiama alla partecipazione.
Ecco perché In occasione della giornata Mondiale dei Diritti Umani, come Comitato italiano per un contratto mondiale sull'acqua lanciamo un appello a tutti i movimenti, affinché condividano la nostra indignazione e lottino con noi.
E' un appello che rivolgiamo anche alla Chiesa italiana e alle sue massime autorità che proclamano il diritto alla vita nelle scelte personali, ma tacciono sulla vendita obbligata del dono di dio e non denunciano il mancato riconoscimento dell'universale diritto sociale e collettivo all'acqua per tutti.
Chiediamo al Parlamento europeo che concretizzi i principi della risoluzione del marzo 2006 sul carattere pubblico dei servizi idrici, alla commissione europea affinché al 5° Forum Mondiale di Istanbul riconosca il diritto all'acqua e affidi all'Onu il Forum mondiale. Ai parlamentari italiani chiediamo un ripensamento sull'articolo 23 bis e un piano di investimenti pubblici per riparare le reti idriche e per finanziare progetti pubblici che portino l'acqua potabile a chi nel mondo non ne ha.
L'Onu nel 2006 ci ha informato che c'è una Crisi Mondiale dell'Acqua, che entro 30 anni il 60 per cento della popolazione vivrà al di sotto della soglia del conflitto idrico di 1000 metri cubi all'anno per persona, che il 48 per cento della domanda di acqua resterà senza risposta, che gli epicentri della crisi saranno: Cina-India, Usa, Mediterraneo, che 820 milioni di contadini oggi al livello di sussistenza verranno spazzati via e che 1 miliardo di profughi idrici si aggirerà disperata per il mondo.
Ma 4 Forum Mondiali dell'Acqua, presieduti dalle multinazionali Suez Lyonnais des eaux e Veolia, hanno impedito l'affermarsi del diritto umano all'acqua, l'Onu nel marzo di quest'anno ha conferito a un gruppo di imprese multinazionali utilizzatrici dell'acqua (Nestlè, Coca Cola, Pepsi Cola, Unilever, Levi Strauss, General Electric) il mandato di redigere un «Patto Mondiale per l'Acqua» che assieme al 3° Rapporto sui Programmi di gestione mondiale dell'acqua, saranno presentate come proposte per il 5° Forum Mondiale dell'acqua (marzo 2009 Istanbul) .
Tacere di fronte a queste scenari è un crimine, che ci rende tutti responsabili di aver firmato una cambiale per le prossime terribili guerre. Denunciare questa indifferenza è il modo migliore per onorare la Dichiarazione universale dei diritti umani .
E il Comitato italiano che ha partecipato alla manifestazione promossa da un Coalizione europea di venti e più associazioni impegnate a difesa dell'acqua che si è svolta il 10 dicembre davanti al Parlamento europeo, intende farlo con questo appello.
* Comitato italiano Contratto mondiale sull'acqua-Onlus ( www.contrattoacqua.it)
http;//www.ilmanifesto.it
http://www.isolapulita.it/


27 dicembre 2008

NO AL PETCOKE SI ALLA RICONVERSIONE

 

NO AL PET-COKE SI ALLA RICONVERSIONE


ISOLA DELLE FEMMINE E CAPACI INSIEME PER L'AMBIENTE
Caricato da isolapulita

Consiglio Comunale di Gela



Tra Eni e Consiglio comunale il confronto è aperto
notizia del 12/12/2008 messa in rete alle 21.11.48

Per la prima volta, i vertici della Raffineria si incontrano il Consiglio comunale, convocato mercoledì mattina in seduta monotematica. Un faccia a faccia serrato tra il presidente della Raffineria ing. Giuseppe Ricci e l’amministratore delegato Battista Grosso con i consiglieri comunali nel corso del quale hanno tenuto banco questione ambientale, interventi straordinari per la bonifica ed il risanamento del territorio. Pomo della discordia il Pet coke sul quale il Consiglio si era espresso con un no incondizionato al suo utilizzo come combustibile.
Questa volta il civico consesso dimostra di fare sul serio e senza infingimenti presenta il suo conto: bonifica e risanamento del territorio inquinato, riutilizzo programmato e razionale delle aree dismesse e bonificate, investimenti strutturali, realizzazione di servizi in favore della città, risarcimento per i danni subiti in cinquant’anni di presenza del colosso chimico, ma anche indennizzi a quelle famiglie colpite dal lutto per la morte di un congiunto che ha lavorato in fabbrica e per le malformazioni registrate negli anni addietro. In tutto questo calderone rivendicativo il Consiglio chiede anche risarcimenti per le attività produttive colpite dall’inquinamento e per quella che era la rigogliosa piana di Gela si appella a forti interventi di recupero, ripensando ad uno sviluppo ecosostenibile.
Anche l’amministrazione si allinea al Consiglio comunale e chiede alla Raffineria maggiore impegno sull’ambiente a tutela della cittadinanza.
Segnali di grande apertura si registrano da parte dell’azienda petrolchimica che, mentre da un lato accusa il colpo riconoscendo le responsabilità pregresse, dall'altro accetta il confronto. Sia l’ing. Ricci che l’ing. Grosso preannunciano consistenti investimenti per il recupero ambientale, ma anche per il rafforzamento del sito.
La seduta monotematica ha inizio con forte ritardo. Prevista per le 10, incomincia alle 11 e passa. I due big della Raffineria, accompagnati dal responsabile dell’Ufficio stampa, si presentano puntualmente. A riceverli è il presidente del Consiglio Peppe Di Dio.
C’è il timore che non si possa raggiungere il numero legale, ma alla fine saranno 25 i consiglieri che risponderanno all’appello.
Paolo Cafà e Giovanna Cassarà lamentano l’inadeguatezza dell’orario della convocazione. Il dibattito si trascinerà fino alle 15.
A prendere la parola sono i capigruppo e a seguire i consiglieri che ne faranno richiesta. Invitati a parlare anche il presidente della Raffineria Giuseppe Ricci e l’amministratore delegato Battista Grosso, i quali dicono con chiarezza i loro intendimenti su ciò che faranno sul versante del recupero ambientale e sugli investimenti per potenziare la fabbrica. Si registra un confronto aperto con accentuazioni polemiche da parte di alcuni consiglieri, cui seguono risposte puntuali e composte da parte degli ospiti, che manifestano grande disponibilità al dialogo, pur con qualche distinguo, e preannunciando prossimi incontri più operativi.
Questa volta si fa sul serio e la città attende che il dialogo innescato mercoledì scorso possa continuare, perché solo così potranno incontrarsi interessi della fabbrica e aspettative legittime della popolazione.


Autore : Nello Lombardo

I consiglieri non vogliono il pet-coke e chiedono all’Azienda azioni riparatorie

Antonio Rinciani – Consigliere socialista
“Credo che sia venuto il momento di spostare la trattativa a livello nazionale. Non c’è più nessuno disposto a barattare la propria salute. Siccome loro hanno mostrato nei tavoli che contano di mettere sul tavolo ingenti quantità di denaro, è giusto che ci facciamo dare una parte di quello che ci hanno negato in termini di salute. Io sono per un Istituto di ricerca per le patologie da inquinamento. E l’Eni può contribuire con le ingenti somme che ha a disposizione per realizzare questa struttura”. Salvatore Scuvera – Consigliere Pdl
“Il consiglio è stato duro e deciso riguardo alla condotta dell’Eni in questi quarant’anni. Abbiamo chiesto subito di indire un tavolo tecnico per portare avanti le proposte del Consiglio, come la bonifica, l’impatto ambientale, i posti di lavoro. Insomma una vertenza forte pensando che la Raffineria sta dando la sua disponibilità”
Grazio Trufolo – Partito liberale
“Negli ultimi cinque anni i morti per tumore nell’industria sono almeno ottocento. Un morto è il costo per un posto di lavoro. Ed è troppo. Noi vogliamo che la raffineria resti, che investa con tecnologie ecocompatibili, che potenzi lo sviluppo, che crei più posti di lavori e risarcisca i danni prodotti nel passato”.
Paolo Cafà – Consigliere Democrazia e Socialismo
“Non colgo disponibilità da parte della Raffineria e mi auguro di coglierla. Voglio pensare che la loro presenza sia una presenza di disponibilità. Indietro non torniamo sul pet coke. Noi vogliamo: la riconversione del sistema produttivo con la rigassificazione del pet coke; risarcimento di tutte le famiglie dei lavoratori del diretto e dell’indotto vittime di malattie neoplastiche in bonario componimento; le bonifiche esterne; le barriere bentonitiche che debbono essere profonde settanta metri ed ampliate. Il Consiglio comunale è l’unico interlocutore legittimato a conferire con loro per stabilire indirizzi e direttive risolutivi nel grave problema dell’inquinamento ambientale. Se il sindaco vorrà fare la nostra stessa battaglia faremo un corpo unico, ma se lui vuole distinguersi, allora l’unico interlocutore rimarrà il Consiglio perché è l’unico credibile”.
Elisa Nuara – Vice sindaco
“Gran parte del danno ce lo trascineremo per molti anni però dovranno esserci dei punti fermi: il problema delle acque, la tutela dell’agricoltura, il risanamento ambientale e il risarcimento dei cittadini. La linea tracciata dal consiglio comunale è questa e anche l’amministrazione è d’accordo. Non si può essere d’accordo con chi chiede la chiusura dello stabilimento”.
Fabio Collorà – Consigliere indipendente
“Il re è nudo. Questo consiglio comunale è forte perché è forte la città sulle tematiche ambientali. Troppi morti, troppe malformazioni che non possono più essere tollerate. Non è ammissibile che lo scontro tra la raffineria e la città si chiuda con una seduta di consiglio comunale, ma è una trattativa aperta che deve portarci alla eliminazione del pet coque dai processi industriali per un avvenire migliore perché noi vogliamo vivere e morire di morte naturale”.
Gaetano Trainito – Capogruppo Pdl
“E’ importante che i dirigenti della Raffineria abbiano deciso di confrontarci col Consiglio comunale. Gela ha un territorio irrimediabilmente danneggiato a parte le malformazioni e le neoplasie tumorali. L’ing. Grosso ha esordito dicendo che se si chiude lo stabilimento anche il dessalatore chiude. A questo punto credo che è la politica che deve salvaguardare i cittadini. La commissione consiliare dell’ambiente deve agire con decisione. Riguardo ai risarcimenti per i bambini malformati e per i morti per tumore, però cerchiamo di essere concreti, come ha detto il sindaco ad occuparsene deve essere il Ministero dell’Ambiente”.
Giuseppe Robilatte – Consigliere Mpa
“Io credo che aperture di credito nei confronti di un colosso come lo stabilimento bisogna farne. Penso che anche se la mia è una proposta provocatoria, sia necessario effettuare un referendum facendo esprimere la città. Certo prima facciamo dei convegni, degli incontri, dibattiti e poi vediamo cosa la città decide sul proprio futuro decidendo di bandire il pet coque. Si parla di confronto con la città. Ebbene è questo per me il vero confronto, il referendum”.
Totò D’Arma – Capogruppo Pd
“Credo che questo dibattito con i vertici dell’Eni è una base su cui costruire un rapporto di pari dignità rispetto a periodi contraddistinti da assuefazione rispetto a scelte industriali o a conflittualità rispetto a quello che si è determinato nella nostra città. C’è la necessità di un recupero ambientale ma occorre pensare anche alle prospettive future ponendo il superamento del pet coke per l’impatto negativo che ha sul territorio e sulla salute. Intanto si è colto dalle dichiarazioni del’ingegnere Grosso una sorta di accettazione di responsabilità rispetto al passato e di disponibilità rispetto al futuro. Accettiamo l’esigenza di una interlocuzione diretta per avviare questo superamento con scelte tecnologiche più funzionali”.
Peppe Di Dio – Presidente Consiglio comunale
“Cercheremo di aprire un confronto serrato con la dirigenza del petrolchimico per capire quale posizione assumerà l’azienda rispetto ai danni fatti negli anni passati. Vorremmo capire quali sono gli investimenti che il petrolchimico intende mettere in campo e se ci può essere un’azione risarcitoria nei confronti di questo territorio e quali sono le ricadute. Se infine c’è disponibilità da parte del petrolchimico a confrontarsi. Un confronto serrato che sia rispettoso delle parti e che infine si arrivi ad una soluzione proficua per il nostro territorio”.

Autore : Redazione Corriere
http://www.corrieredigela.it/leggi.asp?idn=CDG211056&idc=2



Cave, opifici e dintorni
creato da Gian Joseph Morici - Ultima modifica 10/07/2008 21:47
Rischi da Pet Coke (e altro). Come viene usato il pet coke, cosa contiene, quali sono le aree di stoccaggio e chi si occupa dei controlli? Agrigento sembra la città del “tutto possibile”, ma è giusto che gli agrigentini sappiano e che le autorità provvedano.


Questo, è a norma?
Gela. Nel 1956 l’allora presidente dell'Eni Enrico Mattei, scomparso poi “tragicamente”, insediò qui il primo stabilimento petrolchimico. Nel 1997, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), in uno studio condotto con la collaborazione della Regione Siciliana, evidenziò un eccesso di patologie tumorali, di malattie cardiovascolari, aborti spontanei e malformazioni neonatali, nella popolazione residente. Finalmente, nel 2001, ad opera del Ministero della Sanità, i tre comuni di Gela, Niscemi e Butera vennero definiti "aree ad elevato rischio di crisi ambientale”. Principale imputato: il Pet Coke.Conosciuto anche come “feccia del petrolio”, è un residuo del processo di raffinazione del petrolio, utilizzato come combustibile dalla centrale termoelettrica di Gela, ma anche dalle cementerie e da aziende di altre regioni. Il decreto Ronchi, lo indicava come scarto dei processi di raffinazione del petrolio, includendolo tra i rifiuti pericolosi. In virtù del decreto Ronchi, nel 2002, il Gip del Tribunale di Gela, dispose il sequestro del pet coke utilizzato dalla centrale. Nello stabilimento ENI di Gela i magistrati ravvisarono l'ipotesi di un "reiterato comportamento criminoso". Il sequestro, determinò il blocco dell’impianto per mancanza di energia elettrica. La soluzione logica, in uno Stato civile e di diritto (diritto come quello previsto dalla Costituzione, art. 32, “diritto alla salute”), sarebbe stato l’adeguamento della centrale, affinché il Pet Coke, venisse utilizzato senza rischi per i cittadini. In uno Stato come l’Italia, si trovò la soluzione più semplice (per l’azienda), modificando i parametri di legge, affinché si potesse continuare ad inquinare “a norma di legge”, almeno a Gela. Perché a Gela? Perché la modifica dei parametri e quindi dell’uso consentito come combustibile, anche allorquando la percentuale di sostanze tossiche e pericolose, supera la soglia massima prevista dalla legge, vale solo per il luogo di produzione del Pet Coke; quindi, solo per Gela. Per la sua composizione - comprendente oltre ad IPA (in particolare benzopirene), ossidi di zolfo e metalli pesanti come nichel, cromo e vanadio - va movimentato con cura per evitare di sollevare polveri che verrebbero inalate con gravi rischi per la salute. I recenti sequestri di Pet Coke fuori norma, operati in più città italiane, riportano alla ribalta il problema. A Taranto, a seguito di un’indagine giudiziaria, è stata scoperta una partita di Pet-Coke proveniente dallo stabilimento gelese, transitata in Puglia e destinata alla commercializzazione estera, che secondo gli inquirenti, non sarebbe legale, superando la soglia del 6% di zolfo. L'ente statunitense per la sicurezza sul lavoro (Osha), ha fissato un limite di esposizione che non va mai superato in quanto è alta la probabilità che causi danni permanenti o la morte. Per questi motivi per esempio l'utilizzo del Pet-Coke è stato vietato in Giordania. A seguito di quanto accaduto, si è arrivati alla recente imposizione all’impianto di Gela, a non produrre quantitativi di Pet Coke, superiori al consumo interno dell’impianto. Nonostante ciò, ogni giorno le nostre strade sono attraversate da Tir carichi di questa pericolosa sostanza, destinata a Porto Empedocle. Mentre una parte del prodotto è destinata alla spedizione via mare, una quantità piuttosto consistente, verrebbe invece utilizzata dalla locale cementeria. Se anche grazie ad una legge ad hoc, in netto contrasto con le normative europee, si è voluto legittimare l’inquinamento atmosferico e il danno alla salute; siamo certi che tale utilizzo sia lecito e legittimo? Qualche perplessità in merito, sorge dopo che la Regione Puglia ha esaminato la questione del Pet-Coke quale "sostanza pericolosa". La Regione Puglia per Brindisi, è arrivata alla conclusione che "da quanto esplicitato il carattere "pericoloso" del pet - coke può essere rinvenuto nella sua infiammabilità e non è escluso che possa essere ugualmente classificato pericoloso per uno o più degli altri caratteri riportati dalla Legge 29 maggio 1974, n. 256 ". Inoltre, non se l'è sentita di escludere che il Pet-coke potesse essere anche "cancerogeno, mutageno e teratogeno" e pertanto ha ritenuto di "sottoporre a procedura di VIA il progetto in esame al fine di approfondire e chiarire gli aspetti evidenziati". Alla luce delle superiori considerazioni, siamo certi che l’utilizzo del Pet Coke da parte della cementeria empedoclina sia a norma? Sono stati effettuati i controlli sulla percentuale di zolfo contenuta? Le aree di stoccaggio, sono autorizzate? L’impianto è stato sottoposto a procedura di VIA? A queste e altre domande (compreso quelle sui rifiuti nelle discariche), sarebbe opportuno, venissero date adeguate risposte. Siamo certi, che non sarà necessario aspettare gli esposti dei cittadini, per effettuare controlli necessari ad impedire inutili rischi per la salute
http://www.lavalledeitempli.net/notizie/citta-e-dintorni/cave-opifici-e-dintorni/?searchterm=come%20viene%20usato%20il%20pet-coke



“Un fatto che desta inquietudine”
mag 30th, 2008 • Category: Città Aperta and Regionali

Così hanno commentato i componenti del Comitato per Taranto, sull’incontro avvenuto nel pomeriggio del 28 maggio 2008 a Roma presso il Ministero dell’Ambiente, dove è stato convocato un gruppo ristretto dal quale è stata esclusa l’Arpa Puglia.

L’Agenzia Regionale per la protezione dell’Ambiente non è stata infatti convocata ad un incontro tecnico importantissimo per discutere sull’inquinamento ambientale provocato dall’Ilva, nell’ambito della procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale.
In passato era già stato costituito un tavolo tecnico del gruppo ristretto, dal quale l’Arpa ha ottenuto un verbale: la discussione verteva sull’uso del pet-coke all’Ilva.
Su questa vicenda ha commentato ai nostri microfoni, il direttore Arpa Puglia, Dott. Giorgio Assennato.


Sull’incontro, il Comitato per Taranto vuole vederci chiaro ed in particolare chiede al Ministero la pubblicazione dei verbali prodotti dall’incontro del gruppo tecnico ristretto. Per avere maggiori informazioni su questo incontro tecnico, abbiamo sentito l’Assessore all’Ambiente del Comune di Taranto , dott. Sebastiano Romeo.

L’Assessore all’Ambiente del Comune di Taranto dott. Sebastiano Romeo non ha soddisfatto le domande che molti cittadini attivi di Taranto hanno posto sull’incontro del gruppo tecnico ristretto a Roma. Nulla è dato sapere di questo tavolo tecnico. Ci auspichiamo comunque che i verbali prodotti vengano resi pubblici al più’ presto e che non finiscano ancora una volta chiusi nei cassetti istituzionali
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27 dicembre 2008

Amministratori accusati di tentata concussione sul caso Oikothen

 

 



IL COMUNE DICE SI ALLA PIATTAFORMA POLIFUNZIONALE OIKOTHEN nonostante la opposizione ferma e decisa dei cittadini di Augusta.



Una sciagura annunciata, un delitto perpetrato dalle lobby economiche, politiche e sindacali ai danni dei cittadini di Augusta!
I Cittadini di Augusta esprimono tutta la loro delusione per l’incoerenza ed il pressappochismo con cui è stata rilasciata dal Comune di Augusta l’autorizzazione alla “Piattaforma Oikothen per rifiuti pericolosi e non” nonostante la già accertata insostenibile situazione igienico-sanitaria del territorio.


Mettiamo a conoscenza dei cittadini i fatti su cui riflettere:



- il 15.11.05 la Provincia aveva espresso parere negativo all’impianto Oikothen (che prevede trattamenti di inertizzazione e bonifica per 140.000 t/a di rifiuti e due discariche per 500.000 m3 di rifiuti, di cui 200.000 pericolosi) per il rischio alla salute e per l’inquinamento irreversibile della falda acquifera derivante dalle discariche che sono previste proprio nella zona di ricarica idrica dove già esistono ben 13 pozzi profondi che alimentano l’acquedotto comunale di Augusta;



- il 3.06.06 il Comune di Augusta ed il 5.06.06 l’Assessorato Regionale al Territorio (ARTA) esprimevano parere negativo agli scarichi dell’inceneritore Oikothen;



- il 24/10/06, a fronte di tali dinieghi, l'Oikothen, nella riunione presso gli Uffici 3 dell’ARTA, comunicava l’intendimento di voler realizzare la piattaforma priva del previsto inceneritore, cioè “ridimensionata”e ne chiedeva le autorizzazioni.



La piattaforma così “ridimensionata”, a giudizio di tecnici e giuristi, rappresenta un nuovo e diverso impianto per il quale necessita un nuovo progetto con una nuova VIA e con l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).



Nella stessa riunione del 24/10/06 il prof. Parmaliana, consulente del Comune di Augusta, invece di sostenere che non si può dare parere a un progetto prima che questo venga regolarmente presentato, si riservava di esprimerlo entro i 10 giorni successivi.



- Il 17.11.06, nella riunione indetta dai DS di Augusta ed allargata a PRC, PC e PSI sull’escamotage del “ridimensionamento Oikothen”, si propose di non accettare in Consiglio Comunale la piattaforma Oikothen “ridimensionata” ed il nostro Comitato, con lettera aperta del 20.11.2006, evidenziava la inammissibile ed assurda richiesta di parere su un impianto nuovo privo di progetto, invitando il Comune a non darne alcuno.



- Il 30.11.06 l’ing. Franco Formica, Dirigente del V settore del Comune di Augusta, esprimeva parere favorevole, ai soli fini degli scarichi atmosferici, alla Piattaforma Oikothen “ridimensionata” pur sapendo che questa prevedeva sempre le 2 pericolosissime discariche e gli impianti di inertizzazione e bonifica.



Venivano così azzerati i pareri “non favorevoli” in precedenza espressi dal nostro Comune sull’Oikothen. Venivano ignorate le promesse del Sindaco Carrubba, che “non avrebbe mai autorizzato alcun nuovo insediamento industriale nel nostro territorio”. Ma Sindaco, Amministratori, Politici e Sindacati erano veramente all’oscuro di tutto? Sconoscevano forse la riserva di Parmaliana ed il parere del Formica? Sconoscevano lo stato in cui versa il nostro Territorio dal punto di vista sanitario ed ambientale?



Sindaco, Amministratori, Politici e Sindacati, è così che ci rappresentate in problemi tanto scottanti? Ora che non potete più dire “non lo sapevamo” cosa intendete fare?



E’ risaputo che una seria ed impegnata Amministrazione Comunale può rimediare ai gravi errori del Parmaliana e del Formica ritirando, in autototutela, il parere favorevole espresso da quest’ultimo sulla piattaforma Oikothen.



Augusta 11.04.2007








Dal “Comitato Cittadino di Augusta Contro gli Inceneritori e per il Diritto alla Vita” aderente a “Decontaminazione Sicilia” Coordinamento Regionale dei Comitati Civici.






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27 dicembre 2008

AUMENTO DELLE NEOPLASIE INFANTILI

 

Aumento delle neoplasie infantili



Guarda Bene! potrebbe essere nostro figlio! Cosa stiamo facendo per evitarlo?


Nelle Marche tra il 1988 e il 1992 il Registro tumori ha segnalato 93 bambini malati. Dieci anni dopo, sono diventati 171.

Un raddoppio secco.......


 
CHE COSA SERVE ANCORA AI CONSIGLIERI PER VOTARE UN  "NO"  GROSSO COME UNA CASA?
DOBBIAMO PORTARE IN COMUNE UN BIMBO MALATO?
HANNO UNA COSCIENZA QUESTE PERSONE?
 

 
E QUELLO DEL (NON SO COME DEFINIRLO) CHE DICE(VA?) !!!!

 
Intanto, un estratto da SOS BAMBINI
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se nel Vecchio Continente i linfomi infantili aumentano con una media dello 0,9 per cento annuo, in Italia la percentuale sale al 4,6 per cento. Anche le leucemie viaggiano a tasso quasi triplo, mentre i tumori del sistema nervoso centrale crescono del 2 per cento, contro la riduzione dello 0,1 registrata in Usa.
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In Italia ogni anno si ammalano circa 1.500 bambini e 800 adolescenti dai 15 ai 19 anni. Soprattutto di leucemia (un terzo del totale), linfomi, neuroblastomi, sarcomi dei tessuti molli, tumori ossei e renali.
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Ma cosa sta succedendo? I medici dell'ambiente dell'Isde non hanno dubbi, e considerano l'aumento delle neoplasie dei bambini un indicatore assai preoccupante. Puntano il dito sull'inquinamento selvaggio, sui danni provocati dai rifiuti tossici e dall'uso dissennato di sostanze nocive in agricoltura e nella produzione dei beni di massa. Gli epidemiologi puri - in mancanza di evidenze dimostrate da studi scientifici definitivi - sono tradizionalmente più cauti su cause e fattori di rischio. Stavolta, però, anche loro non escludono che l'inquinamento ambientale e lo stile di vita di bambini e genitori possano avere responsabilità rilevanti sul fenomeno.
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da L'Espresso Sos bambini di Emiliano Fittipaldi


Crescono del 2 per cento l'anno le neoplasie infantili in Italia. Con picchi spaventosi in prossimità di aree industriali o inquinate. Colpa di smog e pesticidi. E della contaminazione della catena alimentare


Nelle Marche tra il 1988 e il 1992 il Registro tumori ha segnalato 93 bambini malati. Dieci anni dopo, sono diventati 171. Un raddoppio secco. A Parma i casi sono passati da 27 a 53. A Sassari, nello stesso arco di tempo, gli under 14 ammalati di tumore sono triplicati. Il bollettino è agghiacciante, la fonte autorevole: i numeri che nessuno vorrebbe leggere li sciorina il rapporto Airtum 2008, il primo del suo genere, cofirmato dal Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie, dall'Associazione di ematologia e oncologia pediatrica e dall'Istituto superiore di sanità. Lo studio evidenzia che nel nostro Paese, tra il 1988 e il 2002, c'è stato un aumento medio dei tumori infantili del 2 per cento l'anno. I tumori sono bastardi, nessuno sa esattamente quale sia la causa. Per ogni cancro ci sono diversi fattori di rischio possibili, e tutti lavorano insieme ad avvelenare l'organismo. Così davanti al trend gli epidemiologi intervistati invitano a non trarre conclusioni affrettate, ma quasi nessuno nega che tra i maggiori sospettati ci siano l'inquinamento, i pesticidi e la contaminazione della catena alimentare. Basta pensare alla diossina che, attraverso le carni, il latte e l'acqua, arriva direttamente sulle tavole: se da giorni l'Europa dà la caccia ai maiali e bovini irlandesi avvelenati, nei mesi scorsi la sostanza cancerogena ha già compromesso interi greggi di pecore che pascolavano a ridosso dell'Ilva di Taranto e migliaia di bufale vicino Caserta.


Il dottor Gianfranco Scoppa il rapporto sui tumori infantili non l'ha letto. Ma la sua percezione sull'andamento delle malattie è addirittura peggiore dei dati pubblicati dall'Airtum. Il radioterapista, ex oncologo del Pascale, oggi dirige l'Aktis di Marano, uno dei più grandi centri di radioterapia della Campania. "Crescono sarcomi, linfomi, leucemie. Vedo entrare troppi bambini, stiamo diventando una struttura pediatrica", spiega. A 800 chilometri di distanza, a Mantova, pochi giorni fa uno studio di una società privata ha messo in allarme la città e la vicina Cremona: nelle due province la frequenza di leucemie infantili sarebbe rispettivamente 20 e dieci volte superiore a quella registrata mediamente in Lombardia. "I numeri sono abnormi, credo abbiano confuso i singoli casi con il numero, più alto, dei ricoveri", spiega Paolo Ricci, epidemiologo dell'Asl mantovana. "Ma in provincia un dato da approfondire c'è davvero". A Castiglione delle Stiviere, meno di 20 mila abitanti, negli ultimi anni sono stati accertati sette casi di leucemie infantili. "Un fatto anomalo, l'incidenza è rilevante. Ricordiamoci che si tratta della zona più industrializzata della provincia, un distretto dove la mortalità rincorre quella di Brescia". Anche a Lentini, in Sicilia, i bambini si ammalano con frequenza eccessiva: i tassi del periodo 1999-2003 del registro territoriale di patologia segnano una media dieci volte superiore rispetto a quella della provincia di Siracusa. Picchi anomali che hanno convinto la Procura ad aprire un'indagine per tentare di capirne le origini.
Di sicuro in Italia il trend è anomalo rispetto al resto dei paesi industrializzati: doppio rispetto a quello europeo, addirittura cinque volte più alto rispetto ai tassi americani. Molti si affrettano a spiegare la tendenza con la diagnosi precoce e le nuove tecniche che permettono di cercare le malattie con strumenti più raffinati rispetto al passato. Ma la risposta, per gli esperti più attenti, è insoddisfacente: equivarrebbe a sostenere che tedeschi, francesi e svizzeri (dove l'incidenza è più bassa) sarebbero meno bravi di noi a individuare il male. Non solo: l'incremento è troppo rilevante. Entrando nello specifico, se nel Vecchio Continente i linfomi infantili aumentano con una media dello 0,9 per cento annuo, in Italia la percentuale sale al 4,6 per cento. Anche le leucemie viaggiano a tasso quasi triplo, mentre i tumori del sistema nervoso centrale crescono del 2 per cento, contro la riduzione dello 0,1 registrata in Usa.


"I dati dei nostri registri trovano un utile complemento in quelli raccolti da registri ospedalieri e di mortalità", commenta secco Corrado Magnani del Centro di prevenzione oncologica del Piemonte: "I risultati concordano con le indicazioni di tassi di incidenza relativamente elevati nel panorama internazionale e indicano un incremento statisticamente significativo dell'incidenza".


In Italia ogni anno si ammalano circa 1..500 bambini e 800 adolescenti dai 15 ai 19 anni. Soprattutto di leucemia (un terzo del totale), linfomi, neuroblastomi, sarcomi dei tessuti molli, tumori ossei e renali. I numeri assoluti sono bassi, e fortunatamente i tassi di mortalità diminuiscono grazie all'efficacia delle cure. L'incidenza, però, sembra destinata a crescere. "Per i bambini le previsioni non sono rosee", dice l'Airtum: "Le stime, calcolate utilizzando le informazioni raccolte nelle aree coperte dai registri e i dati di popolazione Istat, indicano che ci sarà un aumento dei casi". Se la tendenza resterà costante, nel periodo 2011-2015 si ammalerà il 18 per cento di under 14 in più rispetto al quinquennio 2001-2005. Il fenomeno riguarda sia il Nord che il Sud. Gli epidemiologi hanno preso in considerazione solo i registri che rilevavano i tre periodi presi in esame: quello che va dal 1988 al 1992, il periodo 1993-1997 e quello 1998-2002. A Sassari i bimbi ammalati passano da 12 a 40, a Napoli da 33 a 114. A Latina si passa da 38 a 52, a Modena, Parma, Ferrara e Reggio Emilia stesso rialzo, il registro della Romagna ha raddoppiato i suoi iscritti. Identico trend per l'Alto Adige, mentre l'aumento è meno preoccupante per il Friuli. In Liguria e in Piemonte, che può vantare il registro più antico, l'incidenza è invece stabile, come a Salerno e Ragusa.


Ma cosa sta succedendo? I medici dell'ambiente dell'Isde non hanno dubbi, e considerano l'aumento delle neoplasie dei bambini un indicatore assai preoccupante. Puntano il dito sull'inquinamento selvaggio, sui danni provocati dai rifiuti tossici e dall'uso dissennato di sostanze nocive in agricoltura e nella produzione dei beni di massa. Gli epidemiologi puri - in mancanza di evidenze dimostrate da studi scientifici definitivi - sono tradizionalmente più cauti su cause e fattori di rischio. Stavolta, però, anche loro non escludono che l'inquinamento ambientale e lo stile di vita di bambini e genitori possano avere responsabilità rilevanti sul fenomeno. Benedetto Terracini è uno dei luminari dell'epidemiologia dei tumori, e da qualche settimana ha iniziato un carteggio con alcuni colleghi per cercare di dare un'interpretazione al rapporto, insieme a indicazioni operative per possibili misure di salute pubblica. "Non si può affermare con certezza che l'aumento sia dovuto all'inquinamento", chiosa, "ma è plausibile che influiscano fattori esterni a quelli genetici: sono decenni che sappiamo che le frequenze tumorali sono correlate all'ambiente. I cinesi che emigrarono in Usa si ammalano oggi esattamente quanto e come gli americani, proprio come accade ai pugliesi a Milano e agli italiani partiti per l'Australia. Il lavoro dell'Airtum è il massimo che si può fare in termini statistici, ma ora bisogna agire". Terracini dubita che in tempi brevi gli scienziati potranno dimostrare definitivamente il coinvolgimento di fattori legati all'inquinamento. "Ma anche se non si può dire che benzene e smog fanno venire il cancro agli under 14, si possono applicare rapidamente politiche precauzionali: non servono certo altri studi per sostenere che vivere vicino a una strada a grande traffico non fa bene alla salute. Bisogna difendere i bambini a priori, senza fare allarmismo usando un tema delicatissimo come le neoplasie infantili".


Se i 'ragionevoli dubbi' sul rapporto tra inquinanti e tumori non sono ancora diventati legge scientifica, serpeggiano con sempre maggior insistenza nelle conclusioni di autorevoli ricerche internazionali. Nel 2005 un report dell'ateneo di Birmingham ha evidenziato che i piccoli che abitano nel raggio di un chilometro da uno snodo di traffico 'importante' hanno un rischio 12 volte più alto di ammalarsi, mentre due anni fa ricercatori delle università di Milano e Padova mostrarono un legame tra inquinamento da diossina prodotto da inceneritori per rifiuti industriali e urbani e l'insorgenza di sarcomi nella provincia di Venezia. Anche a Mantova un rapporto dell'Asl (che a breve verrà pubblicato dall'Istituto superiore di sanità) ha ufficializzato un nesso tra sarcomi dei tessuti molli e le sostanze diossino-simili osservate intorno al polo industriale di Mantova, dove insistono il petrolchimico dell'Enichem, le Cartiere Burgo, tre centrali termoelettriche, tre discariche per rifiuti tossici e un inceneritore per rifiuti industriali e sanitari. Basata sul contributo di esperti di rilievo come Pieralberto Bertazzi, Pietro Comba, Paolo Crosignani e il compianto Lorenzo Tomatis, la ricerca spiega che il rischio più alto che ha la popolazione residente vicino all'area industriale di ammalarsi (bambini compresi) è legata probabilmente non solo alla diossina e ai Pcb, ma anche ad altri inquinanti: "Sempre comunque di origine industriale". Altre analisi hanno evidenziato i nessi tra leucemie e campi magnetici. La faccenda è molto discussa, ma a tutt'oggi, spiega Magnani, "il dato scientifico non è stato ancora confutato".


Il dottor Gianfranco Scoppa il rapporto sui tumori infantili non l'ha letto. Ma la sua percezione sull'andamento delle malattie è addirittura peggiore dei dati pubblicati dall'Airtum. Il radioterapista, ex oncologo del Pascale, oggi dirige l'Aktis di Marano, uno dei più grandi centri di radioterapia della Campania. "Crescono sarcomi, linfomi, leucemie. Vedo entrare troppi bambini, stiamo diventando una struttura pediatrica", spiega. A 800 chilometri di distanza, a Mantova, pochi giorni fa uno studio di una società privata ha messo in allarme la città e la vicina Cremona: nelle due province la frequenza di leucemie infantili sarebbe rispettivamente 20 e dieci volte superiore a quella registrata mediamente in Lombardia. "I numeri sono abnormi, credo abbiano confuso i singoli casi con il numero, più alto, dei ricoveri", spiega Paolo Ricci, epidemiologo dell'Asl mantovana. "Ma in provincia un dato da approfondire c'è davvero". A Castiglione delle Stiviere, meno di 20 mila abitanti, negli ultimi anni sono stati accertati sette casi di leucemie infantili. "Un fatto anomalo, l'incidenza è rilevante. Ricordiamoci che si tratta della zona più industrializzata della provincia, un distretto dove la mortalità rincorre quella di Brescia". Anche a Lentini, in Sicilia, i bambini si ammalano con frequenza eccessiva: i tassi del periodo 1999-2003 del registro territoriale di patologia segnano una media dieci volte superiore rispetto a quella della provincia di Siracusa. Picchi anomali che hanno convinto la Procura ad aprire un'indagine per tentare di capirne le origini.


Di sicuro in Italia il trend è anomalo rispetto al resto dei paesi industrializzati: doppio rispetto a quello europeo, addirittura cinque volte più alto rispetto ai tassi americani. Molti si affrettano a spiegare la tendenza con la diagnosi precoce e le nuove tecniche che permettono di cercare le malattie con strumenti più raffinati rispetto al passato. Ma la risposta, per gli esperti più attenti, è insoddisfacente: equivarrebbe a sostenere che tedeschi, francesi e svizzeri (dove l'incidenza è più bassa) sarebbero meno bravi di noi a individuare il male. Non solo: l'incremento è troppo rilevante. Entrando nello specifico, se nel Vecchio Continente i linfomi infantili aumentano con una media dello 0,9 per cento annuo, in Italia la percentuale sale al 4,6 per cento. Anche le leucemie viaggiano a tasso quasi triplo, mentre i tumori del sistema nervoso centrale crescono del 2 per cento, contro la riduzione dello 0,1 registrata in Usa.. Tutti, dal decano Terracini a Franco Berrino dell'Istituto dei tumori di Milano, concordano sul fatto che occorre studiare le sostanze sospettate sia sul piano epidemiologico (ovvero andare a vedere come e quando si correlano agli aumenti di incidenza), sia su quello tossicologico e genetico, per capire in che modo possono indurre il male. All'indomani del rapporto Airtum, qualcuno si spinge anche più in là, e comincia a comporre il puzzle. Come Gemma Gatta, ricercatrice all'Istituto dei tumori di Milano: "L'aumento generale c'è di certo. E i fattori di rischio sono numerosi: radiazioni, farmaci antinfiammatori usati in passato in Europa, ormoni per l'interruzione della gravidanza. Poi, il consumo di tabacco e alcol da parte della madre in gravidanza, il traffico veicolare, le infezioni e la professione dei genitori". In particolare, l'esperta sottolinea il rischio di chi vive parte della giornata a stretto contatto con sostanze cancerogene come benzene e pesticidi. Ma non è tutto. "Negli ultimi anni le madri allattano meno al seno, fumano di più, i giovani si alimentano peggio: bisognerebbe, anche in assenza di studi definitivi, modificare stili di vita insalubri", chiosa la studiosa. Pure Luigia Miligi, dell'Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica della Toscana, è cauta su cause e concause, e preferisce andare al sodo. "Ho mandato delle mail ai colleghi mettendo l'accento sulla gestione del rischio.


Ci sono cose che possono essere fatte subito, quasi a costo zero. Si potrebbe diminuire l'inquinamento indoor delle scuole evitando l'uso di detersivi con solventi aromatici, ed eliminando i materiali che rilasciano formaldeide". Anche il controllo dei residui antiparassitari in agricoltura, dice la Miligi, dovrebbe essere sistematico: il principio di precauzione e il diritto alla salute deve essere prioritario rispetto a qualsiasi altro interesse. "Ma gli allarmi devono essere gestiti bene. Tre anni fa a Firenze ci fu un picco di leucemie in una scuola materna: le istituzioni si mossero all'unisono, in silenzio, per garantire la sicurezza dei piccoli. Analizzammo ogni rischio, misurammo persino l'eventuale presenza di radon, un gas radioattivo. Non trovammo nulla: a volte certi fenomeni sono del tutto casuali".
(11 dicembre 2008)


Salviamoli con un mondo pulito
di Umberto Veronesi


Agli inizi del XX secolo, i tumori erano relativamente rari: solo 3 persone su 100 morivano di cancro. Ora sono 35 su 100. È vero che essendo il tumore una malattia degenerativa esso è diventato più frequente con il prolungarsi della vita media. Ma perché si ammalano i bambini, i ragazzi? E perché i tumori in età pediatrica sono in aumento? Responsabilmente, dobbiamo chiederci se ci sono collegamenti tra la malattia e l'ambiente. Penso che nell'era del genoma dobbiamo assolutamente cercare di capire, senza angoscia e senza allarmismi, in che modo l'ambiente esterno agisce sul nostro patrimonio genetico, e quali rischi ci sono. Occorre studiare e approfondire, perché i fattori che possono essere all'origine di un tumore che colpisce un bambino sono ancora poco conosciuti, e probabilmente sono multipli. Sono sospettate delle cause genetiche o biologiche, in particolare per i tumori che sopravvengono prima dei cinque anni di età, e le cui cause risalgono spesso a un difetto di sviluppo già nello stato di embrione.


Ma i fattori ambientali sono ugualmente in causa, che si tratti di esposizione della donna incinta o del bambino stesso. L'avere ritrovato allarmanti percentuali di diossina nel latte materno non è una notizia di poco peso, e deve farci riflettere sulle implicazioni della cosiddetta catena alimentare. In quanto ai bambini, sappiamo che sono più vulnerabili degli adulti agli effetti nefasti dei fattori ambientali.. Letteralmente, essi succhiano la vita con forza. Il loro metabolismo e i loro bisogni energetici fanno sì che, proporzionalmente al loro peso, essi inalino più aria e assorbano più liquidi e più nutrimento degli adulti.


Ma c'è dell'altro. Una sostanza tossica viene assorbita diversamente dall'organismo di un bambino, così come differiscono da quelli di un adulto i meccanismi di riproduzione cellulare e di sviluppo dei tessuti, nonché quello importantissimo della riparazione del Dna, l'indispensabile reazione salvavita contro le lesioni cellulari. Probabilmente, in età infantile, tutto ciò gioca un ruolo nella suscettibilità fisiologica a certi agenti nocivi, a partire dal periodo in cui il bambino può essere danneggiato ancora in utero, per via transplacentare.


Perciò è un dovere sociale e scientifico condurre ricerche su fattori nocivi di cui sappiamo ancora troppo poco. Il rischio più studiato e che sembra ormai accertato è l'esposizione della donna incinta o del bambino alle radiazioni ionizzanti. Sono fortemente indiziati, poi, la polluzione dell'aria (il benzene, ma anche il fumo di sigarette dei genitori) e la polluzione del suolo, con insetticidi agricoli che finiscono nei foraggi degli animali da carne, e di qui nella catena alimentare. Sono rischi da accertare con rigore e onestà intellettuale, chiedendo poi alla ricerca scientifica un aiuto per un diverso modello di sviluppo.
(11 dicembre 2008)


Lasciate che si ammalino. Qualcuno ci guadagnerà
Il governo ha tolto la prevenzione dalla sua agenda. E le lobby trionfano


Donato Greco fino a qualche settimana fa era il direttore del Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie del ministero della Salute. Sostituito dal governo (sulla sua poltrona si è seduto Fabrizio Oleari), in un'intervista a 'Epidemiologia & Prevenzione', che 'L'espresso' anticipa, spara a zero sulle nuove politiche dell'esecutivo. "Si sta delineando un cambiamento nella visione stessa della prevenzione. L'obiettivo per cui il Centro ha sempre lavorato è stata l'estensione, su tutto il territorio nazionale, di misure di prevenzione primaria. Oggi invece i rappresentanti del ministero preferiscono parlare di 'predizione clinica'. Il che, tradotto, significa privilegiare la diagnosi precoce da attuarsi mediante ricorso a tecnologie avanzata". In pratica, più che prevenire l'insorgenza stessa della malattia, la nuova filosofia sarebbe quella di ampliare al massimo la popolazione che ha accesso alla diagnosi precoce, per intervenire il prima possibile, ma solo quando il paziente è già malato.


La diagnosi precoce, fatta di mammografie, test clinici, colonscopie e molto altro, è un'ottima cosa e ha salvato molte vite, ma ha anche costi elevatissimi che, per come è congegnato oggi il Ssn, entrano ampiamente nelle casse dei mille laboratori privati e convenzionati che forniscono questo tipo di prestazioni.


Greco chiama in causa le lobby: "Basta vedere come sono stati organizzati i comitati consultivi del ministero: c'è una presenza determinante dei poteri forti (industrie farmaceutiche, aziende biotecnologiche, cliniche private) mentre c'è pochissimo spazio per i rappresentanti della sanità pubblica e delle Regioni. Credo che il diritto alla salute oggi sia a rischio".
(11 dicembre 2008)


Quelle vite appese a un semaforo
di Caterina Serra


Viaggio dell'autrice di 'Tilt' nel reparto oncologico infantile del Policlinico di Modena


Alla porta tagliafuoco, color verde acceso come un avvertimento, è appeso un cartello: 'Nel rispetto della salute dei bambini ricoverati è vietato ad amici e parenti l'accesso al reparto'. Restò lì, esitante, il tempo di vedere entrare un uomo con un ombrello e un voluminoso pacco regalo sotto il braccio, una donna e una bambina con la testa avvolta in un foulard, due ragazzini con l'aria di non avere bisogno di permessi.


Fort Knox, questo reparto dovrebbe essere blindato come Fort Knox, ma in realtà è un colabrodo, scherza il dottore mentre con piccoli gesti mi prepara un caffè tagliato con lo zucchero, come in un bar di Napoli, mi dice, con un accento emiliano - "chè la vita tiene o sole amaro".


Il fatto è che qui tutti sanno dove si trovano, continua. Non occorrono guardiani e guardiole, la vigilanza è una questione di consapevolezza.. Sembra che non ci siano filtri, ma è una permeabilità solo apparente. Hanno tutti a cuore la stessa cosa, sanno tutti cosa fare.


Qui i bambini si fanno chiamare per nome. Li conosciamo, uno per uno. Li vede quei semafori? Ce n'è uno sulla porta di ogni stanza, cambiano colore in base alla intensità delle cure e alla fase della malattia. Il semaforo rosso significa che per entrare bisogna mettere copriscarpe, copricapo, mascherina, e camice, e bisogna lavarsi le mani, e i polsi, bene, fino ai gomiti. Col giallo bastano un camice e la mascherina, col verde si può accedere liberamente. Nessuno passerebbe col rosso. Qui è chiaro quel che dovrebbe essere chiaro dappertutto: fai attenzione, non sai cosa può succedere a chi ti sta intorno.


Questo è il settimo piano. Policlinico di Modena. Qui ci vengono i bambini malati di tumore. C'è una stanza per ogni bambino, e una poltrona-letto per ogni mamma. E qualcosa che ricorda la provvisorietà di un albergo, un frigorifero, un televisore, un computer, una fila di finestre su cui ora batte la pioggia.


Trent'anni fa non c'era niente, continua il dottore, grandi stanzoni, dieci-dodici letti, un unico bagno, allora c'era il rischio di trovare la cenere sul copriletto quando il medico passava con la sigaretta accesa. Sembra passato un secolo. Allora c'era un paravento, in un angolo accanto alla finestra. Mi ricordo di una bambina dietro quel paravento. Non c'era niente da fare, si aspettava.


Oggi in Italia si ammalano circa 1.400 bambini all'anno. E aumentano, ogni anno, è vero. Ma riusciamo a guarirne il 75 per cento, trent'anni fa solo il 20 sopravviveva. Vent'anni fa non c'era niente di tutto questo.


Cammino lungo il corridoio su cui affacciano le camere. Incollato a una porta, un grosso drago sdraiato su un fianco sbuffa un rassicurante Sto dormendo. Qui le porte sono chiuse ma raccontano tutte qualcosa di ciò che sottraggono alla vista..


Sotto i neon illividisco anch'io, mentre incontro visi stremati da ore che hanno tutte la stessa luce, sfiniti da frasi quotidiane come 'domani facciamo questo, dopodomani quest'altro, poi vediamo'. Un esame al giorno, un continuo tentativo di rivedere l'immagine ordinata di un puzzle di cui sembra sempre mancare una tessera.


Ma sa che parlare di leucemia, era un tabù? Lo è ancora, mi dice il padre di una ragazzina che oggi ha trent'anni e vive in mezzo a un bosco. È una questione culturale, aggiunge, il cancro viene quando vuole lui, non ci si può fare niente, è una maledizione. Non la pensa così anche lei? La prima cosa che ho chiesto al medico quando siamo entrati qui dentro è stata: 'Cosa le abbiamo fatto? Non sta bene dove viviamo?' Si pensa subito al colpevole, si vuole trovare la causa, una causa. Tutti i genitori se lo chiedono. È perché viviamo di qua dal fiume, o di qua dal monte? C'entra quella fabbrica, quell'inceneritore, quel ripetitore che pare un fulmine caduto in mezzo ai vitigni


di Lambrusco? Anche se oggi i genitori sono cambiati. Allora dicevamo, Io, padre, insieme a lei, medico, e insieme a mia figlia, cosa possiamo fare? Ora dicono, Tu esperto devi salvare la vita al mio bambino. Delegano, si aspettano che la medicina sappia tutto della vita e della morte, sappia come funziona. Ma forse solo i bambini lo sanno. Qui i bambini restano bambini, ti salutano anche quando non riescono più a muovere un dito. Sono sicuro che conti qualcosa il fatto che siano visti per quello che sono, dei bambini, non degli organi malati.


Vive in mezzo al bosco, mia figlia, mi piace pensare che avrebbe voluto vivere così comunque, e che il mondo non la spaventi affatto.


Un bambino cammina piano davanti a me legato a una specie di albero metallico con le rotelle sotto le radici, tubicini e valvole come rami e foglie. Mi fermo a guardarlo mentre attraversa, con calcolo perfetto dello spazio, una stanza piena di giochi, piccole sedie, piccoli tavoli, scaffali di libri, disegni e computer scintillanti di storie digitali.
E nomi, nomi di bambini appesi a ogni parete.
Qui i bambini si fanno chiamare per nome, mi dice la maestra. Nessuno è solo una malattia qui, o un numerino stampato su una cartella clinica. Sono stati i genitori ad aver capito che i loro bambini vedevano la malattia come un momento della vita, come se avessero una specie di binocolo temporale puntato su un giorno fuori di qui. La mente di un bambino resta la stessa, resta viva, e sono convinta che il suo corpo viaggi insieme alla sua mente.. I bambini sanno giocare dappertutto, hanno quel genere di curiosità per la vita che un adulto si scorda di avere avuto. Sono vivi, sempre, anche qui dentro. Per questo ci sono stanze come questa, per questo facciamo i compiti, giochiamo, leggiamo, non perdiamo tempo, insomma. Che non c'è tempo da perdere, mi creda, qui dentro.


Lo sa che l'80 per cento, ma in alcuni casi anche il 100 per cento, dei farmaci che usiamo nei soggetti in età evolutiva non sono mai stati testati sui bambini? Mi dice un altro dottore, affaticato da una notte difficile. Sono giorni duri, mi confessa, troppi bambini che non hanno più tempo. L'industria farmaceutica non ha alcun interesse, continua, non c'è mercato: no market, no business. In una regione di 5 milioni di abitanti c'è un milione al massimo di soggetti in età evolutiva. I farmaci li fanno per gli altri quattro. E così dosiamo quelli per gli adulti. Persino gli sciroppi per i bambini li assaggiano gli adulti, e infatti normalmente un bambino li sputa. Un bambino non è un piccolo adulto. Sa, è un fatto di statistiche, di numeri: non sono ancora rilevanti. Anche se è innegabile, il numero di bambini che si ammala è aumentato.


A quanto pare non abbastanza. Le va di fare un giro? Le faccio vedere il reparto, almeno fino a quel vetro, lo vede? Lì ci sono due stanze a bassa carica microbica, una delle tante cose qui dentro che dobbiamo ai genitori


dei bambini. Sono vent'anni che stanno qui, si sono associati (Aseop), tengono sveglie le istituzioni, sa, in quel modo interessante in cui il privato non si sostituisce al pubblico, ma lo pungola, gli ricorda cosa deve fare, su cosa deve puntare lo sguardo: le idee sono spesso dove non ci sono i denari, ma se una cosa non c'è loro ti dicono ci sarà, non si mettono a lamentarne l'assenza.


Semaforo rosso davanti alle due porte chiuse. Le nuove generazioni avranno una vita più lunga, si affretta a rivelarmi, come a voler aprire per un momento quelle porte al futuro. Dopo quasi quarant'anni, siamo diventati più bravi, facciamo meno errori, la tecnologia, la ricerca - Dio le benedica. Riusciamo a vedere tutto di un corpo. Tranne le cause che lo ammalano, è vero. Ma curiamo e guariamo lo stesso. Possiamo studiare le alterazioni di una cellula, magari non sappiamo perché si alteri, ma vediamo tutto quello che le accade.


E curiamo, e guariamo di più, pazienza se non sappiamo perché ci ammaliamo. Con le cause ci vuole tempo, ci vuole la pazienza di mettere insieme tutti i pezzi, è così la complessità.. A volte da individuo a individuo cambia una minima cosa e cambia tutto, e tocca tenere conto della differenza, dell'originalità di ogni essere umano. Ci pensa? Un puzzle di milioni di pezzi.


La verità è che se spendiamo per conoscere le cause, non abbiamo i soldi per curare gli ammalati. La gente invece vuole stare bene, adesso, vuole essere curata, vuole vivere la sua vita, bene o male che sia. È l'ora della merenda. Un carrello fumante di bicchieri di camomilla, cioccolata, tè e biscotti, entra e esce dalle stanze spinto da una donna che sembra l'ultima delle fate. Mi passa accanto e mi pare che lasci una scia profumata di vaniglia che sa di luna park. Mi aspetto di sentire un fruscio di giostre a tutta velocità, voci di bambini eccitati, secchielli giganti di pop corn. L'odore si spande, dolciastro, sembra caramello. Non capisco da dove venga, continua a piovere e non mi sembra abbiano montato un tendone da circo in fondo al corridoio. La vede quella donna?, mi domanda una dottoressa che farà il turno di notte. Sta aspettando che sua figlia si svegli, mi dice fissandola con un sorriso che dura un nanosecondo. Le deve misurare la febbre. Se non ce l'ha, può portarsela a casa. Tutte le sere così, una specie di preghiera, si siede sul letto e la guarda dormire, immobile, ogni tanto la accarezza e le sistema il lenzuolo, infinite volte. Aspetta che le passi la febbre. C'è ancora un 25 per cento di bambini che non guariamo, e ancora non sappiamo che conseguenze abbiano le terapie sull'organismo dei guariti a distanza di tempo. Ieri sera ho firmato un'altra dimissione. Scriviamo 'A lungo sopravviventi'. Non scriviamo 'Guariti'. Non si sa mai.


Sembra fatalismo, ma ci siamo concentrati sull'efficacia, non sulla tossicità delle cure, non potevamo, se volevamo tenere in vita i malati. Quello che per ora riusciamo a fare è fotografare il fenomeno. Ieri parlavo con un collega epidemiologo dell'uso che si può fare del GIS, il Geographical Information System: si fa una mappa dall'alto, strade, case, ma anche linee elettriche, industrie, zone di traffico intenso, e la si sovrappone a una cartina della popolazione per vedere dove vive, se in mezzo a campi magnetici, a possibili inquinanti atmosferici, vicino a discariche, a coltivazioni e allevamenti che si ritrovano su terreni inquinati, per sapere cosa mangia, che aria respira, e se si ammala, come, quanto. Una ricerca incredibilmente complessa, insomma, una cartografia dell'ignoto: un inizio, un modo per cominciare a dare un nome alle cause. I bambini lo fanno continuamente, danno un nome a tutto. Una donna minuta esce da una stanza. Ha addosso una tuta e un paio di ciabatte con due orsi disegnati, una specie di uniforme che schiera lei e suo figlio, un pigiama bianco con due orsetti sulla tasca, contro il male. Ha uno scatolone tra le braccia. Mi invita a entrare e si mette a rigirare un bastoncino intorno alle pareti lisce di una pentola che, mi spiega, ha appena comperato. Suo figlio non mangiava da tre giorni e aveva tanta voglia di zucchero filato.
(11 dicembre 2008)


27 dicembre 2008

Dal primo gennaio 2009 tutti gli inca...

 

 



Regione. Da gennaio gli elenchi delle consulenze
saranno pubblicati on-line

 


 

Dal primo gennaio 2009 tutti gli incarichi di consulenza e di collaborazione della Regione siciliana saranno pubblicati sul nuovo sistema unico di pubblicità realizzato sul sito internet www.regione.sicilia.it  e saranno accessibili direttamente dalla home page. Lo stabilisce una nuova direttiva dell'assessore regionale alla Presidenza, Giovanni Ilarda, che applica così quanto preannunciato lo scorso agosto quando fu emanata la disciplina transitoria proprio in materia di incarichi.


 


"La trasparenza nella pubblica amministrazione va intesa come presidio di legalità ed efficienza - dice Ilarda - La legge nazionale prevede che le pubbliche amministrazioni che si avvalgono di collaboratori esterni, o che affidano incarichi di consulenza per i quali è previsto un compenso, sono tenute a pubblicare sul proprio sito web i relativi provvedimenti". Per Ilarda "é indubbio che il controllo democratico e diffuso sull'operato dei pubblici uffici costituisce un forte presidio di legalità dell'azione amministrativa ed incide direttamente anche sull'efficienza organizzativa". L'obbligo di pubblicazione degli incarichi è esteso anche agli enti sottoposti a controllo e vigilanza.

 



27 dicembre 2008

I CONDONI EDILIZI A PALERMO E IN SICILIA

 

I condoni edilizi a Palermo e in Sicilia


P.R.G. PORTOBELLO NON PORTA SVILUPPO TURISTICO
Caricato da isolapulita





I condoni edilizi a Palermo (e in Sicilia) non finiscono mai



Suscita stupore, al di là dell'aspetto meramente tecnico della vicenda, la notizia che a Palermo l'amministrazione comunale si appresta a varare una massiccia campagna informativa per definire le pendenze del condono edilizio 2003





La campagna (datata 27 novembre 2008) prevede «L’affissione in tutto il territorio cittadino dell’avviso pubblico che riguarda la definizione delle pratiche di condono edilizio ex L. 47/85 e L. 724/94 per fare in modo che la cittadinanza abbia un’informazione completa e chiara sull’opportunità di aderire attraverso il sistema della perizia giurata al condono edilizio


Possibile che il Governo Berlusconi abbia messo mano alla chetichella a un nuovo condono edilizio senza darne notizia alcuna? Non esiste proprio!


Il condono di cui si parla è infatti quello del 2003 (sempre del Governo Berlusconi, ma nella precedente edizione).


Per il quale condono la Sicilia a suo tempo ha usato la manica larga, introducendo come scriveva sul Corriere della Sera il 13 settembre 2003 Gian Antonio Stella, “Quando il condono edilizio non paga”, addirittura l’autocertificazione, fra l’altro con risultati pressoché insignificanti dal punto dell’adesione: «La sanatoria delle sanatorie, l’autocertificazione offerta dalla Regione Sicilia ai 400 mila isolani colpevoli di abusi edilizi, che da anni e anni lasciano ammuffire le pratiche dei vecchi condoni nella certezza che nessuno andrà mai a disturbarli, è stata accolta infatti così: 1,1% di adesioni a Palermo, 0,37% a Messina, 0,037% a Catania.»


Condono edilizio attraverso autocertificazione? Sì, proprio così, cosa ci potrebbe essere di più semplice per giocarsi territorio e ambiente in un colpo solo?


Ma veniamo alla campagna attuale del Comune di Palermo (naturalmente è soltanto un esempio; altri Comuni della Sicilia si trovano nella condizione di dover rincorrere i condonandi).


«Il provvedimento – recita un comunicato del Comune di Palermo - si basa sull’articolo 17 della Legge Regionale 4/2003, secondo cui per le istanze di condono non ancora definite “il richiedente può presentare apposita perizia giurata a firma di un tecnico abilitato alla professione o è consentito effettuare un’integrazione documentale in alternativa alla perizia. La perizia giurata sostituisce a tutti gli effetti di legge la concessione o autorizzazione edilizia in sanatoria“, sempre che si provveda al versamento in favore del Comune degli oneri dovuti


Un atto quindi a favore dello snellimento burocratico cui non si potrebbe che plaudire.


Sennonché appare quanto meno preoccupante che già in precedenza analoghe suadenti avvertenze siano state predisposte senza esito. Evidentemente non hanno sortito i risultati sperati.


Almeno nel 2007 infatti (ma anche prima, è lecito supporre) il Comune di Palermo aveva rivolto ai cittadini analoga raccomandazione di “ravvedimento operoso”: «Definizione delle pratiche di condono edilizio, da giovedì all’albo pretorio l’avviso per le perizie giurate. Da giovedì 26 aprile [2007, ndr] sarà affisso all’Albo Pretorio l’avviso pubblico per la definizione delle pratiche di condono edilizio. Si tratta del secondo passaggio dopo la delibera approvata dalla Giunta, lo scorso marzo. I titolari delle istanze di condono devono presentare entro il 31 dicembre 2007 una perizia giurata a firma di un tecnico incaricato o integrare, entro 180 giorni, le istanze di condono con la documentazione prevista dall’articolo 23 della legge regionale 37 dell’85 e con la documentazione richiesta dall’Amministrazione.»


Ma se le cose stanno così perché prendersela poi così tanto? In fondo quella dei tempi lunghi non è una prassi indolente che si perpetua da tempo immemorabile nell’isola?


Un motivo c’è.


Ed è questo, tratto da un analogo “Avviso” del Comune di Rosolini (SR): «CONSIDERATO che ai sensi dell’art. 12 della legge regionale 28 dicembre 2004, n. 17 e dell’art. 46 della legge regionale 8 febbraio 2007, n.2 i Comuni debbono definire entro il 31 dicembre 2007 i procedimenti relativi alle istanze di condono inoltrate ai sensi delle Leggi 47/1985, 724/94 e 326/03, VISTO l’art.8 della legge regionale n.1 del 6/02/2008, il quale differisce il termine per la definizione delle istanze di condono al 31 dicembre 2008, inoltrate ai sensi delle Leggi 47/1985, 724/94 e 326/03 ecc.»


Il 31 dicembre 2008, cioè esattamente fra un mese, scade quindi la proroga della proroga della proroga della proroga (2005-2006-207-2008) del condono edilizio (attivato nell’anno 2003) e i Comuni cercano di stringere i tempi per raggranellare qualche soldo (questa era infatti l’intenzione originaria per il ricorso a un ulteriore condono edilizio), sperando che i cittadini riottosi si mettano in regola, e soprattutto paghino l’odiosa oblazione (perché dovrei pagare? a casa mia comando io, è la rivendicazione dei siciliani da condonare!).
Ma perché dovrebbero pagare e mettersi in regola, visto che per salvare la faccia la Regione Sicilia sarà costretta a prorogare almeno di un altro anno i termini del condono edilizio (del 2003) al 31 dicembre 2009, e poi al 2010 e così via?


Vorrà dire che il condono in Sicilia sarà la normalità e non un episodio unico e ben circoscritto.


Del resto chi ha visitato recentemente la Sicilia si sarà reso conto di persona dello scempio che si va facendo del territorio, e non solo di quello. (vedi “Casa nostra, viaggio dimenticabile nella Sicilia incompiuta“).


Ma tornando al condono può essere utile ricordare quanto si poteva leggere su Edilportale il 3 marzo 2005: «A distanza di quasi tre mesi dalla scadenza di presentazione delle domande di condono, in Sicilia si tirano le somme delle pratiche presentate e dei possibili tempi di risoluzione. Le domande presentate nella regione sono state oltre 40mila che vanno a sommarsi alle oltre 500mila dei condono precedenti. In particolare sono circa 350mila le domande ancora pendenti del condono del 1985 e 150mila quelle del condono del 1994. I numeri dunque sono davvero molto elevati nonostante negli anni ottanta i comuni abbiano assunto più di 2000 fra ingegneri e architetti per sbrigare queste pratiche che invece sono rimaste sospese. Per quest’ultimo condono le cose dovrebbero andare diversamente dato che, l’assessore regionale al territorio ha messo in mora i comuni inadempienti e ha imposto loro, entro il 31 marzo 2005, di redigere un documento che illustri lo stato di avanzamento lavori con la indicazione delle pratiche evase e quelle invece ancora da evadere. Inoltre entro e non oltre il 31 dicembre 2006 tutte le pratiche dei precedenti condoni dovranno essere chiuse attraverso anche consulenze esterne. Tra i comuni maggiormente inadempienti segnaliamo in primo luogo Palermo che ha evaso solo il 2,5% delle pratiche


Il ritardo avvantaggia anche le consulenze esterne ai Comuni, perché meravigliarsene? Così apprendiamo che nel maggio 2007, figuriamoci!, esistevano corsi specifici per esperto in condono edilizio (del 2003 naturalmente), naturalmente a Palermo, naturalmente alla modica cifra di 350 € + IVA per quattro giornate di corso, svolti dall’Associazione per la Ricerca e l’Alta formazione nel settore tecnico, non si scherza!


E chi sono i docenti dell’inclito corso? Di primo piano, qualificatissimi, e soprattutto al di sopra di ogni sospetto. Sono infatti gli stessi che dovranno esaminare le pratiche di condono come impiegati dei Comuni interessati:
Ing. S. C. (Comune di Palermo - Ufficio Edilizia Privata, Responsabile Istruttoria Servizio Condono).
Geom. G. M. (Comune di Palermo - Ufficio Edilizia Privata, Tecnico istruttore Condono edilizio.
D.ssa A. C. (Comune di Palermo Ufficio Edilizia Privata, Responsabile amministrativo Servizio Condono).
Geom. G. B. (Comune di Palermo – Ufficio Edilizia Privata, Responsabile Oneri di concessione).
Geom. G. S. (Comune di Palermo – Ufficio Edilizia Privata, Tecnico istruttore Servizio Condono - Responsabile Condono edilizio Comune di Castellammare del Golfo).
Arch. M. L. L. I. (Comune di Palermo – Ufficio Edilizia Privata, Responsabile Agibilità/Abitabilità).
D.ssa C. G. (Comune di Palermo – Ufficio Edilizia Privata, Funzionario amministrativo Servizio Controllo del Territorio).
Geom. D. C. (Comune di Palermo – Ufficio Edilizia Privata, Tecnico istruttore Servizio Condono - Rapporti con l’Autorità giudiziaria).


Di che meravigliarsi? Meraviglia non deve neppure destare qualche voce discordante.


Dove sono i piani regolatori, si chiedono per esempio i presidenti di due associazioni che pure qualcosa dovrebbero contare, visto che riuniscono rispettivamente architetti e ingegneri, da una parte, e responsabili della pubblica amministrazione, dall’altra.


Senza i piani regolatori infatti non si sa cosa esattamente condonare e sulla base di quale violazione, poi?


«Proposte sul disegno di legge [regionale, ndr] Condono Edilizio ex art.32 legge24 novembre 2003, n.326. Il Disegno di Legge che l’Assemblea Regionale si appresta a varare – si poteva leggere in un documento a firma Dott. Arch. Carmelo Caprì (per l’Associazione Regionale Liberi Professionisti Architetti e Ingegneri e Dott. Matteo Cocchiara (per l’A.S.A.E.L) - costituirà la settima legge regionale in materia di sanatoria edilizia (l’art. 20 della L.R. 4/2003 consente infatti di sanare tipologie di abusi prima non consentiti). Il ricorso periodico e quasi sistematico alla Legge di sanatoria edilizia, giustificato ogni volta dalla necessità di reperire risorse economiche per far quadrare i conti del Bilancio Pubblico, ha generato la convinzione della possibilità di costruire sempre e comunque anche in assenza di regole. Ed inoltre tutte le leggi di sanatoria edilizia, per la legge del contrappasso, impongono l’obbligo della redazione degli strumenti urbanistici. L’ultima Legge 326/2003 prevede lo scioglimento dei Consigli Comunali se entro diciotto mesi dalla data della loro elezione non adottino i piani regolatori.
È stato inoltre dimostrato che quanto ricavato dalle sanatorie edilizie è pari al 10% delle risorse necessarie per procedere alle opere di riqualificazione del territorio, del paesaggio e dell’ambiente. Emblematico è in Sicilia il caso dei Piani Particolareggiati di Recupero Urbanistico previsti dalla Legge Regionale di Sanatoria n.37 del 1985; parecchi di tali piani attendono ancora di essere finanziati dalla Regione. Il testo unico in materia edilizia, D.P.R. 380/2001 vigente anche in Sicilia, prevede anch’esso norme di repressione del fenomeno abusivismo. Non risulta però che quanto previsto all’art.31, acquisizione di diritto al patrimonio del comune delle costruzioni abusive, sia stato messo in atto dai responsabili degli Uffici Tecnici Comunali. Occorre smontare l’alibi della mancanza di strumenti urbanistici che ha costituito la motivazione infondata del fenomeno dell’abusivismo edilizio in Sicilia e nelle Regioni meridionali.
Nel Dicembre del 2003: due Comuni su tre risultavano in Sicilia privi di un vigente Piano Regolatore Generale. Quasi il 70% del territorio siciliano è senza strumentazione urbanistica adeguata e senza vincoli di salvaguardia. Le ragioni di tale situazione, quasi unica nel territorio nazionale, sono diverse: il complesso iter di elaborazione e di adozione da parte dei Consigli Comunali; i veti incrociati all’interno delle Amministrazioni per la scelta delle aree da sottoporre a edificazione privata; i tempi di approvazione da parte degli Enti preposti; il sovrapporsi di altri strumenti di pianificazione del territorio e del paesaggio. È diventata urgente e necessaria una riforma complessiva della normativa urbanistica attualmente vigente. Una riforma che faccia tesoro delle esperienze oramai consolidate da decenni in altre Regioni Italiane.»


Da ultimo, una voce senza speranza
“L’architettura vista da sud” (giovedì, settembre 18, 2008), di Salvatore Lo Cascio, Architetto
(citazione da: http://parliamodicitta.blogspot.com)
«Si manifestava contro la legge per il condono edilizio. Capite, contro il condono edilizio!
Vi chiederete perché allora per gli altri due condoni non una parola di protesta si sollevò dal basso, neanche una!
Ebbene, nessuno dei manifestanti era mosso da sensibilità ambientaliste, la legge sul condono edilizio, “a sanatoria” provocava reazioni sociali clamorose, a Palermo 40.000 in piazza, nell’interland, i blocchi stradali, per non pagare l’oblazione, “la multa” insomma, per lo stesso motivo s’improvvisò pure una gran manifestazione a Roma che non determinò alcun risultato. A Misilmeri la vicenda si chiude con più di 10.000 istanze di condono, per una città che allora contava circa 14.000 abitanti.
Facciamo qualche semplice calcolo matematico.
Per ogni istanza si chiede il condono di n.1 unità edilizia (Ue) che mediamente si compone di n.3 unità immobiliari (Ui)


10.000Ue X 3Ui = 30.000Ui


Ogni Ui può ospitare in media n. 3 abitanti (ab)


30.000Ui X 3 ab = 90.000ab


Considerato che le Ui esistenti, realizzate con titolo abilitativo e prima del 1942, quindi regolari, anche senza titolo abilitativo, possono essere stimate con un buon margine di precisione a circa 5.000 unità, si può serenamente, ma non tanto, affermare che nell’85, Misilmeri era una città di dimensioni adatte ad ospitare circa 105.000 abitanti.


Ma non è tutto, nel 1995 con la prima “sanatoria” Berlusconi, si aggiungono alle precedenti istanze circa altre 6.000 istanze che moltiplicate per 3, ormai abbiamo imparato il calcolo, stimiamo 18.000 Ui che moltiplichiamo a loro volta per 3, determinando un’ulteriore capacità abitativa, adatta ad ospitare altri 54.000 abitanti.


E non è tutto, con la seconda sanatoria Berlusconi a quelle precedenti si aggiungono ancora circa 1700 istanze di condono, che moltiplicate per 3 fanno 5.100 Ui che moltiplicate ancora per 3 danno ancora abitanti da ospitare nella nostra città, per un numero pari a 15.300 abitanti.


Ora sommiamo
105.000 + 54.000 + 15.300 = 174.300


Non voglio considerare nemmeno che dall’85 ad oggi sono state rilasciate altre concessioni edilizie per nuove costruzioni, e neanche che l’ultimo condono non ha avuto il successo dei precedenti per gli elevati costi di oblazione che hanno spinto i titolari degli abusi edilizi a non condonare.
Questi ultimi possono essere stimati con una cifra di circa 4.000 Ue abusive non sanate.
E attualmente si continuano a registrare reati di abusivismo settimanalmente.


I giovani architetti, e non, in Sicilia si trovano oggi ad operare in quest’ambiente.
Partirò da queste premesse per raccontare la mia storia di architetto di belle speranze e dei miei colleghi e amici che mi hanno accompagnato nell’impresa.
Col vostro aiuto e la vostra compagnia.


C’è da aggiungere altro? Non so per voi, ma per me è scandaloso!





http://www.quotidianocasa.it/2008/11/30/6166/i-condoni-edilizi-a-palermo-e-in-sicilia-non-finiscono-mai.html

La legge finanziaria siciliana per il 2003
legge n. 4/2003


Art. 17.
Recupero risorse derivanti dalla definizione delle pratiche di sanatoria edilizia

1. Per le istanze di concessione in sanatoria e di autorizzazione edilizia in sanatoria presentate entro i termini di cui alla legge 28 febbraio 1985, n. 47, come recepita dalla legge regionale 10 agosto 1985, n. 37 nonché dalla legge 23 dicembre 1994, n. 724 e dalle leggi regionali 29 febbraio 1980, n. 7 e 18 aprile 1981, n. 70, che alla data di entrata in vigore della presente legge non sono state ancora definite con l'emissione del relativo provvedimento, il richiedente la concessione o autorizzazione in sanatoria può presentare apposita perizia giurata a firma di un tecnico abilitato all'esercizio della professione entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge.

2. La perizia giurata deve asseverare l'esistenza di tutte le condizioni di legge necessarie per l'ottenimento della sanatoria, ivi compreso l'avvenuto pagamento del conguaglio dell'oblazione dovuta o l'avvenuta prescrizione del diritto al conguaglio a debito o al rimborso dell'oblazione stessa nei termini di cui all'articolo 35, comma 12, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, come integrato dall'articolo 4, comma 6, del decreto legge 12 gennaio 1988, n. 2 convertito in legge con la legge 13 marzo 1988, n. 68 nonché la presentazione del certificato generale del casellario giudiziale previsto dall'articolo 39, comma 1, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, come modificato dall'articolo 2, comma 37, lettera b), della legge 23 dicembre 1996, n. 662. La perizia giurata deve altresì contenere gli estremi dell'avvenuta richiesta di parere inoltrata agli enti di tutela qualora non possa asseverarsi l'avvenuto rilascio del parere degli stessi enti, al fine di poter computare l'eventuale avvenuta decorrenza del termine perentorio previsto dal comma 6 e del termine perentorio previsto per il tacito accoglimento delle istanze di sanatoria dal presente comma. Decorso il termine perentorio di novanta giorni dalla ricezione di detta perizia giurata da parte del comune, qualora non venga comunicato all'interessato alcun provvedimento motivato di diniego, la concessione o autorizzazione edilizia in sanatoria si intende accolta, sempre che si sia provveduto o si provveda entro i successivi trenta giorni al versamento a favore del comune degli oneri concessori dovuti in base a quanto calcolato in via provvisoria dalla perizia giurata e salvo conguaglio sulla base delle determinazioni degli uffici comunali da adottarsi entro il termine perentorio di cui al comma 3; nell'ipotesi di rateizzazione si provvede con le modalità di cui al comma 5.

3. Gli uffici comunali devono effettuare l'esame delle perizie giurate anche successivamente all'avvenuto tacito accoglimento delle istanze di sanatoria e comunque entro il termine perentorio di duecentosettanta giorni dalla presentazione delle istanze medesime. Qualora gli uffici comunali rilevino dalla perizia giurata l'incompletezza della stessa o la mancanza dei requisiti di legge necessari per l'ottenimento della concessione o autorizzazione in sanatoria, il responsabile del procedimento amministrativo sospende il procedimento e sospende la concessione o autorizzazione in sanatoria eventualmente già assentita tacitamente, dandone comunicazione al richiedente la sanatoria ed al redattore della perizia giurata che possono presentare una perizia suppletiva tendente a superare i motivi della sospensione, entro quindici giorni dalla notifica della stessa; entro il successivo termine perentorio di quarantacinque giorni, il responsabile del procedimento può denegare la sanatoria richiesta e può annullare la concessione o autorizzazione edilizia già tacitamente assentita. Il responsabile del procedimento notifica agli interessati l'annullamento della concessione o autorizzazione tacitamente assentite. Il professionista redattore della perizia giurata assume per tale atto la qualità di persona esercente un servizio di pubblica necessità ai sensi degli articoli 359 e 481 del codice penale.

4. Per le istanze di sanatoria per le quali alla data di entrata in vigore della presente legge è stata già richiesta o deve ancora essere richiesta dal comune l'integrazione documentale di cui al comma 1 è consentito effettuare l'integrazione in alternativa alla presentazione della perizia giurata. La perizia giurata sostituisce a tutti gli effetti di legge la concessione o autorizzazione edilizia in sanatoria, qualora munita di certificazione comunale di ricevimento da rilasciarsi all'atto della presentazione e di dichiarazione da effettuarsi da parte del richiedente la sanatoria, che comprovi l'avvenuto pagamento degli oneri concessori e l'avvenuta decorrenza del termine perentorio di novanta giorni dalla presentazione della perizia in assenza di determinazione comunale.

5. Decorso il termine di trenta giorni dalla espressa richiesta notificata dal comune, il ritardato pagamento degli oneri concessori dovuti per il rilascio della concessione edilizia in sanatoria comporta l'applicazione delle sanzioni amministrative previste dall'articolo 50, lettere b) e c) della legge regionale 27 dicembre 1978, n. 71; il mancato pagamento, decorso il termine di cui alla citata lettera c), comporta altresì la riscossione coattiva e l'immediata iscrizione a ruolo delle somme maggiorate con dette sanzioni. All'iscrizione a ruolo di dette somme, oltreché delle eventuali spese di istruttoria e segreteria, consegue il rilascio della concessione edilizia in sanatoria, da effettuarsi anche a mezzo di recapito al domicilio dell'istante. Gli oneri concessori dovuti, aventi importi superiori a 2.500 euro, riguardanti gli oneri relativi al costo di costruzione e agli oneri di urbanizzazione, ivi compreso quelli di urbanizzazione pro-quota di cui al comma 6, possono essere corrisposti fino ad un massimo di 6 rate semestrali di pari importo; in tal caso, gli interessati fanno pervenire al comune, entro trenta giorni dalla data di notifica dell'obbligo di pagamento, il prospetto delle rate in scadenza, comprensive degli interessi legali calcolati dalla data di pagamento della prima rata, allegando l'attestazione del pagamento della prima rata medesima.

6. Gli enti di tutela di cui ai commi 8 e 10 dell'articolo 23 della legge regionale 10 agosto 1985, n. 37 devono rilasciare il proprio parere entro il termine perentorio di centottanta giorni dalla data di ricezione della richiesta ed entro il termine perentorio di novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge per le richieste già presentate agli enti prima di tale data; decorsi tali termini il parere deve intendersi favorevolmente reso. Il decorso di detti termini può essere sospeso una sola volta dal responsabile del procedimento per richiedere chiarimenti e integrazioni esclusivamente agli interessati che hanno richiesto il parere; la sospensione non può in nessun caso superare i trenta giorni, trascorsi i quali il termine riprende a decorrere.

7. Al fine di accelerare le procedure relative all'emissione dei pareri di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 sugli abusi edilizi, su richiesta delle competenti sovrintendenze ai beni culturali ed ambientali, possono essere assegnate, previo assenso dei lavoratori, presso le suddette strutture, senza ulteriori oneri, unità di personale in possesso di adeguato titolo di studio provenienti dal bacino dei lavoratori socialmente utili in atto utilizzate dagli enti locali, dalla Regione e dagli enti sottoposti a controllo e vigilanza della medesima.

8. Gli oneri di urbanizzazione ed il contributo sul costo di costruzione relativo alle opere per le quali è stata presentata istanza di condono edilizio ai sensi dell'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724 e successive modifiche ed integrazioni sono quelli vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge; per la detrazione delle somme già versate, queste ultime vanno rese attuali. Per le istanze di sanatoria presentate per le opere di cui all'articolo 31, comma 1, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, il mancato pagamento, in tutto o in parte, degli oneri di concessione comporta l'applicazione degli interessi legali sulle somme dovute.

9. In sostituzione della convenzione di cui all'articolo 35, comma 9, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, come sostituito dall'articolo 26 della legge regionale 10 agosto 1985, n. 37, gli oneri di urbanizzazione pro-quota sono determinati nella misura del centocinquanta per cento degli oneri di urbanizzazione dovuti per l'ottenimento della sanatoria edilizia.

10. Il personale in servizio presso i comuni assunto per le finalità di cui all'articolo 14 della legge regionale 15 maggio 1986, n. 26 e successive modificazioni deve completare l'esame delle pratiche di sanatoria edilizia e determinarsi sulle stesse entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

11. Il primo e il secondo capoverso del comma 3 dell'articolo 5 della legge regionale 31 maggio 1994, n. 17 sono così sostituiti:

"1. Il parere dell'autorità preposta alla gestione del vincolo è richiesto, ai fini della concessione o autorizzazione edilizia in sanatoria, solo nel caso in cui il vincolo sia stato posto antecedentemente alla realizzazione del l'opera abusiva.
2. L'autorità competente, nel rilasciare parere, può dettare prescrizioni che comportino l'adeguamento del progetto alle esigenze di tutela che hanno determinato l'apposizione del vincolo.".

12. L'articolo 24 della legge regionale 24 luglio 1997, n. 25 è così sostituito:

"1. L'adeguamento degli oneri di urbanizzazione di cui all'articolo 5 della legge 28 gennaio 1977, n. 10 e del costo di costruzione di cui all'articolo 6 della medesima legge sostituito dall'articolo 7 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, è determinato dai comuni entro il 30 ottobre di ogni anno.
2. I comuni sono tenuti ad applicare gli oneri di concessione aggiornati dal 1° gennaio dell'anno successivo. Nelle more della determinazione dell'adeguamento degli oneri di cui al presente articolo, le concessioni edilizie sono rilasciate con salvezza del conguaglio degli oneri stessi.".
http://www.giurdanella.it/6811


Legge 24 novembre 2003, n. 326



Art. 32.
Misure per la riqualificazione urbanistica, ambientale e paesaggistica, per l'incentivazione dell'attività di repressione dell'abusivismo edilizio, nonche' per la definizione degli illeciti edilizi e delle occupazioni di aree demaniali.


1. Al fine di pervenire alla regolarizzazione del settore e' consentito, di cui al presente articolo, il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria delle opere esistenti non conformi alla disciplina vigente.

2. La normativa e' disposta nelle more dell'adeguamento della disciplina regionale ai principi contenuti nel testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, in conformità al titolo V della Costituzione come modificato dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, e comunque fatte salve le competenze delle autonomie locali sul governo del territorio.

3. Le condizioni, i limiti e le modalità del rilascio del predetto titolo abilitativo sono stabilite dal presente articolo e dalle normative regionali.

4. Sono in ogni caso fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano.

5. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti fornisce, d'intesa con le regioni interessate, il supporto alle amministrazioni comunali ai fini dell'applicazione della presente normativa e per il coordinamento con le leggi 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modifiche e integrazioni, e con l'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e successive modifiche e integrazioni.

6. Al fine di concorrere alla partecipazione alla realizzazione delle politiche di riqualificazione urbanistica dei nuclei interessati dall'abusivismo edilizio, attivate dalle regioni ai sensi del comma 33 e' destinata una somma di 10 milioni di euro per l'anno 2004 e di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono individuati gli interventi da ammettere a finanziamento.

7. Al comma 1 dell'articolo 141 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e' aggiunta, in fine, la seguente lettera:
«c-bis) nelle ipotesi in cui gli enti territoriali al di sopra dei mille abitanti siano sprovvisti dei relativi strumenti urbanistici generali e non adottino tali strumenti entro diciotto mesi dalla data di elezione degli organi. In questo caso, il decreto di scioglimento del consiglio e' adottato su proposta del Ministro dell'interno di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.».

8. All'articolo 141 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, dopo il comma 2, e' inserito il seguente:

«2-bis. Nell'ipotesi di cui alla lettera c-bis) del comma 1, trascorso il termine entro il quale gli strumenti urbanistici devono essere adottati, la regione segnala al prefetto gli enti inadempienti. Il prefetto invita gli enti che non abbiano provveduto ad adempiere all'obbligo nel termine di quattro mesi. A tal fine gli enti locali possono attivare gli interventi, anche sostitutivi, previsti dallo statuto secondo criteri di neutralità, di sussidiarietà e di adeguatezza. Decorso infruttuosamente il termine di quattro mesi, il prefetto inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio.».

9. Per attivare un programma nazionale di interventi, anche con la partecipazione di risorse private, rivolto alla riqualificazione di ambiti territoriali caratterizzati da consistente degrado economico e sociale, con riguardo ai fenomeni di abusivismo edilizio, da attuare anche attraverso il recupero delle risorse ambientali e culturali, e' destinata una somma di 20 milioni di euro per l'anno 2004 e di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con i Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e per i beni e le attività culturali, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono individuati gli ambiti di rilevanza e interesse nazionale oggetto di riqualificazione urbanistica, ambientale e culturale, attribuendo priorità alle aree oggetto di programmi di riqualificazione già approvati di cui al decreto Ministro dei lavori pubblici dell'8 ottobre 1998, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 278 del 27 novembre 1998, e di cui all'articolo 120 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Su tali aree, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, d'intesa con i soggetti pubblici interessati, predispone un programma di interventi, anche in riferimento a quanto previsto dall'articolo 29, comma 4, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, come sostituito dal comma 42 del presente articolo.

10. Per la realizzazione di un programma di interventi di messa in sicurezza del territorio nazionale dal dissesto idrogeologico e' destinata una somma di 20 milioni di euro per l'anno 2004 e di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, di intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono individuate le aree comprese nel programma. Su tali aree, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, d'intesa con i soggetti pubblici interessati, predispone un programma operativo di interventi e le relative modalità di attuazione.

11. Allo scopo di attuare un programma di interventi per il ripristino e la riqualificazione delle aree e dei beni soggetti alle disposizioni del titolo II del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, e' destinata una somma di 10 milioni di euro per l'anno 2004 e di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, di intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tale somma e' assegnata alla soprintendenza per i beni architettonici e ambientali, per l'esecuzione di interventi di ripristino e riqualificazione paesaggistica, dopo aver individuato, d'intesa con le regioni, le aree vincolate da ricomprendere nel programma.

12. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto la Cassa depositi e prestiti e' autorizzata a mettere a disposizione l'importo massimo di 50 milioni di euro per la costituzione, presso la Cassa stessa, di un Fondo di rotazione, denominato Fondo per le demolizioni delle opere abusive, per la concessione ai comuni e ai soggetti titolari dei poteri di cui all'articolo 27, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, anche avvalendosi delle modalità di cui all'articolo 2, comma 55, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e all'articolo 41, comma 4, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, di anticipazioni, senza interessi, sui costi relativi agli interventi di demolizione delle opere abusive anche disposti dall'autorità giudiziaria e per le spese giudiziarie, tecniche e amministrative connesse. Le anticipazioni, comprensive della corrispondente quota delle spese di gestione del Fondo, sono restituite al Fondo stesso in un periodo massimo di cinque anni, secondo modalità e condizioni stabilite con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, utilizzando le somme riscosse a carico degli esecutori degli abusi. In caso di mancato pagamento spontaneo del credito, l'amministrazione comunale provvede alla riscossione mediante ruolo ai sensi del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46. Qualora le somme anticipate non siano rimborsate nei tempi e nelle modalità stabilite, il Ministro dell'interno provvede al reintegro alla Cassa depositi e prestiti, trattenendone le relative somme dai fondi del bilancio dello Stato da trasferire a qualsiasi titolo ai comuni.

13. Le attività di monitoraggio e di raccolta delle informazioni relative al fenomeno dell'abusivismo edilizio di competenza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, fanno capo all'Osservatorio nazionale dell'abusivismo edilizio. Il Ministero collabora con le regioni al fine di costituire un sistema informativo nazionale necessario anche per la redazione della relazione al Parlamento di cui all'articolo 9 del decreto-legge 23 aprile 1985, n. 146, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 1985, n. 298. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, d'intesa con il Ministro dell'interno, sono aggiornate le modalità di redazione, trasmissione, archiviazione e restituzione delle informazioni contenute nei rapporti di cui all'articolo 31, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380. Per le suddette attività e' destinata una somma di 0,2 milioni di euro per l'anno 2004 e di 0,4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006.

14. Per le opere eseguite da terzi su aree di proprietà dello Stato o facenti parte del demanio statale ad esclusione del demanio marittimo, lacuale e fluviale, nonche' dei terreni gravati da diritti di uso civico, il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria da parte dell'ente locale competente e' subordinato al rilascio della disponibilità da parte dello Stato proprietario, per il tramite dell'Agenzia del demanio, rispettivamente, a cedere a titolo oneroso la proprietà dell'area appartenente al patrimonio disponibile dello Stato su cui insiste l'opera ovvero a garantire onerosamente il diritto al mantenimento dell'opera sul suolo appartenente al demanio e al patrimonio indisponibile dello Stato.

15. La domanda del soggetto legittimato volta ad ottenere la disponibilità dello Stato alla cessione dell'area appartenente al patrimonio disponibile ovvero il riconoscimento al diritto al mantenimento dell'opera sul suolo appartenente al demanio o al patrimonio indisponibile dello Stato deve essere presentata, entro il 31 marzo 2004, alla filiale dell'Agenzia del demanio territorialmente competente, corredata dell'attestazione del pagamento all'erario della somma dovuta a titolo di indennità per l'occupazione pregressa delle aree, determinata applicando i parametri di cui alla allegata Tabella A, per anno di occupazione, per un periodo comunque non superiore alla prescrizione quinquennale. A tale domanda deve essere allegata, in copia, la documentazione relativa all'illecito edilizio di cui ai commi 32 e 35. Entro il 30 settembre 2004, inoltre, deve essere allegata copia della denuncia in catasto dell'immobile e del relativo frazionamento.

16. La disponibilità alla cessione dell'area appartenente al patrimonio disponibile ovvero a riconoscere il diritto a mantenere l'opera sul suolo appartenente al demanio o al patrimonio indisponibile dello Stato viene espressa dalla filiale dell'Agenzia del demanio territorialmente competente entro il 31 dicembre 2004. Resta ferma la necessità di assicurare, anche mediante specifiche clausole degli atti di vendita o dei provvedimenti di riconoscimento del diritto al mantenimento dell'opera, il libero accesso al mare, con il conseguente diritto pubblico di passaggio.

17. Nel caso di aree soggette ai vincoli di cui all'articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, la disponibilità alla cessione dell'area appartenente al patrimonio disponibile ovvero a riconoscere il diritto a mantenere l'opera sul suolo appartenente al demanio o al patrimonio indisponibile dello Stato e' subordinata al parere favorevole da parte dell'Autorità preposta alla tutela del vincolo.

18. Le procedure di vendita delle aree appartenenti al patrimonio disponibile dello Stato devono essere perfezionate entro il 31 dicembre 2006, a cura della filiale dell'Agenzia del demanio territorialmente competente previa presentazione da parte dell'interessato del titolo abilitativo edilizio in sanatoria rilasciato dall'ente locale competente, ovvero della documentazione attestante la presentazione della domanda, volta ad ottenere il rilascio del titolo edilizio in sanatoria sulla quale e' intervenuto il silenzio assenso con l'attestazione dell'avvenuto pagamento della connessa oblazione, alle condizioni previste dal presente articolo.

19. Il prezzo di acquisto delle aree appartenenti al patrimonio disponibile e' determinato applicando i parametri di cui alla Tabella B allegata al presente decreto ed e' corrisposto in due rate di pari importo scadenti, rispettivamente, il 30 giugno 2005 e il 31 dicembre 2005.

19-bis. Le opere eseguite da terzi su aree appartenenti al patrimonio disponibile dello Stato, per le quali e' stato rilasciato il titolo abilitativo edilizio in sanatoria da parte dell'ente locale competente, sono inalienabili per un periodo di cinque anni dalla data di perfezionamento delle procedure di vendita delle aree sulle quali insistono le opere medesime.

20. Il provvedimento formale di riconoscimento del diritto al mantenimento dell'opera sulle aree del demanio dello Stato e del patrimonio indisponibile e' rilasciato a cura della filiale dell'Agenzia del demanio territorialmente competente entro il 31 dicembre 2006, previa presentazione della documentazione di cui al comma 18. Il diritto e' riconosciuto per una durata massima di anni venti, a fronte di un canone commisurato ai valori di mercato.

21. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono rideterminati i canoni annui di cui all'articolo 3 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494.

22. Dal 1° gennaio 2004 i canoni per la concessione d'uso sono rideterminati nella misura prevista dalle tabelle allegate al decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione 5 agosto 1998, n. 342, rivalutate del trecento per cento.

23. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 6 del citato decreto del Ministro di cui al comma 22, relativo alla classificazione delle aree da parte delle regioni, in base alla valenza turistica delle stesse.

24. Ai fini del miglioramento, della tutela e della valorizzazione delle aree demaniali e' autorizzata una spesa fino ad un importo massimo di 20 milioni di euro per l'anno 2004 e di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. L'Agenzia del demanio, di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, il Ministro per i beni e le attività culturali, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano predispone un programma di interventi volti alla riqualificazione delle aree demaniali. Il programma e' approvato con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.

25. Le disposizioni di cui ai capi IV e V della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modificazioni e integrazioni, come ulteriormente modificate dall'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e successive modificazioni e integrazioni, nonche' dal presente articolo, si applicano alle opere abusive che risultino ultimate entro il 31 marzo 2003 e che non abbiano comportato ampliamento del manufatto superiore al 30 per cento della volumetria della costruzione originaria o, in alternativa, un ampliamento superiore a 750 mc. Le suddette disposizioni trovano altresì applicazione alle opere abusive realizzate nel termine di cui sopra relative a nuove costruzioni residenziali non superiori a 750 metri cubi per singola richiesta di titolo abilitativo edilizio in sanatoria, a condizione che la nuova costruzione non superi complessivamente i 3.000 metri cubi.

26. Sono suscettibili di sanatoria edilizia le tipologie di illecito di cui all'allegato 1:

a) numeri da 1 a 3, nell'ambito dell'intero territorio nazionale, fermo restando quanto previsto alla lettera e) del comma 27 del presente articolo, nonche' 4, 5 e 6 nell'ambito degli immobili soggetti a vincolo di cui all'articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47;

b) numeri 4, 5 e 6, nelle aree non soggette ai vincoli di cui all'articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, in attuazione di legge regionale, da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con la quale e' determinata la possibilità, le condizioni e le modalità per l'ammissibilità a sanatoria di tali tipologie di abuso edilizio.

27. Fermo restando quanto previsto dagli articoli 32 e 33 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, le opere abusive non sono comunque suscettibili di sanatoria, qualora:

a) siano state eseguite dal proprietario o avente causa condannato con sentenza definitiva, per i delitti di cui all'articolo 416-bis, 648-bis e 648-ter del codice penale o da terzi per suo conto;

b) non sia possibile effettuare interventi per l'adeguamento antisismico, rispetto alle categorie previste per i comuni secondo quanto indicato dalla ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 20 marzo 2003, n. 3274, pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 105 dell'8 maggio 2003;

c) non sia data la disponibilità di concessione onerosa dell'area di proprietà dello Stato o degli enti pubblici territoriali, con le modalità e condizioni di cui all'articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, ed al presente decreto;

d) siano state realizzate su immobili soggetti a vincoli imposti sulla base di leggi statali e regionali a tutela degli interessi idrogeologici e delle falde acquifere, dei beni ambientali e paesistici, nonche' dei parchi e delle aree protette nazionali, regionali e provinciali qualora istituiti prima della esecuzione di dette opere, in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici;

e) siano state realizzate su immobili dichiarati monumento nazionale con provvedimenti aventi forza di legge o dichiarati di interesse particolarmente rilevante ai sensi degli articoli 6 e 7 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490;

f) fermo restando quanto previsto dalla legge 21 novembre 2000, n. 353, e mdipendentemente dall'approvazione del piano regionale di cui al comma 1 dell'articolo 3 della citata legge n. 353 del 2000, il comune subordina il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria alla verifica che le opere non insistano su aree boscate o su pascolo i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco. Agli effetti dell'esclusione dalla sanatoria e' sufficiente l'acquisizione di elementi di prova, desumibili anche dagli atti e dai registri del Ministero dell'interno, che le aree interessate dall'abuso edilizio siano state, nell'ultimo decennio, percorse da uno o più incendi boschivi;

g) siano state realizzate nei porti e nelle aree, appartenenti al demanio marittimo, di preminente interesse nazionale in relazione agli interessi della sicurezza dello Stato ed alle esigenze della navigazione marittima, quali identificate ai sensi del secondo comma dell'articolo 59 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616.

28. I termini previsti dalle disposizioni sopra richiamate e decorrenti dalla data di entrata in vigore dell'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e successive modificazioni e integrazioni, ove non disposto diversamente, sono da intendersi come riferiti alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per quanto non previsto dal presente decreto si applicano, ove compatibili, le disposizioni di cui alla legge 28 febbraio 1985, n. 47, e al predetto articolo 39.

29. Il procedimento di sanatoria degli abusi edilizi posti in essere dalla persona imputata di uno dei delitti di cui agli articoli 416-bis, 648-bis e 648-ter del codice penale, o da terzi per suo conto, e' sospeso fino alla sentenza definitiva di non luogo a procedere o di proscioglimento o di assoluzione. Non può essere conseguito il titolo abilitativo edilizio in sanatoria degli abusi edilizi se interviene la sentenza definitiva di condanna per i delitti sopra indicati. Fatti salvi gli accertamenti di ufficio in ordine alle condanne riportate nel certificato generale del casellario giudiziale ad opera del comune, il richiedente deve attestare, con dichiarazione sottoscritta nelle forme di cui all' articolo 46 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, di non avere carichi pendenti in relazione ai delitti di cui agli articoli 416-bis, 648-bis e 648-ter del codice penale.

30. Qualora l'amministratore di beni immobili oggetto di sequestro o di confisca ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575, autorizzato dal giudice competente ad alienare taluno di detti beni, può essere autorizzato, altresì, dal medesimo giudice, sentito il pubblico ministero, a riattivare il procedimento di sanatoria sospeso. In tal caso non opera nei confronti dell'amministratore o del terzo acquirente il divieto di rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria di cui al comma 29.

31. Il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria non comporta limitazione ai diritti dei terzi.

32. La domanda relativa alla definizione dell'illecito edilizio, con l'attestazione del pagamento dell'oblazione e dell'anticipazione degli oneri concessori, e' presentata al comune competente, a pena di decadenza, entro il 31 marzo 2004, unitamente alla dichiarazione di cui al modello allegato e alla documentazione di cui al comma 35.

33. Le regioni, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, emanano norme per la definizione del procedimento amministrativo relativo al rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria e possono prevedeme, tra l'altro, un incremento dell'oblazione fino al massimo del 10 per cento della misura determinata nella tabella C allegata al presente decreto, ai fini dell'attivazione di politiche di repressione degli abusi edilizi e per la promozione di interventi di riqualificazione dei nuclei interessati da fenomeni di abusivismo edilizio, nonche' per l'attuazione di quanto previsto dall'articolo 23 della legge 28 febbraio 1985, n. 47.

34. Ai fini dell'applicazione del presente articolo non si applica quanto previsto dall'articolo 37, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n. 47. Con legge regionale gli oneri di concessione relativi alle opere abusive oggetto di sanatoria possono essere incrementati fino al massimo del 100 per cento. Le amministrazioni comunali perimetrano gli insediamenti abusivi entro i quali gli oneri concessori sono determinati nella misura dei costi per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria necessarie, nonche' per gli interventi di riqualificazione igienico-sanitaria e ambientale attuati dagli enti locali. Coloro che in proprio o in forme consortili, nell'ambito delle zone perimetrate, intendano eseguire in tutto o in parte le opere di urbanizzazione primaria, nel rispetto dell'articolo 2, comma 5, della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni e integrazioni, secondo le disposizioni tecniche dettate dagli uffici comunali, possono detrarre dall'importo complessivo quanto già versato, a titolo di anticipazione degli oneri concessori, di cui alla tabella D allegata al presente decreto. Con legge regionale, ai sensi dell'articolo 29 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, come modificato dal presente articolo, sono disciplinate le relative modalità di attuazione.

35. La domanda di cui al comma 32 deve essere corredata dalla seguente documentazione:

a) dichiarazione del richiedente resa ai sensi dell'articolo 47, comma 1, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, con allegata documentazione fotografica, dalla quale risulti la descrizione delle opere per le quali si chiede il titolo abilitativo edilizio in sanatoria e lo stato dei lavori relativo;

b) qualora l'opera abusiva supera i 450 metri cubi, da una perizia giurata sulle dimensioni e sullo stato delle opere e una certificazione redatta da un tecnico abilitato all'esercizio della professione attestante l'idoneità statica delle opere eseguite;

c) ulteriore documentazione eventualmente prescritta con norma regionale.

36. La presentazione nei termini della domanda di definizione dell'illecito edilizio, l'oblazione interamente corrisposta nonche' il decorso di trentasei mesi dalla data da cui risulta il suddetto pagamento, producono gli effetti di cui all'articolo 38, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n. 47. Trascorso il suddetto periodo di trentasei mesi si prescrive il diritto al conguaglio o al rimborso spettante.

37. Il pagamento degli oneri di concessione, la presentazione della documentazione di cui al comma 35, della denuncia in catasto, della denuncia ai fini dell'imposta comunale degli immobili di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, nonche', ove dovute, delle denunce ai fini della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e per l'occupazione del suolo pubblico, entro il 30 settembre 2004, nonche' il decorso del termine di ventiquattro mesi da tale data senza l'adozione di un provvedimento negativo del comune, equivalgono a titolo abilitativo edilizio in sanatoria. Se nei termini previsti l'oblazione dovuta non e' stata interamente corrisposta o e' stata determinata in forma dolosamente inesatta, le costruzioni realizzate senza titolo abilitativo edilizio sono assoggettate alle sanzioni richiamate all'articolo 40 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e all'articolo 48 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380.

38. La misura dell'oblazione e dell'anticipazione degli oneri concessori, nonche' le relative modalità di versamento, sono disciplinate nell'allegato 1 al presente decreto.

39. Ai fini della determinazione dell'oblazione non si applica quanto previsto dai commi 13, 14 15 e 16 dell'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724.

40. Alla istruttoria della domanda di sanatoria si applicano i medesimi diritti e oneri previsti per il rilascio dei titoli abilitativi edilizi, come disciplinati dalle Amministrazioni comunali per le medesime fattispecie di opere edilizie. Ai fini della istruttoria delle domande di sanatoria edilizia può essere determinato dall'Amministrazione comunale un incremento dei predetti diritti e oneri fino ad un massimo del 10 per cento da utilizzare con le modalità di cui all'articolo 2, comma 46, della legge 23 dicembre 1996, n. 662. Per l'attività istruttoria connessa al rilascio delle concessioni in sanatoria i comuni possono utilizzare i diritti e oneri di cui al precedente periodo, per progetti finalizzati da svolgere oltre l'orario di lavoro ordinario.

41. Al fine di incentivare la definizione delle domande di sanatoria presentate ai sensi del presente articolo, nonche' ai sensi del capo IV della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modificazioni, e dell'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e successive modificazioni, il 50 per cento delle somme riscosse a titolo di conguaglio dell'oblazione, ai sensi dell'articolo 35, comma 14, della citata legge n. 47 del 1985, e successive modificazioni, e' devoluto al comune interessato. Con decreto interdipartimentale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministero dell'economia e delle finanze sono stabilite le modalità di applicazione del presente comma.

42. All'articolo 29 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, il comma 4 e' sostituito dal seguente:

«4. Le proposte di varianti di recupero urbanistico possono essere presentate da parte di soggetti pubblici e privati, con allegato un piano di fattibilità tecnico, economico, giuridico e amministrativo, finalizzato al finanziamento, alla realizzazione e alla gestione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria e per il recupero urbanistico ed edilizio, volto al raggiungimento della sostenibilità ambientale, economica e sociale, alla coesione degli abitanti dei nuclei edilizi inseriti nelle varianti e alla rivitalizzazione delle aree interessate dall'abusivismo edilizio».

43. L'articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e' sostituito dal seguente:

«Art. 32 (Opere costruite su aree sottoposte a vincolo). - 1. Fatte salve le fattispecie previste dall'articolo 33, il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria per opere eseguite su immobili sottoposti a vincolo e' subordinato al parere favorevole delle amministrazioni preposte alla tutela del vincolo stesso. Qualora tale parere non venga formulato dalle suddette amministrazioni entro centottanta giorni dalla data di ricevimento della richiesta di parere, il richiedente può impugnare il silenzio-rifiuto. Il rilascio del titolo abilitativo edilizio estingue anche il reato per la violazione del vincolo. Il parere non e' richiesto quando si tratti di violazioni riguardanti l'altezza, i distacchi, la cubatura o la superficie coperta che non eccedano il 2 per cento delle misure prescritte.

2. Sono suscettibili di sanatoria, alle condizioni sottoindicate, le opere insistenti su aree vincolate dopo la loro esecuzione e che risultino:
a) in difformità dalla legge 2 febbraio 1974, n. 64, e successive modificazioni, e dal decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, quando possano essere collaudate secondo il disposto del quarto comma dell'articolo 35;
b) in contrasto con le norme urbanistiche che prevedono la destinazione ad edifici pubblici od a spazi pubblici, purche' non in contrasto con le previsioni delle varianti di recupero di cui al capo III;
c) in contrasto con le norme del decreto ministeriale 1° aprile 1968, n. 1404, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 96 del 13 aprile 1968, e con agli articoli 16, 17 e 18 della legge 13 giugno 1991, n. 190, e successive modificazioni, sempre che le opere stesse non costituiscano minaccia alla sicurezza del traffico.

3. Qualora non si verifichino le condizioni di cui al comma 2, si applicano le disposizioni dell'articolo 33.

4. Ai fini dell'acquisizione del parere di cui al comma 1 si applica quanto previsto dall'articolo 20, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380. Il motivato dissenso espresso da una amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, ivi inclusa la soprintendenza competente, alla tutela del patrimonio storico artistico o alla tutela della salute preclude il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria.

5. Per le opere eseguite da terzi su aree di proprietà di enti pubblici territoriali, in assenza di un titolo che abiliti al godimento del suolo, il rilascio della concessione o dell'autorizzazione in sanatoria e' subordinato anche alla disponibilità dell'ente proprietario a concedere onerosamente, alle condizioni previste dalle leggi statali o regionali vigenti, l'uso del suolo su cui insiste la costruzione. La disponibilità all'uso del suolo, anche se gravato di usi civici, viene espressa dagli enti pubblici territoriali proprietari entro il termine di centottanta giorni dalla richiesta. La richiesta di disponibilità all'uso del suolo deve essere limitata alla superficie occupata dalle costruzioni oggetto della sanatoria e alle pertinenze strettamente necessarie, con un massimo di tre volte rispetto all'area coperta dal fabbricato. Salve le condizioni previste da leggi regionali, il valore e' stabilito dalla filiale dell'Agenzia del demanio competente per territorio per gli immobili oggetto di sanatoria ai sensi della presente legge e dell'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, con riguardo al valore del terreno come risultava all'epoca della costruzione aumentato dell'importo corrispondente alla variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, al momento della determinazione di detto valore. L'atto di disponibilità, regolato con convenzione di cessione del diritto di superficie per una durata massima di anni sessanta, e' stabilito dall'ente proprietario non oltre sei mesi dal versamento dell'importo come sopra determinato.

6. Per le costruzioni che ricadono in aree comprese fra quelle di cui all'articolo 21 della legge 17 agosto 1942, n. 1150, il rilascio della concessione o della autorizzazione in sanatoria e' subordinato alla acquisizione della proprietà dell'area stessa previo versamento del prezzo, che e' determinato dall'Agenzia del territorio in rapporto al vantaggio derivante dall'incorporamento dell'area.

7. Per le opere non suscettibili di sanatoria ai sensi del presente articolo si applicano le sanzioni previste dal decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380».

43-bis. Le modifiche apportate con il presente articolo concernenti l'applicazione delle leggi 28 febbraio 1985, n. 47, e 23 dicembre 1994, n. 724, non si applicano alle domande già presentate ai sensi delle predette leggi.

44. All'articolo 27 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, comma 2, dopo le parole: «l'inizio» sono inserite le seguenti: «o l'esecuzione».

45. All'articolo 27 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, comma 2, dopo le parole: «18 aprile 1962, n. 167 e successive modificazioni e integrazioni» sono inserite le seguenti: «, nonche' in tutti i casi di difformità dalle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici».

46. All'articolo 27 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, comma 2, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Per le opere abusivamente realizzate su immobili dichiarati monumento nazionale con provvedimenti aventi forza di legge o dichiarati di interesse particolarmente importante ai sensi degli articoli 6 e 7 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, o su beni di interesse archeologico, nonche' per le opere abusivamente realizzate su immobili soggetti a vincolo o di inedificabilità assoluta in applicazione delle disposizioni del titolo II del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, il Soprintendente, su richiesta della regione, del comune o delle altre autorità preposte alla tutela, ovvero decorso il termine di 180 giorni dall'accertamento dell'illecito, procede alla demolizione, anche avvalendosi delle modalità operative di cui ai commi 55 e 56 dell'articolo 2 della legge 23 dicembre 1996, n. 662».

47. Le sanzioni pecuniarie di cui all'articolo 44 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, sono incrementate del cento per cento.

48. (Soppresso).

49. (Soppresso).

49-bis. All'articolo 54, comma 16, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Tali spese, limitatamente agli esercizi finanziari 2002 e 2003, sono reiscritte nella competenza degli esercizi successivi a quello terminale, sempreche' l'impegno formale venga assunto entro il secondo esercizio finanziario successivo alla prima iscrizione in bilancio».

49-ter. L'articolo 41 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e' sostituito dal seguente:

«Art. 41 (Demolizione di opere abusive). - 1. Entro il mese di dicembre di ogni anno il dirigente o il responsabile del servizio trasmette al prefetto l'elenco delle opere non sanabili per le quali il responsabile dell'abuso non ha provveduto nel termine previsto alla demolizione e al ripristino dei luoghi e indica lo stato dei procedimenti relativi alla tutela del vincolo di cui al comma 6 dell'articolo 31. Nel medesimo termine le amministrazioni statali e regionali preposte alla tutela trasmettono al prefetto l'elenco delle demolizioni da eseguire. Gli elenchi contengono, tra l'altro, il nominativo dei proprietari e dell'eventuale occupante abusivo, gli estremi di identificazione catastale, il verbale di consistenza delle opere abusive e l'eventuale titolo di occupazione dell'immobile. 2. Il prefetto entro trenta giorni dalla ricezione degli elenchi di cui al comma 1, provvede agli adempimenti conseguenti all'intervenuto trasferimento della titolarità dei beni e delle aree interessate, notificando l'avvenuta acquisizione al proprietario e al responsabile dell'abuso. 3. L'esecuzione della demolizione delle opere abusive, compresa la rimozione delle macerie e gli interventi a tutela della pubblica incolumità, e' disposta dal prefetto. I relativi lavori sono affidati, anche a trattativa privata ove ne sussistano i presupposti, ad imprese tecnicamente e finanziariamente idonee. Il prefetto può anche avvalersi, per il tramite dei provveditorati alle opere pubbliche, delle strutture tecnico-operative del Ministero della difesa, sulla base di apposita convenzione stipulata d'intesa tra il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ed il Ministro della difesa».

49-quater. All'articolo 48 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e successive modificazioni, e' aggiunto, in fine, il seguente comma:

«3-ter. Al fine di consentire una più penetrante vigilanza sull'attività edilizia, e' fatto obbligo alle aziende erogatrici di servizi pubblici ed ai funzionari cui sia imputabile la stipulazione dei relativi contratti di somministrazione di comunicare al sindaco del comune ove e ubicato l'immobile le richieste di allaccio ai pubblici servizi effettuate per gli immobili, con indicazione della concessione edilizia ovvero della autorizzazione ovvero degli altri titoli abilitativi, ovvero della istanza di concessione in sanatoria presentata, corredata dalla prova del pagamento per intero delle somme dovute a titolo di oblazione. L'inosservanza di tale obbligo comporta, per ciascuna violazione, la sanzione pecuniaria da euro 10.000 ad euro 50.000 nei confronti delle aziende erogatrici di servizi pubblici, nonche' la sanzione pecuniaria da euro 2.582 ad euro 7.746 nei confronti del funzionario della azienda erogatrice cui sia imputabile la stipulazione dei contratti».

50. Agli oneri indicati ai commi 6, 9, 10, 11, 13 e 24, si provvede, nei limiti stabiliti nei predetti commi, per gli anni 2004, 2005 e, quanto a 82 milioni di euro, per l'anno 2006, mediante quota parte delle maggiori entrate derivanti dal presente articolo. Tali somme sono versate, per ciascuno dei predetti anni, all'entrata del bilancio dello Stato per essere rassegnate alle pertinenti unità previsionali di base, anche di nuova istituzione, dei Ministeri interessati. Per la restante parte degli oneri relativi all'anno 2006 si provvede con quota parte delle entrate recate dal presente decreto. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
http://www.parlamento.it/leggi/03326l1.htm


27 dicembre 2008

Italcementi. Calcestruzzi Cemento in odor di mafia?

 

 






Italcementi. Agli atti anche nuove dichiarazioni di Siino: Incontrai Pesenti


di Silvia Cordella - 18 giugno 2008


Durante l’udienza per l’incidente probatorio dello scorso lunedì, richiesto dai difensori della Italcementi... i magistrati della Procura di Caltanissetta, il procuratore Sergio Lari, l’aggiunto Renato Di Natale e il sostituto Nicolò Marino, tra i vari documenti hanno depositato agli atti dell’inchiesta sulla Calcestruzzi Spa, un fascicolo concernente le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Angelo Siino in merito ai vecchi rapporti d’affari tra la holding del cemento e l’organizzazione mafiosa.


Il plico relativo al racconto del collaboratore di giustizia, all’epoca dei fatti vicino al boss Stefano Bontade, rientra nell’inchiesta che lo scorso gennaio ha coinvolto la Calcestruzzi Spa, accusata di aver creato nei sui impianti in Sicilia fondi neri da indirizzare a Cosa Nostra.


Dopo l’arresto in Sicilia dei suoi capiarea, dell’amministratore delegato e l’avvio di un nuovo procedimento d’indagine contro Carlo Pesenti, il consigliere delegato della Italcementi Group (l’azienda che controlla Calcestruzzi) indagato per concorso in riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, aggravati dall'articolo 7 e cioè dall'avere avvantaggiato la mafia, le rivelazioni di Siino sono destinate a comporre il nuovo faldone investigativo. Il collaboratore di giustizia definito non a torto il “Ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra”, nei mesi scorsi aveva chiesto espressamente di parlare con i magistrati dopo aver riconosciuto il volto in televisione di Giampiero Pesenti, presidente del gruppo Italcementi.


Siino rievoca una vicenda accaduta sul finire degli anni Settanta quando Antonino Buscemi (allora contitolare della Calcestruzzi Palermo, il quale si riforniva di cemento proprio dalla Italcementi) gli chiese di “intervenire” personalmente presso l’allora sindaco del Comune di Isola delle Femmine, Vincenzo Di Maggio per convincerlo ad approvare la produzione del cemento nell’impianto di quella città. Secondo il racconto del pentito però Di Maggio si opponeva al progetto «ostacolando la costruzione di un ulteriore forno adducendo problemi di inquinamento, etc.».


Per sbloccare la questione Siino e Buscemi organizzarono un incontro nella sede della Italcementi in Sicilia con tale Cedrini, dirigente della società. «Nell’occasione – ha raccontato Siino ragionammo su come poter risolvere la questione, lasciando intendere la possibilità di dover corrispondere somme di denaro al sindaco». Fu Cedrini, che non aveva nessun titolo per assumere tali decisioni, a rappresentare la possibilità di incontrare gli esponenti aziendali».


L’incontro avenne a Roma nelle vicinanze del bar Donei in via Veneto, precisamente nell’ufficio legale di Italcementi. Lì, Angelo Siino conobbe il dott. Pesenti. «Assieme al Cedrini, affrontammo l’argomento relativo agli ostacoli per la produzione che poneva il Di Maggio, ed il Pesenti, immediatamente cogliendomi di sorpresa, rappresentò che non era disposto a sborsare, a titolo di tangente, più di duecento-duecentocinquantamilioni di lire, chiosando sul fatto che Di Maggio gli aveva in precedenza creato problemi, senza specificare quali». Ma per il sindaco la Italcementi avrebbe dovuto fare qualcosa di più per la popolazione, in particolare la costruzione di una circonvallazione tra la cementeria e la spiaggia. Richiesta che necessitava un altro incontro chiarificatore con Pesenti, questa volta in presenza di Di Maggio. «Non nascondo che era mia intenzione uscir fuori da questa storia in quanto, conoscendo i personaggi, ed in particolare il Buscemi, avevo timore che la situazione potesse deteriorarsi. Fatto sta che io, Di Maggio e Cedrini ci siamo recati a Roma, dove, nella sede di Italcementi, abbiamo avuto un ulteriore incontro con il Pesenti, nel corso del quale si parlò apertamente della richiesta del Di Maggio sulla costruenda strada, mentre il discorso monetario, rimase sottinteso».


Tornati a Palermo, Siino per la faccenda non venne più interpellato da Buscemi e dopo qualche tempo iniziarono anche lavori della strada richiesta da Di Maggio a Isola delle Femmine. Un segno questo per Siino che l’accordo era stato raggiunto.


http://www.antimafiaduemila.com/content/view/7582/78/


http://iltimone.blogspot.com



La mafia dei cementi. Sequestrate autostrade e TAV a rischio


GIOVEDÌ 27 NOVEMBRE 2008 17:32


di Mariafrancesca Ricciardulli


CALTANISSETTA – Diversificare al Nord. Esportare cioè i metodi mafiosi oltre i confini regionali. Ormai non c’è organizzazione mafiosa che non abbia messo in atto questo meccanismo. In Lombardia le radici sono talmente solide che Milano è già da tempo considerata la capitale della ‘ndrangheta; l’Emilia Romagna è diventata la “Gomorra” del Nord; nel Trentino Alto Adige regna in modo sempre più prepotente la Sacra Corona Unita. Ma Cosa Nostra non è da meno. È di oggi la notizia che due lotti dell'autostrada A31 Valdastico in provincia di Vicenza, sono stati sequestrati da carabinieri e guardia di finanza di Caltanissetta su disposizione della Dda, la quale ha anche ordinato la perquisizione di alcune delle sedi dell'Italcementi, con specifico riferimento alle cementerie di Porto Empedocle (Agrigento), Isola delle Femmine (Palermo) e Calusco D'adda (Bergamo).


Controlli sono stati eseguiti anche nella sede di Area Sicilia a Palermo e nello stabilimento di deposito di Catania per acquisire atti utili a verificare se vi è stata una corretta registrazione dei dati sulla fornitura di cemento alla Calcestruzzi. Il provvedimento rientra infatti proprio nell'inchiesta condotta dalla procura della Repubblica di Caltanissetta su presunte attività illecite svolte in seno alla Calcestruzzi spa di Bergamo. Un’inchiesta partita nel luglio del 2006 quando, in seguito all’arresto di tre presunti affiliati alla cosca di Riesi, l’azienda del gruppo Italcementi spa, è stata iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di associazione mafiosa e falso in bilancio, portando anche all’arresto del suo ad Mario Colombini. La Italcementi spa è ora anch’essa iscritta sul registro degli indagati in base alla legge 146/2006, che prevede la responsabilità amministrativa penale dell'ente. Se ne è avuta notizia oggi nel corso di una conferenza stampa convocata dal procuratore di Caltanissetta Sergio Lari.


Frode in pubbliche forniture, riciclaggio, favoreggiamento a Cosa nostra e illecita concorrenza sono alcuni dei reati che adesso, con l'ausilio di carabinieri e Guardia di finanza, la Procura di Caltanissetta sta valutando. In particolare i magistrati vogliono accertare se i presunti fondi neri che sarebbero stati realizzati riducendo la quantità di cemento nella preparazione del calcestruzzo, siano stati finalizzati a creare fondi per pagare il pizzo a Cosa nostra o siano stati destinati all'arricchimento delle società. Il sequestro dei lotti 9 e 14 dell'autostrada A31 è avvenuto infatti dopo che i periti della Procura, analizzando la documentazione, hanno riscontrato significativi scostamenti tra i dosaggi contrattuali di cemento e quelli effettivamente impiegati. Nei mesi scorsi i magistrati avevano già ordinato il sequestro del palazzo di giustizia di Gela, del Porto Isola-Diga Foranea di Gela, la strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Brami, lo svincolo di Castelbuono-Pollina sul tratto autostradale A/20 Palermo-Messina e, per ultima, l'autostrada Valdastico. Dagli accertamenti tecnici erano emerse irregolarità nel calcestruzzo fornito da impianti di betonaggio della Calcestruzzi Spa presenti in tutte le regioni, con riguardo anche alla Tav Milano-Bologna, alla Tav Roma-Napoli (terzo e quarto lotto), metrobus di Brescia, metropolitana di Genova e A4-Passante autostradale di Mestre. L'atto di sequestro di oggi vuole perciò effettuare dei carotaggi per verificare, realmente, la quantità di cemento contenuta nel calcestruzzo utilizzato per la realizzazione di questi tratti autostradali. Secondo fonti investigative, a cui ha accennato il procuratore nisseno Sergio Lari, secondo il quale questa resta «un'indagine fra le più articolate e complesse che travalica la dimensione mafiosa siciliana». «Vogliamo capire - ha aggiunto Lari - se c'è un sistema illecito globale che potrebbe danneggiare gravemente i cittadini italiani e la collettività perché si tratta di opere pubbliche che potrebbero metterne a repentaglio l'incolumità».


Da parte sua, in una nota diffusa in serata, Italcementi «esprime la propria serenità in ordine agli accertamenti in corso da parte della Procura ed alla correttezza della documentazione suddetta. Quanto al sequestro con facoltà d’uso dei lotti 9 e 14 dell’Autostrada Valdastico avvenuto oggi in provincia di Vicenza, di cui si è appreso dalle agenzie di stampa, emerge che è stato disposto sulla base di rilievi documentali e non sulla base di perizie sulla stabilità statica dell’opera. L’opera in questione, tra l’altro, non è tra quelle che formano oggetto dell’incidente probatorio avviato su richiesta della società ed ancora in corso da parte di un collegio peritale. Incidente probatorio che ad oggi non ha affatto dato conferma dell’ipotizzata compromissione della stabilità statica delle opere siciliane indagate e sequestrate nel 2007, ma che, anzi, ha sinora fornito risultanze che consentono a questa difesa di guardare con fiducia ai suoi esiti».


http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=2172:la-mafia-dei-cementi-sequestrate-autostrade-e-tav-a-rischio&catid=90:cronaca&Itemid=288





Cemento di Cosa Nostra? Strutture a rischio in tutta Italia


Adesso è qualcosa di più di un sospetto: la mafia odora d’asfalto. Sotto le autostrade, costruite con dosaggi di cemento inferiori a quelle previste dalle regole di sicurezza architettonica, e dietro alcuni palazzi edificati con mescole e strutture fuori norma, dal nord al dud d’Italia, potrebbero esserci i tentacoli di Cosa Nostra. A studiarne i movimenti, in un quadro definito «estremamente allarmante», è stata la Direzione distrettuale animafia di Caltanissetta, che giovedì ha ordinato l’immediato sequestro dei lotti 9 e 14 del tratto autostradale A31 di Valdastico, in provincia di Vicenza. Il provvedimento, notificato dai carabinieri e dalla Guardia di Finanza di Caltanissetta, rientra nell’inchiesta su presunte attività illecite e infiltrazioni mafiose in seno all’Italcementi spa e nella controllata Calcestruzzi spa, entrambe di Bergamo, che hanno fornito, e forniscono, il cemento per realizzare importanti opere pubbliche a livello nazionale, come alcune linee della Tav e alcuni tratti autostradali.



Dalle indagini della procura nissena, svolte a tappetto dalla Sicilia fino alla Lombardia, sono emersi significativi scostamenti tra i dosaggi contrattuali di cemento, stabiliti negli appalti per la costruzione delle infrastrutture, con quelli effettivamente impiegati nella produzione dei conglomerati forniti alle imprese incaricate dei lavori di realizzazione. Diversi i sospetti che muovono l’inchiesta sulle due aziende: dall’«illecita creazione di fondi neri - spiegano i carabinieri - da destinare in parte, quantomeno in Sicilia, ai clan mafiosi dell'isola», fino all’esistenza di una strategia aziendale, adottata su scala nazionale e gestita, a mezzo anche del sistema informatico, con la consapevolezza dei vertici societari, finalizzata ad un sistematico risparmio del cemento nelle forniture di calcestruzzo destinate alla realizzazione di opere pubbliche».



Calcestruzzi e Italcemneti avrebbero insomma fornito, con il benepalcido della cupola siciliana, quantitativi di calcestruzzo di qualità difforme da quanto previsto dai capitolati d'appalto per opere pubbliche, compresi i tratti della Tav. La speculazione, ancora da accertare, oltre ad alimentare le casse di Cosa Nostra, renderebbe a questo punto incerta la sicurezza di alcune delle opere realizzate con il materiale fornito dalle due aziende. Un sopetto che subito messo la Dda di Caltanissetta, che per accertare la stabilità strutturale e l’esistenza di eventuali pericoli all’incolumitàù pubblica, ha anche disposto, oltre al sequestro dei lotti della A31, verifiche e perizie su diversi impianti costruiti con il cemento delle due aziende di Bergamo, nonché la perquisizione di alcune delle sedi dell'Italcementi a Porto Empedocle (Agrigento), Isola delle Femmine (Palermo) e Calusco D'adda (Bergamo). Controlli che sono stati eseguiti anche nella sede di Area Sicilia a Palermo e nello stabilimento di deposito di Catania.



Nei mesi scorsi i magistrati avevavo già ordinato il sequestro del palazzo di giustizia di Gela, del Porto Isola-Diga Foranea di Gela, della strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Brami, dello svincolo di Castelbuono-Pollina sul tratto autostradale A/20 Palermo-Messina. Dagli accertamenti tecnici fino ad ora realizzati sono emerse irregolarità nel calcestruzzo fornito da impianti della Calcestruzzi Spa presenti in tutte le regioni, con riguardo anche alla Tav Milano-Bologna, alla Tav Roma-Napoli (terzo e quarto lotto), metrobus di Brescia, metropolitana di Genova e A4-Passante autostradale di Mestre.



L’indagine, secondo il procuratore nisseno Sergio Lari, «travalica ormai la dimensione mafiosa siciliana», interessando tutta la collettività, a livello nazionale. «Bisogna verificare se è a rischio l'incolumità pubblica – ha affermato il procuratore in una conferenza stampa – come è emerso dagli accertamenti tecnici condotti dai nostri periti. Proprio recentemente abbiamo evitato il peggio sequestrando la nuova ala in costruzione dell'ospedale Sant'Elia di Caltanissetta dove attraverso carotaggi sul cemento abbiamo accertato diverse irregolarità». Le indagini prosguono ad ampio raggio; non viene dunque escluso che questo connubbio cemento-fondi neri-mafia possa riguardare anche gli ambienti della politica e della pubblica aministrazione, dentro e fuori i confini della Sicilia.


27 Nov 2008


http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=73619




L'INDAGINE


Sequestrati i cantieri della Valdastico polesana


L'inchiesta è della procura di Caltanissetta. I giudici: "Infiltrazioni mafiose e riciclaggio". Il tratto polesano include i comuni di Lendinara e Badia Polesine



Rovigo, 28 novembre 2008 - C’è anche un tratto rodigino nel sequestro dell’autostrada Valdastico ordinato dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta ed eseguito ieri. I magistrati, infatti hanno deciso il sequestro dei lotti 9 e 14 dell’autostrada Valdastico, in provincia di Vicenza e di Rovigo. Il decreto è stato notificato ieri da carabinieri e Guardia di Finanza di Caltanissetta.




Il tratto che attraversa il territorio polesano è quello del lotto 14 che include il comune di Lendinara, quello di badia Polesine, dove è prevista la realizzazione del viadotto ‘Salvaterra’, di ben 11 campate, fino alla connessione con la Transpolesana. Il percorso del lotto 14 continua poi nel territorio di Canda, sono previsti altri due ponti a 3 e 4 campate. L’importo previsto per l’esecuzione dei lavori del lotto 14 è di 39 milioni 408mila euro. Il 13 maggio 2004 l’Anas ha dato il proprio via libera al completamento della Valdastico verso sud: un’pera da 965 milioni di euro. Il nuovo asse permetterà di collegare l’autostrada A4 Brescia-Padova con la SS434 Transpolesana, che unisce Rovigo e Verona. La Valdastico sud si svilupperà per complessivi 54 km, sei caselli ed una barriera terminale all’altezza di Badia Polesine. Il 20 dicembre 2004 il consiglio di amministrazione dell’Anas ha approvato i progetti esecutivi relativi ai lotti 9, 12 e 14 della Valdastico Sud per un ammontare di 213 milioni di euro. Il 12 febbraio 2005 il presidente della Giunta Regionale Galan e il ministro delle Infrastrutture Lunardi avevano inaugurato i cantieri dell’opera.




Il provvedimento di sequestro rientra nell’inchiesta su presunte attività illecite svolte in seno alla Calcestruzzi spa ed alla Italcementi spa, entrambe di Bergamo, sui quali indaga la procura della Repubblica di Caltanissetta.
Il sequestro, con facoltà d’uso dell’autostrada, è stato deciso in seguito agli accertamenti dei periti della Dda nissena che hanno evidenziato significativi scostamenti tra i dosaggi contrattuali di cemento con quelli effettivamente impiegati nella produzione dei conglomerati forniti all’impresa incaricata dei lavori di realizzazione.




L’indagine mira ad accertare se la Calcestruzzi abbia proceduto, non solo in Sicilia, ma anche su tutto il
territorio nazionale, ad una illecita creazione di fondi neri. Gli inquirenti vogliono accertare l’eventuale esistenza di una strategia aziendale finalizzata ad un sistematico risparmio del cemento nelle forniture di calcestruzzo destinate alla realizzazione di opere pubbliche.
"E’ un’indagine complessa che sicuramente ha curato gli interessi della collettività e che travalica la dimensione mafiosa siciliana".Ha detto il procuratore Sergio Lari durante la conferenza stampa per il sequestro dei lotti dell’autostrada Valdastico, nell’ambito dell’inchiesta sulla Calcestruzzi spa.




"L’inchiesta - afferma - sta comunque innescando dei meccanismi virtuosi, ovvero la sensibilizzazione su come vengono costruite le strutture pubbliche e pensiamo ad esempio quello che sta accadendo nelle scuole dopo il crollo nel Torinese".
Sulle opere pubbliche su cui sono in corso accertamenti per valutarne la stabilità, Lari dice: "Bisogna verificare se è a rischio l’incolumità pubblica come è emerso dagli accertamenti tecnici condotti dai nostri periti". "Anche adesso - dice Lari - dobbiamo effettuare altre indagini tecniche per verificare la stabilità delle strutture sequestrate anche se già dalle prime perizie è emerso il rischio di stabilità per queste strutture. In questo contesto dovremo accertare la responsabilità penale e amministrativa della Italcementi".


http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/rovigo/2008/11/28/135778-sequestrati_cantieri_della_valdastico_polesana.shtml



Mario Colombini è accusato di truffa, inadempimento
di contratti di pubbliche forniture e intestazioni fittizie


"La Calcestruzzi favoriva la mafia"
Arrestato l'amministratore delegato


Sequestrati beni e capitale sociale dell'azienda




Mario Colombini



PALERMO
- Con l'accusa di truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazione fittizie di beni, è finito in manette l'amministratore delegato della Calcestruzzi spa, Mario Colombini, 62 anni. A Colmbini viene contestata l'aggravante di avere agevolato l'attività di Cosa nostra. Inoltre il gip del tribunale di Caltanissetta ha ordinato il sequestro dell'azienda. Un provvedimento che riguarda beni materiali e immobili, il capitale sociale e le strutture informatiche in uso dalla società. Il valore complessivo del sequestro ammonta a circa 600 milioni di euro.

Colombini è stato arrestato stamani nella sua abitazione di Camparada, un comune della Brianza in provincia di Milano. Il gip ha inoltre firmato altri tre provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di Fausto Volante, direttore di zona per la Sicilia e la Campania della Calcestruzzi spa, che nei mesi scorsi lo aveva sospeso; dell'ex dipendente della società bergamasca, Francesco Librizzi, che era capo area per la Sicilia e di Giuseppe Giovanni Laurino, ex dipendente, anche lui capo area per la Sicilia. Sono accusati di truffa e inadempimento di contratti di pubbliche forniture, con l'aggravante di aver agevolato Cosa nostra.

Secondo gli inquirenti, la Calcestruzzi avrebbe proceduto, non solo nella provincia di Caltanissetta e in Sicilia, ma anche su tutto il territorio nazionale, alla creazione di fondi neri, "da destinare - secondo l'accusa - quantomeno in Sicilia, alla mafia". L'azienda avrebbe fornito calcestruzzo di qualità inferiore a quella richiesta dalle imprese che eseguivano appalti pubblici. Questo sistema, per gli inquirenti, sarebbe stata "una strategia aziendale della Calcestruzzi, adottata su scala nazionale e gestita a mezzo, anche, del sistema informatico, con la consapevolezza dei vertici aziendali".

Lo scorso 23 dicembre il gruppo Italcementi, che controlla la Calcestruzzi, aveva individuato alcune irregolarità decidendo di
sospendere l'attività nell'isola.




Ora l'azienda conferma piena collaborazione alla magistratura. E' stato formato un comitato di tre saggi (Pierluigi Vigna, Giovanni Fiandaca e Donato Masciandaro) che elaboreranno un codice operativo di garanzia.
Articoli di Monica Ceravolo, Francesco Spini e Armando Zeni, Francesco La Licata, Alfio Caruso, e una nota dell’agenzia ANSA


Calcestruzzi Mafia e Territorio


Calcestruzzi, manette per mafia
Test su strade e ponti a rischio per l’uso di materiale di scarsa qualità


L’accusa: usavano miscele di calcestruzzo «allungate» e di bassa qualità per risparmiare e creare al contempo fondi neri che in Sicilia rappresentavano il trenta per cento del fatturato e sarebbero stati utilizzati per finanziare i clan mafiosi, mentre nel resto d’Italia avrebbero avuto scopi ancora da accertare. È la tesi della Dda di Caltanissetta che ha chiesto ed ottenuto dal gip il sequestro dell’intera Calcestruzzi spa e l’arresto dell’amministratore delegato Mario Colombini e di altre tre persone: Fausto Volante, direttore di zona per la Sicilia e la Campania, sospeso dalla società nei mesi scorsi, Francesco Librizzi, già capo area per la Sicilia, e Giuseppe Giovanni Laurino, ex dipendente, anche lui capo area per la Sicilia. Truffa, frode in pubbliche forniture, intestazione fittizia di beni, con l’aggravante di aver agevolato l’attività di Cosa Nostra: queste le ipotesi di reato. Sono previsti test su alcune opere che potrebbero essere «a rischio».


“Calcestruzzi favoriva Cosa Nostra”
di Monica Ceravolo


PALERMO. Nei cantieri della «Calcestruzzi spa» sarebbe stato prodotto calcestruzzo di scarsa qualità che, venduto per buono, consentiva di creare fondi neri per finanziare Cosa nostra. Di questa truffa criminale sarebbe stato a conoscenza l’amministratore delegato della società, Mario Colombini, arrestato ieri mattina insieme con Fausto Volante, direttore di zona per la Sicilia e la Campania, e i due ex dirigenti, Francesco Librizzi e Giuseppe Giovanni Laurino.


L’ordine di custodia cautelare è firmato dal gip di Caltanissetta su richiesta del procuratore aggiunto di Caltanissetta, Renato Di Natale, e dal pm della Direzione distrettuale antimafia, Nicolò Marino, che ha coordinato l’inchiesta sull’azienda bergamasca, che fa parte del gruppo Italcementi.
Ai quattro indagati sono stati contestati i reati di truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazione fittizia di beni, con l’aggravante di avere agevolato la mafia. Il giudice ha pure ordinato il sequestro della Calcestruzzi. L’azienda, presente su tutto il territorio nazionale, ha 10 direzioni di zona, 250 impianti di betonaggio, 23 cave e 21 impianti di selezione di inerti. Beni per un valore di 600 milioni di euro. Nei computer, secondo gli inquirenti, ci sarebbe la prova della truffa, con una doppia tabella.


E la scoperta del cemento depotenziato ha fatto aprire un altro, allarmante capitolo: quello delle opere a rischio. Sarà infatti necessario controllare la staticità delle opere realizzate con quel materiale. E’ per questo che, nei mesi scorsi il gip aveva ordinato il sequestro del nuovo palazzo di giustizia di Gela, il Porto Isola-Diga Foranea di Gela, la strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Braemi e lo svincolo di Castelbuono-Pollina sul tratto autostradale A20 Palermo-Messina. Ma non basta: i consulenti dei pm esamineranno alcuni tratti della Tav, il nuovo palazzo della Provincia di Milano, il nuovo ponte sul Po di San Rocco al Porto (Lodi) e la chiesa di San Paolo Apostolo a Pescara.


Confindustria in una nota fa sapere che segue la vicenda «con piena fiducia nell’operato della magistratura». «Confindustria è certa che l’azienda saprà fornire tutti gli elementi utili a fare chiarezza, anche alla luce del fatto che la stessa società, per evitare rischi di commistioni o pratiche distorsive, ha dato vita nei mesi scorsi a una Commissione di garanzia presieduta dall’ex procuratore Piero Luigi Vigna».


Il presidente di Confindustria di Bergamo, Alberto Barcella, sostiene che non vi sono estremi di provvedimenti contro l’azienda perché giudica positivamente le azioni della società. Ivan Lo Bello, il presidente di Confindustria Sicilia, da cui è partita la proposta di mettere alla porta gli imprenditori che si piegano al racket della mafia, invita l’azienda a collaborare. Il gruppo che fa capo alla famiglia Pesenti sottolinea: «Italcementi conferma la propria linea di piena collaborazione con l’autorità giudiziaria ribadendo una linea di rifiuto di qualsivoglia contiguità con fenomeni di criminalità».


Un impero costruito sull’Italia del boom
di Francesco Spini e Armando Zeni


MILANO. Carta e cemento. Già, perché se oggi l’interesse nell’editoria dei Pesenti - la famiglia che attraverso Italcementi controlla Calcestruzzi -, come azionisti nella Rcs-Corriere della Sera, è uno dei tanti, importante sì ma non certo il principale, all’inizio di tutto fu proprio la carta. Quella che usciva dalla cartiera di Alzano, a due passi da Bergamo: carta da pacchi, niente a che vedere con i giornali - quelli verranno dopo -, seguita con l’amore da un piccolo imprenditore poco più che artigiano, Antonio, il capostipite dei Pesenti, le radici saldamente ancorate nel passato contadino della famiglia ma la testa già proiettata nel futuro imprenditoriale. Muore giovane, Auntonio, e lascia una famiglia numerosa.
Comincia così la storia dei Pesenti, che oggi guidano un gruppo che fattura sei miliardi di euro, produce oltre 70 milioni di tonnellate di cemento l’anno in 22 Paesi distribuiti su quattro continenti. Ma che da decenni sono tra i protagonisti della finanza italiana, con posizioni importanti in Mediobanca, dove siedono nel patto di sindacato tra i soci industriali, in Rcs, nella Mittel, in UniCredit dove Carlo Pesenti è consigliere di amministrazione.


Quando i Pesenti muovono i primi passi, la situazione era quella dell’Italia di metà Ottocento, non ancora unita, solo con le prime avvisaglie di un’industria che prende forma spesso trainata da gruppi stranieri, francesi, tedeschi, che nell’Italia ancora vergine vedono sbocchi importanti. Succede anche per il cemento che, a quel tempo, dalle parti di Bergamo, futura roccaforte cementiera dei Pesenti, nessuno conosceva: ci pensarono i francesi ad aprire una fabbrica di calce. E fu lì che, come dire, il destino dei Pesenti cambiò.
Lasciata la cartiera, nel 1864 a Calzo prende forma - con Augusto, figlio di Antonio - il primo nucleo della futura Italcementi. Il nome è un programma, Società bergamasca per la fabbricazione del cemento e della calce indraulica, che solo sessant’anni dopo, alla vigilia della Marcia su Roma, prese il nome di Italcementi, più conciso, più italico. E qui entra in scena Carlo, il Pesenti che fece grande - anche se alla fine rischiò di azzerarlo - il gruppo.


Gli anni di Carlo «primo» sono gli anni del primo e del secondo boom del cemento, gli anni delle prime grandi infrastrutture dell’Italia che voleva il suo «posto al sole» e che, dopo la guerra, doveva ricostruire. L’Italcementi è lì, tra i big, cresce, si rafforza, moltiplica gli utili. Carlo, uomo tutto d’un pezzo, infaticabile lavoratore, zero (o quasi) ferie, nessuna concessione mondana, inflessibile amministratore («Sono le piccole spese - diceva - che ti mandano in malora»), cattolico fervente (ogni giorno, prima del lavoro, la messa) sfrutta i grandi profitti del cemento e li investe. Diversifica. Compra banche perché le banche servono, diceva, banche a Bergamo e banche a Milano (l’Ibi). Compra assicurazioni, la Ras, una delle maggiori che già allora cercava di tener testa alle Generali. Compra giornali, come Il Tempo di Roma. E a un certo punto compra anche la Lancia.


Uomo tutto d’un pezzo, Carlo Pesenti, geloso delle sue prerogative di uomo d’industria e di finanza, deciso in tempi in cui la trasparenza era termine sconosciuto nella finanza. Memorabili le sue assemblee che si aprivano e chiudevano (nonostante si trattasse di società quotate) in un lampo senza mai soddisfare le (poche) domande di qualche sprovveduto azionista di minoranza. Solitario cavaliere dell’imprenditoria italiana del dopoguerra. Odiato e amato. Accentratore infaticabile, incapace di delegare.


Tant’è che quando morì, nel 1984, molti immaginarono il diluvio: gli succedette il figlio Giampiero che a cinquant’anni era stato tenuto fuori da tutto. In realtà, grazie anche all’alleanza con la Mediobanca di Enrico Cuccia - con un legame che resiste tuttora, con la presenza della famiglia tra i grandi soci -, Giampiero fu l’uomo che salvò - allora - il gruppo sommerso da una montagna di debiti: senza clamori cedette il cedibile, le banche, la Ras, e tenne ferma la barra sul cemento.


E’ un protagonista della «finanza cattolica», grande amico di Giovanni Bazoli - siedono insieme nel consiglio della finanziaria bresciana Mittel -, ma in ottimi rapporti anche con Alessandro Profumo. Si deve a lui, al taciturno Giampiero, amante del basso profilo, poco spazio all’immagine, poche interviste, zero presenzialismo, la seconda vita del gruppo nel cemento: l’espansione all’estero, le acquisizioni.


Il grande passo avviene nel ‘92 con l’acquisizione di Ciments Francais. Italcementi diviene una multinazionale, con le presenze odierne nell’Europa dell’Est, in Egitto, in Kuwait, in Cina. Nel ‘97 l’affare italiano che probabilmente oggi rimpiangeranno: l’acquisto della Calcestruzzi dalla Compart. Fuori dal cemento ancora i giornali, il Corriere, dove oggi Giampiero presiede il Patto di sindacato. Al resto, da anni, pensa il figlio Carlo, quinta generazione dei Pesenti, dal 2004 consigliere delegato del gruppo.


Il cemento che fa tremare la Tav
di Francesco La Licata


CALTANISSETTA. Il palcoscenico è vecchio come la storia della mafia: le cave, il movimento terra, cemento e calcestruzzo, i padroncini che caricano e scaricano. Anche i luoghi sono antichi: Riesi che evoca boss d’altri tempi come Peppe Di Cristina, la campagna di Gela popolata di «stiddari» in funzione di «antimafia militare». Ma questo è solo lo sfondo, su cui si muovono personaggi moderni e interessi contemporanei. L’ambiente che dà vita ad una storia attuale e che offre i più classici degli artifici imprenditoriali e contabili su cui poggia l’illegalità diffusa. Solo che da queste parti l’illegalità prende connotazioni particolari - la mafia, appunto - e si articola per regole squisitamente «siciliane». E così accade che alcuni dirigenti ed impiegati della Calcestruzzi spa (fa capo all’Italcementi di Bergamo) ricoprano - almeno nelle conclusioni della magistratura di Caltanissetta - anche il ruolo di boss del territorio, intimamente legati ai vertici di Cosa nostra.


Per che fare? Semplice, nella risposta dei giudici: «Spremere soldi a palate, truccando la qualità e la quantità del prodotto offerto ai committenti, per finanziare la mafia». Il tutto mediante «sovrafatturazioni di prestazioni di servizio; sottofatturazioni del calcestruzzo prodotto», quindi «fornendo prodotto di qualità difforme dai capitaloti di appalto per la costruzione di opere pubbliche e private» e «acquisendo la materiale gestione di aziende fittiziamente intestate a terzi». In sostanza, dicono i magistrati, la gestione della produzione della Calcestruzzi spa era affidata ad alcuni personaggi che fornivano materiale scadente falsificando la documentazione e la contabilità. E perciò, sparse per l’Italia e per la Sicilia, ci sarebbero opere pubbliche che corrono rischi di instabilità per via del calcestruzzo «depotenziato». Il Tribunale di Gela, per esempio, e la «veloce» di Licata e ancora la Diga Foranea di Porto Isola a Gela, lo svincolo autostradale di Castelbuono e un lotto della Palermo-Messina. Era in programma anche un’intensa attività in vista dei lavori per la costruzione del Ponte di Messina e per questo si riponeva grande attenzione verso l’impianto di San Michele di Ganzeria. Anche questo, però, sfortunatamente era finito nel gorgo melmoso della poco edificante gestione di Francesco Librizzi, sospettato di collusione con gli amici degli amici e in particolare col capo Ciccio La Rocca. Un altro poco rassicurante gestore risulterebbe Giuseppe Laurino, indicato come «la testa» che governava, tra Gela e Riesi, la truffa mafiosa.


Ma i dubbi dei magistrati sulla «tenuta» delle opere non si limitano alla Sicilia. A sentire uno dei «collaboratori» (utilissime le dichiarazioni di Salvatore Paterna e Carlo Alberto Ferrauto, entrambi ex dipendenti e sospettati di mafia) che hanno aiutato gli investigatori a capire, il sistema non poteva sopravvivere senza la distrazione compiacente della sede centrale di Bergamo. E perciò i controlli saranno estesi ad una serie di lavori sparsi per l’Italia, per esempio alla Tav di Anagni dove - quando era in servizio Paterna - fu fornito un tipo di calcestruzzo(il RCK15) che richiedeva 270 Kg. di cemento per ogni m3 e in effetti ne conteneva 150 Kg. Ma i controlli dovranno essere «a sorpresa», perchè sembra che ai periti del Tribunale si tenda a fornire campioni astutamente selezionati. Nelle gallerie, per esempio, bisogna addentrarsi perchè agli estremi il calcestruzzo è «a posto», le colate taroccate stanno verso il centro.
La truffa poggiava, come hanno spiegato i due «pentiti», sull’esistenza di due diverse schermate del computer che, di volta in volta, fornivano una «ricetta» ad uso esterno (che certificava la buona qualità del prodotto) ed un’altra ad uso interno che serviva a calcolare il deficit di cemento, per poterlo poi giustificare nelle giacenze in magazzino, e l’eccesso di «additivi». A parere dei magistrati questo «patrimonio informatico» non poteva essere destinato ad uso esclusivo dei «locali». Si spiega così il decreto di sequestro valido per tutti gli stabilimenti del territorio nazionale. E, d’altra parte, che - sulle vicende siciliane - vi fosse un dibattito interno alla Italcementi è dimostrato dall’intensa attività telefonica di dipendenti e dirigenti, anche dopo una prima ondata di arresti, di licenziamnti e allontanamenti, qualche volta non difinitivi. Illuminante, in proposito, un colloquio tra Fausto Volante (responsabile per Sicilia e Calabria) e un padroncino che si riteneva discriminato dall’azienda e perciò minacciava: «Ve lo dico, geometra… Ve lo dico spassionatamente, se io vado via dalla Calcestruzzi succede una bomba, perchè… ma non in Sicilia, ma qua anche in Campania, perchè qua c’è una melma, c’è una corruzione…una corruzione tremenda… tremenda…».


Un ruolo ambiguo viene assegnato all’amministratore delegato Mario Colombini, già rappresentante legale della Calcestruzzi spa di Ravenna (Gruppo Ferruzzi). I giudici lo accusano di aver chiuso più di un occhio all’epoca della intestazione fittizia «sottoscritta da Volante e Ferraro (indiziato mafioso)» della cava di contrada Palladio. Questa convinzione deriva anche da una serie di intercettazioni telefoniche ed ambientali che confermano la consapevolezza di Colombini riguardo all’operazione. Il 31 luglio 2006, al telefono, addirittura «ammette di averla avallata», ma «sorprendentemente sostiene di non ricordare nemmeno più per quale motivo». Poi tradisce preoccupazione, come quando parlando con la moglie, trapela che ha ricevuto una riservata dalla Italcementi. «In particolare da tale Carlo (identificabile in Carlo Pesenti, chiosano i magistrati)».


Le mani sull’edilizia
di Alfio Caruso


Fu Vito Ciancimino a insegnare a picciotti e compari l’importanza del calcestruzzo, delle società edilizie e di quelle sbancamento terra. Servono per aggiudicarsi gli appalti, per far la cresta sui lavori, per ripulire il danaro proveniente dal traffico di droga. Il figlio del barbiere di Corleone, che non aveva fatto fortuna in America, nei suoi quattro anni da assessore pubblico rilascia circa 3000 licenze edilizie, e che sarà mai se l’80 per cento di esse è monopolizzato da un muratore, da un venditore di carbonella, da un guardiano di cantiere? Se poi vengono spazzate via le magnifiche ville liberty, compreso quel gioiello di Villa Deliella, abbattuta in una notte, è il prezzo da pagare al progresso.


Cinquant’anni dopo niente è cambiato. Gli appalti servono a ripulire circa 9 miliardi di euro l’anno. L’aggiunta di piccoli accorgimenti tattici, allungare il cemento armato né più né meno come avveniva con il vino, consente d’impinguare il business. Per un boss avere le mani dentro la calce rappresenta la migliore garanzia di partecipare alla spartizione della torta. Almeno così è stato fino al crollo del vertice mafioso, fino alla resipiscenza di una classe imprenditoriale per la quale Cosa Nostra non è più un buon affare. E in questo senso la Calcestruzzi Spa, azzerata ieri da un’inchiesta giudiziaria di lungo percorso, ha costituito nell’ultimo quarto di secolo una tipica storia di connivenze e complicità.


L’inizio è rappresentato da tre fratelli: Salvatore, Nino e Giuseppe Buscemi. Secondo le migliori tradizioni si erano spartiti i compiti: Giuseppe era medico, Nino faceva l’imprenditore, Salvatore guidava il mandamento di Passo di Rigano-Boccadifalco-Uditore. Alta mafia per tradizione familiare e consolidati rapporti con la Palermo delle professioni, delle banche, della nobiltà. Interessi così intrecciati da consentire a Nino Buscemi di conoscere in anticipo l’ordine di cattura che il 29 settembre 1984 lo mandava in galera assieme ad altri 365 mafiosi. L’urgenza di Nino non fu di sottrarre se stesso ai rigori della legge, bensì la sua società, la Calcestruzzi Palermo, che in una manciata di ore cambiò proprietà. Venne acquistata dalla Calcestruzzi Ravenna, stella di prima grandezza nel firmamento della Ferruzzi holding.


Il sodalizio tra le due dinastie divenne solido: Nino e Giuseppe Buscemi figuravano soci paritari dei romagnoli nella Finsavi. Quando rapirono la salma di Serafino Ferruzzi con richiesta di riscatto miliardario, i suoi famigliari bussarono ad alcune porte siciliane. Malgrado un’improvvisa fioritura di cadaveri nel Ravennate, la salma non fu restituita, ma nessuno pretese più quattrini. Nel ’97 i magistrati siciliani avanzarono il sospetto che le società off-shore legate ai Gardini-Ferruzzi avessero aiutato Cosa Nostra a ripulire centinaia di miliardi. Indimenticabile la riunione della primavera ’88 negli eleganti uffici della Calcestruzzi in via Mariano Stabile a Palermo: era il famoso tavolo degli appalti con il riconoscimento del 2 per cento alle «famiglie» incaricate di sovrintendere ai lavori e dello 0,80 a Riina. Nella cena di festeggiamento dell’accordo zu Totò pronunciò la triste frase: «Sono come lo Stato, anch’io riscuoto le tasse». Quella stessa sera, a poche centinaia di metri, la presunta società civile siciliana faceva la fila per ammirare i sessanta quadri attribuiti a Luciano Leggio. Le opere d’arte andarono via come il pane, prezzo minimo: quindici milioni.


Eppure la Calcestruzzi trovò nuovi padroni, continuò a vincere appalti, proseguì a incamerare profitti, a servire da schermo a intese che la procura di Caltanissetta giudica illecite. D’altronde l’importanza del mattone è dimostrata dal record di case abusive, circa 250 mila, detenuto dalla Sicilia. Da trent’anni pochi generosi combattono per salvare tesori quali l’Oasi del Simeto, la Valle dei Templi. Nel piano di riordino delle coste, benedetto da Cuffaro appena eletto, non rientrarono soltanto i pochissimi che avevano edificato sui terreni del demanio.


A Palermo Pizzo Sella sarebbe un incantevole angolo di verde se non fosse stato devastato da 193 mila metri cubi di cemento. A costruire centinaia di villette fu una società all’ombra di Michele Greco, il papa. Un sostituto procuratore con la faccia e i modi dell’antipatico, Alberto Di Pisa, ebbe l’esistenza frantumata alla vigilia di far luce sulle torbide connivenze. Da sindaco Leoluca Orlando Cascio ogni inverno prometteva che in estate le ruspe avrebbero fatto piazza pulita. In otto anni fu abbattuto un solo rudere. Nel 2002 il Comune rilevò Pizzo Sella per demolire le villette. Nel 2004 l’assessore alla Legalità, Michele Costa, figlio del procuratore ucciso nell’80, si dimise per l’impossibilità di ottemperare all’impegno. Politici, sindacalisti, professori universitari, architetti da un paio di anni si battono uniti per fare un pernacchio alle sentenze emesse dalla Cassazione, dal Tar, dal Consiglio di giustizia amministrativa.


ANSA


La Calcestruzzi spa in previsione della realizzazione del Ponte sullo Stretto aveva aperto a Messina uno stabilimento. Secondo quanto emerge dalle indagini, la società di Bergamo era sicura che avrebbe fornito il calcestruzzo all’impresa chiamata a realizzare il ponte. Il particolare emerge dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta che ieri ha portato all’arresto dell’amministratore delegato della società bergamasca, Mario Colombini. Il dichiarante Salvatore Paterna, ex dipendente dell’azienda, arrestato e condannato per mafia nei mesi scorsi, ha dichiarato ai pm che: ’’La Calcestruzzi Spa aprì l’impianto di Messina in previsione della costruzione del ponte sulla stretto; del resto Impregilo ex Girola spa ha sempre lavorato con la Calcestruzzi’’. Paterna ha fatto capire agli inquirenti che la Calcestruzzi voleva me


http://daleggere.wordpress.com/2008/02/01/mafia-e-calcestruzzi-le-mani-sul-territorio/


http://dailymotion.alice.it/video/x78alg_mafia-politica-cemento-appalti-pubb_news







Calcestruzzi e Italcementi
eseguiti altri sequestri




Due lotti dell'autostrada Valdastico in provincia di Vicenza, sono stati sequestrati dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza di Caltanissetta su disposizione della Direzione distrettuale antimafia della cittadina nissena. Il provvedimento rientra nell’indagine sulle presunte attività illecite in seno alla Calcestruzzi Spa e alla Italcementi Spa di Bergamo. Le sedi di Italcementi di Porto Empedocle (Agrigento), Isola delle Femmine (Palermo) e Calusco d’Adda (Bergamo) sono state perquisite così come la sede di Area Sicilia di Palermo e lo stabilimento deposito di Catania al fine di acquisire atti utili a verificare se vi è stata una corretta registrazione dei dati concernenti la fornitura di cemento alla Calcestruzzi. Italcementi sarebbe iscritta sul registro degli indagati in base alla legge 146/2006, che prevede la responsabilità amministrativa penale delle imprese.

Da parte sua, in una nota diffusa in serata, Italcementi fa sapere che «oggi è stato notificato ed è stata data esecuzione al provvedimento di perquisizione e sequestro probatorio emesso dalla Procura di Caltanissetta nell’ambito dell’indagine già in corso per acquisire, presso alcuni impianti siciliani ed una cementeria in Lombardia, i documenti di trasporto relativi alle forniture di cemento effettuate da Italcementi a Calcestruzzi. Secondo quanto specificato dagli stessi inquirenti, il provvedimento è diretto a compiere accertamenti in ordine alla corretta registrazione dei dati concernenti le forniture di materia prima a Calcestruzzi. A tale proposito, la società esprime la propria serenità in ordine agli accertamenti in corso da parte della Procura ed alla correttezza della documentazione suddetta. Quanto al sequestro con facoltà d’uso dei lotti 9 e 14 dell’Autostrada Valdastico avvenuto oggi in provincia di Vicenza, di cui si è appreso dalle agenzie di stampa, emerge che è stato disposto sulla base di rilievi documentali e non sulla base di perizie sulla stabilità statica dell’opera. L’opera in questione, tra l’altro, non è tra quelle che formano oggetto dell’incidente probatorio avviato su richiesta della società ed ancora in corso da parte di un collegio peritale. Incidente probatorio che ad oggi non ha affatto dato conferma dell’ipotizzata compromissione della stabilità statica delle opere siciliane indagate e sequestrate nel 2007, ma che, anzi, ha sinora fornito risultanze che consentono a questa difesa di guardare con fiducia ai suoi esiti».

(27/11/2008)



La Calcestruzzi SpA decide la sospensione cautelativa delle attività in Sicilia


Dal luglio 2006 la società è indagata per infiltrazioni mafiose.


PALERMO. La Calcestruzzi Spa ha deciso di sospendere tutte le sue attività in Sicilia. Una decisione che è stata presa in via cautelativa dopo l'individuazione da parte della Procura antimafia di Caltanisetta di irregolarita' in alcuni cantieri, denunciate dall'azienda alla magistratura. In una nota si legge che tale decisione "appare doverosa, in quanto la società ritiene che debbano essere chiariti tutti gli aspetti delle vicende irregolari, allontanati i responsabili, modificate le regole, le procedure e le modalità di produzione in termini tali da impedire il ripetersi di tali episodi. Il provvedimento cautelare, che diventa immediatamente esecutivo, interessa i sette impianti gestiti e i 26 dipendenti occupati dalla società". Associazione mafiosa e falso in bilancio: queste le accuse con cui i pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta hanno iscritto nel registro degli indagati la Calcestruzzi spa. L'accusa è maturata nell'ambito dell'operazione "Doppio colpo", che ha portato in carcere tre presunti affiliati alla cosca mafiosa di Riesi, i quali avrebbero gestito illecitamente appalti e forniture ai cantieri edili della zona. Secondo il gip di Caltanissetta, la Calcestruzzi spa ha svolto attività di favoreggiamento nei confronti di Cosa nostra. Per lo stesso motivo, la Dda ha disposto perquisizioni e sequestri di documentazione contabile, sia negli stabilimenti in Sicilia che nella sede centrale dell'azienda a Bergamo.


http://www.pupia.tv/modules.php?name=News&desc=full&file=article&sid=2059



La Repubblica della mafia, riconosciuta dalle banche


Rassegna Stampa



di Stefano Lorenzetto
da "Il Giornale"


La chiusura di sette impianti e la sospensione di ogni attività in Sicilia, decisa dalla Italcementi di Bergamo (quinto produttore di cemento al mondo) nel timore di infiltrazioni mafiose, è una buonissima notizia. Segnala un cambiamento di mentalità. Un tempo questi colossi industriali avevano un’unica preoccupazione: non finire sui giornali. Adesso alcuni loro dirigenti condannati o incriminati per collusioni con Cosa nostra diventano un caso da prima pagina proprio grazie al proficuo intervento dell’azienda. Un mio collega, assunto negli Anni 60 come cronista di nera a La Notte, quotidiano del pomeriggio che apparteneva a Carlo Pesenti, proprietario della Italcementi, un giorno segnalò al direttore Nino Nutrizio un incidente mortale avvenuto in un cantiere. «Che cantiere?», chiese il leggendario giornalista dalmata. «Della Italcementi», rispose il mio collega. Replica di Nutrizio, che pure aveva come unico padrone il lettore: «I dipendenti della Italcementi godono tutti di ottima salute». E la notizia fu cestinata.

Basterà la dirompente decisione della Italcementi a cambiare le cose in Sicilia? Ne dubito molto. Per il semplice motivo che l’atteggiamento prevalente di chi scende dal Nord per operare al Sud è ben diverso da quello del gruppo bergamasco. Mi spiego. In questi giorni è venuto a trovarmi un imprenditore che per 40 anni ha ricoperto posizioni di vertice in una delle principali società di costruzioni italiane, ramo appalti pubblici (aeroporti, autostrade, ferrovie, porti, ospedali, carceri). Adesso che è in pensione, questo settantenne - sincero, rispettoso delle leggi, politicamente orientato, per nulla interessato ai soldi - è andato in Sicilia a curare gli affari di una società quotata in Borsa: un modo per sentirsi ancora utile, visto che il lavoro, e non il guadagno, è stato l’hobby della sua vita. Non posso svelarne il nome perché desidero che torni a farmi gli auguri di Natale anche l’anno prossimo.

«All’inizio non ci credevo nemmeno io», mi ha confidato, «ma poi nel giro di pochi mesi ho capito come funziona laggiù. La mafia è lo Stato, è l’economia, produce reddito, dà lavoro a tutti. Se si ferma la mafia, si ferma la Sicilia. Quella è una repubblica a parte. E guardi che glielo dice uno che non ha avuto né richieste di pizzo, né minacce, né impedimenti, niente di niente».

Gli ho chiesto di farmi qualche esempio concreto. «Molto semplice», ha aperto il portafoglio. «Li vede questi assegni circolari? Quanti saranno? Venti? Trenta? Tutti posdatati. Lunedì li presenterò alla mia banca, che li accetterà e mi verserà il corrispettivo sul conto. Ecco, guardi questo: è di un istituto di credito delle sue parti, Selvazzano Dentro, provincia di Padova. Vede la data? 5 maggio 2008. Ottomila euro. In Italia è reato. In Sicilia è contante. Le cambiali là non esistono, nessuno le usa. Chi si fa pagare con una cambiale, puzza già di cadavere. Solo assegni posdatati. Le banche li custodiscono nei caveau e li tirano fuori nel giorno stabilito. Una contabilità clandestina, accettata da tutti. Altrimenti non lavori».

S’è sorpreso per il mio sbigottimento. «Si stupisce? Non è che un esempio. Gliene faccio un altro, che coinvolge sempre le banche, del Nord come del Sud, senza differenze. L’altro giorno si presenta un impresario edile al quale fornisco materiale per la costruzione di uno splendido albergo sul mare. Mi deve già 30.000 euro. Se non mi paga, io smetto le consegne, gli ho detto. “Le va bene un acconto?”, mi fa lui. E sia, mi dia questo acconto. Compila un assegno, ovviamente posdatato. Leggo in calce: aveva firmato con nome e cognome di un’altra persona. Scusi, ma che cos’è ’sta roba? “Non c’è problema”, risponde quello. Allora consegno l’assegno alla segretaria, perché lo spedisca per fax alla banca. Dalla filiale le rispondono: “Tutto ok, identità e specimen corrispondono”. Capito? In Sicilia parecchi conti correnti hanno un intestatario di comodo e la firma depositata è di un altro che usa i blocchetti degli assegni».

Mi ha raccontato queste illegalità con la massima naturalezza. L’idea di denunciarle in Procura o alla Guardia di finanza non lo sfiorava nemmeno. S’era semplicemente adattato, a differenza della Italcementi, all’andazzo generale. Business is business, no? Ha ragione da vendere Giuseppe Bortolussi, segretario e direttore della combattiva Cgia di Mestre, quando denuncia che «lo Stato lascia quattro regioni in mano alla criminalità organizzata» e che «mentre commercianti, artigiani e liberi professionisti hanno la targa, sono noti, riconoscibili, di un quinto dell’Italia non si sa nulla». Ma lo sconcerto aumenta andando a esaminare la situazione dell’ordine pubblico in questo Stato parallelo controllato dalla mafia.

Premetto che sarebbe molto interessante un confronto fra la presenza di immigrati irregolari in Sicilia rispetto al Nord, giacché a memoria non mi pare che i clandestini sull’isola abbiano molte occasioni per esprimere la loro attitudine a delinquere. Ma limitiamoci ai dati ufficiali dell’ultimo Rapporto sulla criminalità in Italia del ministero dell’Interno. «La Sicilia», leggo, «è la regione che registra la diminuzione percentuale più consistente dei tassi di rapine, rispetto al 1991». Più precisamente, nell’ultimo quindicennio le rapine sono calate del 97,7%. Invece in Emilia Romagna sono aumentate del 47,2, in Toscana del 46,1, in Piemonte del 38,1, nel Veneto del 32,2, in Lombardia del 23,6.

Non meno sorprendente la situazione dei furti in appartamento. In Sicilia sono 192 ogni 100.000 abitanti (in diminuzione del 51,5% rispetto a dieci anni fa, 12° posto nella graduatoria nazionale). In Val d’Aosta 369, Piemonte 355, Emilia Romagna 331, Lombardia 324, Liguria 287, Toscana 282, Lazio 254, Veneto 232. Lo stesso dicasi per gli scippi, che sempre nel periodo 1996-2006 in Sicilia sono calati del 38%. Oggi sull’isola se ne registrano 57 ogni 100.000 abitanti, grosso modo come nel Lazio (50), molto meno che in Campania (97). Quanto ai borseggi, il record spetta non alla Sicilia bensì alla Liguria (727), seguita da Lazio (521), Piemonte (451), Emilia Romagna (382) e Lombardia (361).

Persino per i furti d’auto la Sicilia si rivela una regione più tranquilla di altre parti d’Italia: 5,4, sempre ogni 100.000 abitanti. Di poco sopra la media nazionale (4,8), quasi come in Lombardia (4,8), meno che in Campania (10,5) e nel Lazio (8,2).

Si obietterà che in Sicilia avvengono, proprio a opera di Cosa nostra, i più efferati delitti. Macché: «Nel 2006 la regione presenta valori che si assestano sulla media italiana, con poco più di un omicidio ogni 100.000 abitanti». Si osserverà che sta dando i suoi frutti l’azione di contrasto della criminalità da parte delle forze dell’ordine e della magistratura e che queste statistiche sono fortemente influenzate dal senso civico degli abitanti delle regioni prese in esame, visto che le autorità possono registrare un reato solo in due modi: quando c’è la flagranza oppure affidandosi alle denunce dei cittadini. D’accordo, teniamo pure presente il cosiddetto «numero oscuro», cioè i reati di cui non si viene a conoscenza. Però è lo stesso rapporto del Viminale a evidenziare che «difficilmente non si denuncia un furto in appartamento o quello di un’auto, soprattutto se in presenza di polizza assicurativa».

A questo punto, non so perché, mi tornano in mente le parole che il professor Gianfranco Miglio, l’insigne costituzionalista che fu per un trentennio preside della facoltà di scienze politiche alla Cattolica di Milano, mi disse poco prima di morire: «Io sono per il mantenimento della mafia. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos’è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate». Le banche hanno già provveduto.


http://a.marsala.it:80/index.php?mod=page&nw=3:28:12:2007:6823



RISCHIO MAFIA


La Calcestruzzi sospende le attività in Sicilia


La decisione segue una serie di "verifiche interne che hanno individuato alcune irregolarità". Il provvedimento cautelare interessa i sette impianti gestiti in cui lavorano 26 dipendenti



Palermo, 23 dicembre 2007 - La Calcestruzzi Spa ha deciso di sospendere in via cautelativa le attività in Sicilia. La decisione della Calcestruzzi del gruppo Italcementi, giunge dopo "verifiche interne - si legge in una nota - messe in atto a seguito delle indagini della Procura di Caltanissetta in taluni impianti di betonaggio in Sicilia, hanno individuato delle irregolarità che sono state denunciate da Calcestruzzi alla magistratura". La Calcestruzzi Spa è indagata dalla Procura distrettuale antimafia di Caltanissetta per associazione mafiosa.



La decisione della Calcestruzzi di sospendere l'attività in Sicilia in via cautelativa dopo un'indagine interna "appare doverosa, in quanto la società - si legge in una nota - ritiene che debbano essere chiariti tutti gli aspetti delle vicende irregolari, allontanati i responsabili, modificate le regole, le procedure e le modalità di produzione in termini tali da impedire il ripetersi di tali episodi. Il provvedimento cautelare, che diventa immediatamente esecutivo, interessa i sette impianti gestiti e i 26 dipendenti occupati dalla società.





"La sospensione dell'esercizio - continua la nota della Calcestruzzi Spa - sarà attuata con la fermata delle attività, limitando temporaneamente l'operatività esclusivamente alle forniture per le quali la società ha obblighi contrattuali vincolanti. Tali commesse - prosegue la nota - saranno portate a termine sotto il controllo di funzionari provenienti da altre sedi che assicureranno il corretto presidio delle centrali di betonaggio. I soli dipendenti che non saranno oggetto di provvedimento disciplinare verranno impegnati in lavori di manutenzione e in corsi di formazione sulle regole generali che disciplinano l'attività e, ovviamente, su tutte le nuove procedure produttive che saranno messe in atto; a loro verrà assicurato il regolare trattamento economico".





La Calcestruzzi Spa informa, inoltre, che "l'attività in Sicilia sarà ripresa solo dopo la corretta implementazione delle procedure operative (peraltro già avviate dal 1997, anno di acquisizione della Calcestruzzi al tempo detenuta dal gruppo Compart ex Ferruzzi), il rafforzamento dei criteri di governance e il varo di sistemi di controllo e di compliance, anche più stringenti per la puntuale applicazione delle regole aziendali".





"A supporto della complessa attività di rielaborazione e consolidamento delle regole ma anche per ribadire la propria linea di rifiuto di qualsivoglia contiguità o compiacenza con fenomeni di criminalità organizzata, Calcestruzzi - continua la nota - ha costituito un pool per la governance nel settore del calcestruzzo composta da esperti di riconosciuta autorevolezza ed esperienza. La società - prosegue la nota - è grata al dottor Pierluigi Vigna, già procuratore nazionale antimafia, al professor Giovanni Fiandaca, ordinario di diritto penale dell'Università di Palermo e al professor Donato Masciandaro, ordinario di economia della regolamentazione finanziaria all'Università Bocconi di Milano, per aver accettato l'incarico di supervisore nella rilevazione dei problemi da affrontare e nella rielaborazione di regole e procedure da attuare".





"L'iniziativa - conclude la nota della Calcestruzzi - potrà costituire un modello di riferimento per l'intero comparto del calcestruzzo spesso impegnato in aree interessate da rilevanti fenomeni di devianza criminale".


http://qn.quotidiano.net/cronaca/2007/12/24/56508-calcestruzzi_sospende_attivita_sicilia.shtml




Calcestruzzi ferma
le attività in Sicilia


La Calcestruzzi Spa - che fa parte del Gruppo Italcementi - ha deciso di sospendere in via cautelativa le attività in Sicilia. La decisione della Calcestruzzi giunge dopo verifiche interne «messe in atto a seguito delle indagini della Procura di Caltanissetta in taluni impianti di betonaggio in Sicilia, hanno individuato delle irregolarità che sono state denunciate da Calcestruzzi alla magistratura».

La Calcestruzzi Spa è indagata dalla Procura distrettuale antimafia di Caltanissetta per associazione mafiosa.

Quella operata dalla Calcestruzzi Spa - ha commentato il prefetto Pierluigi Vigna - è «una vera svolta nella lotta alla mafia», perchè «prima Confidustria impone di non pagare il pizzo, e poi, si arriva a una sorta di autospensione per evitare infiltrazioni mafiose in azienda. Speriamo che questo codice venga applicato anche da altri».

(26/12/2007)


http://www.eco.bg.it/EcoOnLine/ECONOMIA/2007/12/26_Calcestruzzi.shtml



Mafia:la Calcestruzzi Spa sospende attivita' in Sicilia. Tra le sedi anche Marsala.


Cronaca





La Calcestruzzi Spa, l'azienda del gruppo Italcementi ha deciso di sospendere l'attivita' dei suoi 7 impianti di betonaggio in Sicilia,per timore di infiltrazioni mafiose. Dopo l'inchiesta della procura di Caltanissetta su presunte infiltrazioni delle cosche nel settore delle forniture edili, l'azienda ha avviato verifiche interne individuando, negli impianti che operano nell'isola, alcune irregolarita'. La societa' ha anche adottato una serie di misure disciplinari a carico di sospettati di condotte irregolari. Associazione mafiosa e falso in bilancio: queste le accuse con cui i pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta hanno iscritto nel registro degli indagati la Calcestruzzi spa. L'accusa è maturata nell'ambito dell'operazione "Doppio colpo", che ha portato in carcere oggi tre presunti affiliati alla cosca mafiosa di Riesi che avrebbero gestito illecitamente appalti e forniture ai cantieri edili della zona. E' la prima volta che per un reato di mafia viene utilizzata un'indagine che coinvolge direttamente l'azienda. Per questo motivo, l'avviso di garanzia è stato notificato all'avvocato della società, Pierfranco Barabini a Bergamo. Secondo il gip di Caltanissetta, la Calcestruzzi spa ha svolto attività di favoreggiamento nei confronti di Cosa nostra. Motivo per cui, la Dda di Caltanissetta ha disposto perquisizioni e sequestri di documentazione contabile nella sede centrale dell'azienda sia a Bergamo, sia negli stabilimenti in Sicilia e in Lombardia. Ma anche in alcuni istituti di credito dove erano custodite le documentazioni bancarie, e in diverse abitazioni della zona circostante l'azienda

Le sedi inSicilia della Calcestruzzi Spa :
Caltanissetta Via Manfredi Chiaramonte,
Palermo Borgetto Contrada Don Martino
Palermo Brancaccio Via V.Ducrot, 17
Termini Imerese Zona Industriale Loc.Tifeo |
Priolo Gargallo Contrada Mostringiano snc
Marsala Via Favara
Trapani Via Libica

Scheda aziendale:
Calcestruzzi, unitamente alle consociate Cemencal, Eica, Speedybeton e Monviso, è il primo produttore italiano di calcestruzzo preconfezionato, opera anche nel settore degli interni ed è presente su tutto il territorio nazionale. Grazie alla vasta capillarità della sua struttura produttiva, con 250 impianti di betonaggio, 23 cave e 21 impianti di selezione inerti nonché al considerevole numero dei mezzi di trasporto a disposizione, Calcestruzzi garantisce un’elevata copertura del territorio e una rapidità nelle consegne fornendo al fattore tempo un valore primario. La Calcestruzzi appartiene al gruppo Italcementi.
Il Gruppo Italcementi, con una capacità produttiva di oltre 70 milioni di tonnellate di cemento annue, è il quinto produttore di cemento a livello mondiale e il principale operatore nel bacino del Mediterraneo.
Italcementi, fra le prime dieci società industriali italiane, è quotata alla Borsa Italiana. Nel 2006 il Gruppo ha registrato un fatturato consolidato di oltre 5.854 milioni di Euro e un risultato netto di 651 milioni di euro, con vendite di cemento e clinker per 64 Mt, di calcestruzzo per 21,6 Mm3 e di inerti per 59,3 Mt.


http://a.marsala.it/index.php?mod=page&nw=3:2:12:2007:6793



Sul sequestro dei documenti contabili amministrativi della Generale Impianti spa


I0613 * SI13L0024820 Documento 43 di 105. Tipo e Num atto: CAMERA –


INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/14491 Primo Firmatario LO PRESTI (AN)


Data Presentaz: 15/12/97 (Seduta n.0287) Stato iter: * ITER IN CORSO * Ministro delegato : INDUSTRIA


Testo: Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro del lavoro e della previdenza sociale. - Per sapere - premesso che: in data 5 ottobre 1997, con provvedimento n. 1120/97 RGN DDA del 3 ottobre 1997, l'autorità giudiziaria ha sequestrato tutti i documenti contabili amministrativi della Generale Impianti spa, il denaro contante presente in cassa, i carnet di assegni (anche quelli non ancora utilizzati) ed ha disposto la disattivazione del sistema CED IBM AS/400 utilizzato per la fatturazione, le scritture obbligatorie, gli adempimenti previdenziali e per tutte le altre necessita amministrative dell'azienda medesima; detto provvedimento ha interessato non soltanto la succitata società, ma anche altre che hanno la sede legale nei medesimi locali, siti in Palermo, in via Spadafora - Borgo Nuovo, a causa di indagini in corso sul signor Antonino Buscemi, dirigente della Generale Impianti spa, nonché socio della "Finsavi srl" (con una quota pari al 16,67 per cento) che e l'unica azionista della Generale Impianti spa; le società che hanno sede nei suddetti locali sono le seguenti: Finsavi srl; Generale Impianti spa; Gentech srl; Trinacria Sabbia srl; Calcestruzzi Palermo spa; specificatamente, la Generale Impianti spa ha 37 lavoratori alle sue dipendenze ed un indotto di circa 100 persone, inclusi i cosiddetti "padroncini" ed i "terzisti"; a causa del provvedimento adottato dalla autorità giudiziaria, tutti i lavoratori della Generale Impianti spa temono per la salvaguardia del posto di lavoro per i motivi cosi sintetizzati: a) la possibilità che la società possa essere posta in liquidazione per effetto di decisioni adottate dal "Calcemento spa" che rappresenta il 50 per cento del capitale sociale (decisioni adottate unilateralmente poiché gli altri soci, che rappresentano il restante 50 per cento, non le condividono e sono contrari alla messa in liquidazione della Finsavi srl e consequenzialmente, della Generale Impianti spa, da questa controllata); b) lo stato di paralisi totale dell'intera attività amministrativa, a tutt'oggi permanente, causato dal provvedimento della autorità giudiziaria, che sta provocando oneri tanto gravosi quanto non prevedibili, a carico della società; i succitati lavoratori hanno ragione di temere quanto esposto al punto a), in quanto esiste la reale possibilità che la società possa essere posta in liquidazione attraverso la controllante "Finsavi srl" ed in seguito a quanto deliberato dall'assemblea dei soci, convocata il giorno 22 ottobre 1997 alle ore 12, presso la sede sociale che recava il seguente ordine del giorno: dimissioni dell'amministratore uni-co; nomina nuovo organo amministrativo; dimissioni del collegio sindacale; nomina del nuovo collegio sindacale; tale ordine del giorno era gia stato oggetto di tre precedenti assemblee tenutesi, rispettivamente, il giorno 8 maggio 1997, il 26 settembre 1997 ed il 10 ottobre 1997; dal 1996, per il periodo di un triennio e stato nominato amministratore unico della Generale Impianti spa e della Finsavi srl il dottor Elio Collova che, dal 1994, e anche amministratore giudiziario di entrambe le società; nei giorni 8 maggio 1997 e 26 settembre 1997, il dottor Collovà e l'intero collegio sindacale di ambedue le società, hanno presentato le dimissioni nelle rispettive assemblee, ma i soci, all'unanimità, hanno chiesto ed ottenuto che soprassedessero a tale decisione (relativa a cariche ricoperte fino 10 ottobre 1997), poiché era in corso una trattativa, fra i due gruppi di soci, che avrebbe modificato l'assetto societario attraverso una variazione delle partecipazioni pervenute; il 10 ottobre 1997, a seguito del provvedimento della autorità giudiziaria, il socio Calcemento spa rinnovava l'invito, gia rivolto ai dimissionari il 26 settembre 1997, di soprassedere alle loro decisioni, ritenendo fossero gli unici organi in grado di garantire la definizione della trattativa in corso e dichiarando, altresì, che, qualora ciò non fosse stato possibile, non avrebbe potuto che constatare l'impossibilita di funzionamento della società e quindi la sua consequenziale messa in liquidazione; il sunnominato dottor Collovà ha risposto confermando la propria indisponibilità a proseguire la conduzione dell'amministrazione delle società se non per incarico giudiziario ed ha accettato, comunque, di rimanere in carica fino a non oltre il 22 ottobre 1997 e cioè per il tempo necessario ad accertare eventuali cause di scioglimento, cosi come previste dall'articolo 2448 del codice civile; il 22 ottobre 1997 il socio Calcemento spa, consapevole dell'impossibilità manifestata dall'organo amministrativo di proseguire nella carica e della conseguente liquidazione della società per "impossibilita di funzionamento" dell'assemblea, ha ribadito quanto precedentemente espresso, non fornendo alcuna spiegazione e rifiutando proposte alternative, quali ad esempio la nomina di amministratori di suo gradimento; a seguito di ciò, il dottor Collovà ha presentato, presso la volontaria giurisdizione del tribunale di Palermo, istanza per la messa in liquidazione della società, verificandosi, a suo avviso, i presupposti previsti dall'articolo 2448 del Codice Civile ed ha convocato l'assemblea straordinaria delle società Finsavi srl e Generale Impianti spa per il giorno 18 dicembre 1997 alle ore 11 ed alle ore 12 per deliberare lo scioglimento e la liquidazione della società ex articoli 2448 e 2449 del codice civile; i succitati lavoratori, ritengono che non vi siano i presupposti per lo scioglimento della società in quanto: a) manca la volontà dell'altra società e delle stesse maestranze; b) la società ha attualmente grosse commesse in portafoglio, un buon andamento reddituale dal 1c settembre 1997 ed ottime previsioni per il futuro; c) prima di porre una società in liquidazione per impossibilita di funzionamento occorre verificare, ad avviso dei lavoratori, che siano state poste in essere tutte le operazioni necessarie e prioritarie per la salvaguardia dell'azienda stessa e dei posti di lavoro (es. vendita della partecipazione da parte della Calcemento spa all'altro socio, o ai lavoratori dipendenti, o ad altro soggetto che esprima la volontà di proseguire la gestione aziendale ed il conseguente affidamento dell'incarico di amministratore ad altre persone); i lavoratori della Generale Impianti spa sostengono che la società per cui lavorano non è solo di interesse comunale, ma, anche ed indubbiamente, di interesse regionale e nazionale poiché produce, quasi in esclusiva, un materiale per l'edilizia particolarmente pregiato e di notevole interesso storico, artistico e culturale denominato marmo di Billiemi; detto materiale e presente in tutti i monumenti più importanti della città di Palermo (cattedrale, teatro Massimo, Quattro Canti, San Francesco, musei, chiese, palazzo delle poste, tribunale di Palermo) e nei centri storici di alcune località italiane ed estere (es. Duomo di Monaco di Baviera in Germania, Stati Uniti, Estremo Oriente, Paesi Arabi); la Generale Impianti spa, attualmente, sta fornendo al comune di Palermo il materiale necessario al risanamento del centro storico della città, a seguito di gare di appalto delle quali la società e rimasta aggiudicataria durante l'amministrazione giudiziaria del tribunale di Palermo; la pietra di Billiemi, oltre che materia prima per la fabbricazione dei calcestruzzi, e utilizzata anche per alcuni tipi di opere di notevole importanza per la collettività (quali i frangiflutti adoperati per le opere portuali e per la difesa dei litorali); a causa del blocco da parte della autorità giudiziaria dell'intera attività amministrativa della Generale Impianti spa e della Finsavi srl, il succitato dottor Collovà ed il personale addetto sono nell'assoluta impossibilita di gestire l'ordinaria attività lavorativa e di fare fronte a tutti gli adempimenti di natura fiscale e previdenziale -: quali iniziative intendano assumere e provvedimenti intendano adottare a tutela del posto di lavoro delle succitate maestranze.


http://www.ninolopresti.it/interrogazioni.htm




http://www.isolapulita.it


27 dicembre 2008

NO AL PETCOKE PER LE VIE DI PALERMO

 

NO AL PET-COKE PER LE VIE CITTADINE


CEMENTIFICI PETCOKE RIFIUTI DIOSSINE INQUINANTI TUMORI_0001
Caricato da isolapulita





IL SINDACO DI ISOLA DELLE FEMMINE DECIDE DI NON DECIDERE SU :

* Sui rilevamenti della qualità dell’aria condotti dalla Provincia Regionale di Palermo, nei periodi da gennaio/2006 sino a gennaio/2007, rilevamenti effettuati in prossimità dell’impianto Italcementi nel comune di Isola delle Femmine. Sono stati utilizzati differenti laboratori per misurare sia parametri chimici (S02 CO, NO N02) NOx, 03, NMHC, CH4. P.MIO, IPA, Benzene, Toluene e o-Xylene) che meteorologici. Con riferimento al PM10, l’analisi dei dati registrati ed elaborati durante tali campagne di rilevamento ha evidenziato 5 superamenti del valore limite giornaliero per la protezione della salute umana nel periodo gennaio-maggio 2006 (71 giorni di rilevamento) e 12 superamenti nel periodo ottobre 2006-gennaio 2007 (75 giorni di rilevamento). Nel periodo agosto-ottobre 2006 non stati effettuate rilevazioni di tale inquinante. Anche per gli IPA, nel periodo ottobre 2006-gennaio 2007, sono stati osservati valori medi orari più elevati rispetto a quelli della campagna precedente. In particolare si rileva un incremento delle concentrazioni di benzo(a)pirene.
Ricorda Signor Sindaco? Ne ha parlato in un consesso dell'Unione dei Comuni!
IL SINDACO DI ISOLA DELLE FEMMINE DECIDE DI NON DECIDERE SU :

*Decreto 693 concessione alla Italcementi Autorizzazione Integrata Ambientale ove vegono fissati i limiti di emissione, secondo i flussi di massa abbiamo:
Diossine emesse = 1.042.320.000 pg/giorno equivalente alla dose di “tollerabilità” giornaliera (140 pg, secondo l’OMS) di 7.445.142 persone, ovvero una “razione” (si tratta sempre di un calcolo teorico) di 65145 pg/uomo e cioè 465 volte la dose di 140 pg (calcolo riferito a 16000 abitanti, cioè i comuni di Isola delle Femmine e Capaci);
Vanadio: 1.17 Kg/giorno;
Nichel: 292 gr/giorno;
Mercurio: 348 gr/giorno;
Altri metalli: 3.48 Kg/giorno;
Idrocarburi Policiclici Aromatici: 128 gr/giorno.
Il Signor Sindaco probabilmente può rendersi conto che il risultato del calcolo mensile ed annuale è disastroso per la SALUTE DEI CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE. Ai risultati di cui sopra il Signor Sindaco può aggiungere le notevoli quantità di emissioni pulverulenti diffuse (cioè non da punti fissi), generate dalla movimentazione dei materiali e di pet-coke,la cui rilevazione viene catturata facilmente dai nostri polmoni e molto meno dalle statistiche.

IL SINDACO DI ISOLA DELLE FEMMINE DECIDE DI NON DECIDERE SU :

•La nota 9973911 del 9 ottobre scorso da parte dell’ARPA n. prot.9973911 avente ad oggetto i rapporti di prova del campione di pet-coke prelevato il 19-8-08 e del campione di polvere prelevato il 25-8-08 in alcune civili abitazioni di Isola delle Femmine, in cui si rileva la presenza di vanadio, cromo e nichel in quantità eccessive, e quindi nocive per la salute umana e per l’ambiente circostante. La stessa nota suggerisce di effettuare delle verifiche e delle azioni di monitoraggio. Le analisi parlano di numeri che qualora risultassero veritieri significherebbe trovarsi di fronte ad una situazione “emergenziale” sotto il profilo igienico-sanitario.
INFATTI IL GIORNO 24 DEL MESE DI OTTOBRE IL SINDACO DI PALERMO CAMMARATA EMETTE ORDINANZA 322 CON LA QUALE:
“ si vieta il trasporto del pet-coke all’interno dell’agglomerato urbano, con autocarri a cassone aperto anche se da teloni”.

Mentre a Isola delle Femmine Sindaco, Consiglio Comunale e “politica” gioca a fare il gatto e la volpe mettendo così a repentaglio la salute di tutti i cittadini di Isola delle Femmine.
Ci rendiamo benissimo conto che non vale la pena rischiare di esporsi per la salute dei Cittadini, le elezioni sono troppo vicine.



A CAPACI INVECE:
La scorsa settimana al Comune di Capaci è stata presentata da due Consiglieri Comunali la mozione con la quale si impegna il SINDACO, nella qualità di UFFICIALE di GOVERNO e TUTORE della SANITA’ e della SICUREZZA PUBBLICA, ad emettere, apposita ordinanza che vieti, per il Comune di Capaci il transito ai mezzi che trasportano il pet-coke a cassone aperto ancorché coperto da telone e che, in ogni caso, non abbiano i requisiti per garantire la tenuta ermetica del carico.
Effetti del cromo esavalente sulla cellularità polmonare


Il cromo metallico ed i composti del cromo trivalente ed esavalente sono largamente impiegati in ambito industriale. L’esposizione professionale a cromo (Cr), anche a basse concentrazioni, può causare flogosi delle vie aeree e asma bronchiale. Evidenze sperimentali suggeriscono che l’espettorato indotto è una metodica valida per analizzare gli indici cellulari e biochimici di infiammazione polmonare. Allo scopo di ottenere informazioni sull’infiammazione polmonare causata dall’esposizione professionale a Cr sono stati valutati gli effetti su 11 lavoratori maschi addetti alla cromatura galvanica ed i risultati confrontati con quelli ottenuti in un gruppo di 9 soggetti non esposti. Tutti i partecipanti, non fumatori e non affetti da patologie polmonari in atto, sono stati sottoposti a spirometria e a valutazione dell’espettorato indotto. I parametri spirometrici sono risultati normali. Nei campioni di espettorato la concentrazione leucocitaria totale (82,98 ± 49,00 x104 cell/ml vs 68,89 ± 22,71 x104cell/ml) e la concentrazione assoluta dei neutrofili (53,08 ± 34,79 x104cell/ml vs 40,45 ± 12,52 x104 cell/ml) sono risultate maggiori negli esposti rispetto ai non esposti. I risultati ottenuti, anche se non statisticamente significativi, anche a causa del modesto numero di partecipanti allo studio, potrebbero indicare la presenza di iniziali alterazioni flogistiche.
Parole chiave: cromo esavalente, cellularità polmonare, flogosi delle vie aere .


Il cromo metallico è largamente impiegato nell’industria.

I principali bersagli del Cr sono cute e mucose. L’esposizione a Cr, a concentrazioni anche inferiori agli attuali TLV, può provocare infiammazione delle mucose bronchiali e asma nei lavoratori esposti (1). Studi citologici di campioni ottenuti mediante BAL e biopsia bronchiale hanno evidenziato che i composti del Cr possono essere rilevati nei tessuti polmonari degli esposti e indurre modificazioni degli indici cellulari di flogosi (2). Numerosi studi hanno evidenziato che l’espettorato indotto è una metodica valida, già utilizzata per analizzare gli indici cellulari e biochimici di flogosi polmonare nello studio dell’asma bronchiale, della bronchite cronica, delle esposizioni a tossici ambientali e professionali e dell’effetto di alcuni farmaci sull’infiammazione delle vie aere.

Valutazione dell’esposizione professionale ad IPA in lavoratori


Valutazione dell’esposizione professionale ad idrocarburi policiclici aromatici (IPA) in lavoratori di cokeria mediante un programma di monitoraggio biologico che prevede la misurazione dei livelli urinari dell’1-idrossipirene (1-IP) quale indicatore di dose interna, verificando l’affidabilità di tale biomarcatore nel discriminare differenti situazioni operative comportanti diverse condizioni di esposizione (1). Si è proceduto inoltre alla valutazione dell’eventuale influenza di selezionati polimorfismi metabolici del citocromo P450 1A1, e della glutatione S-transferasi ì (GSTM1) e è (GSTT1) sui livelli del biomarcatore, in quanto la variabilità inter-individuale nella suscettibilità alle sostanze cancerogene sembra dipendere in larga misura da fattori che intervengono nella sequenza di metabolizzazione di tali composti (2, 8, 9, 10).
Gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) sono una famiglia di composti organici ad alto peso molecolare, la cui struttura contiene due o più anelli benzenici condensati. Gli IPA si formano durante processi di pirolisi o di combustione incompleta di materiali organici e sono perciò presenti nell’ambiente in modo ubiquitario, sia in fase vapore che adsorbiti sul particolato atmosferico. Nelle aree urbane la fonte principale di questi composti è rappresentata dagli scarichi autoveicolari, mentre altre fonti di esposizione a IPA, oltre quelle professionali, sono il fumo di tabacco e il consumo di cibi affumicati o cotti alla griglia (1). La IARC classifica alcuni IPA come probabili o possibili cancerogeni per l’uomo (2A o 2B) (2). Per il monitoraggio biologico dell’esposizione a IPA viene storicamente usato l’1-idrossipirene, il principale metabolica urinario del pirene, un composto sempre presente nelle miscele aerodisperse di IPA. La composizione delle diverse miscele di IPA varia però in funzione dei differenti processi di combustione, e l’1-idrossipirene può quindi fornire solo una stima indiretta della esposizione complessiva a IPA (3,4). Scopo di questo lavoro è stato indagare il possibile utilizzo dell’escrezione urinaria di IPA tal quali come indicatori specifici di esposizione a IPA.


Considerazioni sul ruolo dei coniugati mercuro-tiolici nella tossicità cardiovascolare del metallo


Il mercurio è un metallo la cui tossicità per l’uomo coinvolge organi bersaglio quali il sistema nervoso centrale e il rene. Sonostate inoltre espresse preoccupazioni nei confronti dell’eventuale coinvolgimento del mercurio quale agente tossico corresponsabile della comparsa di alterazioni patologiche a carico del sistema nervoso centrale e del sistema neuro-immunitario in soggetti portatori di otturazioni dentarie in amalgama di mercurio e in bambini sottoposti a vaccinazione con vaccini contenenti composti
Organo mercuriali quali agenti conservanti antibatterici. Recentemente inoltre è stato rivalutato il suo possibile ruolo nell’eziopatogenesi di alcune malattie cardiache. Lo studio delle formechimiche attraverso le quali il mercurio è distribuito nell’organismo ed esercita le azioni tossiche selettive su recettori cellulari specifici degli organi bersaglio rappresenta un attivo campo di ricerca (1,2). In particolare, le forme coniugate del mercurio con i composti appartenenti alla griglia metabolica del glutatione, costituiscono i metaboliti di trasporto epatobiliare sia della specie metilmercurio (MeHg+) che dello ione mercurico (Hg2+) e sono responsabili dell’accumulo irreversibile del metallo all’interno delle cellule del tubulo renale prossimale, causa prossima della nefrotossicità del mercurio.

http://www.fsm.it/gimle/26/4s/01.pdf
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com


27 dicembre 2008

CHIESTA UN'INDAGINE SUI TUMORI

 

IL COMITATO MALAGROTTA CHIEDE UN' INDAGINE SISTEMATICA SU TUMORI






IL COMITATO MALAGROTTA CHIEDE UN' INDAGINE SISTEMATICA SU TUMORI E PATOLOGIE RESPIRATORIE
 

Uno dei rischi più documentati tra quelli legati all’inquinamento, in particolare da polveri sottili, è quello cardiovascolare: infarti e trombosi.
Ci sono stati ripetuti allarmi da parte dei cardiologi e non solo.
Per avere dati reali sulla salute non bisogna trascurare le patologie del cuore e della circolazione, che non sono meno pericolose dei tumori e delle malattie respiratorie.
Dott. Roberto Topino
Specialista in Medicina del Lavoro


Fin da quando nell 1998 la rivista medica inglese OEM ("Occupational and
Environmental Studies") pubblicò una ricerca dal titolo "Studio della
mortalità fra persone che vivono in un' area a concentrazione di
impianti industriali ed esposta a fonti multiple di inquinamento "
(studio realizzato da medici italiani) , fin da allora i cittadini del
Comitato Malagrotta hanno chiesto ripetutamente alle autorità regionali,
comunali e provinciali che venisse avviata un' indagine approfondita e
un monitoraggio sistematico delle patologie tumorali e respiratorie a
Malagrotta e nella Valle Galeria.

Ciò non è stato fatto, nonostante che il Comune di Roma avesse chiesto al
Ministero dell' Ambiente nel 1997 la Dichiarazione di Area ad alto rischio
di crisi ambientale, e nonostante che la stessa area fosse stata
classificata come "Sito a rischio di incidente rilevante, soggetto ai
vincoli del decreto 334/99 (Seveso II)


Casi recenti di morti sospette (fra cui quella del recentissimo, tragico
decesso per malattia, tuttora non diagnsticata, del nostro amatissimo amico
e collega Gerardo Ferrante, Presidente del Comitato di cittadini "Pisana
64", sono lì a testimoniare dell' urgenza assoluta di un lavoro di ricerca
epidemiologica sulla popolazione di Malagrotta , della Valle Galeria e
del quadrante ovest di Roma, direttamente esposta all' impatto
pluridecennale di molteplici fonti di inquinamento.


Data la carenza delle autorità , abbiamo assunto autonomamente delle
iniziative, sia per quanto riguarda il monitoraggio degli inquinanti, sia
per quanto riguarda un approccio attivo ad una ricerca epidemiologica sul
campo.


In tema di inquinamento atmosferico , ecco quanto precisano in proposito il
nostro dottor Salvatore Damante, ricercatore ambientale, in collaborazione
con il dottor Marco Vaccarino , pneumologo dell' Ospedale Israelitico di
Roma ::


"Per inquinamento atmosferico si intende la presenza nell’aria di sostanze
estranee alla sua naturale composizione chimica.. Si parla di problemi di
contaminazione solamente quando sono presenti sostanze di varia natura ed in
concentrazioni tali da interferire negativamente, con effetti diretti ed
indiretti, sul benessere e sulla salute dell’uomo.


Perche’ si abbia una situazione di inquinamento atmosferico devono
verificarsi due situazioni:


A)Devono esistere sorgenti inquinanti


B)Deve essere ostacolato in naturale processo di diluizione atmosferica dei
contaminanti


Le maggiori fonti di inquinamento atmosferico risultano essere :


A) I processi di combustione ( impianti di combustione industriale, veicoli
a motore, impianti di riscaldamento )


B) L’usura e la dispersione di materiale (asfalto del manto stradale, usura
dei pneumatici e dei freni degli impedito il movimento ascensionale
dell’aria tanto che i contaminanti corpuscolari restano confinati tra il
terreno e lo strato di inversione, ovvero la zona ove la temperatura
dell’aria risulta piu’ alta) e l’assenza di vento provocata dalla presenza
di zone di alta pressione.


Gli aeroinquinanati provocano:


Effetti a breve termine (azione irritante sulle mucose, asma bronchiale)


Effetti a lungo termine (BPCO, carcinomi polmonari, pancreatici e gastrici,
inquinamento del terreno e delle falde acquifere)


Nel periodo compreso tra ottobre 2007 e luglio 2008 abbiamo effettuato un
esame spirometrico a 100 soggetti di eta’ compresa tra i 7 ed i 93 anni,
abitanti tutti in una zona particolarmente inquinata di Roma (il quartiere
Pisana-Ponte Galeria-Malagrotta) al fine di valutare l’eventuale aumento di
incidenza di deficit ventilatori (ostruttivi, restrittivi e misti).


Tutti i soggetti hanno effettuato l’accertamento presso il l’ambulatorio di
Pneumologia dell’Ospedale Israelitico di Roma con apparecchio MIR
Sprirobank G classificazione IIA, esente da taratura, conforme ai
requisiti della


Direttiva 93/42 CEE.


C) Alcune specifiche lavorazioni industriali (ceramica, ferro)


Le condizioni che impediscono la dispersione dei contaminanti sono
rappresentate dall’inversione termica.. Questa non è altro che l'assenza di
scambio tra gli strati superiori e quelli più vicino al suolo di aria,
effetto provocato dal riscaldamento delle quote più alte, dovuto anche ai
camini che immettono aria calda. Sostanzialmente le concentrazioni degli
inquinanti andrebbero aumentano e permangono più a lungo nella zona,
portando anche conseguenze per la salute dei cittadini residenti.


Dr. Salvatore Damante"


IN QUESTE CONDIZIONI E' CHIARO CHE SI IMPONE UNA MORATORIA ALLA
MESSA IN ESERCIZIO


DEL GASSIFICATORE DI MALAGROTTA ALMENO FINO CHE LE CONDIZIONI
DELLA QUALITà DELL' ARIA


DELL'INTERA ZONA NON SARANNO STATE ACCERTATE E LA PRESENZA DEGLI
INQUINANTI NELL' ARIA, NELLE ACQUE SUPERFICIALI, NELLE ACQUE
SOTTERRANNEE E NEL SUOLO


NON SARA' STATA VERIFICATA.


SOLTANTO IN QUEL MOMENTO, SARA' EVENTUALMENTE POSSIBILE - SE LE
CONDIZIONI OGGETTIVE RISCONTRATE NON LO RENDERANNO IMPROPONIBILE -
CONTROLLARE L' IMPATTO E L' AGGRAVIO AGGIUNTIVO CHE, IN TERMINI
DI INQUINAMENTO, SAREBBE RAPPRESENTATO DALL' ENTRATA IN FUNZIONE DEL
GASSIFICATORE A PIENO REGIME.


IL MONITORAGGIO AMBIENTALE E LA RICERCA EPIDEMIOLOGICA DOVRANNO
GIOCARE UN RUOLO PRIORITARIO E PREDOMINANTE DOPO CHE DECENNI DI
"LAISSEZ ALLER ET LAISSEZ FAIRE" NELLA PERIFERIA OVEST DI ROMA
HANNO PRODOTTO UNA SITUAZIONE DI VASTO E PROFONDO DEGRADO.


COMITATO MALAGROTTA

http://www.isolapulita.it


27 dicembre 2008

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE ALESSANDRA SIRAGUSA

 

Alessandra Siragusa interrogazione parlamentare sul petcoke




Atto Camera
Interrogazione a risposta in Commissione 5-00652 presentata da



ALESSANDRA SIRAGUSA
lunedì 24 novembre 2008, seduta n.091


SIRAGUSA. -
Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
- Per sapere - premesso che:



l'interrogante richiama in premessa l'interrogazione a risposta in Commissione 5-00287 presentata il 30 luglio 2008, seduta n. 45 avente per oggetto l'impiego del petcoke, come combustibile, nella cementeria Italcementi Spa di Isola delle Femmine;


l'interrogante allega alla presente 7 fotografie scattate il 12 agosto 2008 che documentano l'escavazione e il trasporto del petcoke su autocarri in condizione di assoluta insicurezza;


in data 1o ottobre 2008, alcuni residenti di Isola delle Femmine presentano un esposto alle autorità locali per denunciare «la presenza nell'aria di un odore tipico delle sostanze contenenti zolfo, nonché di polvere nera zolfo, nonché di polvere nera finissima che si deposita in superficie soprattutto nelle zone adiacenti allo stabilimento industriale Italcementi. Tale fenomeno - si legge nell'esposto - si è intensificato soprattutto a partire dal mese di agosto protraendosi a tutt'oggi».


la Italcementi produce cemento utilizzando sostanze inerti che vengono lavorate in forni ad altissima temperatura fatti funzionare con combustibile solido o liquido;


il 24 ottobre 2008 il Sindaco di Palermo, con ordinanza n. 322 vieta il trasporto del petcoke all'interno del territorio urbano con «autocarri a cassone aperto anche se coperti da telone» consentendo il transito soltanto ai «mezzi in grado di assicurare la perfetta tenuta onde scongiurare il rilascio, anche in caso di evento accidentale, di materiale tossico in ambiente»;


nella stessa ordinanza si legge inoltre che «questo tipo di combustibile comprende anche sostanze che, se inalate - scrive il dirigente del servizio ambiente del Comune, Attilio Carioti - possono causare il cancro alle vie respiratorie»;


il 3 novembre 2008 alcuni Consiglieri comunali di Isola delle Femmine presentano una «Mozione sul transito di camion che trasportano petcoke all'interno del territorio comunale di Isola delle Femmine» con la quale si chiede al Sindaco di emettere analogo provvedimento a quello emesso dal primo cittadino di Palermo;


nella sopra citata mozione si rileva inoltre che «presso lo stabilimento Italcementi di Isola delle Femmine viene utilizzato il petcoke come combustibile principale con consumi medi dell'ordine di 180 tonnellate giornaliere (dato desunto dal verbale sopralluogo ARPA del 18 agosto 2008);


la mozione viene votata e approvata in data 13 novembre;


alcune associazioni ambientaliste e di cittadini presentano ricorso al TAR avverso al provvedimento di concessione dell'utilizzo del petcoke -:


se non intenda intervenire con opportune verifiche, anche alla luce di quanto sopra illustrato, al fine di stabilire le cause dell'emissione di polvere nera di zolfo nelle zone adiacenti la Italcementi a tutela della salute dei cittadini;


se non intenda altresì verificare quali accorgimenti siano stati adottati dalla Italcementi e se gli stessi siano o meno sufficienti a garantire sicurezza ai lavoratori e agli abitanti che vivono nelle immediate vicinanze del plesso industriale;


se siano stati adottati tutti gli accorgimenti necessari al fine di monitorare quantitativamente e qualitativamente le esalazioni che fuoriescono dai punti di emissione e che impatto abbiano gli stessi per l'ambiente circostante ed in particolare quali conseguenze possano provocare per la salute pubblica;


se vengano rispettate le normative relative alla sicurezza degli impianti e se le emissioni vengano o meno monitorate con regolarità e, in particolare, se intenda verificare da dove partano i carichi e quale sia il percorso che seguono. (5-00652)


27 dicembre 2008

NOTIZIE DI STAMPA

 

Leggo su La Stampa di oggi le notizie...



 

Leggo su La Stampa di oggi le notizie circa il crollo annunciato al Liceo Darwin.
Il datore di lavoro, responsabile della struttura è il dirigente scolastico, che deve garantire anche la stabilità della scuola avvalendosi della collaborazione del responsabile del servizio prevenzione e protezione.
Il discorso della mancanza di soldi non tiene, perché in casi di pericolo bisogna dichiarare la scuola inagibile e chiuderla.
Se mancano i soldi bisogna sempre tenere ben presente che la vita delle persone vale di più di qualsiasi cifra.
Purtroppo i soldi ci sono per il TAV e per gli inceneritori, mentre studenti e professori possono anche correre gravi rischi che vanno dai crolli all’amianto.
Non dimentichiamo che recentemente un maestro è morto con un mesotelioma peritoneale e una professoressa di matematica è morta con un mesotelioma pleurico (tumori da amianto).
Su un quotidiano di ieri si parlava della scuola media Viola di Cirié, dicendo che sembra che secondo l’ARPA e il comune il tetto di eternit sia in buono stato e non sia pericoloso.
Stupisce un po’ che il giornale, pur avendo a disposizione tutte le fotografie del tetto rotto non le abbia pubblicate.
 
Dott. Roberto Topino
Specialista in Medicina del Lavoro


27 dicembre 2008

UN GENITORE PREOCCUPATO MI HA INVIATO

 

Un genitore preoccupato mi ha inviato...


 






Un genitore preoccupato mi ha inviato le fotografie del tetto della scuola media Viola di Cirié, chiedendomi un parere sullo stato del tetto di eternit.
Le fotografie sono molto dettagliate e consentono una valutazione circostanziata.
Il tetto di eternit presenta vari punti di rottura e segni di sfaldamento.
I punti di rottura sono visibili in più punti ed è possibile notare anche la presenza, sul tetto, di pezzi di eternit, che si sono staccati.
 
Allegato: Viola Dettaglio 1.jpg
 
E’ evidente anche il maldestro tentativo di fare delle riparazioni di fortuna utilizzando un telo impermeabile e alcuni pezzi di recupero già rotti (sic!).
 
Allegato: Viola Dettaglio 2.jpg  
Allegato: Viola Dettaglio 3.jpg  
 
La cosa più preoccupante sono i segni di sfaldamento, ben evidenziabili con accumuli di materiale fibroso, che formano le caratteristiche stalattiti nei punti di gocciolamento.
 
Allegato: Viola Dettaglio 4.jpg  
 
Gli eventi atmosferici e, in particolare, le piogge acide corrodono la matrice cementizia dell'eternit liberando le fibre di amianto, che tendono a riaggregarsi nei punti di gocciolamento formando delle piccole stalattiti ben visibili nelle fotografie.
La presenza di queste formazioni dimostra in modo inequivocabile che il tetto di eternit si sta sfaldando e sta rilasciando nell'ambiente le fibre killer dell'amianto.
Visti i dettagli fotografati penso di poter affermare che quel tetto è una vera discarica incontrollata di amianto.
In casi come questo, anche se un monitoraggio estemporaneo non rilevasse nell’aria fibre di amianto, si può affermare con sufficiente ragionevolezza che il tetto va bonificato con urgenza, senza dimenticare che il monitoraggio, da solo, non è un criterio adatto per valutare la pericolosità del tetto.
 
Allego un breve riassunto della normativa.
 
Spesso i cittadini che protestano per il rischio amianto vengono tranquillizzati con le valutazioni ambientali delle polveri, il cosiddetto monitoraggio.
In realtà, in situazioni di degrado evidente dei manufatti di amianto, il monitoraggio può non rappresentare la realtà dei fatti.
Il legislatore è stato molto chiaro:
 
IL MONITORAGGIO AMBIENTALE NON PUÒ RAPPRESENTARE DA SOLO UN CRITERIO ADATTO PER VALUTARE IL RILASCIO DELLE FIBRE DI AMIANTO.
 
Decreto Ministeriale del 06/09/1994
Normative e metodologie tecniche di applicazione dell'art. 6, comma 3, e dell'art. 12, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n. 257, relativa alla cessazione dell'impiego dell'amianto.
 
Allegato - Normative e metodologie tecniche per la valutazione del rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica di materiali contenenti amianto presenti nelle strutture edilizie.
 
VALUTAZIONE DEL RISCHIO.
 
Se il materiale è in cattive condizioni, o se è altamente friabile, le vibrazioni dell'edificio, i movimenti di persone o macchine, le correnti d'aria possono causare il distacco di fibre legate debolmente al resto del materiale.
Per la valutazione della potenziale esposizione a fibre di amianto del personale presente nell'edificio sono utilizzabili due tipi di criteri:
- l'esame delle condizioni dell'installazione, al fine di stimare il pericolo di un rilascio di fibre dal materiale;
- la misura della concentrazione delle fibre di amianto aerodisperse all'interno dell'edificio (monitoraggio ambientale).
Il monitoraggio ambientale, tuttavia, non può rappresentare da solo un criterio adatto per valutare il rilascio, in quanto consente essenzialmente di misurare la concentrazione di fibre presente nell'aria al momento del campionamento, senza ottenere alcuna informazione sul pericolo che l'amianto possa deteriorarsi o essere danneggiato nel corso delle normali attività.
 
Cordiali saluti a tutti.
 
Dott. Roberto Topino
Specialista in Medicina del Lavoro


27 dicembre 2008

FORUM DELL'ACQUA

 

RELAZIONE ALL’ASSEMBLEA DI CHIUSURA ...


RELAZIONE  ALL’ASSEMBLEA DI CHIUSURA DEL FORUM
Domenica 23 novembre 2008
 
GRUPPO DI LAVORO QUALITA’ DELL’ACQUA E LOTTA AGLI INQUINAMENTI
 
LA RISPOSTA DEI LAVORATORI, DEI CITTADINI E DEI MOVIMENTI
 
Questa situazione di vero disastro ambientale di intere Regioni, dove tra il degrado degli altri Beni Comuni quello dell’inquinamento dell’acqua assume dimensione spaventose, non consente più rinvii, né mediazioni.
 
Istituzioni, Enti, partiti e sindacati devono assumersi le loro responsabilità.  Il ricatto posto di lavoro contro disoccupazione, a prezzo della salute e della vita dei lavoratori e dei cittadini, va denunciato con forza e respinto con altrettanta determinazione. La difesa della qualità dell’acqua come bene comune pubblico deve obbligare a una  rapida riconversione, condivisa con i lavoratori, di interi pezzi dell’apparato produttivo del Paese che ormai sono solo produttori di morte verso attività eco compatibili.
 
L’alleanza tra i cittadini utenti dell’acqua e i lavoratori delle fabbriche inquinanti, da ricordare sempre come prime vittime dei veleni prodotti, è quindi l’elemento fondante di questa nostra battaglia per la vita. Abbiamo piena coscienza che la nostra fabbrica ormai coincide con tutto il territorio e che questo territorio è la Terra: nostra madre.
 
In continuazione ideale con la Legge di Iniziativa popolare e il Manifesto della Rete dei Movimenti per l’Acqua di Malmo, nello stesso spirito di lotta per la difesa della salute di Medicina Democratica e dei medici dell’ISDE,  per garantire davvero il diritto all’acqua come bene comune salvaguardandone la qualità, base della nostra salute e della nostra vita, questo primo Seminario del Forum dei Movimenti auspica dunque l’apertura di un dibattito nazionale che sensibilizzi tutti i cittadini a questa vera emergenza ambientale e che li mobiliti invitandoli a reagire partecipando in prima persona alla difesa del loro diritto all’acqua, della sua qualità e della loro salute. 
Anche qui, in questo capitolo del diritto alla qualità, questo bene comune ancora una volta si scrive acqua e ancora una volta si legge come un problema di democrazia. Ma non solo. Si tratta molto più semplicemente e drammaticamente di sopravvivenza: è ormai in gioco il nostro diritto alla salute e alla vita.
Tenendo bene presente un dato. Solo la resistenza civile nelle fabbriche e sui territori ha permesso di smascherare gravissimi inquinamenti ignoti o ignorati dalle Istituzioni. Solo le lotte, le denunce e la resistenza dei cittadini hanno indicato con nettezza che la vera prima emergenza del Pianeta è quindi  l’inquinamento da sostanza tossiche. L’emergenza non è la CO2, ma la salute e la democrazia.
 
Le proposte del  Forum
 
Il Forum dei Movimenti per l’acqua,  in accordo con quanto già segnalato da Medicina Democratica al Congresso Nazionale di Brindisi,  si propone pertanto di continuare a discutere il percorso e le modalità di risposta, ma indicando già i seguenti obbiettivi:
 
-         ricordare a tutti con fermezza che l’acqua è un alimento e come tale elemento vitale la cui ottima qualità è essenziale per la vita; l’acqua è inoltre presente come “acqua invisibile” in tutti gli alimenti e pertanto se diventa inquinata altrettanto lo è tutto il ciclo del cibo; l’acqua pertanto non può assolutamente essere una merce da commerciare; l’acqua è un diritto da proteggere e  
        conservare;
-          denunciare come la realtà dell’inquinamento delle acque in Italia sia molto più grave ed estesa di quanto Autorità e Istituzioni vogliano ammettere: non è ammissibile che la “mappa dell’inquinamento reale” sofferto dai cittadini sia molto più estesa della “mappa istituzionale” ufficialmente riconosciuta e ammessa nei luoghi decisionali; le ARPA regionali devono inserire ufficialmente nelle loro mappe tutti i siti inquinati scoperti e denunciati dai cittadini; i siti inquinati segnalati dalle Regioni all’interno della Legge sui SIN (Siti da bonificare di Interesse Nazionale) devono essere immediatamente inseriti nella Legge con provvedimento urgente a stralcio, Legge che pertanto dovrà essere rifinanziata ulteriormente dalla fiscalità generale.
I finanziamenti anticipati dallo Stato dovranno essere restituiti in toto dalle aziende responsabili dell’inquinamento: chi inquina paghi! I lavori di disinquinamento dei SIN devono iniziare immediatamente e portare il più rapidamente possibile alla cessazione delle attività inquinanti con conversione dei siti industriali in aree di attività totalmente ecocompatibili utilizzando i lavoratori attualmente impiegati e installando centri universitari e di ricerca sull’ambiente e le energie rinnovabili.
Sollecitiamo pertanto il Governo ad adeguare la lista dei Siti di interesse nazionale da bonificare integrandola subito con le aree di interesse regionale e con tutte le aree inquinate emerse dal lavoro di denuncia dei cittadini; non è accettabile che la mappa dell’inquinamento sofferto dai cittadini sia diversa da quella ufficiale delle Isitituzioni preoposte alla salvaguardia della loro salute. Le bonifiche e le conversioni dei Siti devono iniziare subito: non c’è più tempo; i finanziamenti, anticipati dalla fiscalità generale, vanno recuperati a carico delle quote CO2 e restituiti dalle industrie inquinanti. Noi il vostro inquinamento già lo paghiamo con la salute e le tasse, pertanto oltre NON LO PAGHIAMO!
-          denunciare che la vera emergenza sono la malattia e la morte da intossicazione dentro e fuori le fabbriche, che avvengono anche per l’inquinamento gravissimo e sempre più esteso dell’acqua di superficie e di quella in falda: la corrispondenza generale tra zone inquinate per grandi aree e per siti industriali con le malattie tumorali e patologie croniche tra i lavoratori e tra la popolazione sono la prova; occorre costruire pertanto immediatamente una mappa epidemiologica delle malattie da inquinamento ambientale;
-          denunciare che l’emergenza dunque non è la CO2; fermo restando che le emissioni di tutti i gas vanno abbattute, bisogna smettere di dare incentivi per la CO2 tramite le “quote” e utilizzare invece queste risorse per il disinquinamento e la riconversione eco compatibile dei siti inquinati;
-          denunciare che lo stato delle Reti degli acquedotti nazionali con condotte in cemento-amianto, tubi in piombo e infiltrazioni di inquinanti non è assolutamente accettabile; il Forum ricorda con fermezza a Governo, Parlamento e Partiti i mancati investimenti di questi ultimi trent’anni e che esistono grandi opere pubbliche che non solo il Forum dei Movimenti per l’Acqua con la Legge di Iniziativa Popolare, ma anche Medicina Democratica auspicano, sostengono e ritengono urgentissime: il rifacimento e il completamento  degli acquedotti italiani che le attuali SpA evitano accuratamente di realizzare in nome della massimizzazione dei loro profitti (vedi, ad esempio, l’immediato blocco dei lavori di messa a norma degli impianti sulla riva sinistra dell’Arno non appena i privati sono arrivati con Publiacque); il finanziamento necessario dovrà essere ricavato dalla riduzione delle spese militari;
-          obbligare pertanto localmente le Regioni con le varie ARPA e a livello nazionale il Governo con i Ministeri coinvolti e l’ISPRA , tramite denunce e segnalazioni presso la Corte di Giustizia e la Commissione Ambientale UE, ad adeguare immediatamente il sistema idrico italiano a tutte le normative europee già approvate e operative, per la difesa dell’acqua di superficie e in falda (insieme a terra ed aria), ma non applicate;
-          obbligare il Ministero dell’Ambiente a raccogliere e comunicare immediatamente alla Commissione UE i dati sull’inquinamento delle acque di superficie e in falda;
-          obbligare tutte le industrie a mettersi immediatamente a norma secondo il PRTR Europeo e a comunicare immediatamente i dati dell’inquinamento al Register; allo stesso modo obbligare tutte le attività civili (non industriali) a comunicare i propri dati al proprio PRTR Europeo;
-          obbligare tutte le SpA ed Enti gestori come pure  i Comuni a rispettare rigorosamente la legislazione sulle deroghe e in omissione di questa avviare tutte le iniziative necessarie per far decadere immediatamente i contratti di affidamento; qualora questo non avvenisse invitiamo i cittadini  ad avviare denunce alla magistratura per valutare reati di  “omissioni di atti d’ufficio” , “disastro ambientale colposo” e “danni gravi alla salute pubblica”;
-          impugnare le bollette che tariffano un servizio di fognature e/o depuratori inesistenti, ma organizzando iniziative pressanti sulle SpA pretendendo che queste opere vengano immediatamente realizzate;
-          promuovere l’inserimento delle acque minerali nelle acque potabili eliminandole dalla lista delle “materie prime estraibili”, riclassificarle come alimento  sottomettendole alla stessa normativa delle acque in rete con tutti gli obblighi conseguenti sotto il controllo esclusivo del Ministero della Salute; fino alla loro progressiva esclusione dal mercato: l’acqua non è una merce;
-          chiedere alla Commissione Europea sull’Ambiente di uniformare in modo vincolante tutti i laboratori agli stessi esami e le stesse procedure standardizzate includendo obbligatoriamente i Bio-test.  Inoltre va resa obbligatoria la standardizzazione delle procedure non solo in Italia, ma a livello europeo.  Negli studi in campo ed in laboratorio, i diversi approcci sperimentali rendono la comparazione, sia nell’ambito della stessa specie che tra specie diverse, estremamente difficile e possono portare alla determinazione di dosi subletali (LC50) molto diverse. Da qui la necessità di un protocollo unificato che, a differenza delle microalghe, non è ancora standardizzato per le macro-alghe.
-          ricercare la condivisione di queste lotte con i lavoratori delle industrie inquinanti utilizzando gli strumenti della informazione e della controinformazione sui rischi a cui loro per primi sono esposti;
-          perseguire in questa battaglia per la qualità dell’acqua  l’unione di tutti i Movimenti che lottano per i Beni Comuni.  La lotta per i rifiuti zero come quella per l’aria che respiriamo sono intrinsecamente legate alla battaglia per la difesa della qualità dell’acqua perché tutte difendono lo stesso diritto vitale, quello alla salute.
 
Chiediamo venia per dimenticanze e imprecisioni. Fidiamo nella vostra comprensione e disponibilità ad integrare quanto omesso e correggere quanto di sbagliato. Questo è un percorso da costruire insieme. Ci resta solo da ripensare insieme con voi alla definizione iniziale di inquinamento dell’acqua.
 
 “L’inquinamento è una modificazione sfavorevole di un ambiente naturale dovuta completamente o parzialmente all’attività umana, con interventi diretti o indiretti, che alterano le caratteristiche fisico-chimiche dell’acqua, i flussi di energia e la struttura e abbondanza delle associazioni dei viventi”.
(definizione del C.A.E.: Comitato Ecologico Americano)
 
Ma se la realtà dell’inquinamento ambientale italiano è questa, se l’Arsenico dopo aver contaminato estese aree vulcaniche nel sud della Toscana, nel alto e basso Lazio ora appare anche nelle zone non vulcaniche come sulle Alpi per il grave abbassamento della falda e se l’UNICEF ci fa sapere che 1,5 milioni di bambini muoiono ogni anno nel mondo per l’inquinamento delle acque e se in Italia, primo tra i Paesi sviluppati in questa triste graduatoria, i tumori infantili non solo non sono in regresso, ma in aumento con un incremento del 2% all’anno…forse è più attuale una nuova versione…
 
 “L’inquinamento è una modificazione sfavorevole di un ambiente naturale ormai dovuta quasi esclusivamente  all’attività umana di privatizzazione di beni comuni, con interventi speculativi diretti o indiretti, legali o illegali,  di inquinamento biologico, chimico e fisico a cui l’uomo concorre  inoltre con l‘ omissione o lo scarso controllo delle fonti puntiformi e diffuse di polluzione che alterano sempre più irreversibilmente le caratteristiche fisico-chimiche dell’acqua, spengono i flussi di energia delle biomasse, distruggono  la struttura, l’abbondanza nonché la varietà delle associazioni dei viventi in tal modo distruggendo insieme alla loro salute la nostra libertà e la democrazia”.
 
 Il nostro gruppo di lavoro non termina qui. Continua nelle lotte di tutti i cittadini e i lavoratori che in tutta l’Italia si alzano in piedi per dire basta a questa follia iperconsumista del mercato liberista inquinante che sta uccidendo la Natura e l’Umanità. Ogni atto di resistenza contro questo degrado troverà il Forum dei Movimenti  pronto a sostenerlo.
 
Raccogliamo e rilanciamo pertanto il pressante appello che Piero Mottolese, ex-operaio dell’ILVA di Taranto, in memoria di altri operai deceduti per tumore contratti per l’inquinamento delle loro fabbriche ha portato al Congresso di MD di Brindisi e che ha inviato al Forum dei Movimenti di Aprilia.
 
"E' venuto il momento di esercitare tutto il nostro potere di cittadini, di dare forza e visibilità al nostro senso etico oltre che ai nostri diritti. E' il momento di esercitare la nostra responsabilità verso gli altri, verso i bambini in particolare e verso chi dovrà ancora nascere. E' in gioco il diritto alla salute, all'ambiente e alla vita stessa".
 
 
Buona acqua pubblica e di ottima qualità a tutte e tutti voi
 
Per il gruppo di lavoro: Antonio Valassina – Associazione Liblab /  antonio@liblab.it /  tl: 335 382172
Medicina Democratica – Roma


27 dicembre 2008

INCHIESTA SUI DATI FALSI I COMUNI PARTE CIVILE

 

Autorizzazioni ambientali Malagrotta ora la procura indaga sui pe






Lun 24/11/2008   la Repubblica Roma  estratto da pagina 3

Autorizzazioni ambientali Malagrotta ora la procura indaga sui permessi

Nel mirino dei pm la " Valutazione di impatto ambientale" e gli atti della Regione

MARINO BISSO CECILIA GENTILE

A UTORIZZAZIONI mancanti o incomplete. L'inchiesta della magistratura intorno al gassificatore e alla gestione dei rifiuti a Malagrotta punta adesso sulla regolarità delle procedure rilasciate dalla Regione sotto la giunta Storace prima e quella Marrazzo poi. Nel mirino dei pm finiscono atti commissariali e funzionari che hanno firmato le pratiche amministrative. Non ci sono solo le violazioni alla legge Seveso 2, che vieta di concentrare nella stessa area più impianti industriali ad alto rischio.

I possibili reati vanno dall'abuso all'omissione al falso.

In questa seconda fase dell'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Achille Toro e dal pm Simona Maisto, non ci sono ancora indagati, ma l'attenzione degli investigatori si sta concentrando su una decina di pubblici ufficiali e sul loro operato.

Oltre alle indagini dei carabinieri  del Noe, che due settimane fa hanno messo sotto sequestro il gassificatore, c'è anche un esposto depositato in Procura lo scorso 10 novembre a firma di tre associazioni, quattro consiglieri municipali e da cittadini dei municipi XV, XVI,XVIII e del comune di Fiumicino.

I firmatari dell'esposto denunciano l'illegittimità della Via, valutazione d1fmPatto ambientale, rilasciata dalla Regione per la costruzione dell'impianto.                                                                                                            

«La Via – dichiara Massimo Piras portavoce del comitato - non è accompagnata dagli studi di settore e dai monitoraggi  che dovevano fare l'Arpa o l'Apat. Non solo.

L'Aia, autorizzazione integrata ambientale, è arrivata il 9 settembre scorso, mentre il gassificatore è in pre-esercizio da agosto. Infine manca la Vas, valutazione strategica di area vasta, necessaria perché su quel  territorio ci sono altri cinque impianti ad alto rischio ambientale.

L'esposto contesta anche la mancanza di informazione ai cittadini dovuta per legge dopo il rilascio della VIA. «Un atto così importante continua Piras- è stato pubblicato solo sul Giornale d'Italia, e infatti non sono arrivate osservazioni da parte dei cittadini.

Per quanto riguarda la discarica, l'esposto contesta la mancanza di una VIA sull'intero invaso.

«Di volta involta le compatibilità ambientali sono state verificate solo lotto per lotto, come se si trattasse di tante piccole discariche, sostiene Piras. Altra questione sono gli atti commissariali che hanno autorizzato le varie proroghe e autorizzazioni su Malagrotta. Una vicenda complessa dal punto di vista giudiziario, anche perché i commissari straordinari per l'emergenza rifiuti hanno il potere di disporre atti amministrativi in deroga alle nome vigenti.


2 novembre 2008

IL SILENZIO UCCIDE

 



SCUSATE L’INTERRUZIONE!

Nostra è la convinzione che “Il Silenzio Uccide”.
I gravi fatti succedutosi in questi ultimi mesi,nel nostro Paese, culminati con la circolazione di equivoci manifesti (pro o contro la Mafia?) non ci permette tentennamenti, silenzi o minimizzazione dei gravi fatti.

Ad una settimana di distanza Isola delle Femmine ancora una volta tappezzata dei soliti manifesti ANONIMI.

Forse la risposta può essere cercata nella “motivazione”, nel PERCHE’? del FOLLE gesto.

Esprimiamo la nostra solidarietà ai Cittadini di Isola delle Femmine oltre che al Sindaco e all’intero Consiglio Comunale, ed in sintonia con quanto dichiarato dal Questore di Caserta “ mi aspetto che la parte buona della popolazione, e penso che c’è ne siano tanti di Cittadini sani, si rivolti”, denunciamo che nel Nostro paese non c'e' solo un'emergenza legalita'.

Spesso il terribile problema della mafia e' utilizzato, con un sapiente lavoro di informazione deviata, per distrarre l'attenzione dell'opinione pubblica dal losco intreccio politico-affaristico che ha dissanguato e continua a dissanguare non solo il nostro paese di Isola delle Femmine.

C’è un'emergenza morale che riguarda tutti noi cittadini, se non ci ribelliamo - con atti concreti di ribellione - diventiamo automaticamente collusi, le persone che vedono tutto questo scempio e non fanno nulla non meritano la dignita' di dirsi "persona onesta".

La menzogna ha cento volte più presa sull'uomo della verità e la sua potenza non va sottovalutata.

Cominciamo a gridare la nostra indignazione denunciando i fatti di immoralita' come questo ovunque siamo, in fila alla posta o dal medico, mentre facciamo la spesa e dal giornalaio, dalla parrucchiera o dal barbiere, facendo senza timore i nomi ed i cognomi dei protagonisti, affinche’ rimangano bene impressi nelle menti di tutti quando andremo a fare delle scelte, siano esse nella cabina elettorale dall’edicolante.

Tutti devono sapere come funziona e per chi funziona la macchina amministrativa, come vengono deturpate le nostre bellezze naturali, come viene aggredito selvaggiamente il nostro territorio con l’ormai consolidata pratica dell’abusivismo edilizio, come vengono sperperate “trafugate” le pubbliche risorse economiche, tutto questo, mentre sprofondiamo nella crisi economica piu' profonda, mentre gli onesti padri di famiglia non riescono piu' a mantenere i propri figli all'universita', mentre la nostra migliore gioventu' e' costretta ad emigrare per poter lavorare e mentre la CASTA si ingozza ed ingrassa sempre di piu'vergognosamente e senza pudore.




http://siciliaannouno.blogspot.com



2 novembre 2008

POLITICA BILANCIO E SPRECHI A ISOLA DELLE FEMMINE

 
















La proposta di legge regionale, sui costi della politica, ha chiaramente messo in crisi TUTTI i “politicanti” locali affaccendati nella preparazione delle candidature per le prossime elezioni amministrative.
Tutti sappiamo a Isola delle Femmine, che la disponibilità a cariche da ricoprire e stipendi da percepire, condiziona la candidatura in una Qualsiasi lista elettorale.

Se per un attimo ci soffermiamo sulla proposta di legge approvata dalla giunta Lombardo scorgiamo che:
-La riduzione del numero degli assessori da 7 a 4;
-Il taglio alle indennità aggiuntive per sindaco e presidente del Consiglio;
-Il Gettone presenza così come i consiglieri comunali, per il VICE PRESIDENTE del Consiglio;
-L’addio all'aspettativa retribuita per gli eletti nei consigli;
-Lo stop ai permessi per i consiglieri-dipendenti che non potranno più andare in aspettativa con contributi a carico dell'ente.


Sicuramente creerà una situazione di SCOMPIGLIO in un ravvicinato futuro della vita politica amministrativa di Isola delle Femmine.

La politica è la vita della comunità sociale ed economica, e chi la gestisce e la usa esclusivamente per un proprio interesse personale e di potere dovrebbe essere buttato fuori da chi lo ha eletto.
Difficile pensarlo sapendo che chi lo ha eletto aspetta o il "favore personale" o.......
Bisognerebbe soltanto che ci accorgessimo quanto fondamentale in questo momento è il sacrificio di tutti perchè del finto benessere che alcuni si arrogano di dovere vivere, se ne può fare a meno.


http://siciliaannouno.blogspot.com
http://isolapulita.vox.com/


2 novembre 2008

ISOLA DELLE FEMMINE LA SEVESO DEL SUD?

 






Giornale di Sicilia pag 24 giovedì 30 ottobre 2008



Ambiente Ordinanza del sindaco contro i mezzi della ltalcementi


“Provoca il cancro” stop ai camion carichi di pet-coke



Stop al trasporto di pet-coke Per le strade della città. A meno che non venga caricato su speciali mezzi a tenuta ermetica, evitando così il rischio di versarlo più o meno accidentalmente per strada.


L'ordinanza è firmata dal sindaco Diego Cammarata e ha di fatto un destinatario ben preciso: I'azienda ltalcementi di Isola delle Femmine, che è tornata recentemente


a utilizzare il Pet-coke come combustibile dei propri impianti.


Cosa che peraltro nelle scorse settimane ha anche suscitato non poche polemiche, con tanto di blocchi stradali degli operai, intervento del prefetto e nulla


osta osta prima negato o poi concesso dall'assessorato regionale al Territorio.


Alla base del problema c'è proprio I'alto tasso di pericolosità di questo tipo di materiale.


Un prodotto di scarto che si ottiene dal processo di condensazione di residui


petroliferi pesanti e oleosi e che è costituito - si legge nella relazione che accompagna il provvedimento del sindaco -da idrocarburi aromatici policiclici ad alto peso molecolare ed elevata tossicità'”


Questo tipo di combustibile comprende inoltre anche sostanze che, se inalate - scrive il dirigente del servizio ambiente del Comune, Attilio Carioti - Possono causare il cancro alle vie respiratorie.


A sollecitare il blocco dei camion col pet-coke era stata I'Ottava circoscrizione,con un apposito documento inviato al Comune, con cui si chiedeva il blocco dei camion della Italcementi.


E nello stesso provvedimento di blocco del trasporto si legge in effetti che “tali carichi venivano trasportati attraverso I' agglomerato urbano a mezzo di camion muniti di semplici teloni e che tali carichi rappresentano un grave rischio per la salute dei cittadini, in quanto tale modalità di trasporto non impedisce il rilascio di materiale in ambiente, sia sotto forma di deposito che sotto forma di Polveri sottili in atmosfera, on grave pregiudizio della salute dei cittadini.


D'ora in poi dunque stop ai normali camion carichi di Pet-coke.


E la ltalcementi? “stiamo esaminando Il contenuto del provvedimento -dicono dalla cementeria di Isola della Femmine - e solo successivamente valuteremo se pronunciarci , e, se del l caso, prendere gli adeguati provvedimenti.


Ci domandiamo tuttavia perché la questione pet-coke,combustibile il cui utilizzo è consentito e regolato dalla legger, rappresenti un problema solo per Isola delle Fernmine, visto che viene utilizzato in altri impianti - non soltanto cementifici - presenti in Sicilia e nel resto d'Italia


M. R.


http://www.isolapulita.it




















24 maggio 2008

ISOLA PULITA ATTRAVERSO LE IMMAGINI

 

ISOLA PULITA ATTRAVERSO I VIDEO

                                             
Un pensiero, un concetto, un’analisi che metta in luce il livello di legalità o illegalità a Isola delle Femmine, della trasparenza della pubblica amministrazione nella gestione delle risorse umane ed economiche. Da noi un auspicio alla discussione un confronto aperto al contributo di tutti dall’analisi alla discussione alla elaborazione per cercare di cambiare un sistema non sempre amato da tutti gli Isolani, un tentativo di dare delle risposte ai problemi dei Cittadini e per ripristinare una partecipazione effettivamente democratica.
Coinvolgere tutti i Cittadini nel tentativo di rifondare la comunità di Isola delle Femmine e nel tentativo di cui siamo profondamente convinti che per rifondare questa COMUNITA’ c’è bisogno di una forte presa di RESPONSABILITA’ di tutti i cittadini oltre alla capacità la sensibilità di diventare finalmente POLITICA.
I cittadini devono essere partecipi delle scelte, questo deve essere l’intento della nostra azione politica. I cittadini devono essere partecipi e NON devono subire le scelte prese in solitudine da qualcuno (da qualche settimana è iniziato lo squallido spettacolo da “calcio mercato” delle possibili future liste per le prossime amministrative, ci si ruba a vicenda i candidati in base ai voti che presumibilmente puo’ portare e offrendo in cambio posti di lavoro avanzamenti di carriera, straordinari, un giro in barca… e quant’altro – come al mercato si trova di tutto e di più).
Favorire e promuovere un ampio confronto favorendo la partecipazione dei cittadini e non temere effetti di contaminazione con tutti quei soggetti politici che hanno a cuore la risoluzione dei problemi del nostro paese.
Avere la capacità di fare del trasversalismo una RISORSA per potersi confrontare sui problemi concreti e sulle scelte serie per questo nostro paese, perché alla fine al di là delle LISTE e LISTARELLE POSSANO PREVALERE LE IDEE E I PROGETTI PER ISOLA DELLE FEMMINE Pino Ciampolillo
Caricato da ISOLA PULITAsiciliabella3009
                                        

Sono trascorsi TRENTA anni,
erano giorni terribili,
giorni cupi,
giorni di terrore,
il pensiero unico iniziava a mettere le sue radici:
Brigate Rosse, rapimento Moro, consociativismo, lo stato di polizia, Sciascia con il suo slogan "nè con lo stato nè con le BR" a seguire la tragica notizia del barbaro assassinio di PEPPINO.
Il ritrovamento del corpo martoriato di Aldo Moro: 'Andate in via Caetani c'e' una Renault rossa'
Dal punto di vista di chi ancora oggi dedica con grande senso di responsabilità, il suo impegno nel tentativo di dare delle riposte ai problemi dei cittadini per ripristinare una partecipazione effettivamente democratica, da allora poco sembra essere cambiato dal punto di vista comportamentale.
Oggi, come allora ci rendiamo conto che il rapporto mafia-politica costitutivo del fenomeno mafioso sembra essere sempre più forte.
Ciò che Peppino aveva scoperto dei collegamenti della mafia e dei suoi rapporti con il mondo delle professioni, dell'imprenditoria, della politica, della sua penetrazione nella pubblica amministrazione e nelle istituzioni, era un sistema di potere che ancora ad oggi resiste, anzi si è "professionalizzato" resta ancora in piedi e nulla sembra averlo scalfito.
Le ultime elezioni politiche con il voto a Cuffaro condannato per favoreggiamento o il voto dato a Dell'Utri condannato a 9 anni per concorso esterno che definisce Vittorio Mangano capo mafia ergastolano un eroe in quanto non ha proferito parola sui suoi rapporti con Arcore, sono la dimostrazione di questo sistema di potere e che tutto deve ESSERE "metabolizzato" "controllato" "dominato".
Siamo nel 2008!
Mi chiedo cosa è cambiato?
Nulla o quasi!
Non c'è da meravigliarsi:
Quando il Presidente del Consiglio Comunale di Isola delle Femmine è sordo alla richiesta fatta dai Consiglieri Comunali di convocare una seduta del Consiglio Comunale al fine di dibattere dei problemi di legalità a Isola delle Femmine (i mezzi di comunicazione hanno parlato del nostro territorio sotto l'influenza di gruppi malavitosi, a Isola delle Femmine l'estate del 2006 è stato arrestato Salvatore Alfano latitante, a Isola delle Femmine operavano gli imprenditori Antonio e Stefano Maiorana, dai pizzini scoperti nel rifugio dei Lo Piccolo scopriamo che alcuni imprenditori e attività commerciali pagavano il pizzo, Isola delle Femmine all'inizio del 2000 vi sono stati alcune ritorsioni nei confronti di ditte che eseguivano lavori per il Comune ………….), richiesta avanzata dai Consiglieri Comunali e negata dal Presidente del Consiglio.
Invano sembrano passati 30 anni quando: inerti ascoltiamo un Presidente del Consiglio che durante una seduta del Consiglio Comunale minaccia un Consigliere:
"Se mi denunci ti faccio saltare in aria ti faccio vedere chi sono io"
Di fronte a questi comportamenti mi chiedo a cosa è servito il sacrificio dei tanti: Falcone Borsellino Impastato,Pio La Torre, Chinnici, Placido Rizzotto… Invano sembrano passati tutti questi anni di lotte, per l'affermazione dei diritti della trasparenza del libero e civile confronto per la crescita socio-culturale ed economico della nostra comunità quando ci ritroviamo con:
un SINDACO che DIVIDE i cittadini in due categorie: quella di A e quella di serie B,
un SINDACO che non riesce a farsi salutare da quei cittadini che Lui considera di serie B (occhio Signor SINDACO sono aumentati in maniera esponenziale i CITTADINI di serie B),
un SINDACO che DIVIDE e non UNISCE,
un SINDACO che è riuscito a creare divisione odio e rancore anche tra i DIPENDENTI COMUNALI.
Un Sindaco che considera i suoi CRITICI dei NEMICI.
Un SINDACO sordo alle denuncie di abusivismo edilizio e di aggressione sconsiderata del territorio.
Una Classe "politica" di Isola INCAPACE DI fare del trasversalismo una RISORSA per il CONFRONTO sui problemi concreti e sulle scelte serie per questo nostro paese, perché alla fine al di là delle LISTE e LISTARELLE POSSANO PREVALERE LE IDEE E I PROGETTI PER ISOLA DELLE FEMMINE
Una Classe "politica" di Isola CAPACE solo di offrire lo squallido spettacolo da "calcio mercato" su possibili liste per le prossime amministrative, ci si ruba a vicenda i candidati in base ai voti che presumibilmente puo' portare e offrendo in cambio posti di lavoro avanzamenti di carriera, straordinari, un giro in barca… e quant'altro – come al mercato si trova di tutto e di più.
Un Classe "politica" Isolana CAPACE solo di alimentare la cultura del servilismo che purtroppo ancora sembra connotare la mentalità di larghi strati dei nostri cittadini. Una Classe "politica" Isolana INCAPACE di fare delle relazioni politiche: esercizio di un SERVIZIO umile e CONCRETO in cui si EDUCANO i cittadini soprattutto i più deboli ad acquisire i propri DIRITTI e NON chiedere favori.
A questo punto mi chiedo chi mai ci ripagherà del FURTO di democrazia e di diritti perpetrato ai danni di un'intera COMUNITA'?
Chi ci ripagherà delle vite che ci sono state sottratte fatte di: amici, compagni, fratelli sorelle cittadini giornalisti giudici avvocati operai studenti………….. Peppino era un uomo impegnato nella lotta alla mafia che aveva scoperto i collegamenti tra politica e mafia, che ha operato una rottura non solo nell' ambiente in cui viveva ma nella sua stessa famiglia che era mafiosa".
Pino Ciampolillo

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Isola delle Femmine 27 OTTOBRE 2007
Conto consuntivo 2006
Manovra di Bilancio per ripianare i debiti
ISOLA DELLE FEMMINE PONZIO PILATO AL MURO DEL PIANTO
E per completare l’opera il Consigliere Dr. Cutino Marcello annuncia le sue dimissioni dal gruppo consiliare “Isola per NESSUNO” . Ha costituito un gruppo INDIPENDENTE? Ad oggi non sappiamo dove egli voglia approdare.
Bisogna assolutamente riconoscergli ad EGLI il merito di essere molto ma molto preoccupato per le condizioni in cui versano alcuni dipendenti del Comune di Isola delle Femmine che a causa di un atteggiamento “PER NIENTE politico ma tanto astioso” da parte del gruppo consiliare Insieme Isola delle Femmine che ha votato contro la variazione di bilancio oltre che esprimere voto contrario anche per il consuntivo 2006.
Il risultato della loro azione: hanno fatto mancare i fondi necessari per elargire ad alcuni e ben selezionati dipendenti promozioni, assunzioni di consulenti e passaggi di livello a categorie superiori. Secondo Ponzio Pilato il gruppo “Insieme Isola delle Femmine” non si è reso conto dell’urgenza che richiedeva il provvedimento.
A pensare che la Presidenza del Consiglio aveva bay-passato la norma che stabilisce la convocazione del Consiglio Comunale 15 giorni prima per la trattazione del bilancio. Infatti gli atti in Segreteria si sono resi disponibili il giorno prima della seduta. Comitato Cittadino Isola Pulita http://www.isolapulita.it

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Isola delle Femmine 27 OTTOBRE 2007
Conto consuntivo 2006 Manovra di Bilancio per ripianare i debiti
ISOLA DELLE FEMMINE PONZIO PILATO AL MURO DEL PIANTO
Il Capo Gruppo di Insieme Isola delle Femmine critica il comportamento della presidenza del consiglio nelle modalità in si arrivati alla seduta del CC.
Il Coordinatore del Gruppo Isola Democratica : Questo esecutivo devve rassegnare le dimissioni in quanto ha fallito su tutto…….
E per completare l’opera il Consigliere Dr. Cutino Marcello annuncia le sue dimissioni dal gruppo consiliare “Isola per NESSUNO” Ha costituito un gruppo INDIPENDENTE? Ad oggi non sappiamo dove egli voglia approdare.
Bisogna assolutamente riconoscergli ad EGLI il merito di essere molto ma molto preoccupato per le condizioni in cui versano alcuni dipendenti del Comune di Isola delle Femmine che a causa di un atteggiamento “PER NIENTE politico ma tanto astioso” da parte del gruppo consiliare Insieme Isola delle Femmine che ha votato contro la variazione di bilancio oltre che esprimere voto contrario anche per il consuntivo 2006.
Il risultato della loro azione: hanno fatto mancare i fondi necessari per elargire ad alcuni e ben selezionati dipendenti promozioni, assunzioni di consulenti e passaggi di livello a categorie superiori.
Secondo Ponzio Pilato il gruppo “Insieme Isola delle Femmine” non si è reso conto dell’urgenza che richiedeva il provvedimento.
A pensare che la Presidenza del Consiglio aveva bay-passato la norma che stabilisce la convocazione del Consiglio Comunale 15 giorni prima per la trattazione del bilancio. Infatti gli atti in Segreteria si sono resi disponibili il giorno prima della seduta.
Comitato Cittadino Isola Pulita
http://www.isolapulita.it

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Isola delle Femmine Ottobre 2007
E per completare l’opera il Consigliere Dr. Cutino Marcello annuncia le sue dimissioni dal gruppo consiliare “Isola per NESSUNO” Ha costituito un gruppo INDIPENDENTE? Ad oggi non sappiamo dove egli voglia approdare.
Non si pratica una seria politica a Isola delle Femmine, questo affermava il Sindaco Professor Portobello il mese di ottobre del 2007 all’indomani della bocciatura da parte del CONSIGLIO COMUNALE (ha capito Signor Sindaco il CONSIGLIO COMUNALE e non il Gruppo ….o Gruppo …) del Bilancio consuntivo del 2006 e la manovra di bilancio per liquidare le numerose SPESE CORRENTI. Ciò che più “angosciava” il NOSTRO SINDACO che la bocciatura del bilancio non avrebbe permessop di pagare gli stipendi dei dipendenti del mese di NOVEMBRE 2007.
I DIPENDENTI del Comune di Isola delle Femmine, saranno senz’altro in grado di mettere in relazione queste preoccupazioni del SINDACO con gli atteggiamenti comportamenti ma soprattutto ATTI, da EGLI adottati in questi mesi …..
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Isola delle Femmine novembre 2007
La chiusura dello svincolo di Isola delle Femmine, creerà dei grossi problemi oltre che di traffico di natura economica di un'economia ormai al collasso,
ISOLA DELLE FEMMINE I COMMERCIANTI SUL PIEDE DI GUERRA NO ALLA CHIUSURA DELLO SVINCOLO I commercianti in Lotta a Isola delle Femmine ISOLA DELLE FEMMINE PRESIDIO DEI COMMERCIANTI E CITTADINI PER LA CHIUSURA DELLO SVINCOLO SENZA ALTERNATIVA - ISOLA DELLE FEMMINE PRESIDIO DEI COMMERCIANTI E CITTADINI PER LA CHIUSURA DELLO SVINCOLO SENZA ALTERNATIVA
Isola delle Femmine 15.11.07 I commercianti e cittadini di Isola delle Femmine e Capaci hanno presidiato contro la chiusura dello svincolo per Isola e da Isola delle femmine senza alcuna alternativa di svincolo provvisorio.
E' chiaro che il danno economico che ne deriverà da questa chiusura che si potrarrà per circa 2 anni, arrecherà dei danni economici incalcolabili per il commercio e il turismo a Isola delle Femmine con conseguenza che si ripercuoteranno sui livelli occupazionali.
Sorpresa per i magistrati e giornalisti presenti all'udienza: il boss Lo Piccolo ha deciso di deporre. Migliaia di lettere di solidarietà e di ringraziamenti alle forze di polizie.
Un cittadino ha consegnato un mazzo di rosse ed un semplice biglietto con su scritto GRAZIE.
Da Noi ad Isola delle Femmine NULLA. NULLA ci scalfisce!
Non sono cosa nostra!
Sono riusciti anche in questo: Addormentare le nostre coscienze. (Chi ti ci porta...)
DA QUALCHE GIORNO IN PAESE C’E’ UN GRAN FERMENTO ATTORNO ALL’ANNOSO PROBLEMA DELLA CHIUSURA DELLO SVINCOLO IN ENTRATA E IN USCITA DA ISOLA E PER ISOLA DELLE FEMMINE. NATURALMENTE LA NOSTRA SOLIDARIETA’ AI COMMERCIANTI ED AGLI OPERATORI TURISTICI CHE NE AVRANNO UN DANNO ECONOMICO DI PROPORZIONI INCALCOLABILI, NOTIAMO CON GRAN SODDISFAZIONE CHE ANCHE POLITICANTI CHE IN PASSATO SI SONO ESTRANIATI DALLA VITA POLITICA DI ISOLA DELLE FEMMINE CHE HANNO TROVATO LA FORZA PER RIENTRARE D'ALTRONDE LE ELEZIONI SONO VICINE. RISULTA ALQUANTO STRANA LA SITUAZIONE CHE NESSUNA FORZA POLITICA RAPPRESENTATA IN CONSIGLIO COMUNALE CON A CAPO IL NOSTRO AMATO PONZIO PILATO ABBIA SENTITO LA NECESSITA’ DI CONVOCARE UN CONSIGLIO COMUNALE APERTO ALLA CITTADINANZA. COME AL SOLITO LA COSA INTERESSA POCO I CITTADINI NON CAPISCONO MEGLIO TELEOCCIDENTE O IL GIORNALE DI SICILIA.
UNA BELLA FOTO O UNA BELLA RIPRESA RENDE MEGLIO CHE UN DIBATTITO CON I CITTADINI. COSA CI SI PUO’ ASPETTARE DA QUESTI SIGNORI CHE NON HANNO AVUTO LA CAPACITA’ DI RINGRAZIARE LE FORZE DELL’ORDINE CHE CON UNA BRILLANTE OPERAZIONE HANNO ARRESTATO IL BOSS LO PICCOLO CON IL FIGLIO E GREGARI. UNA FESTA DI LIBERAZIONE CHE LIBERA L’ECONOMIA DAI CONDIZIONAMENTI E DALLE IMPOSIZIONI DAI RICATTI DELLA MAFIA. UNA FESTA DI LIBERAZIONE DAI CONDIZIONAMENTI MAFIOSI DELLA MACCHINA BUROCRATICA AMMINISTRATIVA.
Isola delle Femmine 12 novembre 2007 A differenza di quanto affermava Andreotti che
"il potere logora chi non ce l'ha". Isola delle Femmine inverte il detto: "il potere logora chi ce l'ha".
Chiesto dal Gruppo consiliare Insieme Isola delle femmine la convocazione del consiglio Comunale con due punti all'ordine del giorno:
Revoca al Presidente del Consiglio Comunale Revoca al Vicepresidente del Consiglio Comunale Il vertice della presidenza del consiglio avrebbe ripetutamente violato le leggi e le norme statutarie mentre il Vice presidente del Consiglio marito della vicecomandante dei Vigili Urbani, avrebbe tenuto un grave comportamento in contrasto con le proprie funzioni. In paese tutti i cittadini si chiedono: "Ma che avrà fatto mai?"
Intanto Ponzio Pilato accusa il gruppo insieme Isola delle Femmine di abuso di potere e per questo saranno perseguiti.
http://liberaisoladellefemmine.blogspot.com/2007/11/isola-delle-femmine-il-gruppo-insieme.html
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ISOLA DELLE FEMMINE ITALCEMENTI AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE CHI PARTECIPA? - 21/nov/2007 Comitato Isola Pulita -
Assessorato Territorio Ambiente Regione Sicilia Conferenza Servizi nell'ambito Autorizzazione Integrata Ambientale, richiesta dalla Italcementi di Isola delle Femmine Il mancato invito della soprintendenza dei Beni Culturali ed Ambientali alla Conferenza di Servizi pregiudica la legittimità stessa della Conferenza, ciò in considerazione del fatto che l'intero paese di Isola delle Femmine è sotto tutela paesaggistica.
E' forte la preoccupazione delle associazioni ambientaliste che non vengano rispettate tutte le norme Comunitarie Nazionali e Regionali che disciplinano la materia AMBIENTE, AUTORIZZAZIONE, PARTECIPAZIONE E SALUTE.
In considerazione di quanto di sta profilando il movimento ambientaliste si è attivato con interrogazioni esposti e denunce alle autorità competenti, tra cui L'assessore Territorio e Ambiente Regione Sicilia Rosanna Interlandi DIRETTIVA 96/61/CE DEL CONSIGLIO del 24 settembre 1996 sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento
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Isola delle Femmine Aprile 2007 Il 25 luglio 2006 l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia diffidava la Italcementi di Isola delle Femmine "… dal continuare ad apportare modifiche all’impianto del ciclo produttivo in assenza delle previste autorizzazioni da parte delle Autorità preposte..." inoltre nella diffida si intimava alla ".....Italcementi il divieto ad usare il pet-coke come combustibile ed evitare tutte le attività di emissioni contenenti il pet-coke....". Avverso a tale diffida la Società interessata presentava ricorso al T.A.R. Sicilia chiedendo la provvisoria sospensione della diffida. Il Tribunale Amministrativo che aveva già respinto la richiesta di sospensione, in data odierna si pronunziava definitivamente: "...Ritenendo infondato il ricorso proposto dalla Italcementi..."
http://isolapulita.blogspot.com/2007/04/riceviamo-notizia-della-sentenza-t.html#links
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ISOLA DELLE FEMMINE LUGLIO 07 16 luglio 2007
A Isola delle Femmine , si trova un'area di cinquanta ettari e un chilometro di gallerie nelle viscere della montagna al centro dell’isola: fino al 1999 questo spazio era una polveriera e un hangar di un’ex base Nato.
Adesso, questi spazi saranno convertiti in quella che è destinata a divenire una delle più grandi "Città della scienza" d'Europa per lo studio e la tutela della flora e della fauna del Mediterraneo, con annessi acquario, percorso ambientalistico, stazione di biologia marina e ostello della gioventù nelle vicinanze dell’aeroporto di Palermo.
Gli assessorati al Turismo ed all'Ambiente della Regione, la Provincia di Palermo, il Comune di Isola delle Femmine, Confindustria Sicilia, Tecla e Unimed sono fra i promotori del progetto che costerà circa cento milioni di euro e sarà coperto in parte da fondi europei e in parte da risorse dei partner. Quello che da novembre potrebbe diventare un modello di sviluppo per il meridione, al termine cioè degli studi di fattibilità, è per Ettore Artioli, vicepresidente di Confindustria per il Mezzogiorno: "è un progetto interessante perchè le istituzioni pubbliche acquisiscono il bene dal demanio e si occupano delle opere strutturali; l'apporto dei privati è di tipo manageriale, per promuovere i flussi di visitatori e per far sì che un bene naturalistico quale la risorsa marina diventi anche strumento di attrazione turistica attraverso un'osservazione diretta e multimediale delle sue bellezze e delle tecniche di tutela adottate sul posto dagli scienziati".
COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA http://www.isolapulita.it
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ISOLA DELLE FEMMINE PRESIDIO DEI COMMERCIANTI E CITTADINI PER LA CHIUSURA DELLO SVINCOLO SENZA ALTERNATIVA
Isola delle Femmine 15.11.07 I commercianti e cittadini di Isola delle Femmine e Capaci hanno presidiato contro la chiusura dello svincolo per Isola e da Isola delle femmine senza alcuna alternativa di svincolo provvisorio. E' chiaro che il danno economico che ne deriverà da questa chiusura che si potrarrà per circa 2 anni, arrecherà dei danni economici incalcolabili per il commercio e il turismo a Isola delle Femmine con conseguenza che si ripercuoteranno sui livelli occupazionali.
Sorpresa per i magistrati e giornalisti presenti all'udienza: il boss Lo Piccolo ha deciso di deporre. Migliaia di lettere di solidarietà e di ringraziamenti alle forze di polizie. Un cittadino ha consegnato un mazzo di rosse ed un semplice biglietto con su scritto GRAZIE. Da Noi ad Isola delle Femmine NULLA. NULLA ci scalfisce!
Non sono cosa nostra! Sono riusciti anche in questo: Addormentare le nostre coscienze. (Chi ti ci porta...) Comitato Cittadino Isola Pulita http://liberaisoladellefemmine.blogspot.com/2007/11/ponzio-pilato-e-il-suo-8-settembre.html
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Per il Comitato Cittadino Isola Pulita
Giuseppe Ciampolillo http://www.isolapulita.it
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Isola delle Femmine Luglio 2007 AL VIA LA PETIZIONE PER DIRE NO SENZA SI! E SENZA MA! I CITTTADINI DI ISOLA NON VOGLIONO L'ANTENNA CHE EMANA RADIAZIONI ELETTROMAGNETICHE PER UN RAGGIO DI 2 Km. ANCHE a ISOLA delle FEMMINE inquinamento elettromagnetico delle antenne.
IL GIORNO 20 di DEL MESE DI DICEMBRE DEL 2006 IL CONSIGLIO COMUNALE DI ISOLA DELLE FEMMINE IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE AMBIENTE DR CUTINO INFORMA CHE L’ENAV HA PRESENTATO UN PROGETTO PER L’INSTALLAZIONE, NELL’EX CASERMA NATO, DI UN RADAR ANTENNA WIND SHEAR PER LA RILEVAZIONE DEI VENTI.
LA COSTRUZIONE ALL’ENTRATA DEL NOSTRO PAESE CONSISTENTE DI UN TRALICCIO ALTO OLTRE I 30 METRI ESSENDO UN RADAR AD ALTISSIMA FREQUENZA SPRIGIONA ONDE ELETTROMAGNETICHE CON UN RAGGIO DI 360 GRADI CHEATTRAVERSEREBBE TUTTO IL PAESE AD UN’ALTEZZA DI 20 METRI E PER UN RAGGIO DI QUASI 2 KM. LE EMISSIONI ELETTROMAGNETICHE CHE SONO ALTAMENTE INQUINANTI E CHE INVESTIREBBERO LA GRAN PARTE DEL PAESE E DEI CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE. SAREBBE PREGIUDIZIEVOLE ALLA PUBBLICA INCOLUMITA’.
DANNOSA ALLA SALUTE UMANA. NON ALL’ANTENNA SI ALLA SALUTE.
L’AREA SU CUI SI INTENDE INSTALLARE L’ANTENNA FA PARTE DI UN VASTO PROGETTO PER LA COSTITUZIONE DELLA PIU' GRANDE CITTA' DELLA SCIENZA D'EUROPA PER LO STUDIO E LA TUTELA DELLA FLORA E DELLA FAUNA DEL MEDITERANEO.
L’INTERA AREA E’ STATA RICONOSCIUTA DALLA COMUNITA' EUROPEA DI GRANDE IMPORTANZA DI TUTELA AMBIENTALE (Capo Gallo, Riserva marina, Fondali Di Isola delle Femmine…..) C’E’ DA PREECISARE CHE ESENDO ALL’INTERNO DEI 150 METRI DAL MARE VI è UN VINCOLO DI INEDIFICABILITA’.
I CITTADINI DI ISOLA SI SONO ORGANIZZATI ED HANNO PROMOSSO UNA PETIZIONE POPOLARE CHE E’ PARTITA DOMENICA CON UNA PRIMA RACCOLTA DI FIRME IN PIAZZA E CHE CONTINUERA’ NEI PROSSIMI GIORNI.
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ISOLA GIUGNO 2007 MARE DEL PALERMITANO INQUINATO IL DIVIETO DI BALNEAZIONE
- DENUNCIA DI LEGAMBIENTE PER IL MARE
Intervista a Stefano Bologna (a Teleoccidente?) nuovo extraterrestre atterrato a Isola delle Femmine:l’incapacità dell’amministrazione Portobello a tutelare le bellezze naturali di Isola oltre all’incapacità di garantire uno sviluppo turistico di Isola delle Femmine, sede della riserva marina di Capo Gallo e…….. Giuseppe Messina LA DENUNCIA DI LEGAMBIENTE tra le principali cause dell’inquinamento: la cementificazione della costa, gli scarichi a mare, impianti di depurazione obsoleti
Gli replica il Sindaco Portobello: "...ritengo di dover rispondere della mia atttività amministrativa soltanto ai capi gruppi consiliari di maggioranza e minoranza oltre che ai semplici cittadini.." (dopodichè si disponga per il ritiro del passaporto all'extraterrestre) U N' E S T A T E AL M A R E Estate sicura: balneabile il 94% delle coste trapanesi E' uscito, a cura del Ministero della Salute, il rapporto sulla balneabilità delle coste italiane, le peggiori risultano quelle di Palermo e Roma E' uscito, a cura del Ministero della Salute, il rapporto sulla balneabilità delle coste italiane, le peggiori risultano quelle di Palermo e Roma.
Per quanto riguarda Trapani e provincia, soltanto il 6% d coste non risultano balbneabili a causa dell'inquinamento,
Ma vediamo i dati del Rapporto: Il 91.3% delle acque costiere italiane sono balenabili mentre il restante 8.7% non soddisfa i requisiti di balneabilità.
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I nomi degli arrestati. Tra gli arrestati, Calogero Caruso, 70 anni, ritenuto il capo della "famiglia" di Torretta e che era libero per decisione del Tribunale del riesame dopo essere stato arrestato una prima volta due anni fa.
Gli altri provvedimenti giudiziari riguardano Rosario Bordonaro, 55 anni, impiegato dell'Ufficio tecnico del Comune di Torretta; Gaspare Caravello, 41 anni; Antonio Di Maggio, 35 anni; Benedetto Dragotta, 58 anni, funzionario del Comune di Torretta; Salvatore Ferranti, 36 anni; Matteo La Barbera, 34 anni, e Pietro La Barbera, 32 anni, figli del vecchio boss Michelangelo La Barbera; Andrea Licata, 47 anni, architetto libero professionista; Stefano Mannino, 58 anni; Rosario Mignano, 43 anni, imprenditore; Francesco Sirchia, 69 anni; Francesco Spinelli, 49 anni, imprenditore. Altre cinque persone sono indagate, e per una di queste il gip non ha accolto la richiesta di misura cautelare proposta dalla Procura.
Si ipotizza che l'architetto Andrea Licata ha avuto incarichi ad Isola, inoltre risulta essere progettista di vari immobili a Isola di cui non si conoscono i commissionanti.
L'impressione è che si stiano ricomponendo tanti piccoli tasselli di un grande mosaico di interessi e di affari riguardanti il nostro territorio.
http://isolapulita.blogspot.com/2007/08/di-nome-faccio-ponzio-di-cognome-faccio.html
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ISOLA DELLE FEMMINE 17.X.07 IL GIORNO DOPO LA CONFERENZA DI SERVIZI SENATO RIFONDAZIONE COMUNISTA COMUNICATO STAMPA - 18 ottobre 2007 Dichiarazione del presidente della Commissione Territorio, Ambiente, Beni Ambientali Tommaso Sodano ITALCEMENTI PALERMO. SODANO: GRAVISSIMO ATTEGGIAMENTO AZIENDA "Il comportamento della dirigenza dello stabilimento Italcementi di Isola delle Femmine è molto grave; aizzare i lavoratori contro chi sta conducendo una battaglia giusta in difesa della salute dei cittadini e della legalità e non certo contro gli occupati dello stabilimento siciliano, è ingiustificabile". Lo afferma il presidente della Commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano che ha presentato nei giorni scorsi un'interrogazione per chiedere la sospensione della conferenza dei servizi che si apprestava in modo illegittimo ad autorizzare l'utilizzo di pet-coke per la produzione di cemento da parte della Italcementi, "una sostanza altamente nociva per la salute non solo dei cittadini ma dei lavoratori stessi".
"Quello che è stato detto ai lavoratori - precisa il senatore del Prc - per cui la sospensione dell'utilizzo di pet-coke equivale a chiudere lo stabilimento, rientra in un'azione inaccettabile di intimidazione nei confronti degli stessi dipendenti della fabbrica.
Difendere la salute dei residenti e degli occupati nell'impianto non lede in alcun modo il diritto al lavoro degli stessi cittadini.
Piuttosto bisognerebbe chiedere all'azienda se non ha già in mente di spostare le sue produzioni in altri Paesi, giustificando questa operazione con il richiamo alla legalità del comitato cittadino "Isola Pulita"". "La richiesta di seguire un iter corretto e legittimo - sottolinea Sodano - tra l'altro accolta ieri dall'assessore al Territorio e all'Ambiente della Regione Sicilia (ha sospeso la seduta in programma ieri), segue.....
http://rinascita-di-isola.blogspot.com/2007/10/italcementi-il-progetto-che-non-ce.html
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CHIESTE LE DIMISSIONI DEL SINDACO PORTOBELLO E DELLA SUA GIUNTA.
DOPO CHE L'OPPOSIZIONE SI E' ASSUNTA L'ONERE DI APPROVARE IL BILANCIO IL PIANO REGOLATORE DEL PORTO IL PIANO REGOLATORE GENERALE e..e..e...... DOPO CHE IL GRUPPO "ISOLA PER TUTTI" HA PERSO LA MAGGIORANZA NONOSTANTE LA POLITICA CLIENTELARE DELL'ATTUALE ESECUTIVO;
NONOSTANTE LA MESSA IN PALIO DI POLTRONE E POLTRONCINE; NONOSTANTE LICENZE E QUANT'ALTRO;
NONOSTANTE LA GESTIONE DELLE RISORSE A COME VOGLIO IO;
NONOSTANTE L'AUMENTO DELLE DISPONIBILITA' FINANZIARIE PER SINDACO E ASSESSORI;
NONOSTANTE LA VICENDA PER LA COSTRUZIONE DEI CINQUANTA APPARTAMENTI DELLA COOPERATIVA DELLA CALLIOPE SU UN TERRENO LA CUI DESTINAZIONE D'USO ERA VERDE AGRICOLO( e su cui in maniera scientifica è stato pianificato l'intervento del Commissario ad Acta per il cambio di destinazione d'uso); NONOSTANTE LE RETICENZE SULLA ITALCEMENTI, A UN CERTO PUNTO NON SI CAPIVA PIU' DOVE VOLEVATE METTERE LA NUOVA TORRE;
NONOSTANTE LE MANCATE RISPOSTE SULLA SEGNALAZIONE DELL'ARPA SUI PREOCCUPANTI DATI DI INQUINAMENTO ATMOSFERICO AD ISOLA DELLE FEMMINE(Lei medesimo se ne è fatto portovace anche se su un palcoscenico lontano da Isola ovvero a Capaci puchè lontano da orecchie indiscrete);
NONOSTANTE IL SUO FREGARSENE DELLE SOLLECITAZIONI CHE LE SONO PERVENUTE DAI RESIDENTI DELLA LOTTIZZAZIONE LO BIANCO SULL'INQUINAMENTO ACUSTICO PRODOTTO DALLA CEMENTERIA (è vero sono solo palermitani come dice Lei.
A pensare che una volta dicevate sono solo Pescatori, per significare che non bisogna stare dietro a questi personaggi.
Quindi per Lei ma non solo per Lei mi rendo conto. Quindi diciamo per la sua BAND: chiunque osi esprimere il suo pensiero a seconda delle circostanze diventa o Estraneo o Pescatore);
Un solo suggerimento ci sentiamo di farVi:
RicordateVi Signori che non si può parlare di Isola delle Femmine se non parlando dei Pescatori.
http://isolapulita.blogspot.com/2007/08/lintervista-di-rubino-al-440minuto.h

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Isola delle Femmine Approvato il piano regolatore porto 24.7
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19 febbraio 2008

ESPLOSIONE SILOS CARBURANTI DELLA IATALCEMENTI SITUATO NELLE ADIACENZE CIVILI ABITAZIONI

 

 






















“Improvvisamente ho sentito un boato, la casa muoversi il lampadario oscillare, ho pensato al terremoto e ci siamo precipitati fuori casa…”

“per tutto il giorno abbiamo sentito l’allarme provenire dalla cementeria, non si riusciva a capire il motivo. Mentre vedevamo la televisione un grossissimo botto una scossa dei vetri un lampo provenire dalla cementeria…..”

“Siamo stati fortunati, poteva andare peggio con l’altro silos vicino in caso di esplosione potevamo saltare tutti in aria e con tutte queste case attorno ,cosa poteva succedere?…….”

“Vede se succedeva qualcosa di grave oltre alle nostre abitazioni sarebbe stato coinvolto il treno che transitava proprio in quel momento…”

Questi sono stati alcuni commenti a caldo di chi ha vissuto in diretta quella che poteva presentarsi come una TRAGEDIA. E’ successo non doveva assolutamente succedere, quindi per il fatto che sia successo vuol dire che può ancora succedere e forse con un epilogo meno fortunato di quello di ieri.
Quindi al problema della salubrità del cementificio per la quale la legislazione prevede allocazioni lontanissime dal centro urbano), con l’evento di ieri sera si è aggiunto il problema della sicurezza per i lavoratori oltre che per i cittadini che abitano addossati alla cementeria.




OGGETTO: Esposto


La presente per comunicare agli Enti in indirizzo che in data 18/02/2008, alle ore 19,00 circa, parecchi residenti a Isola delle Femmine (PA) hanno udito un boato assordante, sicuramente a causa di un scoppio, proveniente dall'interno della Cementeria presente a Isola e di proprietà dell'ITALCEMENTI.
Spinti da una comprensiva apprensione e preoccupazione i suddetti residenti hanno subito chiesto informazioni e sono venuti a sapere che era scoppiato un silos, adiacente a una palazzina di case popolari, provocato che un altissima fiammata.
Detto silos, destinato a deposito di materie altamente infiammabili, si presume di oli combustibili stante la presenza accanto di un altro silos contenente i suddetti olii, a causa dell'esplosione si è in parte accartocciato nella zona centrale ma per fortuna e' rimasto eretto senza recare pregiudizio all'altro silos limitrofo.

Riteniamo siano intervenuti i carabinieri della locale Stazione di Isola delle Femmine ed i Vigili del Fuoco, ma resta chiaro, e facile ad immaginarsi, che si è sfiorata una immensa tragedia, nel caso che l'esplosione e la relativa fiammata avvessero interessato il 2° silos; i suddetti serbatoi per deposito di olii infiammabili, anche se all'interno della cementeria, sono strettamente adiacenti alla rete ferroviaria, alle case popolari, agli impianti sportivi e nel raggio di meno di 800 metri all'intero paese di Isola delle Femmine.

Questo nostro esposto è una conferma, e speriamo che sia l'ultima, della pericolosità della presenza della cementeria in un contesto urbano densamente popolato quale è quello di Isola delle Femmine ed è anche una conferma che gli esposti, le protesta e le lotte che questo comitato ha da tempo intrapreso, hanno ragione di essere per eliminare la cementeria e rendere vivibile senza patema d'animo quest' angolo di terra di Sicilia.
Comitato Cittadino Isola Pulita

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18 febbraio 2008

LA COMUNITA' EUROPEA ALLA ITALCEMENTI: PROCEDURA V.I.A.

 

 






E-6057/07IT Risposta data da Stavros Dimas a nome della Commissione (15.2.2008)


Dalle informazioni pervenute alla Commissione si può verosimilmente ritenere che l’impianto interessato, la cementeria situata nel comune di Isola delle Femmine a Palermo, ricada nell’ambito di applicazione della direttiva 96/61/CE del Consiglio, del 24 settembre 1996, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (direttiva IPPC).

Quest’ultima infatti si applica agli impianti “destinati alla produzione di clinker (cemento) in forni rotativi la cui capacità di produzione supera 500 tonnellate al giorno oppure di calce viva in forni rotativi la cui capacità di produzione supera 50 tonnellate al giorno, o in altri tipi di forni aventi una capacità di produzione di oltre 50 tonnellate al giorno”.

A norma della direttiva IPPC, gli impianti che ricadono nel suo campo di applicazione devono disporre, ai fini dell’esercizio, di un’autorizzazione che indichi anche i valori limite di emissione basati sulle migliori tecniche disponibili (BAT), al fine di prevenire e, se ciò non fosse possibile, ridurre in generale le emissioni e l’impatto sull’ambiente nel suo complesso. L’aspetto della prevenzione o della riduzione delle emissioni in atmosfera, nelle acque o nel suolo va pertanto affrontato nell’ambito delle autorizzazioni ambientali rilasciate a norma della direttiva.

Gli impianti esistenti dovevano conformarsi integralmente alle disposizioni della direttiva IPPC entro il 30 ottobre 2007.

Gli impianti di produzione del cemento rientrano anche nell’allegato II della direttiva 85/337/CEE, modificata, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (conosciuta anche come direttiva sulla valutazione dell’impatto ambientale o VIA).

A norma di questo testo gli Stati membri devono determinare (nell’ambito di una procedura detta di “selezione” o “screening”), sulla base dei criteri indicati nell’allegato III della direttiva stessa, se il progetto in questione può avere effetti significativi sull’ambiente. In caso affermativo, è necessario procedere a una valutazione d’impatto.

Infine, per quanto riguarda la possibile violazione della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (direttiva Habitat), l’articolo 6, paragrafo 2, stabilisce che gli Stati membri adottano le opportune misure per evitare, nelle zone speciali di conservazione, il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie nonché la perturbazione delle specie per cui le zone sono state designate.
Al paragrafo 3 dello stesso articolo, inoltre, la direttiva prevede che qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione di un sito Natura 2000 ma che possa avere incidenze significative su tale sito forma oggetto di una opportuna valutazione dell’incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo.


La Commissione si rivolgerà alle autorità italiane per ottenere ulteriori informazioni sulle modalità di applicazione delle direttive summenzionate all’impianto citato dall’onorevole parlamentare


Interrogazioni parlamentari 6 dicembre 2007 E-6057/07

INTERROGAZIONE SCRITTA di Monica Frassoni (Verts/ALE) alla Commissione

Oggetto: Cementeria di Isola delle Femmine, Palermo

Risposta(e)


Nel territorio della provincia di Palermo sono presenti impianti della Italcementi SpA, con uno stabilimento nel comune di Isola delle Femmine dall'attività estrattiva ora concentrata nella sola area di Raffo Rosso, sito di importanza comunitaria (codice SIC ITA020023). La cementeria di Isola delle Femmine (NACE Code 26.51) opera inoltre in un'area limitrofa ad altri siti di importanza comunitaria, tra i quali M. Cuccio e Vallone Sagana (SIC ITA020047), Fondali di Isola delle Femmine — Capo Gallo, (SIC ITA020005) Isola delle Femmine, R.N.O. Isola delle Femmine.
In tale area gli impianti della cementeria di Isola delle Femmine, secondo il registro europeo delle emissioni inquinanti (EPER), emettono monossido di carbonio (CO), anidride carbonica (CO2), ossidi di azoto (NOx), ossidi di zolfo (SOx), particolato — polveri sottili (PMx). Pur consapevole del fatto che, in linea di principio, ciò non rappresenta necessariamente una violazione della direttiva 92/43/CEE(1), è opportuno e doveroso segnalare alla Commissione che in data 5 ottobre 2007, in risposta all'interrogazione parlamentare 4-03245 presentata dall'on. Fundarò, il Ministro dell'Ambiente precisava che Italcementi SpA non è in possesso delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera previste dalla normativa vigente, in quanto parte delle attività risulta difforme rispetto a quanto prescritto nei relativi atti autorizzativi, in particolare con riferimento all'utilizzo del «petcoke» come combustibile (Italcementi ha il permesso di tenerlo in deposito, non di utilizzarlo come combustibile).
Non ritiene quindi opportuno la Commissione, alla luce di quanto dichiarato dal Ministro dell'Ambiente, verificare quanto prima con le autorità italiane se sia stata davvero rispettata anche la direttiva 92/43/CEE in riferimento alla vicinanza dei siti SIC sopra riportati (tra i quali quello che ospita le attività estrattive) all'epoca del rilascio delle autorizzazioni ad Italcementi SpA, con particolare riferimento alla presenza o assenza di valutazioni d'incidenza nell'iter amministrativo allora seguito?
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+WQ+E-2007-6057+0+DOC+XML+V0//IT&language=IT


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1 febbraio 2008

CALCESTRUZZI ITALCEMENTI AFFARI POLITICA MAFIA

 

  

 

Arresti per mafia alla Calcestruzzi

Nove arresti nell'inchiesta per mafia in cui è coinvolta la Calcestruzzi spa in Sicilia, in manette anche l'amministratore delegato e diversi dipendenti già sospesi.
La Calcestruzzi conferma la linea di piena collaborazione con gli inquirenti, da dicembre per la società lavora un comitato di 3 saggi tra cui l'ex procuratore anti mafia Vigna.
Picchiato per il suo impegno antimafia il direttore di Telejato dopo la messa in onda di un servizio su un terreno confiscato a una cosca.

 

 

Operazione anticriminalità a Caltanissetta

Stamani il gip di Caltanissetta ha ordinato 4 arresti e il sequestro di numerosi impianti della Calcestruzzi spa con l'accusa di truffa e favoreggiamento nei confronti di cosa nostra.

 

 

 

Fondi neri alla mafia, arrestato l'AD di Calcestruzzi SpA

In manette Mario Colombini e altri dirigenti; secondo la Procura di Caltanissetta l'Azienda accumulava fondi neri per conto di cosa nostra grazie ad opere pubbliche construite con materiali di scarsa qualità.

 

 

Arrestati vertici di Calcestruzzi

Tra gli arrestati anche l'amministratore delegato, Mario Colombini.
I reati contestati sono gravissimi: truffa in adempimento di contratti di pubbliche forniture, intestazione fittizia di beni con l'aggravante di aver agevolato le attività di cosa nostra.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il clamoroso scandalo di Calcestruzzi

Arrestato l'amministratore delegato Colombini e tre ex dipendenti dell'azienda con l'accusa di aver favorito la mafia.

 

 

Sotto inchiesta la Calcestruzzi spa

La Calcestruzzi spa, una delle aziende più note del nord italia, è al centro di una inchiesta per aver agevolato l'attività della mafia: il colosso nazionale ha i sigilli ha numerose sue sedi e il suo vertice aziendale è stato arrestato.

 

 

 

Inchiesta antimafia: agli arresti il re del cemento

Gravissime accuse contro la CalceStruzzi Spa una delle aziende leader in Italia nella produzione di materiali per l'edilizia.
La procura di Caltanisetta accusa l'azienda di aver creato dei fondi neri, che in Sicilia sarebbero serviti a finanziare le cosche mafiose, disposto anche il sequestro della società.
Quattro gli arresti i reati contestati sono truffa e inadempimento di contratti con l'aggravante di aver privilegiato cosa nostra.
A Partinico l'intimidazione mafiosa contro il direttore di una televisione locale.

 

 

Inchiesta sulla Calcestruzzi: favoriva la mafia

Quattro arresti, tra i quali quello dell'amministratore delegato della società, Mario Palombini.
Le accuse sono pesanti: truffa in adempimento di contratti di pubbliche forniture, intestazione fittizia di beni con l'aggravante di aver agevolato la mafia.

 

Inchiesta sulla Calcestruzzi SpA

Nuove perquisizioni e impianti sotto sequestro in tutta italia, in manette l'amministratore delegato Colombini e altri due alti dirigenti: creavano fondi neri per Cosa Nostra, e avrebbero fornito cemento di qualità scadente ai cantieri siciliani.

 

Inchiesta terremoto a Caltanissetta

La procura di Caltanissetta la ordinato la chiusura degli impianti della Calcestruzzi spa e l'arresto di tre dirigenti del gruppo.
Le accuse sono di truffa ed associazione mafiosa.

 

La Calcestruzzi Spa nella bufera

Il tribunale di Caltanissetta ha deciso di mettere sotto sequestro gli impianto siciliani della Calcestruzzi Spa e ha ordinato l'arresto dell'amministratore e di 3 dipendenti.
Le accuse sono di truffa e favoreggiamento.

 

 

La Calcestruzzi favoriva la mafia

Arrestato Mario Colombi, amministratore delegato della Calcestruzzi: avrebbe favorito Cosa Nostra.
La società è stato posta sotto sequestro.

             ARRESTI ALLA CALCESTRUZZI DEL GRUPPO ITALCEMENTI



Truffa e forniture mai arrivate, arrestato l'amministratore delegato della Calcestruzzi

ITALCEMENTI A DISPOSIZIONE DEI MAGISTRATI - «Piena collaborazione con l'autorità giudiziaria»: è questa la posizione espressa dalla Italcementi, il gruppo che fa capo alla famiglia Pesenti, che conferma «una linea di rifiuto di qualsivoglia contiguità con fenomeni di criminalità».
Calcestruzzi e' nel Gruppo Italcementi
Su ordine del Gip di Caltanisetta è stato arrestato questa mattina Mario Colombini, amministratore delegato della società Calcestruzzi spa, società del gruppo Italcementi e leader del settore in Italia. Colombini è accusato di truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazione fittizia di beni, con l'aggravante di aver agevolato l'attività di Cosa Nostra. Con le stesse accuse sono stati arrestati tre ex dirigenti della stessa azienda. Secondo gli inquirenti la società bergamasca, che da dicembre ha sospeso l'attività in Sicilia, avrebbe creato dei fondi neri da destinare alla mafia. L'amministratore delegato della Calcestruzzi spa, Mario Colombini, di 62 anni, è stato arrestato stamani dai carabinieri e dalla Guardia di Finanza nell'ambito dell'inchiesta che coinvolge la società di Bergamo. Il provvedimento è del gip del tribunale di Caltanissetta su richiesta del procuratore aggiunto Renato Di Natale e del pm della Direzione distrettuale antimafia, Nicolo' Marino.
Colombini è accusato di truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazione fittizia di beni, con l'aggravante di avere agevolato l'attività di Cosa nostra.

Indagini articolate
L'inchiesta, che già nei mesi scorsi aveva portato ad altri arresti di dipendenti della Calcestruzzi, è supportata da documenti acquisiti durante le perquisizioni effettuate negli stabilimenti siciliani e negli uffici della direzione di Bergamo. A questi si sono aggiunti accertamenti tecnici effettuati sulle opere edilizie realizzate con il calcestruzzo fornito e le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.
Un gigante del cemento
La Calcestruzzi è presente su tutto il territorio nazionale con 10 direzioni di zona, 250 impianti di betonaggio, 23 cave e 21 impianti di selezione di inerti. Fa parte del gruppo Italcementi, quinto produttore di cemento a livello mondiale ed il principale operatore nel bacino del Mediterraneo.

Un anno da ricordare
Nel 2007 gli uomini del centro operativo Dia di Palermo hanno confiscato in Sicilia occidentale beni per un totale di 77 milioni e 600 mila euro. In tema di sequestri gli uomini della direzione investigativa antimafia, guidati dal colonnello Rodolfo Passaro, hanno apposto i sigilli a patrimoni riconducibili a mafiosi e a prestanome di boss per 254 milioni e 650 mila euro. Tra le indagini della Dia, quelle che hanno portato al sequestro della sala Bingo di viale Regione siciliana a Palermo (il 24 ottobre) e nel dicembre 2007 di beni aziendali tra Castelvetrano ed altre località del Trapanese riconducibili al boss latitante Matteo Messina Denaro.
CALTANISSETTA - Truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazione fittizia di beni. Con una aggravante: avere agevolato l'attività di Cosa Nostra. Con queste accuse è stato arrestato Mario Colombini, amministratore delegato di Calcestruzzi spa. L'amministratore delegato avrebbe favorito la creazione, non solo nella provincia di Caltanissetta e in Sicilia, ma anche su tutto il territorio nazionale, di fondi neri, «da destinare - secondo l'accusa - quantomeno in Sicilia, alla mafia». La Calcestruzzi spa avrebbe fornito materiale di qualità inferiore a quello richiesto dalle imprese che eseguivano appalti pubblici. Questo sistema secondo gli inquirenti corrisponderebbe a «una strategia aziendale della Calcestruzzi, adottata su scala nazionale» e gestita anche attraverso il «sistema informatico, con la consapevolezza dei vertici aziendali». A causa del calcestruzzo «depotenziato», secondo gli inquirenti, vi potrebbe essere pericolo strutturale e di durabilità per alcune opere realizzate, come il nuovo palazzo di giustizia di Gela, il Porto Isola-Diga Foranea di Gela, la strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Braemi e lo svincolo di Castelbuono-Pollina sul tratto autostradale A20 Palermo-Messina.
ALTRI TRE ORDINI DI CUSTODIA CAUTELARE - I provvedimenti sono stati firmati dal gip del tribunale di Caltanissetta Giovambattista Tona su richiesta del procuratore aggiunto Renato Di Natale e del pm della Direzione distrettuale antimafia, Nicolò Marino. Colombini è stato arrestato nella sua abitazione di Camparada, un comune della Brianza. Il gip ha inoltre firmato altri tre provvedimenti di custodia cautelare: Fausto Volante, direttore della società - ma già da tempo sospeso - per Sicilia e Campania; Francesco Librizzi, capo area di Calcestruzzi in Sicilia, e Giuseppe Giovanni Laurino, licenziato dopo l'avvio dell'inchiesta. La Calcestruzzi spa è al centro delle indagini della Direzione distrettuale antimafia già dal 2006, quando la società era stata indagata per possibili rapporti con la mafia. Nel dicembre scorso l'azienda aveva annunciato la sospensione delle attività in Sicilia in attesa della fine dell'inchiesta.
SOTTO SEQUESTRO - Il gip nisseno Tona ha anche ordinato il sequestro della Calcestruzzi spa. I carabinieri e la guardia di Finanza hanno eseguito il provvedimento, che riguarda beni materiali e immobili della società e il suo capitale sociale, e ancora le strutture informatiche usate dall'azienda. Il valore complessivo del sequestro ammonta a circa 600 milioni di euro. La Calcestruzzi è presente su tutto il territorio nazionale: a parte del gruppo Italcementi, quinto produttore di cemento a livello mondiale ed il principale operatore nel bacino del mediterraneo. I pm hanno firmato decreti di perquisizione nella sede legale della Calcestruzzi spa a Bergamo, e poi nelle altre sedi di Moncalieri (Torino), Arese (Milano), Limena (Padova), San Damaso (Modena), Castelfidardo (Ancona), Roma, Salerno, Taranto, Palermo e Quartu S'Elena (Cagliari). I carabinieri e la guardia di finanza hanno sequestrato 250 stabilimenti di betonaggio, 23 cave, 21 impianti di selezione di inerti ed un considerevole numero di mezzi di trasporto.
ITALCEMENTI A DISPOSIZIONE DEI MAGISTRATI - «Piena collaborazione con l'autorità giudiziaria»: è questa la posizione espressa dalla Italcementi, il gruppo che fa capo alla famiglia Pesenti, che conferma «una linea di rifiuto di qualsivoglia contiguità con fenomeni di criminalità».
CONFINDUSTRIA - L'arresto dell'amministratore delegato Colombini scuote inoltre la Confindustria siciliana. «Da parte mia - ha detto il numero uno degli industriali siciliani Ivan Lo Bello - c'è il pieno rispetto per l'operato della magistratura che in Sicilia sta conducendo un'importante azione di ripristino della legalità. Non ci resta che attendere l'accertamento rigoroso di tutte le responsabilità» ha detto Lo Bello. «Credo che il gruppo - ha aggiunto - dovrà accelerare quel passo positivo che aveva intrapreso, cioè la nomina dei tre saggi, persone autorevolissime, per individuare le regole di "governance", ovvero quelle procedure di gestione per tutelare l'azienda dalle infiltrazioni mafiose». Ma per Marco Venturi, presidente regionale della Piccola industria di Confindustria Sicilia, «la Calcestruzzi spa andrebbe subito sospesa da Confindustria». Dello stesso avviso Salvino Caputo, capogruppo di An all'Assemblea regionale siciliana. «Il codice deontologico che Confindustria si è dato, con grande coraggio, in Sicilia - spiega l'esponente di An -che prevede l'espulsione e la cancellazione delle aziende colluse con la mafia, venga esteso su tutto il territorio nazionale».
30 gennaio 2008

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28/7/2006 Mafia – Indagata la “Calcestruzzi s.p.a.”


L’azienda bergamasca - del gruppo Italcementi – per i magistrati della Procura di Caltanissetta risulta implicata in un “giro” di affari che avrebbe permesso ai boss di riprendersi i beni confiscati alle cosche


CALTANISSETTA - Cosa Nostra diventa impresa, e attraverso aziende di rilievo nazionale tenta non solo di controllare il business degli appalti ma anche di riprendersi i beni confiscati alle cosche. È questo il quadro che emerge dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Caltanissetta, sfociata stamani in tre provvedimenti di custodia cautelare e nella notifica di un avviso di garanzia per associazione mafiosa alla Calcestruzzi s.p.a., l’azienda del gruppo Italcementi. Gli arrestati sono Salvatore Paterna - 44 anni, impiegato della Calcestruzzi Spa di Riesi - e Giuseppe Ferraro, di 46, proprietario della cava «Billiemi», sempre a Riesi. Un terzo provvedimento è stato notificato in carcere a Giuseppe Giovanni Laurino, detto «ù Gracciato», 49 anni, ex dipendente della Calcestruzzi. Sono accusati di associazione mafiosa. La stessa ipotesi formulata per la Calcestruzzi s.p.a. che è anche indagata per falso in bilancio. L’azienda è stata iscritta in un apposito registro degli indagati. È la prima volta che questa nuova metodologia di indagine viene applicata per il reato di mafia. Secondo gli inquirenti l’azienda bergamasca sarebbe stata «strumento» dei boss mafiosi. L’avviso di garanzia è stato notificato al legale rappresentante della società, Pierfranco Barabini. In particolare la Calcestruzzi s.p.a. avrebbe messo a disposizione somme di denaro a presunti affiliati a Cosa nostra per acquistare beni che erano sottoposti ad amministrazione controllata. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Renato Di Natale e dai sostituti della Dda di Caltanissetta, Nicolò Marino, Rocco Liguori e Alessandro Picchi. I provvedimenti cautelari sono stati emessi dal gip Giovanbattista Tona. Il giudice ha pure sequestrato gli impianti di produzione di calcestruzzo di Riesi e Gela di proprietà della Calcestruzzi s.p.a., e la cava di inerti di Ferraro. Il valore complessivo dei beni che adesso saranno gestiti da un amministratore giudiziario è di circa quattro milioni di euro. L’inchiesta ha accertato come beni sequestrati alla mafia siano tornati, di fatto, nella disponibilità dei boss. Un esempio riguarda la cava «Billiemi» che era sotto amministrazione giudiziaria perché sequestrata a presunti mafiosi. Secondo gli inquirenti, Ferraro, che è accusato di far parte della cosca di Riesi, l’avrebbe acquistata grazie ad una somma di denaro messa a disposizione proprio dalla Calcestruzzi s.p.a. Il «prestito» sarebbe stato giustificato come «anticipo su forniture di inerti». Per gli investigatori si sarebbe trattato, invece, di una «operazione illecita» in cui «la direzione della società bergamasca è venuta in soccorso a Ferraro». Dal canto suo la Calcestruzzi s.p.a. «ribadisce la sua estraneità ai fatti» e garantisce la piena «collaborazione» all’azione avviata dalla magistratura. La società da un lato sottolinea come l’iscrizione nel registro degli indagati predisposto nei propri confronti «sia un atto dovuto e previsto dalla legge», dall’altro rimarca che «già lo scorso anno era prontamente intervenuta licenziando uno dei suoi dipendenti dell’impianto siciliano raggiunto da provvedimenti giudiziari e che ora, venuta a conoscenza dei nuovi sviluppi, ha predisposto il licenziamento dell’altro dipendente della stessa area». Per il procuratore aggiunto di Caltanissetta Renato Di Natale, che ha coordinato l’inchiesta, «la mafia ormai non si occupa solo di pizzo e appalti ma è diventata imprenditrice e come tale si insinua nel tessuto economico provocando danni enormi». http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_cronache_NOTIZIA_01.asp?IDNotizia=163633&IDCategoria=10

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Indagata la Calcestruzzi spa, azienda del gruppo Italcementi, per gli affari illeciti dei boss del nisseno

Associazione mafiosa e falso in bilancio, queste le accuse con cui i pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta hanno iscritto nel registro degli indagati la Calcestruzzi spa, l'azienda del gruppo Italcementi. L'accusa è maturata nell'ambito dell'operazione ''Doppio colpo'', che ha portato in carcere ieri tre presunti affiliati alla cosca mafiosa di Riesi che avrebbero gestito illecitamente appalti e forniture ai cantieri edili della zona. E' la prima volta che per un reato di mafia viene utilizzata un'indagine che coinvolge direttamente l'azienda. Per questo motivo, l'avviso di garanzia è stato notificato all'avvocato della società, Pierfranco Barabini a Bergamo. Secondo il gip di Caltanissetta, la Calcestruzzi spa ha svolto attività di favoreggiamento nei confronti di Cosa nostra. Motivo per cui, la Dda di Caltanissetta ha disposto perquisizioni e sequestri di documentazione contabile nella sede centrale dell'azienda sia a Bergamo, sia negli stabilimenti in Sicilia e in Lombardia. Ma anche in alcuni istituti di credito dove erano custodite le documentazioni bancarie, e in diverse abitazioni della zona circostante l'azienda.
Tra gli indagati emerge la figura di Giovanni Giuseppe Laurino che, secondo gli inquirenti, oltre ad essere accusato di associazione mafiosa, è punto di riferimento della cosca di Riesi per tutto quello che riguarda la cura degli interessi illeciti legati alla locale sede della Calcestruzzi spa. Come ha infatti spiegato il procuratore aggiunto Renato Di Natale, ieri, ''la mafia ormai non si occupa solo di pizzo e appalti ma è diventata imprenditrice e come tale si insinua nel tessuto economico provocando danni enormi''. ''L'operazione antimafia - ha invece commentato il senatore Carlo Vizzini, responsabile del dipartimento sicurezza e criminalità di Forza Italia - apre scenari inquietanti coinvolgendo una grande impresa nazionale, come la Calcestruzzi Spa, che nel nisseno pare addirittura essere un braccio operativo di Cosa Nostra''. Il senatore parla di ''un drammatico salto indietro verso i tempi del passato in cui, in Sicilia, anche le imprese nazionali si imbrattavano di contatti con mafiosi di rango''.
29/07/06

http://www.guidasicilia.it/ita/main/news/index.jsp?IDNews=22880

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28.07.2006
L'impresa è accusata di associazione mafiosa e falso in bilancionell'operazione che ha portato all'arresto di 3 presunti affiliati
Mafia, indagata la Calcestruzzi spaper gli affari dei boss nell'edilizia
Per il gip ha svolto attività di favoreggiamento verso Cosa nostraL'azienda: "Estranei ai fatti, piena collaborazione ai giudici"

Mafia, indagata la Calcestruzzi spa per gli affari dei boss nell'edilizia

CALTANISSETTA - Associazione mafiosa e falso in bilancio: queste le accuse con cui i pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta hanno iscritto nel registro degli indagati la Calcestruzzi spa, l'azienda del gruppo Italcementi. L'accusa è maturata nell'ambito dell'operazione "Doppio colpo", che ha portato in carcere oggi tre presunti affiliati alla cosca mafiosa di Riesi che avrebbero gestito illecitamente appalti e forniture ai cantieri edili della zona. E' la prima volta che per un reato di mafia viene utilizzata un'indagine che coinvolge direttamente l'azienda. Per questo motivo, l'avviso di garanzia è stato notificato all'avvocato della società, Pierfranco Barabini a Bergamo. Secondo il gip di Caltanissetta, la Calcestruzzi spa ha svolto attività di favoreggiamento nei confronti di Cosa nostra. Motivo per cui, la Dda di Caltanissetta ha disposto perquisizioni e sequestri di documentazione contabile nella sede centrale dell'azienda sia a Bergamo, sia negli stabilimenti in Sicilia e in Lombardia. Ma anche in alcuni istituti di credito dove erano custodite le documentazioni bancarie, e in diverse abitazioni della zona circostante l'azienda. Tra gli indagati emerge la figura di Giovanni Giuseppe Laurino che, secondo gli inquirenti, oltre ad essere accusato di associazione mafiosa, è punto di riferimento della cosca di Riesi per tutto quello che riguarda la cura degli interessi illeciti legati alla locale sede della Calcestruzzi spa. Come ha infatti spiegato il procuratore aggiunto Renato Di Natale, oggi, "la mafia ormai non si occupa solo di pizzo e appalti ma è diventata imprenditrice e come tale si insinua nel tessuto economico provocando danni enormi".
"L'operazione antimafia - ha invece commentato il senatore Carlo Vizzini, responsabile del dipartimento sicurezza e criminalità di Forza Italia - apre scenari inquietanti coinvolgendo una grande impresa nazionale, come la Calcestruzzi Spa, che nel nisseno pare addirittura essere un braccio operativo di Cosa Nostra". Il senatore parla di "un drammatico salto indietro verso i tempi del passato in cui, in Sicilia, anche le imprese nazionali si imbrattavano di contatti con mafiosi di rango". La società Calcestruzzi ''ribadisce la sua estraneità ai fatti'' e garantisce la piena collaborazione all'azione avviata dalle istituzioni. "Calcestruzzi Spa ribadisce la propria estraneità a fatti che allo stato sono imputati a suoi dipendenti", spiega la società. "Calcestruzzi Spa - viene osservato ancora in una nota dell'azienda - ha sempre prontamente interessato le autorità competenti in merito ad episodi anche solo potenzialmente illeciti di cui fosse venuta a conoscenza. Già lo scorso anno abbiamo licenziato un dipendente raggiunto da provvedimenti giudiziari e ora, venuti a conoscenza dei nuovi sviluppi, abbiamo predisposto il licenziamento di un altro dipendente".
http://www.repubblica.it/2006/07/sezioni/cronaca/mafia-calcestruzzi/mafia-calcestruzzi/mafia-calcestruzzi.html
http://www.isolapulita.it/
http://www.teleoccidente.it/home/players/TOnews.htm

28.06.2006 MAFIA SU APPALTI E CANTIERI, TRE ARRESTI E INDAGATA LA CALCESTRUZZI SPA

CALTANISSETTA
- La gestione illecita degli appalti pubblici e la fornitura di materiali ai cantieri edili delle imprese del Nisseno. Queste le accuse nei confronti di tre persone, raggiunte stamani da un'ordinanza di custodia cautelere e ha portato ad iscrivere nel registro degli indagati la Calcestruzzi spa, l'azienda che fa parte del gruppo Italcementi.Si tratta di Salvatore Paterna, di 44 anni, di Riesi, impiegato della Calcestruzzi Spa di Riesi, Giuseppe Ferraro, di 46, proprietario della cava "Billiemi" a Riesi e Giuseppe Giovanni Laurino, inteso "ù Gracciato", di 49 anni, a cui gli investigatori hanno notificato l'ordine di custodia cautelare in carcere perché già detenuto.I carabinieri e i finanzieri hanno anche sequestrato gli impianti di produzione di calcestruzzo di Riesi e Gela di proprietà della Calcestruzzi Spa, che fa capo al gruppo Italcementi, e la cava di inerti di Ferraro. Il valore complessivo dei beni che adesso saranno gestiti da un amministratore giudiziario è di circa quattro milioni di euro.Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa e secondo gli inquirenti sarebbero affiliati alla cosca mafiosa che controlla il territorio di Riesi, cittadina in provincia di Caltanissetta.I provvedimenti cautelari sono stati emessi dal gip del tribunale di Caltanissetta Giovanbattista Tona, su richiesta del procuratore aggiunto Renato Di Natale e dei sostituti della Dda Nicolò Marino, Rocco Liguori e Alessandro Picchi.L'indagine ha messo in luce il fatto che i boss di Cosa Nostra, nell'ottica di ottenere maggiori profitti, si sono integrati nel tessuto produttivo e imprenditoriale con imprese riconducibili a loro affiliati, in virtù del quale, secondo gli inquirenti, "hanno ottenuto appalti e forniture in un contesto pressoché privo di concorrenza, alla luce del capillare controllo territoriale esercitato dalle cosche".L'indagine scaturisce dall'attività svolta nei mesi scorsi nei confronti delle famiglie mafiose dello storico mandamento di Riesi, a conclusione della quale il 22 novembre 2005, furono tratte in arresto nell'operazione "Odessa" 42 persone, affiliate al clan Cammarata, e ritenute a vario titolo responsabili di associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio, estorsione e danneggiamento.INDAGATA LA CALCESTRUZZI SPAI pm della Dda di Caltanissetta hanno iscritto nel registro degli indagati la Calcestruzzi spa, l'azienda che fa parte del gruppo Italcementi, accusata di associazione mafiosa e falso in bilancio. E' la prima volta che per un reato di mafia viene utilizzata questa nuova metodologia di indagine che coinvolge direttamente l'azienda. L'avviso di garanzia, per questo motivo, è stato notificato a Bergamo al legale rappresentante della società, Pierfranco Barabini. Secondo il gip di Caltanissetta, la Calcestruzzi spa ha svolto attività di favoreggiamento nei confronti di Cosa nostra. Sono in corso perquisizioni in abitazioni e uffici, anche presso le sedi direzionali e gli impianti di produzione della Calcestruzzi Spa. Tra gli indagati emerge la figura di Giovanni Giuseppe Laurino, il quale, secondo gli inquirenti, oltre ad essere accusato di associazione mafiosa è risultato essere il riferimento della cosca di Riesi per la cura di interessi illeciti legati alla locale sede della Calcestruzzi spa. La Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta ha dunque disposto perquisizioni e sequestri di documentazione contabile presso la sede centrale dell'azienda a Bergamo e negli stabilimenti che si trovano in Sicilia e in Lombardia, e quelli relativi a documentazione bancaria detenuta in alcuni istituti di credito.

http://www.ansa.it/main/notizie/fdg/200607281009251474/200607281009251474.html

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28.7.2006 CALTANISETTA 09,13 Mafia 3 ordinanze di custodia a Caltanisetta


(ANSA) -CALTANISSETTA, 28 LUG-
Carabinieri e Guardia di Finanza di Caltanissetta hanno eseguito 3 ordinanze di custodia in carcere per gestione illecita di appalti. I destinatari dei provvedimenti sono accusati di associazione mafiosa e sarebbero affiliati alla cosca che controlla il territorio di Riesi. Perquisizioni in corso anche in Lombardia e Napoli. L'operazione ha permesso di accertare tra l'altro 'infiltrazioni mafiose in alcuni rami di azienda della Calcestruzzi Spa'. Sequestrati beni per 4 mln di euro. KUI (Riproduzione Riservata)


http://www.ansa.it/main/notizie/fdg/200607281009251474/200607281009251474.html

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28.07.2006 7/28/2006 12:04 AM CALTANISSETTA: ARRESTATI 3 PRESUNTI BOSS DI COSA NOSTRA(AGENZIA GRT)

Operazione congiunta di carabinieri e guardia di finanza dei comandi provinciali di Caltanissetta. Arrestati tre presunti boss, accusati di associazione mafiosa.Per gli inquirenti, gli indagati sarebbero affiliati alla cosca mafiosa che controlla il territorio di Riesi. L'indagine ha portato alla luce la presenza di Cosa Nostra negli ambienti produttivo e imprenditoriale della zonacon imprese riconducibili ai loro affiiati, riuscendo ad ottenere appalti e forniture "in un contesto privo di concorrenza".

http://www.agenziagrt.it/www/notizia.asp?id=52567
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28.07.2006 CALTANISSETTA, 10.44
Mafia, indagata la Calcestruzzi Spa


(ANSA) - CALTANISSETTA, 28 LUG
- La Dda di Caltanissetta ha iscritto nel registro degli indagati la Calcestruzzi spa con l'accusa di associazione mafiosa. All'azienda del gruppo Italcementi e' addebitato anche il reato di falso in bilancio. E' la prima volta che per un reato di mafia viene utilizzata questa nuova metodologia di indagine che coinvolge direttamente l'azienda. Secondo il gip, la Calcestruzzi Spa ha svolto attivita' di favoreggiamento nei confronti di Cosa nostra. KUI (Riproduzione Riservata) [Italia/mondo]


http://www.basilicatanet.it/news/article.asp?id=456560

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Sabato 29 luglio 2006 Associazione mafiosa, indagata Calcestruzzi spa
L’azienda, del gruppo Italcementi, è sospettata di aver favorito Cosa Nostra e falso in bilancio
Sequestrati a Gela e Riesi impianti per un valore di quattro milioni. Eseguiti tre ordini di custodia cautelare


CALTANISSETTA La gestione illecita degli appalti pubblici e la fornitura di materiali ai cantieri edili delle imprese del nisseno sono alcuni dei punti su cui ruota l’indagine che ieri mattina ha portato i carabinieri e i finanzieri dei Comandi provinciali di Caltanissetta, ad eseguire tre ordini di custodia cautelare in carcere. Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa e secondo gli inquirenti sarebbero affiliati alla cosca mafiosa che controlla il territorio di Riesi. L’indagine ha messo in luce il fatto che i boss di Cosa Nostra, nell’ottica di ottenere sempre di più maggiori profitti, si sono integrati nel tessuto produttivo e imprenditoriale con imprese riconducibili a loro affiliati, in virtù del quale, secondo gli inquirenti, «hanno ottenuto appalti e forniture in un contesto pressoché privo di concorrenza, alla luce del capillare controllo territoriale esercitato dalle cosche». I provvedimenti cautelari hanno riguardato Salvatore Paterna, di 44 anni, di Riesi, impiegato della Calcestruzzi Spa di Riesi, Giuseppe Ferraro, di 46, proprietario della cava «Billiemi» a Riesi e Giuseppe Giovanni Laurino, di 49 anni, a cui gli investigatori hanno notificato l’ordine di custodia cautelare in carcere perché già detenuto per altra inchiesta. I carabinieri e i finanzieri hanno anche sequestrato gli impianti di produzione di calcestruzzo di Riesi e Gela di proprietà della Calcestruzzi Spa, che fa capo al gruppo Italcementi, e la cava di inerti di Ferraro. Il valore complessivo dei beni che adesso saranno gestiti da un amministratore giudiziario è di circa quattro milioni di euro. La Calcestruzzi spa è stata iscritta nel registro degli indagati ed è sospettata di associazione mafiosa e falso in bilancio. L’avviso di garanzia è stato notificato a Bergamo al legale rappresentante della società, Pierfranco Barabini. Secondo il gip di Caltanissetta, la Calcestruzzi spa avrebbe svolto attività di favoreggiamento nei confronti di Cosa nostra. La società Calcestruzzi «ribadisce la sua estraneità ai fatti» e garantisce la piena «collaborazione» all’azione avviata dalle istituzioni.


http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=1004047


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1-08-2006 Mafia: arrestato dirigente Calcestruzzi Spa
Dirigente coinvolto nell'inchiesta sulla cosche mafiose nissene (ANSA)

A Caltanisetta è stato tratto in arresto dai carabinieri Fausto Volante, il manager della Calcestruzzi spa, nell'ambito di un'inchiesta sulle cosche mafiose nissene. Il dirigente della societa' Calcestruzzi Spa, Società che fa parte del gruppo Italcementi e' accusato di trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori per aver fornito, secondo gli inquirenti, per conto della Calcestruzzi, il supporto finanziario per acquistare una cava che era stata sequestrata alcuni anni fa dai giudici di Palermo ad Antonino Buscemi.

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Caltanissetta, 10:30 La Repubblica
MAFIA
: APPALTI NEL NISSENO, ARRESTATO IMPRENDITORE ROMANO
E' stato arrestato nella notte l'imprenditore romano Fausto Volante, 55 anni, coinvolto nell'operazione "Doppio colpo 2" coordinata dalla Dda di Caltanissetta. Volante, che e' il responsabile della "Calcestruzzi Spa", posta sotto sequesto nei giorni scorsi, e' accusato di essere il responsabile dei trasferimenti fraudolenti di beni e di avere favorito con queste operazioni Cosa nostra. L'inchiesta, che gia' la settimana scorsa aveva portato a tre ordini di custodia cautelare, si caratterizza perche' per la prima volta nell'ambito dell'antimafia una societa' e' stata iscritta nel registro degli indagini. Le indagini condotte dal Gico della Guardia di finanza e dal reparto operativo dei carabinieri di Caltanissetta avrebbero dimostrato che Volante insieme a Giuseppe Laurino e Giuseppe Ferraro, gia' arrestati la scorsa settimana, avrebbe attribuito in modo fittizio la proprieta' di una cava di Riesi (Caltanissetta) allo stesso Ferraro. Si tratta del sito estrattivo di contrada Billemi che era di proprieta' della General Impianti, sequestrata nell'ambito di un'inchiesta su Antonino Buscemi. Volante avrebbe fornito, per conto della Calcestruzzi spa, supporto finanziario all'operazione finanziando l'acquisto della cava con falsi "anticipi di forniture". L'ordinanza di custodia cautelare e' stata firmata dal gip di Caltanissetta Giovanbattista Tona.

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Arrestato a Palermo dirigente della Calcestruzzi Spa
09.18: Arrestato a Palermo un dirigente della Calcestruzzi spa, Fausto Volante, nell'ambito di una inchiesta sulle cosche mafiose nissene. Il manager e' accusato di trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori; avrebbe fornito per conto della Calcestruzzi, il supporto finanziario per acquistare una cava, sequestrata alcuni anni fa dai giudici di Palermo ad Antonino Buscemi.

AUDIONEWS.it agenzia area on line

Avrebbe fatto da tramite per Antonino Di Buscemi
Mafia, in manette dirigente della Calcestruzzi spa

Fausto Volante, romano, 55 anni, è stato arrestato con l'accusa di trasferimento fraudolento di valori, con l'aggravante d'aver favorito le attività di 'Cosa Nostra'
Caltanissetta (Adnkronos/Ign) - Un dirigente della Calcestruzzi spa, Fausto Volante, romano, 55 anni, è stato arrestato nella notte con l'accusa di trasferimento fraudolento di valori, con l'aggravante di aver favorito le attività dell'organizzazione criminale 'Cosa Nostra'. L'arresto è stato effettuato dal Gico del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Caltanissetta e dal Reparto Operativo del Comando Provinciale Carabinieri di Caltanissetta. Nei giorni scorsi la Dda di Caltanissetta aveva iscritto nel registro degli indagati la stessa Calcestruzzi spa, con l'accusa di associazione mafiosa. All'azienda, che fa parte del gruppo Italcementi, viene contestato anche il falso in bilancio.L'operazione che ha portato all'arresto del dirigente, definita 'Doppio Colpo 2', ha consentito di dimostrare che Volante, insieme a Giuseppe Giovanni Laurino e a Giuseppe Ferraro, aveva deciso di attribuire fittiziamente a Ferraro la titolarità di una cava a Riesi, nella contrada Palladio, in precedenza di proprietà della General impianti cava Billiemi s.r.l. e sottoposta a sequestro nell'ambito di un procedimento contro Antonino Di Buscemi. Un'operazione che sarebbe stata finalizzata ad aggirare le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniali e a impedire la confisca del bene. In particolare, secondo le forze dell'ordine, Volante avrebbe fornito, per conto della Calcestruzzi s.p.a., il supporto finanziario all'operazione, dissimulando come ''anticipo forniture'' il finanziamento a Ferraro destinato all'acquisto della cava. Laurino, invece, avrebbe individuato per conto di 'Cosa Nostra', la persona disponibile ad assumere la titolarità della cava e avrebbe fatto da raccordo con la Calcestruzzi spa. Infine, Ferraro si sarebbe prestato a porre in essere atti necessari ad ottenere la titolarità della cava.L'arresto di Volante è avvenuto in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Caltanissetta Giovanbattista Tona, su richiesta della Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta. Volante, che è difeso dall'avvocato Gioacchino Sbacchi, è stato portato nella Casa circondariale di Caltanissetta a disposizione del Gip, che provvederà entro cinque giorni all'interrogatorio di garanzia.

http://www.adnkronos.com/3Level.php?cat=Cronaca&loid=1.0.511843526

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Mafia, arrestato dirigente Calcestruzzi Spa
Arrestato il dirigente della Calcestruzzi spa, Fausto Volante, di 55 anni, perchè accusato di trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori, nell'ambito di una inchiesta sulle cosche mafiose nissene1/8/2006

PALERMO. I Carabinieri hanno arrestato il manager della Calcestruzzi spa Fausto Volante nell'ambito dell'inchiesta antimafia denominata 'Doppio colpo' sulle cosche nissene condotta dalla Dda di Caltanissetta. Il manager è accusato di trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori per aver fornito, per conto della Calcestruzzi, il supporto finanziario per acquistare una cava che era stata sequestrata alcuni anni fa dai giudici di Palermo ad Antonino Buscemi. La procura di Caltanissetta, venerdì scorso, aveva notificato un avviso di garanzia alla Calcestruzzi Spa nella persona del suo legale rappresentante Pierfranco Barabani quale ente sottoposto ad indagini per associazione mafiosa e falso in bilancio, applicando, per la prima volta in Italia, la legge 146/2006 che consente appunto di indagare delle società.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200608articoli/8468girata.asp

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FINANZA Dirigente della «Calcestruzzi spa» in cella per contatti con Cosa nostra
CALTANISSETTA — Un dirigente della Calcestruzzi spa Fausto Volante, romano di 55 anni, è stato arrestato l’altra notte dal Gico del Comando Provinciale della Finanza di Caltanissetta e dal Reparto Operativo del Comando Provinciale carabinieri di Caltanissetta con l'accusa di trasferimento fraudolento di valori, con l'aggravante di aver favorito le attività dell'organizzazione criminale Cosa nostra. L'operazione ha consentito di dimostrare che Volante, insieme a Giuseppe Giovanni Laurino e a Giuseppe Ferraro, aveva deciso di attribuire fittiziamente a Ferraro la titolarità di una cava a Riesi. I magistrati stanno anche riesaminando il contesto in cui è maturato il suicidio di Raoul Gardini.
mercoledì 2 agosto 2006

http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=1006379

http://www.giornaledimerate.it/login.php?artID=289062

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Arrestato dirigente Calcestruzzi: ritrasferiva i beni a Cosa Nostra Tramite Fausto Volante la società avrebbe dato alla mafia il denaro per acquistare una cava sequestrata di Marzio Cencioni / Palermo

TRASFERIMENTO CON IL TRUCCO I carabinieri hanno arrestato ieri il dirigente della Calcestruzzi spa, Fausto Volante, 55 anni, con l’accusa di trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori, nell’ambito di una inchiesta sulle cosche mafiose nissene in cui è coinvolta anche la società bergamasca che fa parte del gruppo Italcementi.
L’uomo, originario di Roma, è responsabile per la Calcestruzzi della zona della Sicilia e lo è stato anche per la Puglia e la Campania. Volante stato bloccato a Palermo, dove i militari del comando provinciale di Caltanissetta gli hanno notificato l’ordine di custodia cautelare in carcere firmato dal gip Giovambattista Tona, su richiesta del procuratore aggiunto Renato Di Natale e del pm della Dda, Nicolò Marino.
Volante è accusato di aver fornito, per conto della Calcestruzzi spa, il supporto finanziario per acquistare una cava in provincia di Caltanissetta che era stata sequestrata alcuni anni fa dai giudici del tribunale di Palermo al boss Antonino Buscemi. Secondo gli investigatori i boss nisseni sarebbero riusciti a «riprendersi» il bene sequestrato, utilizzando somme di denaro messe a disposizione dalla Calcestruzzi.
La cava era stata acquistata e intestata in maniera fittizia a Giuseppe Ferraro, arrestato la scorsa settimana per associazione mafiosa. L’uomo, durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip, avrebbe ammesso che dietro l’operazione economica che ha portato all’acquisto della cava vi era Fausto Volante.
Nell’ambito della stessa inchiesta era stato notificato nei giorni scorsi l'avviso di garanzia per associazione mafiosa alla Calcestruzzi Spa. L’azienda sarebbe stato il braccio economico dei boss mafiosi nella provincia nissena. Gli inquirenti, attraverso le indagini svolte dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri, hanno ricostruito i collegamenti economici che legherebbero la Calcestruzzi spa all'impresa di Giuseppe Ferraro.
Fausto Volante avrebbe avuto un ruolo importante in questi collegamenti. Per gli investigatori sarebbe stato l’interfaccia fra gli affiliati alle cosche siciliane e i vertici della Calcestruzzi.
Nel provvedimento cautelare notificato al dirigente della Calcestruzzi, il giudice scrive: «Gli investigatori hanno inoltre evidenziato il ruolo assai ambiguo dei dirigenti della Calcestruzzi per la Sicilia ed in particolare di Antonino Cuccia e di Fausto Volante che si prestano ad aiutare Giuseppe Ferraro nelle varie attività da lui poste in essere al fine di depistare le indagini».
Agli atti dell’inchiesta i pm hanno anche allegato un fascicolo in cui vengono riportate tutte le informazioni relative alla Calcestruzzi e i suoi collegamenti con i vertici regionali di Cosa nostra.
La Calcestruzzi faceva parte in precedenza del gruppo Ferruzzi e oggi è capofila del settore calcestruzzo di Italcementi Group. «Un unico filo conduttore - si legge nell’ordinanza - che ci consente ancora oggi di affermare per le sedi di Riesi e Gela della Calcestruzzi quel che la Corte d’appello di Caltanissetta concluse nella sentenza del 12 giugno 2002, nel procedimento nei confronti di Giovanni Bini e altri, e cioè come la Calcestruzzi spa fosse un'impresa intoccabile, protetta da Cosa nostra».

Magistrati siciliani riaprono l’inchiesta sulla morte di Raul

02/08/2006 Resto del Carlino «Collegamenti con la mafia». La Calcestruzzi e Raul Gardini ancora una volta ricompaiono in una inchiesta per mafia, in Sicilia. Si tratta della società erede della Calcestruzzi che fu di Lorenzo Panzavolta: quella che oggi compare nel registro degli indagati della Procura di Caltanissetta.

La Calcestruzzi e Raul Gardini ancora una volta ricompaiono in una inchiesta per mafia, in Sicilia. Si tratta della società erede della Calcestruzzi che fu di Lorenzo Panzavolta: quella che oggi compare nel registro degli indagati della Procura di Caltanissetta (è la prima volta che in un’inchiesta per mafia finisce indagata una spa) è infatti la società bergamasca facente parte della holding Italcementi a suo tempo acquisita al banchetto sul distrutto gruppo Ferruzzi. Nell’ambito della stessa inchiesta è stato arrestato su ordinanza di custodia cautelare un manager di Calcestruzzi, Fausto Volante, romano, di 55 anni. L’ipotesi di reato è di trasferimento fraudolento di beni e possesso ingiustificato di valori nell’ambito di un’inchiesta per associazione mafiosa che coinvolge appartenenti alle cosche nissene. In sintesi si contesta a Volante, responsabile per la Calcestruzzi della zona della Sicilia (e lo è stato anche per la Puglia e la Campania) il fatto di aver agevolato il rilevamento di una cava di inerti da parte di un imprenditore locale, Giuseppe Ferraro, cava che era stata sequestrata nel 2002 ad Antonino Buscemi, condannato per mafia e che negli anni Novanta era a capo della Calcestruzzi Sicilia, al 50 per cento detenuta all’epoca dalla Calcestruzzi di Lorenzo Panzavolta. In sintesi l’accusa è quella di aver fatto in modo che quella cava sequestrata alla mafia, alla mafia ritornasse. Un’accusa pesantissima, che l’attuale Calcestruzzi si è subito affrettata a confutare riconducendo la vicenda all’alveo di un ordinario rapporto di affari.Il fatto è che anche all’epoca — era il 1997 — in cui Panzavolta venne arrestato per mafia, la contestazione fu quella secondo cui la Calcestruzzi di allora, in Sicilia, aveva agito per anni in combutta con la mafia, quando invece il fatto che Antonino Buscemi fosse un mafioso Panzavolta lo venne a sapere ben più tardi e subito si affrettò a prenderne le distanze. Ma per la magistratura non fu sufficiente e Panzavolta è stato condannato e ancora il processo di appello non si è celebrato.Ma ora i magistrati della Dda di Caltanissetta si spingono ben oltre. Ritengono la Calcestruzzi un vero e proprio ‘braccio economico’ di Cosa Nostra e in particolare di Totò Riina e addirittura vogliono riaprire l’inchiesta sul suicidio di Raul Gardini avvenuto a Milano nella stagione calda di tangentopoli. Per questo hanno chiesto gli atti alla Procura milanese. L’ipotesi, sulla quale i magistrati nisseni già lavorarono indagando sui mandanti occulti delle stragi di mafia del 1992 (omicidio di Giovanni Falcone e di Giuseppe Borsellino), è quella per cui Gardini potrebbe essersi ucciso «oltre che per evitare il carcere per l’inchiesta su tangentopoli, anche per il tentativo di non esporre il proprio nome a possibili collegamenti con l’orizzonte mafioso che proprio in quei frangenti stava in qualche misura emergendo». Per i magistrati siciliani era «non priva di fondamento razionale l’ipotesi investigativa che le stragi del ‘92 avrebbero costituito anche una rabbiosa reazione, organizzata ed eseguita in sinergica contestualità con Cosa Nostra, da parte di organizzazioni economiche espressione di poteri imprenditoriali e politici forti, disturbati nella loro attività dalle indagini» di Falcone e di Borsello. Ora quell’inchiesta, archiviata, viene riaperta.

10.08.2006 Gardini, procura riapre caso morte L'Espresso: inchiesta legata a mafia

Secondo L'Espresso, i magistrati di Caltanissetta "hanno riaperto l'inchiesta sulla fine dell'imprenditore e timoniere del Moro di Venezia, Raul Gardini", che si sarebbe suicidato un anno dopo l'uccisione del magistrato Paolo Borsellino. "Due morti - spiega il settimanale - che secondo la Procura di Caltanissetta sono direttamente collegate. I pm hanno ordinato alla Dia di ripartire da zero, senza trascurare nulla".
"I pubblici ministeri chiedono una nuova perizia balistica, nella speranza che le tecnologie odierne possano ricostruire meglio la dinamica dello sparo". Inoltre, viene sottolineata un'ipotesi inquietante: "La pistola esplose due colpi. Una modalità insolita per un suicidio. Tanto più che nessuno sentì le detonazioni: secondo la ricostruzione, solo dopo diversi minuti il corpo venne trovato in un lago di sangue dal maggiordomo. Accanto a lui, sul letto, l'arma. Sul mobile un biglietto: i nomi dei figli e della moglie, seguiti dalla parola grazie. Un biglietto che secondo un esperto, poteva anche essere stato scritto mesi prima".
La Procura, scrive L'Espresso, vuole anche "far risentire dalla Dia tutti i familiari e i protagonisti di quelle giornate del luglio 1993, l'estate del terrore quando tra stragi, crac finanziari, morti e arresti eccellenti cambiò la storia d'Italia. La prima ad essere interrogata come teste sarà Idina Ferruzzi, la moglie che non ha mai creduto al suicidio".
Il settimanale ricorda che quando Leonardo Messina, primo mafioso a pentirsi dopo la strage di Capaci, "accettò di collaborare col pm Borsellino disse che Totò Riina i suoi soldi li tiene nella calcestruzzi, intendo dire la Calcestruzzi Spa" e lo stesso Borsellino aveva riaperto il dossier del Ros sul monopolio degli appalti: una radiografia dell'intreccio tra cave e cantieri che costituisce il polmone di Cosa Nostra, permette di costruire relazioni con i politici e con la borghesia dei professionisti, di creare posti di lavoro e marcare il dominio del territorio". Il settimanale afferma che Borsellino "non ebbe il tempo di andare avanti", ucciso dall'autobomba di Via D'Amelio.
"La procura nissena - spiega ancora L'Espresso - riparte da un'ipotesi vecchia, già percorsa invano con un'indagine ribattezzata "sistemi criminali" e chiusa con l'archiviazione: dietro le stragi del 1992-1993 ci sarebbe stata la volontà di Cosa Nostra di impedire ogni inchiesta sul monopolio degli appalti".
"Ora i pm di Caltanissetta disporrebbero di fatti nuovi, alcuni ancora segreti, a partire dagli sviluppi nella ricostruzione dei rapporti con i Buscemi, i padrini di Passo di Rigano il feudo di Salvatore Inzerillo, a loro affidato da Totò Riina per la fedeltà dimostrata in guerra e in affari. Già dieci anni fa si era scoperto che il Gruppo Gardini e i Buscemi erano sostanzialmente soci: ciascuno controllava il 50% della Finsavi, creata per fare affari nell'isola. Poi nel '97 la Compart, nata dal crollo della Ferruzzi, vende tutto a Italcementi. In Sicilia, però, secondo le indagini le mani della mafia restano avvinghiate a Italcementi".

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo322720.shtml


Per un'analisi più approfondita ..........................................

La via giudiziaria al deserto Sicilia di Marianna Bartoccelli Rapporto su come, per colpire la mafia, la magistratura ha ucciso l'economia dell'isolaLuogo comune, praticato anche da economisti di rilievo, è quello che parla di un'economia pervasa dalla mafia, vero nemico di ogni possibile sviluppo. Dietro i tentativi di quella pacificazione sociale che dovrebbe consentire il riavvio di un'attività imprenditoriale, sollecitata dalle migliaia di miliardi che dovranno arrivare soprattutto dall'Europa, molti vedono la longa mano dell'ultimo potente boss, latitante da trent'anni, che dopo aver aiutato lo Stato a sconfiggere la mafia del terrorismo stragista (Riina, Brusca...) oggi tesse la tela del ripristino di patti con nuovi interlocutori per riavviare la macchina politica ed economica. Ma é solo mafia quello che blocca e quello che avvia? È possibile che sia un boss come Binnu Provenzano a tenere in mano le chiavi dell'economia siciliana? E le accuse alla politica degli aiuti hanno un fondamento? Domande così se ne potrebbero fare a migliaia. Quello che è certo è che nell'ultimo decennio abbiamo assistito ad un grande processo di desertificazione. Sono scomparsi sotto la mannaia dell'antimafia e del riassetto del credito siciliano i più importanti gruppi siciliani legati soprattutto alle grandi opere pubbliche realizzate anche nel resto d'Europa. Storie diverse certamente, ma in un modo e nell'altro tutti protagonisti di una stagione d'oro, come i Rendo, i Costanzo e i Graci di Catania, i Cassina e i D'Agostino di Palermo, i Vita e i Salamone di Agrigento. E con loro gli istituti di credito siciliani, Banco di Sicilia e Cassa di Risparmio. Un'economia pervasa dalla mafia di Provenzano e di Riina, scrivono in milioni di pagine (non é un numero esagerato) i magistrati, non solo siciliani. Un'economia uccisa dall'antimafia, accusano altri, che nel voler buttare l'acqua sporca non ha tenuto conto dei bambini. Ma c'è anche chi intravede nella concorrenza violenta di grandi gruppi economici del Nord e dell'Europa (al cui fascino difficilmente hanno resistito politici e partiti egemoni in Sicilia) la paralisi di qualunque sviluppo autonomo dell'imprenditoria. Nel «sottosviluppo» siciliano succede che da cinquant'anni a questa parte (ma forse bisognerebbe risalire al crack dei Florio per iniziare a dipanare l'intricata matassa) tutto quello che va sotto il nome di politica per il Mezzogiorno é servita a incrementare i bilanci delle grandi imprese nazionali e in parallelo i bilanci dei partiti che dalla Sicilia davano una mano non indifferente alle loro sedi centrali. In cambio un riconoscimento politico nazionale, spesso improvviso. Le idee degli anni 50. Negli anni 50 ci fu la nascita di un fronte che, mettendo insieme liberismo e socialismo, provò a disegnare una via autonoma allo sviluppo. «Sperando che la classe politica locale riuscisse ad affrancarsi dai grandi gruppi del Nord, che ovviamente hanno sempre cercato di trarre il massimo sia dalle risorse siciliane, che dalla sua mano d'opera e infine dai grandi capitali che andavano sotto il nome di politica di sostegno al mezzogiorno, non consentendo che crescesse un filo d'erba». È la sintesi che fa di questi cinquant'anni, Mimì La Cavera, uno dei grandi protagonisti dei tentativi di svezzare la Sicilia, di restituirle l'onore dei Florio, come ama ripetere ricordando quegli incredibili anni '50. I sali potassici, il petrolio, le industrie manifatturiere, e poi il sostegno alle piccole e medie imprese, attraverso apposite finanziarie regionali. Questo il sogno degli anni '50 di Mimì La Cavera, primo presidente della Sicindustria (appena costituitasi) per oltre un decennio e componente della Confindustria, sino a quando non venne buttato fuori, raccontano le cronache, per i suoi contrasti durissimi con «i monopoli». I grandi gruppi nazionali privati, Edison, Montecatini, Italcementi, Fiat, che invece, con il sostegno dei cosiddetti «cattolici integralisti», Don Sturzo per intenderci, invadevano e si impadroniva degli spazi economici siciliani, senza lasciare che l'imprenditoria locale potesse svilupparsi. Una tesi questa che alcuni mettono a fondamento di quella incredibile, e mai capita in tutte le sue sfaccettature, esperienza del «milazzismo». Quel governo guidato da Silvio Milazzo, il barone villano di Caltagirone che da fedele allievo di Luigi Sturzo né diventò fiero oppositore e si alleò con i «temibili comunisti» e anche con qualche fascista per un governo che restituisse dignità e autonomia alla Sicilia sempre più asservita ai monopoli. Queste le motivazioni politiche dei milazzisti. Esperienza conclusasi con 200 milioni pronti per «comprare» un paio di deputati per ottenere la maggioranza e scoperti con grande scandalo.«La data della grande svolta degli industriali del Nord verso la Sicilia fu del 1954, l'anno nel quale i padroni del vapore varcarono per la prima volta le soglie del governo regionale ed iniziarono rapporti personali con Giuseppe La Loggia (allora presidente della Regione) e qualche altro dirigente integralista cattolico. Erano stati da poco scoperti i sali potassici, forse i più grandi giacimenti di petrolio e la carta siciliana era diventata ad un tratto l'asso nella manica dopo che per decenni e decenni la Sicilia era stata considerata una zona povera da sfruttare a distanza»... È il racconto di quegli anni che fa un giornalista di sinistra Felice Chilanti nel suo libro inchiesta pubblicato nel 1959 su Milazzo, mezzo barone e mezzo villano. Nessun imprenditore siciliano riuscì a farsi largo per gestire quella grande risorsa. Per incapacità o per impossibilità.Il governo dei «due Carletti». A Palermo, racconta sempre Mimì La Cavera, si cercava di creare un muro all'invasione del Nord, con una legge che avrebbe dovuto garantire le piccole e medie imprese locali, attraverso una finanziaria regionale (la Sofis) che poteva agire in autonomia dalle holding finanziarie nazionali. Lo scontro continuo tra gli autonomisti a cui capo c'era Giuseppe Alessi e gli «amici» dei monopoli, capeggiati da Giuseppe La Loggia venne deciso in un famoso convegno del Cepes, il 14 ottobre 1955, a Palermo, al quale parteciparono gli esponenti di tutti i grandi gruppi economici e finanziari di allora. Dietro i discorsi di facciata del convegno Cepes, fu stabilito che i grandi gruppi sarebbero calati in Sicilia finanziati dalla Banca Internazionale, con fondi ottenuti attraverso l'Irfis, Istituto d finanziamento per l'impresa siciliana, gestito allora dal repubblicano Dominici. E fu anche deciso anche che il Parlamento siciliano avrebbe votato la sfiducia al presidente Alessi, troppo legato ai La Cavera e ai Milazzo e al loro tentativo di non perdere il controllo delle scelte economiche in Sicilia.Ancora una volta a dare una mano alla storia fu la capace azione lobbistica del capitale del Nord. Carlo Pesenti, padrone dell'Italcementi, nell'aprile del 1954 si era incontrato con l'allora assessore alle Finanze, Giuseppe La Loggia. Da quell'incontro scaturì una nuova legge per l'industrializzazione e il governo siciliano inserì una clausola decisiva per il gruppo di Pesenti e i suoi colleghi del Nord. L'estensione dell'esenzione fiscale non solo per le piccole e medie imprese, ma anche per le società derivate da fusioni tra vecchie e nuove società per azioni.Il rapporto tra i due continuò, e così anche con Carlo Faina, della Montecatini. Furono i «due Carletti», come li chiamava lo stesso La Loggia, a dargli il sostegno economico e politico per essere eletto nuovo presidente del governo regionale. E quel governo venne chiamato dalla stampa di opposizione proprio «il governo dei due Carletti». In quegli anni mentre la Gulf si impadroniva di tutto il petrolio di Ragusa, la Edison e la Montecatini si presero i sali potassici. La Cavera non fu più nominato presidente della Sofis e iniziò quel duro scontro che porterà al breve governo Milazzo. Così la Sicilia aprì le sue porte alla grande impresa sperando molto e ottenendo in cambio pochi posti di lavoro. L'Irfis diede alla Edison, alla Montecatini e all' Italcementi finanziamenti (siamo nel '57) per 22 miliardi, la metà di quanto venne investito dai tre gruppi nell'isola. La Edison,avviò la costruzione e l'ampliamento degli stabilimenti Sincat e Celene di Augusta, in società per quest'ultima al 50% con la Union Carbide Co. americana. Ne seguirà un periodo di sostanziale equilibrio, dominato dal consociativismo tra la Dc il Pci, e da governi che cambiavano di continuo. Sino alla fine degli anni '70, quando la mafia al suo grande potere del controllo del territorio aggiunse una capacità finanziaria talmente forte da sconvolgere tutti i giochi. Che da allora non furono più soltanto economici o politici.Il nuovo patto. In quegli anni, gli anni '70, nacque un patto nuovo. Un patto di ferro e di cemento. Un patto fra le grandi imprese del Nord, dal gruppo Ferruzzi alla Fiat, e la mafia. La mafia di Vito Ciancimino e dei corleonesi. Da Totò Riina a Giovanni Brusca sino a Binnu Provenzano. In mezzo politici regionali e imprenditori locali con le loro convenienze e le loro connivenze. È il patto descritto in tutte le inchieste «mafia e appalti»e che fa dire ai pm delle stragi che c'è un filo che da quelle bombe porta a Nord. Da più di dieci anni i giudici di Palermo aggiungono carte su carte, interrogatori a interrogatori alla ricerca delle vie attraverso cui é stato inserito nel circuito economico ufficiale il «tesoro» della mafia. Dove è finito? Come è stato riciclato? Attraverso quali investimenti il danaro ottenuto con il traffico dell'eroina è stato ripulito?Ogni giorno, tassello su tassello, le inchieste puntano a metter a fuoco questo legame che sembrerebbe essere stato alla base di qualunque iniziativa economica dell'isola. Un perfetto gioco ad incastro dove imprese e mafia stavano l'una dentro l'altra come scatole cinesi infinite. Ad aprire e chiudere le scatole il numero uno della mafia, l'eterno latitante, ricercato da polizie e carabinieri di mezzo mondo, ma sempre ospite da amici tra Bagheria, Enna, e Caltanissetta. Binnu Provenzano. Dalla sua latitanza da' consigli, calma le liti tra i suoi, definisce regole per gli appalti e «raccomanda» imprese a lui vicine. Ad uno dei suoi interlocutori privilegiati, Luigi Ilardo, scriveva nell'aprile del 1995: «Mi dicono persone interessate di Palermo che hanno subito danni nella cava di Riesi: chiedi se ne sa parlare Peppe Cammarata e che ci dobbiamo dire a quelli interessati.... Per chiarirvi le cose tutte e due le volte non siete riusciti a venire alla chiarificazione dei fatti, vuoi per una cosa, vuoi per un'altra, se vi é possibile fatelo alla presenza di T.T. Fragapane, e poi vedi tu di trovare una buona via per andare avanti con tutti... mi hanno cercato, e ci ho i problemi miei, e non mi sono potuto vedere con nessuno, ma tu a Luca (Bagarella; ndr) lo conosci a Giovanni (Brusca; ndr) forse no. Comunque io so che quando a uno lo invitano, uno non può dire di no...». Una sintesi quasi letteraria di quello che si intende come «controllo mafioso e mediazione» la cava di Riesi, paese della provincia di Caltanissetta, attorno a cui chiama tutti a discutere e trovare un accordo, è una delle strutture di proprietà della Calcestruzzi spa di Ravenna del gruppo Ferruzzi. Storie di «affari» apparentemente minimaliste ma che secondo gli inquirenti confermano l'intreccio continuo tra la grande impresa e la mafia siciliana a ogni livello. I grandi processi siciliani dell'ultimo decennio hanno fornito all'opinione pubblica uno schema fisso: da un lato Giulio Andreotti, grande vecchio dei clan mafiosi, dall'altro Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi, i possibili grandi riciclatori. Quasi nascoste, soprattutto dai media nazionali, le altre inchieste con i grossi nomi dell'imprenditoria nazionale, quella che vinceva gli appalti, prendeva i lavori, spesso mai portati a termine o il cui costo lievitava di almeno dieci volte, secondo le necessità dei gruppi mafiosi di riferimento. Negli ultimi anni sono finiti in carcere quasi tutti gli imprenditori che hanno avuto a che fare con le opere pubbliche siciliane. Da Claudio De Eccher a Vincenzo Lodigiani, dai Rendo ai Costanzo, da Lorenzo Panzavolta e altri big del gruppo Ferruzzi a Romano Tronci della De Bartolomeis. Dai manager della Fiat Impregilo ai dirigenti della Cooperative Ravennate, della Lega delle Cooperative. Una débacle economica di eccezionale gravità, che ha portato allo stop definitivo di molte opere pubbliche iniziate, alla disoccupazione di migliaia di operai e al fallimento di società di primo piano. Lasciando un mercato deserto, pronto a nuovi conquistatori.Gli arresti illustri. L'ultimo degli imprenditori del Nord a finire dentro è stato Giulio Romagnoli, della famiglia un tempo proprietaria del potente gruppo «Aqua Marcia». Presidente della società Costruzioni generali Cgp srl che in consorzio con la Collini spa ha vinto l'appalto per la costruzione del nuovo ospedale «Garibaldi» di Catania, Giulio Romagnoli è stato accusato dalla procura della città etnea di concorso esterno in associazione mafiosa. Lo accusano di avere vinto quella gara e altre non per meriti imprenditoriali ma grazie all'intervento del boss Giuseppe Intelisano, del clan Nitto Santapaola, e legato al palermitano in ascesa Vito Vitale, arrestato lo scorso anno. Un appalto maledetto quello dell'ospedale di Catania. Già per il primo lotto, circa 63 miliardi, erano finiti in galera l'imprenditore Filippo Salamone, Elio Rossitto, consulente dell'allora presidente della Regione Rino Nicolosi, e il direttore dell'Iter, le aziende rosse delle Cooperative Ravennate, Michele Cavallini.Nell'inchiesta, chiamata «Trash» dal tipo di appalti (discariche e riciclaggio di rifiuti), è rimasto coinvolto il romano Giuseppe Crini, megadirigente della Fiat Impregilo. Gruppo al quale era arrivato dopo alcuni anni di esperienza siciliana presso la Cisa di Ferruzzi, passato nel 1991 alla Icis, collegata alla Socomet, società il cui capitale era interamente della Impregilo. Nel 1991, presidente della «Depurazioni Palermo», consorzio tra la Cogefar Impresit e l'impresa catanese dei Costanzo per i lavori di completamento dell'impianto di depurazione che nel 1980 era stato appaltato alla De Bartolomeis. L'ingegnere Crini è stato anche, dal 1991 al '95, presidente del Consorzio strade depuratori di Palermo, società che avrebbe dovuto realizzare strade e fognature al quartiere Zen finanziate dall'Italispaca, ente di Stato. La stessa carica ha avuto nel 1993 nel Consorzio Bellolampo scarl, sempre insieme alla De Bartolomeis. Un personaggio certamente di rilievo quindi nel mondo imprenditoriale, imputato delle stesse accuse di Tronci, è stato rimesso in libertà dopo l'interrogatorio. Nel luglio del 1998 su ordinanza del giudice istruttore del Tribunale di Palermo è finito in carcere il patron della De Bartolomeis, Romano Tronci, il «comunista», come lo definisce il pentito Angelo Siino. Anche se, come racconta l'ingegnere Salvatore Lanzalaco, personaggio al centro di numerosi appalti pubblici, oggi collaborante: «Per gestire il teatro degli appalti su Bellolampo (la discarica dei rifiuti di Palermo; ndr) arrivava con uno yacht al porto di Palermo». Accusato inizialmente di associazione mafiosa, di corruzione, di turbativa d'asta, per il Tribunale del riesame è colpevole solo di concorso. Ma intanto è stato «ospite» del carcere di Termini Imerese per parecchi mesi. L'attività di Tronci inizia a Palermo alla fine degli anni 60, tempi d'oro di Ciancimino. Il grande affare fu il depuratore della città di Palermo. Appalto vinto nel 1982 per 14 miliardi e concluso dodici anni dopo, nel 1994 con un costo finale di 170. Tutto bloccato sino al 1986, fu Luca Orlando (allora sindaco democristiano del rinnovamento) che riuscì ad avviare i lavori dopo che al Consorzio si erano aggregati i fratelli Costanzo e altre società come la Impresit e la Smogless di Milano. Ma l'inchiesta «Trash» ruota soprattutto sui 3.400 miliardi per la realizzazione del piano delle discariche dei rifiuti, ancora oggi mai attuato che sarebbero arrivati dall'Europa. Imprenditori e gruppi mafiosi, intrecciandosi con i politici, scrivono i pm, ognuno nel suo ambito, hanno per anni deciso accordi e strategie. Il caso Ferruzzi. È la società di Raoul Gardini che più di ogni altra sembra essere rimasta coinvolta nel «patto» di ferro, cemento e... calcestruzzo. Da Lorenzo Panzavolta, presidente del consiglio di amministrazione della Calcestruzzi spa, a Giulio Visentin, amministratore delegato della Cisa, a Franco Canepa, amministratore delegato della Gambogi spa e a Giovanni Bini, rappresentante in Sicilia della Calcestruzzi, per anni ai vertici del gruppo, sono stati tutti arrestati nell'ottobre 1997. Oggi in libertà, molti processi ancora in corso. Subito dopo il suo arresto, è Franco Canepa che offre la prima spiegazione degli intrecci tra il suo gruppo e la mafia siciliana: «Quando Panzavolta compra la Gambogi il problema era quello di importare sassi, per questo, Panzavolta che era un cervello dal punto di vita industriale, voleva andare in Albania, mettere su cave, frantumare e portare con le chiatte gli inerti sull'Adriatico. Gli inerti sono la materia prima della Calcestruzzi. E questi sono in mano a chi? ...Ai delinquenti di tutta l'Italia, indistintamente. Dal Nord al Sud».È Giovanni Bini che si collega ad un imprenditore locale di «tutto rispetto», Giovanni Buscemi. Di quest'ultimo, sempre Canepa racconta :«È quello del marmo billiemi, pietra grigia fondamentale per ricostruire il centro storico di Palermo. Una volta mi permisi anche una battuta di spirito e mi ricordo che fui cazziato duramente da Panzavolta perchè dissi: ma quel Buscemi che è nostro socio non sarà mica parente di quel Buscemi che si legge sui giornali?». Ovviamente era lo stesso Buscemi. Un rapporto consapevole quindi quello tra il gruppo di Gardini e un personaggio centrale nel giro imprenditoriale della mafia. Giovanni Brusca così racconta nell'aprile 1997 (alcuni mesi prima dell'ordinanza di custodia cautelare del vertice Ferruzzi): «Le imprese in Sicilia facevano parte sostanzialmente di tre gruppi: gruppo Gambogi, il cui referente è Buscemi della famiglia di Passo di Rigano e l'ingegnere Bini; il gruppo di Pino Lipari che controlla la Lodigiani, Costanzo e Reale (impresa palermitana); Siino è collegato con le imprese del padre e con la Realvalle dell'ingegnere Francesco Martello». Sono gli accordi fra questi personaggi che spesso predeterminano i consorzi e gli affidamenti degli appalti. Il grande alleato siciliano di Panzavolta, Antonio Buscemi, è di «peso», non solo in Sicilia, ma anche in Toscana. Già alla fine degli anni '80 la Procura della Repubblica di Massa Carrara aveva compiuto una serie di indagini che avevano accertato che l'intero capitale della Sam (Società Apuana Marmi) e dell'Imeg (industria di Marmi e Graniti), fosse stato ceduto dall'Eni alla Calcestruzzi di Ravenna. Il business era stato realizzato dalla Generale Impianti, il cui capitale sociale apparteneva alla Finsavi, società al 50% dei fratelli Buscemi. Direttore della Imeg é un parente di Buscemi, Rosario Sfera che diventerà procuratore della Finimeg. La stessa società che porta il gruppo Calcestruzzi tra gli affari di Michele Greco, facendogli acquistare il complesso immobiliare di Pizzo Sella (collina sopra la baia di Mondello) di proprietà di Rosa Notaro, sorella del boss Greco. Le cronache di allora raccontano che a valutare l'affare venne lo stesso Carlo Sama. I lavori per terminare le costruzioni furono affidati alla Cisa guidata da Giuliano Visentin. Anche se, come racconta sempre Canepa, Visentin avesse sempre sostenuto che l'affare di Pizzo Sella era una «cazzata» e che lui aveva «paura a scendere a Palermo». Non aveva tutti i torti, considerato che Panzavolta, Bini e Sergio Pironi, conigliere delegato della Calcestruzzi, sono imputati anche del reato di «lottizzazione abusiva», e il processo è già iniziato lo scorso 6 novembre '98. Perché la mafia aveva intrecciato un rapporto così forte con la Ferruzzi? Per Giovanni Brusca «lo facevamo per avvicinarci al Psi perché dopo il tradimento dei democristiani avevamo bisogno di qualcuno che bloccasse il maxiprocesso». Ma Canepa suggerisce una ipotesi semplicemente economica perchè, spiegava, «il signore di Hammamet aveva in dispregio Gardini, non lo voleva proprio vedere, fisicamente vedere». I tavolini della mediazione. A raccontare tutta la storia che ha dato il via all' inchiesta «Trash», Salvatore Lanzalaco, considerato dagli inquirenti molto più informato di fatti recenti del del cosiddetto ministro della mafia per i lavori pubblici, Angelo Siino. Noto a Palermo per uno studio professionale ben avviato, lui stesso si definiva «di riferimento degli amici manniani», mentre, in particolare nel progetto sulla discarica di Bellolampo, di cui si comincia a parlare nel 1986, c'era «l'ing. Traficante, di riferimento all'assessore regionale all'ambiente Franz Gorgone», e l'ing. Chincaglini, arrivato da Pescara, per rappresentare gli interessi del gruppo Mattarella. E infine Francesco Martello, imprenditore, rappresentava gli «esterni»: cioè la mafia e le imprese». Un team di esperti, spiegano i giudici dell'inchiesta, pronti a varare il piano delle discariche appena si fosse raggiunto l'equilibrio tra le parti. Un «tavolino apparentemente tecnico» necessario a calmierare il mercato e a garantire ogni tipo di interesse: quello economico, quello politico e quello mafioso.L'economia siciliana é lastricata di «tavolini». Il primo a fine anni '60 era retto da Vito Ciancimino, ruolo analogo e di livello superiore ebbe Salvo Lima dagli anni '70 in poi. Nel 1989, Leoluca Orlando sindaco democristiano in rotta con i vertici del suo partito, subito dopo l'omicidio dell' ex-collega Giuseppe Insalaco, lanciò un appello ai vertici dello Stato : «Liberateci dagli appalti». Nacque così l'Italispaca con decreto dell'allora presidente del Consiglio Goria, con il compito di gestire i miliardi stanziati per le opere pubbliche. La presidenza fu affidata all'ex-alto commissario antimafia Riccardo Boccia, su indicazione del Pci. A vincere i pochi bandi di gara fatti per i due depuratori di Palermo nel 1990 fu la Icis-Fiat, guidata allora dall'ingegnere Crini, insieme alla Ira di Catania, gruppo Graci. Era nato il «tavolino» pubblico. Ma durò poco. Anche perché gli esclusi erano troppi. Le stesse società, del resto, si ritrovavano a spartirsi altri appalti con il meccanismo di sempre: bisognava che tutti trovassero un equilibrio, e che non si creassero fibrillazioni dannose alla pax mafiosa e imprenditoriale. Chi rompeva i patti pagava subito. E chi è stato ai patti, prima o poi, si è ritrovato stritolato dalla macchina della giustizia. Rimangono ancora per la verità molti omissis ed i pm di Palermo sperano in «confessioni» e conferme da parte dei vari imputati. Da Lodigiani a Romagnoli, non c'è impresa del Nord che non sia rimasta impigliata nelle reti del pool antimafia. Un fiume di risorse pubbliche spese male, spesso bloccate nelle casse dello Stato. Sull'altro fronte, quello della mafia, una quantità immane di denaro accumulato in questi decenni. Dove è finito questo tesoro? È il leit motiv nelle inchieste portate avanti dal pool antimafia. Ancora paradossi. Gli enti pubblici, bloccati da anni alla boa delle «dismissioni», sono un capitolo a parte nel processo di desertificazione. L'Ems che avrebbe dovuto gestire i tesori del sottosuolo, inventato da Graziano Verzotto, il padovano potente segretario regionale dc, che all'apice della sua carriera abbandonò la Sicilia perché inseguito da un mandato di cattura. L'Espi, ente finanziatore che ha sostituito nel tempo la Sofis, socio di decine di aziende private, unico fiore all'occhiello oggi la Vini Corvo. L'Espi da sempre é stata gestita, anche se a fasi alterne, da Francesco Pignatone uno dei padri del governo Milazzo, grande oppositore della politica di convergenza tra liberisti e comunisti portata avanti da Mimì La Cavera e dal suo grande amico il diessino, Emanuele Macaluso. Il giro infinito dei grandi paradossi siciliani si può concludere con l'esperienza della Sirap, struttura ideata sempre da La Cavera e da alcuni dirigenti del Pci; che insieme alle società Fime e all'Espi, utilizzando le norme della legge 64, ennesimo tentativo di finanziamento all'impresa del Sud, pensò di costruire le cosiddette aree attrezzate artigiane per offrire servizi comuni alle migliaia di aziende piccole che costituiscono un pezzo importante del tessuto siciliano.La società era riuscita a convogliare circa mille miliardi tra Stato ed Europa, a mettere in cantiere otto aree attrezzate in tutta la Sicilia. Ma prima che le opere fossero concluse, come da copione, tutto il suo staff dirigente venne arrestato (per la magistratura, su confessione di Siino dietro la Sirap ci stava Salvo Lima), i lavori bloccati e la Sirap malgrado un bilancio ricco di crediti, va al fallimento per due miliardi non erogati dal socio Espi, ai tempi commissariato sempre da Francesco Pignatone. «Appositamente per fare fallire la Sirap», denunzia al tribunale di Palermo Mimì La Cavera. Le aree attrezzate per una politica di sviluppo, alcune quasi finite, sono ormai tornate ad essere terreno di pascolo per le pecore dei paesi che da quelle strutture si aspettavano un decollo imprenditoriale. Per il Tribunale di Palermo la Sirap era un modo per fregare soldi allo Stato e dividerlo con i mafiosi, che come sempre avrebbero approfittato di un nuovo centro di accumulazione di capitali.I paradossi di cui abbiamo parlato alla fine restituiscono una Sicilia senza impresa siciliana, senza classe dirigente capace di programmare l'uso delle risorse, e con una nuova «calata» di nomi non più nazionali, ma certamente europei, tedeschi soprattutto e anche americani, pronti a realizzare le nuovi iniziative tutte raccolte nella cosidetta «Agenda 2000».Marianna Bartoccelli

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Sul sequestro dei documenti contabili amministrativi della Generale Impianti spa
I0613 * SI13L0024820 Documento 43 di 105.
Tipo e Num atto: CAMERA –
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/14491

Primo Firmatario LO PRESTI (AN)
Data Presentaz: 15/12/97
(Seduta n.0287) Stato iter: * ITER IN CORSO * Ministro delegato : INDUSTRIA
Testo:
Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro del lavoro e della previdenza sociale. - Per sapere - premesso che: in data 5 ottobre 1997, con provvedimento n. 1120/97 RGN DDA del 3 ottobre 1997, l'autorità giudiziaria ha sequestrato tutti i documenti contabili amministrativi della Generale Impianti spa, il denaro contante presente in cassa, i carnet di assegni (anche quelli non ancora utilizzati) ed ha disposto la disattivazione del sistema CED IBM AS/400 utilizzato per la fatturazione, le scritture obbligatorie, gli adempimenti previdenziali e per tutte le altre necessita amministrative dell'azienda medesima; detto provvedimento ha interessato non soltanto la succitata società, ma anche altre che hanno la sede legale nei medesimi locali, siti in Palermo, in via Spadafora - Borgo Nuovo, a causa di indagini in corso sul signor Antonino Buscemi, dirigente della Generale Impianti spa, nonché socio della "Finsavi srl" (con una quota pari al 16,67 per cento) che e l'unica azionista della Generale Impianti spa; le società che hanno sede nei suddetti locali sono le seguenti: Finsavi srl; Generale Impianti spa; Gentech srl; Trinacria Sabbia srl; Calcestruzzi Palermo spa; specificatamente, la Generale Impianti spa ha 37 lavoratori alle sue dipendenze ed un indotto di circa 100 persone, inclusi i cosiddetti "padroncini" ed i "terzisti"; a causa del provvedimento adottato dalla autorità giudiziaria, tutti i lavoratori della Generale Impianti spa temono per la salvaguardia del posto di lavoro per i motivi cosi sintetizzati: a) la possibilità che la società possa essere posta in liquidazione per effetto di decisioni adottate dal "Calcemento spa" che rappresenta il 50 per cento del capitale sociale (decisioni adottate unilateralmente poiché gli altri soci, che rappresentano il restante 50 per cento, non le condividono e sono contrari alla messa in liquidazione della Finsavi srl e consequenzialmente, della Generale Impianti spa, da questa controllata); b) lo stato di paralisi totale dell'intera attività amministrativa, a tutt'oggi permanente, causato dal provvedimento della autorità giudiziaria, che sta provocando oneri tanto gravosi quanto non prevedibili, a carico della società; i succitati lavoratori hanno ragione di temere quanto esposto al punto a), in quanto esiste la reale possibilità che la società possa essere posta in liquidazione attraverso la controllante "Finsavi srl" ed in seguito a quanto deliberato dall'assemblea dei soci, convocata il giorno 22 ottobre 1997 alle ore 12, presso la sede sociale che recava il seguente ordine del giorno: dimissioni dell'amministratore uni-co; nomina nuovo organo amministrativo; dimissioni del collegio sindacale; nomina del nuovo collegio sindacale; tale ordine del giorno era gia stato oggetto di tre precedenti assemblee tenutesi, rispettivamente, il giorno 8 maggio 1997, il 26 settembre 1997 ed il 10 ottobre 1997; dal 1996, per il periodo di un triennio e stato nominato amministratore unico della Generale Impianti spa e della Finsavi srl il dottor Elio Collova che, dal 1994, e anche amministratore giudiziario di entrambe le società; nei giorni 8 maggio 1997 e 26 settembre 1997, il dottor Collovà e l'intero collegio sindacale di ambedue le società, hanno presentato le dimissioni nelle rispettive assemblee, ma i soci, all'unanimità, hanno chiesto ed ottenuto che soprassedessero a tale decisione (relativa a cariche ricoperte fino 10 ottobre 1997), poiché era in corso una trattativa, fra i due gruppi di soci, che avrebbe modificato l'assetto societario attraverso una variazione delle partecipazioni pervenute; il 10 ottobre 1997, a seguito del provvedimento della autorità giudiziaria, il socio Calcemento spa rinnovava l'invito, gia rivolto ai dimissionari il 26 settembre 1997, di soprassedere alle loro decisioni, ritenendo fossero gli unici organi in grado di garantire la definizione della trattativa in corso e dichiarando, altresì, che, qualora ciò non fosse stato possibile, non avrebbe potuto che constatare l'impossibilita di funzionamento della società e quindi la sua consequenziale messa in liquidazione; il sunnominato dottor Collovà ha risposto confermando la propria indisponibilità a proseguire la conduzione dell'amministrazione delle società se non per incarico giudiziario ed ha accettato, comunque, di rimanere in carica fino a non oltre il 22 ottobre 1997 e cioè per il tempo necessario ad accertare eventuali cause di scioglimento, cosi come previste dall'articolo 2448 del codice civile; il 22 ottobre 1997 il socio Calcemento spa, consapevole dell'impossibilità manifestata dall'organo amministrativo di proseguire nella carica e della conseguente liquidazione della società per "impossibilita di funzionamento" dell'assemblea, ha ribadito quanto precedentemente espresso, non fornendo alcuna spiegazione e rifiutando proposte alternative, quali ad esempio la nomina di amministratori di suo gradimento; a seguito di ciò, il dottor Collovà ha presentato, presso la volontaria giurisdizione del tribunale di Palermo, istanza per la messa in liquidazione della società, verificandosi, a suo avviso, i presupposti previsti dall'articolo 2448 del Codice Civile ed ha convocato l'assemblea straordinaria delle società Finsavi srl e Generale Impianti spa per il giorno 18 dicembre 1997 alle ore 11 ed alle ore 12 per deliberare lo scioglimento e la liquidazione della società ex articoli 2448 e 2449 del codice civile; i succitati lavoratori, ritengono che non vi siano i presupposti per lo scioglimento della società in quanto: a) manca la volontà dell'altra società e delle stesse maestranze; b) la società ha attualmente grosse commesse in portafoglio, un buon andamento reddituale dal 1c settembre 1997 ed ottime previsioni per il futuro; c) prima di porre una società in liquidazione per impossibilita di funzionamento occorre verificare, ad avviso dei lavoratori, che siano state poste in essere tutte le operazioni necessarie e prioritarie per la salvaguardia dell'azienda stessa e dei posti di lavoro (es. vendita della partecipazione da parte della Calcemento spa all'altro socio, o ai lavoratori dipendenti, o ad altro soggetto che esprima la volontà di proseguire la gestione aziendale ed il conseguente affidamento dell'incarico di amministratore ad altre persone); i lavoratori della Generale Impianti spa sostengono che la società per cui lavorano non è solo di interesse comunale, ma, anche ed indubbiamente, di interesse regionale e nazionale poiché produce, quasi in esclusiva, un materiale per l'edilizia particolarmente pregiato e di notevole interesso storico, artistico e culturale denominato marmo di Billiemi; detto materiale e presente in tutti i monumenti più importanti della città di Palermo (cattedrale, teatro Massimo, Quattro Canti, San Francesco, musei, chiese, palazzo delle poste, tribunale di Palermo) e nei centri storici di alcune località italiane ed estere (es. Duomo di Monaco di Baviera in Germania, Stati Uniti, Estremo Oriente, Paesi Arabi); la Generale Impianti spa, attualmente, sta fornendo al comune di Palermo il materiale necessario al risanamento del centro storico della città, a seguito di gare di appalto delle quali la società e rimasta aggiudicataria durante l'amministrazione giudiziaria del tribunale di Palermo; la pietra di Billiemi, oltre che materia prima per la fabbricazione dei calcestruzzi, e utilizzata anche per alcuni tipi di opere di notevole importanza per la collettività (quali i frangiflutti adoperati per le opere portuali e per la difesa dei litorali); a causa del blocco da parte della autorità giudiziaria dell'intera attività amministrativa della Generale Impianti spa e della Finsavi srl, il succitato dottor Collovà ed il personale addetto sono nell'assoluta impossibilita di gestire l'ordinaria attività lavorativa e di fare fronte a tutti gli adempimenti di natura fiscale e previdenziale -: quali iniziative intendano assumere e provvedimenti intendano adottare a tutela del posto di lavoro delle succitate maestranze.